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16 ottobre, sciopero per il clima in tutta Italia
Il 16 ottobre nelle piazze di molte città d’Italia e di centinaia città nel mondo si tornerà a marciare per il clima e la tutela del pianeta, Fridays for Future ha convocato infatti un altro Strike for Climate. Lo sciopero per il clima, che tradizionalmente veniva convocato in questi mesi, quest’anno ha luogo dopo un’estate insopportabile appena trascorsa, e in vista di altri eventi climatici estremi che si potrebbero verificare nell’autunno appena iniziato. In Italia tanti gruppi locali di Fridays for Future hanno risposto alla chiamata e hanno organizzato presidi, cortei, manifestazioni. Nel documento di convocazione si legge «Scendiamo in piazza perché non ci rassegniamo. Non ci rassegniamo a un governo che ci invita ad abituarci al clima caraibico mentre annuncia di aumentare le estrazioni di gas e petrolio in Italia. Non ci rassegniamo ai titoli di giornale che raccontano che non c’è più niente da fare, perché abbiamo superato la soglia degli 1.5°C. Non ci rassegniamo all’ecoansia, che ci fa sentire il peso del mondo sulle spalle mentre le compagnie fossili accumulano extra-profitti a ogni crisi geopolitica. Siamo stati lasciati ad affrontare questa Emergenza da sol3. Manifestiamo perché non siamo sol3. Il caldo e gli eventi estremi di quest’estate hanno reso ancora più evidente la gravissima situazione in cui ci troviamo. I governi pensano a fare guerre e profitti con armi e petrolio mentre in Europa si stimano più di 30mila morti dovute al caldo estivo». > A Roma, per la prima volta, si è deciso che il corteo non sarà mattutino e > studentesco ma pomeridiano, cercando pertanto di intercettare segmenti diversi > di popolazione e non solo la componente giovanile. Lo sciopero è stato > organizzato attraverso assemblee aperte a cui hanno partecipato varie realtà, > organizzazioni e collettivi, da quelli studenteschi ai presidi di tutela del > territorio, degli spazi pubblici e del verde. Il corteo romano partirà alle 17.00 da Piramide e nei contenuti intreccerà insieme istanze ecologiste e istanze sociali criticando in modo diretto tanto l’amministrazione comunale quanto il governo. Il percorso della manifestazione infatti percorrerà un tratto antistante i Mercati Generali di Ostiense, area che il Comune vuole cementificare e trasformare in studentato di lusso grazie all’intervento del fondo immobiliare Hines, cui partecipano cospicui capitali assicurativi israeliani. Il corteo, nonostante un primo parere negativo della questura, ha intenzione di dirigersi davanti al Ministero per l’Ambiente e la Sicurezza Energetica, simbolo della totale avversità di questo governo per qualunque politica ecologista visto quanto ogni scelta di questi quattro anni sia stata a favore delle fonti fossili e della loro lobby. In altre città come Torino e Bologna l’appuntamento è rimasto nelle ore mattutine, mentre altre ancora puntano su una doppia presenza, nella mattina e poi nel pomeriggio come a Pisa. Climate Strike del settembre 2022 Se la giornata di venerdì permetterà di dare il polso della capacità di mobilitazione lungo la penisola, nei giorni successivi sono state organizzate due assemblee nazionali – con caratteristiche leggermente diverse e complementari – per riannodare i fili del movimento ecologista. A Grassina, alle porte di Firenze, il 17 ottobre è stata convocata un’assemblea dal titolo “Questo Clima non è vita” promossa da Convergenza Ecosociale, la rete – nata sullo stimolo della vertenza per la GKN di Firenze – da due anni costruisce connessioni tra emergenza climatica e questioni sociali. Nell’appello per la partecipazione si legge «Perché la crisi eco-climatica non può essere l’ennesima vertenza in aggiunta al calendario autunnale del movimento. La giustizia climatica è condizione necessaria per sopravvivere, organizzarci, lottare. Dobbiamo mettere in condivisione saperi, esperienze, riflessioni e pratiche accumulati negli anni». L’assemblea infatti si propone di rafforzare reti e di porre la questione climatica al servizio delle altre lotte e come collante di altre battaglie in una visione ecosistemica di giustizia sociale. Si vuole pertanto uscire dallo schema classico dell’assemblea che lancia una data di mobilitazione nazionale, ma costruire invece uno spazio di convergenza in cui la questione climatica possa essere un filo rosso. Per queste ragioni il gruppo di preparazione ha scritto delle domande guida rivolte a chi parteciperà, per avere una traccia comune di discussione. A Roma invece il 24 ottobre la rete Fuori dal Fossile ha proposto una assemblea nazionale che vede al centro le lotte dei comitati ambientali di tutta la penisola che si oppongono ad ecocidi e devastazione del loro territorio, la lotta contro l’ipotesi di ritorno al nucleare e contro la proliferazione territoriale dei data centre. Nel documento di preparazione viene più volte indicata la connessione tra la lotta per difendere il pianeta e quella per difendersi dal sistema di militarizzazione e riarmo in corso: «La dipendenza mondiale dalle fonti fossili e il loro stretto legame con il sistema militare è il perno per garantirsi possesso, utilizzo e controllo dei flussi e soggiogare i popoli instaurando così uno stato di guerra permanente insieme al progressivo peggioramento della catastrofe ecologica. Le guerre fossili distruggono la vita delle persone, le economie delle comunità, la biodiversità, la speranza di contenere il riscaldamento globale, la disponibilità di aria respirabile e di acqua potabile». Viviamo in un momento particolarmente drammatico e paradossale, la consapevolezza della crisi climatica è ormai largamente diffusa, eppure l’attivazione sembra procedere a rilento o quanto meno non corre al passo di eventi drammatici quali quelli a cui assistiamo. Inoltre nel dibattito politico ufficiale il tema è praticamente assente, complice non solo un governo fieramente alleato del fossile ma pure un ruolo debolissimo dell’opposizione parlamentare. La chiave di volta per ritornare alle maree del 2018 e del 2019 non ce l’ha nessuno in tasca, tuttavia è importante provare ad attivare spazi di attivazione e di convergenza tra istanze che non possono più correre in autonomia, pena l’irrilevanza e la condanna al minoritarismo. Non ce lo possiamo più permettere. La copertina è di Lisa Capasso, Climate Strike, Roma Settembre 2022 Questo articolo è gratuito ma produrlo richiede tempo e impegno. Per mantenere la nostra informazione libera e accessibile abbiamo bisogno del tuo contributo, anche piccolo. Trasforma la tua lettura in un atto di sostegno. Clicca sul banner qui sotto e fai una donazione. Dona il tuo 5×1000 scrivi il codice fiscale 96405560580. L'articolo 16 ottobre, sciopero per il clima in tutta Italia proviene da DINAMOpress.
