Tag - docenti per gaza

Puntata del 06/10/2026@0
Il primo argomento della puntata è stato quello dei lavoratori agricoli nella zona della Langhe, una zona di grandi introiti per produttori di vini e non solo, fatti sulle spalle di chi lavora in condizioni terribili e con altrettante condizioni abitative. Abbiamo ospitato in collegamento telefonico Nicola del Collettivo Monoke per lanciare il corteo che si terrà ad Alba il 9 ottobre “Corteo contro lo sfruttamento lavorativo”: Nonostante gli anni di mobilitazioni dal basso e d’attenzione mediatica nazionale e internazionale, la situazione dello sfruttamento nelle Langhe e nell’albese non è cambiata. Anzi è peggiorata: sia dal punto di vista abitativo (più di 50 persone costrette all’addiaccio), sia dal punto di vista contrattuale. Facciamo chiarezza: il problema è il sistema economico, non si tratta di un’emergenza temporanea. Dopo quattro anni di mobilitazioni continuiamo a ribadire che chi detiene il potere sceglie di rimanere cieco di fronte all’ovvietà. Le soluzioni esistono, ma sono scomode per chi vuole arricchirsi attraverso lo sfruttamento dei lavoratori e delle lavoratrici. 1. Occorrono soluzioni abitative pubbliche dedicate ai lavoratori, specialmente per i lavoratori immigrati. Non bastano dormitori, dove non è garantita la dignità. Inoltre il ricongiungimento familiare è possibile solo con la regolarità d’affitto e i documenti di residenza in ordine. 2. Le assunzioni devono avvenire in maniera diretta. Ove circolano i grandi flussi di denaro, fioriscono pratiche e atteggiamenti mafiosi. Eliminare le false cooperative, significa eliminare l’intermediario che specula sull’operaio. 3. I veri responsabili vanno nominati: non soltanto le false cooperative, ma anche il comparto delle aziende agroalimentari, che da Foggia e Rosarno fino al Piemonte alimenta il circolo del lavoro povero, e che fa leva sulle fragilità dei soggetti più precari, per ricattarli con paghe misere e contratti fasulli o inesistenti. Una delle aggravanti è il fatto che gran parte del vino delle Langhe è un prodotto di lusso, non un prodotto della grande distribuzione. Alla luce di ciò, sono ancor più imperdonabili le condizioni al limite dello schiavismo subite da persone di cui portiamo il racconto. Tutto questo va contestualizzato: Alba è la città che ospita alcune tra le più grandi e ricche aziende/società d’Italia. La fiera del tartufo di ottobre e vinum in primavera sono due eventi che raccolgono capitali e attenzioni enormi. Ci vediamo in piazza il 9 ottobre per la manifestazione dei collettivi. Seguiteci per news. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Augustin Bruno Breda RSU presso Electrolux Italia Spa e Componente Comitato Centrale Fiom sulla retro marcia apparente che Electrolux ha presentato davanti al governo. Electrolux fa marcia indietro sui licenziamenti forzati, ma il prezzo sociale della ristrutturazione resta altissimo. Sotto la pressione della mobilitazione operaia e del duro scontro sindacale, la multinazionale svedese dell’elettrodomestico ha depositato le armi della cacciata unilaterale al tavolo del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT). La minaccia dei decreti di espulsione immediata si converte in un “piano morbido”, fatto di uscite esclusivamente volontarie e incentivate, sostenute dagli ammortizzatori sociali. Una parziale vittoria del conflitto dal basso, che tuttavia non cancella lo svuotamento strutturale dei siti produttivi del paese. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il terzo argomento della serata è stato quello del nuovo ddl scuola, che con una riforma carica di razzismo, ha voluto più fare propaganda che agire sui bisogni effettivi del sistema scolastico. In compagnia telefonica di Viviana del Collettivo Ujamaà e redattrice di Radio Blackout, abbiamo voluto lanciare l’assemblea organizzata dal collettivo, assieme a Docenti per Gaza, proprio riguardo al ddl scuola, venerdì 9 ottobre: Con l’ultimo decreto, l’opera di distruzione della scuola pubblica compie un ulteriore, inquietante passo. La propaganda razzista non risparmia neanche i bambini le bambine, ma anzi li strumentalizza per beceri fini di campagna elettorale. Come collettivi e realtà che si occupano di antirazzismo a ogni livello, non possiamo esimerci dall’opporci con forza a questo ennesimo attacco alla scuola pubblica, che nei prossimi mesi potrebbe diventare un nuovo baluardo del razzismo e dell’islamofobia di stato. Sappiamo bene quali sono i problemi della scuola: infrastrutture fatiscenti, docenti che non bastano, classi pollaio, riforme che non altro obiettivo se non quello di rendere gli studenti sempre più ignoranti e proni all’obbedienza. Il nemico della scuola non sono gli studenti stranieri e le loro famiglie, bensì i governi di ogni colore che negli ultimi decenni hanno sottratto fondi all’istruzione pubblica per impiegarli nel riarmo e nel finanziamento delle scuole private. Venerdì 9 ottobre ci troviamo nel quartiere Aurora, uno dei più meticci della nostra città, per confrontarci su come costruire insieme una risposta popolare a questo decreto. Diffondi la voci e invita collegh* e amic*! Buon ascolto
October 7, 2026
Radio Blackout - Info
