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John Ketwig, veterano del Vietnam: “A un certo punto bisogna decidere da che parte stare”
Era il 1967; i Beatles avevano già fatto tre tour negli States ed entusiasmato un’intera generazione e John era tra quelli.  Aveva diciotto anni, gli piaceva la musica, andare a ballare e fare festa, sognava le ruggenti strade della California e il surf; i suoi occhi erano pieni di voglia di vivere e il suo cuore di voglia di amare, non certo di fare la guerra in Vietnam. Il caos, la distruzione fisica e morale si abbatterono su di lui, ma riuscì a sopravvivere e a tornare tra i vivi; con Carolynn nel 1970 mise su famiglia e se ne prese cura lavorando come meccanico. Non aveva mai scritto più di una lettera, non aveva mai pensato di possedere qualità letterarie e invece divenne padre di un romanzo best and long seller “…and a hard rain fell: A G.I.’s True Story of the War in Vietnam” (pubblicato nel 1985, ha venduto circa 250 mila copie). È membro di Vietnam Veterans Against War e di Veterans for Peace; oltre alla famiglia e ai doveri comuni da anni è impegnato in colloqui con ragazzi d’età scolare, con associazioni e gruppi civili interessati a costruire una cultura di pace e dialogo, contro ogni militarizzazione della società. Prima del Vietnam non avresti mai immaginato che la tua vita sarebbe stata legata a filo doppio alla guerra e alla pace. Mi sembra di capire che fu proprio “…and a hard rain fell: A G.I.’s True Story of the War in Vietnam” che creò il vincolo e ti aprì a un orizzonte di rinascita personale. Mi racconti come nacque questo libro, che dopo quarant’anni continua a essere sugli scaffali delle librerie e a essere letto? Carolynn un giorno tornò a casa con un libro sul Vietnam scritto da un’infermiera. Anche Carolynn lo è, è un’ostetrica. Lo leggemmo entrambi e ne fummo scossi. Acquistammo tutti i libri disponibili all’epoca sul Vietnam. Ricordo che uscimmo dalla libreria con due borse piene zeppe di volumi. Li lessi tutti, uno in fila all’altro. Non posso dirti che scrivevano cose sciocche o non vere, ma raccontavano il loro punto di vista, che era molto lontano da ciò che io avevo vissuto sulla mia pelle. Insomma, mi sono detto, questo non è ciò che voglio che sappiano i miei nipoti; ricordo che quasi mi venne paura al pensiero che rimanesse solo quel tipo di racconto. Iniziai a scrivere a penna delle note, volevo fissare i ricordi, ma non avevo alcun progetto chiaro. Poi passai alla macchina da scrivere: ogni notte, messe a letto le figlie, scrivevo come un ossesso pagine e pagine che poi davo a mia moglie da leggere, correggere e valutare. Non dicemmo niente a nessuno e nessuno si accorse di nulla; ai colleghi, agli amici, alla famiglia sembravo il solito John e invece stavo percorrendo un viaggio a ritroso, nei meandri di me stesso, nella notte più nera che avessi mai visto. Mi fermai a trecentocinquanta pagine e con Carolynn decidemmo che quell’opera sarebbe stata per la famiglia: l’avrebbero letta le nostre figlie e i nostri nipoti. Il faldone, per un po’, finì su uno scaffale in salotto. Ma il suo destino era un altro… Che cosa è successo? Un giorno venne a casa un collega, un meccanico come me; di solito siamo in tuta, dunque non avevo mai notato che aveva su un braccio un tatuaggio del Vietnam. Gli chiesi la cortesia di leggere ciò che avevo scritto. Ne rimase entusiasta e concordò al cento per cento con la mia visione della guerra. Mi disse: “Devi pubblicarlo!” Non gli diedi troppo credito, ma, per fortuna, il mio angelo, Carolynn, si diede da fare, così che un giorno mi ritrovai in mano il numero di telefono di un agente letterario. Per un po’ rimasi anchilosato davanti all’apparecchio, oscillando tra: “Adesso lo chiamo!” a “No, non lo chiamo. Non sono un vero autore!” Alla fine chiamai. Il tuo libro voleva proprio nascere! Trovo interessante che ci lavorasti come un matto, di nascosto e per nove mesi… e mi colpisce che al tuo fianco c’era una donna che ti amava ed era esperta di nascite. Carolynn non solo mi ha aiutato nella stesura del libro, ma lei stessa è rimasta vittima della guerra, delle