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3 marzo 1993: muore Albert Sabin
di Bruno Lai. Scopritore del vaccino che sconfisse la poliomielite: non volle arricchirsi con i brevetti. Albert Sabin è una delle figure più affascinanti della medicina del XX secolo, non solo per il suo contributo scientifico, ma anche per la sua etica profondamente umanitaria. Prima dell’introduzione dei vaccini – Salk nel 1955 e Sabin nel 1961 – la poliomielite è
3 marzo 2021: indagine CPI su Israele
di Bruno Lai. Si apre l’indagine della CPI (Corte Penale Internazionale) sui crimini di guerra e contro l’umanità commessi in Palestina, nei territori occupati illegalmente da Israele dal 1967: Gerusalemme Est, Cisgiordania e Striscia di Gaza. L’annuncio della Procuratrice Fatou Bensouda nel marzo 2021 ha segnato un momento storico per la giustizia internazionale. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, la
Palestina: la tregua che non c’è
Sommario: 1 – aggiornamenti 20 e 21 febbraio da Anbamed 2- Radio Onda d’Urto sulle manifestazioni di oggi 3 – Elisabeth Di Luca sulla Flotilla 4 – Pressenza per la campagna internazionale di protezione della popolazione della Cisgiordania 5 – Francesca Faccini sul successo delle campagne di boicottaggio 6 – Robert Inlakesh sulla questione del nuovo ordine a Gaza tramite
February 21, 2026
La Bottega del Barbieri
Palestina – lo sguardo non si abbassa
Articoli, analisi e riflessioni storiche di Andrea Carugati, Lucia Montanaro, Amal Oraby, Luca Saltalamacchia, Enrico Semprini. Con aggiornamenti dalla Palestina di Anbamed e di Radio Onda d’Urto. Prima parte dell’analisi sul dispositivo giuridico relativo all’arresto di Mohammad Hannoun e degli altri solidali; seconda parte dell’inchiesta di Daniele Ratti e Massimiliano Bonvissuto; seconda selezione tratta dal libro di Noam Chomsky e
January 10, 2026
La Bottega del Barbieri
Nancy Hamad: “La situazione a Gaza è catastrofica”
Si chiama Dahiya una delle dottrine dell’IDF che può spiegare con gli occhi di chi sta dietro la canna del fucile il perché di tante distruzioni a Gaza apparentemente inutili per la loro vastità: “La potenza di fuoco deve essere usata in modo sproporzionato ed è per questo che il risultato è sempre lo stesso: allontanare la sicurezza a lungo termine in favore di un senso di calma sul breve”. Questa è anche l’interpretazione in chiave tattico-militare della cosiddetta tregua durante la quale le esecuzioni sommarie continuano, le deportazioni da un luogo all’altro pure e in Cisgiordania l’economia dell’olio è messa in ginocchio dai coloni che sradicano ulivi centenari e incendiano i terreni e le pecore vengono uccise fracassandone il cranio sotto gli occhi dei loro allevatori. Tutto sotto l’occhio discreto dell’esercito, sempre pronto a intervenire, ma per arrestare i palestinesi.  La definizione e descrizione della Dahiya apparsa su Altraeconomia è di Nadav Weiman, senior director della Ong Breaking the silence, che riunisce veterani delle forze militari israeliane che hanno prestato servizio nell’esercito a partire dalla seconda Intifada:  fondata nel 2004 per denunciare le violazioni compiute dai soldati in Cisgiordania, raccoglie e pubblica testimonianze anonime di militari. Nancy Hamad si collega saltuariamente a Internet, ma è in balìa di una connessione instabile, anch’essa controllata e utilizzata dall’IDF per i suoi scopi di morte: questo messaggio è arrivato accavallandosi a quelli precedenti e rende bene l’idea di cosa possa significare vivere a Gaza, un territorio raso al suolo per circa l’80%, in una tenda accanto a delle macerie. Ciao Stefano, scusa per il ritardo nella risposta, ma la connessione internet a Gaza continua a essere pessima. La sofferenza a Gaza è indescrivibile. Sto scrivendo queste parole dal cuore della sofferenza, dalla Striscia di Gaza, precisamente nei dintorni di Deir al-Balah, dove io e la mia famiglia viviamo da sfollati da più di due anni. Anche se il mondo ha sentito recentemente parlare di un cessate il fuoco, la mia città rimane