Tag - lotte ecologiste

Puntata del 04/08/2026@0
Il primo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Augustin, RSU FIOM della Electrolux di Forlì sulla situazione attuale del gruppo industriale svedese che da maggio minaccia i suoi dipendenti con la prospettiva di licenziamenti di massa, circa 1900 nel nostro paese (contando i contratti a tempo determinato). Dalla scorsa intervista che avevamo realizzato sull’argomento, ricordiamo che erano stati previsti dei tavoli di confronto tra sindacati, istituzioni ed azienda, come sono andate le contrattazioni a quei tavoli? Che aria si respira nei vari stabilimenti Electrolux d’Italia? Quali le prospettive? Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo argomento della puntata ha riguardato la possibilità di giornalisti di esprimersi contro l’operato o l’idea stessa di Stato di Israele, infatti in compagnia telefonica di Steano Galieni della Rete No Bavaglio, siamo andati a spiegare in cosa consiste l’ex ddl 1004. Dal blog pungolorosso.com : “La reale finalità di questo Ddl non è quella di “contrastare l’anti-semitismo”, ma di impegnare le istituzioni dello stato a promuovere ovunque il sionismo come ideologia di stato e a contrastare-bastonare ogni forma di critica dello stato sionista e del sionismo, e dei suoi protettori – tanto più se si tratta di una critica militante e di massa nelle piazze. Non si deve mai dimenticare che tra i massimi protettori dello stato di Israele c’è l’Italia di Meloni-Mattarella, terza fornitrice di armi per il genocidio dopo Stati Uniti e Germania. Le/I giornaliste/i anti-fasciste/i di “No Bavaglio” formulano la loro critica da un punto di vista democratico, diverso dal nostro, che è anti-coloniale e di classe. A differenza di noi, poi, nutrono illusioni sulle “forze democratiche” presenti in parlamento (il cui comportamento fu già pessimo al Senato), e nella loro denuncia si concentrano sull’attacco alla “libertà di espressione”, mentre noi denunciamo al contempo l’attacco al movimento di sostegno alla resistenza del popolo palestinese. Ciò non toglie loro il merito di avere segnalato per tempo a tutti/e, anche a noi, quello che giustamente definiscono un golpe estivo – contro cui bisogna muoversi. “ Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il terzo approfondimento della serata lo abbiamo fatto intervistandoo un’attivista di XR Reggio Emilia per farci raccontare la resistenza dell’Assemblea permanente Ospizio al progetto di costruzione di un punto vendita Conad e di una struttura destinata al comune all’interno di un bosco urbano. Dopo mesi di tentativi nell’ostacolare la partenza di questa ennesima operazione ecocida di cementificazione dei nostri territori, l’assemblea ha deciso di lanciare un presidio permanente, riuscendo dal primo giorno (il 3 Agosto) di fatto ad ostacolare l’ingresso delle ruspe nella futura area di cantiere. Ovviamente sono arrivate di conseguenza identificazioni a tappeto da parte delle forze dell’ordine e il tentativo di forzare il blocco costituito da un muri di corpi di attivisti e attiviste. L’invito quindi è quello di raggiungere il presidio permanente per continuare la lotta contro questo progetto. Buon ascolto
August 6, 2026
Radio Blackout - Info
Puntata del 04/08/2026@1
Il primo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Augustin, RSU FIOM della Electrolux di Forlì sulla situazione attuale del gruppo industriale svedese che da maggio minaccia i suoi dipendenti con la prospettiva di licenziamenti di massa, circa 1900 nel nostro paese (contando i contratti a tempo determinato). Dalla scorsa intervista che avevamo realizzato sull’argomento, ricordiamo che erano stati previsti dei tavoli di confronto tra sindacati, istituzioni ed azienda, come sono andate le contrattazioni a quei tavoli? Che aria si respira nei vari stabilimenti Electrolux d’Italia? Quali le prospettive? Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo argomento della puntata ha riguardato la possibilità di giornalisti di esprimersi contro l’operato o l’idea stessa di Stato di Israele, infatti in compagnia telefonica di Steano Galieni della Rete No Bavaglio, siamo andati a spiegare in cosa consiste l’ex ddl 1004. Dal blog pungolorosso.com : “La reale finalità di questo Ddl non è quella di “contrastare l’anti-semitismo”, ma di impegnare le istituzioni dello stato a promuovere ovunque il sionismo come ideologia di stato e a contrastare-bastonare ogni forma di critica dello stato sionista e del sionismo, e dei suoi protettori – tanto più se si tratta di una critica militante e di massa nelle piazze. Non si deve mai dimenticare che tra i massimi protettori dello stato di Israele c’è l’Italia di Meloni-Mattarella, terza fornitrice di armi per il genocidio dopo Stati Uniti e Germania. Le/I giornaliste/i anti-fasciste/i di “No Bavaglio” formulano la loro critica da un punto di vista democratico, diverso dal nostro, che è anti-coloniale e di classe. A differenza di noi, poi, nutrono illusioni sulle “forze democratiche” presenti in parlamento (il cui comportamento fu già pessimo al Senato), e nella loro denuncia si concentrano sull’attacco alla “libertà di espressione”, mentre noi denunciamo al contempo l’attacco al movimento di sostegno alla resistenza del popolo palestinese. Ciò non toglie loro il merito di avere segnalato per tempo a tutti/e, anche a noi, quello che giustamente definiscono un golpe estivo – contro cui bisogna muoversi. “ Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il terzo approfondimento della serata lo abbiamo fatto intervistandoo un’attivista di XR Reggio Emilia per farci raccontare la resistenza dell’Assemblea permanente Ospizio al progetto di costruzione di un punto vendita Conad e di una struttura destinata al comune all’interno di un bosco urbano. Dopo mesi di tentativi nell’ostacolare la partenza di questa ennesima operazione ecocida di cementificazione dei nostri territori, l’assemblea ha deciso di lanciare un presidio permanente, riuscendo dal primo giorno (il 3 Agosto) di fatto ad ostacolare l’ingresso delle ruspe nella futura area di cantiere. Ovviamente sono arrivate di conseguenza identificazioni a tappeto da parte delle forze dell’ordine e il tentativo di forzare il blocco costituito da un muri di corpi di attivisti e attiviste. L’invito quindi è quello di raggiungere il presidio permanente per continuare la lotta contro questo progetto. Buon ascolto