porcherie della guerra. Il nostro primo figlio l’abbiamo trovato morto in culla dopo quattordici giorni di vita. Risultò nato con malformazioni genetiche, ma nelle nostre famiglie non c’erano casi pregressi di strane malattie. Ero io che ero stato esposto all’Agente Arancio in Vietnam e che avevo contaminato lei. Fu un duro colpo anche quello. Caspita, mi dispiace. E immagino nessun risarcimento… nessuna scusa…  Quanti anni avevi quando pubblicasti “…and a hard rain fell: A G.I.’s True Story of the War in Vietnam”? Tutto iniziò tra i trentacinque e i quarant’anni; ben quattordici anni dopo il ritorno dal Vietnam. La scrittura funzionò come una cura potente. Mi piace dire che fu una pozione contro un’infezione che avevo radicata sotto la pelle, ma il processo di guarigione richiese del tempo e fu molto doloroso. Racconti in prima persona? Si. È la mia esperienza, è ciò che ho visto, gli orrori, la paura che ho provato, la distruzione e tanto, tanto nonsenso. Sono cresciuto nell’Upstate New York, vicino a Buffalo, in un momento di grande cambiamento culturale. Pensa che a scuola ci avevano insegnato che noi eravamo la generazione che avrebbe dovuto imparare a dialogare con l’altro, perché non era più pensabile fare guerre, c’era l’atomica, non si poteva “scherzare” con armi simili. E poi arrivarono la controcultura, i Beatles con il loro messaggio di pace e amore universale, gli irriverenti Rolling Stones, la poesia di Bob Dylan, le manifestazioni per i diritti dei neri, delle donne, dei lavoratori. Immagina, questa era la realtà che aveva influenzato la mia struttura morale. Per me contava ciò che diceva John Lennon, i messaggi che mandava nel mondo. Eppure in Vietnam mi ritrovai a vedere e a fare cose che contraddicevano tutto ciò che mi avevano insegnato. Io sono tra i fortunati: sono un sopravvissuto (ci sono 58.315 nomi di caduti nel memoriale di Washington e oggi si stima che oltre 200 mila veterani rientrati dal Vietnam si siano suicidati) e inoltre non dovevo uscire a uccidere armato fino ai denti. Lavoravo nelle officine come preparatore di camion e carri armati. Le cose peggiori sono state vissute da quelli mandati in fanteria. Eppure sei tornato anche tu a casa con una diagnosi di “Sindrome Acuta da Stress Post-Traumatico”. Come vi insegnavano a odiare il nemico? E come sei uscito dalla spirale di odio in cui eri stato gettato? Certo, sono tornato a casa traumatizzato. Gli psicologi lo chiamano “disordine”, ma è molto peggio, è un danno permanente. Il fatto è che diventare crudeli ed efferati era posto come un requisito di sopravvivenza. È questo che ha distrutto più di tutto la mente delle persone e che ancora le tormenta. Abbiamo tacitato la coscienza, ma solo per un po’… Prima di partire ci avevano fatto credere che andavamo a difendere i vietnamiti, invece stavamo andando a ucciderli, a bombardare i loro campi; erano già poverissimi e noi li affamavamo ancora di più. Alla fine del 1968 riuscii a passare in Thailandia; li per la prima volta mi confrontai con una popolazione del Sud-Est Asiatico che non mi era ostile e scoprii che erano esattamente come noi. Volevamo le stesse cose: migliorare la vita quotidiana e garantire qualcosa di meglio per i nostri figli senza essere sottomessi ad altri. Capii che lo desideravano anche i vietnamiti. La gente comune, di qualsiasi popolo, desidera le stesse cose. “…and a hard rain fell: A G.I.’s True Story of the War in Vietnam” è un libro chiaramente contro la guerra. Come fu accolto? E che cosa contribuì al suo successo? All’inizio ero preoccupato, perché sapevo che molti veterani nascondevano il loro passato; del resto l’avevo fatto anch’io e invece il libro fu accolto molto bene. All’inizio il volano del successo fu il passaparola. Cominciai a ricevere lettere di ex soldati. Raccontavano di essere stati negli stessi luoghi; li riconoscevano e nelle mie parole ritrovavano le loro ansie, la loro disperazione, la solitudine. Mi ringraziavano perché mogli e compagne dalla lettura del libro avevano capito qualcosa in più di loro, di quel che stava sotto gli strani comportamenti che quando emergevano facevano così