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Lunedì per Gaza – La loro fame è la nostra
Lo scorso 8 settembre 2025 è stata lanciata la campagna internazionale
#Mondays4Gaza, che si svolge ogni lunedì, per l’intera giornata (00:00 – 23:59),
ovunque nel mondo.
Palestinesi, israeliani-e e internazionali hanno iniziato a digiunare ogni
lunedì in solidarietà con la popolazione di Gaza.
Il digiuno è un “atto spirituale di resistenza”: un modo per “restare umani in
un mondo che diventa insensibile”, “creare presenza” e “rompere la continuità”.
L’attivista Mai Shahin, palestinese, co-fondatrice di Satyam e membro di
Combatants for Peace, ha detto: “Questo sciopero della fame non è solo una
protesta. È un appello alla liberazione collettiva — per tutti i popoli, dal
fiume al mare. Musulmani, ebrei, cristiani. Nessuno sarà liber@ finché tutti-e
non lo saranno.”
#Mondays4Gaza è stata promossa da @their_hunger_is_ours, Combatants for Peace
@combatantsforpeace_english, Satyam @satyamhomeland e American Friends of
Combatants for Peace @afcfpeace.
La campagna invita a:
Partecipare alle call su Zoom del lunedì sera (ore 20:00, ora di Gerusalemme)
per collegarsi con attivisti-e da diversi Paesi.
Unirsi al movimento: digiunare (ognun@ nel modo e nella misura che può),
testimoniare, resistere.
LINKS
https://linktr.ee/mondays4gaza
https://www.instagram.com/p/DOOe7SWCK5i/?utm_source=ig_web_copy_link&igsh=MzRlODBiNWFlZA==
https://www.instagram.com/reel/DMpkAQOoeCE/?utm_source=ig_web_copy_link&igsh=MzRlODBiNWFlZA==
Ilaria Olimpico
La lotta paga: il gruppo di digiuno è stato presente alla Fiera dell’oro e dei diamanti di Vicenza
Gazebo autorizzato: “Staffetta digiunanti per Gaza, Vicenza” presente alla Fiera
dell’oro e dei diamanti di Vicenza da venerdì 4 settembre sino a lunedì 8
settembre compresi.
In questi giorni di fiera abbiamo riscontrato tanti consensi. Molte persone sono
venute a complimentarsi, a stringerci le mani, a chiedere di fotografare il
gazebo oppure a farsi fotografare. Abbiamo raccolto diversi soldi destinati a
Freedom Flotilla Italia, parlato, condiviso, esposto locandine, volantini etc.
Per contro siamo state insultate, ci hanno sputato addosso, ci è stato augurato
di venire stuprate, hanno strappato locandine, sono venuti in cinque per
spaccare il gazebo e picchiarci e sono dovute intervenire due volanti della
polizia per fermarli.
Abbiamo visto e percepito molta solidarietà da parte degli espositori e abbiamo
visto e percepito profondo odio da parte dei sionisti che si sono sempre
identificati con frasi del tipo “Bibi is the king”, “We will kill all
palestinians and then we will come for you” , “I am the genocide” (la frase più
ricorrente). Hanno mandato una persona grande e grossa per venire a spaccare
tutto … ma la Digos è intervenuta e uno degli agenti è stato aggredito
verbalmente pure lui.
Centinaia di visitatori ed espositori della fiera hanno assistito a queste scene
ed hanno potuto trarre le loro conclusioni come le abbiamo tratte noi.
Non si tratta solo della gomma tagliata a una delle auto delle digiunanti, che è
stato il primo e più evidente gesto intimidatorio. Non volevano che fossimo li.
Non volevano che difendessimo la Palestina. Non sopportavano la vista di una
grande bandiera palestinese che sventolava libera e fiera.
Il nostro digiuno, il nostro silenzio, il nostro non reagire alle loro continue
e incessanti provocazioni e ai loro insulti li ha fatti impazzire ancora di più
dalla rabbia, perché non avevano motivi per appellarsi alla rimozione del
gazebo, pertanto lo volevano distruggere con le loro stesse mani.
Possiamo chiudere gli occhi su questo?
Possiamo fingere di non vedere?
