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Palestina Anima Mundi anche a Como
Nella serata di venerdì 19 giugno è stata proposta a livello nazionale un’iniziativa “dal basso” sulla Palestina, con la partecipazione di Francesca Albanese, relatrice speciale per l’Onu sulla situazione dei territorio palestinesi occupati. L’iniziativa, che ha preso la forma di una lunga intervista on-line (condotta dal giornalista Matteo Meloni), merita qualche commento sia sull’approccio organizzativo che sui contenuti. Bisogna infatti sottolineare che questo incontro è frutto della proposta condivisa tra i “presidi stabili” per la Palestina di Cagliari e di Milano; la denominazione – tuttora ufficiosa, ma sempre più diffusa – sta a designare tutte quelle realtà che nei mesi del genocidio perpetrato contro la popolazione palestinese hanno continuato a manifestare in forme diverse, ma sempre nonviolente, con cadenza periodica (quotidiana, settimanale, quindicinale ecc.) e continuativa la propria solidarietà alla Palestina. In qualche caso l’impegno è cominciato già nel novembre 2023, a Milano nel 2025, a Como dall’inizio del 2026 e a Genova addirittura – a staffetta con un presidio per la Pace – addirittura da oltre cinque anni. Con l’intento di dare a queste tante diversissime realtà una sorta di orizzonte organizzativo condiviso (al di là dell’ovvia convergenza sul tema della Palestina) il presidio di Cagliari ha proposto questa iniziativa “comunitaria” grazie a un contatto diretto con Francesca Albanese. In pochi giorni (Como è stata contattata da Milano meno di un mese fa) il numero di realtà aderenti è cresciuto non proprio esponenzialmente, ma quasi: 60, poi 81, poi 105, poi 120; l’ultimo conto – alla vigilia della trasmissione – è arrivato alla cifra, sempre approssimativa di 175. Non tutti “presidi stabili” in effetti, ma comunque gruppi “stabilmente” impegnati a sostegno dei diritti del popolo palestinese. Il lavoro di coordinamento, generosamente condotto dalle persone di Cagliari e di Milano, poi con la collaborazione anche di altre realtà sparse sul territorio, ha permesso una prima presa di contatto “orizzontale” tra gruppi e reti sparse davvero su tutto il territorio. In una riunione-fiume, ovviamente on-line, ciascun presidio si è brevemente presentato; ognuno può fare i conti moltiplicando 30 secondi (in media) per un numero qualsiasi alto a piacere, come avrebbero detto docenti di matematica d’altri tempi. Tutti sperano che questa ricchezza di contatti, di persone, di idee trovi il modo di rafforzarsi e di dar vita a quella mobilitazione che deve riuscire a rendere giustizia al popolo palestinese, così come a tutti i popoli oppressi della Terra. È questo alla fine – per passare brevemente agli aspetti contenutistici della serata – il centro del ragionamento che ha condotto Francesca Albanese durante la sua intervista: sembra che si stia facendo poco, ma in realtà si sta facendo molto e questo poco-molto merita di diventare sempre di più. In un racconto che – a partire dalle pagine del suo ultimo libro La luce del risveglio – ha messo in evidenza tanto le analisi politiche più generali quanto le riflessioni più personali e intime, Francesca Albanese ha espresso, senza facili entusiasmi, la sua fiducia nella possibilità di riaffermare la giustizia internazionale. Anche se alla domanda, un po’ retorica, “come vede il futuro di Israele e Palestina” non ha potuto fare a meno di rispondere “non lo so”. Non ha mai rimosso i problemi, non ha dato una versione edulcorata della drammatica situazione con cui ci si deve confrontare, ha messo in evidenza le tremende responsabilità del “nostro” Occidente, l’incapacità di affrontare con decisioni coraggiose i rapporti di forza con Israele. Ha speso parole inequivocabili sulle indispensabili pratiche di boicottaggio, sanzioni e disinvestimento, che possono essere la saldatura tra le “buone pratiche” dal basso con le ponderate decisioni istituzionali: se