Puntata del 06/10/2026@1
Il primo argomento della puntata è stato quello dei lavoratori agricoli nella zona della Langhe, una zona di grandi introiti per produttori di vini e non solo, fatti sulle spalle di chi lavora in condizioni terribili e con altrettante condizioni abitative. Abbiamo ospitato in collegamento telefonico Nicola del Collettivo Monoke per lanciare il corteo che si terrà ad Alba il 9 ottobre “Corteo contro lo sfruttamento lavorativo”: Nonostante gli anni di mobilitazioni dal basso e d’attenzione mediatica nazionale e internazionale, la situazione dello sfruttamento nelle Langhe e nell’albese non è cambiata. Anzi è peggiorata: sia dal punto di vista abitativo (più di 50 persone costrette all’addiaccio), sia dal punto di vista contrattuale. Facciamo chiarezza: il problema è il sistema economico, non si tratta di un’emergenza temporanea. Dopo quattro anni di mobilitazioni continuiamo a ribadire che chi detiene il potere sceglie di rimanere cieco di fronte all’ovvietà. Le soluzioni esistono, ma sono scomode per chi vuole arricchirsi attraverso lo sfruttamento dei lavoratori e delle lavoratrici. 1. Occorrono soluzioni abitative pubbliche dedicate ai lavoratori, specialmente per i lavoratori immigrati. Non bastano dormitori, dove non è garantita la dignità. Inoltre il ricongiungimento familiare è possibile solo con la regolarità d’affitto e i documenti di residenza in ordine. 2. Le assunzioni devono avvenire in maniera diretta. Ove circolano i grandi flussi di denaro, fioriscono pratiche e atteggiamenti mafiosi. Eliminare le false cooperative, significa eliminare l’intermediario che specula sull’operaio. 3. I veri responsabili vanno nominati: non soltanto le false cooperative, ma anche il comparto delle aziende agroalimentari, che da Foggia e Rosarno fino al Piemonte alimenta il circolo del lavoro povero, e che fa leva sulle fragilità dei soggetti più precari, per ricattarli con paghe misere e contratti fasulli o inesistenti. Una delle aggravanti è il fatto che gran parte del vino delle Langhe è un prodotto di lusso, non un prodotto della grande distribuzione. Alla luce di ciò, sono ancor più imperdonabili le condizioni al limite dello schiavismo subite da persone di cui portiamo il racconto. Tutto questo va contestualizzato: Alba è la città che ospita alcune tra le più grandi e ricche aziende/società d’Italia. La fiera del tartufo di ottobre e vinum in primavera sono due eventi che raccolgono capitali e attenzioni enormi. Ci vediamo in piazza il 9 ottobre per la manifestazione dei collettivi. Seguiteci per news. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Augustin Bruno Breda RSU presso Electrolux Italia Spa e Componente Comitato Centrale Fiom sulla retro marcia apparente che Electrolux ha presentato davanti al governo. Electrolux fa marcia indietro sui licenziamenti forzati, ma il prezzo sociale della ristrutturazione resta altissimo. Sotto la pressione della mobilitazione operaia e del duro scontro sindacale, la multinazionale svedese dell’elettrodomestico ha depositato le armi della cacciata unilaterale al tavolo del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT). La minaccia dei decreti di espulsione immediata si converte in un “piano morbido”, fatto di uscite esclusivamente volontarie e incentivate, sostenute dagli ammortizzatori sociali. Una parziale vittoria del conflitto dal basso, che tuttavia non cancella lo svuotamento strutturale dei siti produttivi del paese. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il terzo argomento della serata è stato quello del nuovo ddl scuola, che con una riforma carica di razzismo, ha voluto più fare propaganda che agire sui bisogni effettivi del sistema scolastico. In compagnia telefonica di Viviana del Collettivo Ujamaà e redattrice di Radio Blackout, abbiamo voluto lanciare l’assemblea organizzata dal collettivo, assieme a Docenti per Gaza, proprio riguardo al ddl scuola, venerdì 9 ottobre: Con l’ultimo decreto, l’opera di distruzione della scuola pubblica compie un ulteriore, inquietante passo. La propaganda razzista non risparmia neanche i bambini le bambine, ma anzi li strumentalizza per beceri fini di campagna elettorale. Come collettivi e realtà che si occupano di antirazzismo a ogni livello, non possiamo esimerci dall’opporci con forza a questo ennesimo attacco alla scuola pubblica, che nei prossimi mesi potrebbe diventare un nuovo baluardo del razzismo e dell’islamofobia di stato. Sappiamo bene quali sono i problemi della scuola: infrastrutture fatiscenti, docenti che non bastano, classi pollaio, riforme che non altro obiettivo se non quello di rendere gli studenti sempre più ignoranti e proni all’obbedienza. Il nemico della scuola non sono gli studenti stranieri e le loro famiglie, bensì i governi di ogni colore che negli ultimi decenni hanno sottratto fondi all’istruzione pubblica per impiegarli nel riarmo e nel finanziamento delle scuole private. Venerdì 9 ottobre ci troviamo nel quartiere Aurora, uno dei più meticci della nostra città, per confrontarci su come costruire insieme una risposta popolare a questo decreto. Diffondi la voci e invita collegh* e amic*! Buon ascolto
October 7, 2026
Radio Blackout - Info
Puntata del 06/10/2026@2