August 6, 2026
Radio Blackout - Info
Puntata del 04/08/2026@2
Il primo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Augustin, RSU FIOM della Electrolux di Forlì sulla situazione attuale del gruppo industriale svedese che da maggio minaccia i suoi dipendenti con la prospettiva di licenziamenti di massa, circa 1900 nel nostro paese (contando i contratti a tempo determinato). Dalla scorsa intervista che avevamo realizzato sull’argomento, ricordiamo che erano stati previsti dei tavoli di confronto tra sindacati, istituzioni ed azienda, come sono andate le contrattazioni a quei tavoli? Che aria si respira nei vari stabilimenti Electrolux d’Italia? Quali le prospettive? Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo argomento della puntata ha riguardato la possibilità di giornalisti di esprimersi contro l’operato o l’idea stessa di Stato di Israele, infatti in compagnia telefonica di Steano Galieni della Rete No Bavaglio, siamo andati a spiegare in cosa consiste l’ex ddl 1004. Dal blog pungolorosso.com : “La reale finalità di questo Ddl non è quella di “contrastare l’anti-semitismo”, ma di impegnare le istituzioni dello stato a promuovere ovunque il sionismo come ideologia di stato e a contrastare-bastonare ogni forma di critica dello stato sionista e del sionismo, e dei suoi protettori – tanto più se si tratta di una critica militante e di massa nelle piazze. Non si deve mai dimenticare che tra i massimi protettori dello stato di Israele c’è l’Italia di Meloni-Mattarella, terza fornitrice di armi per il genocidio dopo Stati Uniti e Germania. Le/I giornaliste/i anti-fasciste/i di “No Bavaglio” formulano la loro critica da un punto di vista democratico, diverso dal nostro, che è anti-coloniale e di classe. A differenza di noi, poi, nutrono illusioni sulle “forze democratiche” presenti in parlamento (il cui comportamento fu già pessimo al Senato), e nella loro denuncia si concentrano sull’attacco alla “libertà di espressione”, mentre noi denunciamo al contempo l’attacco al movimento di sostegno alla resistenza del popolo palestinese. Ciò non toglie loro il merito di avere segnalato per tempo a tutti/e, anche a noi, quello che giustamente definiscono un golpe estivo – contro cui bisogna muoversi. “ Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il terzo approfondimento della serata lo abbiamo fatto intervistandoo un’attivista di XR Reggio Emilia per farci raccontare la resistenza dell’Assemblea permanente Ospizio al progetto di costruzione di un punto vendita Conad e di una struttura destinata al comune all’interno di un bosco urbano. Dopo mesi di tentativi nell’ostacolare la partenza di questa ennesima operazione ecocida di cementificazione dei nostri territori, l’assemblea ha deciso di lanciare un presidio permanente, riuscendo dal primo giorno (il 3 Agosto) di fatto ad ostacolare l’ingresso delle ruspe nella futura area di cantiere. Ovviamente sono arrivate di conseguenza identificazioni a tappeto da parte delle forze dell’ordine e il tentativo di forzare il blocco costituito da un muri di corpi di attivisti e attiviste. L’invito quindi è quello di raggiungere il presidio permanente per continuare la lotta contro questo progetto. Buon ascolto
August 6, 2026
Radio Blackout - Info
Puntata del 04/08/2026
Il primo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Augustin, RSU FIOM della Electrolux di Forlì sulla situazione attuale del gruppo industriale svedese che da maggio minaccia i suoi dipendenti con la prospettiva di licenziamenti di massa, circa 1900 nel nostro paese (contando i contratti a tempo determinato). Dalla scorsa intervista che avevamo realizzato sull’argomento, ricordiamo che erano stati previsti dei tavoli di confronto tra sindacati, istituzioni ed azienda, come sono andate le contrattazioni a quei tavoli? Che aria si respira nei vari stabilimenti Electrolux d’Italia? Quali le prospettive? Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo argomento della puntata ha riguardato la possibilità di giornalisti di esprimersi contro l’operato o l’idea stessa di Stato di Israele, infatti in compagnia telefonica di Steano Galieni della Rete No Bavaglio, siamo andati a spiegare in cosa consiste l’ex ddl 1004. Dal blog pungolorosso.com : “La reale finalità di questo Ddl non è quella di “contrastare l’anti-semitismo”, ma di impegnare le istituzioni dello stato a promuovere ovunque il sionismo come ideologia di stato e a contrastare-bastonare ogni forma di critica dello stato sionista e del sionismo, e dei suoi protettori – tanto più se si tratta di una critica militante e di massa nelle piazze. Non si deve mai dimenticare che tra i massimi protettori dello stato di Israele c’è l’Italia di Meloni-Mattarella, terza fornitrice di armi per il genocidio dopo Stati Uniti e Germania. Le/I giornaliste/i anti-fasciste/i di “No Bavaglio” formulano la loro critica da un punto di vista democratico, diverso dal nostro, che è anti-coloniale e di classe. A differenza di noi, poi, nutrono illusioni sulle “forze democratiche” presenti in parlamento (il cui comportamento fu già pessimo al Senato), e nella loro denuncia si concentrano sull’attacco alla “libertà di espressione”, mentre noi denunciamo al contempo l’attacco al movimento di sostegno alla resistenza del popolo palestinese. Ciò non toglie loro il merito di avere segnalato per tempo a tutti/e, anche a noi, quello che giustamente definiscono un golpe estivo – contro cui bisogna muoversi. “ Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il terzo approfondimento della serata lo abbiamo fatto intervistandoo un’attivista di XR Reggio Emilia per farci raccontare la resistenza dell’Assemblea permanente Ospizio al progetto di costruzione di un punto vendita Conad e di una struttura destinata al comune all’interno di un bosco urbano. Dopo mesi di tentativi nell’ostacolare la partenza di questa ennesima operazione ecocida di cementificazione dei nostri territori, l’assemblea ha deciso di lanciare un presidio permanente, riuscendo dal primo giorno (il 3 Agosto) di fatto ad ostacolare l’ingresso delle ruspe nella futura area di cantiere. Ovviamente sono arrivate di conseguenza identificazioni a tappeto da parte delle forze dell’ordine e il tentativo di forzare il blocco costituito da un muri di corpi di attivisti e attiviste. L’invito quindi è quello di raggiungere il presidio permanente per continuare la lotta contro questo progetto. Buon ascolto
