Morire di contenzione a Vigevano
Con un attivista del collettivo Antonin Artaud raccontiamo la storia di una
donna morta a dicembre del 2023 a Vigevano, in seguito a un'azione di
contenzione violenta.
Di seguito il comunicato del collettivo.
MORIRE IN CHIESA, AMMANETTATA E CONTENUTA
Novembre 2023. Vigevano, Pavia. Chiesa della Madonna Pellegrina.
I giornali raccontano che è in corso un funerale. Una donna, già in carico ai
servizi psichiatrici, entra, si inginocchia, va in crisi, alza la voce. «Non
aveva la percezione del luogo in cui si trovava. Abbiamo quindi pensato di
chiedere un intervento di natura sanitaria e di pubblica sicurezza», racconta il
parroco alla stampa. Sembrerebbe dunque un TSO in piena regola, ma i resoconti
cronachistici sono reticenti e contraddittori. Di certo si capisce che c’è stato
l’intervento di due agenti della polizia locale, che avrebbero in qualche modo
fermato e contenuto la donna. «La donna era a pancia in giù: uno le teneva la
testa bloccata per impedirle di picchiarla contro il pavimento mentre i colleghi
le aveva bloccato le gambe», secondo un altro quotidiano.
La donna muore durante il fermo.
C’è un processo attualmente in corso. I due agenti devono difendersi dall’accusa
di omicidio colposo. «I poliziotti, infatti, avrebbero immobilizzato e
ammanettato la donna […] la quale subito dopo sarebbe morta. La Procura dovrà
chiarire se il decesso sia stato causato dalle modalità con cui la 39enne è
stata fermata o se sia morta per cause naturali», riferisce ancora la stampa.
Fin qui i resoconti cronachistici. Malgrado le nostre ricerche non c’è stato
possibile avere ulteriori informazioni sugli sviluppi del procedimento in corso.
Da quello che risulta, e da quello che siamo riusciti a sapere direttamente, la
vittima non era una persona aggressiva, né in quel momento stava commettendo
violenza contro altre persone. Esprimeva sicuramente a suo modo uno stato di
profonda sofferenza interiore, di difficoltà personale. Sarebbe stato necessario
prendersi carico, attuare modalità di protezione, ascolto e cura. Invece sembra
ormai una pratica ordinaria, normale, accettabile quella di rispondere
all’inquietudine, allo smarrimento, all’evidente sofferenza, all’intimo
turbamento in maniera repressiva e violenta, anche con lo schiacciamento a
terra, le manette, la contenzione, il soffocamento. Con i mezzi tipici del
trattamento sanitario obbligatorio, l’unica pratica “medica” che si mette in
atto con l’intervento della forza pubblica, con l’imposizione della “cura”. A
migliaia ne vengono praticati ogni anno in Italia, decine ogni giorno. E troppo
spesso finiscono così, con la morte “accidentale” di chi li subisce.
Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud
Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud
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