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Zohran Mamdani: “Benjamin Netanyahu è un criminale di guerra, ma la mia amministrazione non ha l’autorità per arrestarlo”
Di seguito il discorso del sindaco di New York Zohran Mamdani, in cui ammette di non avere l’autorità di ordinare l’arresto di Benjamin Netanyahu, ma lo definisce comunque un criminale di guerra che non è benvenuto a New York: “Benjamin Netanyahu è un criminale di guerra, l’artefice di un terribile genocidio contro la popolazione palestinese. È responsabile della morte di oltre 73.000 persone, della sofferenza e delle malattie di decine di migliaia di bambini, compresi quelli sopravvissuti che vengono amputati senza anestesia. È responsabile della distruzione di ospedali, reparti di neonatologia e centri di assistenza materna, privando anche i più piccoli della possibilità di vivere. È responsabile della morte di innumerevoli persone ridotte alla fame mentre venivano bloccati gli aiuti umanitari e i rifornimenti alimentari destinati alla popolazione. È responsabile dell’uccisione di centinaia di operatori umanitari e giornalisti. E questo è solo l’ultimo capitolo. Le Nazioni Unite hanno confermato che i bambini palestinesi continuano a essere deliberatamente presi di mira e uccisi dalle forze armate israeliane, molti mesi dopo gli eventi del 7 ottobre. L’elenco potrebbe continuare ancora a lungo. Tutti noi, come americani, stiamo finanziando le bombe che provocano queste uccisioni. C’è un motivo se la Corte Penale Internazionale ha emesso un mandato di arresto nei suoi confronti. Come esseri umani, abbiamo impiegato generazioni per costruire una coscienza giuridica internazionale secondo cui esistono crimini così gravi da offendere l’intera umanità. Chiunque guardi con gli occhi, con il cuore e con onestà ciò che è accaduto dovrebbe riconoscere la devastazione provocata e comprendere che questi fatti devono essere giudicati da un tribunale. Come ho già detto, sono d’accordo con la Corte Penale Internazionale: Benjamin Netanyahu dovrebbe essere arrestato e processato per i crimini di cui è accusato, come dovrebbe accadere a chiunque altro sia destinatario di un mandato della Corte. La mia amministrazione ha esaminato ogni possibilità prevista dalla legge per stabilire se la città di New York potesse dare esecuzione al mandato di arresto della Corte Penale Internazionale nel caso in cui Benjamin Netanyahu si recasse qui. È evidente che non disponiamo dell’autorità legale necessaria per farlo. Questa competenza appartiene al governo federale, e chiedo a quest’ultimo di collaborare con la Corte Penale Internazionale e di dare esecuzione al mandato. Voglio essere altrettanto chiaro su un altro punto: Benjamin Netanyahu non è il benvenuto a New York, così come non lo è nessun altro criminale di guerra. Non possiamo fermare da soli il genocidio, ma possiamo decidere se il nostro silenzio diventerà un’altra arma oppure utilizzare ogni strumento a nostra disposizione per difendere l’umanità e la dignità di ogni essere umano. Questo è il mio impegno nei vostri confronti.” Anna Polo
July 23, 2026
Pressenza
Bombardare sperando che serva a qualcosa
Dopo otto notti di bombardamento si può certamente dire che la guerra (israelo-)americana contro l’Iran è ricominciata su grande scala. Del resto era l’unica cosa vera detta da Trump da quando è nato, in una lettera al Congresso per rispettare l’obbligo di legge che fa scattare – di nuovo, dopo […] L'articolo Bombardare sperando che serva a qualcosa su Contropiano.