gli stati “democratici” si decidessero a interrompere i rapporti economici e militari con lo Stato di Israele, le sue condotte criminali non potrebbero durare a lungo. Un incontro che al pubblico virtualmente presente (impossibile dire quante persone stessero assistendo all’intervista, ma moltiplicando una media di 50-100 presenti per gli oltre 150 “punti di ascolto” si arriva facilmente a 10-15 mila persone almeno) è servito a dare elementi di conoscenza e anche motivazioni di azione. Non è poco. Soprattutto pensando che questa iniziativa è stata veramente progettata e realizzata dal basso. Un’altra comunicazione è possibile, e anche a Como abbiamo dato il nostro, sia pur piccolo, contributo. Continueremo la presenza in piazza San Fedele domenica dalle 17.30 alle 18.30. L’intervento di introduzione La registrazione dell’intervista a Francesca Albanese. Immagini di Massimo Borri, ecoinformazioni, con i banchetti informativi nell’atrio del Teatro Nuovo di Como. Ecoinformazioni
June 20, 2026
Pressenza
Palestina Anima Mundi, un emozionante incontro tra Francesca Albanese e 150 presidi in tutta Italia
C’era anche il Comitato Varesino per la Palestina, tra le oltre 150 piazze, presidi e comitati che hanno partecipato all’evento di venerdì 19 giugno Palestina Anima Mundi. Promotore dell’iniziativa nazionale è stato il Presidio di Cagliari, che dall’Accademia d’Arte Vega ha organizzato un collegamento con tutte le piazza d’Italia che hanno aderito e ha agevolato la diretta sul canale YouTube di PresidioPalestinaCA. Il giornalista Matteo Meloni ha intervistato Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati in occasione della presentazione del suo ultimo libro “La luce del risveglio”. Dalle 20:00 alle 21:00 sono intervenuti diversi attivisti e personalità pubbliche per presentare la serata e portare dati, punti di vista e riflessioni sull’importanza di questo incontro. Molto emozionante la lettura di tutti i punti collegati, una vera mappa dell’Italia che si organizza e resiste. Emerge l’esigenza di non assuefarsi alle pessime notizie e trasformare l’indignazione in militanza attiva, fatta di valori, convivenza e azioni concrete. In questa occasione si è fatto riferimento anche al progetto Cagliari – Città della Pace e del Dialogo nel Mediterraneo, nato e promosso per costruire comunità e ponti di dialogo. L’intervista a Francesca Albanese ha riguardato nella prima parte la presentazione del suo libro e in un secondo momento si è dato spazio alle domande inviate dai vari comitati e presidi. Innanzitutto, la Albanese ha chiarito l’importanza del linguaggio in merito alla decolonizzazione, che non deve essere solo un vezzo linguistico, ma una presa di coscienza forte. Quando si parla dei territori palestinesi, bisognerebbe iniziare a chiamare quella terra Asia occidentale e non Medio Oriente, retaggio storico di un linguaggio nato da paesi colonizzatori, augurandosi che certi modi di pensare, come lo sguardo che si sofferma sul colore della pelle delle persone, spariscano con la nostra generazione. Matteo Meloni ha messo l’accento sulle tantissime fonti e la bibliografia riportate nel libro, citando figure importanti come Edward Wadie Said, scrittore statunitense di origine palestinese e Frantz Fanon, psichiatra francese, nato nei Caraibi, che ha analizzato le questioni raziali, da uomo nero in una terra di bianchi, dove il suo valore come persona veniva nascosto dal razzismo per il colore della sua pelle. Altro autore citato Gabor Maté,  scrittore di origini ungheresi che ha affrontato i temi dello sviluppo e dei traumi infantili e della violenza sulle persone. L’autrice ha confermato l’importanza delle fonti nella realizzazione del suo testo. Dalla Seconda Guerra Mondiale in poi, con la nascita delle Nazioni Unite, sembra che l’Occidente abbia voluto illudersi, credendo alla favola del mondo migliore dove eravamo diventati tutti più buoni, ma bisogna iniziare a fare in conti con questa falsa