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Agenti condannati per tortura
-------------------------------------------------------------------------------- Unsplash.com -------------------------------------------------------------------------------- Ormai non si parla più di accuse generiche. Il Tribunale di Verona ha condannato in primo grado due agenti per tortura: Alessandro Migliore, a sei anni e sei mesi di reclusione, e Loris Colpini, a quattro anni e tre mesi. Le violenze si sono consumate nella cosiddetta «sala Acquario», la stanza della Questura di Verona in cui venivano trattenute le persone fermate. Tra i casi esaminati nel procedimento giudiziario c’è quello di Nicolae Daju, un uomo rumeno senza dimora, che nell’ottobre del 2022 fu portato in Questura. Qui un agente lo trascinò fuori dalla visuale della telecamera e poi lo riportò nella stanza trascinandolo per un piede. Una volta a terra, gli spruzzò spray urticante sul volto, mentre l’uomo si dimenava per il dolore. Poi quando Daju gli chiese di poter andare in bagno, un agente gli avrebbe detto di farla lì, per poi “strofinare” il suo corpo sull’urina che aveva appena fatto. Un altro episodio riconosciuto nella sentenza riguarda il pestaggio Mattia Tacchi, avvenuto il 22 agosto 2022. Uno degli agenti intercettato raccontava la vicenda in questo modo alla fidanzata: «Amò, mi guarda, mi ero messo il guanto, ho caricato una stecca, amò, bam, lui chiude gli occhi, di sasso per terra è andato a finire, è rimasto là… È svenuto… Minchia che pigna che gli ho dato». Queste condanne arrivano al termine di una maxi-inchiesta che vede altri dodici agenti rinviati a giudizio in un procedimento distinto, quattro dei quali devono rispondere anche dell’accusa di tortura. Le loro responsabilità dovranno essere accertate nel processo. Ma quanto già accertato in primo grado nel procedimento contro Migliore e Colpini, che fino ad ora sono stati tranquillamente in servizio, dovrebbe già bastare per farci capire molte cose… Di certo, nessun vetrina è stata rotta nel corso dei reati compiuti dai due agenti. Probabilmente è per questo che la notizia praticamente è passata in sordina. -------------------------------------------------------------------------------- LEGGI ANCHE: > La tortura nell’Italia di oggi -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Agenti condannati per tortura proviene da Comune-info.
October 21, 2026
Comune-info
VERONA: LA PIAZZA RICORDA MOUSSA DIARRA A DUE ANNI DALL’OMICIDIO DI STATO
Il 20 ottobre di due anni fa a Verona è stato ucciso Moussa Diarra da un agente della polizia ferroviaria. La Comunità Maliana e il Comitato Verità e Giustizia per Moussa, insieme alla cittadinanza, alle associazioni locali e al fratello di Moussa Djemagan, si sono ritrovati oggi pomeriggio nel piazzale della stazione di Porta Nuova, per non dimenticare quanto accadde esattamente due anni fa, quando nelle prime ore della giornata fu assassinato il giovane maliano. Diverse decine di persone si sono presentate all’appuntamento, dove la salma di Moussa è stata disegnata sul suolo con della vernice bianca. Sabato prossimo nuovo presidio sempre a Porta Nuova, ritrovo tra le ore 10 e le ore 14. Il collegamento in diretta con il presidio con Rachele del Comitato Verità e Giustizia. Ascolta o scarica Pubblichiamo il comunicato stampa che il Comitato Verità e Giustizia per Moussa Diarra ha inviato alla redazione.
