DROGHE: L’APPROCCIO REPRESSIVO DELLA LEGISLAZIONE ITALIANA PREOCCUPA L’ONU. “AMPLIFICA LA DISCRIMINAZIONE RAZZIALE”
Il nuovo rapporto del Meccanismo indipendente delle Nazioni Unite sulla
giustizia razziale (International Independent Expert Mechanism to Advance Racial
Justice and Equality in Law Enforcements) ha messo nuovamente sotto accusa il
modello punitivo adottato dalla legislazione italiana in materia di sostanza
stupefacenti.
Presentato alla 63ª sessione del Consiglio dei diritti umani, il nuovo rapporto
ONU indaga la correlazione tra razzismo sistemico e applicazione delle leggi
sulle sostanze stupefacenti, affrontando la questione da varie angolazioni e
approfondendone vari aspetti, come la profilazione razziale, la
sovraincarcerazione, gli arresti e le detenzioni arbitrarie, nonché la disparità
nell’applicazione delle norme sulle droghe.
In questo quadro, il rapporto sottolinea e ribadisce quanto già riscontrato e
verbalizzato durante la missione svolta in Italia nel maggio 2024, ovvero che
l’approccio punitivo e repressivo adottato dalle politiche italiane sulle droghe
solleva significative preoccupazioni in materia di diritti umani e colpisce in
modo sproporzionato le persone razzializzate, specie afrodiscendenti. Secondo il
rapporto, infatti, l’impatto che tali politiche hanno sulle comunità
marginalizzate dimostra come sussista il rischio di una discriminazione razziale
nell’applicazione della legge, prodotta e amplificata dal sistema repressivo che
queste stesse leggi permettono.
“Siamo di fronte a un problema che il Governo non può liquidare come una somma
di singoli episodi o spiegare, come ha fatto, con la condizione di irregolarità
e marginalità di molti migranti, senza trarne le conseguenze – si legge nel
comunicato rilasciato da Forum Droghe, che prosegue – Richiamare la condizione
di irregolarità e marginalità di molti migranti per spiegare la loro
sovrarappresentazione rischia di rovesciare il problema: proprio chi vive in
condizioni di maggiore precarietà è più esposto ai controlli di polizia, dispone
spesso di una difesa più fragile ed è più facilmente intercettato nei segmenti
più visibili e marginali del mercato illegale. Se a questo aggiungiamo una
legislazione nella quale il confine fra consumo, piccolo spaccio e fattispecie
più grave è estremamente sottile, la marginalità sociale può trasformarsi in
maggiore esposizione al sistema penale e quindi al razzismo istituzionale”.
Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, abbiamo fatto il punto con Leonardo
Fiorentini, segretario nazionale del Forum Droghe Ascolta o scarica