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Le infografiche che illustrano l’inchiesta sulla hasbara nel quarto potere degli USA
LA SERIE DI ‘PANNELLI’ COMPOSTI DAI GRAFICI DEL TEAM VISUALIZING PALESTINA SINTETIZZA LE INFORMAZIONI ELABORATE DALLE REPORTER DI PRISM, MEDIA E MEDIA-SERVICE INDIPENDENTE FEMMINILE MULTIETNICO. Ogni infografica mostra – e dimostra – come negli USA le notizie sulla persecuzione dei palestinesi siano filtrate o manipolate: quelle divulgate da uffici e agenzie stampa filo-sionisti sono pubblicate e divulgate; quelle con materiali e dati che documentano vessazioni,  prevaricazioni,  apartheid e genocidio invece vengono ‘bloccate’ da un sistema di ostruzioni molto efficace… … una barriera che si può, e deve, riuscire ad abbattere, perciò serve sapere e capire come ‘funzioni’. LA HASBARA NEL MONDO DEI MEDIA ‘MADE IN USA’ Da sempre, ma recentemente di più e anche più esplicite, tante subdole pressioni e coercizioni impediscono a redattori, corrispondenti e collaboratori che lavorano in e con i quotidiani e periodici main-stream statunitensi di pubblicare reportage contenenti informazioni sulle violazioni dei diritti umani pianificate e compiute dai coloni sionisti e dai governanti e militari israeliani e sui crimini di guerra orditi e perpetrati dalle forze armate dello stato israeliano. Così nell’opinione pubblica americana si sono formate idee e consolidate convinzioni basate su fake-news, cioè su delle versioni dei fatti mendaci e mistificatorie, plasmate ad arte per accreditare tesi e ideologie demagogiche divulgate mediante la hasbara, una parola ebraica che letteralmente significa ‘spiegazione’ e recentemente usata per indicare il sistema di strategie e tattiche della propaganda dei sionisti israeliani. Ovviamente questa “sofisticata architettura narrativa” [Hasbara: l’arte della narrazione strategica israeliana – ISLA / 8 settembre 2025] ha uno scopo… che è il ‘fine’ perseguito in molti modi, anche mediante ogni media, con tanti ‘mezzi’, anche non leciti: ‘giustificare’ l’efferatezza di interventi, azioni e operazioni delle forze armate e forze dell’ordine di Israele contro i palestinesi abitanti nella Striscia di Gaza, nei territori in Cisgiordania, a Gerusalemme… nelle terre dal fiume (Giordano) al mare (Mediterraneo). Nel 2011 sulla rivista scientifico-accademica Israel Studies edita dall’Indiana University Press e sponsorizzata dal Ben-Gurion Research Institute for the Study of Israel and Zionism della Ben-Gurion University di Negev e dal Schusterman Center for Israel Studies della Brandeis University, un ateneo privato del Massachusetts, è stata pubblicata la ricerca – intitolata “Palestine’s Best”: The Jewish Agency’s Press Relations, 1946-1947 – in cui l’autore, Giora Goodman, docente al e direttore del Dipartimento di studi multidisciplinari del Kinneret College sito sulle rive del Mar di Galilea, trattava per la prima volta nella storia un argomento oggi ‘scottante’… Il pioneristico saggio storiografico esamina come sia stata costruita la Jewish Agency (Agenzia Ebraica), cioè la ‘macchina propagandistica’ dei sionisti, usata “in Palestina e all’estero durante i due anni cruciali che hanno preceduto la fondazione dello Stato di Israele”, ovvero negli anni immediatamente successivi alla fine della seconda guerra mondiale e dell’olocausto. Fino al 2011, l’anno della primavera araba e scandito da “mutamenti politici e culturali, da global revolution, da tragedie naturali sconfinate,… e da grandi eventi mediatici” [Fanpage, 30 dicembre 2011], nessuno aveva mai affrontato questo argomento. Perché? Chi non è esperto di storia dei mass-media e sociologia della comunicazione non lo può sapere. Chi non conosce (bene) la storia di Israele e degli Stati Uniti non può capire (bene!!!) le dinamiche del presente nel mondo dei media della nazione mediorientale, della super-potenza americana e ‘occidentale’ e, di riflesso, di tutto il mondo. Chi invece è un giornalista – cronista, editorialista o redattore – o un pubblicista professionista, oppure un mediattivista, blogger o influencer deve saperlo e capirlo. Chi lavora nei media non può non avere conoscenza di cosa siano e come agiscano le ‘agenzie’ di muckraking (giornalismo scandalistico), quali ‘trucchi’ retorici, ovvero