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Il cioccolato militare arriva al supermercato: una tavoletta, tre storie
Da alcune settimane, tra gli scaffali di supermercati e discount italiani, è comparsa una tavoletta dalla confezione insolita: carta color avana, stampa nera. Si legge: «Cioccolato Militare. Fondente 70%». Sul retro, una dicitura meno consueta per un prodotto da grande distribuzione: «Originale Forze Armate. Prodotto su autorizzazione di Difesa Servizi S.p.A.». Non è una novità assoluta: il prodotto era stato lanciato nel 2018 attraverso una collaborazione tra Difesa Servizi, Agenzia Industrie Difesa e Fonderia del Cacao (gruppo Fabbriche Toscane, Calenzano, Firenze) e per anni è rimasto confinato a canali di nicchia quali l’e-commerce del produttore e i negozi specializzati in militaria ufficiale. La novità di queste settimane è la presenza nella grande distribuzione: un salto di scala nel pubblico raggiunto. Il prezzo varia dai 3 euro per il formato da 35 grammi ai 12,10 euro per il formato da 200 grammi. UNA BREVE STORIA DI DIFESA SERVIZI Il marchio che autorizza il prodotto è parte di un impianto normativo preciso. Difesa Servizi S.p.A. nasce con la Legge Finanziaria 2010 (legge 191/2009, art. 2, commi 27-36), dopo un disegno di legge depositato nel febbraio 2009 dai ministri La Russa, Scajola e Tremonti, intitolato non a caso «Misure a tutela dei segni distintivi delle Forze armate e costituzione della società Difesa Servizi Spa». È una società per azioni con socio unico il Ministero della Difesa, capitale sociale iniziale di 1 milione di euro. Il mandato originario è triplice: gestione del patrimonio immobiliare della Difesa (caserme, terreni, fari), attività negoziale per beni e servizi non operativi, e valorizzazione commerciale di marchi, stemmi ed emblemi militari. Lo scopo dichiarato è di natura finanziaria: reperire fondi per le attività del Ministero riducendo il peso sul bilancio dello Stato. Il contratto di servizio tra Ministero e società prevede che il 90% del valore dei contratti gestiti dalla società torni al Ministero stesso. La genesi, va notato, non ha nulla a che fare con l’attuale fase di aumento della spesa militare: nasce in piena crisi finanziaria globale, con una logica di austerità e ottimizzazione di asset esistenti, non di espansione. Il ramo “marchi” resta peraltro marginale nei bilanci della società: secondo un dato del 2020, pesava per l’8,3% dei ricavi complessivi (circa 4,5 milioni di euro), a fronte di quote ben più consistenti generate da immobiliare/energia e da spazio-aerospazio. Il modello, negli anni, si è esteso ad altri corpi dello Stato: la Polizia di Stato ha sottoscritto una convenzione analoga; Vigili del Fuoco e Agenzia delle Dogane hanno manifestato interesse. L’OPERAZIONE NOSTALGICA DI FONDERIA DEL CACAO Sul lato del produttore, la lettura è diversa. Fonderia del Cacao è una piccola realtà toscana (circa 1 milione di euro di fatturato nel 2021, quattro dipendenti secondo un’intervista dell’epoca), fondata da un gruppo di imprenditori con esperienza nel settore alimentare. Tra i clienti dell’azienda vi sono le stesse Forze Armate, per cui vengono prodotte le tavolette delle razioni K. Il posizionamento comunicativo dell’azienda non è mai stato quello del gadget per appassionati di militaria: il sito ufficiale del produttore descrive il prodotto come un “viaggio nel tempo” che permette di ritrovare “sapori antichi come quello del cioccolato assaggiato durante il servizio militare”. È un’operazione di marketing nostalgico rivolta a una platea molto ampia — chiunque in Italia abbia fatto il servizio di leva, obbligatorio fino alla sua sospensione nel 2005, o ne conservi memoria familiare — non a un pubblico specialistico. La componente militare, in questa lettura, funziona come leva emotiva ed evocativa. UN’IPOTESI Resta un punto che le fonti pubbliche non permettono di risolvere: se la presenza sempre più diffusa e “normalizzata” del brand militare — dal negozio specializzato allo scaffale del supermercato — abbia anche