Tag - Sanitari per Gaza

Palestina: una terra che vuole vivere
Oggi potete leggere: aggiornamenti da Anbamed del 28 e 27 febbraio aggiornamenti da Radio Onda d’Urto del 27 febbraio da Solidaria Bari una iniziativa di solidarietà a Lozza (VA) una mostra per 10 giorni una poesia di MOHAMMED ABO SOLTAN da Maiindifferenti – Voci ebraiche per la pace e LƏA – Laboratorio ebraico antirazzista – una importante lettera rivolta alla
February 28, 2026
La Bottega del Barbieri
La Corte Suprema israeliana in questi giorni delibererà in merito alla legittimità dell’ordinanza governativa che impone a 37 ong – tra cui Action Aid, Care, Caritas, Consiglio Norvegese per i Rifugiati, Medici Senza Frontiere e Oxfam – di interrompere gli interventi umanitari da loro svolti nella Striscia di Gaza, in Cisgiordania e a Gerusalemme Est. Il 30 dicembre scorso queste ong erano state informate che, entro 60 giorni dall’avviso, per rinnovare le autorizzazioni a loro rilasciate erano obbligate a fornire alle autorità israeliane gli elenchi del proprio personale palestinese. Di queste ong ‘bersagliate’ dal bando del governo israeliano 17 si sono appellate alla magistratra israeliana perorando la sospensione dell’ingiunzione: “Un ricorso congiunto senza precedenti e che arriva dopo diversi tentativi di mediazione andati a vuoto, oltre che decine di appelli da tutto il mondo per chiedere che venga garantito l’aiuto umanitario a una popolazione devastata da bombardamenti e fame – spiega Alberto Sofia su Il Fatto Quotidiano (ANBAMED) – Tutto mentre a Gaza più della metà della popolazione continua a vivere in campi senza acqua potabile e servizi di base, mentre il sistema sanitario è totalmente distrutto e mancano medicinali e attrezzature mediche. In questo contesto gli aiuti entrano con il contagocce e il lavoro degli operatori resta essenziale per portare acqua e assistenza medica”. Ieri, 26 febbraio, in oltre 50 città italiane di fronte ad altrettanti ospedali sono stati svolti dei flash-mob in solidarietà con le ong colpite dall’ingiunzione (alcune foto nella rassegna in calce) e contemporaneamente veniva ‘lanciata’ la petizione rivolta ai governanti e alla società civile da numerose persone, in particolare operatrici e operatori della sanità, e associazioni che operano per la pace, in difesa dei diritti umani e del diritto internazionale. Tutti possono aderire all’appello, il cui testo è riportato qui di seguito, compilando il modulo online e confermando la sottoscrizione all’email che ne richiede la conferma. > NO LISTE, NO BERSAGLI. STIAMO CON LE ONG, STIAMO CON GAZA > > Noi operatrici e operatori della sanità e associazioni che operano per la > pace, in difesa dei diritti umani e del diritto internazionale esprimiamo la > nostra solidarietà a Medici Senza Frontiere, a Oxfam e a chi delle 37 ONG a > cui Israele ha negato il permesso di operare a Gaza rifiuterà di consegnare > alle autorità israeliane le liste del proprio personale palestinese, > ritenendola una richiesta incompatibile con i principi umanitari e con il > dovere di protezione dei lavoratori e delle comunità assistite. Questa > decisione coraggiosa non è un atto di sfida: è un imperativo etico e legale. > > Nel marzo 2025, le autorità israeliane hanno annunciato che le ONG operanti a > Gaza avrebbero dovuto fornire nomi e informazioni sul proprio personale. Il 30 > dicembre è stato poi comunicato che le registrazioni preliminari di 37 ONG > umanitarie erano scadute e che le organizzazioni avrebbero dovuto cessare le > attività entro 60 giorni oppure trasmettere tali dati, senza chiare garanzie > sulla sicurezza degli operatori. > > Questa richiesta di delazione mira a costringere le ONG a partecipare alla > politica coloniale di sorveglianza e controllo dei