sofismi e demagogie, usano per far ‘esplodere’ o attizzare scandali e polemiche che fomentano rabbia, odio e fanatismi, per convincere tante persone a pensare ciò che altrimenti ciascuna non concepirebbe o a cui non crederebbe (bias cognitivi), per far sembrare verosimili le falsità e, così, false le verità,… per fare propaganda politica. Chi lavora nelle ‘stanze’ – reali o virtuali – del quarto potere deve conoscere e sempre ricordare gli studi, e ammonimenti, degli statunitensi John Dewey («la società è comunicazione») e Walter Lippmann (primo ad analizzare a fondo il fenomeno del giornalismo scandalistico e nel 1922 autore di L’opinione pubblica, «La creazione del consenso non è un’arte nuova… La persuasione è diventata un’arte… la conoscenza dei modi per creare il consenso altererà tutti i calcoli politici e modificherà tutte le premesse politiche»), dell’anglista e sociologo canadese Herbert Marshall McLuhan (“il medium è il messaggio”), del cosmopolita – che si dichiarava un ‘marrano’ – Edgar Nahoum noto con lo pseudonimo ‘Morin’ (vedi bibliografia) e, oltre a leggere (bene!!!) tutto il testo, rammentare quando, come e perché la – allora reporter corrispondente del settimanale The New Yorker – Johanna ‘Hannah‘ Arendt scrisse La banalità del male (Eichmann in Jerusalem – A Report on the Banality of Evil), un libro oggi tanto attuale. Eppure finalità, caratteristiche e funzionamento dell’Agenzia Ebraica sono stati ignorati fino al 2011 e, sebbene il 7 ottobre 2023 la ‘macchina’ della propaganda sionista fosse già in moto, oggi – dopo tre anni dall’inizio dell’assedio della Striscia di Gaza, oltre che tanti – ma non tutti – israeliani e alcuni – non tutti – potenti, che cosa sia la hasbara lo sanno solo i palestinesi e chi si indigna delle atrocità a loro inferte e si erge in loro difesa. A chi vuole assolvere coloro che sono responsabili o complici dei crimini di guerra e dei crimini contro l’umanità di cui sono vittime i palestinesi la hasbara fornisce tanti ‘strumenti’ e ‘attrezzi’ con cui fare in modo che la gente creda che “A Gaza non c’è la carestia. Le foto dei bambini denutriti sono manipolate o mostrano gli effetti di malattie rare. Tutti i giornalisti di Gaza (solo palestinesi, poiché Israele vieta l’ingresso alla stampa) sono al soldo di Hamas. I terroristi fanno incetta del cibo e banchettano nei tunnel. I tredicimila dipendenti dell’agenzia Onu per i rifugiati palestinesi (Unrwa) sono tutti membri di Hamas. Negli ospedali di Gaza si nascondono i terroristi. I medici sono terroristi. Gli infermieri sono terroristi. Il numero delle vittime civili a Gaza, in proporzione ai combattenti uccisi, è inferiore a quello di altre guerre” [Anna Maria Brogi – Cos’è la “hasbara” e come Israele sta combattendo una guerra parallela sul web / Avvenire, 7 settembre 2025]. ‘I’M SO DEHUMANIZED’ Il titolo della pagina online dal 9 settembre scorso in cui Prism presenta il reportage e le infografiche elaborate da Visualizing Palestine che lo illustrano cita la frase detta da Nadia, una giornalista specializzata in cronaca locale, in specifico che si occupa di vicende e questioni inerenti alla vita quotidiana delle comunità etniche che popolano il Northeast,  la macro-zona che si estende negli stati del cosiddetto New England – primi insediamenti coloniali inglesi (Connecticut, Maine, Massachusetts, New Hampshire, Rhode Island e Vermont) e altre ex-colonie sulla ‘costa orientale’, o atlantica (New Jersey, New York e Pennsylvania, inoltre Delaware, Maryland e Virginia del Nord) – e nell’area metropolitana di Washington, il District of Columbia. Nadia quindi conosce bene la realtà dei territori abitati, oltre che dai nativi americani che popolano soprattutto le Woodlands (territori boschivi), cioè delle etnie, o tribù, Wampanoag, Mohegan (moichani), Pequot, Narragansett e Penobscot e delle Six Nations della Iroquois Confederacy (irochesi), e molti immigrati e tanti esuli di varie origini e ‘generazioni’, tra cui numerosi ebrei fuggiti dall’Europa soggiogata al nazifascismo e palestinesi scappati da Israele… Le testimonianze della giornalista che vive e lavora in questa realtà e dei 5 suoi colleghi di altre testate intervistati dalle reporter di Prism e l’indagine – i 44 casi di retaliation (repressione) rilevati