un effetto di avvicinamento culturale tra pubblico civile e istituzione militare, in un momento storico di crescita della spesa per la difesa e di maggiore centralità del tema nel dibattito pubblico. Tuttavia nessuna fonte consultata documenta un’intenzione esplicita in questo senso. Lo scopo dichiarato di Difesa Servizi resta finanziario (autofinanziamento del Ministero); quello di Fonderia del Cacao resta commerciale (vendita di un prodotto con leva nostalgica). Le campagne di comunicazione istituzionale esplicitamente orientate al reclutamento — come quella del 2022 per l’Aeronautica Militare, rivolta a giovani tra 17 e 26 anni — sono gestite su un canale separato e non risultano collegate al ramo licensing. Ciò che si può ipotizzare, senza poterlo affermare, è un effetto indipendente dall’intenzione: un’istituzione più presente nel paesaggio quotidiano diventa più familiare, e la familiarità è una precondizione (non una causa diretta) di consenso e di disponibilità a un rapporto più stretto con quell’istituzione, incluso l’arruolamento. UN INDIZIO DA UN SONDAGGIO: LA “RETROTOPIA” Un dato recente aiuta a collocare questa dinamica in un contesto più ampio. Un sondaggio IZI, presentato l’11 dicembre 2025 durante L’Aria che Tira su La7, misura un consenso non trascurabile verso l’ipotesi di reintrodurre il servizio militare obbligatorio: il 47% degli italiani si dichiara favorevole al ripristino. Tra i favorevoli, il 64,7% lo vorrebbe esteso a uomini e donne, il 26,2% lo immagina di durata breve (tre mesi), e la motivazione prevalente (57%) non è di natura strategico-militare ma educativa: la convinzione che possa “trasmettere educazione e rispetto ai giovani”. Il 32,6% dichiara inoltre che gli attuali conflitti internazionali influenzano “abbastanza” il proprio giudizio sul tema. Andrea Leccese, commentando questo consenso su Il Fatto Quotidiano, lo ha collegato al concetto di “retrotopia” elaborato da Zygmunt Bauman: la tendenza a idealizzare un passato ritenuto più rassicurante del presente e del futuro. L’osservazione di Leccese ha un aggancio storico preciso: la fine della leva obbligatoria non fu un’imposizione dall’alto contro il sentire comune, ma l’esito di un dibattito politico pluridecennale, sostenuto da un dissenso reale — le morti di militari di leva in scenari bellici e gli scandali legati al nonnismo — che portò la riforma ad essere approvata con un’ampia maggioranza trasversale, prima della sospensione definitiva della coscrizione (2004-2005). Il consenso odierno al ripristino, per Leccese, ignorerebbe o rimuoverebbe quelle ragioni. Un secondo sondaggio, realizzato da YouTrend per Sky TG24, conferma il dato aggregato (47% favorevole, 46% contrario) ma aggiunge una variabile anagrafica rilevante: il consenso al ripristino è trainato dagli over 35, mentre tra i giovani il giudizio negativo prevale nettamente (36% favorevole contro 55% contrario). La convergenza tra due istituti indipendenti sul dato aggregato rafforza l’attendibilità della misurazione; la frattura generazionale, a sua volta, precisa la lettura baumaniana: la nostalgia non riguarda “gli italiani” in blocco, ma è concentrata in una fascia d’età che ha un accesso diretto o familiare al ricordo della leva (sospesa dal 2004-2005, quindi non vissuta da chi oggi ha meno di circa 35 anni) — mentre chi dovrebbe eventualmente subire un eventuale ripristino la rifiuta con nettezza. Questo dato aiuta a completare, sul lato della domanda, l’ipotesi lasciata aperta sul lato dell’offerta. Non spiega perché Difesa Servizi o Fonderia del Cacao abbiano scelto di ampliare la distribuzione del cioccolato militare — su questo, come detto, mancano dichiarazioni esplicite — ma suggerisce che un prodotto di richiamo nostalgico-militare trovi oggi un terreno culturale già disposto ad accoglierlo: non è il marchio a creare da solo la disponibilità del pubblico, ma incontra un sentimento — la retrotopia, appunto — che sondaggi come questo registrano indipendentemente dalle strategie di marketing o di licensing. IL DDL CROSETTO E LA “CULTURA