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Che cosa mostra il metro quando viene applicato ad Abdul El-Sayed? Politiche e idee nel confronto con Zohran Mamdani 03.11.2026  Kazuhiro Imamura Nel primo articolo di questa serie abbiamo costruito il metro prima di usarlo. In questo secondo articolo applichiamo la prima parte del modello — politiche e idee — ad Abdul El-Sayed, usando Zohran Mamdani come punto di riferimento. Non per stabilire chi sia “migliore”, ma per capire che cosa distingua El-Sayed e che cosa appartenga a un più ampio spazio progressista.   Per rendere più leggibile l’applicazione del metro, i nove indicatori saranno qui considerati in cinque nuclei, con alcune inevitabili sovrapposizioni: orientamento ideologico e politiche sociali (1, 2, 3 e 5); democrazia e potere economico (4); diritti umani e tutela delle minoranze (7 e 8); ambiente, acqua e sostenibilità (6); politica estera e intervento militare (9). Questa articolazione ha una funzione soltanto espositiva: alcuni indicatori, soprattutto l’8, appartengono naturalmente a più di una dimensione. Nel primo nucleo, la differenza iniziale diventa più significativa se letta insieme agli altri indicatori. El-Sayed rifiuta l’identità socialista: alla CNN ha detto «I am not somebody who is a socialist. I believe in capitalism. I just believe that capitalism has to be regulated». Ha spiegato di sostenere Medicare for All non per appartenenza ideologica, ma perché la sua esperienza di medico e responsabile della sanità pubblica lo ha portato a considerarlo una risposta empirica a un sistema che lascia troppe persone senza cure o esposte a debiti sanitari.1 Mamdani, al contrario, è democratic socialist e ha collocato le proprie proposte — congelamento degli affitti, autobus gratuiti, assistenza all’infanzia senza costo, tassazione più progressiva — dentro un progetto politico dichiarato.2 Il risultato non è però una semplice opposizione tra “moderato” e “radicale”. Su sanità, costo della vita, casa e potere economico, le distanze sostanziali sono spesso minori di quanto suggeriscano le etichette. El-Sayed propone Medicare for All, tassazione della ricchezza dei miliardari, limiti al potere dei grandi gruppi sanitari e dei proprietari immobiliari; Mamdani ha fatto della riduzione diretta dei costi quotidiani il centro della propria agenda.12 Il metro mostra quindi una prima cosa utile: la collocazione ideologica dichiarata e il contenuto concreto delle politiche non coincidono necessariamente. Se un politico rifiuta l’etichetta socialista ma sostiene politiche che molti associano alla sinistra, che cosa dovremmo considerare più importante: il nome che sceglie per definirsi o il contenuto concreto delle sue proposte? Il secondo nucleo porta in primo piano la democrazia. El-Sayed propone di vietare il denaro delle corporations nella politica, contrastare il gerrymandering, cioè la manipolazione partitica dei confini elettorali, riformare la Corte Suprema, abolire il filibuster, cioè l’ostruzionismo parlamentare usato al Senato per ritardare o bloccare una decisione, e rendere più facile votare.³ Non si tratta soltanto di politiche economiche progressiste: identifica nella concentrazione del denaro e nei meccanismi che riducono la rappresentanza un problema democratico. Mamdani, in un contesto diverso, ha costruito la propria campagna intorno a una forte mobilitazione dal basso e a un programma che attribuisce al governo municipale un ruolo diretto nel riequilibrio del potere economico.² Il confronto non è perfettamente simmetrico — un senatore e un sindaco dispongono di strumenti diversi — ma rende visibile un terreno comune: per entrambi la democrazia riguarda anche chi dispone del potere economico e dell’accesso effettivo alle istituzioni. Il terzo nucleo riguarda i diritti umani e la tutela delle minoranze, che emergono più chiaramente quando gli indicatori vengono letti insieme. El-Sayed propone di abolire ICE, rafforzare le libertà civili, tutelare il diritto all’aborto e i diritti delle persone LGBTQ+, e descrive la politica migratoria attuale come arbitraria e ingiusta.13 Mamdani ha difeso le sanctuary laws di New York, il sostegno legale alle persone minacciate di espulsione e, da sindaco, ha rafforzato le procedure municipali contro gli effetti delle operazioni federali dell’ICE.4 Le competenze sono diverse, ma l’orientamento è comparabile: i diritti delle minoranze fanno parte della definizione di chi