gazawi, un sistema > utilizzabile per arrestare, torturare o uccidere operatori sanitari, come > dimostrato dai dati degli ultimi due anni. Allo stesso tempo, la misura > contribuisce a screditare le ONG agli occhi dell’opinione pubblica nazionale e > internazionale, ponendole in una situazione di scelta comunque sbagliata. > > I dati parlano con drammatica chiarezza. Nel 2022 a Gaza erano presenti 16.259 > operatori sanitari, di cui il 18,2% impiegato presso organizzazioni non > governative. Dal 7 ottobre 2023, circa 1.700 di questi professionisti sono > stati uccisi — il 10,4% dell’intera forza lavoro sanitaria — con un’età media > all’uccisione di 38,8 anni e una perdita stimata di 68.089 anni di vita. > > Tra i sanitari uccisi, 15 appartenevano allo staff di Medici Senza > Frontiere. Parallelamente, 656 operatori sanitari sono emigrati al di fuori di > Gaza, mentre oltre 360 sono stati illegalmente detenuti dalle forze > israeliane. > > La violenza contro il personale sanitario non si limita a Gaza. Anche in > Cisgiordania si è assistito a un drammatico incremento degli attacchi contro > le strutture e il personale sanitario da parte delle forze israeliane. Secondo > i dati consolidati di Insecurity Insight sugli attacchi alla sanità nel > territorio palestinese occupato tra il 7 ottobre 2023 e settembre 2025, sono > stati registrati 778 episodi in Cisgiordania e Gerusalemme Est, con 12 > operatori sanitari uccisi e 161 arrestati. > > In questo contesto, consegnare i nomi dei colleghi palestinesi significherebbe > trasformarli in potenziali bersagli, esporli ad un ulteriore rischio di > arresto o uccisione e violare il nostro dovere legale ed etico di proteggerli, > oltre a tradire i principi fondamentali dell’azione umanitaria. Allo stesso > tempo, impedire alle ONG l’ingresso a Gaza significa privare centinaia di > migliaia di gazawi da cure essenziali e violare nuovamente il diritto > internazionale. > > L’accesso umanitario non è opzionale, né condizionale o politico: è un obbligo > legale sancito dal diritto internazionale umanitario. > > Dal 7 ottobre 2023 Israele ha parzialmente o completamente bloccato l’ingresso > degli aiuti umanitari a Gaza, aggravando una crisi umanitaria e sanitaria > senza precedenti. Gli ospedali operano senza i materiali più elementari: > garze, antibiotici, anestetici, soluzioni fisiologiche, materiale chirurgico. > Physicians for Human Rights ha documentato come perfino i bisturi siano stati > classificati come materiale “dual use” e bloccati all’ingresso. > > Anche dopo il cessate il fuoco dell’ottobre 2025, Israele non ha rispettato > gli accordi sull’ingresso degli aiuti: secondo Al Jazeera, al 9 dicembre > 2025 il cessate il fuoco era stato violato almeno 738 volte, con 377 > palestinesi uccisi e solo il 38% dei camion concordati effettivamente > autorizzati a raggiungere le proprie destinazioni. > > Il 29 gennaio 2026, le Forze di Difesa Israeliane hanno riconosciuto come > accurate le cifre del Ministero della Salute di Gaza: oltre 71.000 palestinesi > uccisi da Ottobre 2023. Per più di due anni, questi dati sono stati > sistematicamente screditati come “propaganda di Hamas” da funzionari > israeliani, canali mediatici Occidentali e persino dal Congresso degli Stati > Uniti. > > Il Congresso Americano ha addirittura vietato per legge ai dipartimenti > governativi di citare le statistiche del Ministero della Salute di Gaza, > contribuendo attivamente alla delegittimazione di una fonte che, storicamente, > si è dimostrata affidabile. > > Israele stesso ha confermato ciò che organizzazioni internazionali > indipendenti e articoli apparsi su prestigiose riviste scientifiche > sostenevano da tempo: questi numeri sono reali. Anzi, sono conservativi non > includendo le migliaia di persone ancora sepolte sotto le macerie né i morti > per fame, infezioni e malattie prevenibili. Studi pubblicati su The Lancet > stimavano, già a luglio 2024, che il bilancio reale potesse superare i 100.000 > morti. > > A Gaza si è assistito al più grave crollo dell’aspettativa di vita mai > registrato, passando da 75,5 a soli 40,5 anni da ottobre 2023 a settembre > 2024. Con i civili che rappresentano oltre l’80% delle vittime e circa 20.000 > bambini uccisi, a Gaza si registrano le più alte percentuali di uccisioni di > civili e di bambini mai documentati in un singolo contesto di violenza > organizzata contro una popolazione. > > Non sono solo le prove empiriche e di salute pubblica a corroborare il > verdetto di genocidio, ma anche le posizioni ufficiali di IAGS, Commissione > d’inchiesta ONU, Amnesty International, Human Rights Watch, B’Tselem e > relatori speciali ONU, tutti concordi nel riconoscere che a Gaza è in corso un > genocidio. > > Chiediamo pertanto ai nostri governi e alla società civile di: > > ● esprimere un forte sostegno e solidarietà alle ONG che proteggono il loro > personale rifiutando di consegnare liste che potrebbero trasformarsi in > elenchi di bersagli; > > ● esigere che Israele rispetti il diritto internazionale e garantisca il > proseguimento delle attività delle ONG sul territorio; > > ● garantire l’ingresso degli aiuti umanitari come stabilito dagli accordi. > > Le Convenzioni di Ginevra non sono suggerimenti. La protezione del personale > medico non è negoziabile. > > Quando a un’organizzazione umanitaria viene imposto di scegliere tra > consegnare i nomi dei propri colleghi a una forza che ne ha già uccisi 1.700, > arrestati illegalmente e torturati oltre 360 in poco più di due anni, oppure > cessare le operazioni, è la scelta stessa a rivelare la natura del regime che > la impone. > > Stiamo con MSF e Oxfam. Stiamo con le ONG. Stiamo con Gaza. > > Il silenzio è complicità. L’azione è dovere. Per informazioni: digiunogaza@gmail.com  Redazione Italia
February 27, 2026
Pressenza
#NoListeNoBersagli: il personale sanitario si mobilita per Gaza
#DigiunoGaza e Sanitari per Gaza lanciano una petizione in difesa delle ONG e contro la violazione del diritto internazionale umanitario a Gaza. Il 26 febbraio mobilitazione nazionale del personale sanitario Umanità, diritto alla cura e tutela dei principi costituzionali, questi gli argomenti al centro delle due iniziative nazionali lanciate dalle reti #DigiunoGaza e Sanitari per Gaza: la petizione “No liste, no bersagli. Stiamo con le ONG, stiamo con Gaza” e un flash mob davanti alle strutture sanitarie di tutta Italia, in programma giovedì 26 febbraio, dalle 13.30 alle 14.30. A partire dal 28 febbraio – rimarcano gli organizzatori, 37 ONG – tra cui Medici Senza Frontiere e Oxfam – saranno obbligati a lasciare Gaza e la Cisgiordania dopo il rifiuto di consegnare i nominativi del personale palestinese, richiesta giudicata inaccettabile e senza precedenti. Le petizione, lanciata due giorni fa ha già raggiunto oltre 3 mila adesioni ed è stata presentata oggi da alcuni degli estensori, Jonathan Montomoli di #DigiunoGaza, Luisa Morgantini di Assopace Palestina, Roberto De Vogli, professore all’Università di Padova e Gennaro Giudetti, operatore umanitario Tra i promotori della petizione molte associazioni per la pace ed i diritti del popolo palestinese, e la FNOMCeO (Federazione Nazionale Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri), che ha aderito alla campagna ribadendo che la protezione del personale sanitario non è una questione politica, ma un principio deontologico e giuridico fondamentale sancito dalle Convenzioni di Ginevra. “Dal 7 ottobre – ha sottolineato Jonathan Montomoli