La domanda che mi sono fatta ieri sera prima di dormire è stata: ”Se la loro
rabbia in fiera era così grande da non riuscire a contenerla nemmeno dinanzi
alle volanti della polizia, se la loro arroganza era così grande da sputarci
addosso, da insultarci, da tentare di schiaffeggiarci, da augurarci il male e la
morte dinanzi a centinaia di spettatori, espositori e poliziotti … possiamo
immaginare, riusciamo ad immaginare cosa fanno a Gaza, in tutta la Palestina, in
Libano, in Siria, nello Yemen, a Betlemme, Gerusalemme, Jenin, Ramallah, Nablus,
Massafer Yatta, Al Khalil, alle donne, agli uomini e ai bambini, agli ulivi,
alle scuole e alle università … dietro al muro che hanno costruito anche per
tenere all’oscuro testimoni e giornalisti?
Forse non abbiamo ancora capito l’intensità della loro rabbia e del loro odio.
Sarebbe stato utile venire in fiera e “sentire” con l’anima e da vicino il
significato della parola “odio”.
Il sionismo è questo. La gomma tagliata è solo un micro evento rispetto al macro
di 4 giorni di fiera.
Lunga vita alla Palestina libera.
Lunga vita alla libertà.
Lunga vita alla giustizia.
Lunga vita alla verità.
Collettivo Staffetta Digiunanti per Gaza, Vicenza
Nei giorni precedenti era avvenuto l’atto vandalico contro l’auto di uno degli
organizzatori. Ecco i particolari:
Atto vandalico e vigliacco oggi alla Fiera dell’oro e dei diamanti di Vicenz ai
danni di uno degli organizzatori del presidio di denuncia del genocidio in atto
in Palestina. Durante questa fiera un’attivista che con coraggio e pacatezza
stava nel gazebo con il materiale informativo in solidarietà al popolo
palestinese è stata oggetto di un gesto vile e codardo. Non si è trattato di un
gesto casuale, ma di un’intimidazione politica. Le è stata squarciata con un
grosso coltello la gomma dell’ auto e questo è inaccettabile, perché in uno
Stato che si dice democratico non possiamo tollerare che chi si impegna per i
diritti umani venga minacciato o danneggiato per le sue idee.
Difendere la Palestina non è un crimine, è un atto di coscienza, è una presa di
posizione contro l’oppressione, contro la pulizia etnica e contro l’apartheid. A
chi ha squarciato quella gomma, forse pensando di spegnere un messaggio scomodo
diciamo questo: “Non ci fate paura e per ogni gomma squarciata ci saranno cento
nuovi volantini, mille nuove voci e un popolo sempre più consapevole”. È
intervenuta la Digos per prendere visione dell’accaduto e aprire un’indagine sul
fatto. Confidando in questa autorità, speriamo che il colpevole o i colpevoli
vengano identificati e garantiti alla giustizia. Perché oggi è toccato a lei, ma
domani potrebbe toccare a chiunque e sperando che siano solo gomme.
Collettivo Montecchio Maggiore per Gaza
ANBAMED
Genocidio a Gaza, la solidarietà e le parole non sono più sufficienti
Il 28 agosto 2025 più di 30.000 operatori sanitari hanno partecipato alla
giornata nazionale di digiuno contro il genocidio a Gaza. Il Presidente della
Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri
(FNOMCeO), il dottor Filippo Anelli si è espresso così: “Non possiamo restare
inerti e disarmati di fronte a tanta violenza. Nello stesso tempo, prendiamo le
distanze da ogni iniziativa di boicottaggio volta a danneggiare il popolo di
Israele, che è vittima e non responsabile di questa ingiusta guerra”.