DELLA DIFESA” Un elemento normativo recente sposta parte del ragionamento dal piano dell’ipotesi a quello del dato istituzionale dichiarato. Il 4 agosto 2026 il Consiglio dei Ministri ha approvato, su proposta del ministro della Difesa Guido Crosetto, un disegno di legge per il rafforzamento e l’adeguamento della capacità di difesa nazionale, che interviene soprattutto sul Codice dell’Ordinamento Militare (d.lgs. 66/2010). Il disegno si inserisce in un percorso di riforma dello strumento militare molto più ampio e il baricentro del provvedimento è altrove — cybersicurezza, droni, nuovo Comando Interforze Cyber Intel, cultura della Difesa, politica industriale delle Forze Armate (incluso un allargamento delle possibilità di Difesa Servizi S.p.A.) e procedure di acquisizione di armamenti più rapide. Questo ddl si allinea con quello schematizzato a giugno, che riguardava l’aumento di organico fino a 40.000 unità entro il 2033 e la riserva militare, e che ora è rimandato alla prossima legge di bilancio. Nessuno dei due riguarda la leva obbligatoria, che resta sospesa dal 1° gennaio 2005: è un dossier parallelo a quello dei sondaggi discussi sopra, non lo stesso provvedimento. Tra le nuove attribuzioni del Ministero, il testo approvato include però la promozione e il sostegno di iniziative per lo sviluppo e la valorizzazione della “cultura della Difesa” e per la salvaguardia della memoria storica nazionale. Nel comunicato ufficiale, l’ambito resta circoscritto: conservazione di monumenti, sacrari militari, sepolcreti di guerra, musei militari. Il perimetro che Crosetto stesso attribuisce all’espressione, tuttavia, è più ampio di quello monumentale, ed è dichiarato in sedi extra-legislative. Il ministro ha istituito già nel 2023 un Comitato per lo sviluppo e la valorizzazione della cultura della Difesa (presieduto da lui, con membri tra cui accademici di Bologna e della Cattolica, editorialisti e il presidente dell’ANSA). In una Lectio Magistralis più recente, Crosetto ha elencato esplicitamente i settori “concernenti” questa strategia: l’università («forma le classi dirigenti… di domani»), la scuola («il senso delle istituzioni si coltiva nel tempo della formazione»), oltre a media, industria e pubblica amministrazione. Su questo terreno esiste già un ampio dibattito pubblico. L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università legge la “cultura della Difesa” come un processo dichiaratamente orientato a costruire consenso pubblico verso la spesa militare e a familiarizzare le nuove generazioni con l’istituzione. Il punto rilevante è che la “cultura della Difesa” fornisce un mandato istituzionale esplicito — sia pure ancora programmatico più che normativo in senso stretto — che affianca il canale commerciale (Difesa Servizi, licensing) e quello comunicativo-reclutativo con un terzo canale: quello educativo. I tre restano, allo stato delle fonti, iniziative distinte e non esplicitamente coordinate tra loro — ma convergono nello stesso risultato di fondo, una maggiore presenza dell’istituzione militare nel discorso pubblico e nella formazione dei giovani. Silvia Delitala, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Corso di Cultura Aeronautica (Militare): anche a Sondrio l’Ufficio Scolastico collabora con le forze armate
Da alcuni giorni, nella fase di inizio anno scolastico, con la programmazione dei progetti e delle attività, è pervenuto alle scuole superiori della provincia di Sondrio, anche con accompagnatoria dell’Ufficio Scolastico Provinciale, la proposta di un “Corso di Cultura Aeronautica – Sondrio 2026”, per studenti tra i 16 ed i 20 anni, con finalità dichiarate di “informazione e orientamento dei giovani”. Il corso prevede alcuni incontri teorici sui principi del volo ed il funzionamento dell’aeroplano, un incontro di una mattinata di “familiarizzazione al velivolo” con addestramento alle procedure di imbarco e sbarco, una fase pratica con voli di ambientamento, effettuati e pilotati da istruttori di volo dell’Aeronautica Militare. Viene infine prospettato come