nel suo intervento, – 1.700 operatori sanitari sono stati uccisi, pari al 10% del personale sanitario della Striscia. Tutti i 36 ospedali risultano colpiti, parzialmente o totalmente; oltre 430 sanitari sono stati detenuti e più di 1.000 hanno lasciato Gaza. Rispetto al 2022, un operatore su cinque non è più in servizio. L’età media delle vittime è di 39 anni, con una stima di 68.000 anni di vita persi rispetto all’aspettativa precedente al conflitto. Tra i sanitari uccisi, 15 lavoravano per Medici Senza Frontiere”. Anche le affermazioni di Roberto De Vogli hanno confermato chiaramente come Gaza sia il teatro di guerra recente con il più grave collasso dell’aspettativa di vita in un solo anno, il più alto numero di civili e bambini uccisi, di ospedali bombardati e di operatori sanitari e personale ONU uccisi dall’esistenza dell’ONU. “Numeri fuori scala”, che – ha affermato – avrebbero dovuto generare una reazione collettiva nel mondo accademico e mediatico, mentre si è registrato un “silenzio selettivo”. Guido Giustetto, Presidente dell’Ordine dei Medici di Torino,  ha richiamato la centralità dell’atto medico come presidio costituzionale, sottolineando che i professionisti hanno l’obbligo deontologico di tutelare i soggetti fragili, titolari di un diritto costituzionale alla salute, esprimendo nel contempo preoccupazione per l’attacco ai principi deontologici in nome di obiettivi “securitari”, citando anche il caso dei medici di Ravenna inquisiti per certificazioni relative al trattenimento nei CPR. “La funzione sanitaria non può essere confusa con quella di sicurezza: i medici curano, non si occupano di sicurezza”, ha affermato. Nel dibattito animato anche da Francesco Polli di Sanitari per Gaza è stata inoltre denunciata una più ampia riduzione degli spazi democratici e il rischio di criminalizzazione del dissenso, ribadendo con chiarezza il rifiuto dell’assimilazione tra  antisemitismo e antisionismo. Il flash mob del 26 febbraio coinvolgerà decine di ospedali e strutture sanitarie in tutta Italia, con presìdi simbolici davanti agli ingressi. L’obiettivo è rifiutare ogni forma di “schedatura” del personale umanitario e di “targettizzazione” dei sanitari, difendere l’autonomia professionale e riaffermare il rispetto del diritto internazionale. Tutte e tutti sono invitati a partecipare, per maggiori informazioni:(www.digiunogaza.it) digiunogaza@gmail.com   #DigiunoGaza Rete di personale della sanità contro il genocidio palestinese   Redazione Italia
February 20, 2026
Pressenza
Palestina: #NoListeNoBersagli
«Stiamo con le Ong – stiamo con Gaza»: un appello. Le prime firme e il link per chi vuole aderire. Noi operatrici e operatori della sanità e associazioni che operano per la pace, in difesa dei diritti umani e del diritto internazionale esprimiamo la nostra solidarietà a Medici Senza Frontiere, a Oxfam e a chi, delle 37 ONG a cui
February 20, 2026
La Bottega del Barbieri
Sanitari per Gaza: liberate i nostri colleghi detenuti e torturati nelle carceri di Israele
Nella Giornata Internazionale per i Diritti Umani del 10 Dicembre è stata organizzata in decine e decine di ospedali italiani una mobilitazione promossa da Sanitari per Gaza e Digiuno per Gaza in solidarietà per i colleghi palestinesi: medici, sanitari, tecnici di radiologia uccisi durante il proprio lavoro da parte dell’esercito israeliano. Non solo: attualmente ci sono decine di operatori sanitari detenuti illegalmente da parte di Israele, senza nessuna denuncia formale, e chi è uscito dalle carceri israeliane racconta di condizioni terribili di detenzione segnati da violenze e torture. Invitiamo tutti a guardare il film documentario “Gaza: doctors under attack”, che spiega meglio delle nostre parole l’orrore subito dagli operatori