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Davos. Oxfam parla di “proteggere la libertà dal potere dei miliardari”
Come ogni anno, il Davos Economic Forum si apre con il rapporto Oxfam sulle disuguaglianze economiche. E quest’anno il titolo appare quasi come un programma politico, più che un’analisi delle ricchezze private: “Resisting the Rule of the Rich. Defending Freedom Against Billionaire Power“, ovvero “Resistere il dominio dei ricchi. Difendere […] L'articolo Davos. Oxfam parla di “proteggere la libertà dal potere dei miliardari” su Contropiano.
Socialismo o barbarie
Il capitalismo predone e colonialista di Donald Trump è solo il punto di arrivo del fallimento sociale e morale del capitalismo e della democrazia liberali. Il nuovo rapporto dell’organizzazione internazionale Oxfam ci presenta un livello di diseguaglianza e sproporzione nella distribuzione di ciò che definiamo ricchezza, che non ha precedenti […] L'articolo Socialismo o barbarie su Contropiano.
Centinaia di persone protestano a Davos prima della visita di Trump
Centinaia di persone hanno protestato a Davos prima della visita del presidente Trump al Forum Economico Mondiale, un incontro annuale delle élite economiche globali. La protesta arriva dopo che lunedì Oxfam ha pubblicato un rapporto in cui avverte che la ricchezza collettiva dei miliardari ha raggiunto la cifra record di 18,3 trilioni di dollari e che lo scorso anno il numero totale di miliardari ha superato per la prima volta nella storia i 3.000. Oxfam riferisce inoltre che i Paesi con un alto livello di disuguaglianza sono sette volte più esposti al rischio di erosione dello Stato di diritto e di brogli elettorali. “La vera storia riguarda anche il fatto che questi miliardari non si accontentano di essere super ricchi. Ora stanno comprando il potere politico, stanno comprando le elezioni, stanno comprando i media. E quello che alla fine si vede è l’ascesa dell’oligarchia. Questi pochi miliardari controllano la politica, le politiche e le narrazioni” ha dichiarato Amitabh Behar, direttore esecutivo di Oxfam.   Democracy Now!
Dalla disuguaglianza economica alla disuguaglianza politica
Pubblicato in occasione dell’apertura dei lavori del World Economic Forum di Davos, il rapporto di OXFAM mostra che in un mondo lacerato da conflitti, crisi climatica e tensioni geopolitiche e in Italia, il Paese delle fortune invertite, la disuguaglianza corre più veloce che mai e insidia la democrazia. Intitolato “Nel baratro della disuguaglianza. Come uscirne e prendersi cura della democrazia”, il report evidenzia che la concentrazione di ricchezza aumenta, conseguenza di scelte politiche che da anni alimentano le rendite di posizione, mentre le opportunità si restringono, i divari economici si acuiscono e le fratture sociali si fanno sempre più profonde. Nel 2025 la ricchezza dei miliardari è cresciuta del 16% in termini reali, a un ritmo tre volte superiore alla media degli ultimi cinque anni. Complessivamente, i patrimoni miliardari hanno toccato il livello record di 18˙300 miliardi di dollari, segnando un aumento dell’81% rispetto al 2020. Si tratta di un ammontare esorbitante, equivalente a 8 volte il PIL dell’Italia e a 26 volte le risorse necessarie per riportare alla soglia di 3 dollari al giorno chiunque viva sotto tale livello di povertà estrema. Alla crescita portentosa della concentrazione di ricchezza fa da contraltare un tasso di riduzione della povertà globale, sostanzialmente invariato negli ultimi 6 anni. La povertà estrema è nuovamente in aumento in Africa e quasi la metà della popolazione mondiale vive in povertà: 1 abitante su 4 del pianeta soffre di insicurezza alimentare. OXFAM denuncia il circolo vizioso tra la concentrazione estrema di ricchezza e la concentrazione strabordante di potere politico, che gli individui più ricchi esercitano efficacemente, indirizzando a proprio vantaggio scelte di politica pubblica di cui, invece, anziché pochi privilegiati, dovrebbe beneficiare l’intera collettività: > Elevate disuguaglianze rappresentano di fatto il fallimento della democrazia: > corrodono il tessuto morale della società e lacerano il patto civico, il senso > di appartenenza, la capacità di riconoscersi parte di un destino comune. > Minacciano la coesione, disintegrando i legami sociali, la corresponsabilità > morale e la fiducia reciproca, quella fiducia che rappresenta un bene > relazionale che si costruisce solo quando le vite hanno una qualche forma di > prossimità e i destini non divergono in direzioni opposte. La disuguaglianza > rompe tale prossimità, fa evaporare lo spazio morale in cui ciascuno riconosce > all’altro la dignità di un pari, di un concittadino, riducendo la società a un > insieme di isole separate, indifferenti e incomunicabili”, a un insieme di > “io” che smettono di dare valore al destino degli “altri”. Se dalla dimensione > individuale si passa a quella collettiva e se si adotta una prospettiva > territoriale, ci si trova di fronte a un arcipelago diviso in luoghi (“isole”) > che contano e luoghi che non contano. A questi ultimi, il cui numero è in > espansione, corrispondono aree trascurate, prive di potere e prospettive, in > cui il disagio delle persone si trasforma in un sentimento condiviso di > esclusione e la perdita di opportunità e di riconoscimento si traduce più > facilmente in voto anti-sistema, di rottura contro centri e classi dirigenti > percepiti come lontani e indifferenti. Luoghi il cui smarrimento e malcontento > sono intercettati con maggiore facilità da forze politiche populiste o > estremiste, con proposte di cambiamento tanto illusorie quanto in grado di > attecchire e determinare, in caso di successo elettorale, una preoccupante > involuzione democratica. In uno scenario globale di aggravamento delle disuguaglianze e progressiva erosione democratica, l’Italia non fa purtroppo eccezione, confermandosi il Paese delle fortune invertite. Il 10% più ricco delle famiglie possiede oltre 8 volte la ricchezza della metà più povera, contro poco più di 6 volte nel 2010. Oggi il top 5% detiene il 49,4% della ricchezza nazionale, quasi il 17% in più di quanto possiede il 90% più povero. Nel 2025 i miliardari italiani hanno aumentato il loro patrimonio di 54,6 miliardi di euro (al ritmo di 150 milioni al giorno), raggiungendo 307,5 miliardi detenuti da 79 individui (erano 71 nel 2024). Dal 2010 al 2025 la ricchezza nazionale è cresciuta di oltre 2˙000 miliardi, ma il 91% di questo incremento è andato al 5% più ricco, mentre la metà più povera ha ottenuto appena il 2,7%. La dinamica rischia di consolidare il carattere ereditocratico della nostra società, alla luce del valore dei patrimoni che si stima “passeranno di mano” nel prossimo decennio (almeno 2˙500 miliardi di euro), in un contesto caratterizzato per di più da un prelievo molto blando sulla ricchezza trasferita. L’azione di governo è sempre più tesa a riconoscere meriti e premialità a gruppi sociali e territori in condizioni di relativo vantaggio, disinteressata a ricucire i divari economico-sociali, disattenta al benessere dei cittadini in condizioni di maggiore vulnerabilità e pericolosamente incline a torsioni illiberali che minano i principi democratici. È del tutto assente, invece, la lotta alla povertà, sottolinea Mikhail Maslennikov, Policy advisor su giustizia economica di OXFAM: > Incurante dell’elevata fragilità economica di ampi strati della popolazione, > il nostro Governo continua a perseguire un iniquo approccio categoriale nel > contrasto alla povertà. Da due anni il diritto di ricevere un supporto da > parte dello Stato a fronte di una condizione di bisogno non è più assicurato a > tutti i poveri in quanto tali ma è subordinato all’appartenenza a categorie > eccezionalmente svantaggiate, le uniche ritenute meritevoli di tutela. > L’abbandono dell’impostazione universalistica del reddito di cittadinanza ha > ridotto il numero dei beneficiari dei trasferimenti pubblici, la cui platea è > oggi anche più lontana dall’universo dei nuclei in povertà assoluta. Sul > fronte del disagio abitativo l’azione del Governo, nonostante annunci più > volte reiterati, si rivela del tutto inadeguata rispetto al bisogno, con > risorse di gran lunga inferiori a quelle che sarebbero necessarie per un reale > rilancio di politiche organiche sull’abitare.   Nel baratro della disuguaglianza. Come uscirne e prendersi cura della democrazia Giovanni Caprio
L’insostenibile e ingiustificabile costo del carrello della spesa
Per l’ISTAT il tasso relativo al carrello della spesa ha conosciuto negli ultimi anni, tra il 2021 e il 2025, una crescita del 24%, superiore di quasi 8 punti percentuali rispetto a quello registrato nello stesso periodo dall’indice generale dei prezzi al consumo, pari al 17,3%. Una crescita “anomala” che ha portato l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ad avviare un’indagine conoscitiva sul ruolo svolto dalla grande distribuzione organizzata (GDO) nell’ambito della filiera agroalimentare. Anche perché, a fronte di questi aumenti dei prezzi al consumo, i produttori agricoli lamentano spesso una compressione o, quanto meno, una crescita inadeguata dei propri margini, che potrebbe essere in parte riconducibile al forte squilibrio di potere contrattuale degli agricoltori rispetto alle grandi catene della grande distribuzione organizzata. Ricordiamo che negli ultimi quarant’anni nel nostro Paese sono scomparse due aziende agricole su tre. Nell’ambito della filiera agro-alimentare, l’anello della catena rappresentato dalla fase di scambio tra i distributori finali e i fornitori rappresenta uno snodo cruciale, sia per la determinazione del livello di remunerazione dei fornitori – e di conseguenza della redditività delle attività produttive a monte – sia per la definizione dell’andamento dei prezzi al consumo. In tale contesto, l’indagine dell’AGCM intende approfondire, tra l’altro, le modalità di esercizio del potere di acquisto da parte delle catene della GDO, anche attraverso diverse forme di aggregazione non societaria (cooperative, centrali e supercentrali); la richiesta ai fornitori, da parte delle catene distributive, di corrispettivi per l’acquisto dei servizi di vendita (come l’inserimento in assortimento, le modalità di collocamento dei prodotti a scaffale, le promozioni, il lancio di nuovi prodotti, ovvero il cosiddetto trade spending); il crescente rilievo dell’incidenza dei prodotti a marchio del distributore (le cosiddette Private Label). I temi legati all’esercizio del potere di acquisto da parte delle catene distributive hanno un rilievo concorrenziale anche perché la gestione degli acquisti e della vendita dei servizi ai fornitori, come pure quella dell’approvvigionamento e del posizionamento dei prodotti Private Label, rappresentano un’importante leva strategica di competizione a valle tra gli operatori della GDO e incidono direttamente sulle dinamiche di formazione dei prezzi finali. L’Autorità ha avviato una consultazione pubblica sulle tematiche specificate in dettaglio nel provvedimento d’avvio dell’indagine: i soggetti interessati possono presentare contributi entro il 31 gennaio prossimo all’indirizzo e-mail IC58@agcm.it. (A questo link il provvedimento dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato: https://www.agcm.it/dotcmsdoc/allegati-news/IC58_provv.%20avvio.pdf). “Questi dati, sottolinea la Federconsumatori, uniti a quelli sull’andamento dei redditi e sulle ulteriori ricadute in vista nel 2026 (il nostro Osservatorio prevede rincari di +672,60 euro annui a famiglia, dovuti anche all’impatto dell’incremento delle accise sul diesel per la distribuzione dei beni di largo consumo), dovrebbero allarmare il governo e spingerlo a intervenire concretamente, in maniera decisa e non con le solite misure spot, per sostenere il potere di acquisto delle famiglie. In caso contrario, queste ultime saranno costrette a ulteriori tagli e rinunce, con la crescita di disparità e disuguaglianze, anche in campo alimentare, e con effetti negativi sull’intero sistema economico.” Intanto, come si legge nell’“Analisi della dinamica retributiva dei lavoratori dipendenti pubblici e privati” del Coordinamento statistico attuariale dell’Inps, le retribuzioni medie dei lavoratori privati (esclusi i domestici) sono cresciute nominalmente tra il 2014 e il 2024 del 14,7% mentre quelle dei lavoratori pubblici sono salite dell’11,7% con un tasso inferiore a quello dell’inflazione. “Le dinamiche salariali in Italia, ha sottolineato il presidente del Consiglio di indirizzo e vigilanza dell’Inps, Roberto Ghiselli, a differenza del contesto europeo, sono molto più basse e c’è una perdita di potere d’acquisto.” Se si guarda solo alle retribuzioni contrattuali e non a quelle effettive che tengono conto degli straordinari e non solo, tra il 2019 e il 2024 si è registrato un gap tra aumento nominale dei salari e quello dei prezzi di oltre nove punti. Intanto, le donne continuano ad avere retribuzioni medie effettive molto più basse di quelle degli uomini: la retribuzione media annua delle donne è circa il 70% di quella degli uomini. Per non parlare dei giovani, che fanno sempre più fatica ad assicurarsi salari dignitosi. All’inaugurazione dell’anno accademico 2025-26 dell’Università degli Studi di Messina il Governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta, nel considerare come negli anni più recenti circa un decimo dei giovani laureati italiani si sia trasferito all’estero, con incidenze più elevate tra ingegneri e informatici, figure professionali per le quali le imprese italiane segnalano una crescente carenza, ha sottolineato: “Un giovane laureato in Germania guadagna in media l’80% in più di un coetaneo italiano, mentre il differenziale rispetto alla Francia è del 30%. Si tratta di divari che si sono ampliati nel corso degli anni”. Qui l’intervento del Governatore della Banca d’Italia: https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/interventi-governatore/integov2026/20260115-panetta/index.html Giovanni Caprio
L’1% più ricco del pianeta ha già esaurito le proprie emissioni annuali, ora userà le nostre
Il 2026 si è aperto sotto la coltre delle emissioni dell’1% più riccco del pianeta, in un’evidente distribuzione delle responsabilità della crisi climatica che è profondamente legata alle disuguaglianze sociali. Secondo gli ultimi dati diffusi da Oxfam, nei primi 10 giorni di gennaio questa ristretta élite mondiale ha già emesso […] L'articolo L’1% più ricco del pianeta ha già esaurito le proprie emissioni annuali, ora userà le nostre su Contropiano.
La nuova occupazione è sempre meno qualificata. Il caso della città metropolitana di Roma
Nel 2024, nella Città metropolitana di Roma le persone occupate “sovraistruite” sono 535.337 e rappresentano il 29,1% del totale degli occupati. Parliamo di chi possiede un livello d’istruzione elevato o medio, ma risulta impiegato in mansioni di qualifica inferiore rispetto al percorso formativo, con un utilizzo parziale delle competenze acquisite. Il confronto con il dato nazionale evidenzia un’incidenza più alta nell’area romana rispetto alla media italiana, pari al 27,4%. E’ quanto evidenzia un recente Report della CGIL del Lazio. L’analisi per titolo di studio mostra che il fenomeno si concentra soprattutto tra gli occupati con media scolarizzazione, per i quali il tasso di overeducation raggiunge il 39,8%. Tra gli occupati con alta scolarizzazione l’incidenza è del 31,0%, mentre tra quelli con bassa scolarizzazione il valore è molto più contenuto e pari al 6,1%. Rispetto al 2021 il tasso di overeducation nell’area metropolitana della capitale è cresciuto dell’8,5%. L’aumento è particolarmente legato alla componente a media scolarizzazione, che registra un +11,8%, mentre la componente ad alta scolarizzazione risulta sostanzialmente stabile (+0,3%). La componente a bassa scolarizzazione cresce in modo marcato in termini percentuali (+54,9%), pur rimanendo la meno numerosa. Nel complesso, il dato restituisce l’immagine di un mercato del lavoro romano in cui una quota rilevante e sempre più crescente di persone trova occupazione in posizioni che non valorizzano pienamente il livello formativo. Una questione che non riguarda esclusivamente chi ha un titolo di studio medio – alto. Guardando alla distribuzione per professioni e settori economici, il fenomeno risulta particolarmente rilevante nei servizi e in alcuni comparti ad alto turn over. Le incidenze più alte si osservano negli altri servizi sociali e alle persone (42,8%) e nel commercio (41,2%), insieme a valori importanti anche nelle costruzioni (36,8%). E anche in questo caso le differenze di genere sono nette: nel 2024 l’incidenza della sovraistruzione è del 32,7% tra le donne e del 26,1% tra gli uomini, segnalando un divario che si riflette nella qualità dell’inserimento lavorativo e nell’adeguatezza tra formazione e mansioni svolte. L’età rappresenta poi un ulteriore fattore decisivo: l’incidenza è massima infatti tra i più giovani e diminuisce progressivamente con l’avanzare dell’età: nella fascia 15–24 anni arriva al 49,4% e scende al 37,6% tra i 25–34 anni, fino a raggiungere il 18,6% oltre i 64 anni. Inoltre, anche sulla nazionalità emerge un divario molto ampio: tra i migranti l’incidenza è del 46,0%, contro il 26,6% di chi ha la cittadinanza italiana. A livello nazionale la distanza è presente ma più contenuta, 35,3% tra i migranti e 26,5% di chi ha la cittadinanza italiana. Un dato che segnala per l’area romana una criticità particolarmente accentuata. Infine, il tasso di overeducation raggiunge il 40,4% nelle forme di lavoro atipico, mentre tra gli occupati “standard” scende al 27,6%. Si tratta di dati che, purtroppo, assieme ad altri indicatori, come quelli sui salari e sulla precarietà, confermano un peggioramento delle condizioni di lavoro, delle disuguaglianze e delle discriminazioni che caratterizzano il mercato del lavoro a Roma e provincia. L’aumento del tasso di overeducation evidenzia come la nuova occupazione venga creata sempre più in mansioni a bassa intensità di conoscenze e scarsamente valorizzate, anche sul piano economico, con il rischio di disperdere e non attrarre le competenze e impoverire ancora di più il tessuto economico e sociale del nostro territorio. Come sottolinea la CGIL, serve dare una risposta a quest’emergenza, a partire da un nuovo modello di sviluppo per l’area metropolitana di Roma, su cui insiste oltre il 75% delle lavoratrici e dei lavoratori dell’intera Regione Lazio. Il fenomeno di una nuova occupazione sempre meno qualificata non si ferma, come sappiamo, alla città metropolitana di Roma, ma si va allargando sempre più a tutta la “nazione”. L’ISTAT nel 2023 evidenziava come tra gli occupati laureati, circa 2 milioni di persone (il 34% del totale) risultassero sovraistruite rispetto all’occupazione svolta. Inoltre, tra il 2019 e il 2023, la quota dei sovraistruiti è cresciuta di 1,1 punti percentuali, con un aumento più consistente tra gli occupati ultracinquantenni (+3,1 punti a fronte mentre i giovani hanno visto una riduzione del -2,6%). Diminuiscono in particolare le donne, i dipendenti, gli occupati nel settore edile, dell’informazione e della comunicazione e delle attività finanziarie. La percentuale aumenta, invece, in maniera marcata tra gli autonomi, i pubblici dipendenti e gli occupati nel settore di alberghi e ristorazione (dati Istat 2024) Qui il Report: https://lazio.cgil.it/wp-content/uploads/2026/01/Report-Overeducation.pdf. Giovanni Caprio
La “patrimoniale” non deve essere più un tabù ma un atto doveroso
I soldi ci sarebbero, e tanti. Il problema è andare a prenderseli dove stanno e redistribuirli sulla base delle esigenze della collettività. Un obiettivo di buon senso che però incontra ostacoli feroci quando si pronuncia la parola/tabù “patrimoniale” ossia una tassazione sui grandi patrimoni. Secondo la Banca d’Italia, la ricchezza privata […] L'articolo La “patrimoniale” non deve essere più un tabù ma un atto doveroso su Contropiano.
L’orrore è il capitalismo
1000 miliardi di dollari ad una sola persona non sono solo uno sproposito, sono un orrore. Il premio di tale cifra elargito degli azionisti di Tesla a Elon Musk è superiore al prodotto interno lordo della maggioranza degli stati, è più di quanto possiedono assieme i tre miliardi di persone […] L'articolo L’orrore è il capitalismo su Contropiano.
7 novembre. La Rivoluzione fu anche lotta per la sopravvivenza, come potrebbe essere oggi
Le visioni delle Rivoluzione d’Ottobre con cui abbiamo dovuto fare i conti nei decenni trascorsi, possono essere riassunte in almeno due narrazioni fuorvianti: 1) Per la borghesia è stato né più né meno che un colpo di mano, un colpo di stato, da parte dei bolscevichi che hanno così impedito […] L'articolo 7 novembre. La Rivoluzione fu anche lotta per la sopravvivenza, come potrebbe essere oggi su Contropiano.