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78 Anniversario della Nakba: da Beit Jala al mondo con i Combattenti per la Pace
> “Sono cresciuto in un Kibbutz che i primi profughi ebrei nella Palestina > mandataria avevano fondato nel 1927, oltre vent’anni prima della Nakba. > Ricordo le nostre scorribande da bambini in un villaggio non lontano da dove > vivevamo: una manciata di case che erano stato evidentemente abbandonate, ma a > nessuno di noi veniva in mente di capire perché, e chi ci aveva abitato. > Ricordo soprattutto una certa casa, più bella della altre, sembrava una villa: > come mai era vuota, cos’era successo… Oltre a queste superficiali domande > nessuno di noi si spingeva. Ci sono voluti anni perché riuscissi non dico a > capire, ma a ricevere, a mettermi in ascolto di quella dolorosa storia di > spossessamento, che per i palestinesi è stata la Nakba, la catastrofe, > l’inizio della pulizia etnica e dell’apartheid; e per tutti noi che viviamo su > questa terra, israeliani compresi, ha segnato l’inizio della catastrofe in cui > ci troviamo.” Chi parla è Avner Wishnitzer, ex combattente nell’unità Sayeret Matkal (considerato un corpo d’élite dell’IDF), docente di Storia dell’Impero Ottomano e voce tra le più sensibili all’interno dei Combattenti per la Pace che ha contribuito a fondare. E insieme a lui, nel mosaico di volti che grazie a Zoom ci arrivano dalle rispettive postazioni tra Israele e Cisgiordania, ci sono: – Jamil Qassas, ex-detenuto, un fratello ucciso durante la 1ma Intifada, discendente di una famiglia che nel 1948 venne cacciata dal villaggio di Al-Qubeiba, infanzia e adolescenza trascorse in un campo profughi, e attualmente coordinatore della comunità palestinese all’interno dei CfPeace; – Nimrod Ben Zeev, docente di storia del moderno Medio Oriente, specializzato in particolare su quel particolare periodo che segnò l’inizio dello stato israeliano, e infatti tra i principali coordinatori di questa molto prossima edizione della Nakba Ceremony che i CfPeace stanno preparandosi ad allestire il 15 maggio a Beit Jala; – e in dialogo con tutti loro, alla conduzione di questo bel webinar che ci è stato offerto ieri sera (6 maggio) in anticipo appunto sulla commemorazione, c’è Rana Salman, co-direttrice palestinese dei CfPeace insieme all’israeliana Eszter Koranyi. Sumud Humanity: questo il titolo dell’evento di questa 7ma edizione, che non richiede alcuna traduzione, “perché ben oltre i nostri confini è l’intera umanità, ovunque assediata dalla minaccia della guerra, a trovarsi in resistenza: a livello locale come a livello globale, siamo tutti in Sumud”. Webinar davvero bello, che ci ha visti collegati in tanti: dagli Stati Uniti dove i Combattenti per la Pace godono del maggior sostegno; da varie postazioni Europee, dove si sta formando una bella rete di situazioni; e naturalmente da varie città e centri abitati tra Israele e Cisgiordania. Rana Salman ha aperto l’incontro sottolineando il paradosso cognitivo implicito nella stessa definizione di Nakba. Evento-limite, catastrofico, letteralmente rimosso dai libri di storia e dal discorso pubblico israeliani, di cui è tuttora così difficile avere memoria. E al tempo stesso realtà di cui non serve neppure avere memoria, perché in effetti continua più che mai brutale nel presente: la stessa catastrofe che nel 1948 ha costretto alla fuga oltre 700.000 palestinesi da oltre 400 villaggi, la stessa storia di perdita e spossessamento, è continuata in tutti gli anni successivi, ed è più che mai in corso in questi ultimi mesi, che hanno visto intensificarsi gli insediamenti dei coloni in Cisgiordania, approfittando dello spostamento di attenzione, dell’ennesimo stato d’emergenza, causa-guerra contro il Libano e l’Iran. Per non dire di Gaza, ormai oscurata nonostante la più disperante apocalisse. Sulla difficoltà di avere memoria si è espresso Nimrod Ben Zeev, ricordando la reticenza di sua nonna: > “Approdata in Israele come sopravvissuta dell’Olocausto, ha proprio scelto di > non sapere: chiusa dentro il trauma da cui era scampata, non si è fatta > domande. Solo a un certo punto della sua