[radio africa] Radio Africa: Senegal, Kenya, Mali
Senegal: la rottura fra il primo ministro Sonko e il presidente Diomaye Faye,
già evidente si è manifestata con la destituzione del primo ministro e del suo
governo. L’apertura della crisi politica ha portato ad un scontro istituzionale
in quanto Sonko è stato eletto presidente dell’Assemblea Nazionale controllato
dal partito del Pastef che aveva espresso anche il presidente Faye. La crisi
giunge in un momento in cui la situazione finanziaria del Senegal è gravata da
un enorme debito pubblico, pari al 132% del PIL, la cui gestione è motivo di
forte contrasto tra il capo dello Stato e il suo ex primo ministro. Il
presidente Faye intende avviare un nuovo programma di aiuti con il Fondo
Monetario Internazionale (FMI), mentre Ousmane Sonko sostiene un approccio più
critico verso i diktat delle istituzioni monetarie. Al momento del suo
insediamento nel 2024, le nuove autorità accusarono l'amministrazione dell'ex
presidente Macky Sall di aver occultato parte del debito nazionale, portando
alla sospensione del programma di aiuti del FMI da 1,8 miliardi di dollari.
Kenya: il 19 maggio Nairobi e diverse altre grandi città del Kenya sono state
teatro di proteste contro l’aumento del prezzo dei carburanti e negli scontri
con la polizia sono morte almeno quattro persone e ci sono stati centinaia di
arresti. A promuovere la mobilitazione che ha visto l’adesione di altri settori
della società keniana e ha bloccato le attività del paese, è stata la La
Transport Sector Alliance la sigla che riunisce operatori di matatu, camionisti,
boda boda, taxi digitali, mezzi turistici e imprese della logistica. La
richiesta principale è il ritiro dell’aumento del prezzo dei carburanti
innalzati dalla decisione del governo giustificata dalla guerra con l’Iran, che
hanno compresso le forniture globali di petrolio e gas. Ma la protesta va oltre
la questione , per quanto seria, del prezzo del carburante ma riguarda le
condizioni di vita della maggioranza dei keniani per cui ogni aumento dei costi
di base diventa immediatamente una crisi sociale.
Mali: in Mali continuano gli assalti del JNIM (Gruppo per il Sostegno dell'Islam
e dei Musulmani) contro vari villaggi nel nord ,con un saldo di decine di morti
e continuano anche gli omicidi mirati contro chi non si sottomette alla sharia
imposta dai jihadisti. Diversi camion senegalesi sono stati attaccati sul
corridoio che collega le due capitali, mentre Bamako rimane sotto blocco
jihadista. Questa situazione sta riaccendendo le tensioni al confine. Arrivano
denunce sull’utilizzo di bombe a grappolo da parte dell’esercito maliano e dei
suoi alleati russi ,mentre Kidal, riconquistata dopo gli attacchi del 25 aprile
2026,è ancora nelle mani degli insorti.