October 20, 2026
Radio Onda d`Urto
VERONA RICORDA MOUSSA DIARRA A DUE ANNI DALL’OMICIDIO. IN SETTIMANA DOPPIO PRESIDIO ALLA STAZIONE PORTA NUOVA
Il Comitato Verità e Giustizia per Moussa Diarra ha indetto un doppio appuntamento in questa settimana per non dimenticare quanto accaduto alla stazione di Verona Porta Nuova due anni fa. Gli appuntamenti sono fissati entrambi in piazzale XXV aprile, davanti alla stazione ferroviaria Porta Nuova. Il primo presidio si svolgerà martedì 20 ottobre, giorno dell’anniversario della morte, tra le ore 17 e le ore 20. Il secondo sabato, sempre davanti alla stazione, tra le ore 10 e le ore 14. “In questo periodo si sono tenuti presidi e manifestazioni, i legali hanno lavorato, la GIP ha sospettato un depistaggio e chiesto nuove indagini e il corpo di Moussa è tornato in Mali” ha scritto in un comunicato il Comitato. “Due anni senza Moussa, che è mancato alla sua famiglia e a chi lo aveva conosciuto e condiviso con lui l’esperienza del Ghibellin Fuggiasco e le traversie infinite che caratterizzano la vita di una persona migrante in Italia, e che lo avevano portato a sfinimento e disperazione. Un periodo che ha visto anche la prima sentenza di condanna nel processo per le torture alla questura di Verona, che sembra non c’entrare nulla con Moussa ma che è un altro esempio di razzismo istituzionale, oltre a vedere tra gli intercettati anche l’agente che gli ha sparato”. La presentazione dei due presidi con Alberto del Comitato Verità e Giustizia per Moussa Diarra. Ascolta o scarica
October 19, 2026
Radio Onda d`Urto
La scuola è una palestra di democrazia: a Verona la 5ª Biennale di Convergence(s) pour l’Éducation Nouvelle
Oltre 400 pedagogisti, operatori sociali e della formazione, facilitatori professionisti e insegnanti provenienti da 20 Paesi del mondo sono attesi dal 29 ottobre al 1° novembre alla Gran Guardia di Verona per la 5a Biennale Internazionale di Convergence(s) pour l’Éducation Nouvelle, evento internazionale dedicato alle pedagogie attive e all’educazione emancipatrice. Per la prima volta nella sua storia, la Biennale lascia il mondo francofono e si svolge in Italia, a Verona, organizzata da FIT CEMEA – Federazione Italiana dei Centri di Esercitazione ai Metodi dell’Educazione Attiva (nata in Italia nel 1950), MCE – Movimento di Cooperazione Educativa (nato nel 1951) e Polo Europeo della Conoscenza I.C. Bosco Chiesanuova – rete di oltre 4000 scuole e istituzioni educative attiva da oltre 30 anni nella promozione della dimensione europea dell’educazione. Convergence(s) – associazione informale transnazionale che riunisce i movimenti delle pedagogie attive, che ha avuto origine in Francia e oggi presente in 35 Paesi del mondo – sostiene la scuola pubblica, la libertà di insegnamento, l’educazione democratica, la cooperazione educativa, l’antirazzismo, la difesa dei diritti umani e dell’ambiente. Promuove un’educazione egualitaria fondata sulla valorizzazione delle capacità di apprendimento di tutte le persone, sullo sviluppo del pensiero critico e sulla cooperazione educativa, in contrapposizione ai modelli competitivi e alla riduzione dell’individuo a una semplice statistica. Il tema del convegno “Ri-umanizzare l’educazione” arriva in un momento storico in cui la scuola è chiamata a confrontarsi con profonde trasformazioni: le disuguaglianze, la multiculturalità, la crescente digitalizzazione e l’intelligenza artificiale. La Biennale di Convergence(s) vuole riportare al centro del dibattito culturale