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La vergogna sbagliata
di Mario Sommella (*) Paolo Gentiloni descrive con precisione la «guerra totale» di Putin e poi ne ricava la conclusione che la prolunga: più armi, più debito, nessuna iniziativa diplomatica europea, e la gogna per chi chiede di negoziare. Rileggiamo le sue tesi una per una, partendo dai suoi stessi numeri. 1. Il ponte Nord e la parola che manca
Espropri ai fondi e Palestina: la vittoria della Linke a Berlino spaventa l’élite tedesca
Dopo le recenti sconfitte elettorali della CDU nei Länder di Sassonia, Meclemburgo e Berlino, il cancelliere tedesco Friedrich Merz passa al contrattacco. La vittoria della Sinistra nella capitale ha spinto la CDU ad accelerare i piani relativi al cosiddetto «programma per la ripresa e l’occupazione», che, tra le varie misure, prevede l’emanazione di una legge federale volta a vietare ai Länder di nazionalizzare patrimoni immobiliari privati destinati all’affitto, una possibilità prevista dalla Costituzione. Non a caso, la Linke berlinese ha posto al centro del proprio programma l’attuazione del referendum del 2021, nel quale la maggioranza degli elettori si era espressa a favore dell’espropriazione delle grandi società immobiliari. Merz ha già avviato le consultazioni per approvare la legge nel più breve tempo possibile. Nel frattempo, monta il dibattito sul presunto antisemitismo della Linke, che ha fatto della solidarietà alla Palestina uno dei suoi tratti distintivi in politica internazionale. Il piano di socializzazione del patrimonio abitativo è al centro del programma con cui la Linke si è imposta nel Land della capitale, che ruota, tra le varie cose, attorno a misure sociali e civili come il contenimento degli affitti, il congelamento dei prezzi del trasporto pubblico e un generale potenziamento dei servizi, nell’ottica di «rendere Berlino accessibile». Per quanto riguarda gli espropri, la Linke propone di socializzare circa 240mila appartamenti, aumentando la quota di patrimonio abitativo in mano pubblica dall’attuale 20% a circa il 30%. Si tratta principalmente di immobili appartenenti a grandi società immobiliari e colossi finanziari, che da soli detengono circa il 15% del patrimonio abitativo berlinese; il Land otterrebbe il controllo delle unità immobiliari riconoscendo al contempo un indennizzo alle società interessate dagli espropri. L’obiettivo della misura è, da una parte, garantire canoni di affitto più contenuti e, dall’altra, esercitare una pressione sul mercato immobiliare privato, contribuendo a frenare la crescita dei prezzi. Già nel 2021, i cittadini di Berlino furono chiamati a esprimersi sulla questione del patrimonio immobiliare nelle mani delle grandi società. Il referendum si concluse con una maggioranza favorevole all’espropriazione e alla socializzazione degli immobili delle grandi società immobiliari. La consultazione, tuttavia, non era direttamente vincolante e la sua attuazione è rimasta finora irrisolta. L’idea non pare infatti andare a genio ai colossi della finanza: «La socializzazione del patrimonio abitativo – per di più con un indennizzo previsto ben al di sotto del valore di mercato – non crea ulteriore disponibilità di alloggi, comporta rischi finanziari considerevoli per l’ente pubblico e limiterebbe quindi i margini di manovra per altre spese pubbliche, ad esempio nei settori dell’istruzione e del sociale», ha dichiarato la Deutsche Kreditwirtschaft, l’associazione ombrello del settore bancario tedesco. In questo contesto, il cancelliere Merz ha annunciato l’intenzione di accelerare l’approvazione di una legge che toglierebbe ai Länder la facoltà di socializzare il patrimonio immobiliare. Tale possibilità è prevista dall’articolo 15 della Costituzione, che sancisce che «terreni, risorse naturali e mezzi di produzione possono essere trasferiti alla proprietà pubblica o ad altre forme di impresa pubblica a fini di socializzazione mediante una legge che disciplina il tipo e l’entità dell’indennizzo». Le prime bozze, ha spiegato Merz, sarebbero già in fase di coordinamento tra il Ministero della Giustizia e quello dell’Interno. L’intervento suggerito da Merz rientra nell’ambito del cosiddetto «programma per la ripresa e l’occupazione» redatto dal governo tedesco lo scorso luglio. Il programma prevede una serie di misure volte a rafforzare il mercato del lavoro, aumentando la flessibilità dei rapporti di lavoro e ridimensionando alcune tutele dei lavoratori. Si tratta di una misura «di deregolamentazione neoliberista con agevolazioni per le imprese e oneri per molti dipendenti», sostiene l’economista Achim Truger. «I lavoratori dovranno finalmente impegnarsi di più», ha aggiunto l’economista Marcel Fratzscher; dovranno «essere più flessibili, smetterla di assentarsi per malattia, rinunciare al tempo libero e lavorare più duramente». I «grandi patrimoni, quelle spalle forti tanto evocate», invece, «se la caverebbero senza subire conseguenze». Secondo la lettura di Fratzscher insomma, l’equilibrio della riforma risulterebbe sbilanciato a favore delle imprese e dei redditi più elevati. Nel frattempo, è partita la macchina del fango sul presunto antisemitismo della Linke. All’indomani della vittoria del partito a Berlino, il cancelliere Friedrich Merz è tornato a denunciare la crescita dell’antisemitismo in Germania, e in particolare nella capitale, invitando SPD e Verdi a prendere una posizione netta sul tema: «Spero vivamente che diano una risposta molto chiara su questo punto, proprio qui a Berlino», ha dichiarato. Un intervento che, nel nuovo scenario politico berlinese, è stato letto anche alla luce delle possibili trattative per la formazione del governo nel Land. Negli ultimi giorni, infatti, le accuse di antisemitismo rivolte ad alcuni settori della Linke berlinese sono finite al centro del dibattito politico, coinvolgendo direttamente anche Verdi e SPD. Sia Verdi che socialdemocratici hanno posto il tema dell’antisemitismo tra le condizioni da affrontare in vista di un’eventuale coalizione con la Linke a Berlino. Sul piano della politica internazionale, il sostegno alla causa palestinese e la critica alle politiche del governo israeliano rappresentano da tempo elementi importanti della posizione della Linke. Queste posizioni sono state utilizzate dagli avversari politici e da alcuni esponenti della comunità ebraica per accusare settori della Linke berlinese di aver oltrepassato, in alcuni casi, il confine tra critica a Israele e antisemitismo. La Linke respinge tali accuse e sostiene che la critica al governo israeliano non debba essere automaticamente equiparata all’antisemitismo. The post Espropri ai fondi e Palestina: la vittoria della Linke a Berlino spaventa l’élite tedesca appeared first on L'INDIPENDENTE.
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