e riscontrati dall’associazione sindacale di giornalisti, cronisti, editorialisti e pubblicisti – National Writers Union (NWA) – dal 7 ottobre 2023 fino al febbraio 2024 [Retaliation in the media industry during the war on Gaza] documentano tanti fatti inconfutabili, alcuni eclatanti, apparentemente singolari o eccezionali, nell’insieme invece non straordinari, anzi: tutti collegati l’uno all’altro e ciascuno una tattica connessa a una strategia, la hasbara. * PRISM – ‘I’m so dehumanized’: Journalists say U.S. newsrooms treat Palestine with fear and contempt * VISUALIZING PALESTINE – What Happens to Stories About Palestine in U.S. Newsrooms     Maddalena Brunasti
October 22, 2026
Pressenza
Per strada a Longare e in piazza a Livorno sulla ‘via della pace’ tracciata da Gandhi
La Giornata Internazionale della Nonviolenza viene celebrata dal 2007 nella ricorrenza di una data emblematica, il 2 ottobre, perché il giorno in cui nel 1869 in India nacque il mahatma Gandhi, la cui eredità è condensata nelle sue ultime parole: «La nonviolenza è la più grande forza a disposizione del genere umano. È più potente della più potente arma di distruzione che il genere umano possa concepire». Persino Wikipedia riferisce che la valenza del suo lascito “In Italia è stata diffusa con la prima Marcia Mondiale per la pace e la nonviolenza e oggi è sostenuta da diverse associazioni e alcune scuole che si sono costituite in rete per promuovere pratiche di nonviolenza nell’educazione”. Per la Rete Italiana Pace e Disarmo la nonviolenza politica è da sempre la stella polare delle nostre azioni e campagne, e la strada concreta per costruire la pace attraverso il disarmo… Lo abbiamo dimostrato con i fatti. Il 25 settembre, insieme a CNESC e Sbilanciamoci!, abbiamo depositato al Senato 57˙136 firme a sostegno della proposta di legge di iniziativa popolare Un’altra difesa è possibile, ben oltre il quorum di 50˙000 adesioni. Un risultato storico, ottenuto nonostante le difficoltà iniziali e il silenzio dei grandi media, grazie all’impegno di gruppi locali, associazioni ed enti di servizio civile in tutto il Paese – 2 OTTOBRE 2026 Alla memoria di Gandhi è dedicato il monumento posto nel giardino del ‘Palazzo di Vetro’ a New York, la sede principale delle Nazioni Unite, che lo ritrae e con incisa la scritta Non esiste una via per la pace, la pace è la via, cioè la frase a lui attribuita perché espressiva della sua concezione di nonviolenza, che lui mise in pratica in molti modi, tra cui conducendo la ‘marcia del sale’ e praticando lo sciopero della fame. Un’idea che ha spiegato in numerose occasioni, in particolare nel 1926 – cent’anni fa… – nel suo discorso contro la guerra in cui esordì affermando “La via della pace è la via della verità…”. > la menzogna è la madre della violenza… Non esiste una via di mezzo tra la > verità e la nonviolenza da un lato, e la menzogna e la violenza dall’altro… La > verità di pochi conterà; la menzogna di milioni svanirà come pula al soffio > del vento. [War or Peace ? / My Non-violence, M.K. Gandhi / 1960] La verità a cui il mahatma si riferiva un secolo fa, nel presente viene testimoniata dalle vittime dei conflitti bellici e delle ingiustizie e persecuzioni, cioè dei crimini di guerra e dei crimini contro l’umanità documentati nelle indagini svolte da associazioni e organizzazioni non governative e da funzionari e relatori dell’ONU. La stessa verità viene cercata, accertata e descritta o illustrata dai reporter, cronisti e film-maker, indipendenti, cioè non ‘imbavagliati’, che la rivelano facendo inchieste e, così, scoprendo i segreti di stato malcelati nei traffici d’armi e svelando le ipocrisie e le menzogne di governanti, generali e imprenditori corruttori o corrotti… mandanti o esecutori, insieme ‘soci’ in affari lucrosi illeciti e complici di interventi ferali o letali e operazioni belliche micidiali. Affari, interventi e operazioni ‘giustificati’ anche con tesi demagogiche – come la teoría de los dos demonios asserita dai dittatori argentini negli anni ’70 del XX secolo – che però, purtroppo, convincono molte persone ad assecondare e persino a ‘legittimare’ provvedimenti e decreti, come quelli recentemente adottati in molti stati per lo stanziamento di fondi pubblici al riarmo degli eserciti