Genova 2001-2026 #6. Dove tutto ha inizio.
Genova, 18 luglio 2001. Da una settimana ho finalmente terminato la maturità.
Negli ultimi mesi, con l’avvicinarsi dell’esame, la mia partecipazione alle
assemblee del collettivo Resistenza Studentesca si era molto diradata e poi
azzerata. Adesso, finalmente posso godermi le vacanze e il concerto in piazzale
Kennedy di Meganoidi, 99 Posse e Manu Chao sembra il modo migliore di
cominciarle. Mai vista tanta gente a un concerto: 20 mila persone che ballano
assieme, nonostante arrivare a Genova in questi giorni sia diventato sempre più
complesso per la crescente militarizzazione; kalimotxo e birre che girano fra la
folla, pugni che si alzano, sudore e polvere che si mischiano. Ecco cosa
intendeva Emma Goldman. Zulù dal palco ci ricorda il motivo per cui siamo qui:
«C’è da bloccare un incontro di farabutti e il casco è obbligatorio».
Ventimiglia, 17 luglio 2021. Il centro della città di frontiera il venerdì si
riempie di turistə francesi che vengono a comprare cianfrusaglie al mercato. Per
loro il confine è sempre aperto, mentre da sei anni è chiuso per le persone in
movimento. Con lə compagnə arrivatə per il transborder camp decidiamo di
attraversare il mercato con un corteo determinato ma gioioso, volantinando e
denunciando la violenza della frontiera che in questi anni ha fatto almeno
quaranta vittime. Tornatə al piazzale davanti al cimitero, stasera, oltre alla
consueta distribuzione di cibo per le persone accampate sotto il ponte, abbiamo
organizzato un concerto. Balliamo assieme, solidali e persone in viaggio. La
Questura risponde schierando la celere.
Genova, 19 luglio 2001. Mai vista una manifestazione così a Genova. Decine di
migliaia di persone. Camminiamo per ore sotto il sole, da piazza Sarzano
attraverso Carignano, corso Aurelio Saffi, attraverso la Foce e Albaro – non lo
avranno mai fatto un corteo ad Albaro prima di oggi – e poi indietro fino a
piazzale Kennedy. Gente da tutto il mondo a reclamare libertà di movimento per
tutti e tutte. Un corteo gioioso, nonostante la città si sia risvegliata ancora
più militarizzata. Container piazzati ovunque a sbarrare strade; la zona rossa
sempre più blindata; la cittadella della polizia alla Fiera strabordante di
mezzi e uomini; gli elicotteri che da giorni ci ronzano sopra la testa come
corvi neri.
Atene, 15 giugno 2023. Ieri la Guardia Costiera greca ha causato il naufragio di
una barca con a bordo almeno 600 persone al largo di Pylos. Nel giro di poche
ore si diffonde la chiamata per un corteo per denunciare l’ennesima strage
determinata dalle politiche migratorie europee. Almeno 15mila persone rispondono
alla chiamata, marciamo verso la sede del Parlamento greco in piazza Syntagma e
poi in direzione degli uffici dell’Unione Europea. In coda al corteo partono
scontri, la polizia carica ripetutamente, il corteo prosegue, ma giunto a
Syntagma viene spezzato. Una parte ritorna verso la partenza e viene circondata.
A fine giornata si conteranno 24 arresti. Quando ci ritroviamo più tardi sotto
il commissariato in Alexandras per chiederne la scarcerazione veniamo nuovamente
caricatə.
Foto Luca Daminelli, incontro al decennale del G8, Genova, Luglio 2011
Genova, 20 luglio 2001. Alla mia fidanzata i genitori hanno vietato di venire
alle manifestazioni. Sono tantissimə i e le giovani genovesi che in questi
giorni sono statə mandatə in campagna coi nonni per paura di quello che potrebbe
succedere in città. Da mesi i media soffiano sul fuoco dell’allarme. Sono
arrivati a dire che lə manifestanti potrebbero lanciare sacche di sangue infetto
contro la polizia. Io decido di vedermi con Silvia al mattino, i miei amici che
hanno la macchina partono per raggiungere il concentramento del Carlini e io
rimango bloccato a Sestri Ponente. La città è spaccata in due dalla zona rossa,
impossibile riuscire a raggiungerli coi mezzi. Il pomeriggio lo passo incollato
alla diretta televisiva su Primocanale. Le cariche, gli scontri, il blindato in
fiamme. Immagini che entreranno a far parte del mio immaginario militante, ma
che non ho vissuto. I carabinieri ammazzano un ragazzo in piazza Alimonda.
> Potrebbe essere uno dei miei amici. Avrei potuto essere io se avessi preso il
> loro passaggio in macchina. Forse è uno dei ragazzi con cui ci siamo scambiati
> le birre al concerto l’altra sera. Non mi perdonerò mai di non essere stato in
> piazza.