July 19, 2026
Contropiano
Zohran Mamdani è pronto a chiedere l’arresto di Netanyahu se andrà a New York per l’Assemblea Generale dell’ONU
Il sindaco di New York Zohran Mamdani ha dichiarato che sta valutando la possibilità di chiedere l’arresto per il premier israeliano Benjamin Netanyahu qualora si rechi nella città a settembre per partecipare all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. “Credo che il Primo Ministro Netanyahu debba essere processato all’Aia”, ha affermato il sindaco durante la trasmissione The Interview del New York Times, riferendosi al mandato di arresto emesso dei suoi confronti e di quelli dell’ex Ministro della Difesa Yoav Gallant dalla Corte Penale Internazionale per presunti crimini di guerra commessi nella Striscia di Gaza. “È un criminale di guerra e dopo quello che il suo governo ha fatto negli ultimi anni questa è un’opinione condivisa da molti.” Mamdani ha sempre criticato duramente la politica di Israele. Durante la campagna elettorale aveva promesso, se fosse diventato sindaco, di ordinare l’arresto di Netanyahu nel caso avesse visitato la città. Ora ha chiesto il parere dell’ufficio legale della città e avviato delle consultazioni per capire se il sindaco ha l’autorità di ordinare alla polizia locale l’arresto di un capo di stato straniero. “Faremo tutto ciò che la legge ci consente di fare a New York, ma non scriveremo nuove leggi per raggiungere questo obiettivo”, ha precisato. La reazione di Netanyahu non si è fatta attendere: come al solito ha accusato il sindaco di essere un sostenitore di Hamas e un nemico di Israele.       Anna Polo
July 18, 2026
Pressenza
Libertà per il prof Centrone e tutti gli attivisti arrestati: uniba non può rimanere in silenzio!
Come studenti di Cambiare Rotta chiediamo a Uniba e al rettore Bellotti di esprimersi per la liberazione del prof Domenico Centrone, professore della nostra università, e degli attivisti della Global Sumud Convoy, oltre all’interruzione di ogni accordo con Israele. La brutalità a cui assistiamo oggi non sorge dal nulla, ciò […] L'articolo Libertà per il prof Centrone e tutti gli attivisti arrestati: uniba non può rimanere in silenzio! su Contropiano.
May 27, 2026
Contropiano
Padova. Processo per direttissima per quattro attivisti. Abuso di potere dei carabinieri
E’ stato convalidato l’arresto per quattro compagni fermati dai carabinieri a Padova nella tarda serata di mercoledì. Il processo per direttissima è stato fissato per giovedì ore 13.30. In concomitanza solidali del CS Pedro e di altre realtà cittadine, si ritroveranno in presidio davanti al Tribunale. Tutto è iniziato con un “controllo ordinario” a poche decine […] L'articolo Padova. Processo per direttissima per quattro attivisti. Abuso di potere dei carabinieri su Contropiano.
April 16, 2026
Contropiano
PADOVA: 4 ATTIVISTI AGGREDITI DAI CARABINIERI E A PROCESSO PER DIRETTISSIMA
Convalidato l’arresto per quattro compagni fermati dai carabinieri a Padova nella tarda serata di mercoledì. Il processo per direttissima è stato fissato per giovedì ore 13.30. In concomitanza solidali del CS Pedro e di altre realtà cittadine, si ritroveranno in presidio davanti al Tribunale. Tutto è iniziato con un “controllo ordinario” a poche decine di metri dal centro sociale, “zona rossa” a Padova. Da poco si era conclusa un’assemblea per organizzare la festa del 25 aprile. Un’auto con a bordo “un paio di persone” che avevano partecipato all’assemblea, si ferma in un tabaccaio in via Annibale da Bassano quando immediatamente sopraggiungono due pattuglie dei carabinieri che “aprono violentemente le porte della macchina e intimano l’identificazione” dei presenti, che non resistono e forniscono i documenti. I carabinieri decidono di procedere con una perquisizione personale e all’auto, senza rilevare alcunché. In seguito gli animi si scaldano e i carabinieri “strattonano bruscamente un compagno bloccandolo a terra e schiacciandolo fisicamente”, in puro stile “George Floyd”, come ha raccontato ai nostri microfoni Nando, giunto dal vicino Pedro in quegli istanti. Con lui arrivano diversi altri compagni e compagne che non avevano ancora lasciato il centro sociale. Tanti i testimoni già presenti sul posto, in