e alla ‘conversione’ delle produzioni industriali per la fabbricazione di armi e mezzi militari e in Italia – dopo il fallimento dell’abrogazione dal codice penale degli articoli 613-bis e 613-ter sul reato di tortura e di una riforma costituzionale – sulle norme per la sicurezza dei cittadini e di contrasto all’antisemitismo che, in realtà, sono repressive del dissenso politico e della protesta sociale. La stessa verità a cui Gandhi si riferiva nel 1926 a distanza di cent’anni viene proclamata dai numerosi gruppi pacifisti e nonviolenti che manifestano costantemente, ogni giorno o settimana, nelle piazze delle città italiane: i gruppi che praticano il silenzio per la pace, le Donne in Nero che si radunano all’insegna del motto Fuori la guerra dalla storia coniato da Lidia Menapace… il collettivo di antimilitaristi che, come ogni domenica mattina dal 21 dicembre 1986 e dal 1997 anche nelle giornate del 6 e 9 agosto, alla ricorrenze del bombardamento di Hiroshima e di Nagasaki, oggi, 4 ottobre, ha presidiato la base americana Pluto a Longare esponendo le bandiere arcobaleno. La prima presenza all’ingresso del sito dell’AFI / American Force Italy – allora un deposito di armi tattiche nucleari – è stata organizzata da Bruno Matteo Bonato consegnando alla Questura di Vicenza la lettera in cui comunicava lo svolgimento dell’iniziativa in concomitanza alla “presenza nonviolenta dei pacifisti a Comiso”. Il testimone della staffetta è stato raccolto da numerosi altri, in seguito coordinati con gli attivisti che nell’area vicentina si sono opposti all’insediamento dell’esercito USA nell’aeroporto Dal Molin. Il gruppo pratica il presidio settimanale per chiedere che: il Governo italiano rispetti la Costituzione e in particolare l’art. 11; metodi nonviolenti e diplomazia vengano utilizzati per dirimere questioni internazionali; una commissione indipendente faccia chiarezza sui fatti dell’11 settembre 2001, a partire dal crollo dell’Edificio 7 (WTC-7); le basi militari USA su territorio italiano vengano riconvertite ad uso civile; l’Italia esca dalla NATO e aderisca al Trattato ONU sulla proibizione delle armi nucleari e ne rispetti gli obblighi che ne derivano; la Commissione Difesa metta a calendario la proposta di legge su difesa civile e nonviolenta Un’altra difesa è possibile. Donne in Nero a Livorno: “Ieri, sabato 3 ottobre, è stato il nostro 40° presidio: 30 donne schierate CONTRO TUTTE LE GUERRE CONTRO IL GENOCIDIO. Abbiamo stretto in braccio i nostri sudari come fossero figli…”     Maddalena Brunasti
October 4, 2026
Pressenza
Un’app per tutelare i soldati israeliani dall’arresto per crimini di guerra all’estero
Si chiama Shachpatz, ovvero “giubbotto antiproiettile“, l’app creata per garantire la massima protezione ai soldati israeliani dal possibile arresto per i crimini di guerra commessi nel corso del genocidio a Gaza. A progettarla e lanciarla è stata Shurat HaDin, un’organizzazione israeliana di estrema destra guidata dall’avvocata Nitsana Darshan-Leitner. L’interfaccia dell’applicazione […] L'articolo Un’app per tutelare i soldati israeliani dall’arresto per crimini di guerra all’estero su Contropiano.
September 6, 2026
Contropiano
Export di armi israeliane da record. L’Europa primo acquirente, complice del genocidio
I fatti contano molto più delle parole. Per questo le vuote parole delle cancellerie occidentali sulla contrarietà alle politiche israeliane, che non si traducono mai in nessuna misura economica o diplomatica concreta, lasciano il tempo che trovano, e anzi esprimono l’ignobile ipocrisia dei governi nostrani. Basta poi vedere la quantità […] L'articolo Export di armi israeliane da record. L’Europa primo acquirente, complice del genocidio su Contropiano.
June 8, 2026
Contropiano
Uno studio israeliano conferma: “la carestia a Gaza è una strategia pianificata”
Pezzo dopo pezzo, tutte le menzogne sioniste crollano di fronte all’evidente volontà genocida, certificata persino da istituti israeliani. È il caso del tema fame: la carestia nella Striscia di Gaza non è l’effetto collaterale delle operazioni israeliane, ma una politica deliberata di Tel Aviv. È la conclusione di uno studio […] L'articolo Uno studio israeliano conferma: “la carestia a Gaza è una strategia pianificata” su Contropiano.
June 6, 2026
Contropiano
“Israel Files”: il dipartimento israeliano che muove guerra al diritto internazionale
Riportiamo qui sotto la traduzione del primo dei tre articoli pubblicati da Mediapart, che sono stati raccolti nella serie denonimata “Israel Files“. La famosa rivista francese online, negli ultimi anni, ha prodotto approfondimenti indipendenti di spessore, e anche questi ultimi tre contributi, diffusi tra il 12 e il 14 dicembre, […] L'articolo “Israel Files”: il dipartimento israeliano che muove guerra al diritto internazionale su Contropiano.
December 17, 2025
Contropiano
Ambasciatore del Sudan all’UE: “smettete di fornire armi che alimentano la guerra”
Il 17 novembre la testata statunitense Politico riporta le parole ottenute dall’ambasciatore del Sudan presso la UE, Abdelbagi Kabeir, il quale ha denunciato il contributo che, con le proprie armi, i paesi europei stanno dando alla continuazione della guerra civile in corso nel paese africano. Nemmeno due settimane fa i […] L'articolo Ambasciatore del Sudan all’UE: “smettete di fornire armi che alimentano la guerra” su Contropiano.
November 21, 2025
Contropiano
Gli artigli di Blair (e non solo) su “Gaza, riviera turistica”
Hanno provato in tutti i modi a dissimulare la partecipazione di Tony Blair al progetto di trasformare Gaza in una meta turistica, una volta completato il genocidio dei palestinesi. Sul nostro giornale avevamo già puntato i riflettori su come il Tony Blair Institute for Global Change (TBI) avesse partecipato a […] L'articolo Gli artigli di Blair (e non solo) su “Gaza, riviera turistica” su Contropiano.
August 29, 2025
Contropiano
Il blocco navale come parte della “soluzione finale” su Gaza
1. Mentre l’imbarcazione Handala della Freedom Flotilla naviga in acque internazionali in direzione di Gaza, droni ne seguono il percorso e fanno temere un attacco simile a quello operato nel maggio scorso sulla nave umanitaria Conscience mentre si trovava al largo delle coste maltesi. A partire dal 2007 Israele ha imposto un blocco terrestre, aereo e navale sulla Striscia di Gaza, una punizione collettiva contro l’intera popolazione. Già nel 2010 Israele aveva colpito un’altra nave umanitaria che stava portando aiuti a Gaza, la Mavi Marmara, uccidendo dieci attivisti, lo stesso Stato che oggi colpisce impunemente ambulanze, operatori sanitari e giornalisti, e permette uccisioni mirate di donne e bambini, oltre a proseguire nella impunità, finora garantita dalla comunità internazionale, il genocidio della popolazione civile nella Striscia. Nel suo rapporto del 2025, “Lo stato dei diritti umani nel mondo”, Amnesty International ha descritto il 2024 come l’anno in cui il mondo è diventato spettatore passivo di un genocidio trasmesso in diretta streaming. Dal 2 marzo le forze israeliane hanno inoltre bloccato l’ingresso di aiuti umanitari a Gaza. E gli abitanti sono ora minacciati da una «carestia di massa». Lo scorso giugno, la marina militare israeliana ha bloccato in acque internazionali e dirottato la nave umanitaria Madleen, diretta alla Striscia di Gaza per portare cibo e beni di prima necessità arrestando il suo equipaggio. 2. Secondo il governo israeliano il blocco navale, dichiarato e notificato agli Stati confinanti, sarebbe una misura legittima prevista dal diritto internazionale, e questo permetterebbe l’intercettazione di qualsiasi imbarcazione anche in acque internazionali, e l’arresto del suo equipaggio. In realtà il diritto internazionale permette la libera navigazione in acque internazionali, salvo il caso nel quale si ravvisino potenziali attività terroristiche, ed il diritto di transito inoffensivo nelle acque territoriali (12 miglia dalla costa), a meno che questo non comporti attività illegali, o rischi per la sicurezza dello Stato (art.19 Convenzione UNCLOS di Montego Bay). La giurisdizione israeliana non si estende alle acque internazionali, al di là della cd. zona contigua (24 miglia dalla costa), nel senso che è solo in quest’ambito spaziale che possono essere effettuati controlli, che comunque non possono tradursi in attacchi armati contro persone indifese e non possono comportare sequestri di persona o atti lesivi della libertà e della dignità. Il tentativo di portare aiuto a chi sta morendo per fame, dopo essere stato sottoposto a crudeli bombardamenti che hanno colpito sistematicamente ospedali e centri di distribuzione del cibo, non può ritenersi un comportamento “illegale” perchè contrario a disposizioni di legge o ad altri atti d’imperio provenienti dalle autorità israeliane, perche sono queste ultime autorità che operano da tempo al di fuori dei limiti della propria sovranità e contro la legalità internazionale, come sottolineato in diverse occasioni dalla Relatrice speciale ONU per i Territori palestinesi occupati Francesca Albanese che ha pure denunciato la complicità dell’Italia. Le acque territoriali della Striscia di Gaza sono acque che non dovrebbero neppure ricadere nella giurisdizione israeliana, in quanto costituiscono parte di uno Stato riconosciuto da molti paesi e oggetto da anni di occupazione militare, condannata da una serie di Risoluzioni delle Nazioni Unite, l’ultima con l’astensione dell’Italia. 3. Nel 2024 la Corte internazionale di giustizia ha dichiarato illegale la presenza di Israele nei territori palestinesi occupati. A novembre dello stesso anno, una Commissione speciale delle Nazioni Unite ha pubblicato un rapporto che ha documentato bombardamenti indiscriminati sui civili e l’uso sistematico della fame come arma di guerra. La natura illegale dell’occupazione della Striscia di Gaza, esaltata dall’ultima operazione “I carri di Gideon”, priva di qualsiasi legittimità i divieti di ingresso nelle acque territoriali della Striscia che Israele controlla soltanto in virtù dell’uso arbitrario della forza militare in violazione del diritto internazionale. Appare ormai evidente come il blocco navale imposto per impedire l’arrivo di aiuti umanitari alla popolazione civile di Gaza risulti in contrasto con la legalità internazionale. Gli ordini impartiti dalle autorità israeliane, che non permettono alle navi della Freedom Flotilla di avvicinarsi alle coste della Striscia per sbarcare i loro aiuti, non possono dunque considerarsi ordini legittimi. 4. Le navi della Freedom Flotilla trasportano aiuti per una popolazione sottoposta ad un vero e proprio genocidio per fame, non certo armi o altro tipo di materiale militare, ed il loro blocco sembra corrispondere alla “soluzione finale” che il governo israeliano sta praticando con l’operazione “I Carri di Gideon”, con l’obiettivo ormai dichiarato di eliminare la popolazione palestinese ancora presente nella striscia, deportarne una parte, e creare grandi campi di concentramento nei quali rinchiudere tutti coloro che si opporranno alla deportazione. Un progetto di pulizia etnica, esteso anche alla Cisgiordania, reso possibile dalla copertura militare e politica garantita dagli Stati Uniti di Trump, dalle divisioni e dalle complicità dell’Unione europea, dalla sostanziale indifferenza di molti paesi arabi. Al di là di qualunque ipotesi di blocco navale della Strscia di Gaza per ragioni difensive e di sicurezza, nessuna norma di diritto internazionale autorizza attacchi a navi in libera navigazione in acque internazionali, cariche di aiuti umanitari per la popolazione civile. Le norme di diritto internazionale vanno rispettate anche in tempo di guerra, in base a quanto previsto dal diritto umanitario. 5. Sono tempi in cui le alleanze tra le grandi potenze sono state strette all’insegna della negazione del diritto internazionale, ma è ancora possibile, anzi doveroso, operare nel rispetto della normativa convenzionale che garantisce la sicurezza della navigazione ed il diritto di portare soccorsi, come stabilito dalle Convenzioni di Ginevra del 1949, base del diritto internazionale umanitario. La Prima e la Seconda Convenzione impegnano gli Stati a proteggere i feriti, i malati, i naufraghi indipendentemente dalla parte in cui combattono, e il personale medico, le ambulanze e gli ospedali. La Terza Convenzione regola il trattamento dei prigionieri di guerra. La Quarta Convenzione contiene norme a protezione dei civili in tempo di guerra. Nel 1977 sono stati approvati due Protocolli aggiuntivi, I e II che Israele non ha ratificato. Il Primo integra la Quarta Convenzione con regole più precise sulla condotte belliche, quali il divieto di attaccare persone e installazioni civili von la limitazione dei mezzi e dei metodi autorizzati. Il Secondo sviluppa l’art. 3, comune alle quattro Convenzioni, in merito alla protezione delle vittime dei conflitti armati non internazionali e si applica a tutti i conflitti armati. Ciascuna Parte contraente accorderà il libero passaggio per qualsiasi invio di medicamenti e di materiale sanitario, come pure per gli oggetti necessari alle funzioni religiose, destinati unicamente alla popolazione civile, anche se nemica. Essa autorizzerà pure il passaggio di qualunque invio di viveri indispensabili, di capi di vestiario e di ricostituenti riservati ai fanciulli d’età inferiore ai quindici anni, alle donne incinte o alle puerpere(art. 23). Le violazioni di queste norme sono da considerare come crimini di guerra. 6. Il 28 maggio 2024 Spagna, Irlanda e Norvegia hanno riconosciuto ufficialmente lo Stato di Palestina e anche il Presidente francese Macron ha recentemente dichiarato che la Francia riconoscerà lo Stato di Palestina. Occorre un riconoscimento immediato dello Stato di Palestina anche da parte dell’Italia, perchè questo atto formale dei governi europei potrebbe contribuire a rompere il blocco (non solo navale) imposto alla Striscia di Gaza che, malgrado l’occupazione militare, deve essere considerata ancora come una entità statale atonoma rispetto ad Israele. Su questo il governo italiano deve risposte immediate. 7. Già lo scorso anno la Corte Internazionale di Giustizia dell’Aia ha respinto nel mese di gennaio la richiesta di archiviazione di Israele, decidendo di procedere nella verifica delle accuse di genocidio mosse dal Sudafrica e da altri Stati contro Tel Aviv. A distanza di un anno la pratica sistematica del genocidio per fame, oltre che con i bombardamenti, è ormai conclamata. La Corte Penale internazionale sta proseguendo le sue attività di indagine nei confronti dei principali leader israeliani, dopo avere emesso mandati di arresto per il Primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il suo ex Ministro della difesa Yoav Gallant. Per la Corte dell’Aja, Netanyahu e Gallant avrebbero violato il diritto internazionale anche impedendo che aiuti umanitari giungessero alla popolazione della Striscia di Gaza. il 24 aprile 2025 la Camera d’appello della Corte penale internazionale ha stabilito che la questione della competenza giurisdizionale sui mandati di arresto contro il Primo ministro e l’ex Ministro della difesa israeliani doveva essere riesaminata. Il dossier è stato rinviato ai giudici della Prima camera preliminare per rivalutare la questione centrale: se la Corte penale internazionale abbia effettivamente giurisdizione sul caso, anche tenendo conto del fatto che Israele non ha firmato lo Statuto di Roma, base legale dell’attività della Corte. Con la decisione depositata il 16 luglio scorso, la Pre-Trial Chamber ha respinto il ricorso di Tel Aviv che chiedeva il ritiro del mandato di arresto nei confronti del Primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e del Ministro della difesa Yoav Gallant e la sospensione delle indagini per i presunti crimini commessi in Palestina. Gli Stati aderenti al Trattato di Roma istitutivo della CPI rimangono così obbligati ad eseguire i mandati di arresto ordinati dalla Corte e rimane aperta la procedura per i gravi reati commessi dai vertici israeliani, anche attraverso le misure di blocco degli aiuti alla popolazione civile. La Corte Penale internazionale mantiene comunque la sua competenza ad indagare sui crimini contro l’umanità, anche quando questi crimini si rivolgano verso cittadini di Stati parte dello Statuto di Roma, dunque l’Italia, ovunque siano commessi. Le caratteristiche violente del possibile intervento delle forze armate israeliane a bordo delle navi della Freedom Flotilla, e la valenza di minaccia generalizzata verso chiunque si proponga di portare aiuti alla popolazione di Gaza, potrebbero persino integrare gli estremi del reato di terrorismo marittimo, o di terrorismo internazionale, se non della pirateria. Gli atti di “pirateria internazionale” possono essere realizzati da chi blocca con la violenza l’arrivo degli aiuti essenziali per la sopravvivenza, intercettando le navi umanitarie in acque internazionali, non da chi si espone direttamente con il proprio corpo per fare arrivare comunque medicine e alimenti per una popolazione continuamente esposta, oltre che ai bombardamenti, a continui ordini di evacuazione ed alla distruzione sistematica, dopo scuole ed ospedali, dei punti di distribuzione del cibo. Tutti gli atti del governo israeliano che si riverberano sulla morte per fame della popolazione di Gaza possono comunque rientrare nella definizione di crimini contro l’umanità. Sono quindi in contrasto con la legalità internazionale gli ordini di blocco delle navi civili che trasportano aiuti, non i tentativi di soccorrere una popolazione ormai stremata dai bombardamenti, dalla carenza di presidi