vita ha cominciato a parlare di certi > rumori, di gente che trasportava chissà cosa, che gli arrivavano dalla strada, > dalle finestre di quella casa in cui aveva trovato rifugio e dalle quali si > era ben guardata dall’affacciarsi. Solo in seguito aveva capito. E di nuovo > aveva rimosso: argomento tabù per la sua generazione che si è trasmesso a > un’intera società.” “Per noi la Nakba è invece una ferita che si trasmette di generazione in generazione, impossibile dimenticare” gli fa ha fatto eco il palestinese Jamil Qassas. > “Tutti noi abbiamo in famiglia la storia di qualche nonno o anziano parente > rimasto ucciso, oltre alla perdita di ogni bene materiale, case, campi, > bestiame, che lì per lì vennero abbandonati con l’idea di tornare. Ed è questa > la cosa forse più dolorosa da accettare: quella possibilità di ritorno che per > tutti questi anni ci è stata negata, nonostante una risoluzione dell’Onu (la > 194, che sancisce il diritto al ritorno per i profughi, come diritto umano > fondamentale ndr), nonostante l’evidenza dell’illegalità. Io oggi sono un > attivista per la pace, credo nella possibilità di coesistenza di entrambe le > nostre comunità in questa stessa terra. Ma mi colpisce la non volontà di > sapere da parte di tanti israeliani, tra loro anche tanti studenti, che pur > dovrebbero essere ormai informati, che avrebbero tutti gli strumenti per > capire. Come mi stupisce l’indifferenza della comunità internazionale, che > nella più totale inerzia assiste agli abusi. E’ in questa chiave che considero > importante questa nostra iniziativa, come Combattenti per la Pace, arrivata > quest’anno alle 7ma edizione. Mi auguro che a collegarsi siano in tanti.” Ma come è cominciata, chi ha avuto l’idea di aggiungere alla Memorial Ceremony, anche questa per niente facile Nakba Cerimony, oltretutto “congiunta”, israeliani insieme ai palestinesi, all’interno dei CfPeace? > “E’ cominciata con una certa riunione, 8 anni fa” rievoca Jamil. “Il tema era > l’occupazione: documentare non solo l’estensione ma anche la storia > dell’occupazione israeliana in Palestina, a partire del 1967. Fui proprio io a > dire: questa data non mi rappresenta, come fate a cancellare tutto quello che > è successo prima, a partire dal 1948! E devo dire che ci furono parecchie > obiezioni, molti tra i compagni israeliani non erano d’accordo…” > > “E io ero tra quelli” ammette Avner. “Con il mio background di sionista “di > sinistra”, con una storia di refusenik tutt’altro che facile alle spalle, > additati come traditori del diritto di esistere dello stato israeliano: era > già tutto così complicato per noi ex militari dell’IDF, obiettori. Il fatto di > riconoscere e quindi denunciare l’occupazione, l’ipotesi (sempre più lontana > dopo il fallimento degli Accordi di Oslo) di uno stato palestinese… l’idea di > includere in agenda anche la Nakba mi sembrò lì per lì una forzatura, oltre > alla difficoltà che avrebbe posto sul piano della comunicazione, essendo > quella pagina di storia così rimossa per non dire nagata, dalla maggioranza > degli israeliani. > > E però dopo non poche discussioni abbiamo capito che Jamil aveva ragione: > quello che io stesso avevo avuto difficoltà a vedere, è ora oggetto di > interesse da parte di un crescente numero di giovani israeliani che vive > questa “riscoperta” in chiave proprio di attivismo, organizzando seminari sul > tema o visite guidate nei villaggi abbandonati 78 anni fa, riattivando > testimonianze, narrazioni, contenuti che girano sul web.” Un lavoro, un impegno di trasversale e collettiva riscoperta, indubbiamente prezioso, che intreccia la ricerca storica, da archivi che restano per lo più sigillati, con percorsi esperienziali. E un impegno che ci verrà restituito, che potremo anche noi condividere, la sera del 15 maggio con la Nakba Memorial Ceremony che i Combattenti per la Pace ci invitano a seguire anche da remoto. Per informazioni e per organizzare la proiezione dell’evento in sedi associative, oltre che private: https://www.cfpeace.org/nakba-ceremony https://www.youtube.com/watch?v=m8KmgaQHQlU Daniela Bezzi
May 7, 2026
Pressenza