Il primo argomento della puntata è stato quello dei lavoratori agricoli nella zona della Langhe, una zona di grandi introiti per produttori di vini e non solo, fatti sulle spalle di chi lavora in condizioni terribili e con altrettante condizioni abitative. Abbiamo ospitato in collegamento telefonico Nicola del Collettivo Monoke per lanciare il corteo che si terrà ad Alba il 9 ottobre “Corteo contro lo sfruttamento lavorativo”: Nonostante gli anni di mobilitazioni dal basso e d’attenzione mediatica nazionale e internazionale, la situazione dello sfruttamento nelle Langhe e nell’albese non è cambiata. Anzi è peggiorata: sia dal punto di vista abitativo (più di 50 persone costrette all’addiaccio), sia dal punto di vista contrattuale. Facciamo chiarezza: il problema è il sistema economico, non si tratta di un’emergenza temporanea. Dopo quattro anni di mobilitazioni continuiamo a ribadire che chi detiene il potere sceglie di rimanere cieco di fronte all’ovvietà. Le soluzioni esistono, ma sono scomode per chi vuole arricchirsi attraverso lo sfruttamento dei lavoratori e delle lavoratrici. 1. Occorrono soluzioni abitative pubbliche dedicate ai lavoratori, specialmente per i lavoratori immigrati. Non bastano dormitori, dove non è garantita la dignità. Inoltre il ricongiungimento familiare è possibile solo con la regolarità d’affitto e i documenti di residenza in ordine. 2. Le assunzioni devono avvenire in maniera diretta. Ove circolano i grandi flussi di denaro, fioriscono pratiche e atteggiamenti mafiosi. Eliminare le false cooperative, significa eliminare l’intermediario che specula sull’operaio. 3. I veri responsabili vanno nominati: non soltanto le false cooperative, ma anche il comparto delle aziende agroalimentari, che da Foggia e Rosarno fino al Piemonte alimenta il circolo del lavoro povero, e che fa leva sulle fragilità dei soggetti più precari, per ricattarli con paghe misere e contratti fasulli o inesistenti. Una delle aggravanti è il fatto che gran parte del vino delle Langhe è un prodotto di lusso, non un prodotto della grande distribuzione. Alla luce di ciò, sono ancor più imperdonabili le condizioni al limite dello schiavismo subite da persone di cui portiamo il racconto. Tutto questo va contestualizzato: Alba è la città che ospita alcune tra le più grandi e ricche aziende/società d’Italia. La fiera del tartufo di ottobre e vinum in primavera sono due eventi che raccolgono capitali e attenzioni enormi. Ci vediamo in piazza il 9 ottobre per la manifestazione dei collettivi. Seguiteci per news. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Augustin Bruno Breda RSU presso Electrolux Italia Spa e Componente Comitato Centrale Fiom sulla retro marcia apparente che Electrolux ha presentato davanti al governo. Electrolux fa marcia indietro sui licenziamenti forzati, ma il prezzo sociale della ristrutturazione resta altissimo. Sotto la pressione della mobilitazione operaia e del duro scontro sindacale, la multinazionale svedese dell’elettrodomestico ha depositato le armi della cacciata unilaterale al tavolo del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT). La minaccia dei decreti di espulsione immediata si converte in un “piano morbido”, fatto di uscite esclusivamente volontarie e incentivate, sostenute dagli ammortizzatori sociali. Una parziale vittoria del conflitto dal basso, che tuttavia non cancella lo svuotamento strutturale dei siti produttivi del paese. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il terzo argomento della serata è stato quello del nuovo ddl scuola, che con una riforma carica di razzismo, ha voluto più fare propaganda che agire sui bisogni effettivi del sistema scolastico. In compagnia telefonica di Viviana del Collettivo Ujamaà e redattrice di Radio Blackout, abbiamo voluto lanciare l’assemblea organizzata dal collettivo, assieme a Docenti per Gaza, proprio riguardo al ddl scuola, venerdì 9 ottobre: Con l’ultimo decreto, l’opera di distruzione della scuola pubblica compie un ulteriore, inquietante passo. La propaganda razzista non risparmia neanche i bambini le bambine, ma anzi li strumentalizza per beceri fini di campagna elettorale. Come collettivi e realtà che si occupano di antirazzismo a ogni livello, non possiamo esimerci dall’opporci con forza a questo ennesimo attacco alla scuola pubblica, che nei prossimi mesi potrebbe diventare un nuovo baluardo del razzismo e dell’islamofobia di stato. Sappiamo bene quali sono i problemi della scuola: infrastrutture fatiscenti, docenti che non bastano, classi pollaio, riforme che non altro obiettivo se non quello di rendere gli studenti sempre più ignoranti e proni all’obbedienza. Il nemico della scuola non sono gli studenti stranieri e le loro famiglie, bensì i governi di ogni colore che negli ultimi decenni hanno sottratto fondi all’istruzione pubblica per impiegarli nel riarmo e nel finanziamento delle scuole private. Venerdì 9 ottobre ci troviamo nel quartiere Aurora, uno dei più meticci della nostra città, per confrontarci su come costruire insieme una risposta popolare a questo decreto. Diffondi la voci e invita collegh* e amic*! Buon ascolto
October 7, 2026
Radio Blackout - Info
Può un dirigente impedire al collegio di discutere una mozione su Gaza?