Il Presidente ha omesso di ricordare le iniziative dei sanitari attive da oltre
20 mesi. Le richieste di azioni concrete da parte delle istituzioni sono state
avanzate più volte, l’ultima a maggio 2025 con un documento della rete Sanitari
per Gaza sottoscritto da oltre 50.000 operatori. La FNOMCeO ha ignorato
l’appello, nonostante il numero e la gravità della richiesta, fondata su
deontologia e umanità. Con le sue parole, il Presidente, come molti media, non
ha evidenziato i punti cruciali della richiesta dei sanitari contro il
genocidio. Richieste precise e concrete che includono la seguenti richieste:
1. al governo italiano: sospendere immediatamente accordi militari e fornitura
di armi ad Israele e chiedere con urgenza il cessate il fuoco e l’apertura
di corridoi umanitari per aiuti alimentari e sanitari alla popolazione di
Gaza allo stremo delle forze;
2. alle Aziende e Istituzioni sanitarie, agli Ordini professionali, alle
Società Scientifiche, alle Università e agli Istituti di ricerca: adottare
formalmente una dichiarazione ove si riconosca il genocidio in corso e si
affermi l’impegno dell’istituzione a contrastarlo con ogni mezzo a
disposizione, come la petizione internazionale “Stop the Silence: Call on
academic and professional associations to publicly recognise the genocide in
Gaza.”2
3. ai Medici, ai Farmacisti, ai Pazienti, alle Regioni, ai Comuni: aderire alla
campagna di boicottaggio “TEVA? NO GRAZIE!” 3 promossa da Sanitari per Gaza
e BDS Nazionale contro l’azienda farmaceutica israeliana TEVA. La campagna
ha come obiettivo la risoluzione di contratti in essere, o il rifiuto di
accordi futuri con un’azienda che è non solo complice di occupazione e
apartheid, da cui trae profitti, ma ha anche attivamente sostenuto
l’esercito israeliano, colpevole di genocidio.
Su questo ultimo punto il presidente dichiara di “prendere le distanze”. Gli
sarà sfuggito il dossier della relatrice speciale delle Nazioni Unite, “From
economy of occupation to economy of genocide“, in merito a come gli interessi
economici di aziende private siano tra le prime cause motrici del genocidio e
del silenzio del mondo occidentale.
A tal proposito, TEVA gode dei vantaggi generati dall’occupazione illegale dei
territori palestinesi, condizione che le consente di sfruttare il mercato
palestinese, che è di fatto un mercato vincolato alle aziende israeliane. I
profitti di TEVA contribuiscono all’economia israeliana e vanno a rafforzare
l’apparato militare sostenuto apertamente dall’azienda e autore di crimini
contro l’umanità (lo stesso che bombarda ospedali e civili).
Il boicottaggio è un’azione di lotta nonviolenta per supportare la liberazione
del popolo palestinese. La Corte Internazionale di Giustizia ha indicato che, di
fronte all’illegalità dell’occupazione israeliana della Cisgiordania, di
Gerusalemme est e di Gaza e allo stato di apartheid, tutti gli Stati dovrebbero
recidere qualsiasi relazione economica, commerciale e di investimento con
Israele nei territori occupati e che “i sostenitori del BDS non hanno solo
un’alta posizione morale, ma anche una solida base del diritto internazionale.”
No, presidente, “non possiamo rimanere inerti” di fronte a questo genocidio ed è
proprio per questo che ribadiamo la fondamentale importanza del boicottaggio
come strumento pacifico ed efficace, ricordandoci che il mondo ha messo fine
alla politica di apartheid in Sudafrica proprio grazie al boicottaggio
internazionale!
Rete Nazionale Sanitari per Gaza
BDS Italia
#digiunogaza
Prime adesioni ricevute da:
Medicina Decoloniale
Antropolog* per la Palestina
Associazione di Amicizia italo-palestinese Onlus
Rimini4Gaza
Associazione Franz Fanon
Centro di Ricerca ed Elaborazione per la Democrazia-CRED
Rete Ricerca e Università per la Palestina – RUP
Redazione Italia
Il grido di migliaia di sanitari contro il genocidio a Gaza
Un grido di denuncia è stato lanciato chiaro e forte. Migliaia di medici e
operatori sanitari, hanno partecipato giovedì 28 agosto in tutta Italia alla
Giornata nazionale di digiuno per Gaza. Giornata di mobilitazione ‘Contro il
genocidio a Gaza’ promossa dagli operatori del servizio sanitario della rete
#digiunogaza, dalla rete “Sanitari per Gaza” […]
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Contropiano.
