Conferenza di Santa Marta, la marcia dei popoli chiude tre giorni di lotta: “Impegni per la vita, non per la morte”
Le strade di Santa Marta oggi si sono riempite di voci, colori e rivendicazioni.
La marcia dei popoli per un futuro libero dai combustibili fossili ha
attraversato la città colombiana, chiudendo tre giorni intensi di incontri,
assemblee e confronti sulla riconversione ecologica e su come garantire
giustizia ambientale, sociale ed economica. Non una semplice manifestazione, ma
il punto di arrivo – e allo stesso tempo di ripartenza – di un processo
costruito dal basso, “dai popoli e per i popoli”.
A guidare il corteo lo striscione che ha fatto da sfondo all’assemblea plenaria
del 26 aprile: “Uscita dai fossili rapida, giusta ed equa”. La musica scandisce
il passo, non solo come accompagnamento ma come pratica politica. Al centro
delle richieste c’è la dichiarazione dei popoli per un futuro libero dai
fossili, approvata al termine dell’assemblea. Tante le voci che si alternano,
intrecciando esperienze locali provenienti da tutto il mondo.
“Non saremmo potuti arrivare qui senza un lavoro territoriale”, raccontano
Gamozo e Chucurí del movimento Ríos Vivos Colombia, che riunisce persone colpite
dalle dighe e dalle crisi ambientali in America Latina. “Abbiamo costruito
dialoghi, raccolto voci di bambini, giovani, donne, comunità. Questa marcia
rappresenta tutto questo.” Il messaggio è netto: stop alla proliferazione dei
combustibili fossili, “né qui, né altrove, né ora, né mai”.
Al centro c’è anche la richiesta di autonomia dei territori, vista come
condizione necessaria per superare la dipendenza da petrolio, gas e carbone.
Un’autonomia che passa dall’educazione ambientale popolare e da una profonda
trasformazione della matrice minerario-energetica, capace di ripensare non solo
la produzione, ma l’intero modello di vita e consumo.
Sharif Jamil, di Buriganga Riverkeeper e responsabile di Waterkeepers
Bangladesh, racconta di villaggi che ogni giorno rischiano di scomparire,
comunità che si addormentano senza sapere se avranno ancora una terra al
risveglio. “Non riguarda solo il Bangladesh: succede anche in Pakistan, in
Nepal, nelle Filippine. È la stessa lotta”. Conclude denunciando il fallimento
delle promesse internazionali: “Ci incontriamo da anni alle COP, ma gli impegni
non vengono rispettati e l’industria fossile continua ad espandersi e incassare
sempre di più. Qui a Santa Marta stiamo costruendo una frontiera politica
nuova!”
Dalla prospettiva sindacale, Iván González, della Confederazione dei lavoratori
delle Americhe, mette in fila tre punti: la crisi globale alimentata da guerre e
sfruttamento, l’“architettura dell’impunità” che protegge multinazionali e
potenze e l’impossibilità di una transizione che sacrifichi lavoratori,
lavoratrici e comunità. “Senza diritti non c’è transizione giusta. La
riconversione sarà femminista e popolare, oppure non sarà”.
“Il percorso che ci ha portato fin qui nasce da anni di lotte contro un sistema
basato su espropriazione, violenza e saccheggio”, spiega Juliana di Barranquilla
+20. “Serve un cambio di paradigma che metta al centro la cura, a partire dalle
economie femministe e dalle comunità e che costruisca una giustizia davvero
riparativa. Non basta una transizione tecnologica: serve una trasformazione
profonda, capace di superare le false soluzioni e rafforzare le alternative già
esistenti”.
“Abbasso la rimilitarizzazione dei Caraibi”, rilancia Federico Moscoso,
dell’organizzazione El Puente di Porto Rico. “Abbasso gli interventi militari ed
economici che promuovono la morte; abbasso l’estrattivismo; abbasso i sistemi di
oppressione. Viva l’unità dei popoli che difendono la vita e la Madre Terra.”
José Daniel, conosciuto come Caporalito, ha 9 anni ed è un bambino di Mocoa,
Putumayo, nell’Amazzonia colombiana, leader, musicista e parte del vivaio
“Radici Ancestrali” dell’Associazione di Donne Indigene Custodi della Medicina
Tradizionale. “Porto un piccolo messaggio di cura,” dice. “Prima di arrivare
qui, abbiamo parlato della cura del nostro territorio, definendo bisogni,
impegni ed esigenze che qui oggi rappresentiamo tutti insieme. Abbiamo bisogno
di acqua pulita per vivere, di un territorio sano, di un vento purificato
affinché possiamo respirare e dobbiamo difenderli.”
Dalle strade di Santa Marta, i movimenti rilanciano una richiesta chiara: un
trattato globale per la non proliferazione dei combustibili fossili, regole
vincolanti per le imprese e una riconversione costruita dal basso.
Basta fossili, basta sfruttamento, basta rinvii. La realtà che vogliamo si
costruisce dal basso, hanno cantato in corteo a gran voce. E oggi, in questa
città affacciata sul Mar dei Caraibi, quella realtà ha preso voce e spazio. I
popoli hanno già scelto da che parte stare. Ora tocca alla politica decidere.
Francesca Palmi, GEA – Giustizia Ecologica e Ambientale
Link agli articoli precedenti:
https://www.pressenza.com/it/2026/04/dal-24-al-29-aprile-si-terra-in-colombia-la-prima-conferenza-internazionale-per-labbandono-dei-combustibili-fossili/
https://www.pressenza.com/it/2026/04/carovana-ecologista-emilia-romagna/
https://www.pressenza.com/it/2026/04/la-conferenza-di-santa-marta-e-il-legame-tra-combustibili-fossili-armi-e-guerre/
https://www.pressenza.com/it/2026/04/e-iniziata-a-santa-marta-in-colombia-la-conferenza-internazionale-per-leliminazione-dei-combustibili-fossili/
https://www.pressenza.com/it/2026/04/conferenza-di-santa-marta-il-trattato-sui-combustibili-fossili-come-nuova-frontiera-politica-globale/
https://www.pressenza.com/it/2026/04/a-santa-marta-le-donne-indicano-la-trasformazione-oltre-il-fossile/
Redazione Italia