visione di noi stessi. Siamo in un momento storico in cui è bene prendere coscienza e cercare una visione realmente umanista del mondo, mettendo le persone al centro, garantendo uguali diritti per tutti; a questo proposito ha ricordato i numeri relativi alla distribuzione disomogenea e ingiusta della ricchezza mondiale attuale. Dovremmo tutti far parte della “Famiglia Umana”. Nel libro si cita la saga cinematografica di “Avatar” del regista James Cameron, che racconta lo scontro tra l’avidità umana e l’armonia della natura sul pianeta Pandora. Per la Albanese, soprattutto il terzo film è un inno alla resistenza attraverso l’unione delle forze dei protagonisti, così come ci può insegnare la resistenza dei palestinesi. Si è fatto riferimento al pensiero razzista nei confronti del popolo palestinese; chi, tra gli israeliani, vuole combatterlo subisce punizioni e persecuzioni. La Albanese invita alla protesta e alla resistenza e si augura un cambiamento politico che può avvenire solo grazie all’impegno di molti; non importa da che parte politica stiano, ma è necessario siano integri e incorruttibili e spera che il suo libro possa spingere le persone a impegnarsi per questo. Grazie a quello che abbiamo visto durante questi ultimi anni in Palestina, i giovani sono turbati e sdegnati e questi sentimenti possono essere un motore per evitare l’indifferenza che rende possibile un genocidio. Meloni chiede cosa ne pensa di quanto avviene nel mondo dell’informazione, delle censure e delle manipolazioni sui social da parte dei governi, in primis quello di Israele. La Albanese ha annunciato che sta preparando un rapporto proprio su questo tema che avrà come titolo “Il Mediacidio”, dove viene sottolineato che anche nei media occidentali, persino quelli considerati liberali, le informazioni vengono costantemente manipolate attraverso linee guida da adottare nel modo di comunicare, l’omissione di fatti storici, l’invenzione di fatti appositamente estremizzati, la censura e il licenziamento di giornalisti. Le è stato chiesto, da giurista, cosa pensa della Corte Internazionale di Giustizia e del Diritto Internazionale oggi. Il pensiero della relatrice è che bisognerebbe cambiare prospettiva. Dobbiamo essere consapevoli che anche in Italia ci sono ancora tante ingiustizie; ha citato i fatti del G8 della Scuola Diaz di Genova o il caso Cucchi e fatto riferimento alle tante situazioni irrisolte e ingiuste che ancora oggi, nel 2026, continuano a verificarsi nel nostro Paese. L’Italia è ricca di risorse e talenti e con l’informazione giusta e l’impegno di molti, abbiamo speranza di migliorare nel futuro per contrastare questo necro-capitalismo intento a perseguire profitti a danno dei diritti di tutti. L’appello di Albanese è quello di partecipare allo spazio pubblico con amore e cura, perché il cambiamento si vede nei gesti quotidiani, ci vuole perseveranza, sono processi lunghi che richiedono impegno e costanza: raccontare la Palestina a chi ancora non riesce a vederla, abbracciare anche la comunità ebraica che è contro al genocidio e che fatica a dissentire dal suo governo. È buona pratica la lettura e la diffusione della nostra Costituzione, che purtroppo è rimasta inattuata per decenni, ma che è frutto delle migliori intelligenze, la base del diritto italiano e che vieta il fascismo, cosa che molti hanno dimenticato negli ultimi anni. Cita Enzo Avitabile con “Tutt’ egual song’ ‘e criature” e parla di sua madre e di come nel capitolo “Nutrire” del suo libro “La luce del risveglio” ha voluto renderle omaggio con il ricordo di quando cucinava per lei e per la sua famiglia, in qualsiasi parte del mondo Francesca si trovasse, come nella classica tradizione meridionale d’Italia. Questo la porta a pensare come il Mediterraneo unisca i popoli del sud dell’Europa con quelli del Nordafrica e dell’Asia occidentale, tutti affacciati sullo stesso mare e legati tra loro. Da qui l’importanza di costruire reti trans-mediterranee. Nella