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«Il 90% delle armi a Israele da Usa, Germania e Italia»
Il ruolo di Leonardo, di Enrica Muraglie Secondo il rapporto di Bds Italia presentato alla Camera, tra l’altro, l’impiego degli F35 nei bombardamenti contro i civili palestinesi è stato documentato in più occasioni. Da il manifesto e Sbilanciamoci «Noi non vendiamo neanche un bullone a Israele», aveva assicurato appena due mesi fa Roberto Cingolani, amministratore delegato e direttore generale di Leonardo
Piovono euro sull’industria italiana della guerra
Il dossier di BDS ITALIA sulle complicità di Leonardo S.p.A. nei crimini di guerra commessi in Palestina sarà presentato il 9 gennaio prossimo alle ore 13 in una Conferenza stampa in Parlamento. Negli ultimi decenni l’Italia è diventata uno dei partner europei più fedeli a Israele, a partire dalla collaborazione sempre più attiva di Leonardo S.p.A., che da oltre un decennio intrattiene una cooperazione strutturale con il settore militare israeliano. Nel 2012 Israele ha acquistato 30 aerei M-346, oggi impiegabili con oltre dieci tipologie di armamenti, mentre l’Italia ha acquisito 1 satellite Optsat-3000 e 2 velivoli radar G550 CAEW nell’ambito dello stesso accordo. La presenza industriale diretta di Leonardo in Israele comprende tre sedi della controllata DRS RADA Technologies e una partecipazione del 12% nella società Radsee Technology. Il dossier rileva inoltre che Israele può rivendere a terzi i M-346 ricevuti, come avvenuto con la Grecia tramite Elbit Systems. Leonardo  Spa ricopre un ruolo significativo anche nel programma internazionale F-35, di cui l’Italia ospita la linea di assemblaggio e produzioni critiche. Tali elementi delineano un quadro di integrazione industriale e tecnologica che contribuisce alla disponibilità operativa dei sistemi in uso nelle forze armate israeliane. Il movimento globale BDS (Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni), che rappresenta la più grande coalizione della società civile palestinese, richiama l’Italia ai propri obblighi derivanti dalle sentenze della Corte internazionale di giustizia, tra cui l’imposizione di un embargo militare totale a Israele compreso il commercio bilaterale, il trasferimento e il transito di materiale militare e a duplice uso, i partenariati, la formazione congiunta, la ricerca accademica e altre forme di cooperazione militare. Questo tipo di sanzioni è tra gli obiettivi a cui il movimento BDS si pone di arrivare attraverso campagne d’informazione, pressione pubblica e denuncia delle complicità. Il report intitolato Piovono euro sull’industria “necessaria” di Crosetto e Leonardo S.p.A. Le relazioni con Israele e redatto a cura di Rossana De Simone precisa: > Germania e Italia sono i maggiori sostenitori di Israele in Europa non solo > per la fornitura di armi, ma anche per la posizione politica secondo cui > “Israele non va isolato”. A maggio i due paesi si sono opposti alla > cancellazione dell’intesa commerciale con l’Europa. La proposta era stata > avanzata da un Paese tradizionalmente vicino a Israele come l’Olanda. Il > ministro degli esteri tedesco Johann Wadephul, in una conferenza stampa in > Spagna, ha dichiarato “la Germania come Paese vede come parte della sua > ragione di essere l’esistenza di Israele e sempre sarà al suo fianco per > difendere questo diritto e questo implica la fornitura di armamenti”. Il report evidenzia come le guerre e il riarmo aumentino solo i profitti dell’industria bellica: > Da inizio anno i due colossi della difesa italiani, Fincantieri e Leonardo > hanno registrato forti rialzi in borsa, rispettivamente del +135% e +83%. Nel > 2024 l’area studi di Mediobanca pubblica un rapporto sul Sistema Difesa > individuando cento aziende del comparto che hanno la propria sede legale in > Italia. Si tratta di imprese in gran parte tipicamente dual-use, ovvero > venditrici di prodotti e servizi sia nel mercato civile che in quello della > sicurezza. È rilevante la presenza di gruppi stranieri nella Difesa italiana: > 36 delle 100 aziende hanno una proprietà estera che controlla il 25,1% del > fatturato aggregato (di cui il 12,2% europeo e il 10,1% statunitense). Questo > significa che se l’autosufficienza italiana nelle forniture militari si pone > su un piano meno nazionale ma più europeo e atlantico, anche l’autonomia > politica viene diminuita. Il contributo delle società a controllo statale > italiano si attesta al 59,3% dei ricavi aggregati, mentre nel 2023 il valore > aggiunto all’industria della Difesa è stato pari a circa lo 0,3% del Pil > italiano. E una vera e proprio pioggia di euro sta investendo soprattutto Leonardo. I risultati raggiunti nel 2024 dalla Spa e i passi che si intendono compiere ne sono una evidente dimostrazione: gli ordini complessivi (2025-2029) sono stimati in 118 miliardi di euro, contro i 105 miliardi del 2024-2028; gli ordini relativi al 2024 sono stati pari a 20,9 miliardi contro i 18,7 del 2023; i ricavi complessivi relativi agli anni 2025-2029 sono stimati a circa 106 miliardi, rispetto ai 95 miliardi del quinquennio 2024-2028, con ricavi che nel 2024 sono pari a 17,8 miliardi contro i 16 del 2023; i ricavi per tipologia di mercato riguardano per il 28% il settore civile e per il 72% quello militare governativo; per quanto riguarda la redditività nel 2024, l’EBITDA (Earnings Before Interest, Taxes, Depreciation, and Amortization, che misura la redditività della gestione caratteristica di un’azienda) è stato pari a 1,5 contro 1,35 del 2023; il flusso di cassa nel 2024 è stato pari a 830 milioni di euro e nel 2028 dovrebbe arrivare a 1,39 miliardi e 1,53 nel 2029.   * report Piovono euro sull’industria “necessaria” di Crosetto e Leonardo S.p.A. Le relazioni con Israele   * conferenza stampa di presentazione del report : venerdì 9 gennaio alle h 13 trasmessa in diretta streaming sulla Web TV della Camera dei Deputati – https://webtv.camera.it/ Giovanni Caprio
La commovente debolezza del ministro Guido Crosetto
Il povero ministro della Difesa Giodo Crosetto, che sa benissimo di essere seduto su uno scranno da cui dovranno essere presi dei provvedimenti profondamente antipopolari, ha cominciato a costruire la sua immagine di buon padre di famiglia della Nazione, rivisitazione contemporanea del fu Ottaviano Augusto, un padre “della famiglia della difesa” come ha avuto modo di dichiarare. Ci riferiamo all’incredibile intervista andata in onda il 18 dicembre su RAI 2 all’interno di un contenitore tipicamente nazionalpopolare: “Ore14-sera”, trasmesso subito dopo TG2 Post alle 21.20, dunque in orario di punta (clicca qui il video). Importante sottolineare il contenitore, un programma, come ben il pubblico sapeva anticipatamente, che si sarebbe occupato del caso Garlasco e di quello della “casa nel bosco”, due dei maggiori argomenti distrattori di massa dell’attualità e che attraggono e interessano uno specifico segmento di spettatori, nazionalpopolari appunto. Ebbene, un ministro della Repubblica, ha valutato opportuno presenziare a una trasmissione di questo taglio; ma aldilà della presenza, ciò che veramente ha dell’incredibile è il “come” il ministro Crosetto ha deciso di entrare nelle case di quel preciso segmento della società italiana appoggiato sulla spalla di un giornalista che nient’altro era