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Prenota la tua copia: Scuole e Università di Pace. Fermiamo la follia della guerra, Atti II Convegno Nazionale Osservatorio
Tra pochi giorni sarà disponibile in tutte le librerie fisiche e online il volume che raccoglie gli Atti del II Convegno Nazionale dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università dal titolo Scuole e Università di Pace. Fermiamo la follia della guerra, Aracne, Roma 2025. Indice Revisionismo, controllo e militarizzazione: sulla progressiva fascistizzazione e israelizzazione della scuola italiana Michele Lucivero La scuola del ReArm Europe: insegnare le competenze di guerra Anna Angelucci Il sistema guerra. Ideologia e pratica dello sterminio nell’età del turbocapitalismo Angelo d’Orsi L’industria della difesa italiana tra mito occupazionale ed export Futura D’Aprile La nostra posizione teorica e politica su anticapitalismo e anticolonialismo Lorenzo Perrona La mia esperienza con la Freedom Flotilla. Tra israelizzazione e militarizzazione Antonio Mazzeo Decolonizzare la scuola Antonino De Cristofaro Per una pace disarmata e disarmante Roberta De Monticelli La fanfara del neoliberismo. Il ritorno della leva in Europa e in Italia Serena Tusini Sguardi coloniali. Il genocidio nella didattica della storia Marco Meotto Il Disegno di Legge Gasparri: Hasbara e israelizzazione per l’assimilazione delle coscienze e la repressione del dissenso Maria Teresa Silvestrini Bilancio e prospettive per rilanciare l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università Roberta Leoni Prenota la tua copia e sostieni l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università con una donazione a partire da 16 euro (libro+spese di spedizione) e ti invieremo direttamente a casa la tua copia oppure 20 euro (libro+vademecum+spese di spedizione). Invia il tuo contributo sul Conto Corrente di Banca Etica intestato all’Osservatorio oppure fai una donazione sul format in basso con causale “Libro Comprendere i conflitti. Educare alla pace” e poi scrivi i tuoi dati alla mail stampa.osservatorionoms@gmail.com e provvederemo a inviarti direttamente a casa la copia. IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure dona ora nel modulo in basso. Se come associazione o scuola vuoi organizzare una presentazione del libro con gli autori e le autrici sul tuo territorio per sensibilizzare al tema della militarizzazione delle scuole e delle università, scrivi a stampa.osservatorionoms@gmail.com e proveremo ad organizzare l’evento. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Torino contro la militarizzazione e la repressione: pericolo di svolta autoritaria
Il monitoraggio dei processi di militarizzazione delle scuole e delle università condotto dall’Osservatorio, che per statuto si focalizza sull’ambito dell’istruzione e su quello accademico, non può prescindere dalla contestualizzazione di questo fenomeno nel più ampio quadro della normalizzazione della guerra nella società, come ben evidenziato da quell’articolato progetto di diffusione della “cultura della difesa” che è stato più volte analizzato su queste pagine. Chi conosce la storia è però perfettamente consapevole di come la preparazione di una società alla guerra e la costruzione di una logica amico/nemico – indispensabili per giustificare i conflitti “esterni” – abbiano come pendant la repressione del dissenso e la limitazione degli spazi di libertà e democrazia dei cittadini, cosa che negli ultimi mesi è evidente in un Paese che, come il nostro, è vittima di una gravissima deriva securitaria, sancita dalla recente entrata in vigore del Decreto Sicurezza. Gli strumenti della repressione si sono abbattuti su quanti hanno osato denunciare e contestare il genocidio in corso a Gaza, il ruolo e le complicità del nostro governo e la politica di riarmo tragicamente intrapresa dall’Unione Europea. La città di Torino è stata negli ultimi mesi involontaria protagonista di una serie di episodi di censura, come nei casi dei convegni Nello specchio di Gaza  e Russofobia, Russofilia, verità, ma anche