Perché abbiamo obbedito alle sanzioni USA contro Autistici/Inventati: parla Banca EticaNelle settimane scorse, un ordine esecutivo della Casa Bianca ha spinto il
Dipartimento del Tesoro statunitense di inserire il collettivo italiano
Autistici/Inventati, l’inglese Palestine Action e il movimento internazionale
Masar Badil nelle liste delle realtà collegate alle organizzazioni terroristiche
e all'”estrema sinistra”. Si tratta di un iter coercitivo consolidato, divenuto
noto ai piú in occasione della persecuzione diplomatica della relatrice delle
Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati, Francesca Albanese, e del
giudice della Corte Penale Internazionale, Nicolas Guillou: voci che condannano
le azioni del Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu e che, per
estensione, vengono considerate nemiche degli Stati Uniti.
Questo approccio è stato condannato aspramente da istituzioni nazionali e
internazionali e lo scorso 11 giugno la Corte di giustizia dell’Unione europea è
arrivata a sancire che la sola presenza di un consumatore in un elenco di
sanzioni di un Paese terzo — gli USA, per esempio — non è sufficiente a
giustificare il rifiuto, da parte degli istituti finanziari, dell’apertura di un
conto di base. Nonostante queste premesse, la designazione come fiancheggiatori
ha portato alla recente sospensione delle attività di Autistici/Inventati, i
quali si sono visti sospendere e poi chiudere il conto corrente registrato
presso Banca Etica. Abbiamo contattato Nazzareno Gabrielli, direttore generale
di Banca Etica, per approfondire la questione.
L’inserimento di Autistici/Inventati nella lista dei soggetti sanzionati
dall’Office of Foreign Assets Control (OFAC) ha comportato la sospensione del
loro conto. Diventato bersaglio delle mire statunitensi, il gruppo ha preferito
cessare le proprie attività; tuttavia, vista l’esistenza di precedenti, è facile
credere che l’episodio possa ripetersi. Una volta ricevuta la segnalazione
dell’OFAC e sospeso il conto di un soggetto o di un gruppo, quali passaggi deve
compiere una banca e con quali tempistiche? Se la verifica del rischio non
produce riscontri effettivi, il conto viene effettivamente ripristinato?
Una volta ricevuta la segnalazione dall’OFAC (o rilevato l’alert nelle banche
dati sanzionatorie), la banca procede a un’immediata riclassificazione del
profilo di rischio AML/CFT [antiriciclaggio e di finanziamento del terrorismo,
ndr] dell’ente (elevandolo a “Alto”) e dispone la sospensione cautelativa e
immediata delle operazioni per prevenire violazioni sanzionatorie.
Contestualmente si avviano verifiche legali e approfondimenti tecnici con
consulenti interni/esterni, autorità di settore (ABI, Assopopolari) e
istituzioni (MEF).
Nel caso specifico di A/I, le perizie legali e le analisi sul sistema delle
transazioni e dei pagamenti internazionali hanno purtroppo confermato la
necessità di mantenere il blocco operativo unilaterale per tutelare la
continuità dell’intera banca.
Erogare servizi a gruppi segnalati dall’OFAC, anche in assenza di condanne
internazionali o nazionali nei confronti dei soggetti coinvolti, renderebbe la
banca vulnerabile a sanzioni statunitensi? Nel mondo bancario vale sempre a mo’
di avvertimento quello che accadde nel 2014, quando BNP Paribas venne colpita da
una sanzione di 8,97 miliardi di dollari per aver violato gli embarghi economici
statunitensi?
Sì, continuare a erogare servizi a soggetti o gruppi inseriti nelle liste OFAC
espone direttamente la banca alle cosiddette “sanzioni secondarie” degli Stati
Uniti. Anche in assenza di condanne o provvedimenti da parte delle autorità
italiane o europee, le autorità statunitensi (OFAC del Dipartimento del Tesoro)
possono applicare ulteriori provvedimenti con conseguenze concrete, quali ad
esempio l’inserimento nella lista CAPTA, che determina a sua volta il taglio dei
conti di corrispondenza in dollari e la revoca dell’accesso ai principali
circuiti di pagamento. A queste misure possono aggiungersi sanzioni pecuniarie.
Lo scorso giugno la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha stabilito che
l’inserimento di una persona nella lista delle sanzioni USA non è motivo
sufficiente a negarle l’apertura di un conto corrente. Per estensione, questa
decisione non potrebbe avere valore applicativo anche nel caso di
Autistici/Inventati, in quello di Francesca Albanese e in altri episodi simili?
La decisione della Corte di Giustizia dell’Unione Europea sancisce principi
fondamentali sul “diritto al conto di base” e riconosce che le sanzioni
amministrative di Paesi terzi non dovrebbero produrre automatismi lesivi per i
cittadini europei (PERSONE FISICHE).
Tuttavia, in primis la sentenza non si applica alle persone giuridiche (come ad
esempio l’associazione titolare del conto di A/I), e inoltre la portata pratica
di tale sentenza trova un limite drammatico nella realtà materiale e
infrastrutturale. Sebbene la decisione UE offra un solido argine giuridico
teorico e vieti l’adeguamento acritico a leggi extraterritoriali (come da
Blocking Statute), essa non protegge la banca dal rischio di sanzioni secondarie
americane. In assenza di un meccanismo di scudo reale o di un’infrastruttura
finanziaria indipendente creata dall’Unione Europea, la sentenza non impedisce a
Washington di tagliare fuori l’istituto dai circuiti interbancari e di pagamento
dominati dagli USA. Per questo si è attivato anche un dialogo con ABI e
Assopopolari che possa aiutare a superare questa sorta di paradosso giuridico e
operativo.
Quanto si estende la portata pratica dell’inserimento nella lista OFAC al di là
dell’ambito politico-giuridico? Aziende private come American Express, Visa e
Mastercard potrebbero rifiutare i propri servizi sulla sola base delle proprie
policy interne, senza che sia riconosciuto un effettivo fattore di rischio a
carico dei correntisti?
I provvedimenti dell’amministrazione americana sono vincolanti per le aziende
con sede in quel Paese, non c’è un’alea di discrezionalità per operare
diversamente. I principali circuiti di pagamento e di carte di credito (Visa,
Mastercard, American Express) e le piattaforme di transazione (come PayPal o
Stripe) sono aziende statunitensi o fortemente integrate nei sistemi
d’oltreoceano.
Quando Francesca Albanese è finita nella lista OFAC, il governo italiano ha
dimostrato scarso sostegno nei confronti della propria cittadina, mentre il caso
del giudice Nicolas Guillou ha invece suscitato più sdegno tra le istituzioni
francesi. A prescindere, in entrambe le situazioni, le singole nazioni e
l’Unione Europea non sono realmente riuscite a tener testa alle pressioni
statunitensi. Quali garanzie – politiche, legali o finanziarie – servirebbero a
evitare che le banche si trovino nella condizione di dover sottostare a
pressioni politiche anche in assenza di un riconoscimento giuridico delle colpe
attribuite oltreoceano?
Per evitare che le banche europee siano sotto il costante ricatto
extraterritoriale di decisioni politiche unilaterali statunitensi, servirebbero
diversi livelli di garanzie condivise. Senz’altro provvedimenti di natura
politica e giuridica concertati da istituzioni politiche e bancarie, di livello
europeo e nazionale. Tali provvedimenti dovrebbero auspicabilmente poggiare
sulla creazione e l’accelerazione di circuiti di pagamento, regolamento e carte
di credito indipendenti (lo sviluppo dell’Euro Digitale o sistemi interbancari
propri), in grado di garantire l’autonomia delle transazioni e proteggere
l’operatività del sistema bancario dell’Ue.
