Tag - Iran

“Per un Iran Libero” , presidio a Firenze : le foto
Con la partecipazione di Amnesty Intenational Toscana, Ampi Firenze, CGIL Firenze, Movimento Vita donna libertà Fi, Donna Vita Libertà ass CulturaleFi , ed altre assocazioni fiorentine, si è tenuto ieri in tardo  pomeriggio  in piazza Sant’Ambrogio nel cuore storico di Firenze un presidio di solidarietà con il popolo iraniano. Le varie associazioni  hanno testimoniato  la tragedia di quel  popolo  che vive da decenni sotto l’oppressione del regime teocratico islamico attuale, come di  quello precedente dittatoriale dello Shah  e che in cicli periodi di rivolte come questultima tenta  faticosamente di trovare  nonostrante la frantumazione e la repressione feroce di ogni forma di resistenza ed  opposizione una propria via verso la libertà. A metà presidio sono comparsi un gruppo di sostenitori del figlio dello Shah, sventolando bandiere monarchiche , creando un certo imbarazzo.  Il giovane Reza Pahlavi, principe in esilio, è proposto dagli gli Stati Uniti  come possibile figura sostitutiva in un cambio di regime da loro sostenuto. In una intervista Reza Pahlavi ha sostenuto “Necessari attacchi di Usa o Israele per il collasso del sitema iraniano”. Una prospettiva che le associazioni iraniane presenti  al presidio rifiutano con forza affermando che sta al popolo Iraniano in una necessaria unione delle forze di opposizione raggiungere la propria libertà ed mancipazione senza l’ingerenze  esterne. Si è chiesto inoltre un  incisivo intervento di tutte  le istanze istituzionali internazionali per condannare e mettere al bando gli atti criminali che il regime degli Attollhah stanno compiendo. foto di Cesare Dagliana Donna Vita Libertà Fi Donna Vita Libertà Fi Donna Vita Libertà Fi Donna Vita Libertà Fi Donna Vita Libertà Fi Donna Vita Libertà Fi Donna Vita Libertà Fi Donna Vita Libertà Fi Donna Vita Libertà Fi iran fi 2001026Donna Vita Libertà Fi   Redazione Toscana
Iran. 470 degli arrestati legati a “reti estere”
Negli interventi, le forze di intelligence hanno confiscato una varietà di armi da fuoco, munizioni e materiali esplosivi. Le forze di sicurezza e intelligence iraniane hanno catturato oltre 470 persone in tre province, identificate come figure chiave dietro la recente ondata di disordini violenti e attività terroristiche legate a reti […] L'articolo Iran. 470 degli arrestati legati a “reti estere” su Contropiano.
La tragedia curda che l’Occidente nasconde
un articolo di Mario Sommella. A seguire link e aggiornamenti. Il popolo kurdo tra guerra permanente e negata:la tragedia che l’Occidente finge di non vedere Ci sono guerre che fanno rumore e guerre che vengono tenute apposta nel silenzio. La questione kurda appartiene a questa seconda categoria: un dolore lungo, stratificato, quasi “normale” per chi guarda da lontano, e quindi
Manifestazioni in sostegno al popolo iraniano a Firenze: testimonianze dalle piazze
Nel weekend, a Firenze, si sono susseguite le manifestazioni in sostegno del popolo iraniano le cui proteste – iniziate a dicembre 2025 – vengono brutalmente represse nel sangue dal regime teocratico di Khamenei. Le contestazioni sono iniziate contro il carovita … Leggi tutto L'articolo Manifestazioni in sostegno al popolo iraniano a Firenze: testimonianze dalle piazze sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
Gli USA aggrediscono perché crolla il mondo unipolare
“Cuba rimane in tempo di pace e concentrata sui suoi problemi. Non cerca la guerra, ma non è nemmeno indifesa. Prepararsi alla difesa è un diritto e un dovere costituzionale per qualsiasi Paese, ma manipolare l’opinione pubblica e trasformare ‘preparazione’ e ‘revisione e approvazione dei piani’ in ‘dichiarazione dello stato di guerra’ […] L'articolo Gli USA aggrediscono perché crolla il mondo unipolare su Contropiano.