e sociale una domanda fondamentale: quale idea di persona e di società vogliamo contribuire a costruire attraverso l’educazione per un futuro democratico? L’educazione non è soltanto una questione pedagogica ma anche civile e sociale: la scuola è infatti uno dei luoghi in cui si impara a vivere con gli altri, a esercitare la propria libertà, ad assumersi responsabilità, a confrontarsi con punti di vista diversi e a partecipare alla vita collettiva. Costruire una scuola capace di formare persone autonome, critiche, solidali e consapevoli significa contribuire alla costruzione di una società civile libera e democratica.   I TEMI SUL TAVOLO | RI-UMANIZZARE l’EDUCAZIONE In un contesto in cui la costante accelerazione digitale e la complessità del reale rischiano di rendere le persone sempre più passive ed isolate, la 5a Biennale di Convergence(s) pour l’Éducation Nouvelle si concentra sulla necessità di ri-umanizzare l’educazione, senza rinnegare le tecnologie, ma rendendo i processi educativi più attivi, umani e relazionali. Nel corso del suo sviluppo, lungo tutto il XX secolo, l’Éducation Nouvelle ha promosso e applicato modelli educativi che si opponevano a una concezione dell’educazione e dell’istruzione che separa la teoria dalla pratica, la mente dal corpo e le emozioni dalla conoscenza. Le pedagogie attive portano avanti un’idea e una pratica di educazione in grado di affrontare la complessità del presente e contrastare le disuguaglianze. Un’educazione che sviluppi consapevolezza, autonomia, responsabilità e senso di appartenenza alla comunità umana, mettendo chi apprende nella condizione di partecipare attivamente al proprio percorso e alla vita democratica e collettiva. Non si tratta quindi soltanto di cambiare il modo di insegnare, ma di interrogarsi sul tipo di cittadinanza che la scuola contribuisce a costruire.   UN INCONTRO PUBBLICO PER PARLARE DI EDUCAZIONE E DEMOCRAZIA Proprio perché questi temi riguardano non solo la pedagogia in senso stretto, ma la società nel suo insieme, la 5a Biennale si apre con un incontro aperto al pubblico (gratuito previa iscrizione), giovedì 29 ottobre dalle 17 alle 19 alla Gran Guardia di Verona. Partendo dalla domanda «Che cosa hanno in comune le scuole nuove di inizio Novecento, la pedagogia Freinet, il pensiero di Dewey o l’impegno di Korczak per i diritti dell’infanzia?», l’incontro ripercorrerà origine e finalità delle pedagogie attive. Sarà inoltre proiettato in anteprima il film documentario di Benoît Labourdette – regista, artista multidisciplinare, pedagogo e consulente in innovazione culturale – dedicato a un’esperienza nella quale i bambini elaborano le regole della propria vita collettiva, votano, discutono e affrontano i conflitti attraverso la parola. Un’esperienza che invita a riflettere su come passare da una disciplina imposta a una disciplina interiore liberamente accettata, su come questa modalità di educazione possa essere trasferita in altri contesti – dalla scuola, alla famiglia, all’associazionismo – su come imparare a far sentire la propria voce sin dall’infanzia prepari alla vita democratica, in un’epoca in cui il dibattito pubblico soffre di polarizzazione e di aggressività. LE ATTIVITÀ DELLA BIENNALE Da venerdì 30 ottobre a domenica 1° novembre, la Biennale proseguirà tra il Palazzo della Gran Guardia e il Liceo Montanari di Verona con un programma rivolto a insegnanti e educatori provenienti da diversi Paesi chiamati a incontrarsi, confrontarsi e condividere ricerche e pratiche pedagogiche.   * 60 atelier e 40 testimonianze «Partendo dalla considerazione che non siamo spettatori inerti dei cambiamenti in atto nella società in cui viviamo – spiega Jean-Luc Cazaillon, portavoce della rete Convergence(s) – con Convergence(s) agiamo all’interno di questi contesti mutevoli mettendo in atto azioni basate sull’Éducation Nouvelle. L’obiettivo della Biennale – prosegue Cazaillon – è identificare queste azioni e condividerle attraverso gli oltre 100 appuntamenti tra “atelier” e “testimonianze”: esperienze concrete realizzate negli anni dai gruppi di attivisti aderenti a Convergence(s) come risposta concreta a esigenze specifiche di persone, territori e situazioni. Analizzare l’origine di queste azioni, viverle, condividerle e comprenderne i percorsi consentirà di arricchire il patrimonio dei partecipanti e, mettendole a fattore comune, di disporre di vere e proprie leve di sviluppo». Una selezione delle testimonianze maggiormente significative sarà aperta al pubblico (previa iscrizione) il venerdì e sabato pomeriggio dalle ore 15.00 alle ore 18.45.   * 22 dibattiti sulla scuola che cambia Il programma propone inoltre un ampio palinsesto di dibattiti dedicati alle principali questioni educative, politiche e sociali che attraversano oggi la scuola. Tra i temi, per citarne alcuni, la formazione degli insegnanti di sostegno, la didattica esperienziale nella natura, il cibo come strumento educativo, il ruolo dei genitori nella scuola, l’alleanza educativa tra scuola, comunità e istituzioni, la prevenzione della violenza di genere e l’insegnamento innovativo della matematica e delle STEM. Per consultare il programma completo e partecipare alle diverse attività è necessario iscriversi a questo link: https://biennale2026- convergence.europole.org/partecipare/. Europole - Polo Europeo della Conoscenza I.C. Bosco Chiesanuova
October 13, 2026
Pressenza
VERONA: “NON LASCIAMO SOLE LE PERSONE IN FILA DAVANTI ALLE QUESTURE” PER IL PERMESSO DI SOGGIORNO
L’Osservatorio migranti di Verona ha denunciato con l’ennesimo presidio e conferenza stampa, “gli appuntamenti al buio” fissati dalla Questura scaligera per il rilascio e rinnovo dei permessi di asilo, soggiorno e viaggio per i cittadini non comunitari. Un centinaio le persone presenti davanti ai cancelli di lungadige Galtarossa. Il presidio si è svolto oggi nel primo pomeriggio, non un giorno casuale. Il mercoledì pomeriggio è infatti l’unico giorno dedicato dall’ufficio immigrazione per fissare gli appuntamenti per il rinnovo o rilascio dei documenti per chi non riesce a prenotarsi sul sito Prenotafacile. Il sito gestito dalla polizia dello Stato è notoriamente inefficiente e si blocca spesso creando di conseguenza problemi ai richiedenti, compresa la perdita del lavoro o lasciandoli senza titoli di soggiorno validi. Lo sa bene chi, per vivere in Italia e nell’Unione, si è recato numerose volte, in coda fin dalla notte, davanti alle Questure, per poi ottenere appuntamenti che arrivano dopo mesi, o anni. L’Osservatorio migranti denuncia che “per il rilascio di permessi di asilo, sussidiaria e speciale l’appuntamento viene fissato dopo 7/8 mesi; per il rilascio del titolo di viaggio – il corrispettivo del passaporto per chi non lo può avere – l’appuntamento arriva dopo un anno, ledendo il diritto alla mobilità delle persone; per il rinnovo del permesso per i richiedenti asilo verrà calendarizzato nel 2028, dopo oltre 20 mesi”. “Nessuno dei funzionari della Questura era presente per ascoltare