Mobilitazione “Non dimentichiamoci di Gaza”: una volta svolta la lezione del primo giorno di scuola per Gaza e per la libertà d’insegnamento, ricordati di compilare il questionario A QUESTO LINK. Il primo giorno di scuola si avvicina e con esso la prima lezione dell’anno. È in questa circostanza che si apre lo spazio per portare in classe una delle sei attività proposte dall’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, Docenti per Gaza e Scuola per la Pace per la mobilitazione “Non dimentichiamoci di Gaza“. Le attività sono inserite all’interno di una mozione da presentare in Collegio Docenti. Riportiamo di seguito e commentiamo il caso di una scuola in cui il dirigente, illecitamente, ha di fatto ostacolato l’operato di un organo collegiale. Indipendentemente dall’esito della mozione in Collegio Docenti, ogni docente è libero e libera di aderire alla mobilitazione durante le sue prime ore di lezione dell’anno in virtù della libertà d’insegnamento. A pochi giorni dall’inizio, ricordiamo che le cinque attività sono: * Lettura corale della poesia “Pensa agli altri” di Mahmoud Darwish (vedi qui a pagina 3); * Visione del video “Canto e canterò ancora” di Luigi Lo Cascio e Moni Ovadia; * Volo di aquiloni o di aeroplanini; * Lettura della lettera del prof. Massimo Sabbatini del Liceo “Francesco Vivona” di Roma (vedi qui a pagina 4); * Visione del video “Rajieen” ( راجعين – “Torneremo”); * Visione del video del prof. Alessandro Barbero dal titolo “Nel 2030 ci sarà una guerra?“. La mozione in sostanza esprime «l’intenzione di parlarne [di quanto succede in Palestina], sia tra di noi che con i nostri studenti e le nostre studentesse, per approfondire e contribuire a far conoscere una tragedia umana di cui ancora è difficile vedere la fine, e di lavorare affinché memoria e azione siano, per le nuove generazioni, strumenti per una lettura critica della realtà e richiamo a un impegno quotidiano per la difesa dei diritti di chi non ha voce». Sottolineaimo che un Collegio Docenti ha pieno diritto di pronunciarsi in merito a tale questione, come stabilito per esempio dal Testo Unico del 1994 all’Articolo 7 comma 2: «Il collegio dei docenti ha potere deliberante in materia di funzionamento didattico del circolo o dell’istituto. In particolare cura la programmazione dell’azione educativa anche al fine di adeguare, nell’ambito degli ordinamenti della scuola stabiliti dallo Stato, i programmi di insegnamento alle specifiche esigenze ambientali e di favorire il coordinamento interdisciplinare. Esso esercita tale potere nel rispetto della libertà di insegnamento garantita a ciascun docente». Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ribadiamo questo aspetto a causa di una segnalazione. In un Collegio Docenti, un dirigente ha (colpevolmente) impedito la discussione sostenendo che: «Il collegio si esprime solo su questioni legate all’organizzazione e alla didattica della scuola. Quindi se voi proponete una vicinanza al popolo palestinese, è una cosa politica e le cose politiche non possiamo farle». È proprio qui che la mobilitazione arriva al suo nucleo più vivo: agire contro l’estrema e impunita oppressione del popolo palestinese rivendicando la libertà d’insegnamento attraverso una lezione in classe. Il dirigente ha colto pienamente. E ha scelto di abusare della sua posizione per impedire, in questa occasione, di discutere la mozione. Ha scelto di agire per mantenere il silenzio. Verrebbe da chiedergli chi è quindi che sta facendo una “cosa politica”. E verrebbe in mente il Freire della Pedagogia dell’Autonomia. > «Qual è la mia neutralità se non il modo comodo, forse, ma ipocrita, di > nascondere la mia scelta o la mia paura di accusare l’ingiustizia? “Lavarsi le > mani” di fronte all’oppressione è rafforzare il potere dell’oppressore, è > sceglierlo». Perché la mozione della mobilitazione riguarda sia il funzionamento didattico dell’istituto in modo diretto, attraverso la proposta delle attività didattiche per il primo giorno, sia in modo indiretto nel momento in cui si riconosce che la presenza oggi di un genocidio in corso. Un genocidio in cui il mondo in cui viviamo noi e i nostri e le nostre studenti è coinvolto pesantemente. E quindi un genocidio che dovrebbe avere ovvie conseguenze sull’azione educativa. E quindi sì, discuterne in Collegio Docenti è nostro diritto. Che la scuola italiana sia democratica non arriva dal nulla e sta a noi mantenerla tale. A noi con le nostre lezioni e i nostri collegi di questo anno che comincia e dei prossimi a venire. Il testo della mozione è a disposizione, e se non è stata discussa al primo collegio, nulla vieta di raccogliere un terzo delle firme dei docenti e obbligare il suo inserimento al successivo ordine del giorno. E poi, come possiamo discutere “programmando l’azione educativa”, sembrerebbe che ci siano leggi e leggi: > «A proclamarmi questo non fu Zeus, né la compagna degl’Inferi, Dike, fissò mai > leggi simili fra gli uomini. Né davo tanta forza ai tuoi decreti, che un > mortale potesse trasgredire leggi non scritte, e innate, degli dèi. Non sono > d’oggi, non di ieri, vivono sempre, nessuno sa quando comparvero né di dove». Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università Docenti per Gaza Scuola per la pace – Torino e Piemonte -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Appello alla mobilitazione “Non dimentichiamoci di Gaza”: mozione per il primo collegio e attività per il primo giorno