Sanitari per Gaza, manifestazione a Venezia e Global Sumud Flotilla
Successo al di là delle aspettative per la giornata di sciopero della fame per
un giorno in solidarietà con la popolazione di Gaza affamata dal criminale
Netanyahu, dal suo governo e dal suo esercito assassino. Per la giornata di ieri
è stata indetta da Sanitari per Gaza una giornata nazionale di sciopero della
fame contro il genocidio a Gaza. 9.000 mila gli iscritti nella piattaforma, ma i
partecipanti hanno superato – in tutta Italia – i 40.000. Molti presidi davanti
agli ospedali durante la pausa. Clicca per leggere tutto e guardare la galleria
di immagini.
La stampa cosiddetta nazionale mainstream ha oscurato lo sciopero che parla
chiaramente di genocidio, chiede il boicottaggio dei prodotti farmaceutici
israeliani e la fine dell’esportazione di armi a Israele.
Domani, 30 agosto, si svolgerà la manifestazione “Stop al genocidio – Palestina
libera”, in programma al Lido di Venezia in occasione della Mostra del cinema.
La notizia, snobbata o peggio storpiata dai media nazionali, è stata pubblicata
con foto dal quotidiano britannico The Guardian.
Da Genova il 31 agosto e da Catania e Siracusa il 4 settembre salperanno le
barche e le navi per portare aiuti umanitari a Gaza. Nelle città siciliane sono
programmate una grande manifestazione il 3 settembre nel pomeriggio e un raduno
il 4 per salutare gli equipaggi. Ieri al porto di Genova migliaia di cittadini
hanno portato aiuti in cibo e medicine, da caricare sulla nave della Global
Sumud Flotilla.
Ogni giorno in piazza del Duomo a Milano dal 16 giugno si tiene un flash-mob
silenzioso con lettura di poesie contro il genocidio compiuto da Israele a Gaza.
Clicca
ANBAMED
“Fame di giustizia” a Bruxelles: cinque giorni di digiuno solidale per la Palestina
Il 12 giugno 2025, durante una conferenza stampa organizzata a Bruxelles in
Place du Luxembourg, di fronte al Parlamento europeo, i/le coordinatori/trici e
i/le volontari/e della House of Compassion, in collaborazione con il collettivo
Palestinian Refugees for Dignity, hanno lanciato lo sciopero della fame « Faim
de Justice pour la Palestine » (Fame di giustizia per la Palestina), a sostegno
del popolo palestinese e per l’applicazione del diritto internazionale in
seguito all’escalation del crimine di sterminio e degli atti di genocidio
commessi da Israele a Gaza nei confronti della popolazione palestinese.
Questa azione della durata di cinque giorni, prevista dal 16 al 21 giugno 2025,
si inserisce nella continuità di campagne europee nonviolente quali la « Hunger
Strike for Justice in Palestine » e la stessa « Faim de Justice pour la
Palestine » rappresentando una risposta civica alla crisi umanitaria estrema e
alla distruzione a Gaza in un contesto di attacchi massicci che hanno causato
più di 60.000 morti e 127.000 feriti dal 7 ottobre 2023, in maggioranza donne e
bambini. Oltre due milioni di persone risultano sfollate, mentre una repressione
crescente sta colpendo in questi giorni le azioni di solidarietà internazionale,
come testimoniano i recenti casi della “Freedom Flotilla” e della “Global March
to Gaza” (Marcia mondiale verso Gaza). Nelle ultime ore, una decina di militanti
sono stati espulsi o incarcerati, tra cui l’europarlamentare franco-palestinese
Rima Hassan, arrestata a seguito dell’intercettazione e del dirottamento da
parte della marina militare israeliana della nave umanitaria Madleen nelle acque
internazionali, a 185 chilometri dalle coste di Gaza.
Il Béguinage: un luogo carico di storia, lotte e simboli
Il digiuno si svolgerà nella chiesa di San Giovanni Battista al Beghinaggio (in
francese Saint-Jean-Baptiste-au-Béguinage, in fiammingo Sint-Jan Baptist ten
Begijnhofkerk), situata in Place du Béguinage, nel cuore del centro storico di
Bruxelles e appartenente all’antico Beghinaggio. Ridenominata House of
Compassion circa cinque anni fa, questa chiesa che rappresenta uno dei massimi
esempi dell’architettura barocca fiamminga del XVII secolo, è oggi un centro
interconfessionale e intergenerazionale molto frequentato, animato da
volontari/e, dedicato all’accoglienza, all’ascolto e alla solidarietà,
soprattutto a favore delle persone spinte ai margini della società.