le richieste di un centinaio di persone che erano presenti” riporta dal presidio Daniele Todesco dell’Osservatorio, “ma è comunque partita una trattativa mediata dalla Digos. È stato garantito che ci sarà uno sforzo perché la prossima settimana possano accedere le persone che si erano presentate nelle scorse settimane. In questo modo il problema è stato riconosciuto, quindi il presidio ha avuto la sua efficacia”. Ai nostri microfoni Daniele Todesco ha anche ricordato l’importanza di “non lasciar sole le persone in fila, perché singolarmente non ce la possono fare. Dobbiamo farla diventare nuovamente una questione politica, anche in seguito all’approvazione del patto migrazione asilo di Unione Europea, costruito perché le persone vivano nell’invisibilità, con l’obiettivo che non si radichino”. L’intervista che abbiamo registrato verso la conclusione del presidio con Daniele Todesco dell’Osservatorio migranti di Verona. Ascolta o scarica
October 7, 2026
Radio Onda d`Urto
CIBO!, WRITER ANTIFA MALATO DI SCLEROSI MULTIPLA ARRESTATO PER COLTIVAZIONE DI CANNABIS: “ALLEVIA IL MIO DOLORE”
Pier Paolo Spinazzè, in arte “Cibo!”, il writer 44enne di Verona famoso per coprire simboli e scritte dell’estrema destra con immagini tipiche della cucina italiana, ieri si è presentato in udienza davanti alla giudice del Tribunale di Verona Clara Aprea, dopo che martedì è stato arrestato insieme a un’altra persona a San Giovanni Lupatoto, nel Veronese. È accusato di coltivazione e detenzione illecita di cannabis. L’artista veneto resta a piede libero in attesa del processo per direttissima, che inizierà il 19 novembre prossimo. La Guardia di Finanza, dopo appostamenti e sorvoli in elicottero dell’area nei pressi del fiume Adige dove veniva coltivata la marijuana, aveva sequestrato una ventina di piante dal peso lordo complessivo di 60 chili. Quello che non è emerso dai media locali che hanno diffuso la notizia, è che Cibo è malato di sclerosi multipla e possiede regolare licenza per l’acquisto di cannabis terapeutica. Come circa 30 mila pazienti in tutto il paese che hanno diritto legale di accedere a queste cure in farmacia, Cibo si è scontrato con burocrazia, con forniture insufficienti e con la scarsa qualità del materiale prodotto dallo Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze. Ed ha quindi deciso di auto prodursi la sua medicina. Nell’intervista esclusiva realizzata da Radio Onda d’Urto, Cibo ha sottolineato che l’erba prodotta dai militari “non riesce a soddisfare la domanda di tutti i malati d’Italia. È stata una via che ho dovuto intraprendere per sopperire al mio dolore, senza cattiva fede e senza costruire nessun business”. La notizia ha scatenato l’immediata reazione dell’estrema destra cittadina, in primis Fratelli d’Italia, che ha colto la palla al balzo per attaccare la giunta di centrosinistra al Comune di Verona che aveva solidarizzato con Cibo per l’aggressione subita a fine agosto. Nella fattispecie un arbitro e ultras del Verona dell’area Hellas Army aveva aggredito Cibo in pieno giorno in una gelateria di San Giovanni Lupatoto, in presenza della famiglia. Anche il figlio era stato spinto a terra dall’arbitro Enrico Ciriaci, che si era dimesso dal suo ruolo ed era stato denunciato. Ai nostri microfoni la testimonianza di Cibo, Pier Paolo Spinazzè. Ascolta o scarica
October 1, 2026
Radio Onda d`Urto
VIOLENZE DI STATO: 21 ANNI FA, IL PESTAGGIO POLIZIESCO IN STAZIONE FS A VERONA AI DANNI DI PAOLO SCARONI, ULTRAS DEL GRUPPO BRESCIA 1911.