di gravissimi casi di repressione delle proteste studentesche. Ben radicate nel movimento cittadino a sostegno della Palestina, esse sono cresciute attraverso una potente ondata di occupazioni (clicca qui)  per poi essere colpite da aggressioni da parte dei militanti di Gioventù nazionale e dall’arresto di uno studente liceale – casualmente di origine marocchina – in occasione del No Meloni Day del 14 novembre. É in questo quadro complesso che va analizzato il caso, gravissimo, di Mohamed Shahin, imam egiziano della moschea di via Saluzzo a Torino, raggiunto nei giorni scorsi da un decreto di espulsione firmato dal Ministro degli Interni Matteo Piantedosi su sollecitazione della deputata di Fratelli d’Italia Augusta Montaruli. Repressione, islamofobia e sionismo rappresentano una sorta di “combinato disposto” nella cui rete è caduto un noto esponente della comunità musulmana cittadina, ben integrato nel quartiere multietnico di San Salvario e impegnato nel dialogo interreligioso. L’accusa è di aver giustificato pubblicamente, durante la manifestazione cittadina del 9 ottobre convocata a sostegno della Global Sumud Flotilla, gli attacchi del 7 ottobre come atto di resistenza del popolo palestinese all’occupazione israeliana. Questa posizione, condivisibile o no che sia (e teniamo a precisare che lo stesso Shahin è intervenuto più volte per contestualizzare e chiarire meglio le sue dichiarazioni) non giustifica il provvedimento adottato, che configura una grave violazione dei diritti umani. Mentre scuola e società sono destinatarie di un progetto di progressiva irreggimentazione e disciplinamento, che vorrebbe mettere a tacere le capacità critiche delle nostre e dei nostri student3, è evidente nel caso di Shahin la criminalizzazione di un’opinione politica, in violazione degli articoli 3 e 21 della nostra Costituzione. É oggi moralmente doveroso prendere posizione contro la caccia alle streghe determinata dal clima politico frutto del Decreto Sicurezza e del DdL Gasparri, esplicitamente volti a circoscrivere la libertà di opinione tramite misure repressive che colpiscono chiunque esprima posizioni critiche del Governo e della vulgata mainstream. Shahin è oggi detenuto, senza avere commesso alcun reato, nel CPR di Caltanissetta, a seguito della revoca del permesso di soggiorno di lungo periodo, motivata da ragioni di “ordine pubblico”. La perversione del sistema dei CPR è un’altra vergogna del sistema italico: poiché si viene internati nei CPR a seguito di un provvedimento amministrativo e senza passare attraverso il sistema giudiziario, si tratta di fatto di una condanna preventiva ai danni dei migranti. Il sistema dei CPR, che nella sua essenza viola i cardini dei sistemi liberali (separazione dei poteri, libertà di espressione, habeas corpus) è tra l’altro uno strumento di controllo drammaticamente analogo al fermo amministrativo adottato dallo Stato di Israele contro i palestinesi, che trascorrono anni nelle carceri senza un regolare processo, nella totale indifferenza delle cosiddette democrazie liberali, impegnate anzi a riproporre all’interno dei confini nazionali strumenti che ben poco hanno a che fare con la tutela dei diritti dell’uomo. Su Shahin (i cui avvocati hanno presentato domanda di protezione internazionale) pende la minaccia di espulsione verso l’Egitto, paese responsabile di acclarate violazioni dei diritti umani nonché della morte di Giulio Regeni e della detenzione di Patrick Zaki. Siamo davanti all’ennesimo utilizzo dei decreti di espulsione per colpire attivisti politici e sociali, militanti di organizzazioni a tutela dei diritti umani, esponenti religiosi sovente rimpatriati in paesi nei quali i diritti civili sono letteralmente calpestati. A rendere ancora più inquietante la vicenda c’è il fatto che nel decreto di espulsione si legge che sarebbe in corso a carico dell’imam un procedimento penale successivo a una segnalazione della DIGOS dopo il discorso del 9 ottobre, che però archiviato dalla Procura, in quanto le parole contestate sono “espressione di pensiero che non integra estremi di