Sotto l’impulso di padre Daniel Alliët, la House of Compassion incarna un
percorso sociale e spirituale fondato sul motto: “Tratta gli altri come vuoi
essere trattato”. Dal 2019 la sua sede è diventata un polo di impegno per la
giustizia sociale dopo aver ospitato numerose azioni di disobbedienza civile
condotte da persone in movimento senza documenti, compresi diversi scioperi
della fame.
Molto conosciuta all’estero per l’occupazione prolungata da parte di migranti in
lotta per la regolarizzazione, la chiesa ha ospitato nel 2021 più di 450
digiunanti che rivendicavano il diritto a una vita dignitosa. Nelle sue navate
sono ospitate mostre fotografiche, sculture e conferenze, l’ultima delle quali,
organizzata una settimana fa, è stata dedicata all’approfondimento del nuovo
Patto europeo sulla migrazione e l’asilo con la sessione specifica intitolata:
“Impatti e alternative europee”.
Stop al genocidio
All’ingresso della chiesa, un lungo nastro rosso con la scritta «Stop au
génocide» (Stop al Genocidio) accoglie passanti e visitatori. Questo gesto
simbolico invita a tracciare una linea rossa, con azioni e parole, contro
l’impunità a Gaza. Padre Daniel Alliët ha ricordato durante la conferenza stampa
del 12 giugno: “Quello che succede a Gaza è davvero disumano. Va avanti da anni.
Il diritto internazionale è calpestato, gli ospedali sono stati rasi al suolo,
la fame avanza. Tutti palestinese rischia di morire di fame.”
Ispirate in particolare dal gesto del dottor Pascal André, medico francese che
ha iniziato uno sciopero della fame dopo aver prestato soccorso a Gaza, le
azioni promosse dalla House of Compassion si inseriscono in un ampio processo di
digiuni solidali, contro l’oblio e l’inerzia dei governi dei Paesi che
potrebbero prendere una posizione netta a tutela del diritto internazionale.
Un’azione interconfessionale e inclusiva
L’iniziativa proposta dalla House of Compassion è stata presenta come
apartitica, non violenta e laica, con l’obiettivo di riunire credenti e non
credenti e persone provenienti da tutte le tradizioni, lingue e origini
geografiche e culturali e si avvale del sostegno simbolico di collettivi come
EUstaff4Peace – Civil servants for Human Rights e European Jews for Palestine
(EJP), nonché di Aida Touma-Sliman, giornalista arabo-israeliana e deputata
della Knesset, il Parlamento israeliano, con il partito Hadash (Fronte
democratico per la pace e l’uguaglianza) e di diversi europarlamentari invitati
a intervenire durante la mobilitazione a Bruxelles.
Tra gli organizzatori, Omar Kareem, giornalista palestinese residente a
Bruxelles che ha già condotto un primo sciopero della fame, denuncia le
ambiguità delle politiche occidentali e dei doppi standard: «Abbiamo bisogno di
uguaglianza. I palestinesi hanno diritto alla libertà, alla giustizia e alla
dignità, come ogni altro essere umano.»
L’appello pubblico per la partecipazione al digiuno dal 16 al 21 giugno
In occasione della conferenza stampa, la coordinatrice della House of
Compassion, Geneviève Frère, ha lanciato un appello chiaro: «Chiunque voglia
unirsi al digiuno, anche solo per un giorno, sarà più che benvenuto. Potete
anche venirci a sostenere in Place du Béguinage, un giorno, due giorni o anche
di più. Non si tratta di un atto religioso, ma di un atto di umanità.» Frère ha
inoltre precisato le rivendicazioni sostenute dall’azione di mobilitazione:
«Chiediamo l’interruzione immediata di qualsiasi attività di cooperazione
diplomatica, militare ed economica tra il Belgio e il governo israeliano,
esigiamo il rispetto del diritto internazionale e l’esecuzione dei mandati di
arresto emessi dalla Corte penale internazionale.»