Violenze poliziesche. Oggi, giovedì 24 settembre 2026, il gruppo ultras Brescia 1911 ricorda la mattanza di 21 anni fa, il 24 settembre 2005, con i pestaggi della Celere contro ultras e semplici tifosi dell’allora Brescia Calcio, avvenuti nella stazione ferroviaria di Verona Porta Nuova, dopo la partita di calcio di serie B tra Hellas Verona – Brescia. Tra decine di feriti e contusi, un ultras biancoblu  – Paolo Scaroni – vide in quelle ore la sua vita stravolta. Paolo fu mandato in coma dalle manganellate della Celere, sferrate ripetutamente alla testa, con il manganello impugnato al contrario, per fare più male possibile. “Quel giorno Paolo nelle prime cariche in stazione viene colpito alla testa ripetutamente. L’ambulanza però arrivò dopo mezz’ora”, scrive il Brescia 1911 in un comunicato diffuso sui social a 21 anni dai fatti, dove si ricostruisce tutta la vicenda, a partire da depistaggi e omissioni: “Ci piacerebbe raccontare che abbiamo reagito, che ci siamo difesi, che abbiamo risposto agli attacchi con decisione, ma non c’è stata partita, non c’è stata possibilità di reazione a causa della violenza improvvisa (e probabilmente premeditata) di questa azione condotta su più fronti da due, forse tre, reparti organizzati e coordinati, ci è parso di capire, da una sola persona…” scrivono i Brescia 1911: clicca qui per la ricostruzione del 24 settembre 2005 e dei mesi successivi. Uscito dal coma dopo oltre un mese, nell’ottobre 2005, Paolo Scaroni sconta ancora oggi quel giorno, con un’invalidità al 100% e danni celebrali permanenti, senza che nessuno abbia mai pagato a livello giudiziario per quanto fatto. In primo grado, nel 2013, il Tribunale di Verona accerta che il pestaggio sia stato compiuto in modo immotivato e contrario all’uso legittimo della forza da parte della polizia e conferma la manomissione delle riprese video, fondamentali per accertare le responsabile. Così gli otto agenti, provenienti dal VII Reparto della Celere di Bologna, però, vengono tutti assolti in primo grado perché non ci sono abbastanza prove contro di loro dato che non era stato possibile riconoscerli, essendo completamente bardati e senza numero di riconoscimento. Dopo la sentenza, Paolo fa ricorso ma, nel 2019, la Corte d’appello di Venezia conferma la sentenza di primo grado. Quella di Paolo è una storia, come quella di tante e tanti altri, che sarebbe potuta andare diversamente”, scrive Amnesty International,  “se in Italia fossero state in vigore misure, come i codici alfanumerici sui caschi, che consentano l’identificazione degli agenti impegnati in operazioni di ordine pubblico. Per questo, noi non abbiamo mai smesso di lottare e il 27 gennaio 2022, insieme a Paolo, abbiamo incontrato il Direttore generale della Pubblica sicurezza, il prefetto Lamberto Giannini per consegnare le oltre 155.000 firme raccolte nel tempo. Oggi, la richiesta dei codici identificativi è inclusa nel nostro appello: Proteggo la protesta in Italia”. Su Radio Onda d’Urto riproponiamo l’intervista realizzata a Paolo Scaroni, ospite dei nostri studi in occasione del ventennale del pestaggio di Verona, nel settembre 2005. Ascolta o scarica
September 24, 2026
Radio Onda d`Urto
VERONA: GLI AUDIO DEI DIBATTITI DAL FESTIVAL PARATOD@S 2026
Tra il mese di agosto e quello di settembre, abbiamo trasmesso i dibattiti che si sono svolti presso il Paratod@s festival, che si è tenuto a Verona presso l’area feste di via Villa 25 nella frazione di Quinzano, tra il 25 giugno e il 5 luglio. Ve li proponiamo in questo articolo. Ringraziamo compagne e compagni del Laboratorio Autogestito Paratod@s per aver condiviso con la radio gli audio dei dibattiti. “Sgomberi dolci. Contro gli sgomberi di campi, baraccopoli e occupazioni abitative: quali forme di resistenza e autodifesa?” Con Manu Cencetti, autrice del libro Sgomberi Dolci e con attivistɜ di Casa Madiba di Rimini. Al centro del dibattito, città sempre più escludenti, sgomberi, repressione e politiche che espellono ai margini le persone più precarie, mentre case e spazi restano vuoti. Si discute