CASO MAGHERINI, MORTO DOPO UN FERMO DI POLIZIA. RICORSO DELL’ITALIA CONTRO LA CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL’UOMO
Si protrae ancora la chiusura definitiva della vicenda legata alla morte di
Riccardo Magherini, avvenuta a Firenze nella notte tra il 2 e il 3 marzo del
2014, in seguito ad un fermo da parte dei carabinieri. L’avvocatura dello Stato
italiano ha deciso di presentare ricorso contro la Corte Europea dei diritti
dell’Uomo, la CEDU, che a gennaio aveva condannato l’Italia per violazione del
diritto alla vita.
Il 39 enne Riccardo Magherini, ex promessa del calcio e padre di un bambino, fu
colto da una crisi di panico e deliri paranoici mentre camminava per il
quartiere di Borgo San Frediano. Credendo di essere inseguito da qualcuno che
voleva ucciderlo, l’uomo entrò in un ristorante chiedendo aiuto e poi corse in
strada urlando.
All’arrivo di due pattuglie dei carabinieri, Magherini non oppose una resistenza
violenta o offensiva, ma si inginocchiò chiedendo protezione. Nonostante fosse
disarmato e incensurato, venne bloccato a terra in posizione prona, ammanettato
con le mani dietro la schiena.
In questa posizione, mentre continuava ad urlare “aiuto, ho un figlio, sto
morendo”, fu tenuto schiacciato a terra per circa 20 minuti. Alcuni testimoni
riferirono che durante il fermo, Riccardo Magherini ricevette dei calci.
All’arrivo dell’ambulanza l’uomo era già in arresto cardiaco e dichiarato morto
alle 2.45 del mattino.
Tre i gradi di giudizio, in una battaglia legale portata avanti dalla famiglia
che dura da allora. In primo grado e in appello, nel 2016 e nel 2017, tre
carabinieri furono condannati per omicidio colposo a pene tra i 7 e gli 8 mesi.
Secondo i giudici, che si basarono sulla perizia medica, il protrarsi
dell’immobilizzazione prona per una ventina di minuti, era stata determinante
nel concorrere a decesso per asfissia, in combinazione con l’intossicazione da
cocaina e lo stress psicofisico.
La Cassazione invece, nel 2018, annullò le condanne e assolse i militari perché
“il fatto non costituisce reato”. Secondo i giudici della suprema corte, i
carabinieri non avrebbero potuto prevedere che la tecnica di contenimento
avrebbe portato alla morte, ritenendo l’evento non evitabile date le conoscenze
tecniche dei militari in quel momento.
Il caso arriva poi alla CEDU che il 15 gennaio di quest’anno emette una sentenza
storica, condannando lo Stato Italiano per aver violato l’articolo 2 della
convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà
fondamentali – la CEDU appunto.
Secondo i giudici di Strasburgo lo Stato non ha protetto adeguatamente la vita
di una persona sotto la sua custodia e non ha fornito una legislazione chiara
per prevenire tali tragedie, facendo appunto riferimento al fatto che i
carabinieri non erano adeguatamente formati sulle tecniche di contenimento. I
giudici della CEDU hanno invitato l’Italia alla revisione della legislazione in
materia, condannandola a risarcire con 140 mila euro la famiglia di Magherini e
al pagamento delle spese legali.
Lo Stato Italiano, tramite il governo di Giorgia Meloni, invece di adeguare le
norme sulle tecniche di contenimento o di promuovere maggiore trasparenza nelle
indagini che coinvolgono le forze dell’ordine, oltre che a non risarcire la
famiglia, fa ricorso contro la CEDU.
Nel frattempo, nella giornata di ieri, 20 di aprile, il Consiglio comunale di
Firenze ha approvato all’unanimità una mozione per intitolare un luogo della
città a Riccardo Magherini. È stato deciso che luogo in questione sarà nel rione
di Borgo San Frediano, con una targa che si ribadisca l’importanza della tutela
dei diritti umani e della dignità di ogni persona. L’atto era stato depositato
da Sinistra Progetto Comune.
Il commento dell’avvocato della famiglia Magherini, Fabio Anselmo. Ascolta o
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