male a tutti. Ora ti racconto una storia a lieto fine. Mi contattò una donna perché, grazie al libro, aveva capito di aver sbagliato con il fratello, anche lui un reduce del Vietnam e voleva che gli parlassi. L’uomo da anni rifiutava ogni contatto con la famiglia e viveva solo in un bosco. Insomma, grazie al mio libro i due si sono riavvicinati. Per chiudere la chiacchierata, come pensi che siamo messi oggi? Male. Però siamo in tanti a essere disgustati; non vedo quell’organizzazione culturale che c’era ai miei tempi, ma secondo me qualcosa di grosso sotto si sta muovendo. Credo che un passo che ognuno dovrebbe fare è prendere una posizione pubblica e decidere da che parte stare. Sul mio biglietto da visita ho voluto scrivere: “Sono contrario al militarismo e alla guerra.”  So bene che questa mia azione non cambierà le intenzioni guerrafondaie dell’amministrazione Trump, ma se diventassimo milioni a dire “NO!”? E intanto almeno posso dormire con la coscienza a posto. Una curiosità: in Italia abiti vicino a Maranello? Abbastanza, due ore di macchina. Perché? Sono da tutta la vita un appassionato ed entusiasta di macchine. Uno dei miei sogni è visitare l’officina della Ferrari.   Marina Serina
[2025-12-14] "Prompt di fine mondo" • romanzo di Agnese Trocchi @ CSOA Forte Prenestino
"PROMPT DI FINE MONDO" • ROMANZO DI AGNESE TROCCHI CSOA Forte Prenestino - via Federico delpino, Roma, Italy (domenica, 14 dicembre 17:30) CSOA Forte Prenestino domenica 14/12/2025 dalle 17:30 Forte Infoshop & Sala da tè InTHErferenze presentano "PROMPT DI FINE MONDO" di Agnese Trocchi (Circe 2025) romanzo presentato, letto e chiacchierato da Av.A.Na. con l’autrice … Cosa successe veramente nell’attentato multiplo del 2 marzo 2027 che vide la distruzione dei principali data center statunitensi? Reti generative, DeepTV, zombiesquatter... Scopritelo leggendo Prompt di Fine Mondo, ma fate attenzione perché è un romanzo ricorsivo! Una spirale mitopoietica! Una gestazione di sei anni, un romanzo di fantascienza ucronica, un viaggio attraverso le capitali d’Europa e del Sud America, vite che si intersecano ad alta quota, reti generative, DeepTV, zombiesquatter, un archivio digitale in cui distinguere racconti artefatti da memorie vissute… fino a vedere oltre tutti gli strati. … https://circex.org/it/news/prompt-di-fine-mondo https://avana.forteprenestino.net/ https://forteprenestino.net/attivita/infoshop/3487-prompt-di-fine-mondo ------------ PROMPT DI FINE MONDO Disponibile da maggio 2025 il nuovo romanzo di Agnese Trocchi: "Prompt di Fine Mondo". Sinossi > Siamo nel 2046, Stefan, Ela e Giò sono tre validatori delle fonti che indagano > sulla ricostruzione del 2M, l’attacco terroristico del 2 marzo 2027 che vide > la distruzione dei principali data center statunitensi provocando un’immediata > reazione repressiva attuata tramite la militarizzazione di ogni relazione > sociale. > > Coprifuoco relazionale, macchine lampeggianti, vecchie stampanti anteguerra, > sono gli strumenti nel laboratorio dei validatori che, a un anno dal > ventennale del 2M, mentre ricostruiscono la storia, ricevono un archivio > digitale da un certo Arial Antropos... > > Nell’archivio ci sono le tracce digitali di Alice Faland e Andrea Wronskij, > considerati gli esecutori dell'attacco di matrice terroristica. Ripercorriamo > con loro i giorni precedenti all'attentato e veniamo a conoscenza delle > operazioni dell’AgEnZIA, una misteriosa organizzazione indipendente che, > attraverso un approccio conviviale all’identità, addestra agenti in grado di > scoppiare le bolle di filtraggio della DeepTV, dispositivo di intrattenimento > di massa prodotto dai Bro del Presidente e sempre più diffuso. Prompt di Fine Mondo è un’ucronia speculativa che ci trascina in un 2027 dove sembra ancora possibile scoppiare le bolle di filtraggio create dai Techno Bro allo scopo succhiarci via la risorsa più preziosa di sempre: il tempo. Un 2027 dove sparuti gruppi di Zombiesquatter, creature auto-organizzate, frutto delle pandemie che si sono abbattute sull’umanità, resistono alla profilazione dei Resort Fine Vita dove li vorrebbero rinchiusi i