sotto occupazione e non siamo riusciti a tornare a casa nostra. I nostri sogni di tornare sono rinchiusi nella nostra immaginazione, mentre la nostra realtà diventa ogni giorno più difficile. Ora siamo alle porte dell’inverno e viviamo ancora in fragili tende che non possono resistere alle intemperie. In questi giorni di metà novembre forti venti accompagnati da piogge intense colpiscono incessantemente la zona dove siamo. Facciamo tutto il possibile per stabilizzare le tende, ma non resistono a lungo. Forse il mondo ha visto alcuni video che circolano online, ma questi colgono solo una piccola parte della dura realtà che affrontiamo qui a Gaza ogni giorno. Per quanto riguarda le medicine, queste rimangono estremamente scarse. Devo comprare le medicine solamente pillola per pillola, al costo di un dollaro l’una, ma anche così non basta perché molte tipologie di farmaci  non sono mai sufficienti. Stiamo cercando di riprenderci dalle conseguenze della fame e di privazioni di ogni genere, ma oggi anche le cure più semplici sembrano irraggiungibili. Cibo e acqua si trovano nei mercati, ma il problema più grande è la mancanza di denaro. La maggior parte delle persone ha perso il lavoro o i propri mezzi di sussistenza e procurarsi i beni di prima necessità è diventata una lotta costante ed estenuante. La situazione a Gaza è catastrofica in tutti i sensi. È difficile descrivere appieno tutto ciò che stiamo vivendo, ma scrivo questa testimonianza affinché il mondo possa vedere la nostra realtà così com’è: una vita che crolla sotto il peso di continue sofferenze, che solo chi la vive può veramente comprendere.   Stefano Bertoldi
November 18, 2025
Pressenza
CIA e Amministrazione Biden sapevano che IDF usava i palestinesi come “scudi umani”
Una notizia, nei giorni scorsi, è passata in sordina e senza troppo clamore. Il 12 novembre 2025 l’agenzia britannica Reuters ha diffuso le informazioni ottenute da due ufficiali dell’intelligence statunitense, rimasti anonimi, secondo i quali i servizi stelle-e-strisce avevano raccolto in autonomia già alla fine del 2024 prove dell’uso da parte israeliano di palestinesi come scudi umani. L’amministrazione di Joe Biden era stata informata sull’uso di scudi umani da parte dell’esercito israeliano a Gaza. La Casa bianca sapeva che i militari costringevano palestinesi a ispezionare tunnel o abitazioni dove si riteneva che Hamas potesse aver piazzato esplosivi. I funzionari dell’intelligence arrivavano a chiedersi se si trattasse di azioni isolate o di ordini dati dagli ufficiali. Fonti governative hanno raccontato all’agenzia Reuters che le azioni israeliane, contrarie al diritto internazionale, rappresentavano motivo di preoccupazione per Washington, soprattutto nelle ultime settimane dell’amministrazione Biden, alla fine del 2024. La sistematicità della procedura è stata largamente documentata dalle testimonianze dei soldati. Le fonti hanno rivelato che gli agenti USA avevano prove di funzionari israeliani che discutevano di come l’IDF avesse inviato, in tunnel sotto Gaza ritenuti potenzialmente minati, dei palestinesi con lo scopo evidente di usarli come ‘esca’ per possibili trappole. Inoltre, queste prove sono state condivise e discusse con la Casa Bianca, che dunque era informata delle azioni israeliane. Le IDF hanno ribadito – come migliaia di altre volte in casi simili – che proibiscono l’uso di questa tattica criminale, e che stanno indagando. Invece, il governo israeliano, la CIA ed ex funzionari dell’amministrazione Biden hanno rifiutato qualsiasi commento. Del resto, questa rivelazione peggiora la posizione USA nei riguardi delle accuse di complicità nei crimini di guerra israeliani. Sempre Reuters, poco più di una settimana fa, aveva rivelato che prove di questo tipo di violazioni erano arrivate ai vertici statunitensi, ma erano state sostanzialmente insabbiate. Non è difficile capire perché sia avvenuto anche con le prove sull’uso di scudi umani. Mentre intanto un nuovo documentario mostra che il suprematismo e la mentalità genocidiaria non sono solo di Ben Gvir e Smotrich, ma nella società israeliana sono invece maggioritari. Breaking Ranks: Inside Israel’s War riporta le voci, alcune anche non anonime, di militari dell’IDF che affermano con chiarezza come il diritto di guerra sia stato completamente ignorato durante le operazioni a Gaza (anche con l’uso sistematico di scudi umani) e di come siano stati bersagliati i palestinesi che raggiungevano i punti di distribuzione degli aiuti umanitari. Alcuni dei soldati intervistati hanno affermato di essere stati influenzati dal linguaggio dei politici e dei leader religiosi israeliani. Quello che volevano far passare era che, dopo il 7 ottobre 2023, ogni palestinese era da considerare un “bersaglio legittimo”, non esistevano più civili. E così hanno prodotto un genocidio, con una responsabilità politica chiara e con un intento inscritto nella stessa natura di colonialismo di insediamento del sionismo. Ulteriori Informazioni: https://contropiano.org/news/internazionale-news/2025/11/16/palestinesi-usati-come-scudi-umani-silenzio-dellintelligence-usa-0188722 https://ilmanifesto.it/inchiesta-sugli-scudi-umani-palestinesi-e-su-torture-a-livelli-senza-precedenti   Redazione Italia
November 18, 2025
Pressenza
Lettera Maiindifferenti e LeA: Dove va l’UCEI? Sul militare IDF nelle scuole italiane
IN SEGUITO DELLA SEGNALAZIONE PUBBLICATA DALL’OSSERVATORIO CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE E DELLE UNIVERSITÀ SUL MILITARE ISRAELIANO IDF CHE GIRAVA PER LE SCUOLE EBRAICHE ITALIANE (DA ROMA A MILANO) PER FARE PROPAGANDA (HASBARÀ) IN FAVORE DELLA CAMPAGNA MILITARE GENOCIDARIA NEI CONFRONTI DEL POPOLO PALESTINESE (CLICCA QUI PER L’ARTICOLO), LE ASSOCIAZIONI LƏA – LABORATORIO EBRAICO ANTIRAZZISTA E MAI INDIFFERENTI – VOCI EBRAICHE PER LA PACE HANNO DIFFUSO UNA LETTERA APERTA PER CONTESTARE L’OPERAZIONE PROPAGANDISTICA DI CUI L’UCEI SI STA FACENDO VETTORE IN ITALIA. Alla c.a. Presidenti e consiglieri dell’UCEI e delle Comunità ebraiche di Roma e Milano Presidi delle scuole ebraiche di Roma e Milano Gentili presidenti, presidi, e consiglieri, Siamo rimasti sconcertati nell’apprendere che le scuole delle Comunità ebraiche di Roma e Milano hanno invitato un militare dell’ IDF, Adi Karni, a incontrare gli studenti dei licei. Immaginiamo che l’evento sia avvenuto con il coordinamento dell’UCEI, la cui presidente era presente in almeno una occasione. Seppure nella continuità di una linea politica di appoggio alle sciagurate azioni militari israeliane, che abbiamo già più volte deplorato, questo episodio ci sembra di una nuova e particolare gravità. Del sig. Karni sono disponibili video in cui, con lo stesso sorriso smagliante che ha sfoggiato nelle scuole ebraiche, fa esplodere una moschea – un probabile crimine di guerra, come ben sa l’UCEI che ha avuto modo di ricordare (quando nel luglio scorso Israele ha attaccato una chiesa di Gaza uccidendo tre persone) che “il rispetto e la protezione dei luoghi religiosi, di qualunque fede essi siano, sono fondamentali per la convivenza, la dignità umana e la speranza di pace”. Karni stesso ha dichiarato di aver evitato di pubblicizzare la propria venuta in Italia per timore di finire oggetto di un esposto per crimini di guerra come già gli è successo in altri paesi. Si obietterà probabilmente che gli studenti hanno potuto vedere che un tipico soldato israeliano non è altro che un ragazzone di 22 anni, un giovane affabile che ama la sua famiglia e il suo paese, che è coraggioso ma anche simpatico, che potrebbe essere nostro cugino. Non dubitiamo che anche tutte queste cose siano vere. Ma agli educatori è ben noto che le persone che partecipano a massicci crimini contro l’umanità (e l’assalto israeliano a Gaza rientra, al minimo, in questa categoria) non sono psicopatici, ma per lo più persone normalissime che sono state educate male. O meglio: che hanno ricevuto un’istruzione normalissima sotto la maggior parte dei punti di vista, ma al contempo sono stati educati a svalutare o negare l’umanità delle vittime designate. Così Karni può a sua volta predicare, riferendosi al massacro di cui è parte, che nella Gaza che ha contribuito a radere al suolo ha visto “solo odio”, che “stiamo facendo il lavoro sporco per voi”, spiegando che “l’Islam avanza in Europa”. Insomma il più puro prodotto della peggiore educazione israeliana (musulmani = male da eliminare fisicamente, con sorriso e armi pesanti) viene importato e proposto come progetto educativo alle ragazze e ai ragazzi riuniti apposta in Aula Magna. Il fatto è ancora più preoccupante se è vero, come la radio di Tsahal ha riportato il mese scorso, che l’esercito israeliano, a corto di personale, sta cercando modi di arruolare centinaia di giovani ebrei della Diaspora. L’affabile propaganda di Karni andrebbe contrastata coi numeri della catastrofe in corso da due anni: più di 65mila palestinesi uccisi, di cui oltre l’80% civili secondo dati dello stesso esercito, centinaia di palestinesi morti per fame. A fronte di 8 ostaggi recuperati vivi in azioni militari, 3 ostaggi sono stati uccisi a bruciapelo dalla stessa fanteria israeliana e un numero indeterminato da attacchi dell’aviazione; oltre 900 soldati uccisi in combattimento, 46 morti per suicidio post traumatico. E la baldanza di Karni andrebbe contrastata con la testimonianza di un altro soldato, Yoni: “Terroristi, terroristi”, ha gridato un commilitone [a maggio 2025, a Beit Lahia]. “Ci siamo lasciati prendere dal panico, io ho preso subito il Negev [una mitragliatrice] e ho cominciato a sparare all’impazzata, lanciando centinaia di proiettili. Poi avanzando mi sono reso conto che era stato un errore”. Di terroristi non ce n’erano. “Ho visto i corpi di due bambini, forse di 8 o 10 anni, non ne ho idea”, ricorda Yoni. “C’era sangue ovunque, molti segni di spari, sapevo che era tutta colpa mia, che ero stato io a farlo. Volevo vomitare. Dopo pochi minuti è arrivato il comandante della compagnia e ha detto freddamente, come se non fosse un essere umano: ‘Sono entrati in una zona di sterminio, è colpa loro, la guerra è così’”. […] ”Soffro di flashback di quell’evento“, racconta. ”I loro volti mi tornano in mente e non so se riuscirò mai a dimenticarli”. (da Haaretz del 16/9/2025.) Riteniamo che l’organizzazione di questo evento rappresenti una perversione totale della missione educativa delle scuole delle nostre comunità. Chiediamo le dimissioni immediate degli assessori alle Scuole e delle altre persone responsabili.  E proponiamo come necessaria l’organizzazione per gli studenti di un incontro con associazioni di refusnik israeliani e altre organizzazioni che si oppongono all’approccio militarista e di continua disumanizzazione dei palestinesi. Accanto a loro, potrebbero essere invitati esponenti di molte organizzazioni israeliane e palestinesi che non esitano ad affrontare insieme anche gli aspetti più dolorosi di quello che sta succedendo, per capire cosa possono fare per un futuro di giustizia. E questo non per realizzare una “par condicio” amorale, ma perché riteniamo che se le scuole ebraiche intendono inculcare valori civili ed ebraici, e al contempo una conoscenza ragionata della società israeliana, non c’è di meglio che conoscere i ragazzi che incarnano questi valori nel modo più puro oggi possibile: rifiutandosi, a rischio di un forte costo personale, di partecipare al massacro. Crediamo che non promuovere e supportare il loro lavoro sia un grande errore e porti le comunità a un isolamento autoindotto. Ci rendiamo fin d’ora disponibili a collaborare alla realizzazione di queste proposte. Shanà tovà e un cordiale Shalom. LəA – Laboratorio ebraico antirazzista Mai Indifferenti – Voci ebraiche per la pace Fonte: Maiindifferenti.it
#stopthegenocideingaza🇵🇸 Lezioni di #pace L’accordo di cessate-il-fuoco ha tremato nelle ultime ventiquattro ore. L’esplosione di un veicolo militare israeliano a #Rafah, nel Sud della Striscia di #Gaza, ha provocato una dura reazione delle #Idf. #Israel https://www.youtube.com/watch?v=DVAw1tOkIwE
October 21, 2025
Antonio Mazzeo