Geopolitica e Geostrategia all’Università di Bologna: un corso da guardare con lente criticaFino al 15 maggio 2026 l’Università di Bologna ospita il corso di Geopolitica e
Geostrategia, attivato presso il Campus di Ravenna nell’ambito della Laurea in
Storia, società e culture del Mediterraneo.
AISS, AISEM e Quaser Srl affiancano l’iniziativa. Per i professionisti della
sicurezza si tratta di un percorso che prevede il riconoscimento di crediti
certificativi fino a 30 punti ai fini della qualificazione professionale. Fin
qui, nulla di insolito. Tuttavia, il contesto solleva interrogativi più ampi.
A prima vista, il corso può apparire come un’occasione di formazione di alto
profilo. Nondimeno, il “nuovo insegnamento” si inserisce in una tendenza più
generale in cui i percorsi universitari sono strutturati con soggetti attivi nel
campo della sicurezza e della difesa.
Il programma spazia dai chokepoint marittimi alla cyberwarfare, dalle guerre
ibride alla geostrategia globale, con la partecipazione di docenti universitari,
ex esponenti delle Forze Armate, diplomatici ed esperti provenienti da ambiti
istituzionali e professionali diversi. Un insieme così qualificato apre una
domanda di fondo: quale rapporto si sta definendo tra produzione accademica del
sapere e costruzione di competenze immediatamente spendibili in settori
strategici e industriali?
Un ulteriore elemento riguarda la sovrapposizione tra formazione universitaria e
sistemi di crediti professionali esterni. Il corso rientra nell’offerta
accademica dell’Ateneo, ma produce anche effetti nel circuito della
certificazione professionale. Questo doppio livello, pur formalmente legittimo,
solleva interrogativi sul confine tra funzione pubblica della didattica e sua
valorizzazione in ambiti esterni.
In questo quadro, la questione non riguarda la legittimità dei contenuti –
pienamente coerenti con lo studio della geopolitica contemporanea – quanto il
modo in cui tali contenuti si collocano in un ecosistema formativo sempre più
integrato con soggetti professionali esterni, che includono anche ambiti
istituzionali e operativi legati alla sicurezza, alla difesa e alle
organizzazioni internazionali (NATO).
In una fase storica in cui università, imprese e attori istituzionali
interagiscono sempre più attraverso progetti, finanziamenti e percorsi formativi
ibridi, il confine tra didattica, comunicazione istituzionale e formazione
professionale tende a diventare progressivamente meno nitido, con il rischio che
la produzione del sapere accademico si trovi sempre più spesso a dialogare – e
in alcuni casi a sovrapporsi – con esigenze formative espresse da settori
operativi della sicurezza e della difesa.
L’analisi dei fabbisogni del nuovo corso di Geopolitica e Geostrategia
dell’Università di Bologna (Campus di Ravenna) si concentra sulla necessità di
formare figure professionali capaci di interpretare le sfide poste dai nuovi
domini della conflittualità. I punti chiave su cui si basa l’offerta formativa
includono:
– nuovi scenari di minaccia: Il corso risponde alla domanda di esperti in grado
di analizzare le guerre ibride, le operazioni “proxy” e “false flag”, il
terrorismo e la guerra asimmetrica;
– sicurezza nei domini digitali: è emerso un forte fabbisogno di competenze
relative alla guerra cognitiva nell’infosfera, comprendendo information warfare,
cyber warfare e la gestione degli attacchi informatici da parte di attori non
statali;
– settore privato e Security Management: una parte centrale dell’analisi
riguarda la crescente necessità di figure come i Security Manager, specializzati
nel comprendere la geopolitica e la geoeconomia per guidare le strategie
aziendali in contesti globali complessi;
– ambito istituzionale e intelligence: La formazione mira a fornire strumenti
analitici coerenti con le necessità di enti come l’Agenzia per la Cybersicurezza
Nazionale (ACN) e i servizi di informazione e sicurezza (AISI, AISE),
affrontando temi come la proliferazione delle armi di distruzione di massa e le
minacce CBNR.
L’insegnamento è strutturato per integrare teoria e pratica attraverso tavole
rotonde con figure di vertice delle Forze Armate, della Magistratura e dei
Servizi di sicurezza. I principali beneficiari delle figure professionali
formate dal corso in Geopolitica e Geostrategia sono enti e organizzazioni
operanti in ambiti critici per la sicurezza nazionale e internazionale. Nello
specifico, i soggetti che trarranno vantaggio da queste competenze sono:
– aziende del settore privato: le imprese necessitano di Security Manager
esperti in geopolitica e geoeconomia per gestire i rischi globali e proteggere
gli asset aziendali;
– agenzie di Sicurezza Nazionale: enti istituzionali come l’ACN (Agenzia per la
Cybersicurezza Nazionale) e i servizi di informazione (come AISI e AISE)
beneficiano di analisti formati su guerra cognitiva, cyber warfare e contrasto
alla proliferazione di armi;
– istituzioni internazionali e Forze Armate: organizzazioni che operano in
contesti di difesa e cooperazione internazionale (es. ambito NATO o corpi
militari) che richiedono esperti in conflitti ibridi e minacce asimmetriche;
– settore dell’informazione: testate giornalistiche e centri di analisi che
necessitano di figure capaci di interpretare la “strategia dell’inganno” e
l’information warfare nell’infosfera.
– fondazioni e think tank: organizzazioni come la fondazione MedOr che si
occupano di analisi strategica e relazioni internazionali.
L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
esprime la sua preoccupazione per come un Ateneo statale prestigioso come UNIBO
si presti alle logiche della militarizzazione dei luoghi del sapere accettando
di progettare ed erogare un percorso di laurea che va chiaramente a formare i
professionisti della guerra del prossimo futuro per realtà che nulla hanno a che
fare con il progresso della società, ma che seguono logiche di stampo
imperialista e colonialista, oltre che di controllo securitario e di censura.
Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
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