Bro del Presidente. Riuscirà Alice Faland, con l’aiuto di Allie Lamark, a ritrovare Andrea Wronskij disperso in Sud America? Riuscirà Andrea a scrivere la storia del misterioso fondatore dell’AgEnZIA, Ambritch Buchannon, sulle cui tracce è in viaggio? E Arial progetterà il prompt definitivo? Lo scopriremo addentrandoci in un mondo di reti generative, durissimi addestramenti digitali, resistenza alla filter bubble, DeepTV, zombiesquatter e anarco-pasticcoidi. Vite che si intersecano in alta quota, un archivio digitale in cui distinguere tra racconti artefatti, memorie vissute e storie da raccontare… fino a vedere oltre tutti gli strati. … Pipeline di produzione: Il libro è stato impaginato usando Octomode . Per saperne di più ci sarà un talk a Hackmeeting 0X1C. Per ottenere il libro: • Se vuoi una copia cartacea di Prompt di Fine Mondo (184 pagine, brossura), scrivi a pfm@circex.org. • Se vuoi l'epub lo puoi scaricare qui. Ti siamo grate se ci lasci una donazione qui! (Se hai un modo per raccogliere donazioni che non passi da paypal e non chieda partita iva, codice fiscale e fettine di coscia tagliate fine vicino all'osso, scrivici.). https://circex.org/it/news/prompt-di-fine-mondo
[2025-07-04] Zona Warpa Roma 2025 @ CSOA Forte Prenestino
ZONA WARPA ROMA 2025 CSOA Forte Prenestino - via Federico delpino, Roma, Italy (venerdì, 4 luglio 15:00) LA FESTA DEL VIDEOGIOCO RIBELLE E ITINERANTE Vogliamo riaccendere la miccia di una forma di comunicazione ed espressione potentissima, dando spazio a chi sviluppa, a chi vorrebbe formarsi e iniziare a sviluppare, o anche solo a chi vuole giocare e divertirsi. Per l'edizione 2025, Zona Warpa raddoppia con ben due giorni di workshop, talk, videogiochi e musica al Forte Prenestino. 4 LUGLIO TALK & WORKSHOP * 15:00 – 16:00 Breve guida alla degooglizzazione: perché e come dire no a Google di Fabio Kenobit Bortolotti * 16:00 – 17:00 Temi e percorsi di postcolonialità dal caso di Never Alone di Federico Palmieri Di Pietro * 17:00 – 18:00 C'è vita oltre Bartle – tassonomia 2.0 del gamer di David Colangeli * 17:00 – 19:00 Da Console a Glitch Machine: Circuit Bending 3.0 di Pushkar Brand * 18:00 – 19:00 Compendio di videogiochi liberi di Matteo Bini e Zughy * 19:00 – 20:00 Un quasi postmortem di Near Mage di Christopher Sacchi introduce Andrea Ferlito (Roma Game Dev) * = workshop, se le hai porta una console tra SEGA, NES, SNES, PS1, PS2, trapano, saldatore, tester MUSICA * 21:00 – 21:40 mrs bhutan * 21:40 – 22:20 pira * 22:20 – 23:20 aidan * 23:20 – 00:00 nadír * 00:00 – 00:40 cyrix86mpu 5 LUGLIO TALK & WORKSHOP * 15:00 – 16:00 Come creare musica col Game Boy – una breve introduzione di Damiano dag Gualandri * 16:00 – 17:00 L'interfaccia come strumento narrativo di Antonio Vangone * 17:00 – 18:00 Progettare fuori dagli standard di Greta Carrara * 17:00 – 19:00 Pixionary: un singolare workshop di pixel art* di Francesca Zacchia * 18:00 – 19:00 Psicologia & videogiochi: Costruire (o decostruire) un personaggio di Francesca Del Signore * 19:00 – 20:00 Decolonizziamo il gioco di Cosmo M. Esposito * * = workshop MUSICA * 21:30 – 22:30 B2B DJ Set rico\kenobit * 22:30 – 23:30 Dr. Pira Dj Set * 23:30 – 00:00 Nonmateria * 00:00 – 01:00 Flavia Buttinelli * 01:00 – 02:00 Nesso.xyz
Gesù, un ponte tra cristianesimo, buddhismo, induismo e yoga
Il dialogo tra cristianesimo, buddhismo (in sanscrito Buddhadharma) e induismo (nome dato dai colonizzatori inglesi – “hinduism”, “religione autoctona” – alla spiritualità dell’India che in sanscrito si chiama Sanatana Dharma) è sempre stato qualcosa di affascinante sia per i buddhisti sia per gli indù sia per i cristiani. Un dialogo che si perde nella notte dei tempi tra l’esotismo culturale, l’orientalismo coloniale ma anche in una ricerca spirituale tra gli esoteristi occidentali – della Società Teosofica prima e della Società Antroposofica poi – che erano affascinati dalle vicinanze, per molti versi, tra queste religioni così apparentemente diverse. Per quanto il cristianesimo ufficiale (capeggiato ufficialmente e teologicamente dalle gerarchie ecclesiastiche) abbia sempre preso le distanze da questo dialogo