Il digiuno inizierà lunedì 16 giugno alle 10 nella chiesa del Béguinage e sarà
preceduto, domenica 15 giugno alle 14 alla Gare du Nord, dalla partecipazione
collettiva alla manifestazione nazionale di solidarietà con la Palestina
organizzata a Bruxelles da oltre 150 organizzazioni della società civile e
intitolata “Trace la ligne rouge pour Gaza” (Tracciare la linea rossa per Gaza).
Durante la manifestazione sarà formata una catena umana rossa nel centro della
città per dare visibilità alla protesta europea contro la guerra a Gaza e per
rafforzare le richieste al governo belga e all’Unione europea di:
• prendere l’iniziativa di imporre un embargo militare internazionale totale nei
confronti di Israele;
• sospendere l’Accordo di associazione tra Unione europea e Israele;
• rafforzare l’impegno per garantire l’accesso all’aiuto umanitario e alla
ricostruzione per le popolazioni civili palestinesi.
La mobilitazione si svolgerà anche in parallelo con i raduni internazionali in
convergenza verso Il Cairo sotto il nome di “Global March to Gaza” (Marcia
Mondiale verso Gaza) i cui partecipanti, provenienti da più di 35 paesi,
prevedono di raggiungere il confine palestinese proprio il 15 giugno.
L’inizio del digiuno “Fame di giustizia per la Palestina”
Sempre a Bruxelles, lunedì 16 giugno si terrà una conferenza stampa inaugurale
alle 10:00 presso la House of Compassion quale lancio ufficiale del digiuno
“Fame di giustizia per la Palestina”, riunendo anche intellettuali e diverse
voci note impegnate a sostegno della mobilitazione, tra cui Ludo De Brabander,
Dominique Willaert e Dalila Hermans. La conferenza segnerà anche l’inaugurazione
di un’installazione realizzata da Alain De Clerck, artista plastico di Liegi,
già autore di opere emblematiche come « Recognize Palestine », un’azione visiva
significativa con una bandiera palestinese di 280 m² dispiegata al rond-point
Schuman durante il Consiglio dei Ministri europei degli Affari Esteri, in
sostegno alle 900.000 firme raccolte per il riconoscimento dello Stato
palestinese, e la « Porte de la Paix », una scultura interattiva dove le
bandiere palestinese e israeliana si alzano quando due persone si stringono la
mano sopra una linea verde, incarnando un gesto di dialogo e riconciliazione.
La sua ultima installazione sarà visibile nella chiesa del Béguinage per tutta
la durata del digiuno e rappresenterà un invito alla riflessione in risonanza
con la mobilitazione cittadina.
Contatti stampa, informazioni e partecipazione:
* House of Compassion – Église du Béguinage, Bruxelles
* Conferenza stampa e inizio digiuno: 16 giugno 2025, ore 10:00
* Partecipazione al digiuno: +32479491036 – e-mail: coord@houseofcompassion.be
Anna Lodeserto
Notizie sul Medio Oriente
Sciopero della fame a staffetta contro il genocidio
Oggi, Lunedì 26 maggio, prosegue per la dodicesima giornata l’azione nonviolenta
di sciopero della fame per 24 ore a staffetta.
L’azione continuerà nei prossimi giorni con la partecipazione di altri gruppi,
fino al cessate il fuoco definitivo.
Gli iscritti sono tantissimi e, secondo le disponibilità espresse, costruiremo
il calendario con l’elenco dei partecipanti di tantissime città italiane e
europee.
È un digiuno del cibo e non della sete. Si può liberamente bere.
Se volete partecipare nei prossimi giorni, scrivete un messaggio di posta
elettronica con nome, cognome, città di residenza, professione (facoltativa),
data prescelta (anche più di una) e un pensiero che pubblicheremo con l’elenco
generale di tutti gli aderenti. Le adesioni vanno inviate esclusivamente a:
anbamedaps@gmail.com
Manderemo un email di avviso, il giorno prima, a tutti i digiunatori del turno.
In molte realtà sono stati organizzati dei presidi nelle piazze e di fronte ai
palazzi del potere oppure creato momenti di condivisione collettiva del digiuno.
