Cappellani militari alla parata? Ma anche no!
Mosaico di pace
L’opinione di Tonio Dell’Olio
Cappellani militari alla parata? Ma anche no!
Nel Mosaico dei giorni del 22 maggio scorso avevamo riproposto – come facciamo
ormai ogni anno – l’idea che la “parata” del 2 giugno venisse smilitarizzata.
La Festa della Repubblica, infatti, celebra una Costituzione fondata sul lavoro,
non sulle armi.
Ma quest’anno quella richiesta aveva un motivo ulteriore e più urgente:
l’appello lanciato dalle pagine di Avvenire da un gruppo di amici provenienti da
culture ed esperienze diverse, uniti dall’idea che la pace non possa essere
evocata mentre si esibiscono strumenti di guerra.
Avevamo anche suggerito che ad aprire simbolicamente una parata civile fossero
gli italiani della Global Sumud Flotilla: uomini e donne che rappresentano oggi
una delle esperienze più avanzate di presenza nonviolenta nei conflitti, nel
Mediterraneo e accanto ai popoli feriti dalla guerra.
Per tutta risposta apprendiamo oggi, da un articolo di Luca Kocci sul Manifesto,
che per la prima volta alla parata militare sfilerà anche un drappello di
cappellani militari.
Una scelta improvvida e profondamente antievangelica.
Non solo perché contraddice il richiamo di Papa Leone XIV a una pace “disarmata
e disarmante”, ma anche perché ignora il percorso avviato dalla Chiesa italiana
per ripensare radicalmente il ruolo dell’assistenza spirituale nelle Forze
armate.
È scritto nero su bianco nel Documento di sintesi del Sinodo delle Chiese
italiane (24, c) e nella Nota pastorale firmata dai vescovi italiani “Educare a
una pace disarmata e disarmante” (3, e).
La partecipazione dei cappellani alla parata segna, invece, un’integrazione
ancora più marcata dei preti dentro l’apparato militare, nella sua logica e
nella sua mentalità. E tutto questo con ingenti risorse pubbliche.
È un segnale preoccupante, che occorre invertire con urgenza se vogliamo restare
credibili nell’annuncio evangelico della pace: “Vi lascio la pace, vi do la mia
pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi” (Gv 14,27).
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