chiamato a fare che le domande prestabilite. La questione di Gaza è stata liquidata con l’intervento dei carabinieri italiani, al solito portatori di pace, e dalla negazione del termine genocidio (il giornalista si è guardato bene dal ricordare al pubblico che la definizione è giuridicamente sostenuta dalle istituzioni internazionali); ma il peggio doveva ancora venire: pur di innescare empatia, utile per i futuri provvedimenti antipopolari che comporteranno anche il ritorno della leva, non si sono peritati di chiamare in causa gli stessi figli minori del ministro, bambini costretti a subire una scorta, dovuta alla colpa morale e politica che, senza giri di parole, viene attribuita alle manifestazioni dei “Propal”, novelli “autonomi” da agitare come spauracchio dell’ordine pubblico davanti agli occhi e alle orecchie del solito pubblico nazionalpopolare. Uno spettacolo veramente pietoso, segno della debolezza di cui un ministro (capace e intelligente come Crosetto) si rende perfettamente conto: una propaganda contro tutto l’imponente movimento che ha conquistato la maggioranza del Paese e della sua opinione pubblica, una propaganda tutta volta ad esaltare i valori militaristi di difesa della patria, con tanto di caduti su cui versare lacrime, anch’esse nazionalpopolari. E che dire sulle domande del giornalista Milo Infante che esorta il ministro a spiegare le motivazioni concrete che stanno alla base delle enormi spese per la difesa che anche il popolo italiano deve capire bene di dover sopportare? Certamente per difendere le nostre pensioni, i nostri conti bancari, i nostri collegamenti internet dagli attacchi hacker o addirittura le nostre città costiere colpite a morte da petroliere lanciate “sopra i continenti come fossero cosa viva”, con pazzi pronti a sbucare dietro ogni angolo a minacciare la nostra sicurezza, come se non fossimo dentro a una crisi geopolitica mondiale nella quale i singoli “pazzi” davvero non giocano un grande ruolo. Ma insomma dov’era la notizia, Milo Infante? Quali le notizie del giorno che questo giornalista ha voluto affrontare? Ma dov’era il contradditorio, così evocato dal ministro Valditara e puntualmente omesso dalla stragrande maggioranza della stampa italiana? Povero Crosetto… che prima parla dell’Ucraina come le “forze armate più forti d’Europa” in grado di difendersi da sola (rassicurando perciò che i militari italiani non andranno al fronte) e cinque minuti dopo parla dell’Ucraina che “ha perso il 90% della capacità energetica, il 90% della luce, il 90% del gas”; forse, ministro, c’è qualcosa da rivedere nelle capacità di comunicazione della cultura della difesa? È insomma partita l’OPA del ministro Crosetto sul pubblico generalista; non dubitiamo che la strategia sarà implementata e che a poco a poco il ministro tornerà sul Grande Fratello a parlarci della necessità di arruolare i nostri giovani e i nostri figli. LA DIAMO NOI LA NOTIZIA, SIG. MILO INFANTE: IL POTERE MANIPOLATORIO CHE AVEVATE FINO A POCHI ANNI FA È AL TRAMONTO, PERCHÉ IL POPOLO ITALIANO SI È RISVEGLIATO, HA LUOGHI DI CONFRONTO E DI SCAMBIO NEI QUALI LE VOSTRE SCENEGGIATE VENGONO QUOTIDIANAMENTE SMONTATE; NON SARÀ FACILE PER VOI SMONTARE LA REALTÀ DI UN TERRIBILE GENOCIDIO E CONVINCERE I GIOVANI ITALIANI E LE LORO MADRI CHE È GIUSTO MORIRE PER VOI. Serena Tusini, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
Ritorno della leva militare: Crosetto a sostegno di Forze armate più incisive