seconda parte dell’intervista, si è lasciato spazio alle domande dei presidi e dei collettivi che Meloni ha riportato: Negli ultimi mesi vi è stata una mobilitazione diffusa della società civile; come trasformare questo movimento dal basso in qualcosa che possa essere portato all’attenzioni delle istituzioni? Per prima cosa ringrazio il movimento BDS (Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni contro Israele) per tutto quello che fa. È importante sostenere il contenzioso contro Leonardo Spa (partecipata dello Stato) denunciata per la vendita di armi a Israele. Occorre richiedere allo Stato che venga istituita per i lavoratori l’obiezione di coscienza contro l’economia di guerra che permetta di esimersi, sul proprio posto di lavoro, dal collaborare a un lavoro che ha come fine la guerra, la creazione di armi, la logistica di supporto alla guerra. Voglio citare i tanti portuali italiani ed elogiare il loro lavoro e le loro proteste per impedire il traffico di armi dirette a Israele e ad altri Paesi dove si violano i diritti umani. Invito a portare idee per essere attuatori della Costituzione, che porti a un multilateralismo decolonizzato e cita Sandro Pertini che si batteva per la libertà e la giustizia sociale. Chi è al governo risponde alle logiche delle lobby, la mobilitazione dal basso può fare emergere le richieste e gli interessi dei popoli. Tutte le minoranze, le persone che si battono per i diritti dei lgbtqia+, per i diritti degli animali, per il cambiamento climatico dovrebbero creare un movimento attivo. Unire le forze per respingere e curare con la cultura e l’istruzione, il razzismo dilagante e ostentato del nostro Paese. Quali sono le conseguenze delle sanzioni USA per lei e la sua famiglia? Non voglio fare la vittima, ma il peso delle sanzioni è durissimo per me e la mia famiglia.  Vivo sotto scorta, solo per aver denunciato quello che ho potuto documentare. Ma nonostante questa gestione mafiosa della politica che ha voluto punirmi, io non mi fermo. Non ho paura, perché chiedo solo giustizia contro l’apartheid palestinese e il genocidio e so di essere nel giusto. Invito a restare umani e solidali, ad appoggiarsi alla società civile, quando i governi sono contro. La politica dovrebbe essere fatta da persone integre e incorruttibili e la sfida è quella di essere “cellule di cambiamento” come il sistema immunitario umano. Cosa pensa del sionismo contemporaneo? Il sionismo che nasce come pensiero con l’obiettivo della nascita dello Stato ebraico si è trasformato nel tempo in un’ideologia contro gli arabi a livello mondiale, tanto è vero che oggi esistono il sionismo cristiano, di alcuni mussulmani, indiano e degli evangelisti americani, che hanno come obiettivo ultimo la realizzazione di Israele come una potenza regionale nell’area dell’Asia occidentale. Le organizzazioni ebraiche Pro Palestina possono migliorare la situazione in Israele? Si tratta di realtà molto piccole e coraggiose, che al momento non possono ottenere grandi risultati, ma vanno sostenute, protette e ascoltate. Cosa può dirci della situazione delle carceri palestinesi e dei 400 minori attualmente rinchiusi? Ho denunciato la gravissima situazione delle carceri israeliane, in cui dal 7 ottobre in poi dove sono detenuti 20.000 civili palestinesi, tra cui 400 bambini. All’interno delle carceri si consumano abusi di ogni tipo, torture, stupri, percosse quotidiane. L’Accordo di Associazione UE-Israele, in vigore dal 2000, subordina le relazioni e gli scambi commerciali al rispetto dei diritti umani e dei principi democratici. Cosa altro deve succedere perché Israele venga fermato? Cosa stanno aspettando l’Europa e l’Italia per fermare le relazioni commerciali con Israele? Restando indifferenti a quello che succede nelle carceri israeliane siamo tutti complici. Chi si può immaginare come soggetto terzo che possa guidare la fase di ricostruzione dopo la guerra tra Israele e Palestina? Mi fa paura pensare