lasciandolo solo ad alcuni “il permesso” di avvicinarsi con una certa cautela, ed abbia sempre preteso di rivendicare l’unicità della figura di Gesù Cristo, in realtà bisogna riconoscere che l’influenza della figura di Gesù ha toccato molte culture anche fuori dall’Occidente cristiano. Nikolai Notovitch alla fine del XIX secolo, in un monastero di Hemis nella zona del Ladakh ai piedi dell’Himalaya nel Tibet, trovò dei rotoli che parlavano di un Isa o Isha. I rotoli furono confezionati dopo il VII secolo d-C. in India e passarono poi nel Nepal e quindi nel Tibet. Parlavano di un Isa o Isha nato in Israele, che all’età di tredici anni con una carovana giunse a Sindh in India. Venne ricevuto dai sacerdoti di Brahma e conobbe i Veda. Il suo messaggio di uguaglianza e il suo monoteismo gli inimicò i sacerdoti di Brahma e dovette fuggire verso il Nepal e il Tibet, cioè in terra buddista. Si diresse poi verso la Persia, dalla quale venne espulso. Quindi, ritornò in Israele. Venne crocifisso, ma venne sottratto al supplizio che non era pensato come pena di morte, ma solo come tortura. Venne curato dai suoi e poi fuggì in Kashmir dove si sposò ed ebbe figli. Morì in Kasmhir. La sua tomba sarebbe a Sriagar nella capitale del Kashmir. I buddhisti considerarono Isa o Isha una reincarnazione di Buddha, il Buddha-Isa.(1)(2) Alcuni affermano che la narrazione su Buddha-Isa deriva dall’influsso della presenza di comunità cristiane nestoriane in India, documentabili dal VII sec. d.C. Già prima l’area era sotto l’interesse dei nestoriani; infatti nel 498 d.C il patriarca nestoriano di Seleucia divenne patriarca della Persia, della Siria, della Cina e dell’India, e perciò queste ampie regioni conobbero la presenza di missionari nestoriani, e quindi contatti con quelle culture (3). Ma il dato di Isha o Isa è molto antico, tanto che si è voluto parlare di una profezia induista su Gesù Cristo. Infatti nel Pratisarga Parvana del Bhavishya Mahapurana terzo kanda (capitolo) versi 16-33 si parla di un certo “Ishaa Putra (“il Signore Figlio”) nato da una vergine” che si definisce “Mahiso”, ovvero “Grande Signore” (Mah, da Maha: grande; iso, da ishvara: signore, colui che controlla).  Esistono in testi indù le parole mahesa, masiha, mishihu, connesse all’aramaico mesiha o all’ebraico masiah o, molto meglio, all’arabo masih. Tali parole sono usate in alcuni testi indù successivi alla presenza cristiana in India, ma dovettero fare ingresso nell’uso indù molto prima con le armate di Alessandro Magno, che, conquistatrici, si spinsero fino al fiume Indo, al quale giunsero nel 326 a.C., mettendo a contatto culture lontane; ma non sono da escludere antichissimi influssi della lingua aramaica o araba. Presso gli ebrei e i cristiani tali parole hanno il significato di re consacrato con un’unzione. Il significato invece che hanno nel mondo indù va collegato con la radice araba “msh”, che oltre “misurare” significa “strofinare”, cioè togliere l’impurità. Il Corano, che non pensa a Gesù come salvatore, ma solo come profeta, usa il termine “masih” nel senso di “purificato dagli errori e dalle debolezze umane”, proprio appoggiandosi alla radice araba “msh”. Il “Dizionario del Corano” (ed. Mondadori, Milano, 2007), alla voce “Gesù”, afferma: “La parola ebraica mesiah (traslitterazione in greco messias; Gv 1,41; 4,25) è tradotta usualmente nel Nuovo Testamento con Christos, da chrio: ungere. Il Corano designa Gesù con il nome Isa (sura 2, 45), mentre gli arabo-cristiani lo chiamano Yasu. Non ci sono studi su come Muhammad (570 – 632 d.C) giunse a dare a Gesù il nome Isa (signore), ma probabilmente avvenne attraverso carovanieri cristiani nestoriani di ritorno dall’India: il termine Isa deriva da isha, che è una forma contratta della parola (lingua sanscrito) ishvara (controllore supremo, signore). Anche l’Islam entrò a contatto con l’India in seguito a conquiste territoriali che arrivarono oltre il Gange. Questo incontro di civiltà portò a coniare, dal Kashmir al Tibet, nomi come Yusu, Yusuf, Yuz, Issa, Issana, Yusaasaf, Yuz-Asaph, Yus Zasaf. Anche il termine El, per designare Dio, si trova in tardi testi indù, e ciò prova ancora il contatto con la cultura semitica. El (“essere forte”) era un nome di Dio per gli ebrei, ma già lo era per i Cananei. Ad Ugarit si usava ‘l, in accadico ilu, in arabo ilah.  