Quanto segue è un appello a partecipare alla mobilitazione “Non dimentichiamoci di Gaza” che abbiamo pensato insieme Docenti per Gaza e Scuola per la Pace per l’inizio di questo anno scolastico. Invitiamo a far discutere durante il primo collegio docenti una mozione che: * esprime solidarietà al popolo palestinese e condanna il genocidio e ogni forma di connivenza e collaborazione; * serve a ricordare che la libertà d’insegnamento caratterizza, attraverso una norma di rango costituzionale, la scuola italiana; * impegna e invita a tenere una lezione durante il primo giorno di scuola in solidarietà al popolo palestinese, a partire da 5 attività qui di seguito proposte (vedi mozione). Attraverso questa mobilitazione pacifica ma netta, si intende rivendicare con un atto pratico il diritto d’insegnare liberamente che ci spetta per Costituzione e con cui intendiamo mantenere la nostra postura docente per questo anno che inizia. Questo perché, nonostate le numerose e infondate ispezioni dell’anno scorso non abbiano portato a nulla, il discorso ufficiale del MIM, di molti dirigenti scolastici e di molte università oggi continua nel suo tentativo di: * collaborare con università israeliane e aziende delle armi; * equiparare antisionismo e antisemitismo; * militarizzare le scuole; * reprimere e indurre autocensura nel corpo docente. Ci troviamo in un momento storico in cui come docenti siamo chiamate e chiamati a fare il nostro lavoro con la responsabilità e la coscienza che ci contraddistinguono. Le governances europee investono fondi pubblici nel riarmo invece che nella scuola, i ministeri della difesa studiano come reintrodurre la leva e come diffondere la cultura della difesa, i principali attori statali internazionali tornano a considerare pubblicamente l’utilizzo di armi nucleari per “risolvere i conflitti”. Le forze armate di vari paesi della NATO considerano le menti della popolazione un campo di battaglia. Ciò significa che mettono in atto operazioni militari con l’obiettivo di influenzare le opinioni pubbliche verso un’identità collettiva centrata su un’idea di Patria e di Nemico. L’obiettivo è una società militarizzata che sostenga il loro operato perfino con il voto. Questo è uno degli aspetti che denunciamo come tentativo di “israelizzare la società“. Questo significa autoritarismo e fascismo dai vertici delle istituzioni scolastiche da una parte e lezioni sul cyberbullismo tenuti nelle nostre classi non da noi ma da uomini e donne sorridenti e in divisa dall’altra. Con noi docenti accanto a annuire e a legittimarli. Questa prima mobilitazione è per rivendicare una postura diversa, di resistenza. Per portarla nella tua scuola: * manda in questi giorni una mail alla tua scuola chiedendo l’inserimento della mozione “Non dimentichiamoci di Gaza” all’odg del primo collegio docenti dell’anno. * durante il primo collegio, leggi la mozione e descrivi le 5 attività. Ogni docente, in modo pienamente legittimo, sarà libero/a di sceglierne una da fare in classe il primo giorno di scuola. Se la mozione non viene approvata, coloro che sono comunque intenzionate e intenzionati a portarla avanti possono dichiarare, sempre in sede di collegio, di avvalersi quindi dell’opzione di minoranza (vedi mozione). * il primo giorno di scuola, tieni la lezione che desideri! * quando torni a casa, compila il form per la raccolta delle resituzioni (A QUESTO LINK). Solo in questo modo potremo avere un’idea incontestabile della nostra forza e legittimità. È che un clima di paura e autocensura va in frantumi se rendiamo collettivo e visibile questo atto di pace, educante e politico. Infine, se scegli l’attività degli aquiloni, mi raccomando prova a farne volare almeno uno prima! Perché la bellezza delle idee si traduce spesso nella fatica di capire come caspita si scioglie un nodo mostruoso. E nella gioia di capire quando correre (accelera per farlo alzare). Insomma torniamo bambini e bambine un attimo prima di questo nuovo inizio di anno scolastico. Perché rifiutare un sistema, fare un atto d’amore e insegnare qualcosa… È solo un inizio. Buon vento, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università Docenti per Gaza Scuola per la pace – Torino e Piemonte Presentazione delle cinque attivitàDownload MozioneDownload -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Stato di diritto e solidarietà: il punto a Pescara sui processi agli attivisti palestinesi
Il 9 luglio si è tenuto a Pescara un incontro di stringente attualità giuridica e politica incentrato su procedimenti penali contro attivisti palestinesi privati della libertà personale nel nostro Paese. Promossa da Docenti per Gaza Abruzzo, l’iniziativa ha analizzato i risvolti di una vicenda che solleva interrogativi sulla tenuta dello Stato di diritto in Italia e sulla criminalizzazione del dissenso e della solidarietà. Dawod Ahmed, medico e membro dei Giovani Palestinesi Bologna, ha aperto il dibattito presentando i casi di Anan Yaeesh e Ahmad Salem. Un rifugiato politico e militante della Brigata di Tulkarem, Anan Yaeesh è al centro di un nodo di diritto internazionale: le convenzioni configurano le azioni contro una potenza occupante come legittima resistenza, salvo attacchi deliberati ai civili. L’insediamento di Avney Hefetz, oggetto del contendere, è un presidio civile strettamente commisto a infrastrutture militari, dove i coloni sono spesso riservisti armati. Il processo a L’Aquila è iniziato dopo il diniego italiano all’estradizione di Yaeesh in Israele per rischio tortura. Le strategie transnazionali contro la lotta palestinese si riflettono in Italia anche nei casi dell’imam di Torino, nel ddl Romeo e nell’arresto di Ahmad Salem. Quest’ultimo, profugo dal Libano, è stato arrestato a Campobasso con accuse di terrorismo e istigazione dopo il sequestro del telefono, in cui vi erano video di cronaca sulla resistenza a Gaza e critiche ai governi arabi. Condannato in primo grado a quattro anni, per il suo legale Rossi Albertini si tratta di “terrorismo della parola”. Il quadro si amplia con il filone principale dell’inchiesta, sviscerato dall’avvocata Marina Prosperi. L’impostazione della procura di Genova si fonda sulla tesi secondo cui gli indagati avrebbero costituito una cellula di Hamas dedita al finanziamento di attività terroristiche a Gaza attraverso la raccolta di fondi per beneficenza umanitaria. Prosperi ha illustrato la natura di questo impianto accusatorio, che nasce interamente sulla base di un rapporto