August 6, 2026
Radio Blackout
In collegamento dal presidio di Bosco Ospizio
Abbiamo intervistato un’attivista di XR Reggio Emilia per farci raccontare la resistenza dell’Assemblea permanente Ospizio al progetto di costruzione di un punto vendita Conad e di una struttura destinata al comune all’interno di un bosco urbano. Dopo mesi di tentativi nell’ostacolare la partenza di questa ennesima operazione ecocida di cementificazione dei nostri territori, l’assemblea ha deciso di lanciare un presidio permanente, riuscendo dal primo giorno (il 3 Agosto) di fatto ad ostacolare l’ingresso delle ruspe nella futura area di cantiere. Ovviamente sono arrivate di conseguenza identificazioni a tappeto da parte delle forze dell’ordine e il tentativo di forzare il blocco costituito da un muri di corpi di attivisti e attiviste. L’invito quindi è quello di raggiungere il presidio permanente per continuare la lotta contro questo progetto.
August 5, 2026
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Rialto Sant’Ambrogio: la memoria svenduta
Pubblichiamo una lettera aperta a sindaco e assessore al patrimonio a seguito della concessione gratuita dello storico immobile di via Sant’Ambrogio alla Comunità Ebraica, per la costruzione di un liceo privato. Zevi, Gualtieri, dov’eravate nel 2011? Non ci ricordiamo di voi, come non ci ricordiamo di tante figure politiche, probabilmente salite sul carro dell’acqua pubblica all’ultimo, quando si era capito che la vittoria ai referendum sarebbe stata inevitabile, salvo iniziare a trovare il modo per anestetizzare quel grandioso risultato a partire dalla settimana successiva. Forse per questo non sapete, o potete fingere di non sapere, che quel risultato è in parte nato, cresciuto ed esploso proprio tra le mura del Rialto Sant’Ambrogio. Sì, proprio quello stabile che la Giunta sta assegnando senza bando alla comunità ebraica, per restaurarlo con fondi privati di dubbia origine e farne un liceo religioso privato.  La vittoria ai referendum del 2011 non è stato l’unico frutto di quel luogo, che per anni è stato laboratorio di cultura e di politica, nato a seguito dell’occupazione del “vero” Rialto: l’ex-cinema in via 4 Novembre e offerto dall’allora giunta Rutelli per liberare i locali occupati da destinare all’UPTER. Ma qui si va davvero nella storia, quando anche al centro di Roma esistevano luoghi liberi dalla turistificazione e mercificazione.  Torniamo al 2011, quando in due stanzoni al secondo piano si giungeva al culmine di una campagna referendaria fatta di tonnellate di moduli di firme raccolte e controllate da decine di attiviste e attivisti, di ore e ore di assemblee per formulare strategie e combattere la madre di tutte le privatizzazioni a mani nude, con pochissimi soldi ma con una bella dose di follia. La vittoria al Referendum del 13 giugno 2011, foto Crap Forse vi sareste divertiti anche voi se ci foste stati, chissà… forse quello spirito vi sarebbe rimasto un po’ dentro e adesso Roma non sarebbe preda facile dei fondi finanziari speculativi, compresi quelli di odore sionista.  Forse avrebbe fatto rabbia anche a voi leggere in questi giorni di «uno stabile abbandonato da otto anni». No, non abbandonato: sgomberato e quindi rimasto abbandonato. Chissà, forse proprio per poter dire poi che servono troppi soldi per rimetterlo in piedi e quindi aprire le porte a chi ne ha… poco importa come li abbia fatti o se siano sporchi. Però nel 2017, quando la Giunta Raggi cacciò via le realtà che rendevano ancora vivo quel luogo (tra cui noi, impegnate a difendere la vittoria sull’acqua pubblica dai mille attacchi che sono seguiti), il progetto del comune era trasferire lì gli uffici della Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali. Del resto “patrimonio indisponibile” significa questo: mantenere uno spazio per finalità pubblica.  Ci abbiamo provato a rimanere fino all’inizio dei lavori di restauro (veri, non quelli che iniziano e finiscono con un cartello), anche per continuare a curare quelle mura umide e sbrecciate. Siamo rientrati “a sorpresa”, siamo stati cacciati di nuovo. Chissà, se non ci fosse stata tanta fretta di svuotarlo ora quel posto non sarebbe messo così male e non ci sarebbe la scusa dell’investimento eccessivo per aprire le porte a una privatizzazione di fatto.  > Perché sapete che lo spauracchio del male minore che state agitando, “meglio > una scuola che un albergo”, non regge, vero?  Sarà una scuola pubblica e aconfessionale accessibile a tutt3? No. Ecco, il Rialto invece era spazio libero e inclusivo. Luogo di ricerca e passioni. E lo è stato anche nell’espressione più alta della nostra democrazia: un referendum costruito e vinto dal basso, contro le lobby più potenti delle privatizzazioni.  Chissà che la storia non si ripeta… Rialto, nei giorni a seguito dello sgombero Foto gentilmente concesse da Coordinamento Romano Acqua Pubblica Questo articolo è gratuito, ma produrlo richiede tempo e impegno. Per mantenere la nostra informazione libera e accessibile, abbiamo bisogno del tuo contributo, anche piccolo. Trasforma la tua lettura in un atto di sostegno, clicca sul banner qui sotto per fare una donazione. Puoi anche donare il tuo 5X1000, CF: 96405560580 L'articolo Rialto Sant’Ambrogio: la memoria svenduta proviene da DINAMOpress.