premio ai tre migliori studenti del corso, uno stage di volo su aliante presso il Gruppo di Volo del 60° stormo di Guidonia. Obiettivo della fase teorica è coinvolgere fino a 160 studenti, stimabili intorno al 5% della popolazione scolastica individuata come target. Dopo una breve ricerca, troviamo che sia la strutturazione del corso che l’appoggio da parte del rispettivo ufficio scolastico sono punti saldi di un format già consolidato dall’Aeronautica Militare e, ahinoi, dal Ministero dell’Istruzione e del Merito. Nel 2024, le città individuate per i corsi furono Catania, Siena, Vercelli e Pesaro, con un coinvolgimento totale di 585 ragazzi e ragazze tra i 16 e i 20 anni. Stessa storia nel 2025, in cui toccò a Ferrara, Imola, Gorizia, Udine, Trieste, Foligno e Crotone, per un totale di 595 studenti. Nel 2026 è già toccato a Ragusa e all’Aquila, dove 5 istituti hanno aderito, fornendo oltre 150 studenti, in linea con le altre città appena citate. Ora è il momento di Sondrio, dove però una segnalazione all’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università finalmente solleva la questione. L’iniziativa fa leva sull’indubbio fascino del volo. In provincia di Sondrio non si ha esperienza di esercitazioni di volo militare a bassa quota, ben note in altre aree alpine (qualcuno ricorda il Cermis?), esiste un solo piccolo aeroporto a pochi kilometri da Sondrio, utilizzato per voli di alianti. Escludendo gli elicotteri, ampiamente utilizzati in ambito montano per finalità civili (trasporto materiali e legname, elisoccorso, eliambulanze), è frequente osservare voli di alianti e di parapendio, che offrono l’opportunità di una prospettiva dall’alto del territorio e dell’ambiente montano. Altro aspetto seduttivo della proposta è la sua totale gratuità. Le modalità di strutturazione e presentazione del corso pongono però gli istruttori ed i piloti militari come unici interpreti della cultura del volo, con la sostanziale esclusione di istruttori e piloti civili e la presentazione surrettizia del pilota militare come un appassionato del volo, oltre che come un esperto del campo di indiscussa autorevolezza. I tre “migliori” studenti ricevono poi la proposta di uno stage di volo su aliante presso una base dell’aeronautica militare. Lo stage di quest’anno è durato una settimana e si è appena concluso, il 5 settembre, con un discorso del Generale Antonio Conserva, Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare, ai 14 partecipanti: «Il vostro futuro è nelle vostre mani e, indipendentemente dal fatto che questo percorso possa tradursi in una professione nel mondo aeronautico oppure semplicemente in una passione da coltivare accanto alla vostra futura professione, sono certo che, grazie all’impegno e alla passione di tutti coloro che vi hanno accompagnato in questo cammino, abbiate potuto conoscere un’immagine dell’Aeronautica Militare impegnata quotidianamente su molteplici fronti. Abbiamo voluto trasmettervi questi valori perché siamo convinti che voi rappresentiate il futuro del nostro Paese e che sia fondamentale offrirvi gli strumenti per conoscere, comprendere e avvicinarvi a un settore, quello aeronautico e spaziale, che da sempre vede l’Italia protagonista e all’avanguardia. La nostra Nazione offre infatti numerose opportunità per entrare in contatto con questo mondo e, in questo particolare momento storico, molte potranno essere le strade che incontrerete: nell’Aeronautica Militare, nell’aviazione civile o nel settore industriale». La proposta che grazie all’alacre lavoro dell’Ufficio Scolastico Territoriale di Sondrio è ora arrivata a tutte le scuole della provincia si presenta quindi con un profilo tranquillo. Il 60° stormo è dotato, oltre a caccia e elicotteri da combattimento, anche di alianti che vengono regolarmente utilizzati dagli studenti dell’Accademia dell’Aeronautica. E naturalmente saranno questi ad essere utilizzati anche per gli stage. Di fatto, però, vengono create svariate opportunità di confronto e influenzamento tra gli studenti e militari, con l’opportunità di tempi dilatati per avvicinare i partecipanti alle carriere in aviazione. E così si parte da un progetto scolastico e si arriva a 17 anni a tu per tu con la retorica del Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare, a parlare di: “Cosa vorresti fare dopo le superiori?”