In testi indù che precedono il contatto con l’Islam si incontra anche allah (al-ilah), che vuol dire precisamente il dio, ed era usato in Arabia anche prima dell’avvento di Muhammad. Anche un nome arabo, “Amadh”, si incontra nei testi indù. Tutto ciò dice di antichi contatti di civiltà.” Come è noto, il nome “Gesù” è una italianizzazione del latino Iesus, il quale deriva dal greco Iesous, il quale a sua volta deriva dall’aramaico Yeshua, abbreviazione di Yehoshua, che vuol dire: “Dio salvezza”. Ye corrisponde alla forma contratta di Yeovè. In ebraico si ha Jahvéh, che rende, con la vocalizzazione, il tetragramma YHWH. Come si può vedere c’è una stretta parentela tra i nomi Yeoshua, Iesous, Iesus, e Isa o Isha o Issa. Sebbene questi siano solo delle supposizioni teoriche – nulla di certificato a livello accademico e storico – la figura di Gesù è stata vista come un punto di incontro tra induismo, buddhismo e cristianesimo nel XX secolo. Gesù per gli induisti è un avatar tra i tanti avatar, ovvero una “discesa” della divinità nel cosmo in particolari momenti di crisi spirituale dell’umanità. Tra i maggiori esponenti del dialogo spirituale tra cristianesimo, buddhismo e induismo troviamo sicuramente Raimon Panikkar (“Sono partito cristiano, mi sono scoperto hindú e ritorno buddhista, senza cessare per questo di essere cristiano”); Madre Teresa di Calcutta, religiosa e grande praticante di Karma Yoga (4); Padre Anthony Elenjimittam, frate domenicano e swami che fu sostenuto nella sua opera di dialogo interreligioso sia da Papa Giovanni XXIII sia da Papa Giovanni Paolo I (grande conoscitore della spiritualità orientale); e sicuramente i grandi leader del grande risveglio spirituale parallelo alla controcultura del Sessantotto del 1900 come Paramahansa Yogananda, Swami Kriyananda, Shri Mataji Nirmala Devi, Osho Rajneesh e Sri Satya Sai Baba che – portando una parte della saggezza spirituale orientale in Occidente – hanno professato la figura di Gesù come ponte tra culture, religioni e spiritualità, rivalutandolo come grande maestro portatore di un messaggio etico universale al pari di altri maestri. Paramahansa Yogananda – considerato un ponte tra il Cristianesimo lo Yoga, mostrando l’unità esoterica di tutte le religioni attraverso il cammino spirituale – nella sua opera “Lo Yoga di Gesù”, sostiene che Gesù era uno yogi e che i suoi insegnamenti contengono lo yoga, una “scienza spirituale per raggiungere Dio attraverso la meditazione”. Yogananda crede che Gesù abbia reso possibile a tutti di realizzare la propria divinità attraverso la meditazione e la pratica dello yoga. Secondo Yogananda, Gesù non si è presentato come un essere superiore, ma ha mostrato come tutti possano raggiungere la sua stessa realizzazione attraverso la meditazione e l’attivazione del loro potenziale divino. Yogananda afferma che Gesù ha insegnato ai suoi discepoli lo yoga, una pratica che porta all’illuminazione e alla realizzazione spirituale. Yogananda interpreta la Seconda Venuta di Cristo non come un ritorno fisico, ma come la riscoperta della “coscienza cristica”, che è possibile attraverso la pratica della meditazione e dello yoga. Come prova dell’insegnamento yogico di Gesù ci sarebbero numerose raffigurazioni e, se osserviamo l’immagine al centro, notiamo che Shiva, Buddha, San Nicola e Gesù sembrano fare tutti gesti simili. Ad un occhio non allenato, questa potrebbe essere solo una coincidenza, ma ad un ulteriore esame sembra che ogni “maestro asceso” sembri usare un mudra yogico. Nella pratica dello yoga, i mudra sono fondamentalmente di due tipi: toccare la punta di varie dita con il pollice o premere la prima articolazione falangea con il pollice. A seconda di quale dito viene toccato o premuto, gli effetti sul corpo variano. San Nicola di Myra e Gesù hanno entrambi le mani posizionate nel Surya Ravi Mudra o Prithvi Mudra. Questo particolare mudra della mano è anche conosciuto come il “sigillo della vita” o “sigillo del sole” (interessante perché Gesù è il “figlio di Dio”). L’anulare rappresenta la terra, l’energia, la forza e la resistenza. Il pollice rappresenta il fuoco e la natura divina. Quando le due dita sono posizionate insieme in Surya Ravi Mudra, simboleggiano e incoraggiano l’energia, l’equilibrio, la salute e la vitalità. Scrive Yogananda ne “Il Vangelo di Gesù secondo Paramhansa Yogananda”: «Gesù Cristo venne crocifisso una volta, ma il suo insegnamento è stato e viene crocifisso continuamente dalla gente ignorante. La comprensione e l’applicazione di questi insegnamenti, percepiti intuitivamente, mostrerà come la Coscienza Cristica di Gesù, liberata dalla crocifissione teologica, può essere riportata una seconda volta nelle anime degli uomini». Yogananda sosteneva che le interpretazioni spirituali delle parole di Gesù nascono dall’intuizione, e ognuno potrà realizzarne la verità universale se le mediterà con percezione intuitiva. Esse devono essere studiate coscientemente e meditate ogni giorno da tutti i sinceri devoti di Dio. Queste interpretazioni, ricevute e trasmesse attraverso la Coscienza Cristica, mostrano al mondo la comune base scientifica della percezione intuitiva, dove ritroviamo nella Bibbia cristiana, nella Bhagavad Gita e nelle sacre Scritture di tutte le grandi religioni. Yogananda concepisce Gesù come un Buddha, un illuminato, un’incarnazione della “coscienza critica universale” che può manifestarsi nella coscienza di ogni vero devoto di Dio. Ogni uomo è un Cristo potenziale – afferma Yogananda – e tutti coloro che possono rendere la loro concentrazione abbastanza lunga e profonda possono ricevere Gesù Cristo nella loro coscienza. I veri Cristiani sono quelli che attraverso la meditazione e l’estasi abbracciano nella loro coscienza la Beatitudine e la Saggezza Cosmica di Gesù Cristo. Altro contributo sulla figura di Gesù, dal punto di vista orientale (ma forse più controverso), lo ha dato Osho Rajneesh, mistico indiano iconoclasta ed aspro critico delle “religioni istituzionali”. Sebbene ritenga il cristianesimo “la peggiore manifestazione religiosa di questo mondo” che ha causato danni enormi all’umanità, approfittando peraltro della povertà per convertire la gente – oltre ad essere ossessionata dall’idea del peccato, della morte e della sofferenza – Osho ha sempre visto in Gesù un esempio di maestro. Gesù – spiega Osho – non fu mai un cristiano, infatti in (la lingua parlata da Gesù) non esiste la parola “cristo”, né esiste in ebraico: solo diversi anni dopo la sua morte, quando il Vangelo fu tradotto in greco, la parola “messia” venne resa con “cristo”. Osho era affascinato dal messaggio evangelico ed esoterico di Gesù a tal punto che ne diede molta importanza nei suoi insegnamenti. fondamentali furono: Il seme della ribellione. Commenti ai Vangeli Apocrifi di San Tommaso (3 volumi), Tradate (Va), Oshoba, 2002; Cristianesimo e Zen, Riza, Milano, 2002; e Il miracolo più grande. Commento ai vangeli, Milano, Mondadori, 2010. In alcuni discorsi Osho parlò di Gesù come di un maestro illuminato – al pari di Siddharta Gautama, Maometto, Ramakrishna, Mahavira ecc. – definendolo “un poeta dell’Assoluto”, frainteso dai cristiani e disprezzato dagli ebrei per la sua scelta di vivere da individuo libero, che riconosceva solo la propria autorità avulsa da ogni tradizione. Osho dichiarò inoltre che Gesù non morì sulla croce (aderendo alla tesi del teologo tedesco Karl Friedrich Bahrdt) ma fu salvato dopo tre ore da Ponzio Pilato che aveva sottoscritto un accordo segreto con i discepoli, e dopo essere stato accudito nella falsa tomba dai soldati romani, emigrò in Kashmir dove visse fino a 120 anni, abbandonando l’idea di essere il Messia: “si pensa che Gesù sia venuto in Kashmir perché era una terra ebraica in India – una tribù di ebrei viveva lì. Ci sono molte storie in Kashmir su Gesù, ma si deve andare lì per scoprirle. La crocifissione cambiò del tutto la mente di Gesù”. La condanna sarebbe stata una parziale messinscena per placare i capi ebrei di Gerusalemme. La sua tomba sarebbe il santuario di Roza Bal, come affermato