È fernuta ‘a zezzenella: chiacchiere resistenti per costruire dalle macerie. (Fuck Remigration)
"É fernuta a zezzenella" nel gergo contadino campano significa che è finito il
periodo di mungitura delle vacche, che non c'è più latte da prendere, che le
mucche sono allo stremo. Nella parlata comune questa frase si traduce con "è
finita la pacchia", é finito il divertimento.
Ma per chi? Per il padre padrone, per il colonizzatore bianco, per il
capitalista: che altro volete prendervi? Ci rimane solo la vita.
É da quello slancio vitale che resiste tra le macerie di una catastrofe
permanente che vogliamo ripartire, da quella forza potente e ancestrale che da
millenni continua a far girare il mondo, nonostante l'impegno dei noti
maschietti, ricchissimi e capricciosi, nel trasformare la realtà in distopia.
Ne parliamo il mercoledì mattina dalle 10:30 ogni due settimane con le amiche di
ecologia politica e Claudia T., facendo partire i nostri discorsi dalle
testimonianze dell3 compagn3 che vivono e lottano nel Sud Globale, con le quali
abbiamo avuto la fortuna di incrociare le strade É fernuta a zezzenella oi' Ci
trovate sugli 87.9 fm Perchè sta musica adda cangià.
In questa puntata abbiamo ripreso il discorso sull’estrattivismo coloniale,
spostando l’attenzione sugli effetti di questa dinamica a casa nostra. Da un po’
di tempo a questa parte si sta diffondendo in Italia, e in Occidente in
generale, il concetto di “remigrazione”: un’ideologia di matrice razzista e
machista, l’ultimo raccapricciante neologismo proveniente dall’estrema destra
globale.
In questa puntata andiamo a guardare più da vicino gli accordi europei in
materia di immigrazione e il DL immigrazione, che in questo periodo sta
procedendo nel suo iter parlamentare. Siamo poi andate ad analizzare le reali
radici di questa narrazione razzista e coloniale da una parte, e le condizioni
materiali concrete della vita di chi si sposta dall’altra.
A completare il quadro, ascolterete un piccolo excursus nervoso sui principali
esponenti di questa ondata xenofoba, con un focus particolare sul cosiddetto
“femonazionalismo”, che altro non è che l’ennesima narrazione che strumentalizza
la violenza di genere per promuovere propaganda razzista. Ma nel transfemminismo
non c’è spazio per queste naziste.