. È significativo che questa finalità latente non venga esplicitata; un aliante non è un F35, ma per insegnare a condurre un aliante non serve un pilota militare. Dalla sezione “Tra la gente” del report 2024 dell’Aeronautica Militare Uno degli alianti usati nello stage di quest’anno Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se anche le scuole della tua città sono entrate nel mirino dell’Aeronautica Militare per un Corso di Cultura Aeronautica, scrivici a osservatorionomili@gmail.com -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. 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I vari volti della militarizzazione: quando le istituzioni investono in Lamborghini per la Polizia
La militarizzazione della scuola può essere letta attraverso le scelte istituzionali riguardanti gli aumenti stipendiali o quantomeno l’adeguamento, in termini di potere d’acquisto degli stessi, rispetto all’aumento dell’inflazione. Come sottolineato in questo recente articolo, l’attuale sistema economico neoliberista continua a premiare i vertici della piramide gerarchica all’interno delle scuole a discapito del corpo docente e dei collaboratori. Accanto ma in direzione opposta a questa scelta, si evidenzia, appunto (vedi articolo su Tecnica della scuola ), un aumento costante delle retribuzioni del comparto pubblica sicurezza e difesa cui si compagna un fiume di denaro per l’acquisto di armi per i prossimi anni, con una leggera decelerazione solo in questo fine di legislatura, con la legge finanziaria alle porte, ottenuta peraltro con furbeschi artifici contabili dettati solo da finalità elettorali. Le poche e mal ridotte volanti di polizia e carabinieri ferme nei rispettivi garage con i serbatoi semi-vuoti di gasolio o benzina, sono ormai un lontano ricordo così come le carrette con cui tentavano eroicamente di combattere un crimine che tutte le statistiche ufficiali comprese, quelle del Ministero degli interni, indicano in costante discesa dagli anni ’90. Le carrette sono invece state sostituite da macchine di rappresentanza di extra-lusso, come la Lamborghini Gallardo nel 2008 o il modello Huracan del 2014, camuffate da mezzi di soccorso ultraveloce per il trasporto urgente di organi destinati al trapianto: una bufala disvelata dagli stessi dati forniti dalla Polizia che in realtà, disgregando il dato complessivo, ci raccontano di un trasporto urgente ogni 40 giorni negli ultimi vent’anni (circa 200 trasporti urgenti dal 2004). Per non essere da meno, a fine 2025, anche l’Arma dei Carabinieri, si è dotata di una macchina extra-lusso, la Maserati McPURA, anch’essa ufficialmente destinata al trasporto urgente di organi; e se la Polizia in questi ultimi anni decide di colpire l’immaginazione delle famiglie dando un passaggio, in Maserati, al reparto oncologico pediatrico del Policlinico Gemelli alla befana scortata dalle agenti in divisa e armate per portare le calze con il logo della Polizia di Stato, anche i Carabinieri non sono da meno cogliendo un’altra occasione ad alto impatto emotivo, come la necessità di un trasporto urgente di un farmaco difficile da trovare tra le scorte delle farmacie interne agli ospedali, per i feriti grandi ustionati di Crans Montana: il farmaco in questione è il NexoBrid, prodotto dall’azienda biotech israeliana MediWound (Yavne, Israele). Possiamo dire in questo caso ma anche negli altri che il trasporto urgente in elicottero, come si fa per i feriti, è stato giudicato troppo banale. D’altro canto questi trasporti sono tanto saltuari quanto ben studiati a tavolino stando alle decine di articoli sulla stampa locale che enfaticamente raccontano delle gesta eroiche dei poliziotti in Maserati che arrivati sgommando all’ospedale con l’organo salvavita. Andando però oltre questo biglietto da visita che