Sulla questione della leva il Ministro della Difesa, Guido Crosetto, torna a parlare nella audizione in Commissione Difesa al Senato. Un intervento che tende a correggere il tiro dopo le polemiche degli ultimi giorni (leggi qui la notizia). Intanto apprendiamo che le missioni militari all’estero richiedono l’aumento degli organici delle Forze armate. Il Piano Mattei per l’Africa non è un aiuto disinteressato ai popoli del “continente nero”, ma un intervento indispensabile ove siano minacciati gli interessi economici e strategici o laddove ci sono metalli rari, insomma, per salvaguardare gli interessi nevralgici italiani ed europei, il Governo Italiano prevede interventi militari che richiederanno maggiori sforzi economici e una elevata specializzazione tra i professionisti della guerra. Significativo un passaggio dell’intervento di Crosetto: «Vanno aumentate le forze armate, la loro qualità che non si trovano nelle forze armate, ma sul mercato». All’esercito professionale, ai militari addestrati alla guerra si aggiungeranno i civili, tecnici specializzati, informatici, ingegneri e tutte le altre figure. Quanto poi alla attivazione della riserva, Crosetto spiega che sarà «selezionata per attirare le persone» e per questo prevederà incentivi economici, norme ad hoc per i militari in materia di previdenza (anticipo dell’età pensionistica e accrescimento dell’importo dell’assegno) e magari misure particolari di welfare. Un’attenzione spasmodica verso i militari che prevederà stipendi diversi e più alti del personale civile nel comparto Ministeriale. In attesa della proposta di Legge annunciata da Crosetto e il dibattito parlamentare per l’approvazione della stessa, la preoccupazione odierna del Ministro è quella di affermare che le regole in materia di previdenza, welfare, lavoro valide per il settore militare saranno diverse da quelle per i civili, maggiormente attenzionate in relazione al fatto che la carriera militare ha una durata limitata nel tempo.  Crosetto afferma poi il «bisogno di forze armate professionali che facciano le forze armate sempre di più anche perché stiamo pensando di aumentare le missioni all’estero». E ancora: «A cosa servono i nostri in Niger? Servono a creare le condizioni per cui magari da quella zona mi arrivino 500mila persone in meno in Italia da gestire, quindi la nostra presenza in Africa sarà sempre maggiore se noi vogliamo andare alla fonte per prevenire cose da gestire solo quando arrivano alla fine». La presenza di militari all’estero diventa indispensabile per bloccare flussi di migranti verso l’Europa e, scriviamo noi, all’occorrenza questo compito di gendarme potrebbe essere affidato a milizie locali che qualche problema in materia di diritti civili e umani possono averlo. Ma in quel caso, come insegna la Libia, non si andrà troppo per il sottile dovendo tutelare gli interessi primari, e imperialistici della nazione. E come, richiesto da importanti generali delle Forze armate, il pattugliamento delle strade tornerà a carabinieri e forze dell’ordine, «l’ho detto più volte che andava lentamente riaffiorato alle forze di polizia». E da qui la proposta di carabinieri ausiliari con ferma triennale, questo e altro lo troveremo nella imminente, ormai proposta di Legge del Ministro Crosetto. Federico Giusti, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Materiali convegno | Piovono euro sull’industria “necessaria” di Crosetto e Leonardo S.p.A. Le relazioni con Israele – di Rossana De Simone (BDS Italia)
In vista del convegno organizzato da Effimera il prossimo 15 novembre al C.S. Cantiere, V.le Monterosa 84, a Milano, inseriamo tra i materiali preparatori anche il ricco dossier “Piovono euro sull’industria “necessaria” di Crosetto e Leonardo S.p.A. Le relazioni con Israele” redatto da Rossana De Simone per l’associazione BDS Italia. È possibile scaricarlo dal [...]