sanitari e da una carestia dilagante. Per questa ragione qualunque attacco che sarà portato alle navi della Freedom Flotilla dovrà essere denunciato sia a livello nazionale, che agli organismi internazionali, ed in particolare alla Corte Penale internzionale, tanto da fare emergere come il blocco navale in acque internazionali non sia finalizzato a garantire la sicurezza di Israele, ma risulti invece diretto esclusivamente a realizzare quella che si profila come la “soluzione finale” su Gaza, con la eliminazione fisica del maggior numero possibile di palestinesi, l’occupazione militare della striscia, e la deportazione in grandi campi di concentramento dei sopravvissuti. Fulvio Vassallo Paleologo
July 25, 2025
Pressenza
Gaza: stiamo assistendo in diretta allo sterminio di un popolo e chi non prende posizione è complice
Bisogna insorgere contro i crimini che si compiono a Gaza. Cremaschi: «Stiamo assistendo in diretta allo sterminio di un popolo e chi non prende posizione è complice e chi sta con Israele è un criminale». Sindacalista storico, Giorgio Cremaschi si è sempre schierato in difesa degli ultimi della Terra, e dalla parte dei deboli massacrati crudelmente lo è a maggior ragione in questo caso, cioè nell’attuale congiuntura del popolo Palestinese, che sta subendo un genocidio per conto del governo Israeliano, consumato con i bombardamenti che sono ripresi senza pietà anche quando l’obiettivo era in situazioni evidenti di non belligeranza. Missili e bombe – spesso fabbricati in Italia e in particolare in Sardegna – sono stati scagliati senza pietà anche se da un punto di vista strategico erano azioni crudeli quanto inutili. Leggiamo una dichiarazione che ci ha rilasciato Giorgio Cremaschi sempre schierato in difesa degli ultimi della terra e in questo caso e nell’attuale congiuntura del popolo Palestinese che sta subendo un genocidio per conto del governo Israeliano e dell’esercito di occupazione israeliano. I nostri sostenitori impavidi coloro che lottano per ripudiare questo genocidio terrificante in atto sono molti studenti delle Università italiane. Come gli studenti di Torino e dell’Università La Sapienza di Roma che si oppongono anche alle università spesso al soldo delle industrie che fabbricano armi per Israele. Così afferma Giorgio Cremaschi. Bravissime bravissimi le ragazze, i ragazzi antifascisti di Torino che hanno contestato i sionisti all’università e alla fiera del libro. A loro va tutta la mia solidarietà. Contro di loro si è scatenata una vandea di giornalisti politici e personaggi televisivi che stanno in realtà semplicemente con Israele. Contestare Israele è giusto e è il minimo contestare la cantante israeliana all’Eurovision e la squadra israeliana e il giro d’Italia o nelle partite di calcio. E’ davvero il minimo di fronte alla infamia e alla vergogna contro l’umanità che Israele sta commettendo sapendo per ora di essere impunita. Cosa stanno facendo i cecchini dell’esercito di occupazione israeliano? Quali sono i crimini aberranti che stanno perpetrando ai danni del popolo di Gaza? Ho sentito in un convegno di medici qui a Brescia che i cecchini israeliani sparano alla testa e al petto dei bambini. È il loro divertimento. Oppure uccidono tutto il personale sanitario dopo magari aver bombardato l’ospedale. Tanto è vero che i sanitari, infermieri e medici, si tolgono i camici appena escono dai bunker, dove provano a curare le persone. Perché sanno che il cecchino israeliano prende di mira chi ha il camice. Lo stesso fanno i cecchini israeliani con qualsiasi giornalista rappresentante della Stampa perché non vuole testimoni e quindi ne ammazza i giornalisti più che in tutto il resto del mondo. Questa è una occupazione criminale che si perpetua dal 1945. Cosa possiamo fare noi pacifisti occidentali per opporci a questa barbarie assassina? Dal 1945 a oggi tolgono l’acqua e tolgono il cibo e tolgono le medicine. Vogliono sterminare 2 milioni di persone e lo possono fare per la complicità occidentale, per la complicità di quelli che scrivono a favore di Israele. Gli studenti hanno contestato all’università. Sì, oggi bisogna insorgere contro i crimini. Stiamo assistendo in diretta allo sterminio di un popolo e chi non prende posizione è complice e chi sta con Israele è un criminale. Oggi chi sostiene Israele sostiene un regime criminale ed è criminale anch’esso. Viva la contestazione a Israele !   Laura Tussi
May 29, 2025
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