una strada particolarmente frequentata e che avevano notato la situazione. Dopo aver “schiacciato la faccia a terra”, il compagno fermato viene caricato su una volante e portato via da altri carabinieri giunti sucessivamente sul posto, “in totale erano quattordici”. Le persone solidali intervengono e si mettono in mezzo alla strada per placare la situazione che però “degenera”: i carabinieri picchiano con pugni e calci, usano spray al peperoncino. Infine procedono con il fermo di altri tre compagni senza rilasciare per tutta la notte alcuna comunicazione ai legali. Soltanto questa mattina è arrivata la notizia della convaldida dell’arresto e del processo per direttissima. “Non è il primo episodio del genere nella zona rossa”, non solo contro attivisti e attiviste, ma anche verso altre persone. Con il presidio di questo pomeriggio si chiede “il rilascio immediato” dei compagni arrestati e “di iniziare una campagna contro gli abusi in divisa dei carabinieri di Padova”. La testimonianza di Nando, compagno del centro sociale Pedro. Ascolta o scarica
April 16, 2026
Radio Onda d`Urto
FRANCIA: L’EURODEPUTATA FRANCO-PALESTINESE RIMA HASSAN ARRESTATA POI RILASCIATA PER “APOLOGIA DI TERRORISMO”
L’eurodeputata franco-palestinese Rima Hassan è stata fermata ieri con l’accusa di apologia del terrorismo, per un tweet che citava le parole di Kōzō Okamoto, ex membro dell’Armata Rossa Giapponese, che nel 1972 partecipò all’assalto contro l’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv. A denunciare la Hassan un eurodeputato del partito di Marine Le Pen, l’estrema destra francese, figlia dei reduci del regime di Petain, che collaborò con i nazisti nel deportare gli ebrei francesi e che ora accusano di “antisemitismo” la Hassan, già a bordo, lo scorso autunno, della Freedom Flotilla verso Gaza. Oggi pomeriggio l’eurodeputata de La France Insoumise – poi rilasciata, dal momento che non c’era alcun motivo reale e legale per arrestarla – terrà una conferenza stampa insieme al suo avvocato. Un arresto che si spiega, secondo il nostro collaboratore Vladimir Nieddù, come l’ennesimo “tentativo di dividere la sinistra francese” e di sedare il movimento solidale con la Palestina, anche in vista della nuova partenza della Global Sumud Flotilla. Da Lille, Vladimir Nieddù, de La France Insoumise e Movimento popolare per la salute. Ascolta o scarica
April 3, 2026
Radio Onda d`Urto
Arrestati a Tunisi cinque organizzatori della Global Sumud Flotilla
Dopo la violenta repressione preventiva e punitiva dei giorni scorsi, in questo momento sono ancora in stato di arresto a Tunisi, dove si era riunito il comitato direttivo della Global Sumud Flotilla, sei organizzatori tunisini. Un’attivista ha riportato la frattura di un braccio. Nessuno si aspettava un intervento del reparto antiterrorismo tunisino, anche perché si sta preparando una missione nonviolenta nel pieno rispetto della legalità internazionale. Questa situazione allucinante e inaccettabile segna un cambio di passo nella complicità dei governi con il regime criminale di Netanyahu, che ha chiuso di nuovo i valichi per Gaza impedendo il passaggio di aiuti umanitari. Gaza è un campo di sterminio e la Global Sumud Flotilla vuole portare un sollievo concreto alle famiglie palestinesi stremate dalla fame. Il governo italiano complice del genocidio si appresta a varare una legge bavaglio per impedire qualsiasi critica a Israele, accusando di antisemitismo chiunque osi raccontare la verità dei fatti. Riportiamo una sintesi del comunicato del 6 marzo della Global Sumud Flotilla: “La Global Sumud Flotilla (GSF) condanna fermamente l’arresto, avvenuto oggi, degli organizzatori tunisini locali della GSF Wael Nouar, Jawaher Channa, Nabil Chanoufi, Sana Msahli e Mohammed Amin Belnour, trattenuti a Sidi Bou Said (Tunisia) dall’unità antiterrorismo della polizia tunisina. L’arresto fa seguito a una serie di azioni allarmanti da parte delle autorità tunisine avvenute negli ultimi giorni, che hanno preso di mira attività pacifiche di solidarietà con Gaza legate alla Global Sumud Flotilla. Il 4 marzo, la polizia tunisina ha impedito con la violenza a una delegazione di oltre venti membri del comitato direttivo della