che a gestire il post-guerra sia un soggetto mosso solo dal potere economico. Dovrebbe essere il diritto a guidare la ricostruzione. I palestinesi si rimetteranno in piedi da soli, ma devono essere certi che Israele se ne vada dai territori occupati e che vengano riconosciuti i danni e i torti subiti come popolo in tutti questi anni. Anche alcuni membri delle Autorità palestinesi sono parte dell’occupazione se non agiscono in nome e a difesa del popolo palestinese. Cosa pensa che accadrà in Palestina nel futuro prossimo? Per prima cosa occorre portare cibo, assistenza e cura alla popolazione che è allo stremo. Abbattere i muri, instaurare una forza di pace per la ricostruzione e creare un mausoleo nella terra di Gaza che testimoni il genocidio. Dare giustizia al popolo palestinese. Anche dopo il nazismo fu difficile pubblicare “Se questo è un uomo” di Primo Levi, per la rimozione che creava nelle persone quella tragedia storica. Oggi dobbiamo testimoniare, parlarne, informare. Ci vuole un forte impegno da parte di tutti. L’intervista si è conclusa con un sentito ringraziamento a tutti i presidi presenti e l’invito di Francesca Albanese a partecipare alle presentazioni del suo libro che a breve si terranno in tutta Italia. Monica Perri
June 20, 2026
Pressenza
“PALESTINA ANIMA MUNDI”: OLTRE 150 I PRESIDI COLLEGATI CON FRANCESCA ALBANESE VENERDÌ 19 GIUGNO
Continua a crescere il numero delle piazze e delle sale pubbliche che la sera di venerdì 19 giugno hanno aderito all’iniziativa “Palestina Anima Mundi”. La mappa riportata nel link qui sotto sotto permette di vedere dove saranno le sale in cui si proietterà l’incontro. Questa volta Francesca Albanese non parlerà in una rete televisiva, in una sala o in una piazza: per presentare il suo nuovo libro “La luce del risveglio. Dalla Palestina al mondo intero”, avrà davanti a sé oltre 150 gruppi piccoli e grandi i quali, grazie a questa occasione, si sono messi in rete. “Tutte queste realtà in città piccole o grandi, in piccoli paesi, in montagna, al mare e in riva a un lago ora sanno di non essere sole. Lo si immaginava già, ma ora sappiamo che siamo tanti e tante a manifestare per Gaza. Saremo più forti di prima. Spingeremo insieme per mandare a casa i soldati israeliani e aprire le carceri che traboccano di prigionieri politici”. Andrea De Lotto animatore del Presidio per la Palestina di Milano che questa settimana ha scavallato l’anno e nostro collaboratore Ascolta o scarica  https://www.pressenza.com/it/2026/06/ecco-le-sale-per-lincontro-con-francesca-albanese-venerdi-19-giugno/  
June 18, 2026
Radio Onda d`Urto
Ecco le sale per l’incontro con Francesca Albanese venerdì 19 giugno
Il 19 giugno alle 20:30 ci sarà la dimostrazione di come in Italia la solidarietà con il popolo palestinese non si sia mai fermata, come un movimento carsico arrivi ovunque e sia sempre pronto ad attivarsi. E’ bastato poco e in meno di un mese le realtà che hanno aderito all’iniziativa Palestina Anima Mundi sono cresciute rapidamente e ancora chiedono di aggiungersi, tanto che la cartina non riesce a dare conto del numero in continuo aumento. La mappa riportata sotto permette di vedere dove saranno le sale in cui si proietterà l’incontro. Questa volta Francesca Albanese non parlerà in una rete televisiva, in una sala o in una piazza: per presentare il suo nuovo libro “La luce del risveglio. Dalla Palestina al mondo intero”, avrà davanti a sé oltre 130 gruppi piccoli e grandi i quali, grazie a questa occasione, si sono messi in rete e già questo è un fatto importantissimo. Tutte queste realtà in città piccole o grandi, in piccoli paesi, in montagna, al mare e in riva a un lago ora sanno di non essere sole. Lo si immaginava già, ma ora sappiamo che siamo tanti e tante a manifestare per Gaza. Saremo più forti di prima. Spingeremo insieme per mandare a casa i soldati israeliani e aprire le carceri che traboccano di prigionieri politici.    Andrea De Lotto
June 18, 2026
Pressenza