reato” (https://www.unita.it/2025/12/04/caso-imam-shahin-ecco-le-domande-al-ministro-piantedosi/). In favore dell’imam si è da subito vivacemente espressa la società civile torinese nelle sue diverse articolazioni, dalla Chiesa Valdese alla Chiesa Cattolica, per arrivare alle e agli student3. Ma proprio il movimento studentesco, protagonista nel giorno di sciopero del 28 novembre di una simbolica irruzione nella sede del quotidiano “La Stampa”, è stato immediatamente stigmatizzato e accusato di squadrismo, con l’ intento di colpire e delegittimare anche il CSOA Askatasuna – da sempre nel mirino della Procura torinese – al quale alcun3 militanti fanno riferimento. Dobbiamo però sottolineare che «se è legittimo criticare le forme della protesta che ha coinvolto il quotidiano torinese, non va dimenticato il contesto del dibattito, con condanne sproporzionate usate per criminalizzare il movimento per la Palestina»  (https://jacobinitalia.it/lassalto-alla-stampa-e-la-guerra-informativa/). Un ennesimo episodio di questa “guerra informativa” è l’incredibile nuovo episodio di censura preventiva denunciato dai professori Alessandro Barbero e Angelo d’Orsi, il cui intervento previsto per il 9 dicembre presso il Teatro Salesiano Valdocco (sold out dopo pochi giorni dall’annuncio) è stato sospeso in quanto giudicato dagli ospiti (che pure avevano avuto evidentemente modo di visionare il programma prima della stipula del contratto) non in linea “con la vita e le finalità” dei Salesiani, benché il titolo, “Democrazia in tempo di guerra”, tocchi temi di strettissima attualità che la stessa CEI ritiene di fondamentale importanza (https://www.chiesacattolica.it/nota-pastorale-educare-a-una-pace-disarmata-e-disarmante/). Le ultime vicende torinesi sono sintomo eclatante dell’esacerbarsi di tendenze liberticide e belliciste e le portiamo all’attenzione delle lettrici e dei lettori perché l’impegno contro la militarizzazione è fondato sui valori, oggi sempre più minacciati, dell’antifascismo, dell’antifascismo e della democrazia, in difesa dei quali l’Osservatorio è nato e lavora. Irene Carnazza e Federico Giusti, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. 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Solidarietà al prof. Angelo d’Orsi dall’Osservatorio contro la militarizzazione
L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università e la Scuola per la pace di Torino e Piemonte esprimono la loro vicinanza e solidarietà al professor Angelo d’Orsi, che dell’Osservatorio è stato un fondamentale promotore e sostenitore, nonché relatore in occasione di diversi convegni, e che nelle aule universitarie torinesi è stato docente di alcun3 attivist3 della rete pacifista piemontese. La nostra solidarietà va anche alla sezione torinese dell’ANPPIA (Associazione Nazionale Perseguitati Politici Italiani Antifascisti) e al suo presidente Boris Bellone, vittime insieme al professore dall’ennesimo e gravissimo episodio di censura preventiva esercitata dalle istituzioni di questo Paese nei confronti della libertà di pensiero, di opinione e di espressione. Questi i fatti: il 12 novembre avrebbe dovuto svolgersi presso il Polo del ‘900 di Torino una conferenza patrocinata dalla sezione torinese dell’ANPPIA (che è uno degli enti che costituiscono il Polo stesso) dal titolo “Russofobia, russofilia, verità”, con la partecipazione del prof. d’Orsi e del giornalista Vincenzo Lorusso, in collegamento dal Donbass. Sulla locandina della conferenza (all. 1) leggiamo le finalità dell’incontro: “La guerra in Ucraina ha avuto come conseguenza lo svilupparsi di una diffidenza per tutto ciò che è russo – cultura, arte, letteratura – con toni a volte grotteschi. In realtà la pace passa attraverso il dialogo, e non con il rifiuto della cultura”. Giovedì 6 novembre sul profilo Facebook di Carlo Calenda compariva la seguente dichiarazione: “Mi segnalano che questa cosa è organizzata dall’Associazione Nazionale Perseguitati Politici Italiani Antifascisti. Un gruppo di anime belle che evidentemente considera Putin un democratico e non un dittatore fascista”. «Il