October 12, 2026
DINAMOpress
Dove va il capitalismo, dove andiamo noi
Grande è il disordine sotto il cielo, ma la situazione è tutt’altro che eccellente. Viviamo un’epoca tremenda, che rende molto ardua l’idea di un cambiamento sociale e che rischia di anestetizzarne persino l’immaginazione. La guerra – quella combattuta, quella preparata, quella auspicata – è divenuta parte delle nostre vite e della dimensione economica, sociale e geopolitica. La corsa agli armamenti prosegue come se non ci fosse un domani e intanto lo pregiudica, sottraendo ricchezza collettiva, beni comuni, diritti sociali. L’ampiezza della disuguaglianza sociale non ha precedenti nella storia dell’umanità e, soprattutto, ha smesso da tempo di essere considerata un problema, divenendo il fisiologico esito del dominio del più forte sul più debole. > La crisi ecologica, moltiplicata dalla crisi climatica in corso, obbliga a > confrontarsi non più solo con la finitezza dell’esistenza individuale ma, per > la prima volta nella storia, anche con la possibile finitudine della specie > umana sul pianeta. I nuovi re della finanza pervadono l’economia, la società, la natura e la vita stessa delle persone ed espropriano la democrazia, facendo riemergere spinte autoritarie, vecchi totalitarismi e nuovi fascismi. E la solitudine competitiva sembra essere l’unico orizzonte per le persone, dentro un’esistenza pensata come individuale, performativa, meritocratica e in eterna concorrenza con quella delle altre e degli altri. Per vincere o per tentare almeno di non soccombere. Parrebbe non ci sia scampo, né via d’uscita. E che non vi sia futuro pensabile, ma solo una sopravvivenza quotidiana scandita da emergenze senza soluzione di continuità, intrisa di panico, malinconia, quando non di rancore. Eppure, se guardiamo il mondo da un diverso punto di vista, ci accorgiamo che il modello capitalistico non è mai stato così in difficoltà e che la ferocia che dimostra è direttamente proporzionale alla propria debolezza. Non sa infatti come affrontare alcuno dei profondissimi nodi da esso stesso creati e giunti al pettine contemporaneamente: non può fare a meno di esacerbare la disuguaglianza sociale, non può abbandonare il consunto mito della crescita, è costretto a sostenere l’economia producendo enormi bolle finanziarie, non ha alcuna risposta per la crisi ecologica e climatica. Sa che non può garantire alcuna felicità alle persone, ma che deve solo spaventarle per ottenere rassegnazione. Sa che, non potendo più risolvere alcuno dei problemi che ha creato, deve prepararsi a contenere ogni risveglio sociale, a reprimere ogni conflitto, per evitare l’apertura di faglie che possano terremotare la fragilità intrinseca della propria struttura. > Conoscere a fondo dove sta andando il modello capitalistico, capire come la > sua profondissima crisi stia trasformando il pianeta e su quali elementi > continui a far leva per presentarsi come l’unico dei mondi possibili, è uno > degli obiettivi di questa sessione dell’università estiva. L’altro è provare a capire dove stiamo andando noi, un noi collettivo e ampio che dentro le lotte, le vertenze, le pratiche e le esperienze concrete, si oppone alla deriva di questo modello e prova ad affermare, tanto nel “qui e ora” quanto nella visione d’insieme, la possibilità e l’urgenza di un’alternativa di società. UNA RIFLESSIONE CHE VOGLIAMO DIPANARE ATTRAVERSO DIVERSI SEMINARI. Il primo si intitola “Capitalismo, crisi climatica e guerra”, nel quale affronteremo la stretta connessione fra la crisi del modello capitalistico, la crisi ecologica e climatica che lo mette radicalmente in discussione e la guerra come risposta dentro il paradigma del dominio all’accaparramento dei beni comuni e delle materie prime fondamentali. Ne discuteremo con Raffaele Giammetti (professore associato di Economia politica all’Università di Cassino e del Lazio Meridionale) e con Claudia Terra (dottoressa di ricerca in Filosofia politica all’Università di Trento in cotutela con l’École Normale Supérieure de Paris). Il secondo si intitola “Occidente al tramonto, il sole sorge a Pechino?”, nel quale affronteremo il cambiamento epocale a cui stiamo assistendo, che vede il cosiddetto “Occidente” in rapido declino e il centro del mondo spostarsi verso l’Asia, cercando di conoscere meglio il percorso della Cina, al di là degli stereotipi e dei luoghi comuni, attraverso i quali in genere lo si affronta. Ne discuteremo con Daniela Caterina (professoressa associata presso la Facoltà di Filosofia della Huazhong University of Science and Technology (Wuhan)) e con Fabrizio Eva (geografo politico). Il terzo seminario si intitola “Nuove tecnologie e IA: tecnofascismo o liberazione?”, nel quale affronteremo il tema di come le nuove tecnologie stanno iniziando a impattare sulla produzione, sull’organizzazione sociale sulle relazioni e sulle soggettività, cercando di approfondire la possibilità di una socializzazione dell’innovazione tecnologica che permetta di uscire dalla trappola del capitalismo della sorveglianza. Ne discuteremo con Armanda Cetrulo (ricercatrice in Economia Scuola Superiore S. Anna di Pisa) e con Mauro Munzi (filosofo e analista delle tecnologie contemporanee) Il quarto seminario si intitola “Territori per l’estrattivismo o comunità di cura e di trasformazione” , nel quale affronteremo il tema di come le comunità territoriali, oggi considerate solo come luoghi di estrazione di valore finanziario e/o abbandonate a se stesse, possano invece divenire luoghi della sperimentazione di un’alternativa di società basata sulla cura e sulla trasformazione. Ne discuteremo con Sara Pilia (attivista e referente nazionale Arci per i territori e le aree interne) e con Donatella Gasparro (dottoranda in Scienze Politiche presso la Scuola Normale Superiore di Pisa). La sessione si chiuderà con una tavola rotonda che si intitola “Cambiare il mondo dal basso”, nella quale, alla luce delle considerazioni emerse nei precedenti seminari, cercheremo di fare il punto sulla costruzione di un’alternativa di società, facendo dialogare culture ed esperienze tra loro diverse, ma capaci di offrire molti punti di convergenza per il comune cammino collettivo. Ne discuteremo con Marco Deriu (professore associato di Sociologia Università di Parma), Dario Salvetti (Collettivo di Fabbrica ex-Gkn), Marcella Corsi (professoressa di Economia Politica presso Università La Sapienza Roma) e Marco Bersani (filosofo e attivista di Attac Italia) Vi aspettiamo!  