da Mirza Ghulam Ahmad (5). Un importante interpretazione della figura di Gesù, nella tradizione induista, lo si trova nel grande insegnamento di Sua Santità Shri Mataji Nirmala Devi, leader spirituale indiana e satguru del Sahaja Yoga, nonchè grande attivista politica che insieme al Mahatma Gandhi si adoperò nel movimento delle donne per la lotta nonviolenta per l’indipendenza dell’India dal colonialismo inglese. Fu proprio Shri Mataji a parlare di Gesù come un personaggio riconosciuto nell’induismo per il suo messaggio di compassione, amore e non-attaccamento alle cose materiali. In particolare, la pratica del Sahaja Yoga (6) associa la vita e il messaggio di Gesù alle qualità dell’Agnya chakra (7), quali perdono, umiltà, compassione e resurrezione. In alcuni contesti del Sahaja Yoga, Vishnu (il cui principio è associato al Nabhi chakra) può essere visto come Mahavishnu nell’Agnya chakra (terzo occhio), e la sua manifestazione terrena sarebbe Gesù Cristo. Questo implica una connessione tra la divinità Vishnu e Gesù, con Gesù visto come una realizzazione terrena di Mahavishnu. In sintesi, Gesù Cristo viene visto come una manifestazione terrena di Mahavishnu, che a sua volta è associato al principio di Vishnu presente nell’Agnya chakra quindi legato a sua volta alla dimensione dell’intuizione. Non solo, la figura di Gesù viene vista in stretta connessione con Ganesha, la divinità metà uomo e metà elefante figlio di Shiva e Parvati il cui nome – composto da “gana” (tutti) e “isha” (signore) – significa “Signore di tutti gli esseri”. Lo stesso vale per la figura di Maria, madre di Gesù, che nei praticanti di Sahaja Yoga, è riconosciuta come figura degna di nota in quanto reincarnazione di Mahalakshmi (chiamata Shri Maria Mahalakshmi https://www.youtube.com/watch?v=7xPIoI3Kjr8 ) (8) Gesù è stato e continua ad essere una ponte tra il cristianesimo e le principali tradizioni religiose orientali, in particolare l’induismo il quale ha la grande capacità di rivolgersi a devoti di diverse religioni accogliendo elementi di altre tradizioni, trasformandoli e plasmandoli alla luce della sua dottrina. Come ha dichiarato Sri Sathya Sai Baba, controverso leader spirituale ed educatore indiano: “Gesù era Compassione venuta in forma umana. Diffuse lo spirito di Compassione e diede conforto agli afflitti e ai sofferenti, essa fu il Suo messaggio. Egli provava profonda pena alla vista dei poveri. In questo giorno Gesù viene adorato, ma i Suoi insegnamenti sono trascurati.” Quanto è vera questa dichiarazione alla luce del dilagante attaccamento al denaro in Occidente e della diffusione di una mentalità riduzionista, meccanicista e materialista in tutto il mondo che ci impedisce di avere una visione più complessa e profonda del mondo stesso?   (1) Andreas Faber – Kaiser, “Gesù visse e morì in Kashmir”, ed. De Vecchi, Milano 1975. (2) Aziz Kashimir, “Cristo in Kashmir”, ed. Atlantide, Roma 1996. (3) https://www.perfettaletizia.it/archivio/infomazione/miti/sincretismi.htm (4) “C’è un solo Dio, ed è Dio per tutti. Per questo è importante che ognuno appaia uguale dinanzi a Lui. Ho sempre detto che dobbiamo aiutare un indù a diventare un indù migliore, un musulmano a diventare un musulmano migliore e un cattolico a diventare un cattolico migliore. Crediamo che il nostro lavoro debba essere d’esempio alla gente” (5) Credenza è diffusa anche nel movimento musulmano Ahmadiyya (6) insieme di antiche pratiche di yoga meditativo basato sul risveglio spontaneo della Kundalini che venne studiato e diffuso da Shri Mataji Nirmala Devi dal 1976 (7) Agnya Chakra è il sesto chakra nella tradizione buddhista e induista, conosciuto come “terzo occhio” ovvero chakra dell’intuizione. https://yogafacile.it/sloka-per-agnya-e-sahasrara/ https://sahajayogamilano.it/wp-content/uploads/2023/05/6-Agnya.pdf (8) https://www.youtube.com/watch?v=We5DbKGlCYo https://www.youtube.com/watch?v=M1OqJNuBQb8 https://www.youtube.com/watch?v=Bkru1YzI4fM https://lettermagazine.it/riflessioni/gesu-le-religioni-asiatiche/#:~:text=Secondo%20la%20religione%20induista%20ci,Salvatore%20unico%2C%20assoluto%2C%20universale. Lorenzo Poli