Sono iniziative pregevoli che raccomandiamo, chiedendo agli organizzatori di
comunicarci in anticipo gli eventi programmati e mandarci eventualmente foto da
pubblicare.
Genocidio a Gaza
Un’altra strage stamattina in una scuola di Hay al-Daraj, trasformata in rifugio
per sfollati.
30 uccisi e si scava ancora con le mani sotto le macerie, per tentare di salvare
sopravvissuti. È il 70esimo giorno dalla fine della tregua e ripresa
dell’aggressione alla popolazione civile.
Il Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR) ha riferito che due dei suoi
collaboratori sono stati uccisi sabato in un attacco israeliano alla loro
abitazione nella Striscia di Gaza.
Il Cicr ha scritto: “Siamo sconvolti dall’uccisione dei nostri cari colleghi
Ibrahim Eid e Ahmed Abu Hilal. Oggi rinnoviamo il nostro appello urgente per il
rispetto e la protezione dei civili a Gaza”.
In 2 mesi di ripresa degli attacchi israeliani contro la popolazione civile sono
stati uccisi 950 bambini.
L’UNRWA ha affermato che “i bambini di Gaza stanno sopportando sofferenze
inimmaginabili”, sottolineando che “muoiono di fame, sono sfollati e sottoposti
ad attacchi indiscriminati”.
Ha sottolineato che tutto questo deve cessare, affermando: “I bambini devono
essere protetti”.
Nella giornata di ieri, fino a mezzogiorno, sono arrivati negli ospedali i corpi
di 38 uccisi e altre 204 persone ferite.
Le statistiche del ministero della sanità non comprendono le vittime dei
bombardamenti nel nord di Gaza, dove non ci sono più ospedali.
Situazione umanitaria a Gaza
L’insicurezza alimentare è arrivata ad un livello massimo e critico.
Lo afferma la direttrice esecutiva del PAM, il programma alimentare mondiale
dell’ONU. L’OMS ha segnalato che gli ospedali di Gaza lavorano parzialmente a
causa della mancanza di sufficienti numeri di medici e infermieri e la mancanza
di medicine e materiale sanitario. “è il risultato naturale del blocco imposto
dall’esercito israeliano ai valichi di Gaza”, denuncia l’OMS.
L’ingresso di pochi camion di aiuti umanitari ha causato il raggrupparsi di una
folla di affamati che li attorniavano, impedendo di fatto una sicura
distribuzione. Le prime difficoltà del piano criminale di affidare la
distribuzione degli aiuti internazionali per mezzo di una società privata hanno
già fatto fallire il primo tentativo. L’amministratore delegato della Gaza
Humanitarian Foundation (GHF), Jake Wood, si è già dimesso. Un giornale di Tel
Aviv ha riportato una sua dichiarazione: “È chiaro che non è possibile attuare
il piano di aiuti proposto.
Non è possibile attuare il piano di aiuti per Gaza nel rigoroso rispetto dei
principi umanitari. Esorto Israele ad ampliare significativamente la fornitura
di aiuti a Gaza attraverso tutti i meccanismi”.
Cisgiordania e Gerusalemme est
Un migliaio di fedeli ebrei, prevalentemente coloni provenienti dagli
insediamenti illegali in Cisgiordania, hanno invaso la moschea di Al-Aqsa.
Un gesto provocatorio di fondamentalisti estremisti invasati che predicano la
distruzione della moschea per la ricostruzione del loro fantomatico tempio. Gli
ingressi della moschea sono stati vietati ai fedeli musulmani.
Si sono intensificati ulteriormente le operazioni militari dell’esercito di
occupazione nelle città e villaggi palestinesi.
Il governo Netanyahu si prepara all’annessione della Cisgiordania, senza
includere la sua popolazione.
Continue confische di territori per la costruzione di autostrade esclusive per
collegare le colonie ebraiche con Israele.
Il ministro degli esteri israeliano ha incoraggiato i coloni a compiere le loro
devastazioni. “Solo così si potrà difendersi dalla violenza degli arabi”, ha
detto evitando accuratamente di pronunciare la parola palestinese. Sa’er ha
anche messo in guardia i paesi che hanno annunciato di riconoscere lo stato di
Palestina: “Ogni azione unilaterale, sarà affrontata da Israele con un’azione
unilaterale, cioè l’annessione”.
