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Arabi-palestinesi residenti in Israele: prossimo obiettivo?
Arrivano segnali preoccupanti non solo dai campi profughi in Cisgiordania come quello di Balata, vicino Nablus ma anche a nord dei territori occupati ma entro i confini dello Stato di Israele. Le ultime dichiarazioni dell’estremista sionista al governo, il ministro delle finanze Bezalel Yoel Smotrich, riportate da Eliana Riva su Radio Onda d’Urto  e Pagine Esteri e confermate anche dall’agenzia turca ANADOLU,  sebbene fortemente inquinate da un’asfissiante propaganda pre-elettorale, non sono da sottovalutare. In alcune aree di Israele, infatti, la componente arabo-palestinese passa dal 20%, come media nazionale, a oltre il 50% costituendo quindi, agli occhi degli estremisti sionisti, un problema “atavico”, percepito cioè come tale, ancor prima del mandato inglese in Palestina, quando il movimento sionista iniziò a rafforzarsi in tutta Europa e poi in Palestina. Tornando al campo profughi di Balata, una testimonianza diretta sul posto ci riferisce che il campo è praticamente, sigillato, isolato dal resto dei territori occupati e sottoposto, ogni notte da diversi giorni, a perquisizioni, casa per casa. Balata si trova sul lato orientale della città di Nablus, in Cisgiordania, ed è tra i più popolosi della Cisgiordania. Occupa solo mezzo chilometro quadrato circa di territorio ma vi sono rinchiuse intorno alle 30.000 persone. Costruito nel 1950 a due anni dalla Nakba, su terreni appartenenti a famiglie originarie del villaggio di Balata, era formato inizialmente da centinaia di tende, sostituite in seguito da abitazioni che per mancanza di di spazio sono state costrette a svilupparsi in altezza, fino a sette piani di altezza. Il campo che soffre per una carenza cronica di occasioni di lavoro che riguarda metà della popolazione, peraltro in condizioni di povertà estrema, partecipò alle varie Intifade, subendo conseguentemente numerose vittime e arresti: i suoi abitanti continuano a rivendicare ormai da 80 anni il loro diritto legittimo al ritorno. Stefano Bertoldi
September 21, 2026
Pressenza
Coltivare i campi: il campo profughi di Dhieisheh
Parliamo del documentario "Coltivare i campi", incentrato sulle condizioni di vita all'interno del campo profughi di Dhieisheh, in Cisgiordania, che verrà presentato Venerdì 24 aprile 2026, alle ore 17:00, alla Casa Internazionale delle Donne (sala Lonzi), all'interno di un'iniziativa più ampia. L'idea del documentario è nata dall'intenzione di mostrare con chiarezza quale sia la vita all'interno di un campo profughi che, ad oggi, conta più di 20.000 persone costrette su un'area di circa 1,5 km quadrato, cercando di offrire uno spaccato emotivo che rendesse ragione, in primo luogo, della dimensione della precarietà quotidiana, ma anche delle innumerevoli testimonianze di resistenza e della profondità delle relazioni umane. Durante le riprese, sono stati realizzati laboratori creativi per bambine e bambini e avviate azioni di sostegno concreto alla popolazione palestinese. Il documentario viene proposto anche nelle scuole, sia pure con grandi difficoltà a causa della censura imposta dai vertici del Ministero dell'Istruzione alla solidarietà con la popolazione palestinese. La presentazione sarà anche un momento di raccolta fondi per la prossima missione e per continuare i progetti educativi sul territorio.
April 22, 2026
Radio Onda Rossa