July 9, 2026
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Salpiamo e Insorgiamo, oltre l’ondata di calore
Per parlare di crisi climatica, pur essendone immersi fino al punto da faticare a riflettere e, talvolta, persino a respirare, è bene partire da alcuni dati. Almeno, per non essere tacciati di “ideologia green”. Record assoluto di temperatura in 135 stazioni in Francia. Ormai 50 mila morti all’anno in Europa per il caldo, 18 mila solo in Italia. Secondo l’OMS, 1.300 solo nell’ultima settimana di giugno. Anomalie di temperatura a terra fino a 12 gradi rispetto alle medie del periodo: l’Europa è il continente che in proporzione si scalderà di più per le ondate di calore, perché è il più urbanizzato e le sue città non sono pensate per disperdere calore né mitigare il microclima. Anche in mare ci sono record. Nel bacino occidentale del Mediterraneo, mare chiuso, predisposto al surriscaldamento, il Copernicus Marine Service ha registrato in questi giorni anomalie fino ad oltre 8 gradi – drammatiche per il ricambio verticale delle masse d’acqua e il circolo dei nutrienti marini, con gravissime conseguenze sulla biodiversità e la pesca. Essendo anomalie marine, sono più lente ad essere riassorbite. Condizioneranno il seguito dell’estate. Il Green Deal è stato una narrazione momentanea a cavallo della pandemia di COVID-19 che oggi non esiste più nemmeno nel dibattito istituzionale, salvo per i servi in uniforme. Gli utili idioti del grande capitale – alla Le Pen, Vannacci e Meloni, per intenderci – mentre fingono di litigare tra loro (a volte riuscendoci!) parlano di “ideologia green”. Ma solo loro sanno cosa sia e gli opinionisti con cui ballettano nei notiziari la prendono per buona. Nel frattempo, il loro gruppo di ideologi negazionisti continua a gettare fumo negli occhi con operazioni di revisionismo scientifico sui dati climatici. La linea comunicativa è “d’estate ha sempre fatto caldo”, una verità persino banale, che però non dice che il numero delle giornate di caldo estremo in Italia è praticamente raddoppiato in 15 anni e che negli ultimi anni si sono contate in media 58 notti tropicali, un evento raro fino agli anni ’80. La soglia limite dei +1,5 °C, stabilita dall’accordo di Parigi, possiamo ormai considerarla superata. In Europa assistiamo ad un aumento di 0,56° ogni decennio e siamo ad un riscaldamento incrementato di 2,4° rispetto all’epoca pre-industriale . > La crisi climatica segue il suo corso: non un percorso di “lento > miglioramento” ma di incrementale peggioramento. Il surriscaldamento globale > ha provocato danni per oltre 162 miliardi di euro dal 2021 al 2023. Nel 2025, > gli eventi meteorologici estremi collegati ai cambiamenti climatici hanno > rappresentato l’88% dei danni globali. Le catastrofi naturali nel primo semestre 2025 hanno provocato danni pari a 11,9 miliardi di euro e le stime dicono che i cambiamenti climatici causeranno danni sempre maggiori. Un clima ormai fuori controllo, le cui responsabilità vengono scaricate sui cittadini e le comunità locali da un combinato disposto di politicanti urlanti e media collusi, con tanto green-washing da parte di speculatori e grandi multinazionali. La colpa delle emissioni crescenti, che nemmeno il blocco di Hormuz ha significativamente interrotto, non è dei “paesi in via di sviluppo”, come sostengono i profeti dell’ideologia green a reti unificate: sono l’Europa e soprattutto gli Stati Uniti a dominare il trend, con richieste energetiche enormi soprattutto per i Data Centers che alimentano la cosiddetta Intelligenza Artificiale. Aumenta anche l’uso di fonti rinnovabili, ma questo non va a sostituire le fonti fossili, quanto a sommarsi, in una richiesta energetica complessiva che aumenta e sfonda sempre più velocemente i limiti ecologici planetari. LA GUERRA E IL CLIMA C’è poi un costo climatico che non viene conteggiato nelle stime ufficiali: quello delle guerre. Le loro emissioni non entrano nemmeno nei report annuali sul clima delle Nazioni Unite, per volere dei paesi NATO. Eppure, sappiamo che la sola guerra in Ucraina emette quanto un intero paese altamente industrializzato come il Belgio. La sola produzione dell’industria bellica pesa per il 5,5% sulle emissioni globali, un dato che però non tiene conto delle altre emissioni “indirette” come quelle provocate la distruzione e le ricostruzioni, tanto agognate dai palazzinari dello sterminio, da Trump in giù. Per non parlare dei necessari e caotici spostamenti e approvvigionamenti, laddove possibili per le popolazioni massacrate e stremate. > Dalla guerra e per la guerra, la crisi climatica è usata come strumento di > sterminio. A Gaza oggi sono accessibili solo 6 litri di acqua al giorno > (contro i 140 di utilizzo medio in Europa). Con il caldo torrido, tra le > discariche a cielo aperto e le reti fognarie distrutte proliferano insetti e > si intensifica la crisi sanitaria. E intanto, proliferano i progetti > infrastrutturali fossili, poco a largo delle sue coste. Gaza ha mobilitato milioni di persone perché condensa la violenza cieca di un capitalismo