Ucraina, 15 anni di carcere per l’attivista Bogdan Syrotiuk
L’Ucraina è il paese dove, con Poroschenko prima e con Zelensky oggi, i
comunisti vanno in galera e i nazifascisti sono elevati a eroi nazionali.
Il 10 agosto 2016, Bogdan Syrotiuk, militante comunista di tendenza troskista di
27 anni, è stato condannato a 15 anni di carcere, dopo averne passati due,
sempre in carcere, in precarie condizioni di salute in attesa di processo.
Bogdan, membro di spicco della Giovane Guardia Bolscevica-Leninista (YGBL), è
stato condannato per “alto tradimento… in base alla legge marziale” sebbene gli
atti processuali non contengono alcun atto di tradimento: nessun spionaggio,
nessun sabotaggio, nessuna collaborazione con forze militari.
La sentenza afferma che Bogdan ha agito “su istruzioni di un rappresentante del
World Socialist Web Site , sotto lo pseudonimo di ‘David'”, identificato nella
sentenza stessa come David North, presidente del comitato editoriale
internazionale del WSWS.
Gli esperti dello Stato hanno esaminato 14 scritti di Bogdan e ne hanno inclusi
sette nell’atto d’accusa. Il tribunale è stato poi costretto a escluderne uno
dei sette, un articolo sui violenti sequestri di leva da parte dei commissariati
militari, dopo che la propria commissione forense non vi ha riscontrato alcuna
prova di reato. Bogdan è stato condannato a 15 anni di carcere per sei articoli
di informazione indipendente.
Qual era il contenuto sovversivo di questi articoli? Quali reati avrebbe
commesso con la stesura di questi articoli? La colpa sta nell’aver scritto
articoli di opposizione alla guerra NATO – Russia; per la sua denuncia della
riabilitazione a “eroe nazionale” del nazista ucraino Stepan Bandera e per aver
fatto appello all’unità tra i lavoratori ucraini e i lavoratori russi. Tra le
“prove” di tradimento citate dal tribunale figurano l’articolo di Bogdan “I
crimini dei banderoviti contro il popolo ucraino: appunti di un trotskista
ucraino” e il suo discorso del Primo Maggio 2023, “Per l’unità della classe
operaia di Russia e Ucraina!”. Tutti argomenti che, se trattati in un Paese
democratico, non sarebbero minimamente concepibili come “reati” ma bensì come
legittime opinioni in nome della libertà di espressione e di dissenso. In
qualsiasi Paese in cui i diritti democratici hanno ancora un senso, i contenuti
di questi articoli sarebbero tutelati dalla libertà di parola. Nell’Ucraina di
Zelensky, invece, comportano una condanna a 15 anni di carcere.
L’unica prova presentata contro di lui consisteva nei suoi scritti, pubblicati
sul World Socialist Web Site, e nelle sue comunicazioni con i redattori che li
pubblicavano. Lo Stato e il governo ucraino si sono arrogati il diritto –
profondamento antidemocratico in violazione delle libertà costituzionali – di
dichiarare organizzazioni criminali le pubblicazioni socialiste e pacifiste
internazionali e di considerare la collaborazione con esse un “atto di
tradimento”.
Le motivazioni della Corte ucraina confermano la deriva antidemocratica dello
Stato ucraino portata avanti da Zelensky. Secondo la corte, infatti, gli
articoli contenevano “il mancato riconoscimento della leadership politica
ucraina legittimamente eletta e dei processi democratici”, “paragonabili con
fascisti e nazisti”, “valutazioni negative delle forze armate ucraine” e “una
reinterpretazione di eroi nazionali e figure storiche”. Peccato che la
reinterpretazione, la riabilitazione e la rilegittimazione di figure storiche,
come Stepan Bandera, elevate a “eroi nazionali” sia stata proprio opera dei
governi Poroschenko e Zelensky: Stepan Bandera era uno dei leader dell’OUN
(Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini) e della Divisione Galizia delle
Waffen-SS, collaboratori nazisti che appoggiarono l’invasione dell’Unione
Sovietica da parte di Hitler nel 1941 e furono implicati nello sterminio di
massa di ebrei e polacchi (e su questo la storia non mente!).
Quando Bogdan fu arrestato dal Servizio di Sicurezza Ucraino (SBU) il 25 aprile
2024, lo Stato affermò che agiva come “agente del governo russo”, ma negli oltre
due anni trascorsi da allora, non è emerso nulla a sostegno di tale accusa, ma
anzi si può sostenere il contrario: gli articoli citati nella
condanna criticavano esplicitamente il presidente russo Vladimir Putin e
condannavano l’invasione russa dell’Ucraina, criticando al contempo anche il
governo del presidente ucraino Volodymyr Zelensky.
Un rapporto di 65 pagine redatto da Yuri Irkhin, uno dei principali criminologi
ucraini, non ha riscontrato negli scritti di Bogdan “dichiarazioni, frasi,
periodi o combinazioni di parole che presentino segni di propaganda volta a
sostenere l’aggressione armata della Federazione Russa”. La difesa ha dimostrato
che nulla agli atti costituiva gli elementi del reato di tradimento e che gli
scritti di Bogdan erano espressione politica protetta dall’articolo 10 della
Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo.
Purtroppo però le prove presentate a difesa di Bogdan non hanno mai trovato
risposta: invece di rispondere in base alle prove presentate che confutano
l’accusa, il tribunale ha ordinato una nuova perizia a un istituto forense
statale, il quale, tuttavia, non ha trovato negli articoli alcun appello al
rovesciamento dello Stato, alla presa del potere, ad atti sovversivi o alla
modifica dei confini dell’Ucraina. Nonostante ciò, nuovamente la Corte ha
respinto tutte queste argomentazioni ed ha persino ordinato a Bogdan di pagare
più di 178.000 grivne per coprire i costi delle “perizie” forensi utilizzate per
condannarlo.
La sentenza, emessa da un tribunale distrettuale nella regione di Nikolaev,
dispone inoltre anche la confisca dei beni e dispositivi elettronici di Bogdan,
nonché la distruzione dei libri, dei volantini e dei documenti programmatici di
stampo socialista che gli erano stati sequestrati. La decisione di distruggere
il programma della YGBL, i suoi opuscoli, volantini e raccoglitori di articoli
stampati svela il vero contenuto della sentenza. I metodi sono quelli dei regimi
fascisti: imprigionare l’opposizione, confiscare il suo materiale, bruciare i
suoi scritti.
La sentenza fa riferimento più volte alle “conseguenze socialmente pericolose”
delle posizioni di Bogdan e ciò dimostra che il processo a Bogdan è un processo
politico risultato di una persecuzione politica: la sentenza non è stata il
risultato di un procedimento legale, bensì l’esecuzione di una direttiva
politica della dittatura di Zelensky. L’obiettivo non è tanto il pretesto del
“sostegno alla Russia di Putin”, ma bensì è mirato alla crescente opposizione
alla guerra e al regime di Zelensky tra i lavoratori e i giovani ucraini.
Da quando la reazione militare su vasta scala della Russia nel febbraio 2022 in
risposta a 8 anni di pulizie etniche ucraine in Donbass (che hanno provocato
14.000 morti), le autorità ucraine hanno adottato una serie di misure contro
organizzazioni politiche e organi di informazione considerati una minaccia per
la sicurezza. Il governo ha messo al bando numerosi partiti politici e ha
limitato o bloccato un gran numero di siti web. La legislazione ucraina in tempo
di guerra punisce oggi severamente chiunque si opponga alla linea bellica della
NATO e di Kiev e il famigerato SBU (servizio di sicurezza ucraino che risponde
direttamente a Zelensky e famoso per le sue pratiche di torture) assimila
l’attivismo marxista, internazionalista, antifascista, nonviolento e pacifista
al reato di favoreggiamento del “nemico russo”.
La condanna di Bogdan avviene in un Paese in cui la politica di sinistra è stata
messa al bando. I partiti e i simboli comunisti sono vietati in Ucraina sin
dalle leggi di “decomunistizzazione” del 2015. Il Partito Comunista dell’Ucraina
(KPU) è stato ufficialmente messo fuori legge attraverso un percorso normativo e
giudiziario iniziato nel 2015 e definitivamente consolidato nel 2022 con firma
di Zelensky. Sempre nel 2022, Zelensky ha messo fuori legge ben 11 partiti di
opposizione con la solita accusa di essere “filo-russi”, tra cui il principale
partito di opposizione in parlamento che è stato successivamente bandito
definitivamente. La misura anti-democratica ha colpito sia forze storiche con
una forte rappresentanza parlamentare, sia formazioni minori. Di seguito la
lista dei partiti messi fuori legge:
* Piattaforma d’Opposizione – Per la Vita (il principale partito di opposizione
in parlamento);
* Blocco d’Opposizione Nashi (Nostro)
* Partito di Shariy
* Opposizione di sinistra
* Unione delle Forze di sinistra;
* Stato (Derzhava)
* Partito Socialista Progressista dell’Ucraina
* Partito Socialista dell’Ucraina
* Socialisti
* Blocco di Volodymyr Saldo
In realtà buona parte di questi partiti intercettavano il voto della popolazione
ucraina di etnia russofona: circa 9 milioni di persone (18% censimento 2001).
Più di 6.000 persone provenienti da circa 60 paesi hanno firmato una lettera
aperta chiedendo il rilascio di Syrotiuk. I suoi sostenitori hanno espresso
preoccupazione per la sua salute, affermando che le condizioni del ventisettenne
si sono aggravate durante la detenzione. Sostengono che le condizioni del
sistema carcerario ucraino rappresentino una seria minaccia per la sua salute e
possano equivalere a una “condanna a morte”.
Il caso ha richiamato l’attenzione su un pubblico più ampio riguardo alle
restrizioni all’attività politica e alla libertà di espressione in Ucraina
durante la guerra.
I sostenitori di Syrotiuk sostengono che la sua condanna dimostra come le misure
di sicurezza adottate in tempo di guerra vengano utilizzate contro gli
oppositori politici interni, in particolare contro coloro che criticano sia
Mosca che Kiev.
Secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite per i diritti umani, nel settembre 2025
sono stati aperti circa 20.000 procedimenti penali ai sensi delle leggi ucraine
sul tradimento e la collaborazione con gli Stati Uniti. L’organizzazione ha
inoltre riferito che “continua a documentare casi di tortura e maltrattamenti”
nei confronti dei detenuti nelle mani dello Stato ucraino. Human Rights Watch
definisce le leggi sulla collaborazione “eccessivamente ampie e vaghe”; tra gli
indagati figurano persone che hanno svolto “servizi di emergenza, lavori di
costruzione, soccorso umanitario e rimozione dei rifiuti” nei territori
occupati.
Ulteriori fonti:
https://www.wsws.org/en/articles/2026/08/11/oqko-a11.html?pk_campaign=wsws-newsletter&pk_kwd=wsws-daily-newsletter
https://www.balcanicaucaso.org/cp_article/un-paese-diviso-lingua-e-identita-etnica-in-ucraina/
https://www.theguardian.com/world/2022/mar/20/ukraine-suspends-11-political-parties-with-links-to-russia
https://www.azernews.az/region/262688.html
Lorenzo Poli