Fatto quotidiano» ricostruisce le fasi principali di questa vicenda: in breve, forte del legame tra la dirigenza nazionale dell’ANPPIA e il Partito Democratico, Calenda avrebbe chiesto ai dirigenti del PD di bloccare l’iniziativa, mentre al sindaco di centrosinistra di Torino, Stefano Lo Russo, arrivava da parte della vicepresidente del Parlamento Europeo Pina Picierno (sempre del PD) la medesima sollecitazione. Leggiamo sul quotidiano diretto da Marco Travaglio: “[Il Sindaco] prende in carico la richiesta. Chiama a sua volta Rosanna Purchia, Assessora alla Cultura. La quale si mette in contatto con il Polo Novecento. E poi lo richiama, per spiegargli che il problema è risolto, visto che l’iniziativa è già stata annullata dal Polo Novecento”. Sul calendario delle iniziative del Polo scompare così la conferenza, senza ulteriori comunicati che chiariscano le ragioni di una decisione avvenuta tramite una serie di passaggi perlomeno opachi e comunque riconducibili alle pressioni congiunte di Picierno sul Sindaco Lo Russo e della dirigenza nazionale di ANPPIA sulla sua sezione locale, la cui iniziativa torinese viene sconfessata da Roma. Leggiamo sul sito dell’associazione: “Si trattava di una iniziativa della Sezione torinese di cui non eravamo a conoscenza; né condividiamo in alcun modo le tesi espresse in questi anni da alcuni dei relatori invitati”. (all. 2) Il prof. d’Orsi non riceveva, intanto, alcuna comunicazione da parte degli organizzatori, ma veniva a sapere dell’annullamento della conferenza leggendo sul profilo X della Picierno: “L’evento di propaganda putiniana previsto al Polo del 900 per il 12 novembre è stato annullato. Ringrazio il sindaco di Torino, Stefano Lorusso per la sensibilità, il Polo del 900 e tutti coloro che si sono mobilitati a livello locale e nazionale”. Nella sua ricostruzione dei fatti il prof. d’Orsi rileva come l’intervento di Picierno sia in realtà successivo a “un comunicato di una ignota associazione ucraina e di una sigla legata al Partito radicale”. Proprio sulle pagine del sito di Europa Radicale leggiamo in effetti: “Alle 17:30 di mercoledì 12 novembre saremo davanti al Polo del ‘900 a manifestare il nostro sdegno per le posizioni a sostegno dei crimini di guerra che si stanno compiendo in Ucraina. Ci saremo perché la guerra ibrida di Mosca e la sua propaganda infame con i megafoni di propagandisti come sono Vincenzo Lorusso e Angelo d’Orsi deve essere denunciata in ogni momento”. Alla luce di questa ricostruzione denunciamo dunque le gravissime e sempre più frequenti interferenze della politica rispetto al mondo della cultura e della ricerca, in palese violazione del dettato costituzionale e in particolare degli articoli 21 e 33. Il paradosso è che la censura questa volta ha impedito lo svolgimento di un evento che, analizzando il tema della ‘russofobia’, intendeva denunciare proprio la censura che nei Paesi aderenti alla NATO ha dal 2022 di fatto ostacolato e messo a tacere le voci non certo del governo di Mosca, ma della società civile russa nel suo complesso, avallando l’ingannevole e pericolosa tesi secondo la quale un governo coinciderebbe con il suo popolo. Se però in alcuni casi recenti che hanno colpito l’Osservatorio e la Scuola per la pace, nonché l’editoria scolastica, il bavaglio era stato imposto dal governo Meloni e dai suoi ministri, in primis Valditara, ciò che appare ancora più sconcertante (sebbene non inatteso) in questa occasione è che a vietare un incontro dal sicuro valore scientifico su un tema di strettissima attualità siano stati esponenti della sedicente opposizione: è evidente che, a prescindere dai governi che si sono succeduti negli ultimi anni, la collocazione atlantista, l’asservimento agli Usa e l’abbraccio mortale con la NATO non sono mai stati messi in discussione dalle nostre classi dirigenti e dai nostri governi, quale che ne fosse il colore e, anzi, è proprio Picierno, più realista del re, a spingere sull’acceleratore della difesa comune europea e del riarmo. Infine, e non meno grave, è il ‘tradimento’ da parte della dirigenza nazionale