affascina immancabilmente grandi e piccini nelle varie kermesse di cui abbiamo dato notizia in vari articoli, come la festa dell’Arma a Villa Borghese a Roma o l’anniversario della Polizia in piazza del Popolo, basta aggirarsi per le vie del centro a Roma per notare supermoto e macchine extra-lusso o addirittura SUV, in dotazione a Polizia, Carabinieri, Guardia di finanza, ecc.. nulla a che vedere con gli sgangherati mezzi cui ci avevano abituati i film poliziotteschi degli anni ’70. Si tratta quindi di uno sfoggio di potenza e di esaltazione del potere repressivo, sotto le mentite spoglie della tutela della pubblica sicurezza che si manifesta anche nelle innumerevoli presenze, registrate puntualmente qui sull’Osservatorio, immancabilmente in divisa ed armate a parlare di violenza di genere o di bullismo tra i banchi scolastici. Una domanda (retorica) sorge spontanea: a questo punto, perché in divisa e con la pistola nella fondina? Forse oltre a confondere deterrenza con prevenzione si confonde anche l’autorità con l’autoritarismo? In conclusione si riempiono le tasche a “formatori e formatrici” in divisa e si svuotano quelle di chi ha studiato una vita per educare alla pace e alla convivenza futuri cittadini e cittadine consapevoli e pronte a difendere i propri diritti. Lamborghini Huracan in bella mostra Stefano Bertoldi, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Elogio della “cultura della difesa” all’ExpoAid 2026: il volto buono della militarizzazione!
Dal 25 al 27 giugno al Palacongressi di Rimini si è tenuto l’ExpoAid 2026, il più grande evento nazionale dedicato al Terzo settore e alle associazioni impegnate nel mondo delle disabilità. Tre giornate dedicate alla vita indipendente, alle malattie rare, al lavoro e allo sport per le persone con disabilità, con seminari che davano diritto a crediti formativi, laboratori, spettacoli cinematografici, dimostrazioni sportive con atleti paralimpici. Tra gli stand informativi erano presenti postazioni di tutte le Forze Armate. Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di finanza, Polizia penitenziaria, Esercito, Aeronautica Militare, Marina Militare, Capitanerie di porto, c’erano tutte, a raccontare la cultura della difesa.  La banda musicale della Marina Militare ha tenuto il concerto di inizio, poi è stato trasmesso un video dell’Amerigo Vespucci e la ministra per le disabilità Alessandra Locatelli ha ricordato l’iniziativa che nei mesi scorsi ha portato numerosi gruppi di persone con disabilità e dei loro accompagnatori, a visitare il veliero più antico della Marina Militare italiana. Nella programmazione erano previsti sei laboratori di primo soccorso e gestione delle emergenze a cura dell’Aeronautica Militare e dell’Arma dei Carabinieri, e altri interventi di personale dell’esercito e dei corpi di polizia nei seminari. Tra le autorità politiche intervenute anche la sottosegretaria alla Difesa Isabella Rauti che ha elencato alcune iniziative che le forze armate svolgono in sinergia con il Terzo settore “per non lasciare indietro nessuno”. L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università denuncia la cooperazione del settore Difesa con il Terzo settore come preludio di una continuità ancora più stretta in futuro. È tutto studiato a tavolino, come possiamo leggere nel programma di comunicazione 2025 del ministero della Difesa. Ne ha parlato Serena Tusini al nostro convegno nazionale del 2025 (vedi qui). Visti gli immani investimenti militari degli ultimi anni, la corposa presenza delle forze armate negli spazi pubblici e ricreativi è una operazione mirata di comunicazione per raggiungere audience specifiche e coinvolgerle nel sentimento nazionalista e securitario, creare consenso e promuovere il reclutamento volontario. Come aderenti all’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università da più di tre anni raccogliamo dati e documenti che avvalorino la nostra tesi di una maggiore militarizzazione della cultura e della società civile. La presenza consistente e sempre più frequente delle forze armate negli spazi della società civile, per quel pubblico che non guarda il mondo con una lente critica, potrebbe apparire una tendenza come un’altra, destinata a passare. Noi crediamo invece che la militarizzazione della società sia un fenomeno strutturale preoccupante, che porterà maggiore povertà e ricattabilità per tutta la popolazione italiana, europea e mondiale e una angosciante subordinazione della gente comune ai programmi bellici attuali e futuri. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Torino, la gamification al Salone del Libro: strategia didattica… Dell’Esercito Italiano