Iran: «i nemici di dio»
articoli di «Questione Giustizia», Max Blumenthal, Elena Basile, Alessandro Orsini, Alberto Bradanini . Vignette di Chief Joseph, Mimmo Lombezzi e Mauro Biani. Con i link ai dossier recenti della “bottega” e altri più recenti. Che in Iran prevalgano i «nemici di Dio» Ripreso da «Questione Giustizia» (*).  Il primo e inconfondibile segno di un regime autoritario sta nell’intento di privare
Una catena umana per l’Iran: Donna, Vita, Libertà. Napoli in piazza
Piazza dei Martiri teatro di una straordinaria manifestazione di solidarietà e lotta, si trasforma in simbolo di Resistenza Si è concluso con un lungo applauso e al grido corale di “Donna, Vita, Libertà. Iran libero” l’abbraccio di solidarietà del popolo napoletano all’Iran. Mani che stringono altre mani hanno formato un’enorme catena umana che ha avvolto la piazza in un abbraccio, gesto simbolico potente: non solo una protesta, ma una rete di speranza che travalica i confini, unisce le voci di chi non si arrende alla violenza e all’oppressione. Ogni mano di quella catena ha rappresentato non solo la solidarietà di Napoli, ma anche l’eco delle grida di dolore di chi, in Iran, sta sfidando il regime con il proprio corpo e con la propria vita, in nome della libertà, della dignità della persona e dei diritti umani. Domenica mattina, 18 gennaio, centinaia di persone hanno risposto all’appello lanciato da Antinoo Arcigay Napoli e sostenuto da numerose associazioni: l’Associazione Radicale Napoli “Ernesto Rossi”, l’ANPI Collinare “Aedo Violante”, il Presidio Permanente di Pace Napoli, la Comunità iraniana di Napoli, la Rete degli studenti iraniani di Napoli. Si sono radunate in un Presidio per esprimere solidarietà alle donne e al popolo iraniano, perché – come ha dichiarato Antonello Sannino, presidente di Antinoo – “Napoli non dimentica la propria storia e non volta le spalle a chi oggi combatte la battaglia contro la tirannia”. La bellissima Piazza dei Martiri, gremita e attraversata da bandiere, non è stata scelta a caso: luogo emblematico, simbolo di lotta e resistenza, conserva la memoria del dolore e dei sacrifici di chi ha combattuto per la libertà. Ogni pietra racconta una storia di coraggio e determinazione. Qui si onorano i caduti della rivoluzione della Repubblica Partenopea, le donne della rivoluzione – come Eleonora Pimentel Fonseca – che sfidarono la monarchia borbonica pagando con la vita. Qui si ricordano i martiri delle Quattro Giornate di Napoli, che liberarono la città dalla tirannia nazifascista. Questa piazza ha voluto esprimere la propria vicinanza al popolo iraniano, lanciando un messaggio chiaro: Donna, Vita, Libertà. La catena umana che ha stretto la piazza ha reso visibile un movimento che combatte per i diritti fondamentali, in particolare per quelli delle donne iraniane, protagoniste di una lotta quotidiana per la propria libertà. Non è solo una causa iraniana, ma una battaglia che riguarda ogni donna, oltre ogni confine. Ancora una volta, Napoli, città aperta, diventa simbolo di resistenza e di lotta. Alle spalle del presidio svetta l’imponente Colonna dei Martiri, sormontata da una statua alata che simboleggia la “virtù dei martiri”, e alla base quattro leoni che rappresentano i martiri napoletani di diverse epoche storiche. Simbolo di resistenza, forza e libertà, nella cultura persiana il leone (Shir) rappresenta il coraggio, la fierezza, la giustizia e la nobiltà: la forza che si oppone al Male. Spesso accostato al sole, simbolo di luce, saggezza e regalità, per secoli è stato l’emblema nazionale dell’Iran. Il leone diventa così il simbolo del “leone persiano”, dell’Iran libero che si risveglia nella lotta globale per la giustizia e la libertà. “Questi leoni non celebrano la vittoria dei forti, ma la dignità di chi resiste e ha resistito anche quando la sconfitta sembrava inevitabile”, ha detto Rosita, della Comunità iraniana di Napoli. “Il leone morente del 1799, quello sconfitto del 1820, il leone ferito del 1848 e quello in piedi del 1860: quattro posture diverse di un unico gesto, quello di non accettare il silenzio imposto. Napoli sa qual è il prezzo della libertà, perché lo ha pagato più volte. Il martirio non può essere culto della morte, ma la coraggiosa scelta di non vivere nell’ingiustizia”. Con la voce rotta dal pianto, Rosita ha poi raccontato il dolore e i martiri del suo popolo: “A cui