GSF, nonché ad organizzatori locali e internazionali, di arrivare al porto di Sidi Bou Said, dove avevano programmato di incontrare e ringraziare i lavoratori portuali tunisini che hanno mostrato solidarietà alla Palestina e sostenuto la flottiglia. L’incontro era stato pianificato in anticipo e disponeva delle autorizzazioni richieste dalle autorità tunisine. Tuttavia, poco prima dell’inizio dell’azione, i permessi sono stati revocati bruscamente senza alcuna spiegazione. L’arresto degli organizzatori tunisini della GSF, insieme alla ripetuta sospensione degli incontri legali, rappresentano un’escalation profondamente preoccupante e un’inquietante deviazione dalla lunga storia di solidarietà pubblica della Tunisia con il popolo palestinese e dagli sforzi internazionali a sostegno di Gaza. La Global Sumud Flotilla chiede un chiarimento immediato sulle circostanze di questi arresti e il rapido rilascio degli attivisti. Nonostante queste azioni, la nostra missione rimane invariata. Questa primavera lanceremo nuovamente una storica missione civile dal Mediterraneo a Gaza per sfidare l’assedio israeliano e sostenere il popolo palestinese. Confidiamo che il popolo tunisino, la cui solidarietà con la Palestina è sempre stata forte e visibile, svolgerà ancora una volta un ruolo fondamentale in questo sforzo storico”. Redazione Italia
March 9, 2026
Pressenza
L’ICE arresta senza mandato una studentessa della Columbia University. L’intervento di Mamdani la libera
La mattina di giovedì 26 febbraio la studentessa della Columbia University Elmina “Ellie” Aghayeva, originaria dell’Azerbaigian, è stata arrestata a New York dagli agenti dell’ICE, che si erano introdotti nel suo edificio residenziale fuori dal campus senza mandato. La presidente ad interim della Columbia, Claire Shipman, ha dichiarato che le telecamere di sicurezza hanno ripreso gli agenti nel corridoio mentre mostravano le foto di un bambino scomparso, la falsa motivazione usata per avere accesso all’edificio. Aghayeva ha pubblicato un post sul suo arresto quella mattina presto su Instagram, scrivendo: “Il Dipartimento della Sicurezza Interna mi ha arrestata illegalmente. Aiutatemi, per favore.” I primi a muoversi per denunciare l’arresto sono stati gli amici della studentessa, che giovedì pomeriggio hanno organizzato un raduno all’entrata dell’università, con la partecipazione di circa duecento persone. Il rilascio di Elmina Aghayeva è avvenuto poco dopo che il sindaco di New York City Zohran Mamdani ha fatto appello direttamente al presidente Trump, durante la sua seconda visita alla Casa Bianca dopo la storica vittoria elettorale di novembre. “Ho appena parlato al telefono con il Presidente Trump. Gli ho espresso la mia preoccupazione per la detenzione della studentessa della Columbia Elmina Aghayeva, arrestata dall’ICE stamattina. Il presidente mi ha appena informato che sarà immediatamente liberata” ha scritto in seguito il sindaco di New York su X. La Columbia University ha confermato la notizia in un post sempre su X, dicendosi “sollevata ed emozionata per il rilascio della studentessa”. Zohran Mamdani ha anche consegnato al capo di gabinetto della Casa Bianca Susie Wiles un elenco con i nomi di quattro studenti attuali ed ex studenti presi di mira dalle autorità federali per l’immigrazione e ha chiesto all’amministrazione di aiutare a chiudere i loro casi. Si tratta di Mahmoud Khalil, Yunseo Chung, Mohsen Mahdawi e Leqaa Kordia, tutti arrestati dopo aver partecipato a proteste a favore della Palestina. Leqaa Kordia è l’unica ancora in carcere, a quasi un anno dal suo arresto, in una prigione dell’ICE in Texas. Prima dell’intervento di Mamdani anche la governatrice democratica dello Stato di New York Kathy Hochul aveva criticato duramente l’irruzione degli agenti dell’ICE in uno spazio universitario e chiesto il rilascio della studentessa. “Nessuno dovrebbe scomparire per mano del governo. Nessuno studente dovrebbe essere portato via dal proprio dormitorio con l’inganno. Questi incidenti richiedono un’indagine indipendente e una reale assunzione di responsabilità. New York non si girerà dall’altra parte.” Fonti: Democracy Now! The New York Times Anna Polo
February 28, 2026
Pressenza