predatorio, coloniale, fossile, genocida, spietato, ma anche la strenua resistenza della vita a questa continua produzione di morte. Una produzione di morte apparentemente impersonale quanto un drone o un’alluvione su un campo profughi, ma moralmente diretta dalla Classe dirigente “Epstein”. E noi? In questo presente, asfissiati dalle ondate di calore, impegnati a contestarlo quando il meteo ci dà respiro, a criticarlo collettivamente o finemente… Che cosa facciamo? ABBIAMO UN PIANO “Abbiamo un piano” da tanto tempo quanto i pappagalli della Classe dirigente Epstein hanno contrapposto la transizione climatica all’economia. Ogni volta che abbiamo contestato una grande opera, l’allargamento di un aeroporto, una nuova autostrada, una fabbrica inquinante la controparte si schiera improvvisamente a difesa de“i posti di lavoro”. Oggi la guerra e il riscaldamento globale mettono a rischio la vita umana in maniera diretta, ed evidentemente anche interi settori economici. Per economia i vassalli occidentali ed i loro eleganti aguzzini che si riempiono la bocca di “ideologia green” intendono finanza, fossile e cemento. Noi, invece, intendiamo la capacità di produrre e riprodurre la vita e la società, fornendo benessere psicofisico ad ogni persona, in armonia con i sempre più delicati ecosistemi naturali. > Ce ne sarebbero tutte le possibilità e noi, movimento climatico, “abbiamo un > piano” che ci riconnette alla storia e all’attualità del movimento operaio e > contadino, abbiamo una via di fuga da questo presente mortifero. Un piano per la mobilità pubblica, per la messa in sicurezza del territorio, per la conversione delle industrie inquinanti, per una produzione alimentare ecologica, per un’energia rinnovabile, localizzata e irriducibile all’industria della morte e dell’individualismo che continuano a spacciarci come unica strada di progresso. Si tratta di decine di milioni di ”climate jobs”, lavori climatici, solo in Europa. Da domani, potenzialmente. Ma un piano è forte se alimenta un immaginario concreto e percepibile qui e ora. E dunque: che alternativa siamo in grado di proporre qui e ora a questo scenario di ristrutturazione bellica dell’economia e di successiva distruzione? Dove provare a giocare le nostre leve? Foto corteo GKN di Gianmarco Tavolieri Ancora una volta, la fabbrica socialmente integrata ci sembra il punto di ricaduta più concreto davanti ai nostri occhi, in Italia e forse in Europa. Il fatto che l’esperienza della ex-GKN – un progetto di reindustrializzazione davvero ecologica, una comunità che risponde al ricatto occupazionale lanciandosi su produzioni di pannelli fotovoltaici per comunità energetiche e cargo bike, alla guerra e alle alluvioni con la solidarietà – sia stata osteggiata da istituzioni di ogni grado e persino da finanza cooperativa e realtà politiche di ogni risma, è la fotografia di un intero sistema. Un sistema che anche nelle sue versioni ufficiali, tinte di rosso e verde, non vuole veder nascere alternative tangibili, autonome, rinnovabili, comunitarie, dal basso. Allora, anche noi siamo contro “l’ideologia green” quella tecnocratica e costruita da una narrazione mediatica elitista, costruita con e dalle aziende fossili, che si inventa un’opposizione tra “il popolo bue” ed i mulini a vento, o i pannelli solari. È curioso che in questi giorni lo stesso governo, dati Terna alla mano, accusi le regioni amministrate dal centro sinistra di essere troppo lente nell’installazione di fonti rinnovabili. Un ribaltamento di senso che però chiarisce che sul fronte energia i piani sono condivisi più trasversalmente di quanto si possa pensare. Siamo per energia rinnovabile prodotta e consumata collettivamente, decisa dalle comunità per le comunità. E soprattutto, siamo perché GW di rinnovabili sostituiscano l’incendio tossico fossile a cui hanno abituato le nostre società, fino a rendere normale ed ordinaria la morte di decine di migliaia di persone l’anno solo in Italia. > Nella lotta quotidiana scorgiamo la paura di lasciare spazio a un processo > partecipativo dal basso fuori dalle logiche del profitto, improntato sulle > esigenze sociali e di comunità su cui un intero territorio vuole svolgere un > ruolo attivo di autogoverno. Ma è ormai ora di salpare, con il piano e con tutto quello che abbiamo come comunità, come famiglia allargata che lotta testardamente per una società giusta e vivibile in tempi di catastrofi. Oggi si è chiuso l’azionariato popolare (ma potete ancora donare su Insorgiamo.org) e ci ritroviamo di nuovo l’11 luglio alla ex-Gkn, dopo 5 anni. Ancora, per decidere insieme. Ancora, insorgiamo e convergiamo. Ancora, “fino a che ce ne sarà”. La copertina è di Fatih Turan da Pexels Questo articolo è gratuito, ma produrlo richiede tempo e impegno. Per mantenere la nostra informazione libera e accessibile, abbiamo bisogno del tuo contributo, anche piccolo. Trasforma la tua lettura in un atto di sostegno, clicca sul banner qui sotto per fare una donazione. Puoi anche donare il tuo 5X1000, CF: 96405560580 L'articolo Salpiamo e Insorgiamo, oltre l’ondata di calore proviene da DINAMOpress.
July 3, 2026
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3 luglio 2011: la repressione continua, la solidarietà resta una pratica collettiva
Sono passati quindici anni dalle giornate che hanno segnato uno dei momenti più intensi della mobilitazione contro il TAV in Val di Susa. Il 27 giugno 2011 la polizia sgomberava con la forza la Libera Repubblica della Maddalena, il presidio militante costruito nell’area destinata all’apertura del cantiere. L’obiettivo era liberare il sito per l’avvio dei lavori, ma lo sgombero rappresentò anche un salto di qualità nella gestione dell’ordine pubblico del conflitto No TAV. La settimana successiva, il 3 luglio oltre centomila persone raggiunsero la valle per tentare di riconquistare il presidio insieme ai valsusini. La risposta delle forze dell’ordine fu immediata: cariche ripetute, utilizzo massiccio di lacrimogeni CS – molti dei quali lanciati ad altezza d’uomo – e una gestione dell’ordine pubblico che trasformò l’intera area in un teatro di scontro per diverse ore. Anche dopo la fine della manifestazione, gli inseguimenti proseguirono nei boschi circostanti. In quelle ore furono gli abitanti della valle a garantire assistenza, cure e ospitalità ai manifestanti, confermando quel rapporto tra territorio e movimento che ha rappresentato, fin dall’inizio, uno degli elementi di forza dell’esperienza No TAV. A quella giornata seguì una lunga offensiva giudiziaria. Nel gennaio 2012 un’operazione della Digos, estesa a diverse città italiane, portò all’arresto di 54 attivisti; 27 vennero trasferiti in carcere. Da quell’inchiesta prese forma il cosiddetto maxiprocesso del 3 luglio, celebrato nell’aula bunker del carcere delle Vallette: uno dei più grandi procedimenti penali istruiti negli ultimi decenni nei confronti di un movimento sociale. L’iter processuale è durato oltre undici anni. Alla fine sono arrivate 32 condanne, con pene comprese tra gli otto mesi e i quattro anni di reclusione. Per molte e molti quelle condanne non appartengono al passato: c’è chi le sta ancora scontando, tra carcere e misure alternative. > Negli ultimi mesi, però, la pressione vendetta repressiva ha assunto > un’ulteriore forma. Alle condanne penali si sono aggiunte le richieste di > risarcimento civile per centinaia di migliaia di euro. Una dimensione economica della repressione che punta a colpire le persone ben oltre il processo penale: pignoramenti, trattenute sullo stipendio e il rischio, per chi usufruisce di misure alternative, della loro revoca e del conseguente ritorno in carcere. È una dinamica ormai ricorrente: alla criminalizzazione giudiziaria si affianca quella economica, trasformando il risarcimento in uno strumento di punizione e deterrenza nei confronti del conflitto sociale. Di questi giorni è infatti la notizia che Leonardo S.p.A. è stata ammessa come parte civile in un processo contro attiviste solidali con la lotta di liberazione del popolo palestinese: ha chiesto risarcimenti per 150.000 Euro a fronte di una azione dimostrativa cui non sono seguiti danneggiamenti. Di fronte a questa nuova offensiva, la risposta è arrivata ancora una volta dalla Val di Susa. È stata attivata una cassa di solidarietà per sostenere le compagne e i compagni colpiti dalle richieste risarcitorie, riaffermando una pratica che ha attraversato tutta la storia del movimento: affrontare collettivamente tutte le sfide, inclusa la repressione. “Si parte e si torna insieme” non è solo uno slogan. A quindici anni dal 3 luglio, la mobilitazione contro il TAV non appartiene soltanto alla memoria collettiva delle lotte contro le grandi opere e per i beni comuni. Continua a produrre attualmente conseguenze materiali nella vita di decine di persone e ricorda come la repressione non si esaurisca nelle piazze o nelle aule di tribunale, ma prosegua nel tempo, assumendo forme diverse. Di fronte a questo, la solidarietà continua a essere non solo un valore, ma una pratica politica concreta. Venerdì 3 Luglio è organizzata una serata al Csoa Forte Prenestino per raccogliere fondi e per continuare a sostenere le persone imputate nel processo. La foto di copertina è di Riccardo Carraro Questo articolo è gratuito, ma produrlo richiede tempo e impegno. Per mantenere la nostra informazione libera e accessibile, abbiamo bisogno del tuo contributo, anche piccolo. Trasforma la tua lettura in un atto di sostegno, clicca sul banner qui sotto per fare una donazione. Puoi anche donare il tuo 5X1000, CF: 96405560580 L'articolo 3 luglio 2011: la repressione continua, la solidarietà resta una pratica collettiva proviene da DINAMOpress.
July 2, 2026
DINAMOpress
Bologna in piazza contro la devastazione del parco del Pilastro, il PD risponde con la repressione
Nel quartiere Pilastro, nella periferia nord-est di Bologna, cresce la mobilitazione degli abitanti contro il progetto MuBA, una nuova struttura museale dedicata all’infanzia che l’amministrazione comunale vorrebbe realizzare all’interno di un’area verde del quartiere. I comitati locali, riuniti nella campagna “MuBasta”, contestano la scelta di costruire il museo all’interno del parco del Pilastro, il che significherebbe la devastazione e la cementificazione di uno spazio molto frequentato dagli abitanti e attraversato principalmente proprio dai bambini e bambine delle scuole. Secondo i residenti, il progetto rischia di ridurre uno dei principali spazi verdi del quartiere e di trasformare un luogo di incontro e socialità in un intervento urbanistico deciso dall’alto, quando il Pilastro avrebbe bisogno soprattutto di servizi di prossimità, manutenzione degli spazi pubblici e investimenti sociali, più che di nuove infrastrutture culturali pensate principalmente per attrarre visitatori dall’esterno. Alla mobilitazione che chiede di fermare il progetto e aprire un confronto reale con gli abitanti, rivendicando il diritto delle comunità a decidere sulle trasformazioni urbanistiche che riguardano il proprio territorio, il Partito Democratico ha risposto con una repressione violentissima, schierando la celere nel parco che nei giorni scorsi ha caricato duramente gli abitanti, arrestato tre attivisti/e e gasato indiscriminatamente un intero quartiere. Ma il Pilastro non si fa intimidire e convoca per domani, sabato 7 marzo, una manifestazione cittadina gioiosa ma determinata. Ne abbiamo parlato con Sergio, ex-insegnante e abitante del quartiere Pilastro:
March 6, 2026
Radio Blackout
Non sono solo “cave”: nella Tuscia ci si batte per difendere l’acqua e la terra
Arlena di Castro, Lucciano e San Silvestro a Civita Castellana, Cinelli a Vetralla, Castel Sant’Elia con lo sversamento delle terre dell’Ilva di Taranto, Pascolaro a Graffignano e Sant’Eutizio a Soriano nel Cimino: sono tutti luoghi in cui cittadine e cittadini, organizzati in comitati per la difesa del territorio, lottano per chiedere la bonifica da sversamenti illeciti nelle cave dismesse e per impedirne il riutilizzo improprio. Ancora oggi, nonostante la coalizione tra le singole realtà territoriali, non è stati possibile ottenere una risposta efficace e definitiva al grave problema delle 150 cave dismesse o abbandonate che non sono mai state oggetto di recupero ambientale. I numeri sono impietosi e preoccupanti. In Italia sono 4.168 le cave autorizzate, 14.141 quelle dismesse o abbandonate, il cui numero è in aumento . Il Rapporto Cave 2021 di Legambiente (l’ultima analisi sistematica su scala nazionale) rileva una situazione complessa per il Lazio e, in particolare, per la provincia di Viterbo. Il Lazio emerge come una regione con una pressione estrattiva altissima, con 386 cave attive e 1.300 dismesse e abbandonate. Fra le province, Viterbo detiene il primato con 60 siti estrattivi, con una specializzazione unica in peperino, tufo e basalto. E 150 siti abbandonati o inattivi, molti dei quali mai sottoposti a un vero ripristino ambientale o monitoraggio . Nel Viterbese quindi il concetto di “recupero” sembrerebbe spesso limitato al semplice abbandono. Molte cave dismesse nel distretto di Civita Castellana e Viterbo non hanno visto l’attuazione dei piani di rimboschimento o rimodellamento delle scarpate e conseguentemente il rischio di un loro utilizzo a discariche è altissimo, anche a causa della loro posizione isolata e della mancanza di controlli. LE NORME CHE REGOLANO L’ATTIVITÀ ESTRATTIVA Il quadro normativo che regola l’attività estrattiva nel Lazio e in particolare nella provincia di Viterbo vede la Legge Regionale n.17 /1993 che stabilisce che l’estrazione è permessa solo se inserita nel piano regionale. Questo piano PRAE (Piano Regionale delle Attività Estrattive) definisce dove si può scavare e con quali vincoli, classifica le aree e stabilisce i criteri per il ripristino ambientale obbligatorio. La competenza per il rilascio delle autorizzazioni è della Regione Lazio (Direzione Politiche Ambientali e Ciclo dei Rifiuti), spesso in concerto con le Province per il controllo. C’è poi la normativa nazionale che interviene per gli aspetti di tutela ambientale e sicurezza sul lavoro. Il D.Lgs. 152/2006 (Testo Unico Ambientale) regola la Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) e la gestione dei residui estrattivi. Ogni progetto di recupero di una cava dismessa deve rispettare le norme sulla bonifica dei siti contaminati se la cava è stata usata impropriamente come discarica. Il D.Lgs. 624/1996 tutela la sicurezza e salute dei lavoratori nelle industrie estrattive (cave e miniere). Anche in fase di recupero o di messa in sicurezza di una cava dismessa, questo decreto rimane il riferimento tecnico. Infine il Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio (D.Lgs. 42/2004) che individua le aree vincolate. Fondamentale per il Viterbese, dove molte cave sono soggette a vincoli paesaggistici o archeologici per la vicinanza a siti Etruschi o zone di pregio. Esistono degli obblighi di recupero i quali prevedono che l’autorizzazione all’estrazione sia subordinata alla presentazione di un Piano di Recupero Ambientale con il versamento di una fidejussione a garanzia del recupero finale. Recenti norme del 2025-2026 facilitano l’installazione di impianti fotovoltaici ed eolici in cave dismesse, considerandole aree già degradate da non sottrarre all’agricoltura. I DANNI PRODOTTI DA CAVITÀ NON RECUPERATE I principali rischi e le dinamiche che si instaurano quando una cavità non viene recuperata riguardano l’inquinamento della falda acquifera. Quando lo scavo scende al di sotto del livello piezometrico si formano i laghetti di cava con l’acqua della falda che rimane esposta all’atmosfera e la cavità diventa una “porta aperta”, che mette in comunicazione diretta l’ambiente esterno con il serbatoio sotterraneo, eliminando il potere filtrante e la naturale protezione del terreno. > Inoltre spesso le cave dismesse non ripristinate sono soggette a diventare > discariche abusive. La porosità del tufo, roccia tipica della zona, permette > ai contaminanti (oli, metalli pesanti, percolato da rifiuti) di penetrare nel > terreno e raggiungere la falda e l’acqua potabile con una velocità > elevatissima. Basterebbe eseguire il recupero a norma per ricostituire uno strato di suolo e vegetazione. Senza questo, manca il filtro bio-chimico che neutralizza i batteri e alcune sostanze chimiche. I grandi vuoti creati dalle cave alterano i flussi idrogeologici. La cava può agire come un punto di drenaggio, attirando l’acqua dalle aree circostanti e provocando l’abbassamento del livello dei pozzi agricoli o domestici limitrofi. Nelle cave di tufo non recuperate, l’infiltrazione d’acqua nelle fessure (crio-clastismo e idro-clastismo) accelera il crollo delle pareti, che a sua volta può ostruire sorgenti naturali o deviare piccoli corsi d’acqua superficiali. I CONFLITTI AMBIENTALI NEL VITERBESE Le vertenze contro l’uso delle cave dismesse come discariche rappresentano uno dei fronti più caldi del conflitto ambientale nel Viterbese. La Tuscia, con i suoi enormi “vuoti” lasciati dall’attività estrattiva, è stata spesso vista dalla politica e dalle imprese dei rifiuti come la soluzione rapida alle emergenze del Lazio (in particolare di Roma). > Negli anni comitati di cittadini e cittadine, associazioni, amministrazioni > locali e Soprintendenze hanno dato vita a proteste e azioni legali, per > difendere il territorio. Chiedendo il blocco dei progetti di discarica, > dell’apertura di nuove cave e il ripristino ambientale di quelle dismesse. Una tendenza recente nelle vertenze è la proposta di alternative progettuali. Invece di opporsi e basta, il territorio propone di creare Parchi fotovoltaici a terra nelle cave dismesse, per generare energia senza impatto visivo. Oppure Oasi di biodiversità, proponendo progetti di riforestazione finanziati da fondi europei per sottrarre l’area alla pianificazione dei rifiuti. L’ESPERIENZA DEL COMUNE DI CORCHIANO Risale al 2012 l’esperienza del Comune di Corchiano a tutela delle falde acquifere quale bene indispensabile per la vita e la salute pubblica. L’allora amministrazione, guidata da me, ha fatto ricorso a norme comunali esistenti che potevano essere applicate per tutelare i beni comuni. Quando una cava intercetta la falda acquifera, il Sindaco non interviene più solo come custode dell’urbanistica e del paesaggio, ma come responsabile della salute dei cittadini e delle cittadine basando le proprie ordinanze su un potere che gli è proprio in quanto capo dell’amministrazione e pertanto non essendo potere delegato non ha necessità di condivisione con altri organi istituzionali come la Prefettura. Così a fronte di una attività estrattiva la cui cavità aveva intercettato la falda acquifera, quale Sindaco, con i poteri di Autorità Sanitaria Locale emisi una ordinanza di sequestro dell’area che si basava sui seguenti presupposti: la violazione della Protezione Naturale, poiché lo scavo aveva rimosso il “filtro” naturale (lo strato di roccia e terreno) che proteggeva l’acqua sotterranea, e l’esposizione della falda all’aria aperta, che la rendeva vulnerabile a inquinamenti batteriologici e chimici immediati. Il rischio Arsenico e Mineralizzazione è infatti alto nel Viterbese, poiché l’acqua è già naturalmente ricca di questo minerale. L’ordinanza citava perizie tecniche che dimostravano come l’ossidazione della roccia esposta o il contatto con agenti esterni (polveri di cava, idrocarburi dei macchinari) potevano alterare i parametri chimici dell’acqua, rendendola non potabile. > Riuscii a dimostrare che esisteva necessità di urgenza e improcrastinabilità > ed ero dunque autorizzato a usare poteri extra-ordinari. L’intercettazione > della falda è considerata un «danno imminente e irreparabile» e giustifica il > sequestro immediato del cantiere senza attendere i tempi lunghi della > burocrazia regionale. Il TAR e il Consiglio di Stato riconobbero validi i principi che avevano spinto l’azione, permettendo di spostare l’asse del dibattito, da “la cava distorce il paesaggio”, facilmente contestabile dalle ditte come giudizio estetico soggettivo, a “la cava espone la falda acquifera”, dato scientifico oggettivo e non negoziabile perché legato alla salute pubblica. La seconda ed efficace fase fondata sulla esperienza dell’ordinanza e sui riconoscimenti giuridici ci indusse alla ricerca di una soluzione efficace , definitiva e diffusa sul rischio di utilizzo delle ex-cave come discariche, e grazie alla collaborazione competente e generosa di molti validi tecnici approvammo in un consiglio comunale aperto una Variante Urbanistica del Comune di Corchiano. La variante urbanistica approvata dal Consiglio Comunale, anche con la suggestiva e spontanea alzata di mano di tutti i cittadini e tutte le cittadine presenti, afferma e stabilisce un principio fondamentale, e cioè che sia il Consiglio stesso a stabilire se qualsiasi intervento sulle cavità prodotte da attività estrattive non recuperate provoca rischi per le falde acquifere che in quei luoghi risultano inevitabilmente esposte o superficilizzate. > Con questa variante la Comunità si appropria della tutela dei beni comuni e > della loro restituzione alle future generazioni. Non solo una semplice norma > urbanistica ma uno strumento efficace per bloccare progetti di discariche > camuffati da “ripristini ambientali” spostando la decisione dagli uffici > tecnici regionali alla rappresentanza politica della Comunità locale. Questa esperienza, che definirei storia collettiva di resistenza locale, offre strumenti efficaci condivisi anche dalla giustizia amministrativa, affinché si applichino definitivamente strumenti di tutela dell’acqua, quale bene comune per eccellenza, in particolare in quei luoghi dove sono presenti fragilità e conseguenti rischi per la salute pubblica. La copertina è dell’autore SOSTIENI, DIFENDI, DIFFONDI DINAMOPRESS Per sostenere Dinamopress si può donare sul nostro conto bancario, Dinamo Aps Banca Etica IT60Y0501803200000016790388 tutti i fondi verranno utilizzati per sostenere direttamente il progetto: pagare il sito, supportare i e le redattrici, comprare il materiale di cui abbiamo bisogno L'articolo Non sono solo “cave”: nella Tuscia ci si batte per difendere l’acqua e la terra proviene da DINAMOpress.
January 13, 2026
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