è stato tolto il diritto di parola, sottratto il corpo, rubata la possibilità di raccontarsi. Oggi diamo voce a chi è imbavagliato, esprimiamo il coraggio di uomini e donne che hanno scelto di non piegarsi”. “La catena non è un gesto simbolico vuoto, ma una dichiarazione di responsabilità. Ogni mano che stringe un’altra mano è un anello, e ogni anello conta: una catena può spezzarsi se anche uno solo sceglie di sottrarsi. La libertà non è solo nazionale, i diritti non hanno confini e la sofferenza di un popolo riguarda l’intera umanità. Napoli, che tante volte ha saputo rialzarsi, sa da che parte stare”. Da settimane la ribellione contro la leadership religiosa iraniana è sempre più drammatica, a causa della violenta repressione del regime che risponde con arresti di massa e brutalità sulla popolazione. Si stimano oltre 24.000 arresti e, secondo fonti interne e rapporti medici, tra 12.000 e 16.000 vittime, tra cui circa 500 membri delle forze di sicurezza, sebbene i dati siano difficili da verificare a causa dell’assenza di informazioni ufficiali. Organizzazioni internazionali per i diritti umani documentano torture, abusi e arresti di minorenni. “La Repubblica Islamica utilizza armi chimiche contro il proprio popolo, che sta pagando con la vita”, ha dichiarato Sara, rappresentante degli studenti iraniani di Napoli. Da settimane il governo ha imposto un quasi totale blackout di internet e delle telecomunicazioni, isolando il Paese “per impedire che le immagini facciano il giro del mondo”. “Ma le donne e i giovani, sfidando la violenta teocrazia degli Ayatollah e la sua repressione soffocata nel sangue, resistono pagando con la vita la conquista della libertà”, ha aggiunto Sannino. “Ci aspettiamo risposte dalle istituzioni locali, nazionali e internazionali, a partire dalla sospensione di ogni rapporto economico e diplomatico con l’Iran. È un muro di silenzio che va abbattuto”, ha concluso. “Da 47 anni il popolo iraniano resiste e lotta contro l’oppressione”, ha ricordato Sara. Migliaia di persone disarmate sono state uccise dalla brutale repressione del regime. Ma in Iran esiste un movimento nazionale con una leadership riconosciuta, quella del Principe Reza Pahlavi, che potrebbe guidare una transizione verso la libertà”. Sara ha lanciato un appello alla Repubblica Italiana per un sostegno concreto: stabilire contatti con il Principe in coordinamento con i Paesi dell’Unione Europea, schierarsi con il popolo iraniano e condannare la repressione attraverso l’espulsione dell’ambasciatore iraniano dal territorio italiano. ONU, UE e ONG hanno espresso la loro condanna. In tutto il mondo si moltiplicano le manifestazioni di solidarietà. Negli Stati Uniti si ipotizzano possibili interventi, ma la tensione globale resta altissima: eventuali azioni militari potrebbero innescare un conflitto più ampio, vista la minaccia di gravi conseguenze contro chi colpisse le autorità iraniane. Ma il movimento non si arresta. “Donna, Vita, Libertà” ha superato ogni barriera linguistica e culturale. Le donne iraniane, protagoniste di questa resistenza, con il loro coraggio sfidano il regime. Dopo la morte di Mahsa Amini, giovane curdo-iraniana di 22 anni, arrestata a Teheran nel settembre 2022 dalla polizia morale per una presunta violazione delle leggi sull’hijab, il velo, e morta tre giorni dopo a causa dei maltrattamenti subiti in custodia, si è scatenata una vasta ondata di proteste in Iran e nel mondo contro la repressione e per i diritti delle donne, sotto il grido “Donna, Vita, Libertà”. Un grido di speranza, un’onda di cambiamento che non si arresta. Il popolo iraniano non è solo. “Donna, Vita, Libertà”, scandito con forza in Piazza dei Martiri, nel lungo abbraccio ideale di Napoli, è diventato un mantra: una voce che oggi rimbomba in ogni angolo del mondo. Gina Esposito
Iran. No alle ingerenze imperialiste, il destino di un paese lo decide la lotta tra le classi
Lo scontro in corso sull’Iran ha necessità di essere compreso in tutti i suoi aspetti. In esso agisce sia una contraddizione dall’esterno – l’interesse israeliano e statunitense a fare fuori il principale competitore regionale sugli assetti imperialisti in Medio Oriente – sia una contraddizione interna che attiene al contrasto sempre […] L'articolo Iran. No alle ingerenze imperialiste, il destino di un paese lo decide la lotta tra le classi su Contropiano.