di come uno sgombero, atto violento e militare, venga spesso travestito da azione umanitaria, e delle forme di resistenza, autodifesa e autonomia possibili per gli esclusi all’interno delle città. Un confronto sul diritto all’abitare e sulle pratiche che mettono in discussione le logiche della proprietà, del profitto e della rendita urbana. Prima parte. Ascolta o scarica Seconda parte. Ascolta o scarica “G8 Genova, venticinque anni dopo: che fare? Dalle ragioni di Genova alla costruzione di un altro mondo possibile”. L’incontro ha riunito l’europarlamentare Ilaria Salis, Dario Salvetti del Collettivo di fabbrica GKN e Gianni Boetto del sindacato ADL Cobas, affiancati da Luca Casarini di Mediterranea Saving Humans, intervenuto in collegamento dagli Stati Uniti. Insieme ripercorrono la memoria storica dei fatti del luglio 2001, confrontandosi sull’eredità politica lasciata da quelle giornate e analizzando le prospettive future delle lotte sociali, della partecipazione democratica e dei diritti dei lavoratori. Prima parte.Ascolta o scarica   Seconda parte. Ascolta o scarica “Be gay do crime – Almanacco di ribellioni e resistenze Queer”. Andrea Viceré e Giovanni Bettini della rete Tumulto Pride dialogano con la traduttrice Diana Da Rin e Cronache Ribelli. In un momento storico in cui le comunità si mobilitano con coraggio per resistere a capitalismo, suprematismo bianco e autoritarismi, Be Gay, Do Crime è la guida fondamentale alla storia delle ribellioni e della resilienza LGBT+. Raccogliendo eventi storici più e meno conosciuti per ogni giorno dell’anno, dal 1° gennaio al 31 dicembre, il libro rende omaggio alle persone coraggiose e agli atti di straordinaria resistenza che hanno contribuito a plasmare la lotta per la giustizia. Ascolta o scarica “Oltre il filo spinato: racconti e immagini dalla Rotta Balcanica” di e con Hamza Tai, con Jacopo Rui di One Bridge To. Hamza ha viaggiato lungo la Rotta Balcanica ripercorrendo al contrario e in bici, il viaggio che aveva fatto 10 anni fa, quando a soli 19 anni, partito dal Marocco, transitando dalla Turchia, è arrivato a Verona. Nell’incontro ha raccontato la sua esperienza con approfondimenti sui flussi migratori della Rotta. Ascolta o scarica “Pratiche di resistenza in latinoamerica – dall’inganno imperialista alla nuova strategia colonialista della dottrina Donroe” con David – attivista ed educatore, Celmira Orozco – attivista del colectivo Colombia Paz y Justicia, difensora dei diritti umani; Federico Carazzolo – Cospe (Cooperativa sviluppo nei paesi emergenti); Fabio Laurenzi rappresentante Cospe a Cuba. La nuova strategia di politica estera del governo Trump è sempre più aggressiva. Dopo l’attacco alla sovranità della repubblica bolivariana del Venezuela e le minacce ai governi di sinistra, gli Stati Uniti vogliono riprendere il controllo delle risorse del continente e dei paesi che li sono sfuggiti di mano, rispolverando una vecchia dottrina che considera i paesi latinoamericani come cortile di casa. In questo momento attuale, l’estrema destra sta prendendo sempre di più consensi grazie al supporto gringo e ad una narrazione propagandistica chiara e diretta che promette di risolvere tutti i problemi di violenza e insicurezza con il pugno duro e per sempre, come dicono in molti in stile Bukele (presidente di El Salvador). Una deriva autoritaria questa, legittimata da un sentimento nazionalista e di protezionismo contro i narcotrafficanti e chiunque si opponga al modello neoliberista che sta devastando i territori, saccheggiando le risorse e lasciando in miseria la popolazione. Questa continua emergenza sociale, sta creando nel dibattito pubblico una netta polarizzazione che sta mettendo in difficoltà la stabilità politica ed economica dei paesi. Il dibattito vuole fare un’analisi della situazione attuale attraverso le testimonianze dei compagni e le compagne che hanno un legame vicino con latinoamerica, portando come focus le forme di resistenza che esistono e che, in qualche modo, possono essere sia di ispirazione ma anche di futuri legami per i nostri movimenti. Ascolta o scarica “Mangiare è un atto di guerra. Presentazione del libro a cura degli amici di Ludd”. Il libro esplora il legame profondo tra la produzione del cibo, le catene alimentari, lo sfruttamento della terra e i conflitti politici ed economici globali. I curatori, gli Amici di Ludd, sono un collettivo che promuove la riflessione critica contro la tecnologia incontrollata, il capitalismo e la mercificazione della vita e della natura. Il volume è pubblicato da Edizioni Tabor.Ascolta o scarica
