Tag - francesco guccini

Quell’incontro con Guccini quando avevo 17 anni
Maestro Francesco Guccini, ricordo che a 17 anni, quando ero studentessa di liceo classico, sono venuta a trovarti in via Paolo Fabbri 43 a Bologna, perché insieme abbiamo organizzato la presentazione di un tuo libro. E ci ha fatto incontrare il mitico preside Antonio Silva, allora presidente del Club Tenco. Così ti voglio ricordare. Grazie e un bell’abbraccio. Laura Ero allora una giovane studentessa, quando, con il liceo che frequentavo e l’ITIS di Desio (Monza e Brianza), tramite il Club Tenco e lo storico presentatore del Premio, dedicato appunto a Luigi Tenco – che si svolge annualmente presso il teatro Ariston di Sanremo – il Preside Antonio Silva, abbiamo organizzato un importante evento con il Maestro Francesco Guccini. In quell’occasione Guccini ha regalato un’esclusiva e davvero molto preziosa e apprezzata anteprima, riservata a noi ragazzi, del suo allora, ultimo libro, ancora in via di produzione, dal titolo Vacca d’un Cane – correva l’anno 1992 – in cui raccontava dei luoghi del dopoguerra che gli sono rimasti nel cuore. All’interno del libro, edito, successivamente, nel 1993, il musico diviene scrittore e descrive le difficoltà di un itinerario praticato attraverso il disastro postbellico, a cui si aggiunge la ritrosia di Francesco, bambino di soli cinque anni, a seguire i genitori, lasciando il famigliare e sicuro nido di Pàvana per un incerto e imprevedibile inurbamento, come lui ama ricordare nella canzone Piccola Città: “cento finestre, un cortile, le voci, le liti e la miseria: io, la montagna nel cuore, scoprivo l’odore del dopoguerra”. Insomma quando il nostro Guccini canta, con felice sintesi, di questa “piccola città, bastardo posto”, traduce la memoria storica degli eventi ed esplicita un suo malessere personale, un disagio esistenziale, che non si discosta molto dalla realtà sociale di quegli anni. In un quartiere di Modena situato tra “la Via Emilia e il West”, Guccini comincia a conoscere i suoi compagni di avventura musicale e non solo, con i quali si esibisce in modi e ambiti al limite dell’informalità e della trasgressione, in bar, osterie, circoli culturali, carceri, fabbriche occupate o dismesse, teatri e teatrini, prima di approdare alle dimensioni degli stadi e dei palasport. Fino alla sua prima maturità, Guccini si è sempre esibito con modalità artigianali, vicine alla tradizione del cantastorie più che del cantautore, affrontando i sentieri delle osterie, dei cabaret, dell’affabulazione fulminante e coinvolgente, dell’esibizione schietta, essenziale e immediata che denuncia la precarietà dell’esistere, caratterizzata dal sottile spleen di baudelairiana memoria, da una velata malinconia e al contempo agguerrita passione di denuncia sociale. Tutta questa narrazione è raccolta nel nostro libro dal titolo Francesco Guccini in concerto, in cui Giunti Editore vuole rendere un altro omaggio al Maestro, avvalendosi dell’impegno di due straordinari ricercatori e collezionisti, Claudio Sassi e Odoardo Semellini, che hanno raccolto e riesumato una notevole e impressionante quantità di materiali inediti, dal profondo degli archivi, da cui hanno estrapolato manifesti, memorabilia, locandine, ritagli di giornale, interviste e biografie. Alle testimonianze, raccolte appositamente per questo volume, si sono aggiunti i racconti e le memorie dei tanti musicisti che hanno accompagnato il Cantautore nel tempo, da Flaco Biondini a Ellade Bandini, fino alle performance con il Club Tenco e ai duetti con Vecchioni, la Nannini, Ligabue, tramite approfondimenti collegati alla sua attività in studio e alla vita quotidiana, negli anni delle leggendarie notti all’Osteria delle Dame a Bologna e nel paesaggio pittoresco dell’Appennino Tosco Emiliano, intriso del clima triste e dimesso del dopoguerra, che, invece, è diventato, col tempo, una dimensione mitologica e poi storica della prima canzone d’Autore nel nostro Paese. Tutto questo nella straordinaria e sconosciuta trama esistenziale, intrisa di dialoghi, incontri, rapporti, progetti, in seguito a date, eventi, occasioni di un Cantautore che, negli anni, ha saputo intrattenere il suo pubblico, creando un legame