Dall’ 11 al 13 settembre 2026 a New Camping Le Tamerici, Via della Cecinella 3 – Cecina Mare (LI) Qui il programma la copertina è di Luca Profenna Questo articolo è gratuito, ma produrlo richiede tempo e impegno. Per mantenere la nostra informazione libera e accessibile, abbiamo bisogno del tuo contributo, anche piccolo. Trasforma la tua lettura in un atto di sostegno, clicca sul banner qui sotto per fare una donazione. Puoi anche donare il tuo 5X1000, CF: 96405560580 L'articolo Dove va il capitalismo, dove andiamo noi proviene da DINAMOpress.
September 3, 2026
DINAMOpress
Puntata del 04/08/2026@0
Il primo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Augustin, RSU FIOM della Electrolux di Forlì sulla situazione attuale del gruppo industriale svedese che da maggio minaccia i suoi dipendenti con la prospettiva di licenziamenti di massa, circa 1900 nel nostro paese (contando i contratti a tempo determinato). Dalla scorsa intervista che avevamo realizzato sull’argomento, ricordiamo che erano stati previsti dei tavoli di confronto tra sindacati, istituzioni ed azienda, come sono andate le contrattazioni a quei tavoli? Che aria si respira nei vari stabilimenti Electrolux d’Italia? Quali le prospettive? Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo argomento della puntata ha riguardato la possibilità di giornalisti di esprimersi contro l’operato o l’idea stessa di Stato di Israele, infatti in compagnia telefonica di Steano Galieni della Rete No Bavaglio, siamo andati a spiegare in cosa consiste l’ex ddl 1004. Dal blog pungolorosso.com : “La reale finalità di questo Ddl non è quella di “contrastare l’anti-semitismo”, ma di impegnare le istituzioni dello stato a promuovere ovunque il sionismo come ideologia di stato e a contrastare-bastonare ogni forma di critica dello stato sionista e del sionismo, e dei suoi protettori – tanto più se si tratta di una critica militante e di massa nelle piazze. Non si deve mai dimenticare che tra i massimi protettori dello stato di Israele c’è l’Italia di Meloni-Mattarella, terza fornitrice di armi per il genocidio dopo Stati Uniti e Germania. Le/I giornaliste/i anti-fasciste/i di “No Bavaglio” formulano la loro critica da un punto di vista democratico, diverso dal nostro, che è anti-coloniale e di classe. A differenza di noi, poi, nutrono illusioni sulle “forze democratiche” presenti in parlamento (il cui comportamento fu già pessimo al Senato), e nella loro denuncia si concentrano sull’attacco alla “libertà di espressione”, mentre noi denunciamo al contempo l’attacco al movimento di sostegno alla resistenza del popolo palestinese. Ciò non toglie loro il merito di avere segnalato per tempo a tutti/e, anche a noi, quello che giustamente definiscono un golpe estivo – contro cui bisogna muoversi. “ Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il terzo approfondimento della serata lo abbiamo fatto intervistandoo un’attivista di XR Reggio Emilia per farci raccontare la resistenza dell’Assemblea permanente Ospizio al progetto di costruzione di un punto vendita Conad e di una struttura destinata al comune all’interno di un bosco urbano. Dopo mesi di tentativi nell’ostacolare la partenza di questa ennesima operazione ecocida di cementificazione dei nostri territori, l’assemblea ha deciso di lanciare un presidio permanente, riuscendo dal primo giorno (il 3 Agosto) di fatto ad ostacolare l’ingresso delle ruspe nella futura area di cantiere. Ovviamente sono arrivate di conseguenza identificazioni a tappeto da parte delle forze dell’ordine e il tentativo di forzare il blocco costituito da un muri di corpi di attivisti e attiviste. L’invito quindi è quello di raggiungere il presidio permanente per continuare la lotta contro questo progetto. Buon ascolto
August 6, 2026
Radio Blackout - Info
Puntata del 04/08/2026@1
Il primo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Augustin, RSU FIOM della Electrolux di Forlì sulla situazione attuale del gruppo industriale svedese che da maggio minaccia i suoi dipendenti con la prospettiva di licenziamenti di massa, circa 1900 nel nostro paese (contando i contratti a tempo determinato). Dalla scorsa intervista che avevamo realizzato sull’argomento, ricordiamo che erano stati previsti dei tavoli di confronto tra sindacati, istituzioni ed azienda, come sono andate le contrattazioni a quei tavoli? Che aria si respira nei vari stabilimenti Electrolux d’Italia? Quali le prospettive? Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo argomento della puntata ha riguardato la possibilità di giornalisti di esprimersi contro l’operato o l’idea stessa di Stato di Israele, infatti in compagnia telefonica di Steano Galieni della Rete No Bavaglio, siamo andati a spiegare in cosa consiste l’ex ddl 1004. Dal blog pungolorosso.com : “La reale finalità di questo Ddl non è quella di “contrastare l’anti-semitismo”, ma di impegnare le istituzioni dello stato a promuovere ovunque il sionismo come ideologia di stato e a contrastare-bastonare ogni forma di critica dello stato sionista e del sionismo, e dei suoi protettori – tanto più se si tratta di una critica militante e di massa nelle piazze. Non si deve mai dimenticare che tra i massimi protettori dello stato di Israele c’è l’Italia di Meloni-Mattarella, terza fornitrice di armi per il genocidio dopo Stati Uniti e Germania. Le/I giornaliste/i anti-fasciste/i di “No Bavaglio” formulano la loro critica da un punto di vista democratico, diverso dal nostro, che è anti-coloniale e di classe. A differenza di noi, poi, nutrono illusioni sulle “forze democratiche” presenti in parlamento (il cui comportamento fu già pessimo al Senato), e nella loro denuncia si concentrano sull’attacco alla “libertà di espressione”, mentre noi denunciamo al contempo l’attacco al movimento di sostegno alla resistenza del popolo palestinese. Ciò non toglie loro il merito di avere segnalato per tempo a tutti/e, anche a noi, quello che giustamente definiscono un golpe estivo – contro cui bisogna muoversi. “ Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il terzo approfondimento della serata lo abbiamo fatto intervistandoo un’attivista di XR Reggio Emilia per farci raccontare la resistenza dell’Assemblea permanente Ospizio al progetto di costruzione di un punto vendita Conad e di una struttura destinata al comune all’interno di un bosco urbano. Dopo mesi di tentativi nell’ostacolare la partenza di questa ennesima operazione ecocida di cementificazione dei nostri territori, l’assemblea ha deciso di lanciare un presidio permanente, riuscendo dal primo giorno (il 3 Agosto) di fatto ad ostacolare l’ingresso delle ruspe nella futura area di cantiere. Ovviamente sono arrivate di conseguenza identificazioni a tappeto da parte delle forze dell’ordine e il tentativo di forzare il blocco costituito da un muri di corpi di attivisti e attiviste. L’invito quindi è quello di raggiungere il presidio permanente per continuare la lotta contro questo progetto. Buon ascolto
August 6, 2026
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Puntata del 04/08/2026@2
Il primo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Augustin, RSU FIOM della Electrolux di Forlì sulla situazione attuale del gruppo industriale svedese che da maggio minaccia i suoi dipendenti con la prospettiva di licenziamenti di massa, circa 1900 nel nostro paese (contando i contratti a tempo determinato). Dalla scorsa intervista che avevamo realizzato sull’argomento, ricordiamo che erano stati previsti dei tavoli di confronto tra sindacati, istituzioni ed azienda, come sono andate le contrattazioni a quei tavoli? Che aria si respira nei vari stabilimenti Electrolux d’Italia? Quali le prospettive? Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo argomento della puntata ha riguardato la possibilità di giornalisti di esprimersi contro l’operato o l’idea stessa di Stato di Israele, infatti in compagnia telefonica di Steano Galieni della Rete No Bavaglio, siamo andati a spiegare in cosa consiste l’ex ddl 1004. Dal blog pungolorosso.com : “La reale finalità di questo Ddl non è quella di “contrastare l’anti-semitismo”, ma di impegnare le istituzioni dello stato a promuovere ovunque il sionismo come ideologia di stato e a contrastare-bastonare ogni forma di critica dello stato sionista e del sionismo, e dei suoi protettori – tanto più se si tratta di una critica militante e di massa nelle piazze. Non si deve mai dimenticare che tra i massimi protettori dello stato di Israele c’è l’Italia di Meloni-Mattarella, terza fornitrice di armi per il genocidio dopo Stati Uniti e Germania. Le/I giornaliste/i anti-fasciste/i di “No Bavaglio” formulano la loro critica da un punto di vista democratico, diverso dal nostro, che è anti-coloniale e di classe. A differenza di noi, poi, nutrono illusioni sulle “forze democratiche” presenti in parlamento (il cui comportamento fu già pessimo al Senato), e nella loro denuncia si concentrano sull’attacco alla “libertà di espressione”, mentre noi denunciamo al contempo l’attacco al movimento di sostegno alla resistenza del popolo palestinese. Ciò non toglie loro il merito di avere segnalato per tempo a tutti/e, anche a noi, quello che giustamente definiscono un golpe estivo – contro cui bisogna muoversi. “ Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il terzo approfondimento della serata lo abbiamo fatto intervistandoo un’attivista di XR Reggio Emilia per farci raccontare la resistenza dell’Assemblea permanente Ospizio al progetto di costruzione di un punto vendita Conad e di una struttura destinata al comune all’interno di un bosco urbano. Dopo mesi di tentativi nell’ostacolare la partenza di questa ennesima operazione ecocida di cementificazione dei nostri territori, l’assemblea ha deciso di lanciare un presidio permanente, riuscendo dal primo giorno (il 3 Agosto) di fatto ad ostacolare l’ingresso delle ruspe nella futura area di cantiere. Ovviamente sono arrivate di conseguenza identificazioni a tappeto da parte delle forze dell’ordine e il tentativo di forzare il blocco costituito da un muri di corpi di attivisti e attiviste. L’invito quindi è quello di raggiungere il presidio permanente per continuare la lotta contro questo progetto. Buon ascolto
August 6, 2026
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Puntata del 04/08/2026
Il primo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Augustin, RSU FIOM della Electrolux di Forlì sulla situazione attuale del gruppo industriale svedese che da maggio minaccia i suoi dipendenti con la prospettiva di licenziamenti di massa, circa 1900 nel nostro paese (contando i contratti a tempo determinato). Dalla scorsa intervista che avevamo realizzato sull’argomento, ricordiamo che erano stati previsti dei tavoli di confronto tra sindacati, istituzioni ed azienda, come sono andate le contrattazioni a quei tavoli? Che aria si respira nei vari stabilimenti Electrolux d’Italia? Quali le prospettive? Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo argomento della puntata ha riguardato la possibilità di giornalisti di esprimersi contro l’operato o l’idea stessa di Stato di Israele, infatti in compagnia telefonica di Steano Galieni della Rete No Bavaglio, siamo andati a spiegare in cosa consiste l’ex ddl 1004. Dal blog pungolorosso.com : “La reale finalità di questo Ddl non è quella di “contrastare l’anti-semitismo”, ma di impegnare le istituzioni dello stato a promuovere ovunque il sionismo come ideologia di stato e a contrastare-bastonare ogni forma di critica dello stato sionista e del sionismo, e dei suoi protettori – tanto più se si tratta di una critica militante e di massa nelle piazze. Non si deve mai dimenticare che tra i massimi protettori dello stato di Israele c’è l’Italia di Meloni-Mattarella, terza fornitrice di armi per il genocidio dopo Stati Uniti e Germania. Le/I giornaliste/i anti-fasciste/i di “No Bavaglio” formulano la loro critica da un punto di vista democratico, diverso dal nostro, che è anti-coloniale e di classe. A differenza di noi, poi, nutrono illusioni sulle “forze democratiche” presenti in parlamento (il cui comportamento fu già pessimo al Senato), e nella loro denuncia si concentrano sull’attacco alla “libertà di espressione”, mentre noi denunciamo al contempo l’attacco al movimento di sostegno alla resistenza del popolo palestinese. Ciò non toglie loro il merito di avere segnalato per tempo a tutti/e, anche a noi, quello che giustamente definiscono un golpe estivo – contro cui bisogna muoversi. “ Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il terzo approfondimento della serata lo abbiamo fatto intervistandoo un’attivista di XR Reggio Emilia per farci raccontare la resistenza dell’Assemblea permanente Ospizio al progetto di costruzione di un punto vendita Conad e di una struttura destinata al comune all’interno di un bosco urbano. Dopo mesi di tentativi nell’ostacolare la partenza di questa ennesima operazione ecocida di cementificazione dei nostri territori, l’assemblea ha deciso di lanciare un presidio permanente, riuscendo dal primo giorno (il 3 Agosto) di fatto ad ostacolare l’ingresso delle ruspe nella futura area di cantiere. Ovviamente sono arrivate di conseguenza identificazioni a tappeto da parte delle forze dell’ordine e il tentativo di forzare il blocco costituito da un muri di corpi di attivisti e attiviste. L’invito quindi è quello di raggiungere il presidio permanente per continuare la lotta contro questo progetto. Buon ascolto
August 6, 2026
Radio Blackout
In collegamento dal presidio di Bosco Ospizio
Abbiamo intervistato un’attivista di XR Reggio Emilia per farci raccontare la resistenza dell’Assemblea permanente Ospizio al progetto di costruzione di un punto vendita Conad e di una struttura destinata al comune all’interno di un bosco urbano. Dopo mesi di tentativi nell’ostacolare la partenza di questa ennesima operazione ecocida di cementificazione dei nostri territori, l’assemblea ha deciso di lanciare un presidio permanente, riuscendo dal primo giorno (il 3 Agosto) di fatto ad ostacolare l’ingresso delle ruspe nella futura area di cantiere. Ovviamente sono arrivate di conseguenza identificazioni a tappeto da parte delle forze dell’ordine e il tentativo di forzare il blocco costituito da un muri di corpi di attivisti e attiviste. L’invito quindi è quello di raggiungere il presidio permanente per continuare la lotta contro questo progetto.
August 5, 2026
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Rialto Sant’Ambrogio: la memoria svenduta
Pubblichiamo una lettera aperta a sindaco e assessore al patrimonio a seguito della concessione gratuita dello storico immobile di via Sant’Ambrogio alla Comunità Ebraica, per la costruzione di un liceo privato. Zevi, Gualtieri, dov’eravate nel 2011? Non ci ricordiamo di voi, come non ci ricordiamo di tante figure politiche, probabilmente salite sul carro dell’acqua pubblica all’ultimo, quando si era capito che la vittoria ai referendum sarebbe stata inevitabile, salvo iniziare a trovare il modo per anestetizzare quel grandioso risultato a partire dalla settimana successiva. Forse per questo non sapete, o potete fingere di non sapere, che quel risultato è in parte nato, cresciuto ed esploso proprio tra le mura del Rialto Sant’Ambrogio. Sì, proprio quello stabile che la Giunta sta assegnando senza bando alla comunità ebraica, per restaurarlo con fondi privati di dubbia origine e farne un liceo religioso privato.  La vittoria ai referendum del 2011 non è stato l’unico frutto di quel luogo, che per anni è stato laboratorio di cultura e di politica, nato a seguito dell’occupazione del “vero” Rialto: l’ex-cinema in via 4 Novembre e offerto dall’allora giunta Rutelli per liberare i locali occupati da destinare all’UPTER. Ma qui si va davvero nella storia, quando anche al centro di Roma esistevano luoghi liberi dalla turistificazione e mercificazione.  Torniamo al 2011, quando in due stanzoni al secondo piano si giungeva al culmine di una campagna referendaria fatta di tonnellate di moduli di firme raccolte e controllate da decine di attiviste e attivisti, di ore e ore di assemblee per formulare strategie e combattere la madre di tutte le privatizzazioni a mani nude, con pochissimi soldi ma con una bella dose di follia. La vittoria al Referendum del 13 giugno 2011, foto Crap Forse vi sareste divertiti anche voi se ci foste stati, chissà… forse quello spirito vi sarebbe rimasto un po’ dentro e adesso Roma non sarebbe preda facile dei fondi finanziari speculativi, compresi quelli di odore sionista.  Forse avrebbe fatto rabbia anche a voi leggere in questi giorni di «uno stabile abbandonato da otto anni». No, non abbandonato: sgomberato e quindi rimasto abbandonato. Chissà, forse proprio per poter dire poi che servono troppi soldi per rimetterlo in piedi e quindi aprire le porte a chi ne ha… poco importa come li abbia fatti o se siano sporchi. Però nel 2017, quando la Giunta Raggi cacciò via le realtà che rendevano ancora vivo quel luogo (tra cui noi, impegnate a difendere la vittoria sull’acqua pubblica dai mille attacchi che sono seguiti), il progetto del comune era trasferire lì gli uffici della Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali. Del resto “patrimonio indisponibile” significa questo: mantenere uno spazio per finalità pubblica.  