L’Esercito Italiano è “ospite” fisso ormai da anni al Salone Internazionale del Libro di Torino (come pure Marina Militare, Polizia di Stato e Aeronautica Militare) dove grazie all’investimento del Ministero della Difesa ha allestito tutto un suo padiglione (così occupando un altro spazio del mondo civile). Quest’anno l’esercito, fra altri temi, si è focalizzato proprio su una di quelle “strategie didattiche innovative” descritte dai manuali di didattica e pedagogia moderni: la gamification. Come Osservatorio abbiamo deciso di approfondire. Il padiglione è uno spazio in cui l’Esercito Italiano attraverso libri, conferenze, laboratori diffonde alle giovani generazioni la Cultura della Difesa: la presenza delle Forze Armate negli spazi civili fa parte di una strategia militare per avvicinare la popolazione ai – cosiddetti – “valori della difesa e della sicurezza nazionale”, per -così dire – “difendere i valori democratici della nostra società”. Quest’anno al Salone del libro dal 14 maggio e il 18 maggio, tra i vari eventi proposti dall’Esercito, uno in particolare salta all’occhio: > «La Gamification per l’attrazione e la valorizzazione dei talenti”. La Difesa > evolve: simulatori e gamification potenziano l’uso di droni FPV e modelli > autocostruiti. Un metodo che abbatte i costi e accelera il reclutamento, > ottimizzando l’efficacia sul campo.» Sebbene la gamification, traducibile in italiano come “ludicizzazione”, consista nel contesto educativo nell’utilizzare il gioco per facilitare il processo d’apprendimento, nel contesto militare del Salone del Libro di Torino si è inteso come l’utilizzo di elementi tratti dai videogiochi all’interno di contesti non ludici [ndr: bellici] e viene ampiamente utilizzata dalle Forze Armate, in particolare nel reclutamento, addestramento dei soldati e l’utilizzo dei droni. Così, attraverso l’uso di simulatori, giochi a punti e ricompense, il comparto militare riesce ad attrarre giovani e a normalizzare l’idea della guerra. L’utilizzo per la prima volta di questa strategia è stato nel 2002 negli Stati Uniti quando, dopo l’attentato alle torri gemelle, l’esercito americano ha sviluppato e pubblicato il videogioco “America’s Army”. L’obiettivo era quello di informare, istruire e di fornire un’esperienza ludica alle potenziali reclute. Gli Stati Uniti non sono un caso isolato: Israele infatti nel 2012 nel blog delle forze armate israeliane, Israel Defense forces (IDF), ha inserito il virtual game “IDF Ranks: The Virtual Army Game”. Il gioco consiste nel premiare i lettori in base al supporto e alle condivisioni fornite attraverso punti e badge fino ad ottenere il massimo grado di “Lieutenant General” che significa comandante virtuale dell’esercito israeliano. La gamification viene utilizzata anche per lo scopo di addestrare, migliorare la performance e la motivazione dei soldati. Un esempio recente è l’utilizzo della gamification tra i soldati ucraini. I soldati vengono premiati a colpire mezzi o truppe russe tramite l’utilizzo dei droni: in base alla difficoltà del bersaglio, come soldati russi, carri armati, sistema lanciarazzi, vengono assegnati dei punti. Lo scopo del sistema da una parte è quello di dare motivazione alle unità militari e dall’altro di avere un flusso continuo di dati utili. Uno degli utilizzi della gamification da parte dell’Esercito Italiano è esemplificato dalla loro presenza decennale alla fiera del fumetto Lucca Comics & Games. Nel loro stand è possibile simulare guide di mezzi militari in scenari operativi, sfogliare la loro rivista e parlare a tu per tu con qualche ufficiale. È evidente che come nel caso del Salone del Libro di Torino, l’Esercito Italiano non sia una presenza neutra. Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università rifiutiamo questa ingerenza sempre più massiccia delle Forze Armate all’interno degli spazi pubblici. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