Nemmeno noi siamo immuni al razzismo sull’Iran
In queste ore convulse si dice tutto ed il contrario di tutto sull’Iran. Fermo restando sia lo strangolamento economico che sta subendo il Paese dalle sanzioni, nonché dall’esplosione del cambio col dollaro, sia quanto scritto nel mio reportage di un anno fa nel quale riportavo vari aspetti della vita economica […] L'articolo Nemmeno noi siamo immuni al razzismo sull’Iran su Contropiano.
Non smettiamo di parlare di Gaza
È morta stamattina a Gaza la bambina Aisha Agha, 27 giorni d’età, a causa del freddo e della malnutrizione. La città di Gaza è senz’acqua a causa del bombardamento israeliano di ieri che ha colpito la principale conduttura dell’acquedotto. I lavori di riparazione sono impediti dai continui attacchi dei cecchini e dei carri armati sulle squadre della protezione civile. Medici per i diritti umani e UN Women hanno denunciato in un rapporto che Israele sta prendendo di mira le donne palestinesi di Gaza con una politica di genocidio, basata sul genere, per impedire loro di avere figli. Intanto si è riunito ieri al Cairo, in seduta congiunta, l’organismo internazionale denominato “Peace Council” e il Comitato di amministrazione palestinese, guidato dall’ingegnere Alì Shaath. Sono due organismi previsti dal piano Trump, approvato poi, obtorto collo, dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu con l’astensione di Mosca e Pechino. Sono in realtà organismi senza potere effettivo e Israele ha già dichiarato per bocca di Netanyahu che non si ritirerà né dal valico di Rafah, né dalla “linea gialla”, che considera come nuova linea di confine. È la pace dei cimiteri. In Cisgiordania un giovane è stato ucciso ucciso e decine sono i feriti negli attacchi israeliani contro i villaggi palestinesi nella provincia di el-Khalil. L’intervento militare con licenza di uccidere è generalizzato in tutto il territorio occupato. Sono stati registrati ieri 29 attacchi militari contro villaggi e città palestinesi. Le aggressioni dei coloni sono state 13. È una guerra generalizzata che mira alla cacciata dei palestinesi autoctoni per sostituirli con coloni ebrei arrivati da ogni dove. In tale piano occupa un ruolo fondamentale l’urbanistica segregazionista. Va avanti il piano per la “strada 45”, fondamentale arteria per il progetto colonialista E1, ad est di Gerusalemme, che viene realizzato sulle terre delle comunità palestinesi con l’intento dichiarato di cancellare la continuità territoriale tra il nord e il sud della Cisgiordania, per impedire la costituzione di uno stato palestinese. Iran La repressione continua e il black-out delle comunicazioni anche. Ma l’intensità delle proteste è calata, a causa dell’uso sproporzionato della forza. Le poche testimonianze filtrate parlano di paura della gente, a causa dello spietato uso delle armi da guerra contro manifestanti disarmati, che erano scesi in piazza con le mani alzate. Il regime continua a dipingere i manifestanti come agenti di forze straniere, specialmente israeliane e statunitensi. “Abbiamo sequestrato armi di fabbricazione israeliana, che sono state usate contro gli agenti”, ha detto il procuratore generale della Repubblica. La tv pubblica ha trasmesso i funerali degli agenti uccisi, affermando che si è trattato di 300 assassinati da colpi di arma da fuoco e da accoltellamenti. Probabilmente, oltre alla spietata repressione, anche l’incitamento israeliano e dello stesso Trump, con l’aggiunta delle immagini di vandalismo contro uffici pubblici, incendi di auto e autobus, pubblici e privati, sparatorie contro la polizia e slogan a favore dello Shah hanno fatto desistere gli iraniani onesti dallo scendere in piazza. In diverse città iraniane si sono svolti i funerali dei membri delle forze di sicurezza e degli agenti di polizia uccisi nelle recenti proteste in tutto il Paese. I partecipanti hanno scandito slogan che condannavano gli atti di violenza e vandalismo. Hanno inoltre condannato l’ingerenza americana e israeliana negli affari iraniani e nel processo ai responsabili delle proteste. Chiusa la pagina delle proteste, si apre adesso la strada della repressione. Secondo fonti della sicurezza del regime sono state arrestate 3 mila