September 17, 2026
Radio Onda d`Urto
Verona, il progetto INDIRE offre Patti Educativi Territoriali con forze armate e dell’ordine
Quest’anno alla Mostra di Venezia c’era anche l’Arma dei Carabinieri, con il docufilm “E’ più difficile” riguardante i temi del cyberbullismo e dell’inclusione sociale. Nel servizio televisivo trasmesso su Rainews24 il 12 settembre un rappresentante dell’Arma ha invitato i ragazzi e le ragazze a cercare «valori veri, modelli positivi» informando che per questo l’Arma ha coinvolto gli e le atlete del proprio Centro sportivo, che «dimostrano che i veri valori ci sono». Il cortometraggio sarà diffuso nelle scuole oltre che alle varie occasioni di incontro in contesti extrascolastici che i Carabinieri hanno con gli e le studenti. Le Forze Armate e di Polizia, se non ci saranno insegnati vigili, che si oppongono, entreranno nelle scuole sempre più, con mezzi innovativi di attrazione per la popolazione giovanile. Un’altra porta aperta alla militarizzazione delle scuole arriva dai Patti Educativi Territoriali del progetto dell’Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione e Ricerca Educativa (INDIRE), diffuso su tutto il territorio nazionale e volto ad ampliare l’offerta formativa delle scuole e rafforzarne i rapporti enti pubblici e territoriali e con il terzo settore. Nei Patti Educativi è «la scuola che sceglie le sue allenze di prossimità, alleanze quindi che chiamano in causa il territorio più prossimo, gli attori più prossimi, per intervenire in suo supporto». Il problema che solleviamo come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università è che nellla tre giorni di Verona (città pilota del progetto INDIRE) dedicati ai patti educativi territoriali e organizzati dal Comune nei giorni 2-4 settembre, hanno presentato le loro offerte anche La Polizia locale, la Questura e l’Arma dei Carabinieri (con ben 17 percorsi di “formazione”, compreso il bullismo e il cyberbullismo), l’Aereoporto Militare di Villafranca, i Vigili del Fuoco e l’Associazione Nazionale Alpini (ANA). Queste possibili “offerte formative” sono invece da problematizzare perché se presentate equiparandole a occasioni di crescita e formazione valide e senza secondi fini, concorrono a rendere naturale, nel pensiero degli e delle alunne, dei e delle docenti nonché delle famiglie, la presenza di uomini e donne in divisa nella scuola e permettono la diffusione di quella “cultura della sicurezza” su cui si basa in modo fondamentale uno stato poliziesco o autoritario. Come Osservatorio riconosciamo il valore del progetto di INDIRE ma invitiamo ad un approccio critico rispetto alla scelta dei patti proposti. In un contesto storico di riarmo, guerra cognitiva, ritorno della leva e valutazione dell’utilizzo di armi nucleari, occorre prendere coscienza della complessità in cui viviamo e agire conseguentemente. Questo è il primo patto educativo che abbiamo come comunità educante, e ce l’abbiamo nei confronti di chi ha ancora tutta la vita davanti. Diffidiamo quindi qualsiasi istituzione dal proporre ai ragazzi e alle ragazze qualsiasi progetto che favorisca il ritorno della guerra e l’orientamento a percorsi di vita che portano al fronte e da esso non fanno ritorno. Comunque, la scelta di chiamare o meno le Forze dell’Ordine all’interno dei Patti Educativi Territoriali è dei e delle docenti, dalle materne alle superiori, che per aderire devono compilare appositi moduli di prenotazione… Un invito a disertare. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente