Quando il problema non è il libro, ma l’uso del denaro pubblico
LIn una democrazia, la libertà di espressione protegge persino quelle
pubblicazioni che generano controversie, rifiuto o derisione. Un libro può
essere elogiato, criticato o ignorato dalla cittadinanza, e nessuna autorità
dovrebbe censurarlo per il suo contenuto. Tuttavia, il dibattito cambia
completamente quando quella pubblicazione è stata finanziata con risorse dello
Stato. In quel momento, la discussione smette di essere politica o letteraria
per diventare una questione di legalità, responsabilità e corretto uso dei fondi
pubblici.
La recente controversia intorno al libro digitale Mi gallo es el chancho,
scritto da Francisco “Pancho” de Piérola su Rafael López Aliaga e finanziato da
Renovación Popular con risorse del Finanziamento Pubblico Diretto, mette
precisamente in evidenza questo dilemma. Il problema non risiede nell’esistenza
del libro né nell’opinione che esprime, bensì nel determinare se l’utilizzo di
denaro proveniente dall’erario nazionale abbia rispettato la finalità stabilita
dalla legge.
Il Finanziamento Pubblico Diretto non costituisce una sovvenzione a libera
disposizione dei partiti politici. La Legge sulle Organizzazioni Politiche e il
Regolamento sul Finanziamento e la Supervisione dei Fondi dei Partiti dell’ONPE
stabiliscono che tali risorse devono essere destinate al rafforzamento
istituzionale, alla formazione politica, alla formazione degli iscritti, alla
ricerca e alla diffusione di conoscenze che contribuiscano al sistema
democratico. Di conseguenza, ogni pubblicazione finanziata con tali risorse deve
dimostrare di rispondere a questi obiettivi e non a interessi strettamente
propagandistici o di promozione personale.
Proprio per questo, l’ONPE ha contestato questa spesa ritenendo che l’opera non
avrebbe dimostrato in modo sufficiente una finalità di formazione politica o di
ricerca e, inoltre, ha segnalato dubbi riguardo alla procedura seguita per il
suo affidamento, inclusa la mancanza di pluralità nelle offerte dei fornitori.
Tali osservazioni non costituiscono un giudizio sulle idee contenute nel libro,
bensì sulla legalità dell’uso delle risorse pubbliche e sul rispetto dei
principi che regolano l’amministrazione del bilancio statale.
Nel contesto del Diritto Amministrativo esiste un principio fondamentale: ogni
spesa pubblica deve rispondere rigorosamente alla finalità per la quale è stata
autorizzata. Questo principio di finalità costituisce una garanzia contro l’uso
arbitrario del denaro dei contribuenti e obbliga ogni ente o istituzione che
amministra fondi statali a dimostrare che ogni sol investito soddisfa
l’obiettivo previsto dalla norma. Quando ciò non avviene, spetta attivare i
meccanismi di controllo e determinare le responsabilità amministrative
pertinenti.
In questo contesto, è importante distinguere due concetti che spesso vengono
confusi. Una cosa è la libertà di pubblicare un’opera, diritto pienamente
protetto dalla Costituzione; altra cosa, molto diversa, è pretendere che tale
pubblicazione sia finanziata con denaro dello Stato senza dimostrare che
soddisfa i requisiti legali per farlo. L’eventuale mancato rispetto della
finalità del finanziamento non implica la censura del libro né il suo ritiro
dalla circolazione. Ciò che corrisponde è valutare la legalità della spesa e, se
del caso, disporre le misure amministrative previste dall’ordinamento giuridico,
compresa la restituzione delle risorse utilizzate indebitamente, fatto salvo
ogni ulteriore responsabilità che gli organi competenti potrebbero stabilire.
Infine, questo caso lascia una riflessione che trascende qualsiasi partito
politico. La fiducia dei cittadini nelle istituzioni dipende anche dal modo in
cui vengono amministrate le risorse pubbliche. Ogni sol destinato al
rafforzamento della democrazia deve rispondere all’interesse generale e non alla
promozione individuale dei dirigenti politici. Perché il vero dibattito non
avrebbe mai dovuto essere se il libro sia buono o cattivo; il vero dibattito
consiste nel determinare se il denaro di tutti i peruviani sia stato utilizzato
conformemente alla legge. E quando si tratta di risorse pubbliche, la
trasparenza e la rendicontazione smettono di essere un’opzione per diventare un
obbligo giuridico ed etico.
Yngrid Armas