informativo inviato in Italia direttamente dallo Stato di Israele. Si tratta di atti originati da dati grezzi forniti dalle forze di difesa israeliane (IDF) e dalle agenzie dei relativi servizi segreti. Tali documenti risultano radicalmente privi di qualsiasi validazione o legittimazione da parte delle autorità italiane, privi di firme, totalmente anonimi e depositati presso la procura di Genova. Il nostro ordinamento non ammette l’utilizzo giudiziario di atti anonimi, eppure proprio su questi fragili presupposti sono stati disposti ed eseguiti i provvedimenti d’arresto. Proprio su questo specifico punto il collegio difensivo ha ottenuto una piena vittoria dinanzi alla Suprema Corte di Cassazione. L’avvocata ha inoltre rimarcato la gravità del contesto in cui tali presunte prove sono state originariamente raccolte dalle autorità militari israeliane, ovvero scenari di occupazione bellica in cui si registra un uso esteso e sistematico della tortura. Per contrastare la ricostruzione fortemente unilaterale offerta dalle autorità israeliane e recepita dalla magistratura italiana, la difesa si è avvalsa della consulenza tecnica della dottoressa Paola Caridi, storica ed esperta di Hamas. Il Tribunale ligure ha tuttavia dichiarato inammissibile tale apporto scientifico, liquidandolo come un giudizio su una situazione storica. Nella sua relazione, Caridi evidenziava come la ricostruzione operata dalla procura e formulata dal GIP fosse totalmente priva di serie fonti bibliografiche o scientifiche sul movimento Hamas, e presentasse vistosi salti storici capaci di privare l’atto d’accusa di qualunque reale valore conoscitivo. L’impostazione accusatoria sposa la tesi geopolitica israeliana secondo la quale, negando il diritto di Israele a occupare la Cisgiordania e la Striscia di Gaza, Hamas negherebbe l’esistenza stessa dello Stato ebraico, ponendosi in contrasto con il diritto internazionale identificato nella Risoluzione ONU 181 del 1947. Vale la pena di ricordare che per il mondo arabo e palestinese la risoluzione 181 violava lo Statuto stesso delle Nazioni Unite, poiché l’ONU non possedeva il diritto legale di spartire un territorio contro la dichiarata volontà della maggioranza dei suoi residenti storici. L’impianto repressivo della procura genovese sconta inoltre una profonda cecità storica, poiché tende a cristallizzarsi esclusivamente sullo Statuto fondativo di Hamas del 1988 che rifiutava la soluzione a due Stati. In questo modo la magistratura sorvola pienamente sulle successive ed evidenti evoluzioni politiche del movimento, strettamente legate all’espansione degli insediamenti, al blocco degli aiuti umanitari e alle limitazioni della libera circolazione. La magistratura italiana non prende in esame il percorso politico che ha condotto progressivamente Hamas a riconoscere lo Stato d’Israele e ad abbandonare l’ipotesi unicamente terroristica per mutarsi in un attore istituzionale legalizzato, anche tramite la partecipazione a elezioni politiche regolari nel 2006, la cui correttezza fu monitorata e certificata nei report europei da osservatori internazionali. L’evoluzione più recente della vicenda si è consumata nel secondo procedimento dinanzi al Riesame, svoltosi il 18 giugno. In quella sede, la Corte di Genova ha considerato sostanzialmente chiusa la questione dell’eventuale finanziamento di Hamas attraverso le associazioni di beneficenza, preferendo spostare radicalmente il focus dell’accusa verso i meri rapporti personali e politici tra gli inquisiti e il governo di Hamas. Per dimostrare questo collegamento e sostenere il teorema di un contatto vero e diretto inserito all’interno della rete organizzativa, sono state prodotte ulteriori prove sussidiarie che non provengono più da fonti israeliane, bensì da materiale informatico sequestrato durante il primo procedimento penale. Si tratta di alcune fotografie risalenti al 2012, rinvenute all’interno di computer sequestrati. Tali immagini ritraggono Hannoun e gli altri indagati insieme a esponenti del governo di Hamas in uno dei rarissimi e storici momenti di apertura del valico di Rafah, una circostanza eccezionale in cui chiunque si trovasse a transitare finiva inevitabilmente per incontrare le autorità locali. Questo mutamento di prospettiva accusatoria costringerà le parti a celebrare un secondo e rarissimo giudizio dinanzi alla Corte di Cassazione. Nel frattempo, il costo umano ed esistenziale pagato dagli indagati è altissimo ed evidenzia una gravissima limitazione dei diritti umani più elementari. Queste persone restano recluse in regime di massima durezza all’interno della sezione di alta sicurezza 2, ristrette in carceri speciali e in una condizione di totale isolamento che impedisce loro persino di parlare regolarmente, al punto che Mohammad Hannoun, al momento dell’udienza, aveva completamente perso l’uso della voce. L’assistito dell’avvocata Prosperi, un uomo di 62 anni, convive con importanti problematiche di salute. Nella vita civile è un’autorità religiosa, un predicatore che si occupa di raccogliere lo zakad – la carità legale islamica – al solo fine di incrementare i canali della sussistenza nei confronti della popolazione di Gaza. Essendo un prigioniero affetto da diabete grave, l’uomo avrebbe l’assoluta e vitale necessità di monitorare giornalmente i propri livelli di glicemia, ma gli è impedito. I cinque indagati sono attualmente privati di assistenza medica strutturata e con il solo permesso di effettuare un’unica conversazione telefonica di dieci minuti a settimana con i propri familiari. Gli organismi costituzionali dello Stato non possono rendersi parte attiva di una strategia di guerra volta a interrompere il sostegno vitale a una popolazione civile decimata e profondamente prostrata dal genocidio. Ciò che viene drammaticamente processato in queste aule non è il terrorismo, ma il principio stesso della solidarietà umana e dell’assistenza internazionale. Redazione Abruzzo
July 10, 2026
Pressenza