Fanpage.it: Come il Governo e il ministro Crosetto promuovono la ‘cultura della Difesa’ per portarci verso la guerra
DI CHRISTIAN RAIMO PUBBLICATO SU WWW.FANPAGE.IT IL 23 GIUGNO 2025 Ospitiamo con piacere sul nostro sito l’interessante articolo scritto da Christian Raimo, pubblicato su Fanpage.it il 23 giugno 2025 in cui viene ribadito quanto l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università denuncia da due anni a questa parte, vale a dire un pericolosissimo processo di occupazione degli spazi del sapere e della formazione da parte delle Forze Armate e di strutture di controllo. «Insomma, la cultura della difesa può essere facilmente sovrapponibile al senso costituzionale. Questa sostituzione ormai spesso accade anche nelle scuole. Gli episodi segnalati dall’Osservatorio contro la militarizzazione nelle scuole sono sempre più frequenti. Antonio Mazzeo, il coordinatore, ha provato a riconoscere anche le ragioni di questa diffusione della pedagogia militarista...continua a leggere su www.fanpage.it.
Crosetto a Padova tace su ruolo basi USA e NATO in Italia negli imminenti scenari di guerra
Intervenuto in un convegno nell’Ateneo di Padova, il Ministro Guido Crosetto ha scelto la lectio magistralis sulla sicurezza per comunicare l’operato del Governo e rassicurare il mondo accademico sulla bontà delle politiche fino ad oggi intraprese.   Nulla di nuovo all’orizzonte, dichiarazioni quindi non nuove rispetto ad altri interventi pubblici in occasione di convegni e iniziative, questa volta tuttavia la puntualizzazione sulla nozione di sicurezza e sulla necessità della coesione sociale e della fiducia nelle istituzioni meritano attenzione. Il rapporto del Centro Studi Confindustria di giugno 2025 (I dazi colpiscono fiducia ed export. L’ennesima guerra rincara l’energia, peggiorando le attese | Confindustria) mostra un Paese alle prese, come del resto l’intero vecchio continente, con una economia debole e una crescita irrisoria, incertezza dominata dal ricorso strutturale alla guerra che genera rincaro dei prezzi energetici e costi in aumento per aziende e famiglie. E aggiungiamo le politiche monetarie degli Usa che si ripercuotono negativamente soprattutto sull’euro zona. Citiamo l’incipit del rapporto redatto in queste ultime ore giusto a ricordare che la vulgata ufficiale del Governo, improntata a sarcasmo contro ogni lettura critica, è ben diversa dalle note redatte dai centri economici che contano: «Un altro shock. Lo scenario, già complesso, è aggravato dall’aumento del prezzo del petrolio a causa del conflitto Israele-Iran. L’industria italiana ha tenuto a inizio 2° trimestre e gli indicatori sono migliorati per i servizi. Ma i dazi sull’export e l’incertezza stanno deteriorando la fiducia, brutto segnale per i consumi e gli investimenti. Positivo, invece, è il proseguire del taglio dei tassi nell’Eurozona». Crosetto, o chi per lui, conosce i dati economici e sa come l’indice di fiducia stia scendendo mese dopo mese, sfiducia dei cittadini verso le istituzioni, dei consumatori verso l’economia, dei lavoratori riguardo le imprese. E poi le continue giravolte di Trump in materia di dazi non sono di aiuto per le economie europee alle prese con ascensori sociali fermi e un malessere sociale diffuso che cova sotto la cenere. E il Ministro sa bene che un aumento delle spese militari avrà impatti anche sul welfare, per questo il suo discorso è rivolto alla coesione sociale, alla capacità di adattamento ai nuovi scenari geo politici della NATO, al principio di mutua difesa che fa presagire il sostegno italiano a un eventuale intervento USA nella guerra contro l’Iran. Ma per amor del vero le dichiarazioni di Crosetto non parlano di guerra né di partecipazione italica, si evitano come al solito gli argomenti scomodi, ad esempio il ruolo delle basi USA e NATO sul nostro territorio, ma fuori da ogni giurisdizione nazionale. E quelle basi sono avamposti di guerra, potenziate, collegate alle infrastrutture negli ultimi anni proprio per rendere efficace e tempestivo l’apporto della logistica di guerra ai conflitti. Cosa significherà poi parlare con il sud del mondo? Depredare quei paesi delle risorse del sottosuolo e intervenire militarmente quando decideranno di non sottostare ai ricatti occidentali? Merita di essere letta la nota dell’ufficio stampa sul sito ministeriale: «Siamo passati da un mondo in cui contavano i valori a un mondo in cui conta il valore economico. Siamo passati dall’epoca delle grandi democrazie, delle conquiste sociali, all’epoca delle grandi potenze e non ce ne siamo accorti. In questo cambiamento noi abbiamo un dovere: che è quello di presidiare le conquiste di migliaia di anni che ci hanno portato a codificare un diritto internazionale. Oggi il potere si misura con nuovi strumenti: chi guida la tecnologia guida il mondo. La sicurezza passa dal controllo delle risorse strategiche, dalle catene di approvvigionamento. Siamo nel cuore di una rivoluzione: il Digital Order, che sta riscrivendo gli equilibri globali, i modelli di sviluppo, perfino la nostra idea di sovranità. L’Europa non può permettersi di restare alla finestra. Servono visione, volontà e investimenti concreti in ricerca e innovazione. Le minacce oggi hanno nuove forme. L’intelligenza artificiale e il quantum computing sono sempre più strumenti di potere. Proprio per questo servono menti preparate, risorse e visione. Preservare il nostro patrimonio di idee, conoscenza, cultura, valori, identità è oggi – più che mai – una missione di sicurezza nazionale». Il Ministro della Difesa all’Università di Padova per convegno “La ricerca di nuove sicurezze: La difesa nazionale e la pace, fra incertezze UE ed egemonia USA” Parole scisse dalla realtà, il diritto internazionale è ridotto a carta straccia, ogni decisione ONU sul genocidio palestinese fermata dal veto USA, le grandi democrazie elogiate hanno fatto ricorso strutturale a guerra e colonialismo, le conquiste sbandierate sono spesso i furti ai danni dei popoli oppressi. E ancora una volta sullo sfondo delle dichiarazioni Ufficiali la Bussola europea, il controllo delle risorse strategiche per il quale bisogna essere pronti a scatenare una guerra presentandola come difesa degli interessi occidentali e della cosiddetta sicurezza nazionale. E per sicurezza si intende implicitamente anche quell’insieme di norme securitarie e repressive che ha preso corpo con il pacchetto sicurezza, all’indomani dello sciopero dei metalmeccanici e alcuni blocchi stradali sono annunciate denunce e inchieste avvalendosi delle aggravanti del Codice penale previste per questa tipologia di reati. Una nozione di sicurezza a tutto tondo con cui presto ciascuno di noi farà i conti. Federico Giusti, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
Obiettivi di fine legislatura: aumento spese militari e centralità della “cultura della difesa”
Una nota Ansa parla di un report di 33 pagine, documento datato 8 maggio a cura del Ministero della Difesa, per delineare il programma e gli obiettivi da perseguire fino al termine della legislatura. La cultura della difesa, l’idea e la difesa della patria sono i pilastri culturali ed ideologici del Ministro Guido Crosetto, dietro a cui si celano ben altri, e rilevanti, interessi: il connubio tra ricerca e industria civile e militare, la riforma delle forze armate con la istituzione di una riserva sul modello Israeliano per coinvolgere anche chi è “privo di pregresse esperienze militari” fino ai progetti di riconversione a fini militari di settori industriali. Ed è innegabile l’attenzione del Governo verso le industrie produttrici di armi divenute una sorta di vanto del Made in Italy a sostituire la moda, l’artigianato o qualche prodotto di nicchia destinato ai mercati ricchi del globo. In attesa di conoscere il testo possiamo tuttavia trarre esaustive informazioni da precedenti interviste ed esternazioni del Ministro Crosetto, da documenti e discorsi ufficiali, da articoli sulla stampa o dagli interventi parlamentari per capire il veloce riposizionamento dell’Italia all’indomani