Dal settembre 2025 Banca Etica ha partecipato a eventi in Parlamento; scritto al
Governo e ai parlamentari italiani e – insieme a Febea – ai parlamentari e alle
istituzioni europee; ha interpellato le associazioni rappresentative del settore
bancario in Italia; si è confrontata con altre banche etiche europee che hanno
dovuto misurarsi con l’intollerabile ricatto della scelta tra il chiudere il
conto a clienti che non hanno commesso alcun reato o rischiare sanzioni dirette
su di loro. Purtroppo finora non abbiamo ottenuto risposte dalle istituzioni, ma
Banca Etica è determinata nel creare una rete di soggetti che possa stimolarle a
fornire risposte e soluzioni capaci di contrastare la valenza extraterritoriale
delle sanzioni unilaterali imposte dal governo statunitense.
Il gruppo Autistici/inventati ha segnalato che la decisione di chiudere
l’attività sia anche conseguente al recesso unilaterale del contratto con Banca
Etica e che i fondi depositati non potranno essere recuperati. Era
effettivamente stata decisa la chiusura del conto e, in tal caso, sapete fornire
indicazioni sul destino che aspetta ai suddetti fondi?
I pareri legali indipendenti acquisiti hanno confermato che consentire
l’operatività o la movimentazione dei fondi (anche per la restituzione o il
pagamento di fornitori) – in assenza di specifiche autorizzazioni OFAC che
potrebbero essere richieste dal sanzionato – esporrebbe immediatamente Banca
Etica al concreto rischio di sanzioni secondarie. Per questo motivo, i fondi
presenti sul conto rimangono di proprietà dell’associazione, ma temporaneamente
bloccati/non nella disponibilità della stessa. La banca continuerà un’azione di
stimolo e confronto con vari interlocutori istituzionali per promuovere un
cambiamento di questa situazione.
In questi giorni avete annunciato che Banca Etica stava contattando le
organizzazioni di categoria delle banche e il MEF per verificare eventuali
soluzioni praticabili per mantenere l’operatività del conto corrente di
Autistici/Inventati senza che sia però messa a repentaglio i servizi erogati
agli altri clienti e soci di Banca Etica. Avete ottenuto delle risposte?
Abbiamo contattato ABI ed Assopopolari perché portassero una istanza alle
istituzioni rispetto ad un paradosso che riguarda non solo banca etica ma tutto
il sistema bancario. hanno preso in carico la nostra richiesta e ci hanno
assicurato il loro impegno.
In Europa esiste una rete strutturata di istituti bancari etici raccolti nella
Federazione Europea delle Banche Etiche e Alternative, di cui siete parte. State
cercando di studiare un modo per opporvi a misure di questa natura?
Abbiamo avviato da tempo un confronto approfondito in ambito europeo attraverso
la FEBEA (Federazione Europea delle Banche Etiche e Alternative) che ha già
interpellato formalmente mesi fa le Istituzioni europee, ma al momento non
sappiamo di pronunciamenti su queste materie. Certamente non escludiamo di
continuare anche su questo piano un’azione ulteriore.
Prima che Autistici/Inventati annunciasse la cessazione delle sue attività,
online é stata lanciata una petizione attribuita ai soci di Banca Etica in cui
si chiedeva che l’istituto finanziario si muovesse con determinazione in loro
difesa. Si tratta chiaramente di un tema sentito, quindi vale la pena chiedere:
la società civile può intervenire in qualche modo per opporsi a queste dinamiche
o deve rassegnarsi che – senza un’azione decisa a livello politico – i conti
correnti di organizzazioni europee che praticano opposizione sociale siano alla
mercé delle persecuzioni del governo statunitense?
Banca Etica nasce a metà degli anni ‘90 da una iniziativa della società civile.
È espressione della volontà di un primo gruppo di promotori che, sulla base di
una idea di impresa, ha raccolto più di 12.000 soci, mettendo insieme il
capitale sociale per farla partire concretamente. Quindi è “nelle corde” stesse
della banca un protagonismo della società civile e non certo la rassegnazione
verso gli ostacoli che possono esserci sul percorso.
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