𝐂𝐨𝐦𝐮𝐧𝐢𝐜𝐚𝐭𝐨 𝐬𝐮 𝐪𝐮𝐚𝐧𝐭𝐨 𝐬𝐭𝐚 𝐚𝐜𝐜a𝐝𝐞𝐧𝐝𝐨 𝐚𝐥𝐥𝐞 𝐜𝐨𝐥𝐥𝐞𝐠𝐡𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐜𝐮𝐨𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐚𝐫𝐢𝐚 𝐝𝐢 𝐌𝐚𝐫𝐨𝐬𝐭𝐢𝐜𝐚
Docenti per Gaza ha scelto di unire la propria voce alla grande ondata di solidarietà nata intorno alle maestre di Marostica, finite di recente nel mirino della politica. La polemica è esplosa a seguito di una gita scolastica a Trieste che ha coinvolto due classi della scuola primaria. Si è trattato di un percorso educativo strutturato e condiviso passo dopo passo con le famiglie, culminato in un gesto concreto: la consegna di cibo e abiti ai migranti in Piazza Unità, là dove l’associazione Linea d’ombra offre ogni giorno un primo rifugio a chi giunge dalla complessa e dolorosa Rotta balcanica. Nella “Piazza del mondo”, i bambini hanno avuto l’opportunità di ascoltare storie vere, raccontate da persone ferite nel corpo e nello spirito, costrette a fuggire da Paesi in cui la vita di nessuno è al sicuro, per poi ritrovarsi spesso ad affrontare l’ostilità dei luoghi d’arrivo. Questa esperienza ha permesso agli alunni e alle alunne di vedere con i propri occhi, ascoltare, approfondire e confrontarsi. In fondo, è esattamente questo ciò che ogni percorso didattico dovrebbe fare: allenare le menti al “senso critico”, un concetto tanto sbandierato come finalità educativa nei corsi di formazione per gli insegnanti, ma che rischia di rimanere una parola vuota se non si traduce nella possibilità di toccare con mano la realtà, fare domande e cercare di capire il mondo. Purtroppo, la reazione a questa iniziativa segue un copione già visto, identico a quello messo in atto contro chi aveva partecipato ai webinar con Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati. La risposta della stessa parte politica si ripete puntuale: interrogazioni parlamentari, ispezioni ministeriali e minacce di sanzioni disciplinari. Nel manifestare vicinanza alle colleghe, non possiamo non esprimere una profonda preoccupazione per ciò che accade ormai quotidianamente nelle nostre scuole, oggi sotto un attacco pericoloso che viola apertamente la Carta costituzionale. Da un lato, infatti, si cerca di criminalizzare la solidarietà – valore fondamentale e sancito dall’articolo 2 della Costituzione – mentre dall’altro si assiste allo sdoganamento progressivo di un’educazione che sembra quasi preparare alla guerra. Sono ormai sotto gli occhi di tutti le gite scolastiche in siti militari, l’orientamento didattico a bordo di navi da guerra o le scolaresche portate in visita alle fiere delle armi, per non parlare della presenza costante delle forze armate o dei manager del comparto militare-industriale nelle aule, persino per trattare temi come il bullismo. Come insegnanti, guardiamo con forte allarme a queste ingerenze sempre più pesanti che colpiscono la scuola e la libertà d’insegnamento, protetta dall’articolo 33 della Costituzione. Proprio per questo, siamo determinat* a difendere i principi costituzionali oggi sotto attacco e a continuare a costruire, giorno dopo giorn o, una società che lasci spazio all’educazione alla solidarietà e allo sviluppo di un autentico senso critico. Redazione Friuli Venezia Giulia
May 20, 2026
Pressenza
SCUOLA RESISTENTE: PUNTATA DI SABATO 18 APRILE
Nuova puntata sabato 18 aprile 2026, su Radio Onda d’Urto, di “Scuola Resistente”, trasmissione su istruzione e dintorni, a cura del nostro collaboratore Stefano Bertoldi, sociologo, giornalista freelance collaboratore di Radio Onda d’Urto e di Pressenza, (Agenzia di stampa internazionale). Di seguito, il testo introduttivo, sempre di Stefano Bertoldi, e l’intervista a Federico Giusti ( membro dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università e, tra le altre attività, anche esponente della C.U.B. Toscana particolarmente impegnato contro l’invasione delle strutture militari) e Federica (insegnante, attivista appartenente alla rete Docenti per Gaza) di Parma. Verona, Brescia, Vicenza-Verona e oggi Parma: non si dà pace l’EOS (European Outdoor Show), ovvero una delle più grandi kermesse, aperta anche alle scolaresche, delle fabbriche di armi (e dintorni) per uso cosiddetto “civile” in Italia. Di “civile” in realtà c’è ben poco, non solo per il tipo di rapporto con gli animali (intesi come cacciagione) e la natura ma perché, come possiamo sentire nell’ intervista, in realtà è la cultura “militarizzante” che la fa da padrone. Con oltre 40mila visitatori e 300 soggetti espositori, questo mega-circo fatto di tiri a segno – le aree esterne sono state utilizzate per linee di tiro a volo e prova fucili, con un servizio navetta per un poligono TSN vicino per testare pistole e carabine – attrezzature per la caccia, enti che promuovono improbabili joint-venture tra cacciatori e ambientalisti e pro-biodiversità (ad es. Fondazione U.N.A., attiva “nella promozione di un modello di caccia sostenibile, rispettoso della biodiversità e del territorio”….!?) si è chiusa quindi con un grande successo di pubblico. Cucina sana, zero antibiotici, animali che vivono liberi e felici ma che poi muoiono ammazzati con un colpo di carabina in testa: “Il Villaggio UNA ospita l’Arena Gusto Selvatico”. Ci chiediamo, però, del perché di così tanti cambi di location, in pochi anni, per poi approdare a Parma, il fulcro della “food-valley”? L’ipotesi che viene articolata dai due ospiti di Scuola Resistente di questa puntata, Federico Giusti ( membro dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università e, tra le altre attività, anche esponente della C.U.B. Toscana particolarmente impegnato contro l’invasione delle strutture militari) e Federica (insegnante, attivista appartenente alla rete Docenti per Gaza) è che proprio a Parma si può puntare ad una convergenza, in chiave di “difesa patriottica”, di più filoni culturali che possono far presa su diversi target. A parte la presenza plateale degli studenti di un istituto alberghiero Parmense, si è registrata una preoccupante presenza di tant3 altr3 giovani student3, scolaresche gruppi singoli oppure accompagnati dai genitori. Il filo conduttore che emerge è sempre quello della “difesa”: come se non bastasse quella fatta di fucili e carri armati, o sistemi anti-hacker, contro nemici sempre nuovi esterni al nostro civile Occidente, è la società nel suo insieme che oggi deve essere coinvolta nella difesa dei propri asset distintivi come appunto quelli legati al Made in Italy . Non è un caso che sia stato creato sfacciatamente un Ministero ad hoc per cui nella difesa dal “nemico esterno” ci si deve concentrare anche sui sistemi industriali più avanzati, le infrastrutture e appunto il Made in Italy, dove ci rientra un po’ di tutto… dal parmigiano al prosciutto. Con l’approdo a Parma, infatti, possiamo dire ironicamente che la cupola delle armi e il partito trasversale della guerra, quello del “si vis pacem, para bellum”, ci prendono per la gola. Per dare un’idea minimale di che tipologia siano le “energie” che animano e hanno animato EOS 2026, di quale rapporto uomo-natura si tratti, di che cibo e a spese di chi e cosa, ecco una breve rassegna stampa : > Visita a EOS 2026: cosa mi è piaciuto della fiera di Parma https://www.ilsole24ore.com/art/caccia-e-tiro-volo-eos-show-si-trasferisce-fiere-parma-AHEpgAKB https://www.cacciapassione.com/eos-show-26-con-fiere-di-parma-e-fondazione-una-guardano-gia-al-futuro/ > EOS SHOW ’26 A FIERE DI PARMA: È SUBITO RECORD https://www.federcaccia.org/eos-show-26-a-fiere-di-parma-e-subito-record/ https://www.eos-show.com/fondazione-una#:~:text=Fondazione%20UNA%20partecipa%20a%20EOS%20Show%202026,della%20fondazione%20nel%20mondo%20outdoor%20e%20faunistico. Sullo sfondo, volutamente “flou”, ci sono le guerre, tutte intorno a noi sempre più sfacciatamente rivolte alla distruzione delle popolazioni locali, della loro cultura (vedi le ultime minacce di Trump alla civiltà persiana) delle infrastrutture civili, in poche parole tutto ciò che tiene in vita un’economia sul piano materiale e soprattutto umano: kermesse come EOS attraverso l’edulcorazione delle uccisioni anche se “solo” di animali, la promozione dell’avventura in chiave di sopravvivenza all’interno di una natura che può rivelarsi ostile e dove, alla bisogna, con l’addestramento adeguato, ci si può difendere da eventuali nemici provenienti da una civiltà “sottosviluppata” che rappresenta il male, sono funzionali alla normalizzazione della cultura militarizzante. A questo tipo di cultura si ricollega anche la diffusione della Ginnastica Dinamica Militare, peraltro ospitata spesso nelle palestre scolastiche di istituti comprensivi sempre a caccia di sovvenzioni, dei corsi di autodifesa per un pubblico femminile, il pullulare di corsi di sopravvivenza immersi nella natura selvaggia e organizzazioni che praticano il Softball o il Softair. Scuola Resistente di sabato 18 aprile in onda alle ore 18 Ascolta o scarica 
April 20, 2026
Radio Onda d`Urto
“(d)istruzione a Gaza” in mostra a Porto Valtravaglia, Luino e Germignaga
Il racconto dello scolasticidio in Palestina si snoda e prende forma attraverso le fotografie di Dahman Eyad esposte nella mostra itinerante realizzata da Pax Christi nell’ambito della campagna “Ponti non muri” insieme alla rete Docenti per Gaza e al Movimento di cooperazione educativa, inoltre grazie alla collaborazione del gruppo locale dell’associazione ACR – Azione Cattolica dei Ragazzi, delle Parrocchie della Valtravaglia, del Tavolo per la pace dell’Alto Verbano, del Liceo Sereni di Luino e dei Comuni di Germignaga, Luino, Porto Valtravaglia. Le immagini di scuole colpite e distrutte dai bombardamenti evidenziano la frattura profonda tra il diritto all’istruzione e la realtà di uno sterminio sistematico che ha pianificato la distruzione del 90% di tutte le scuole della Striscia di Gaza e lo smantellamento dell’intero sistema educativo palestinese. Le immagini di Dahman Eyad – fotografo, video-maker ed editor palestinese di Gaza che da due anni documenta il genocidio nella Striscia di Gaza – testimoniano dunque non solo la perdita di edifici, ma anche quella di spazi di crescita, di sogni e di futuro per migliaia di bambini e ragazzi; si tratta di un viaggio visivo che invita a riflettere su quanto fragile e prezioso sia il diritto universale all’educazione. La mostra – inserita anche nelle giornate globali di azione sulle spese militari GDAMS 2026 – sostiene Fonti di Pace ODV e il progetto “Scuola Tenda” a Gaza, che dal gennaio 2025 offre supporto educativo a bambini e adolescenti prima nel campo profughi di El Shaty e Nuseirat. Grazie alla collaborazione con Social Media Club Palestine, questo spazio permette ad alcuni bambini che non hanno mai frequentato la scuola di avere un primo approccio all’insegnamento e per gli altri studenti mantenere e migliorare le conoscenze acquisite. Nelle diverse sedi espositive sarà possibile contribuire al progetto con offerte libere, che possono essere donate anche tramite bonifico bancario a Fonti di Pace IT45N0103001656000002624683. Inoltre saranno disponibili articoli e libri per poter leggere in silenzio, per informarsi e approfondire, per meditare. “(d)istruzione a Gaza” sarà in esposizione: – da mercoledì 1° aprile a domenica 5 (Pasqua), dalle 10 alle 18 nella chiesa di San Rocco a Porto Valtravaglia, dove da alcuni anni arde la lampada per la pace che invita tutti, indipendentemente dalla professione religiosa, a pregare per la pace; – da mercoledì 8 a venerdì 10 presso la Biblioteca civica di Luino (l’apertura segue gli orari della biblioteca ovvero 8:30-14 mercoledì e venerdì, anche nel pomeriggio nella giornata di giovedì); – sabato 11 e domenica 12 aprile dalle 10 alle 18 alla ex colonia elioterapica di Germignaga; – da lunedì 13 a mercoledì 15 aprile al Liceo scientifico Sereni di Luino, con un’apertura riservata agli studenti. Per informazioni: 347.2266935 – acr.valtravaglia@gmail.com Redazione Italia
March 31, 2026
Pressenza