degli incontri tra Meloni e Trump. Per esigenze di sintesi e di efficacia della comunicazione ci soffermeremo solo su alcune questioni * Dopo mesi di interviste e di dichiarazioni in apparenza contraddittorie la verità viene finalmente a galla, si conferma il ruolo nevralgico della NATO (per quanto ne dicano quei settori contro la guerra che sulla NATO non prendono mai posizione per opportunismo e comodità politica) e la necessità che l’Italia, al suo interno, acquisti peso assumendosi l’onere di intensificare la presenza di truppe nelle missioni all’estero, ma anche attraverso investimenti veri e propri come il rapido raggiungimento del 2% del PIL per spesa militare (10 miliardi) grazie anche allo “scorporo dai vincoli di bilancio europei”. Cannoni e non burro, deroghe alle norme di bilancio comunitarie per scorporare le spese militari, ma allo stesso tempo occultando che queste crescenti spese saranno finanziabili solo con tagli allo stato sociale. Citiamo a tal riguardo un documento ufficiale «La terza condizione è che si raggiunga il traguardo del 2% in termini di Rapporto tra le Spese della Difesa e PIL, confermato da tutti i governi, e quello attuale non fa eccezione. L’impegno del governo segue il trend già previsto dai precedenti. Di fronte alle difficoltà economiche generali e rispetto al superamento di tali condizioni, un importante risultato è stato già raggiunto ed è rappresentato dallo scorporo delle spese della Difesa dai vincoli di bilancio dai vincoli imposti dal Patto di stabilità. Tale traguardo è il frutto di una incalzante e instancabile azione del Vertice del Dicastero. Lo scorporo delle spese della Difesa dai vincoli di bilancio è, di fatto, “l’unico modo per non togliere risorse a interventi sociali”, come aveva spiegato lo stesso Ministro in audizione alle Camere. L’impegno del 2% assunto nel 2014 è ormai considerato dall’Alleanza Atlantica un punto di partenza, con numerosi Paesi che già spingono per superarlo. L’Italia si è impegnata a raggiungere tale traguardo entro la fine del 2028, pur nella consapevolezza che il percorso sarà impegnativo». Programma di Comunicazione MD 2025; * In attesa della pubblicazione di queste 33 paginette cogliamo il reiterato, e servile, impegno al raggiungimento del 2% per spese militari, se poi volessimo conoscere nel dettaglio la cultura della difesa e la ideologia della patria basta leggersi le “Linee programmatiche del Ministro della Difesa” (2023) , il “Documento programmatico pluriennale per la Difesa per il triennio 2024 – 2026”  o il programma di comunicazione della Difesa che poi è la fonte ispiratrice di queste nostre considerazioni (Programma di Comunicazione MD 2025); * La strategia comunicativa del Ministero della difesa parte quindi da un presupposto ben preciso: la nozione della difesa prevede ambiti in cui muoversi assai vasti nonchè interventi complessi che vanno dalla ricerca all’economia, dalla comunicazione spicciola a interventi a tutela della sicurezza nazionale ed internazionale, non esiste campo in cui la cultura della difesa non possa inserirsi, concedere patrocini, promuovere iniziative pubbliche, costruire collaborazioni editoriali, cinematografiche, occupare ogni spazio comunicativo e sociale è diventato dirimente a partire dalla spasmodica attenzione riservata alle scuole di ogni ordine e grado. E le giornate ufficiali istituite dalla Repubblica si prestano come occasioni propizie per affermare la cultura della patria e della difesa in una azione costante di legittimazione del militarismo e di affermazione dei suoi valori che necessita anche di parziali riscritture della storia passata; * Siamo lontani anni luce da un’idea della difesa ancorata ai valori e alle pratiche di un tempo, uniti nella diversità significa legare la società civile e la scuola alle forze armate o piegare la ricerca a fini duali che alla fine vanno a indirizzare la ricerca stessa a finalità di guerra. Il militare del presente e del futuro non è quello nostalgico del ventennio, del nonnismo e delle soluzioni