persone accusate di terrorismo. Rischiano la condanna a morte, in un paese che detiene un primato delle esecuzioni capitali, con Cina, Usa e Arabia Saudita. Siria Offensiva ad est di Aleppo delle milizie governative e filo-turche contro le Forze siriane democratiche. Il centro degli scontri è la cittadina di Deir Hafer, nella zona rurale di Aleppo, che si trova ad ovest del fiume Eufrate. Il comandante delle FSD, Mazloum, ha annunciato che da oggi, sabato, le sue forze si ritireranno ad est del fiume, in seguito alla mediazione di autorità amiche (Usa) e per dare spazio all’applicazione degli accordi di integrazione delle unità curde nelle strutture dello stato siriano. In applicazione degli accordi, il presidente autonominato, Sharaa, ha diramato un decreto che afferma il curdo come lingua ufficiale della Siria e conferisce la cittadinanza a tutti i curdi residenti attualmente sul territorio dello stato. Libano Due civili uccisi e decine di feriti nei bombardamenti israeliani ieri sul Libano. Le azioni militari sono state compiute con bombardieri, con droni e con l’avanzata di carri armati, in violazione della tregua firmata nel novembre 2024. Non sono state risparmiate le unità dei caschi blu dell’Onu. In un comunicato, l’Unifil accusa l’esercito israeliano di aver messo in pericolo i soldati internazionali, mentre stavano ispezionando una casa che era stata minata dagli israeliani. Un drone ha colpito la costruzione con un missile malgrado il coordinamento con l’esercito israeliano, mettendo a repentaglio la vita dei caschi blu. Da Tel Aviv è arrivato subito il solito comunicato che sostiene che l’attacco era diretto a Hezbollah. Un falso clamoroso smentito dagli osservatori internazionali. Per le istituzioni italiane, Palestinese = terrorista Viminale/VVFF Il Viminale richiama dieci vigili del fuoco di Pisa che il 22 settembre si sono inginocchiati durante una manifestazione per Gaza. La contestazione disciplinare riguarda la “forma” della partecipazione, “perché indossavano la divisa”. Rischiano dalla sospensione al licenziamento. Non lasciamoli soli! Tribunale Genova È attesa per lunedì 19 gennaio la decisione del tribunale del riesame di Genova su Mohammad Hannoun e gli altri otto uomini finiti in carcere lo scorso 27 dicembre. L’accusa è di terrorismo per presunti finanziamenti ad Hamas. I giudici decideranno se confermare le misure cautelari, modificarle oppure annullarle. Ieri si è tenuta una lunga udienza in cui l’impianto accusatorio ha iniziato a scricchiolare, mostrando errori e contraddizioni. Il materiale per l’accusa è stato fornito dalla polizia israeliana e non dal sistema giudiziario israeliano, come prevedono gli accordi di cooperazione. Dalle carte, il collegio di difesa ha scoperto che la documentazione a carico è stata raccolta da un agente, Avi Abramson. Si tratterebbe di un agente con 25 anni di carriera, che ha svolto anche ruoli di consigliere legale per gli uffici del primo ministro Benjamin Netanyahu, un premier accusato di crimini di guerra e contro l’umanità dalla Corte Penale Internazionale. Tribunale L’Aquila Giustizia italiana a sovranità limitata. Non valgono i principi della Carta delle Nazioni Unite, ma le informative dell’esercito israeliano. È arrivata ieri, 16 gennaio, la sentenza nel processo che vedeva imputati tre palestinesi, accusati di associazione con finalità di terrorismo. Anan Yaeesh è stato condannato a 5 anni e 6 mesi, mentre Ali Irar e Mansour Dogmosh sono stati assolti. Alla lettura del dispositivo, il pubblico presente in aula ha gridato «Vergogna», «Palestina libera» e «Ora e sempre resistenza». All’esterno del tribunale, come già in occasione delle precedenti udienze, si è tenuto un sit-in di protesta. La Corte d’assiste presieduta dal giudice Giuseppe Romano Gargarella ha accolto solo per meno della metà le richieste della Procura, che aveva chiesto 12 anni per Yaeesh, 9 per Irar e 7 per Dogmosh. Tutti e tre, arrestati nel marzo 2024, vivono in Italia da tempo e non sono mai stati al centro di atti violenti. Il solo Yaeesh è ancora in carcere, gli indizi a carico degli altri due erano caduti in Cassazione: hanno fatto sei mesi di carcere e ora arriva anche l’assoluzione. ANBAMED