dell’ANPPIA nei confronti dei suoi valori costitutivi, su tutti l’antifascismo dei suoi padri fondatori, e della memoria di quanti furono perseguitati durante il Ventennio. Come possiamo oggi accettare che proprio gli eredi di giganti come Umberto Terracini (che ne fu presidente) e Sandro Pertini (che ne fu dirigente) si siano oggi trasformati in censori della libertà di espressione e di parola? Siamo pronti, anche in questo caso, a denunciare il tradimento dei valori costituzionali, a richiamare l’attenzione della società civile su quella che ormai non è più solo un’emergenza democratica, ma un’ancora più tragica messa in discussione dei principi cardine degli stati liberali. Nel concludere questo messaggio di solidarietà al professor d’Orsi e all’ANPPIA torinese, rilanciamo ancora una volta le nostre parole d’ordine: antifascismo, Costituzione, pace. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università Scuola per la pace di Torino e Piemonte
Conflitti globali in corso, interviste de La Casa del Sole TV
Il mondo sta affrontando un numero di conflitti che è il più alto dalla Seconda Guerra Mondiale, con 56 conflitti attivi che coinvolgono 92 Paesi. Solo nel 2024 si contano più di 233mila vittime e oltre 100 milioni di persone costrette a fuggire dalle proprie case. A commentare in studio il tema caldo del momento Jeff Hoffman de “La Casa del Sole TV, la giornalista Margherita Furlan, Angelo d’Orsi, già ordinario di Storia delle Dottrine Politiche all’Università di Torino e Antonio Mazzeo, giornalista, docente e attivista dell’Osservatorio, reduce dall’espulsione ad opera del governo israeliano per avere cercato di portare aiuti umanitari a Gaza a bordo della nave Handala di Freedom Flotilla. Qui il video della trasmissione
Grande partecipazione al Convegno nazionale dell’Osservatorio contro la militarizzazione il 16 maggio 2025 a Roma
Il Convegno nazionale dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e dell’università, “Scuole e università di pace. Fermiamo la follia della guerra“, organizzato il 16 maggio 2025 in collaborazione con l’Associazione nazionale “Per la scuola della Repubblica Odv”, si è rivelato estremamente interessante per la qualità degli interventi e ha visto la partecipazione di circa 220 docenti collegate/i online e un centinaio in presenza nella sala teatro dello Spin Time in via Croce Santa Croce di Gerusalemme a Roma. L’iniziativa era valida come corso di aggiornamento e formazione per le/gli insegnanti ed è stata organizzata per fare il punto sulla situazione della militarizzazione delle scuole e della società , anche alla luce della follia del RearEurope e della tragica piega che sta prendendo l’occupazione illegale dei territori palestinesi da parte di Israele, ormai orientato alla distruzione totale di Gaza con l’operazione “Carri di Gedeone”. Il primo intervento è stato quello di Ludovico Chianese, presidente uscente dell‘Osservatorio, il quale ha fatto il punto sul lavoro annuale dell’organizzazione, sulle campagne avviate e sui suoi successi, ma ha anche ribadito la follia della guerra che entra nella narrazione consolidata e normalizzata all’interno delle scuole per mezzo della presenza costante e programmata delle Forze Armate. A seguire, Anna Angelucci, presidente dell’Associazione Nazionale per la scuola della Repubblica, si è soffermata sull’assurdità della Risoluzione del Parlamento Europeo del 2 aprile 2025 sull’attuazione della politica di sicurezza e di difesa comune, un testo programmatico in cui si costruisce la scuola del RearmEurope, vale a dire una scuola in un cui dominano le competenze, epifenomeno della messa in secondo piano del pensiero, delle conoscenze. Nella Risoluzione viene esplicitamente consigliato di inserire l’Istruzione militare all’interno dei programmi scolastici, proprio come durante il fascismo. La relazione del professor Angelo d’Orsi, storico e già ordinario all’Università di Torino, prendendole mosse dal suo recente volume Catastrofe neoliberista, si è incentrata sul sistema guerra, sull’ideologia e sulla pratica dello sterminio nell’età del turbocapitalismo, focalizzando l’attenzione sulla necessità crescente e costante della produzione industriale bellica di tipo capitalistico che sostiene l’urgenza delle guerre in giro per il mondo al fine di produrre esclusivamente profitto. E in continuità con d’Orsi, Futura D’aprile, giornalista freelance per «Il Fatto Quotidiano», «EditorialeDomani» e «AltrEconomia», ha messo concretamente in evidenza come il commercio di mondiale di armi sia il risultato di una politica orientata alla guerra, da cui l’Italia trae profitto anche attraverso società a partecipazione statale, come Leonardo S.p.A. Particolarmente accorato, inoltre, è stato l’appello di padre Alex Zanotelli, missionario comboniano e Direttore di Mosaico di Pace, nel richiamare alla coscienza dei/delle docenti, ma anche dei cittadini e delle cittadine, l’urgenza di invertire il processo di costruzione della guerra, pena la sconfitta totale dell’umanità, l’abisso, anche mettendo in atto importanti iniziative di disinvestimento, boicottaggio e sanzioni (a sostegno di BDS) nei confronti dei paesi che promuovono le guerre. Serena Tusini, docente e promotrice dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, ha mostrato l’impatto sulla scuola del Piano della comunicazione delle Forze Armate, cercando di dimostrare il teorema della militarizzazione con documenti preziosi alla mano, i quali rendono evidente la necessità di reclutare 40.000 soldati all’interno delle nostre scuole. Estremamente interessante è stata la relazione di Murat Cinar, giornalista di origine turca che vive in Italia ormai da diversi anni, il quale ha mostrato documenti audiovisivi e fotografici che illustrano il teorema della militarizzazione delle scuole anche in Turchia e Israele, paesi che come l’Italia hanno nel tempo costruito un universo simbolico bellicista attraverso parate, manifestazioni ideologiche e celebrazioni militaristiche. A chiudere l’interessantissima giornata di studi c’è stata Roberta De Monticelli, già docente di filosofia morale all’Università di Ginevra e all’Università San Raffaele di Milano, la quale, a partire dalla postfazione che ha scritto al libro di Francesca Albanese, J’accuse, ha mostrato la necessità, per tutta l’umanità, di ricorrere al diritto internazionale per costruire la pace. Il suo recente libro Umanità violata, inoltre, non risparmiando critiche al giornalismo mainstream e ai pennivendoli embedded, si sofferma sulla sofferenza di un popolo, quello palestinese, che subisce una illegittima occupazione da circa 80 anni e di cui l’umanità, che è consapevole oggi più che mai di ciò che sta accadendo sotto i suoi occhi, sembra totalmente disinteressata, risultato di un processo, come l’Osservatorio cerca di argomentare, di normalizzazione della guerra, di adiaforizzazione morale, di indifferenza generale a fronte dell’avanzare dell’ideologia del successo individuale, del merito soggettivo, della dimensione egotica che si fa spazio. A chiudere il convegno, dopo numerosissimi e altrettanto pertinenti interventi da parte del pubblico attento e critico e da parte di uno studente romano del collettivo OSA, c’è stato l’intervento di Antonino De Cristofaro, docente e promotore dell’Osservatorio, il quale ha richiamato l’attenzione dei/delle docenti sulla necessità di costruire, nella scuola, mediante le discipline, nelle pratiche didattiche, un universo alternativo a quello guerrafondaio e per riuscire ad essere incisivi a livello educativo occorre innanzitutto decolonizzare il pensiero da quelle concrezioni suprematiste, occidentaliste e colonialiste che si annidano nel linguaggio e nelle mentalità, ma purtroppo anche nei documenti ufficiali, come è accaduto con le indicazioni nazionali per l’insegnamento della storia nella scuola primaria e secondaria di primo grado in cui si afferma che «Solo l’Occidente conosce la storia». A breve pubblicheremo i video dei singoli interventi dei relatori e delle relatrici al Convegno insieme al materiale utilizzato durante le conferenze. Michele Lucivero, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università