La storia di Yussuf
Yussuf al-Samary è un ragazzo di 15 anni. originario di Gaza città, ma vive con
la famiglia sfollato nel campo di al-Mawassi, la spiaggia di Khan Younis.
È l’ultimo loro luogo di sfollamento. Adesso tutta la famiglia vive in una tenda
di listelli di legno e plastica trasparente. Prima erano in una scuola a Hay
Tuffah.
Yussuf la scorsa settimana ha tentato di comperare un panino, ma il prezzo era
alto. Ha fatto la fila ad una cucina umanitaria che distribuiva riso con
lenticchie, ma non aveva fatto in tempo ad arrivare che i pasti erano già finiti
ed i pentoloni vuoti.
Ha deciso di andare all’ultima stanza che avevano occupato a Hay Tuffah. Ha
convinto i suoi di andare a vedere se la loro dispensa lì era ancora intatta e
riportare il sacco di farina e la scatola di maccheroni, che avevano abbandonato
in fretta e furia sotto la pressione militare dell’esercito israeliano.
Suo padre ha tentato di dissuaderlo: “Guarda che Hay Tuffah è al di là del
corridoio del Wadi”, il corridoio occupato dagli israeliani, completamente
spianato, con tutte le case demolite; e sotto il controllo dell’esercito. La
risposta pronta di Yussuf: “Lo so che rischio. Ma a rimanere con le mani in mano
avremo la morte per fame più che certa”. Yussuf ha raggiunto la stanza del
precedente sfollamento e ha trovato intatta tutta la mercanzia che vi avevano
lasciato.
Ha riempito la valigia e caricato il sacco di farina sulla spalla. “ero
contento, perché ce l’avevo fatta e pregustavo il pane caldo che sarebbe stato
preparato dalla mamma, in un forno improvvisato di pietre e fango”, ha
raccontato sul letto in ospedale.
Durante il viaggio di ritorno, Yussuf è stato preso di mira da un drone
israeliano ed è stato colpito da una bomba che gli ha tranciato le gambe. “Mi
sembrava di volare, poi ho perso coscienza. Non mi ricordo nulla, fino al
momento di svegliarmi nel letto dell’ospedale con mio padre vicino che mi teneva
la mano. Non sono pentito. Sono senza gambe, ma ancora vivo.
È il prezzo dell’occupazione. Noi palestinesi dobbiamo lottare per vivere, non
per soccombere sotto il tallone dei soldati invasori”.
(da un video di Al-Jazera).
Spagna
In un’intervista, il ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares ha
chiesto di alzare la voce e di adottare le misure necessarie per fermare le
azioni dell’esercito israeliano nella Striscia di Gaza, sottolineando la
necessità del riconoscimento internazionale dello Stato palestinese.
Il ministro ha parlato ieri a margine di un incontro dei ministri degli esteri
europeo. “L’obiettivo di questo incontro è mobilitare gli sforzi per fermare la
guerra israeliana nella Striscia di Gaza, che non ha altro scopo che trasformare
Gaza in un grande cimitero. Nostro compito è di consentire l’ingresso imparziale
e senza ostacoli degli aiuti umanitari”, ha affermato.
Mobilitazione in Italia
Il Comitato “Ferma il Rearm” e “Stop Rearm Europe” hanno convocato una
manifestazione nazionale in data 21 giugno a Roma. “No guerra, riarmo, genocidio
e autoritarismo” è il titolo. Il manifesto di convocazione reca sul fondo la
kefie palestinese.
Il PD è al lavoro per “una grande manifestazione per Gaza”. Lo riferiscono fonti
della segreteria.
In tutte le città italiane sono stati organizzati eventi di piazza, nel fine
settimana, per rendere più visibile all’opinione pubblica ed ai media la vastità
del genocidio a Gaza.
Si allarga la protesta nonviolenta, con lo sciopero della fame, contro il
genocidio.
Le comunità palestinesi in tutte le città d’Italia stanno organizzando una
giornata nazionale il 30 maggio.
ANBAMED