Ci abbiamo provato a rimanere fino all’inizio dei lavori di restauro (veri, non quelli che iniziano e finiscono con un cartello), anche per continuare a curare quelle mura umide e sbrecciate. Siamo rientrati “a sorpresa”, siamo stati cacciati di nuovo. Chissà, se non ci fosse stata tanta fretta di svuotarlo ora quel posto non sarebbe messo così male e non ci sarebbe la scusa dell’investimento eccessivo per aprire le porte a una privatizzazione di fatto.  > Perché sapete che lo spauracchio del male minore che state agitando, “meglio > una scuola che un albergo”, non regge, vero?  Sarà una scuola pubblica e aconfessionale accessibile a tutt3? No. Ecco, il Rialto invece era spazio libero e inclusivo. Luogo di ricerca e passioni. E lo è stato anche nell’espressione più alta della nostra democrazia: un referendum costruito e vinto dal basso, contro le lobby più potenti delle privatizzazioni.  Chissà che la storia non si ripeta… Rialto, nei giorni a seguito dello sgombero Foto gentilmente concesse da Coordinamento Romano Acqua Pubblica Questo articolo è gratuito, ma produrlo richiede tempo e impegno. Per mantenere la nostra informazione libera e accessibile, abbiamo bisogno del tuo contributo, anche piccolo. Trasforma la tua lettura in un atto di sostegno, clicca sul banner qui sotto per fare una donazione. Puoi anche donare il tuo 5X1000, CF: 96405560580 L'articolo Rialto Sant’Ambrogio: la memoria svenduta proviene da DINAMOpress.
July 9, 2026
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Salpiamo e Insorgiamo, oltre l’ondata di calore
Per parlare di crisi climatica, pur essendone immersi fino al punto da faticare a riflettere e, talvolta, persino a respirare, è bene partire da alcuni dati. Almeno, per non essere tacciati di “ideologia green”. Record assoluto di temperatura in 135 stazioni in Francia. Ormai 50 mila morti all’anno in Europa per il caldo, 18 mila solo in Italia. Secondo l’OMS, 1.300 solo nell’ultima settimana di giugno. Anomalie di temperatura a terra fino a 12 gradi rispetto alle medie del periodo: l’Europa è il continente che in proporzione si scalderà di più per le ondate di calore, perché è il più urbanizzato e le sue città non sono pensate per disperdere calore né mitigare il microclima. Anche in mare ci sono record. Nel bacino occidentale del Mediterraneo, mare chiuso, predisposto al surriscaldamento, il Copernicus Marine Service ha registrato in questi giorni anomalie fino ad oltre 8 gradi – drammatiche per il ricambio verticale delle masse d’acqua e il circolo dei nutrienti marini, con gravissime conseguenze sulla biodiversità e la pesca. Essendo anomalie marine, sono più lente ad essere riassorbite. Condizioneranno il seguito dell’estate. Il Green Deal è stato una narrazione momentanea a cavallo della pandemia di COVID-19 che oggi non esiste più nemmeno nel dibattito istituzionale, salvo per i servi in uniforme. Gli utili idioti del grande capitale – alla Le Pen, Vannacci e Meloni, per intenderci – mentre fingono di litigare tra loro (a volte riuscendoci!) parlano di “ideologia green”. Ma solo loro sanno cosa sia e gli opinionisti con cui ballettano nei notiziari la prendono per buona. Nel frattempo, il loro gruppo di ideologi negazionisti continua a gettare fumo negli occhi con operazioni di revisionismo scientifico sui dati climatici. La linea comunicativa è “d’estate ha sempre fatto caldo”, una verità persino banale, che però non dice che il numero delle giornate di caldo estremo in Italia è praticamente raddoppiato in 15 anni e che negli ultimi anni si sono contate in media 58 notti tropicali, un evento raro fino agli anni ’80. La soglia limite dei +1,5 °C, stabilita dall’accordo di Parigi, possiamo ormai considerarla superata. In Europa assistiamo ad un aumento di 0,56° ogni decennio e siamo ad un riscaldamento incrementato di 2,4° rispetto all’epoca pre-industriale . > La crisi climatica segue il suo corso: non un percorso di “lento > miglioramento” ma di incrementale peggioramento. Il surriscaldamento globale > ha provocato danni per oltre 162 miliardi di euro dal 2021 al 2023. Nel 2025, > gli eventi meteorologici estremi collegati ai cambiamenti climatici hanno > rappresentato l’88% dei danni globali. Le catastrofi naturali nel primo semestre 2025 hanno provocato danni pari a 11,9 miliardi di euro e le stime dicono che i cambiamenti climatici causeranno danni sempre maggiori. Un clima ormai fuori controllo, le cui responsabilità vengono scaricate sui cittadini e le comunità locali da un combinato disposto di politicanti urlanti e media collusi, con tanto green-washing da parte di speculatori e grandi multinazionali. La colpa delle emissioni crescenti, che nemmeno il blocco di Hormuz ha significativamente interrotto, non è dei “paesi in via di sviluppo”, come sostengono i profeti dell’ideologia green a reti unificate: sono l’Europa e soprattutto gli Stati Uniti a dominare il trend, con richieste energetiche enormi soprattutto per i Data Centers che alimentano la cosiddetta Intelligenza Artificiale. Aumenta anche l’uso di fonti rinnovabili, ma questo non va a sostituire le fonti fossili, quanto a sommarsi, in una richiesta energetica complessiva che aumenta e sfonda sempre più velocemente i limiti ecologici planetari. LA GUERRA E IL CLIMA C’è poi un costo climatico che non viene conteggiato nelle stime ufficiali: quello delle guerre. Le loro emissioni non entrano nemmeno nei report annuali sul clima delle Nazioni Unite, per volere dei paesi NATO. Eppure, sappiamo che la sola guerra in Ucraina emette quanto un intero paese altamente industrializzato come il Belgio. La sola produzione dell’industria bellica pesa per il 5,5% sulle emissioni globali, un dato che però non tiene conto delle altre emissioni “indirette” come quelle provocate la distruzione e le ricostruzioni, tanto agognate dai palazzinari dello sterminio, da Trump in giù. Per non parlare dei necessari e caotici spostamenti e approvvigionamenti, laddove possibili per le popolazioni massacrate e stremate. > Dalla guerra e per la guerra, la crisi climatica è usata come strumento di > sterminio. A Gaza oggi sono accessibili solo 6 litri di acqua al giorno > (contro i 140 di utilizzo medio in Europa). Con il caldo torrido, tra le > discariche a cielo aperto e le reti fognarie distrutte proliferano insetti e > si intensifica la crisi sanitaria. E intanto, proliferano i progetti > infrastrutturali fossili, poco a largo delle sue coste. Gaza ha mobilitato milioni di persone perché condensa la violenza cieca di un capitalismo predatorio, coloniale, fossile, genocida, spietato, ma anche la strenua resistenza della vita a questa continua produzione di morte. Una produzione di morte apparentemente impersonale quanto un drone o un’alluvione su un campo profughi, ma moralmente diretta dalla Classe dirigente “Epstein”. E noi? In questo presente, asfissiati dalle ondate di calore, impegnati a contestarlo quando il meteo ci dà respiro, a criticarlo collettivamente o finemente… Che cosa facciamo? ABBIAMO UN PIANO “Abbiamo un piano” da tanto tempo quanto i pappagalli della Classe dirigente Epstein hanno contrapposto la transizione climatica all’economia. Ogni volta che abbiamo contestato una grande opera, l’allargamento di un aeroporto, una nuova autostrada, una fabbrica inquinante la controparte si schiera improvvisamente a difesa de“i posti di lavoro”. Oggi la guerra e il riscaldamento globale mettono a rischio la vita umana in maniera diretta, ed evidentemente anche interi settori economici. Per economia i vassalli occidentali ed i loro eleganti aguzzini che si riempiono la bocca di “ideologia green” intendono finanza, fossile e cemento. Noi, invece, intendiamo la capacità di produrre e riprodurre la vita e la società, fornendo benessere psicofisico ad ogni persona, in armonia con i sempre più delicati ecosistemi naturali. > Ce ne sarebbero tutte le possibilità e noi, movimento climatico, “abbiamo un > piano” che ci riconnette alla storia e all’attualità del movimento operaio e > contadino, abbiamo una via di fuga da questo presente mortifero. Un piano per la mobilità pubblica, per la messa in sicurezza del territorio, per la conversione delle industrie inquinanti, per una produzione alimentare ecologica, per un’energia rinnovabile, localizzata e irriducibile all’industria della morte e dell’individualismo che continuano a spacciarci come unica strada di progresso. Si tratta di decine di milioni di ”climate jobs”, lavori climatici, solo in Europa. Da domani, potenzialmente. Ma un piano è forte se alimenta un immaginario concreto e percepibile qui e ora. E dunque: che alternativa siamo in grado di proporre qui e ora a questo scenario di ristrutturazione bellica dell’economia e di successiva distruzione? Dove provare a giocare le nostre leve? Foto corteo GKN di Gianmarco Tavolieri Ancora una volta, la fabbrica socialmente integrata ci sembra il punto di ricaduta più concreto davanti ai nostri occhi, in Italia e forse in Europa. Il fatto che l’esperienza della ex-GKN – un progetto di reindustrializzazione davvero ecologica, una comunità che risponde al ricatto occupazionale lanciandosi su produzioni di pannelli fotovoltaici per comunità energetiche e cargo bike, alla guerra e alle alluvioni con la solidarietà – sia stata osteggiata da istituzioni di ogni grado e persino da finanza cooperativa e realtà politiche di ogni risma, è la fotografia di un intero sistema. Un sistema che anche nelle sue versioni ufficiali, tinte di rosso e verde, non vuole veder nascere alternative tangibili, autonome, rinnovabili, comunitarie, dal basso. Allora, anche noi siamo contro “l’ideologia green” quella tecnocratica e costruita da una narrazione mediatica elitista, costruita con e dalle aziende fossili, che si inventa un’opposizione tra “il popolo bue” ed i mulini a vento, o i pannelli solari. È curioso che in questi giorni lo stesso governo, dati Terna alla mano, accusi le regioni amministrate dal centro sinistra di essere troppo lente nell’installazione di fonti rinnovabili. Un ribaltamento di senso che però chiarisce che sul fronte energia i piani sono condivisi più trasversalmente di quanto si possa pensare. Siamo per energia rinnovabile prodotta e consumata collettivamente, decisa dalle comunità per le comunità. E soprattutto, siamo perché GW di rinnovabili sostituiscano l’incendio tossico fossile a cui hanno abituato le nostre società, fino a rendere normale ed ordinaria la morte di decine di migliaia di persone l’anno solo in Italia. > Nella lotta quotidiana scorgiamo la paura di lasciare spazio a un processo > partecipativo dal basso fuori dalle logiche del profitto, improntato sulle > esigenze sociali e di comunità su cui un intero territorio vuole svolgere un > ruolo attivo di autogoverno. Ma è ormai ora di salpare, con il piano e con tutto quello che abbiamo come comunità, come famiglia allargata che lotta testardamente per una società giusta e vivibile in tempi di catastrofi. Oggi si è chiuso l’azionariato popolare (ma potete ancora donare su Insorgiamo.org) e ci ritroviamo di nuovo l’11 luglio alla ex-Gkn, dopo 5 anni. Ancora, per decidere insieme. Ancora, insorgiamo e convergiamo. Ancora, “fino a che ce ne sarà”. La copertina è di Fatih Turan da Pexels Questo articolo è gratuito, ma produrlo richiede tempo e impegno. Per mantenere la nostra informazione libera e accessibile, abbiamo bisogno del tuo contributo, anche piccolo. Trasforma la tua lettura in un atto di sostegno, clicca sul banner qui sotto per fare una donazione. Puoi anche donare il tuo 5X1000, CF: 96405560580 L'articolo Salpiamo e Insorgiamo, oltre l’ondata di calore proviene da DINAMOpress.
July 3, 2026
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3 luglio 2011: la repressione continua, la solidarietà resta una pratica collettiva
Sono passati quindici anni dalle giornate che hanno segnato uno dei momenti più intensi della mobilitazione contro il TAV in Val di Susa. Il 27 giugno 2011 la polizia sgomberava con la forza la Libera Repubblica della Maddalena, il presidio militante costruito nell’area destinata all’apertura del cantiere. L’obiettivo era liberare il sito per l’avvio dei lavori, ma lo sgombero rappresentò anche un salto di qualità nella gestione dell’ordine pubblico del conflitto No TAV. La settimana successiva, il 3 luglio oltre centomila persone raggiunsero la valle per tentare di riconquistare il presidio insieme ai valsusini. La risposta delle forze dell’ordine fu immediata: cariche ripetute, utilizzo massiccio di lacrimogeni CS – molti dei quali lanciati ad altezza d’uomo – e una gestione dell’ordine pubblico che trasformò l’intera area in un teatro di scontro per diverse ore. Anche dopo la fine della manifestazione, gli inseguimenti proseguirono nei boschi circostanti. In quelle ore furono gli abitanti della valle a garantire assistenza, cure e ospitalità ai manifestanti, confermando quel rapporto tra territorio e movimento che ha rappresentato, fin dall’inizio, uno degli elementi di forza dell’esperienza No TAV. A quella giornata seguì una lunga offensiva giudiziaria. Nel gennaio 2012 un’operazione della Digos, estesa a diverse città italiane, portò all’arresto di 54 attivisti; 27 vennero trasferiti in carcere. Da quell’inchiesta prese forma il cosiddetto maxiprocesso del 3 luglio, celebrato nell’aula bunker del carcere delle Vallette: uno dei più grandi procedimenti penali istruiti negli ultimi decenni nei confronti di un movimento sociale. L’iter processuale è durato oltre undici anni. Alla fine sono arrivate 32 condanne, con pene comprese tra gli otto mesi e i quattro anni di reclusione. Per molte e molti quelle condanne non appartengono al passato: c’è chi le sta ancora scontando, tra carcere e misure alternative. > Negli ultimi mesi, però, la pressione vendetta repressiva ha assunto > un’ulteriore forma. Alle condanne penali si sono aggiunte le richieste di > risarcimento civile per centinaia di migliaia di euro. Una dimensione economica della repressione che punta a colpire le persone ben oltre il processo penale: pignoramenti, trattenute sullo stipendio e il rischio, per chi usufruisce di misure alternative, della loro revoca e del conseguente ritorno in carcere. È una dinamica ormai ricorrente: alla criminalizzazione giudiziaria si affianca quella economica, trasformando il risarcimento in uno strumento di punizione e deterrenza nei confronti del conflitto sociale. Di questi giorni è infatti la notizia che Leonardo S.p.A. è stata ammessa come parte civile in un processo contro attiviste solidali con la lotta di liberazione del popolo palestinese: ha chiesto risarcimenti per 150.000 Euro a fronte di una azione dimostrativa cui non sono seguiti danneggiamenti. Di fronte a questa nuova offensiva, la risposta è arrivata ancora una volta dalla Val di Susa. È stata attivata una cassa di solidarietà per sostenere le compagne e i compagni colpiti dalle richieste risarcitorie, riaffermando una pratica che ha attraversato tutta la storia del movimento: affrontare collettivamente tutte le sfide, inclusa la repressione. “Si parte e si torna insieme” non è solo uno slogan. A quindici anni dal 3 luglio, la mobilitazione contro il TAV non appartiene soltanto alla memoria collettiva delle lotte contro le grandi opere e per i beni comuni. Continua a produrre attualmente conseguenze materiali nella vita di decine di persone e ricorda come la repressione non si esaurisca nelle piazze o nelle aule di tribunale, ma prosegua nel tempo, assumendo forme diverse. Di fronte a questo, la solidarietà continua a essere non solo un valore, ma una pratica politica concreta. Venerdì 3 Luglio è organizzata una serata al Csoa Forte Prenestino per raccogliere fondi e per continuare a sostenere le persone imputate nel processo. La foto di copertina è di Riccardo Carraro Questo articolo è gratuito, ma produrlo richiede tempo e impegno. Per mantenere la nostra informazione libera e accessibile, abbiamo bisogno del tuo contributo, anche piccolo. Trasforma la tua lettura in un atto di sostegno, clicca sul banner qui sotto per fare una donazione. Puoi anche donare il tuo 5X1000, CF: 96405560580 L'articolo 3 luglio 2011: la repressione continua, la solidarietà resta una pratica collettiva proviene da DINAMOpress.
July 2, 2026
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