autoritarie, ma il militare attento alla diversità, sensibile all’ambiente (nel potenziamento delle basi militari troverete progetti ecologici come l’uso di pannelli solari, il riciclo delle acque, il tema della riduzione nel consumo di suolo o del risparmio energetico fino alla tutela della biodiversità), esperto in comunicazione, rispettoso dei dettami costituzionali debitamente depurati da ogni forma di pacifismo avanzato, il militare che sa andare nelle scuole interagendo con alunni e docenti attraverso progetti civici. Ma alla fin fine il militarismo esce sempre fuori e con esso l’idea di una società della sorveglianza nella quale gli spazi di democrazia reale vengono compressi in nome della sicurezza nazionale e internazionale; * Non è facile convincere una opinione pubblica acritica e refrattaria a ogni approfondimento e discussione che sotto i suoi occhi sta crescendo una pratica militarista nella società assumendo sembianze, caratteristiche e funzioni in apparenza innovative e civili. Non ci aiuta una stampa becera e asservita ai poteri economici e finanziari dominanti, una stampa che alla fine svolge il mero ruolo di cassa di risonanza del potere politico. Prendiamo ad esempio il concetto della Difesa al servizio del paese. Parliamo di: “funzioni industriali” “funzioni sanitarie”, “funzioni formative” “funzioni giurisdizionali, “funzioni di ricerca, sviluppo e innovazione” . Se si vuole comprendere il ruolo odierno delle Forze armate diventa imprescindibile addentrarsi in queste articolate connotazioni che poi sono elementi fondanti  della “Cultura della Difesa”. Emerge non solo la necessità di connettere il militare ad ogni sfera della società e dell’economia ma traspare il fondamentale ruolo della comunicazione istituzionale e non. Il rapporto tra ricerca e industria civile e militare diventa sempre più stringente, prova ne sia la presenza di Fondazioni e aziende dentro gli atenei e le scuole con finalità molteplici, alla occorrenza anche nella veste di finanziatori della scuola pubblica visti i crescenti disinvestimenti Governativi. Quando si parla di autonomia scientifica e tecnologica all’interno di un documento dedicato alla cultura della difesa è evidente che siamo andati assai avanti nell’opera di piegare la ricerca e lo studio a fini di guerra.  Leggiamo testualmente: «Si dovrà partire dal rafforzamento delle sinergie tra il mondo accademico, i centri di ricerca e il comparto industriale, non trascurando le piccole e medie imprese, le Start-Up e i gruppi informali di esperti. Occorre valorizzare al massimo le collaborazioni con il mondo accademico e quello industriale, evitando la dispersione di energie ed incoraggiando gli sforzi dell’industria verso la messa a punto di prodotti ad elevato potenziale di mercato e di reale interesse per lo Stato. È necessario, inoltre, sviluppare un piano per il supporto dell’Industria nazionale, anche attraverso l’applicazione in ambito Difesa dei Poteri Speciali, la cosiddetta Golden Power, finalizzati alla tutela di asset e know-how strategici nazionali che, dato il contesto globale sempre più complesso e ibrido, sono oggi più che mai a fortissimo rischio di ingerenza straniera. Parte di questo piano sarà anche il rafforzamento degli accordi Gov-to-Gov, per aumentare la rilevanza del nostro export, colmando il divario commerciale e industriale nel confronto con altri Paesi. L’industria della Difesa dovrà diventare una leva ad alto contenuto tecnologico che possa abilitare le Forze Armate ad operare in modo predittivo in tutti i futuri scenari di crisi. Programma di Comunicazione MD 2025 Quando leggiamo della presenza di aziende produttrici di armi e di militari nelle scuole non soffermiamoci alle note ufficiali, ma interroghiamo a fondo le trasformazioni in atto, riflettiamo su quanto accade sotto i nostri occhi, sulle finalità di questa onnipresente cultura della difesa domandandoci quali saranno gli effetti sulla nostra società. Federico Giusti, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università