sanitari palestinesi durante il proprio lavoro. Di tutto ciò chiediamo ragione, sempre nel nostro tentativo di portare Israele a rispettare le convenzioni internazionali, i Diritti Umani, il rispetto della vita. Purtroppo, durante questa manifestazione del 10 Dicembre, che pure ha visto la partecipazione di tanti ospedali italiani, ci siamo accorti che la sensibilità nei confronti del popolo palestinese si sta affievolendo. Questa finta pace, portata avanti da Trump, che in realtà non è neanche una tregua, ha distolto l’attenzione sul dramma del popolo palestinese. Eppure si continua ad uccidere, in questa “pace” non sono stati coinvolti i palestinesi e soprattutto non c’è giustizia ed è quello che chiediamo come operatori sanitari, ma soprattutto come esseri umani. Inoltre continuiamo a ripetere, come abbiamo fatto mercoledì scorso, di liberare i colleghi ancora detenuti nelle carceri israeliane, chiediamo giustizia per il popolo palestinese e chiediamo all’Italia di riconoscere lo Stato di Palestina e di interrompere qualsiasi collaborazione militare, scientifica ed economica con lo Stato di Israele. Dal basso bisogna portare avanti la campagna Boicottaggio Disinvestimento Sanzioni su tutti fronti. Foto di Sanitari per Gaza   Redazione Italia
December 12, 2025
Pressenza
Presidi in tutti gli ospedali in solidarietà ai medici palestinesi incarcerati
Sono oltre 60 gli ospedali che si sono mobilitati in tutta Italia con flash mob e presidi per la liberazione degli oltre 90 sanitari palestinesi detenuti illegalmente nelle carceri israeliane. Un giornata organizzata in occasione della data nazionale e internazionale di mobilitazione “La sanità non si imprigiona”. Un appuntamento che fa seguito a un percorso di mobilitazione da parte dei medici e dei sanitari riuniti nella rete Digiuno per Gaza e Sanitari per Gaza e che prevede nuove iniziative, in particolare nella richiesta di boicottaggio dei medicinali TEVA. Francesco, medico per Gaza e partecipante della Freedom Flottilla ne parla ai nostri microfoni
December 11, 2025
Radio Blackout - Info
Manifestazione del 29 novembre a Roma: la speranza in un mondo migliore
Hanno scritto in molti sulla manifestazione di ieri, 29 novembre, Giornata internazionale di solidarietà con il popolo palestinese. Che emozione dall’inizio alla fine, da Porta San Paolo a Piazza San Giovanni e vedere quest’ultima stracolma come una volta, dando a tutti la speranza in un mondo migliore possibile. Grazie a USB, a Guido Lutrario, a Pierpaolo Leonardi e ai sindacati di base per avere unito le lotte: quella dei lavoratori e quella della Palestina e di tutti i popoli oppressi, perché se è vero che nella nostra Costituzione sta scritto che l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro, è pur vero che il lavoro onesto e ben retribuito sembra essere una chimera oggi! Al grido di “Blocchiamo tutto” e “Palestina libera” il corteo di circa 100.000 persone di età diverse ha percorso le strade di Roma incuriosendo molti turisti che hanno scattato foto e fatto domande. Questo è positivo, così come è stata positiva la presenza degli ospiti nazionali e internazionali, quali Francesca Albanese , Thiago Avila, Greta Thumberg, José Nivoi e il collegamento telefonico con Roger Waters, grazie a Federico Greco. I loro interventi sono stati applauditi a lungo e tutti insieme abbiamo cantato ” BELLA CIAO”, altro che i saltelli buffi visti nei giorni scorsi da parte del governo Meloni. Anche una rappresentanza di rabbini antisionisti provenienti da New York ha partecipato alla manifestazione ed è e intervenuta dal palco, spiegando bene che l’antisionismo non significa antisemitismo e che loro sono per una convivenza pacifica fra israeliani, musulmani e cristiani in Palestina, terra che ha dato vita alle tre religioni monoteiste. Foto di Francesca Perri Foto di Marco Cinque Tutti gli oratori hanno sottolineato che la  lotta per  la Palestina è la lotta di tutti ed è la molla che ci ha portato a reagire ai soprusi dei prepotenti criminali che non pensano alla tutela delle persone, ma solo a riempire le loro tasche. Alla fine ho avuto l’occasione di parlare anch’io come Sanitari per Gaza, spiegando perché quello in Palestina è un genocidio, spiegando che i nostri 1.700 colleghi palestinesi uccisi devono essere menzionati come eroi, perché l’unica colpa è stata quella di non volere abbandonare il loro ospedale e i loro pazienti. Foto di Francesca Perri Francesca Anna Perri
November 30, 2025
Pressenza
Lunedì 4/10 h 20.30 – Presentazione nuovo dossier di “Sanitari per Gaza”
“Sanitari Per Gaza” presentano il loro ultimo dossier: “La deliberata distruzione del sistema sanitario a Gaza”. Il nuovo dossier di Sanitari per Gaza, sarà sempre sulla distruzione del sistema sanitario ma con un focus sulla salute delle donne, sulle malattie croniche e l’uso della fame come arma di guerra. h 20.30 Cena benefit popolo Saharawi A seguire presentazione dossier
October 30, 2025
NextEmerson
Sanitari per Gaza: più di 50.000 in 230 ospedali commemorano i 1677 sanitari uccisi a Gaza
Il 2 ottobre oltre 50mila operatori sanitari di 230 ospedali italiani hanno partecipato al flash mob nazionale per commemorare i colleghi palestinesi caduti. In Lombardia, Toscana, Sardegna e Puglia le adesioni più alte. Aodi (Amsi, Umem, Uniti per Unire, Aisc News): “Un grido di coscienza civile e professionale che attraversa l’Italia. Ora pace, corridoi umanitari e rispetto delle convenzioni internazionali” Una catena di luci davanti agli ospedali Alle 21 di ieri sera, 2 ottobre, davanti a 230 ospedali italiani si è accesa una catena di luci, torce e lampade. Oltre 50mila operatori sanitari – tra medici, infermieri, ostetriche, farmacisti, Oss e professionisti della salute, senza dimenticare gli studenti e i parenti dei professionisti – hanno preso parte al flash mob nazionale “Luci sulla Palestina”, organizzato dalle reti #DigiunoGaza e Sanitari per Gaza, in ricordo dei 1.677 colleghi palestinesi uccisi a Gaza negli ultimi due anni e dei 361 tuttora detenuti senza processo nelle carceri israeliane. In ogni Regione, la lettura “a staffetta” dei nomi ha dato voce a chi è stato ucciso mentre curava e soccorreva. Un momento di forte impatto emotivo che ha trasformato l’Italia sanitaria in un’unica piazza di solidarietà. I numeri della mobilitazione La partecipazione ha superato ogni aspettativa, con punte significative in diverse Regioni: • Lombardia: quasi 5mila adesioni e 36 ospedali coinvolti, di cui oltre 2.200 professionisti solo nell’area metropolitana di Milano. • Toscana: 2.267 operatori davanti a 23 ospedali, con 642 adesioni nella sola provincia di Firenze. • Sardegna: 1.955 partecipanti in 15 ospedali, quasi 800 a Sassari. • Puglia: 1.905 adesioni in 10 ospedali, con oltre 1.300 professionisti presenti a Bari. • Lazio: 1.658 adesioni in 13 ospedali, oltre 1.100 a Roma e provincia. • Piemonte: 1.656 partecipanti davanti a 26 ospedali, in prevalenza a Torino e Cuneo. • Emilia-Romagna: 1.620 adesioni in 16 ospedali, 304 delle quali a Bologna. • Veneto: 1.193 adesioni in 14 ospedali, con picchi a Treviso e Padova. • 5mila circa nelle altre città • 10mila professionisti della sanità di origine straniera • 10mila studenti di medicina • 5mila familiari dei sanitari Numeri che testimoniano come la sanità italiana abbia risposto in modo compatto, trasformando la commemorazione in una mobilitazione nazionale. Aodi: “La neutralità non è possibile davanti al genocidio” “Ieri sera l’Italia sanitaria ha acceso una luce per la Palestina – dichiara il Prof. Foad Aodi, medico, giornalista internazionale ed esperto in salute globale, Presidente dell’Associazione Medici di Origine Straniera in Italia (AMSI), dell’Unione Medica Euromediterranea (UMEM), del movimento internazionale Uniti per Unire, Direttore dell’AISC News – Agenzia Internazionale Senza Confini, quattro volte consigliere dell’Ordine dei Medici di Roma e docente all’Università di Tor Vergata, membro della FNSI e dell’Associazione Stampa Romana –. È stata una presa di coscienza collettiva, un grido che attraversa ospedali, università e associazioni. Non una semplice commemorazione, ma un atto di responsabilità: difendere la salute significa difendere l’umanità, e non possiamo restare neutrali davanti alla distruzione deliberata di ospedali, ambulanze e vite. Ricordare i 1.677 colleghi uccisi non è solo un gesto simbolico: è ribadire che la sanità mondiale non può tollerare la cancellazione di chi, anche sotto le bombe, sceglie di curare. Oggi più che mai, come medici e come professionisti della salute, dobbiamo alzare la voce contro il genocidio, per chiedere corridoi umanitari, protezione dei civili e rispetto delle convenzioni internazionali. Ringraziamo la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri (FNOMCeO) nella persona del Presidente Filippo Anelli, che ancora una volta ha dimostrato di essere in prima linea nella difesa dei valori umanitari e professionali, e tutti i colleghi italiani che hanno partecipato con coraggio. Le luci accese in Lombardia, Toscana, Sardegna, Puglia, Lazio e in tutto il Paese sono la prova che la comunità sanitaria italiana è viva, consapevole e solidale. Questa mobilitazione resterà come un faro di coscienza e di umanità per l’Italia e per il mondo”. Un segnale che resta Il flash mob “Luci sulla Palestina” ha unito oltre 20mila professionisti della salute italiani, dando vita a una mobilitazione che ha ricordato i caduti e rilanciato un messaggio politico e umanitario forte: difendere la salute significa difendere la vita. Un gesto collettivo che resterà come un segnale destinato a durare, e che testimonia la volontà della comunità sanitaria italiana di farsi voce dei diritti umani, al di là dei confini e delle appartenenze.   AMSI Associazione di Medici di Origine Straniera in Italia
October 3, 2025
Pressenza
Palestina Libera sulla vetta della Sardegna
Una lunga fila colorata di persone (circa 500 persone) con tantissime bandiere palestinesi, sono salite ieri fino ai 1834 m. di Punta La Marmora del Gennargentu, la cima più alta della Sardegna . Forse qualcuno non è riuscito ad arrivare fino in vetta, ma non importa. Importante invece era la motivazione comune: la solidarietà col popolo Palestinese, contro il genocidio in atto e la viltà dell’Europa che sta a guardare, Italia in primis. C’erano bambine e bambini, giovani, genitori e nonni; c’era anche Mattia Moro, giovane consigliere comunale di Mamoiada con la piccola figlia saltellante; c’era chi era arrivato il giorno prima da Londra, anticipando il volo per non perdersi questa bellissima giornata, favorita anche da un cielo limpido e ben ventilato; e poi tanti membri di varie associazioni e cittadini comuni. E c’eravamo anche noi, che viviamo in provincia di Genova. Foto di Chiara De Poli Come la Sumud Flotilla anche nel Gennargentu una piccola flotta è salpata verso la vetta. Ci auguriamo che, come ieri le bandiere palestinesi hanno sventolato su Punta La Marmora, così vada a buon fine la navigazione delle parecchie imbarcazioni della Flotilla per arrivare a Gaza. Grazie agli amici di “Sardegna per la Palestina” per aver organizzato l’iniziativa! Chiara De Poli e Antonio Lupo – Sanitari per Gaza Liguria Redazione Sardigna
September 1, 2025
Pressenza