Roma, 14 dicembre 2010. Quando si è diffusa la notizia della fiducia al governo
il clima del corteo è cambiato completamente. Vero, già prima c’erano stati
degli scontri, avevamo avanzato col Book Block verso i blindati, ci avevano
gasato e poi il corteo è proseguito. Ora è diverso. Non ci fermiamo in piazza
del Popolo, sto governo lo sfiduciamo noi. È lo stesso governo di dieci anni fa
a Genova. Imbocchiamo via del Corso, avanziamo, la Finanza carica. Resistiamo e
contrattacchiamo. Ci caricano una seconda e una terza volta. Ci passiamo acqua,
aiutiamo a rialzarsi chi è cadutə, ci stringiamo e continuiamo ad avanzare.
Dovranno lanciarci contro i blindati per fermarci, ma in piazza del Popolo
resisteremo a lungo e poi in corteo selvaggio verso la Sapienza. Si parte e si
torna insieme.
21 luglio 2001. Oggi sono in piazza. Nonostante ieri abbiano ammazzato Carlo,
oggi siamo 300mila. Forse siamo 300mila anche per questo motivo. Mai visto prima
un corteo così grande. Gli elicotteri ci girano sulla testa ininterrottamente.
Il clima è radicalmente cambiato rispetto a due giorni fa: ogni spezzone è
protetto da cordoni. Ripetutamente il grido “assassini” si alza verso il cielo.
In fondo a corso Italia vediamo fumo, facciamo in tempo a svoltare in corso
Torino e la polizia carica, spezza il corteo in due. Noi siamo nella parte che
riesce a proseguire verso Marassi. Ci caricano alle spalle, nonostante il panico
diffuso, molta gente riesce a mettersi al riparo grazie alle indicazioni dellə
genovesi, chi in un portone, chi risalendo una scalinata. Respiro i miei primi
lacrimogeni. Rimaniamo in giro per la città per ore assieme a compagnə
conosciutə in piazza. Si dice che è meglio non tornare a casa perché la polizia
arresta chiunque si muova in ordine sparso. Qualcuno di noi ha il cellulare, ma
le linee non funzionano. Non ricordo a che ora riesco ad arrivare a casa.
> Mia madre mi attende sulle scale: «Te lo avevo detto che era meglio non
> andare». «Vaffanculo» è l’unica cosa che riesco a dire e sarà l’unica volta
> nella vita. Accendo la TV: su Primocanale passano le immagini dellə compagnə
> portatə via in barella dalla Diaz. Non andare in piazza non sarà mai più
> un’opzione.
Chiomonte, 3 luglio 2011. Cinque giorni fa la polizia ha sgomberato la Libera
Repubblica della Maddalena. Dalla Valle è arrivata la chiamata per provare a
riconquistare il terreno espropriato e impedire l’apertura del cantiere. Da
Genova siamo partitə in centinaia; ci stringiamo a fatica nel treno da Torino,
le persone entrano dai finestrini, si arrampicano sui portabagagli per fare
spazio a tuttə. Il corteo è gigantesco; in decine di migliaia riempiamo le
strade della Valle e poi i sentieri e i boschi. L’assedio del cantiere va avanti
per ore. Ci gasano, ci sparano lacrimogeni in faccia, chi viene arrestatə
sapremo che verrà massacratə. Gli elicotteri ci girano sulla testa per ore.
Resistiamo passandoci acqua e maalox. Tornatə a Chiomonte aspettiamo per ore
compagnə dispersə nei boschi. Qualcunə di loro quindici anni dopo ancora pagherà
per questa resistenza. Quella sera torniamo tuttə a casa. Si parte e si torna
insieme, Chiomonte come Atene, siam tuttə black bloc.
Genova, luglio 2026, Foto Luca Daminelli
A Genova le settimane e i mesi dopo il G8 sono densi di iniziative. Le date
smettono di essere precise e sfumano nella memoria, forse anche a causa del
trauma causato dalla violenza che abbiamo visto riversarci addosso. Eppure, dopo
le giornate del G8 ci saranno i presidi davanti al carcere per chiedere la
liberazione dellə compagnə arrestatə, ci si riprenderà piazza De Ferrari con
quello striscione enorme che recita: «per quanto voi vi crediate assolti siete
per sempre coinvolti». E poi il grande corteo cittadino sei mesi dopo il G8 e
quello nazionale, enorme, un anno dopo, quando occupammo anche la Diaz. Nel
frattempo, io ho deciso di diventare un militante. Proprio alla luce di tutta la
violenza che abbiamo visto riversarci addosso, dopo Genova, stare a casa non
sarà più un’opzione: come dice quella scritta dietro casa, ognunə di noi deve
dare qualcosa, in modo che nessunə sia costrettə a dare tutto.
Foto di copertina, Muro di Balbi 4 occupata durante l’Onda, ottobre 2008,
gentilmente offerta dall’autore
Questo articolo è gratuito, ma produrlo richiede tempo e impegno. Per mantenere
la nostra informazione libera e accessibile, abbiamo bisogno del tuo contributo,
anche piccolo. Trasforma la tua lettura in un atto di sostegno, clicca sul
banner qui sotto per fare una donazione.
Puoi anche donare il tuo 5X1000, CF: 96405560580
L'articolo Genova 2001-2026 #6. Dove tutto ha inizio. proviene da DINAMOpress.