Milano, a Orticola 2026 il giardinaggio diventa benessere quotidiano
C’è un momento preciso, quasi silenzioso, in cui il giardinaggio smette di
essere soltanto una pratica legata alle piante e diventa qualcosa di più
profondo: un gesto di cura verso sé stessi. È questo il filo conduttore di
Orticola 2026, la storica mostra-mercato milanese dedicata al verde, che
quest’anno sceglie come tema “Il giardinaggio fa la felicità”.
L’idea è semplice e insieme profondamente contemporanea: prendersi cura delle
piante significa prendersi cura di sé. Negli ultimi anni la scienza ha
confermato ciò che chi coltiva un orto o un giardino ha sempre intuito. Toccare
la terra, osservare una crescita lenta e naturale, dedicarsi a piccoli gesti
ripetitivi come seminare, rinvasare o annaffiare riduce il livello di stress,
abbassa l’ansia e favorisce una sensazione di equilibrio emotivo. Orticola
ricorda anche come il contatto con il terreno stimoli la produzione di
serotonina, contribuendo al benessere psicofisico.
Ma il punto forse più interessante del messaggio di quest’anno è che non serve
possedere grandi giardini per sperimentare questa felicità verde. Bastano pochi
metri quadrati, qualche pianta aromatica, un piccolo agrume in vaso, delle
erbacee perenni o persino una semplice fioriera. Nei contesti urbani, dove il
tempo corre veloce e il cemento spesso domina il paesaggio, anche un minuscolo
spazio coltivato può trasformarsi in un rifugio mentale. Il balcone torna così a
essere una soglia viva tra interno ed esterno, tra ritmo urbano e natura.
È proprio qui che la presenza della Spagna a Orticola 2026 assume un significato
particolare. Il paesaggista Fernando Martos, protagonista del giardino
temporaneo realizzato per l’evento, lavora da anni su una concezione del
paesaggio mediterraneo intimo e abitabile, capace di generare benessere
attraverso forme semplici, materiali naturali e vegetazione scelta non soltanto
per il valore estetico, ma anche per la sua capacità di evocare familiarità,
ombra, profumo e comfort.
Nel progetto presentato a Milano, Martos immagina un orto-giardino dalle linee
morbide e organiche, lontano dalla rigidità geometrica tradizionale. Le
strutture intrecciate in vimini, i contenitori in terracotta e la presenza di
melograni creano un ambiente domestico e accogliente, quasi un piccolo paesaggio
emotivo mediterraneo.
Nei suoi lavori il verde non è mai decorazione fine a sé stessa. Martos utilizza
spesso piante mediterranee resilienti, capaci di vivere bene anche in spazi
ridotti e in condizioni climatiche difficili: agrumi, melograni, lavande,
rosmarini, salvie ornamentali, timo, graminacee leggere, gelsomini e specie
aromatiche che attivano immediatamente una dimensione sensoriale fatta di
profumi, luce e memoria. Sono piante che richiedono una manutenzione contenuta
ma che restituiscono molto in termini di atmosfera e qualità dell’abitare.
La scelta delle aromatiche non è casuale. In un piccolo spazio urbano queste
specie permettono di costruire un rapporto quotidiano con la natura: sfiorare il
rosmarino entrando in terrazza, sentire il profumo del gelsomino la sera,
raccogliere qualche foglia di salvia o menta significa ristabilire una relazione
concreta con il tempo naturale. È una forma di benessere lenta, silenziosa,
quasi meditativa.
Anche i colori hanno un ruolo importante nel linguaggio paesaggistico di Martos.
Le sue composizioni privilegiano spesso tonalità morbide, argentate e verdi
polverosi, tipici del Mediterraneo, capaci di trasmettere calma visiva e
freschezza. Le fioriture vengono pensate più per accompagnare il ritmo delle
stagioni che per creare effetti spettacolari immediati. Il giardino, nei suoi
progetti, è un luogo dove sostare, non semplicemente qualcosa da osservare.
In questo senso il dialogo tra Orticola e Fernando Martos appare particolarmente
riuscito. Da una parte la manifestazione milanese propone il giardinaggio come
pratica diffusa di felicità urbana; dall’altra il paesaggista spagnolo mostra
concretamente come anche spazi minimi possano trasformarsi in luoghi di
benessere, bellezza e relazione con la natura.
In un’epoca dominata dalla velocità e dalla connessione continua, forse il
successo crescente del giardinaggio nasce proprio da qui: dal bisogno di
rallentare, coltivare qualcosa di vivo e ritrovare, anche in pochi vasi su un
balcone cittadino, una piccola idea di armonia.
Tiziana Volta