Nasce “Difesa Channel”: un nuovo canale dedicato alla “Cultura della Difesa” e alla propaganda bellica
Difesa Channel sta per nascere, ne danno notizia alcuni siti e giornali (ad esempio Il Fatto Quotidiano), un canale analogo a Netflix interamente dedicato alle forze armate e artefice di questo progetto sarà la società in house legata al Ministero della Difesa ossia Difesa Servizi. Il bando, in scadenza il prossimo 4 giugno, è scaricabile dal sito della società in questione al seguente link: https://www.difesaservizi.it/avviso-esplorativo-zona-militare-club-piattaforma-tv-ott E da questa pagina traiamo alcune informazioni sul progetto: «Difesa Servizi S.p.A., Società in house del Ministero della Difesa, intende procedere ad un’indagine esplorativa per l’acquisizione di “domande di partecipazione” (FASE I) inerenti alla partecipazione  ad una successiva procedura competitiva (FASE II) finalizzata all’affidamento, mediante contratto attivo, della concessione in licenza, in regime di esclusiva, del Brand “Zona Militare Club” per la classe merceologica 38, nonché in regime non di esclusiva per la classe merceologica 35, ai fini della  realizzazione, messa in esercizio, gestione, sviluppo editoriale, tecnologico e commerciale di una  Piattaforma televisiva OTT dedicata al mondo della Difesa, identificata con il segno “ZMC+”. Difesa Servizi ha appena fis­sato al 4 giu­gno il ter­mine per raccogliere le manifestazioni di interesse all’affidamento della licenza d’uso e di sfruttamento commerciale del brand “Zona Militare Club” per i servizi legati alle telecomunicazioni e per pubblicità e marketing “ai fini della realizzazione, messa in esercizio, gestione, svi­luppo edi­to­riale, tecnologico e commerciale di una Piat­ta­forma televisiva dedicata al mondo della Difesa». Siamo davanti a un progetto ideologico e commerciale che scaturisce dalla necessità di promuovere non solo la cosiddetta cultura della Difesa, ma anche di vendere nel mondo il brand della difesa, infatti la società in house viene incaricata di gestire questo progetto vigilando sullo stesso come una normale stazione appaltante. Un’operazione di business e di mera propaganda per dotare il Ministero della difesa di uno strumento propagandistico bello e buono e con soldi pubblici. Siamo davanti ad un progetto ambizioso, cioè quello di dotarsi di un vero e proprio canale monotematico di promozione della cultura della difesa, una piattaforma alla quale accedere con estrema facilità per favorire la diffusione dei messaggi con una serie di contenuti che spazieranno da documentari a interviste, da film a iniziative di semplice propaganda, innumerevoli servizi, digitali e non, funzionali magari al ripristino della leva, alla diffusione di culture favorevoli ad accrescere le spese militari, un canale che si avvarrà di  abbonamenti, pubblicità, sponsorizzazioni «nel rispetto dei valori, dell’immagine e delle esigenze istituzionali della Difesa». Una propaganda bellica di cui non c’era assolutamente bisogno in un momento storico che vede aperti più fronti di guerra dal Mediterraneo all’Europa dell’est. E, soprattutto, una propaganda indirizzata alla normalizzazione della guerra, alla diffusione della cultura della difesa che viene effettuata con i soldi pubblici sottratti alla sanità e alla istruzione. Ricordiamoci di questo scempio quando una scuola chiuderà per mancata ristrutturazione, quando non basteranno sei mesi per una visita specialistica, quando saranno cancellati voli per il caro carburanti. BASTA CON LA PROPAGANDA DI GUERRA! Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente