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“VERITA E GIUSTIZIA PER FAKIR”: MANIFESTAZIONI IN TUTTA ITALIA
Dopo la manifestazione di migliaia di persone, lunedì, a Bologna, e gli scontri con la polizia, ieri sera anche a Milano in migliaia si sono radunati davanti alla Prefettura e sono poi partiti in corteo al grido di “verità e giustizia per Abderrahim Fakir“, lavoratore 42enne di origine marocchina ucciso domenica da due agenti di polizia nel quartiere Pilastro del capoluogo emiliano. Il racconto della manifestazione nel capoluogo lombardo con Selam del centro sociale Cantiere. Ascolta o scarica Anche a Brescia, come in molte altre città italiane, ieri sera un corteo di diverse centinaia di persone è partito da Piazza Rovetta, ha percorso alcune vie del centro storico, transitando davanti alla Prefettura per poi concludersi nel quartiere Carmine. L’intervento di Umberto Gobbi dell’Associazione Diritti per tutti. Ascolta o scarica L’intervento di Driss Ennya, della Federazione delle associazioni bresciane dei migranti. Ascolta o scarica L’intervento di Gitanjali del Collettivo Onda Studentesca. Ascolta o scarica L’intervento di Arona del CASEB, Coordinamento Associazioni Senegalesi. Ascolta o scarica L’intervento di Giorgio Cremaschi di Potere al Popolo. Ascolta o scarica Nel frattempo, per i due agenti che hanno soffocato Abderrahim Fakir, e per quattro operatori del 118 che sono rimasti a guardare, è scattato lo scudo penale introdotto dai pacchetti sicurezza del governo Meloni. La Procura di Bologna sta accertando le loro posizioni attraverso la visione di diversi video che riprendono l’interminabile agonia dell’uomo immobilizzato a terra dagli agenti. Nel capoluogo emiliano è stata intanto convocata un’assemblea pubblica per continuare la mobilitazione. L’appuntamento è fissato per questa sera alle 19 in Piazza Lucio Dalla, alla Bolognina. Gli aggiornamenti da Bologna con Federico, della nostra redazione emilianoromagnola. Ascolta o scarica Anche a Verona presidio ieri sera per Abderrahim Fakir, duecento persone e due ore di interventi in piazza dei Signori, davanti alla Prefettura. Sono state denunciate le analogie con il caso Moussa Diarra e sono state anche ricordate le violenze alla questura scaligera del 2023. L’intervento di Jacopo Rui dell’associazione One Bridge To, tra le promotrici dell’iniziativa. Ascolta o scarica L’intervento di Eleonora Puglisi del Comitato Verità e Giustizia per Moussa Diarra. Ascolta o scarica L’intervento di Lahsen Lessen Ouftallah del Laboratorio Autogestito Paratod@s. Ascolta o scarica L’intervento di Alessandro di Radio Eustachio. Ascolta o scarica
July 22, 2026
Radio Onda d`Urto
VERONA: IN 4MILA PER IL TUMULTO PRIDE. DENUNCIATE MOLTEPLICI AGGRESSIONI AI MARGINI DELLA MANIFESTAZIONE
Nella prima serata di sabato 27 giugno 2026 a Verona, alla fine di un corteo “tumultuoso”, colorato e partecipato da 4mila persone, 4 persone hanno denunciato di essere state aggredite tra il centro storico e il quartiere di Borgo Trento, dove si era concluso il Pride. A renderlo noto la stessa Rete Tumulto Pride che in un comunicato parla di “intimidazioni e offese” a carattere fascista e omolesbobitransfobico. Due attivisti della Rete Verona per la Palestina e dell’organizzazione del Pride, hanno denunciato ai nostri microfoni di aver subito le aggressioni semplicemente perché portavano con loro la bandiera della Palestina. Gigi, 60 anni, attivista veronese di lunga data ma il cui volto non è particolarmente noto, è stato avvicinato da un trentenne in piazzetta Municipio, in pieno centro storico. L’uomo ha sottratto una bandiera della Palestina di 4 metri per 3, che Gigi stava