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Solidarietà & militarizzazione: approcci educativi e diseducativi in una scuola romana
Grande sorpresa ha suscitato la bandiera palestinese fissata accanto a quella italiana e dell’Unione Europea all’Istituto “Leonardo da Vinci” di Maccarese-Fiumicino. Questo semplice simbolo di solidarietà, di pace e nonviolenza, rivolto al popolo palestinese, infatti, bilancia parzialmente le numerose attività extracurricolari di stampo “legalitario” o giustizialista dell’istituto che, pur avendo nel suo piano dell’offerta formativa l’indirizzo “Scienze Umane”, non perde mai occasione di organizzare incontri di interesse sociale con militari o appartenenti alle forze di Polizia, addirittura con la Polizia Penitenziaria come quello in occasione dell’ultima giornata nazionale dedicata alla Legalità che vuole ricordare la memoria delle stragi di Capaci e via D’Amelio (Clicca qui). L’approccio è sempre quello basato su una visione fuorviante del concetto di “prevenzione” che, in realtà, si basa su quello di “deterrenza” e di semplice rispetto delle norme di legge più che di ragionevole osservanza di relazioni improntate alla pace, alla tolleranza e al rispetto della persona umana al di là delle leggi che le regolano e soprattutto delle sanzioni previste per i trasgressori. Si tratta di un approccio che certamente non allena le giovani generazioni a ragionare sugli squilibri sociali che portano alla devianza, a riconoscere in anticipo quali possano essere le traiettorie e le cause che inevitabilmente portano alla devianza, come la disuguaglianza nella ripartizione delle risorse e nell’accesso all’istruzione, constatando che peraltro, in Italia, questo principio costituzionale è disatteso e in paradossale antitesi alla nuova dicitura del Ministero dell’Istruzione che si fregia del termine “merito” vede una ministra dell’Università Annamaria Bernini ricalcare fedelmente, dopo essersi laureata e instradata nella carriera accademica nello stesso ateneo, le orme del padre ex-ministro (1994-1996), come lei (2011) ma in anni differenti, sotto il governo Berlusconi. Sempre con questo approccio, all’IIS “Leonardo da Vinci” si sono susseguiti negli anni gli incontri con i poliziotti che hanno affrontato e affrontano tuttora, quasi fosse un rituale ormai assodato, il tema del bullismo o del cyberbullismo – oggi inquadrati nel più ampio progetto “Scuole Sicure” – evitando, invece, di chiamare a relazionarsi con i ragazzi, gli esperti, per esempio, del Telefono Azzurro (2023 clicca qui) (2025 clicca qui) oppure dei giovani hacker o informatici esperti di “Deep web” o di cyber-security. Ma le strade per affrontare, sempre col medesimo approccio, il bullismo, alle volte si fa più sofisticato come nel caso del progetto “Bulli-Stop” (2024 clicca qui) in cui l’architrave accademica è certamente solida, grazie alla sua fondatrice e presidente, la nota pedagogista, Giovanna Pini, ma che all’atto pratico, si esprime attraverso interventi molto coreografici basati sulla metodologia del “teatro pedagogico”: dei giovani attori mettono in scena dei monologhi in cui giocano il ruolo di ex-studenti, vittime di bullismo e che alla fine dello spettacolo rivelano la loro vera identità dopo essere entrati, quindi, in empatia con il pubblico dei giovani studenti e studentesse. Il progetto propone parallelamente alle consulenze di tipo psicologico, per il sostegno all’autostima e al superamento dei traumi, una sovrabbondanza di riferimenti legalitari e/o contatti legali quali “salvagente” contro eventuali abusi subiti in classe a partire da colui, definito come la “colonna portante legale dell’associazione”, l’avvocato Eugenio Pini, da non molto scomparso e figura, quasi “storica”, di primo piano nella difesa di poliziotti e carabinieri, a volte implicati in fatti di abusi in divisa. Stefano Bertoldi, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Contro la privatizzazione della portualità italiana
Contro il progetto del porto privato a Fiumicino! Contro la privatizzazione della portualità italiana Privati e fondi stranieri di investimento sono sempre più vicini a mettere le mani su pezzi importantissimi della portualità italiana. Il caso più paradigmatico e sicuramente il più eclatante in questo senso è ovviamente quello del faraonico progetto presentato a Fiumicino dal colosso americano delle crociere, Royal Caribbean. Un progetto devastante dal punto di vista ambientale e che si sta già muovendo sfacciatamente fuori dal contesto normativo della legge 84/94 – la legge che regolamenta tutta la portualità italiana – proponendosi, di fatto, come il primo porto italiano interamente privato. Questo progetto, inizialmente presentato da un altro gruppo industriale, doveva essere dedicato esclusivamente alle imbarcazioni da diporto.  Successivamente, dopo aver rilevato nel 2022 la concessione attraverso la controllata Fiumicino Waterfront, Royal Caribbean ha modificato il progetto originario con l’obiettivo di realizzare un porto dedicato sia al diportismo che al crocierismo. Questo scalo privato pare avere tra l’altro corsie preferenziali all’interno di molti palazzi istituzionali. Il progetto è stato infatti inspiegabilmente inserito nel Decreto Giubileo 2023. Una scelta curiosa visto che l’Anno Santo sta per concludersi e a Fiumicino non risulta sbarcato dal mare neanche mezzo pellegrino. Singolari poi le autorizzazioni arrivate dal Ministero dell’Ambiente e dal Ministero della Cultura i quali, al di là di qualche risibile prescrizione, hanno sostanzialmente dato il via libera ad un progetto che impatta pesantemente su un’area protetta delicatissima e ricca di biodiversità. La scelta del Governo in questo senso ci sembra dunque chiarissima: in Italia si potranno realizzare porti privati e così facendo si spalancheranno le porte a speculazioni che rischiano anche di rosicchiare, pezzo dopo pezzo, fette importantissime del nostro demanio marittimo. Dal punto di vista del lavoro ci sembra poi innegabile che, al di là dei proclami altisonanti di Royal Caribbean, il progetto sarebbe totalmente sganciato dall’azione di programmazione, coordinamento e gestione dei porti ad oggi affidata alle Autorità di Sistema Portuale. Questo porto entrerebbe quindi subito in diretta competizione con gli scali marittimi che, a partire da Civitavecchia, gestiscono lo stesso traffico da decenni con il rischio che tutto questo generi precarietà e dumping salariale. Inoltre, nessuno riuscirà mai a convincerci che la precarietà estrema che regna oggi nell’ambito dell’indotto crocieristico, dove centinaia di partite IVA pagate due soldi per svolgere estenuanti servizi “Meet & Greet” o impegnate come guide turistiche, rappresenti quel rilancio occupazionale di cui si parla tanto a sproposito in questi mesi. Per tutti questi motivi, come Coordinamento Nazionale Porti di USB, dopo ampio ed approfondito confronto tra le nostre rappresentanze dei porti di Genova, Livorno, Ancona, Trieste e Civitavecchia, esprimiamo tutto il nostro sostegno alla lotta dei comitati e delle realtà territoriali di Fiumicino contro questa ennesima grande opera inutile. Inoltre ci assumiamo fin da ora l’impegno e la responsabilità di mettere in campo tutte le azioni sindacali utili a bloccare quella che consideriamo essere non soltanto una iattura per il territorio e la cittadinanza di Fiumicino, ma anche un vero e proprio insulto a tutti i portuali che lavorano oggi nel nostro Paese. Coordinamento Nazionale Porti di USB Link al comunicato per condivisione: Contro il progetto del porto privato a Fiumicino! Contro la privatizzazione della portualità italiana Unione Sindacale di Base
Flumen Festival VII edizione: un fiume di speranza per la pace e la nonviolenza
Dal 29 al 30 agosto 2025 il Salsedine Spazio Eventi di Fiumicino ha ospitato la settima edizione del Flumen Festival, un appuntamento dedicato alla nonviolenza, all’ecologia, alle migrazioni e all’obiezione alla guerra. La rassegna è stata promossa da Io, Noi OdV, Biblioteca per la Nonviolenza e Movimento Nonviolento, con la main partnership di CSV Lazio (https://www.flumenfestival.eu/edizione-2025/ ). Ideato per coltivare un cambiamento culturale e sociale profondo, il festival porta nel suo nome latino un doppio significato: “Flumen”, fiume, contiene anche “lumen”, la luce, “quella fiammella di speranza che vogliamo tenere accesa e far scorrere tra la gente” – come ha ricordato il direttore artistico Daniele Taurino. L’atmosfera che si respirava era quella di una comunità che si ritrova: un intreccio di associazioni, volontari, studenti, artisti e cittadini accomunati dalla stessa ricerca di senso e da riflessioni sulla pace. Uno dei momenti più significativi è stato l’incontro “Ma i giovani partecipano?”, con Daniele Taurino (Movimento Nonviolento), Gabriella Falcicchio (Università di Bari, Movimento Nonviolento) e Francesco Marchionni (vicepresidente Consiglio Nazionale Giovani). Dal confronto è emersa l’immagine di una generazione in cerca di nuovi spazi, non solo virtuali, dove esprimersi e sentirsi parte di una comunità. Parma, che nel 2027 sarà Capitale Europea dei Giovani, è stata citata come esempio e come occasione per ripensare la partecipazione non più come gesto individuale, ma come pratica collettiva. Allo stesso tempo è emersa la necessità di superare una società ancora gerarchizzata e compartimentata, dove – come è stato detto – “le generazioni precedenti non hanno lasciato e non lasciano niente alle generazioni attuali”, per arrivare a un modello interculturale e intergenerazionale. Anche l’incontro “Il ritorno della guerra, il bisogno della pace” ha richiamato grande attenzione. Le riflessioni di Gabriella Falcicchio, Mao Valpiana (presidente del Movimento Nonviolento) e Paolo Ciani (deputato Demos) hanno messo al centro la nonviolenza come scelta concreta e quotidiana. Il tono, collaborativo e propositivo, ha aperto la strada a possibili soluzioni comuni: dalla difesa civile non armata alla creazione di istituzioni dedicate alla risoluzione pacifica dei conflitti. “La guerra non è la compagna naturale dell’umanità – è stato sottolineato – iniziare a praticare la pace è una scelta individuale ma anche politica, capace di rompere il paradigma dell’impotenza”. Altri contributi, come quelli di Claudio Tosi (CSV Lazio) e Marco Cavedon, hanno arricchito il festival con riflessioni sul valore delle relazioni. “Sono le relazioni che generano i sistemi e non viceversa. Bisogna viverne la complessità, non la complicazione”, ha ricordato Cavedon, offrendo un’immagine chiara e condivisa di come costruire comunità più solide. La dimensione collettiva è stata rafforzata dalla presenza di numerose realtà del territorio: dall’Associazione Abbraccio al Sindacato Unione Inquilini, fino a Greenpeace. La consegna del Premio Matumaini e del Premio Anna Cau ha valorizzato chi, con il proprio impegno quotidiano, porta avanti speranza e solidarietà. Tra letture, concerti e momenti conviviali, il Flumen Festival ha intrecciato leggerezza e profondità, lasciando a chi vi ha preso parte la percezione di un percorso condiviso. Anche durante le esibizioni live di Anna Carol e de Il Muro del Canto, il dialogo e lo scambio tra le persone non si sono interrotti. Più che un evento, il Flumen si è confermato come un fluire di relazioni e visioni: una corrente luminosa che ha attraversato il pubblico, trasmettendo la convinzione che insieme sia ancora possibile costruire un futuro fondato sulla pace, sulla cura e sulla giustizia sociale. Redazione Roma
Fiumicino. Il gioco del porto
C’è un porto a Fiumicino che non è mai stato costruito nonostante abbiano tentato di farlo. Erano cominciati persino i lavori nel 2010 con l’obiettivo di portare a termine quello che sarebbe dovuto essere il nuovo porto turistico di Fiumicino, ma vennero poco dopo interrotti. Il porto fu messo sotto […] L'articolo Fiumicino. Il gioco del porto su Contropiano.