empatico, caldo, coinvolgente, raccontato in questo nostro libro biografico che si è trasformato, man mano che veniva composto e prendeva forma, nel racconto pittoresco e avvincente di uno dei personaggi più impegnati e contestatori della canzone italiana, schierato per i significati ultimi della giustizia sociale, dell’uguaglianza dei diritti tra tutti gli esseri umani, con imprescindibile e costante coerenza, attraverso le doti artistiche più alte della semplicità, dell’immediatezza, dell’umanità, dell’impegno sociale, dell’amore per la musica e per il pubblico in un connubio armonioso, nel crescendo entusiastico dei concerti, senza eccessi maldestri di protagonismo, ma sempre al limite del goliardico, nel gusto della trasgressione sagace, nella ricerca dell’ironia, attraverso il piacere della compagnia, dell’avventura, alla luce della sapiente e vissuta sperimentazione artistica e musicale. A proposito del libro di Odoardo Semellini e Brunetto Salvarani “Di questa cosa che chiami vita”, Il Margine edizioni   In questa opera, un grande amore degli Autori per la loro stupenda terra, nella sua semplicità. La Grande Madre dai portici possenti e imponenti come braccia contadine a cullare tutti i “piccoli” nati dalla Fertile Terra Emiliana. Un ringraziamento profondo per quanto hanno ricevuto dalla vita, per l’ambiente nel quale sono cresciuti e per le opportunità offerte. Gli Autori, Brunetto Salvarani e Odoardo Semellini, amano parlare del proprio conterraneo Francesco Guccini perché ne apprezzano le qualità artistiche nell’insieme e l’onestà intellettuale nei confronti di altri cantautori, autori, scrittori e poeti, dai quali attinge spesso anche tutto ciò che ispirano con schiettezza e simpatica ironia. Trattare di Francesco Guccini potrebbe sembrare semplice, se non riduttivo agli occhi di chi lo conosce solo come cantautore. Iniziando la lettura di questo godibilissimo libro “sul Nostro amato conterraneo” i due sensibili Autori hanno quasi scoperto il notevole sapere di cui è permeato l’artista, non solo per la cultura varia e complessa, ma anche per la capacità di porla a servizio della propria arte compositoria, al fine di elargirla al suo amato e appassionato pubblico. Si ringraziano i due Autori per questa vasta e ricca panoramica sul Guccini che tutti accogliamo prevalentemente e sovente come cantautore con la chitarra a tracolla e l’aspetto dolce e burbero, quale personaggio artistico caratterizzato dalla peculiare e attenta ricerca di un sapere dotto, ma semplice e di tanta sensibilità. L’artista dimostra un’encomiabile considerazione che attribuisce e accorda agli amici, particolarmente quelli incontrati, conosciuti e vissuti all’ombra delle “osterie di fuori porta” e dei portici della bella e opulenta Bologna, grande madre, “donna emiliana di zigomo forte, capace d’amore e di morte”. E’ il suo vivere in quel mondo di notte, procrastinando una lunghissima età giovanile, “con Sartre che pontificava e Baudelaire” che cantava tra l’assenzio, un’esistenza, all’insegna dello spleen, dalla quale si impara tanto e tanto si rende. L’amore di amici “tanti quanti i denti in bocca a certi vecchi” ha determinato un sentito apprezzamento per la convivialità. Di amici ne ha avuti tanti di cui rimpiange la dipartita e che gli fanno vivere quel senso di solitudine avvertibile solo ora, quando l’età lo costringe a far di conto. Spera comunque che qualcosa di loro permanga in quelli futuri. Sicuramente di Guccini rimane e rimarrà anche l’ammirazione infinita per la costante coerenza con ciò che dice e pensa, che accompagnerà altre generazioni di giovani e artisti che dalla sua produzione potranno attingere l’amore, la solidarietà, l’ironia. (Laura Tussi in collaborazione con il suo papà Giulio)   Laura Tussi
August 8, 2026
Pressenza
A canzoni non si fan rivoluzioni. Si, ma…
Ricordo perfettamente la serata del 6 maggio 1976. Ero al Palalido di Milano, a un concerto di Francesco Guccini. Tutti avvertimmo, per qualche secondo, una strana vibrazione del pavimento. Ma l’attribuimmo a un errore dell’amplificazione, lanciata troppo forte. Solo al rientro a casa prendemmo coscienza che si era trattato del […] L'articolo A canzoni non si fan rivoluzioni. Si, ma… su Contropiano.
August 8, 2026
Contropiano
Guccini: credo sia più un effetto vintage!
Come quelli della mia generazione (una parte ovviamente…) seguivo Guccini. Non ero “perdutamente innamorato” delle sue liriche perché percepivo un intimismo che travalicava la “dichiarazione diretta”. Certo “La Locomotiva” non lasciava spazio a fraintendimenti ma quel treno piaceva “sognarlo” e non vederlo sferragliare sui binari per davvero. Volendo usare una […] L'articolo Guccini: credo sia più un effetto vintage! su Contropiano.
August 7, 2026
Contropiano
È morto Francesco Guccini: il nostro ricordo del cantastorie
Da Eskimo a Piazza Alimonda, senza essere un militante in senso stretto ma rimanendo sempre nel solco dei veri cantastorie, Francesco Guccini ha raccontato un’Italia che non si omologava. Per questo il nostro tributo al cantautore e scrittore emiliano è profondo e sentito. Un tempo i cantastorie andavano di paese in paese, di quartiere in quartiere: accompagnati dalla musica, raccontavano le storie popolari ed erano la coscienza profonda delle persone, spesso anche di chi non sapeva né leggere né scrivere. Nell’era delle case discografiche e della scuola di massa, Francesco è riuscito a mantenere intatta questa cifra identitaria, a non vendersi mai. Come cantava ne L’Avvelenata. A lui dobbiamo la trasmissione costante di contenuti e posizioni libertarie e anticlericali, mantenute vive anche dopo che il vento del ’68 — che fu alla base del successo della canzone d’autore e della riscoperta del folk — si è progressivamente esaurito. Senza dimenticare il profondo afflato pacifista di brani universali come Auschwitz. Lo vogliamo ricordare con la forza fiera delle sue parole, come quelle della sua celebre Cyrano: “Venite gente vuota, facciamola finita voi preti che vendete a tutti un’altra vita se c’è, come voi dite, un Dio nell’infinito guardatevi nel cuore, l’avete già tradito. E voi materialisti col vostro chiodo fisso che Dio è morto e l’uomo è solo in questo abisso le verità cercate per terra da maiali tenetevi le ghiande, lasciatemi le ali. Tornate a casa nani, levatevi davanti per la mia rabbia enorme mi servono giganti. Ai dogmi e ai pregiudizi da sempre non abbocco e al fin della licenza io non perdono e tocco! Io non perdono, non perdono e tocco!” Che le tue ali ci portino ancora lontano dalle ghiande. Ciao Francesco.     Redazione Italia
August 6, 2026
Pressenza
«Non siam scappati più»
di Bruno Lai 29 aprile 1945: nasce Paolo Pietrangeli. In un certo senso, potremmo considerare Paolo Pietrangeli un “figlio d’arte”. I genitori, infatti, sono il regista Antonio Pietrangeli e la montatrice cinematografica Margherita Ferrone. Paolo Pietrangeli è un intellettuale poliedrico, che svolge un ruolo fondamentale per la cultura italiana del secondo Novecento. Pietrangeli è, prima di tutto, un uomo di