riportando a casa dopo il corteo. Erano circa le ore 20. L’aggressore si è prontamente infilato in un piccolo vicolo poco frequentato ed ha aspettato Gigi “in posizione da boxer, coi pugni alzati”. Nel frattempo è stato raggiunto da tre sodali e a quel punto Gigi ha deciso di andarsene. Dopo un confronto con compagne e compagni, ha sporto denuncia. Anche Antonella, della Rete Tumulto Pride, è stata aggredita dopo il corteo per ben tre volte in una decina di minuti. Era di ritorno dal corteo nei pressi del ponte della Vittoria, altra zona centrale e molto frequentata. In compagnia di figlio e figlia adolescenti, ha chiesto a quest’ultima di fotografarla con la bandiera della Palestina. Immediatamente è stata insultata pesantemente da un uomo, anch’esso accompagnato da due figli, uno dei quali ha cercato di farlo desistere. Accusato il colpo, dopo pochissimi minuti è stata fermata da una moto “che viaggiava a velocità ridotta e sembrava circumnavigasse la zona. L’uomo a bordo ha iniziato a inveire” ordinando di chiudere la bandiera della Palestina, per poi tagliare la corda. Terza aggressione è avvenuta immediatamente dopo da parte di una dozzina di adulti che hanno iniziato “ad additarci ed insultarci”, racconta Antonella. Uno di loro ha fatto cenno di “attraversare la strada, salvo poi essere trattenuto da un altro del gruppo”, che ha poi proseguito. “Ho pensato che non fosse casuale” ha detto Antonella e “ho avuto conferma, dopo un confronto con Gigi, che le aggressioni fossero frutto di un clima di caccia all’uomo” da parte di simpatizzanti dell’estrema destra che evidentemente erano presenti numerosi nelle zone adiacenti alla piazza finale della manifestazione. Il bilancio della giornata di festa e di lotta con Giovanni Zardini della Rete Tumulto Pride. Ascolta o scarica La testimonianza di Gigi, della Rete di Verona per la Palestina. Ascolta o scarica La testimonianza di Antonella, della Rete Tumulto Pride. Ascolta o scarica Il Comunicato di lunedì 29 giugno inviato in redazione dalla Rete Tumulto Pride in merito alle aggressioni.  INTIMIDAZIONI, OFFESE E INSULTI AL TUMULTO PRIDE 2026. Se analizziamo questo Tumulto Pride 2026 dal punto di vista della continuità di un progetto politico nato lo scorso anno, possiamo affermare che il percorso compiuto dalle associazioni e dalle soggettività che lo hanno portato per le vie di Verona sabato 27 giugno è stato importante oltre che entusiasmante. Chi era in piazza con noi sabato ha percepito l’importanza del progetto. L’energia che si respirava era potente e i contenuti, portati in piazza anche da altre città, erano quelli alla base del manifesto politico del Tumulto Pride e perciò profondamente sentiti e convincenti. Ma dobbiamo anche segnalare alcuni episodi allarmanti che si sono verificati durante e dopo il corteo terminato in Piazza Vittorio Veneto, che hanno coinvolto partecipanti e volontariɜ della Rete Tumulto Pride, presɜ di mira da insulti e intimidazioni fasciste ed omolesbobitransfobiche. Un compagno che portava simboli della lotta del popolo palestinese, mentre tornava a casa è stato oggetto di una aggressione verbale che per poco non è diventata fisica. In un vicolo isolato in pieno centro città gli è stata strappata di mano la bandiera della Palestina ed è stato insultato per il suo impegno. L’episodio, che lo ha visto da solo di fronte a quattro aggressori, sarebbe potuto finire molto peggio se non avesse avuto la prontezza di andarsene. Una donna appartenente alla Rete Tumulto, mentre attraversava il ponte della Vittoria per tornare a casa, è stata aggredita verbalmente da alcuni passanti alla presenza dellɜ figliɜ. Unə fotografə ufficiale volontariə è statə oggetto di insulti omolesbobitransfobici da parte di suoi connazionali che evidentemente non accettavano che anche una persona  migrante possa partecipare orgogliosamente a un Pride. Anche un’altra persona ci ha segnalato via messaggio di essere stata oggetto di insulti tipo “frocio di merda” mentre stava tornando a casa dopo il corteo. Abbiamo raccontato naturalmente solo i fatti di cui abbiamo avuto testimonianza diretta. Un’altra considerazione è relativa all’aver visto un enorme spiegamento di forze dell’ordine, crediamo di poter dire mai cosi tante per un Pride a Verona. Sappiamo bene come siamo stati accoltɜ da una parte della città, tuttɜ eravamo consapevoli che in Piazza Vittorio Veneto un nutrito gruppi di fascisti si era radunato in un bar noto per le frequentazioni di estrema destra. La Rete Tumulto si è prodigata per liberare la piazza ben prima delle ore 21.00 concordate con la Questura, e uno dei motivi era proprio la salvaguardia della nostra sicurezza, l’impegno a non lasciare nessunə solə in balia di possibili aggressioni. Lo svuotamento veloce della piazza ha funzionato bene anche grazie al servizio di navette che avevamo organizzato. In questi due giorni successivi al Pride gli attacchi sono proseguiti su stampa e social, con pubblicazione di foto dove lɜ attivistɜ del Tumulto Pride che vengono presɜ di mira individualmente nel testo sono ben riconoscibili, a rischio quindi di diventare a loro volta vittime di aggressioni fasciste e omolesbobitransfobiche. Tutto ciò ci dice una sola cosa, che di Pride come il Tumulto c’è un grande bisogno a Verona. Ci impegniamo per questo a proseguire il progetto anche nel 2027. Esprimiamo vicinanza e solidarietà  a tutte le persone che hanno subito violenza durante e dopo il corteo, e vogliamo dire loro NON  MOLLATE, NON SIETE SOL* RETE TUMULTO PRIDE
June 29, 2026
Radio Onda d`Urto
Tumulto Pride Verona 2026
Sabato 27 giugno Verona ospiterà Tumulto Pride, il Pride cittadino che nasce dal basso e restituisce spazio e voce a chi spesso viene esclus* dalle narrazioni dominanti. Privo di sponsor, Tumulto Pride è un'iniziativa intersezionale, antifascista e radicata nella comunità. Quest’anno, in un contesto politico sempre più segnato da forze regressive che impongono politiche di chiusura, riarmo e riscrittura del presente e del passato, Tumulto Pride mette al centro la lotta contro i fascismi imperanti. Ne parliamo con un compagno.
June 27, 2026
Radio Onda Rossa
VERONA: SABATO TUMULTO PRIDE. “POLITICO, INDIPENDENTE” E NUOVAMENTE MINACCIATO DALL’ESTREMA DESTRA
Sabato 27 giugno torna “Tumulto”, il Pride “politico, indipendente, completamente autofinanziato e senza sponsor” della città di Verona. Concentramento ore 16 in piazza Bra. Il corteo che sfilerà per 3 chilometri si concluderà in piazza Vittorio Veneto, nel quartiere di borgo Trento, roccaforte della “Verona bene”. La “Verona bene” che torna a mobilitarsi contro il Pride. Infatti l’estrema destra organizza nel primo pomeriggio un “Corteo in difesa della famiglia” che partirà dal centro storico, vicino a dove passerà anche il Tumulto. L’organizzazione del Tumulto Pride è anche stata “diffidata” dall’associazione cattolica integralista Cristus Rex, che da qualche anno aveva smesso di interessarsi al Pride cittadino. In aggiunta, nei giorni scorsi sono state numerose le polemiche e gli scambi di accuse tra la Rete Tumulto Pride e altre organizzazioni della galassia LGBTQIA+ cittadina: Arcigay, UDU e Yanez Verona si sono aggiunte al corteo all’ultimo minuto e senza aver partecipato al percorso organizzativo che dura da mesi. Hanno anche annunciato una festa finale “alternativa” a quella ufficiale. Tumulto Pride si concluderà con il “Queer party” presso il Festival Paratod@s a Quinzano, in via Villa 25. La serata sarà animata da Yung Paninaru, artista queer neuro divergente che mescola sonorità elettroniche e linguaggi dissacranti, seguita dal DJ set di The Drop DJ. La festa continuerà fino a tarda notte. Giovanni Zardini e Andrea Viceré della Rete Tumulto Pride presentano la giornata sulle nostre frequenze. Ascolta o scarica Leggi il comunicato stampa del Tumulto Pride 2026
June 25, 2026
Radio Onda d`Urto
A VERONA TORNA IL FESTIVAL PARATOD@S: MUSICA, DIBATTITI, SOCIALITÀ E “CUCINA FELICE”
  Da giovedì 25 giugno a domenica 5 luglio, torna il Festival Paratod@s. La location è sempre la stessa, i giardini di via Villa 25 nella frazione di Quinzano, a Verona. Un festival che rappresenta il punto di convergenza delle tante attività autogestite che si svolgono durante l’anno al Laboratorio Autogestito Paratod@s, “un laboratorio aperto di pratiche, linguaggi e resistenze, sempre in direzione ostinata e contraria rispetto al contesto culturale e politico che ci circonda”. Il Festival si articola durante undici giorni densi di “incontri, musica, teatro, dibattiti ed azioni collettive per immaginare e praticare altri mondi possibili, transfemministi, antirazzisti e solidali”. Protagonista di questa quinta edizione del Festival è la “cucina felice”, totalmente vegetariana, che utilizza unicamente prodotti di stagione e della zona, “un modo di fare politica dal basso”. La Folaga Rossa, azienda agroecologica gestita da compagne e compagni nella zona del Parco dell’Adige, è infatti il principale fornitore del Festival. Le coltivazioni della Folaga Rossa sono sostenibili, crescono senza utilizzare pesticidi né fertilizzanti chimici, rispettano lavoratori e lavoratrici. Con il risultato di offrire al Festival dei prodotti buoni e genuini! La presentazione del Festival con Vincenzo del Laboratorio Autogestito Paratod@s. Ascolta o scarica
June 23, 2026
Radio Onda d`Urto
Il Community Center Verona di One Bridge To: presentato il Report 2025
One Bridge To- (in origine One Bridge to Idomeni) compie dieci anni di attività e presenza sulla Rotta Balcanica, in Grecia e a Verona, e ha deciso di festeggiarli con un calendario fitto di iniziative nel periodo a ridosso del 20 giugno, la Giornata Mondiale del Rifugiato 2026. Ph: Presentazione del Report 2025 Tra queste, il 18 giugno, ha presentato il Report di Attività 2025 del Community Center Verona 1, il progetto che dal 2022 opera in Via Campo Marzo 32 con cinque sportelli integrati, una scuola di italiano, uno sportello psicologico e il progetto di community matching TRAME. I numeri del rapporto raccontano da soli l’importanza che progressivamente ha assunto questo spazio. Nel 2025, si legge nel report, ci sono stati 1.853 accessi agli sportelli, 731 persone distinte raggiunte, 517 nuove. Una crescita del 69% rispetto ai 1.095 accessi e alle 435 persone del 2024. Numeri, precisa Edoardo Garonzi, Presidente di One Bridge To- ETS, che «non misurano il nostro successo, bensì l’ampiezza di un bisogno che il sistema pubblico fa sempre più fatica a soddisfare». Il profilo di chi varca la porta di Via Campo Marzo è quello di una marginalità stratificata e spesso irrisolta. Al primo accesso, il 31% era richiedente protezione internazionale, il 27% era senza fissa dimora, il 69% era disoccupato. Quasi due utenti su tre hanno tra i 21 e i 40 anni: la fascia d’età in cui, come scrive il report, «si prendono le decisioni che strutturano il resto della vita». Il fatto che quegli anni si trascorrano in attesa di un appuntamento in Questura, in dormitorio, senza residenza e senza contratto «non è un’emergenza temporanea: è una perdita di tempo che non si recupera». UNO SPORTELLO CHE NON SI OCCUPA SOLO DI BUROCRAZIA Lo Sportello Socio-Legale è il cuore operativo del Community Center (CC): 800 accessi nel 2025, 401 utenti unici, con il problema dominante legato ai permessi di soggiorno (313 accessi, il 39% del totale delle pratiche legali). I tempi della Questura di Verona per i rinnovi hanno superato l’anno, lasciando le persone in un limbo in cui sono tecnicamente regolari ma di fatto bloccate. Come ricorda l’équipe multidisciplinare che ha redatto il report, «quattro colloqui su cinque si traducono in una presa in carico diretta»: il CC tende a non delegare verso l’esterno, spesso perché i servizi a cui si dovrebbe rinviare presentano barriere che li rendono inaccessibili a chi ne avrebbe più bisogno. Trasversale a tutti gli sportelli è il tema della residenza anagrafica. Senza iscrizione non si aggiorna il permesso di soggiorno di lungo periodo, non si ottiene la carta d’identità, non si attiva lo SPID, non si accede ai servizi digitali della Pubblica Amministrazione. «Il cerchio si chiude su se stesso», denuncia il report. L’indirizzo convenzionale assegnato ai senza dimora a Verona per l’iscrizione anagrafica è Via Olimpio Vianello, dedicata a un ex gondoliere veneziano senza casa che nella notte dell’8 dicembre 1990 fu picchiato a morte sotto il porticato dell’ex Tribunale. La partecipazione al Tavolo di Coordinamento Abitare ha prodotto nel 2025 un risultato concreto: il Comune di Verona ha pubblicato sul proprio sito istituzionale una pagina dedicata alla procedura di iscrizione anagrafica per persone senza fissa dimora, con i moduli scaricabili in un unico luogo. Prima di questa pubblicazione la procedura era frammentata e opaca. È il tipo di risultato, si specifica nel report, «che non compare nei database degli sportelli ma che moltiplica l’impatto del lavoro svolto». LAVORO, LINGUA, PSICOLOGIA: UNA FILIERA DI SERVIZI INTEGRATI Lo Sportello Lavoro ha registrato 521 accessi per 302 utenti unici. Nel 2025 almeno 47 persone passate dal CC hanno avviato un rapporto di lavoro regolare, includendo i 4 contratti di assunzione conseguenti ai tirocini del progetto LA.VR, finanziato dall’8xmille della Chiesa Valdese. L’équipe avverte però di leggere quel dato con cautela: «registriamo gli inserimenti di cui siamo informati, non quelli di chi ha trovato lavoro e non è tornato a comunicarcelo. Il numero reale è quasi certamente più alto, e la mancanza di ritorno è spesso, essa stessa, un buon segno». Anche le difficoltà linguistiche sono tra le barriere maggiormente riscontrate: oltre la metà degli utenti dello sportello lavoro ha un livello di italiano inferiore all’A2 al momento del primo accesso. La Scuola di Italiano ha registrato 336 iscrizioni nel 2025, su 274 persone fisiche distinte. Ma 126 persone non hanno potuto essere accolte, una su quattro tra quelle che ne hanno fatto richiesta. Il cd. Decreto Cutro (DL 20/2023) ha progressivamente eliminato i corsi di italiano che i gestori dei CAS erano tenuti a garantire internamente, e il CPIA di Verona, sovraffollato, non riesce ad assorbire la domanda aggiuntiva. La lista d’attesa della Scuola «è un termometro del sistema: misura quanto la domanda di apprendimento linguistico nel territorio superi strutturalmente l’offerta disponibile». Lo Sportello Psicologico ha seguito 14 pazienti su 16 segnalati, con 70 colloqui clinici e il coinvolgimento di 7 mediatori e traduttori diversi. Non si tratta di un servizio ordinario: intercetta persone che il sistema di salute mentale non raggiunge, con storie di migrazione forzata e trauma multiplo. Il mediatore linguistico-culturale, specifica il report, «non è un supporto aggiuntivo: è parte integrante del processo clinico». Senza quella figura, «una parte rilevante dei 70 colloqui del 2025 non sarebbe stata clinicamente possibile». TRAME E IL VOLONTARIATO COME MODELLO Il progetto TRAME – finanziato da Fondazione Cariverona – ha avviato nel 2025 la prima annualità del community matching: abbinamenti strutturati tra persone in condizione di marginalità e tutor buddy della comunità locale. Tre match attivati, 10 tutor selezionati, 63 partecipanti alle formazioni, 111 servizi e comunità mappate. Il CC non funzionerebbe senza i suoi 25 volontari: 6 agli sportelli, 12 al Laboratorio di Conversazione del giovedì sera, 4 tirocinanti, 3 psicologi. Il contributo complessivo stimato è di circa 4.700 ore annue di lavoro volontario, «l’equivalente di quasi tre posizioni a tempo parziale». One Bridge To- ETS precisa però che «il volontariato al CC non è una risposta alla scarsità di risorse. È un modello deliberato di prossimità». LE RICHIESTE ALLE ISTITUZIONI La pubblicazione si chiude con tre richieste alle istituzioni: ridurre i tempi della Questura o garantire tutele equivalenti nell’attesa; reintrodurre i corsi di italiano come standard nei CAS e SAI; rimuovere i criteri discriminatori del DL 145/2024 che escludono i richiedenti asilo territoriali dall’accoglienza. ASGI ha già definito quella norma «uno stravolgimento senza precedenti che mina alla base le garanzie di tutela dei diritti fondamentali». Dieci anni dopo la sua fondazione, One Bridge To- sta consolidando a Verona un modello che non si limita a erogare servizi: trasforma i dati dei colloqui e le osservazioni raccolte in argomenti per il cambiamento istituzionale. 1. Leggi il Report 2025 completo ↩︎
LA TRATTA TAV BRESCIA-VERONA È LA PIÙ CARA D’EUROPA. “NON RISPONDE ALLE NECESSITÀ REALI DI CITTADINI E TERRITORIO”
Corrono i costi dell’Alta Velocità Brescia-Verona, il maxi-progetto ferroviario di 48 chilometri ancora incompleto, recentemente testato per accelerare il percorso autorizzativo e la possibile entrata in servizio della linea, fissata per il primo trimestre del 2027 con anni di ritardi, cantierizzazioni e speculazioni. Mancano, infatti, due lotti fondamentali per completare l’opera: da una parte il collegamento con la città di Brescia, dall’altra la tratta nella città di Verona. Sono 65 i milioni di euro a chilometro annunciati dall’ad di Ferrovie dello Stato Stefano Donnarumma, presente ai test di collaudo dove ha esposto il prezzo (esorbitante) dell’infrastruttura. Un investimento da 3,2 miliardi di euro. Europa Verde ha sottolineato come la realizzazione di questa linea avvenga con decenni di ritardo, essendo un’opera nata nel 1991. Se l’apertura avverrà effettivamente nel 2027, saranno trascorsi 36 anni dalla prima convenzione Tav e 13 anni dalla conclusione della progettazione definitiva, avvenuta nel 2014. Sul fronte politico, il Movimento 5 Stelle del Garda ha dato vita a una partecipata assemblea pubblica lunedì 15 giugno, presso Villa Brunati di Rivoltella, dove sono state esposte da cittadini e cittadine le criticità che la popolazione vive da anni presso l’area dei cantieri tra Brescia e Verona. “E’ da chiedersi se il progetto non sia scollegato dalle reali necessità dei cittadini”, fanno sapere dall’incontro pubblico gli abitanti del Garda. Andrea Spiller, consigliere comunale a Desenzano per il Movimento 5 Stelle e l’Altra Desenzano. Ascolta o scarica. Su questo tema si terrà un incontro pubblico questo venerdì, 19 giugno, presso il csa Magazzino 47 con lo storico movimento No Tav della Val di Susa. Tutte le informazioni qui.
June 19, 2026
Radio Onda d`Urto
Verona, gli Alpini di Sona organizzano il campo scuola mentre l’ANA vuole allargamento provinciale
All’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università arriva segnalazione che anche i gruppi locali degli Alpini di Sona (Verona) stanno organizzando un campo scuola per 50 ragazzi tra i 9 e i 17 anni, dal 9 al 12 luglio. Questo si inserisce nell’allargamento a livello provinciale su cui sta spingendo l’ANA. Infatti stando a quando riportano gli alpini, gli organizzatori, l’iniziativa è stata fortemente voluta dall’Associazione Nazionale Alpini (ANA) e si inserisce fra i suoi Campi Scuola Nazionali. Sebbene a Sona, infatti, eventi simili fossero già stati organizzati negli anni scorsi spontaneamente a livello locale, l’estate del 2026 sarà la prima in cui altri campi scuola saranno organizzati a livello provinciale veronese come conseguenza di quella che sembra essere una indicazione proveniente direttamente dal quartier generale. Ricordiamo che l’ANA è un’associazione d’arma che ha come scopo la custodia della memoria e delle tradizioni degli alpini (e qui con “alpini” si intende i soldati dell’esercito). Scopo che però, secondo il modesto parere dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, non dovrebbe includere la militarizzazione della società e dei minori che ne fanno parte. Durante questo campo infatti i e le giovani partecipanti visiteranno il Sacrario del Monte Grappa, allestiranno il campo stesso, parteciperanno ad esercitazioni sanitarie e con la protezione civile e accoglieranno le loro famiglie per un pasto collettivo l’ultimo giorno. Il tutto incorniciato da alzabandiera mattutini al suono dell’Inno Nazionale… Ma, qui come nel nel caso di Livigno, mancano espliciti riferimenti al ripudio della guerra. I diciassettenni di oggi, dopo un campo così, avranno imparato a dare supporto logistico e sanitario in caso di una crisi. Ma quale consapevolezza avranno maturato rispetto a un eventuale ritorno della leva militare? Purtroppo ancora una volta gli intervistati organizzatori di questi campi scuola restano pericolosamente taciti sui pericoli del militarismo. Vero è che si visita un sacrario con le spoglie di più di 22 mila soldati caduti durante la Prima Guerra Mondiale. Ma vero anche che c’è modo e modo di “custodire la memoria” delle vittime della guerra. Se abbiamo diciassette anni, possiamo per esempio riconoscere il valore di quanto fecero donando la loro vita per difendere la Patria, sentirci a loro grati e prepararci anche noi a fare “la nostra parte”. Soprattutto se non ci dicono che la vita non fu “donata” così spontaneamente, che nella Prima Guerra Mondiale l’Italia non si stava propriamente “difendendo”, e che quello di Patria è un concetto, come ci insegna invece Don Milani, piuttosto delicato. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Marci per la Pace a Verona
  Si è svolta nella serata di giovedì 28 maggio, la Marcia della Pace per le vie di Verona. “Imprimere un segno camminando“: questo è quello che abbiamo fatto questa sera, nella certezza che non è vero – come diceva un adagio antico – che se vuoi la pace devi preparare la guerra, ma che se vuoi la pace prepara la pace. In questo modo il Vescovo Domenico Pompili ha dato il senso della Marcia per la pace,  marcia che è stata organizzata dal Comune, dalla Diocesi, dal Coordinamento per le iniziative di pace e dalla Scuola di Pace e Nonviolenza. Presenti molti amministratori locali, cittadini di ogni età, provenienza e credo religioso. I partecipanti, con un lumino o una candela in mano, hanno creato un fiume di persone lungo oltre 500 metri. A colpire, la pace che si respirava tra tante bandiere che svolazzavano, chiacchiere pacate, desiderio di esserci. Ad aprire il corteo lo striscione che ricorda – come sottolineato dal Sindaco Damiano Tommasi alla partenza da Piazza Bra – l’impegno di Verona Citta di Pace. Arrivati in Piazza Duomo sono state ricordate dagli organizzatori le due coordinate: – la COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA , di cui in questi giorni celebriamo gli 80 anni, che all’articolo 11 dichiara che “L’Italia ripudia la guerra”; – le parole di PAPA LEONE XIV all’Università Sapienza di Roma quando ha affermato con chiarezza: «Non si chiami “difesa” un riarmo che aumenta tensioni e insicurezza, depaupera gli investimenti in educazione e salute, smentisce fiducia nella diplomazia, arricchisce élite cui nulla importa del bene comune». Quindi i rappresentanti di varie confessioni religiose  Buddisti, Ebrei, Musulmani, Sikh, Bahá’í, Cristiani – hanno portato il loro saluto e DESIDERIO DI PACE di pace. Presente la Comunità Emmaus di Aselogna che ha esposto il lenzuolo con i 12.000 nomi dei bambini Palestinesi uccisi a Gaza. Al termine il Vescovo Domenico Pompili ha offerto tre spunti da questa serata: – che se i conflitti esistono, c’è sempre la possibilità di affrontarli con un dialogo civile; – che non basta più una razionalità fredda, ma occorre una nuova frontiera ovvero quella intelligenza affettiva; – che chiunque usa il nome di Dio per giustificare guerra e violenza, bestemmia. Luigi Meneghello Redazione Italia
May 29, 2026
Pressenza