debba poter vivere con sicurezza e dignità nella comunità politica. Il caso Israele-Palestina rende questa dimensione più difficile e più rivelatrice. El-Sayed ha dichiarato di credere in «equal rights to peace, dignity and self-determination for Palestinians and Jewish Israelis alike» e ha criticato il sostegno militare statunitense a governi stranieri quando ritiene che contribuisca a violazioni dei diritti umani.5 Mamdani ha fondato le proprie posizioni sulla «universality of humanity», sostenendo che i crimini contro l’umanità debbano essere condannati indipendentemente da chi li commette; nello stesso tempo, da sindaco ha adottato misure specifiche contro l’antisemitismo e per la sicurezza delle istituzioni ebraiche.6 Il punto, per il nostro metro, non è stabilire qui se ogni loro formulazione sia convincente. È osservare se il principio dei diritti universali venga applicato a gruppi diversi, anche quando ciò crea tensioni politiche. Il caso di Mamdani mostra inoltre perché due dimensioni distinte debbano essere tenute separate: la posizione sulla politica del governo israeliano e la tutela concreta degli ebrei come minoranza. Un modello troppo semplice rischierebbe di confondere le due cose. Il quarto nucleo riguarda ambiente, acqua e sostenibilità. El-Sayed attribuisce particolare rilievo alla protezione dei Grandi Laghi, all’acqua potabile, alla regolazione delle emissioni e ai rischi ambientali dei data center.¹ Nel programma di Mamdani, misure come gli autobus gratuiti possono avere implicazioni ambientali, ma sono presentate soprattutto come misure di accessibilità economica e mobilità urbana.² Il confronto sull’indicatore 6 rimane quindi parziale. Il quinto nucleo riguarda infine la politica estera e i principi che dovrebbero regolare l’uso della forza militare. El-Sayed presenta diplomazia, diritto internazionale e riduzione dell’intervento militare come principi della propria politica estera.¹ Mamdani, da politico municipale, non dispone di una piattaforma comparabile sugli interventi militari statunitensi. Qui il confronto si ferma: forzarlo produrrebbe una falsa simmetria. Anche questo è un risultato del metodo. Ma quando due politici ricoprono ruoli istituzionali diversi, fino a che punto è legittimo pretendere un confronto perfettamente simmetrico? L’applicazione dei nove indicatori produce così un quadro più articolato della sola etichetta “progressista”. El-Sayed e Mamdani condividono molte politiche redistributive e una forte attenzione ai diritti delle minoranze, ma le inseriscono in cornici ideologiche differenti. Nel caso di El-Sayed appare inoltre più esplicita, anche per ragioni istituzionali, la connessione tra riforma democratica, regolazione del potere economico, ambiente, diritti civili e politica estera. Questa prima applicazione suggerisce anche una correzione metodologica: non tutti gli indicatori devono produrre una differenza. Una convergenza può essere informativa quanto una divergenza; e l’impossibilità di un confronto simmetrico può essere essa stessa un dato, invece di essere nascosta. Ma politiche e idee sono soltanto una parte della valutazione. Due politici possono sostenere obiettivi simili e differire profondamente nel modo in cui parlano, trattano gli avversari, reagiscono alle critiche, verificano i fatti o mantengono coerenza tra mezzi e fini. È qui che il metro deve essere sottoposto alla prova successiva. Note 1. Abdul El-Sayed, “Priorities”, campagna per il Senato 2026; CNN, Inside Politics, 12 luglio 2026. Priorities / CNN 2. Zohran for NYC, programma elettorale 2025; NYC Votes, profilo di Zohran Mamdani. Zohran for NYC / NYC Votes 3. Abdul El-Sayed, “Money Out of Politics” e altre priorità democratiche, campagna 2026. Campagna 4. NYC Mayor’s Office, Executive Order 13 Report, maggio 2026. NYC Mayor’s Office 5. FOX 2 Detroit, dibattito per il Senato del Michigan, settembre 2026. FOX 2 Detroit 6. NYC Mayor’s Office, interviste e Strategy to Combat Antisemitism, giugno-settembre 2026. Intervista / Strategy Articolo basato su materiali pubblicamente disponibili consultati fino al 31 ottobre 2026   Kazuhiro Imamura
November 3, 2026
Pressenza
Zohran Mamdani compie 35 anni: auguri virtuali con l’impegno a compiere una buona azione o inviare una donazione
Una campagna lanciata su TikTok con la richiesta di firmare un biglietto di auguri per il sindaco di New York Zohran Mamdani, che compie oggi 35 anni, è diventata virale. La partecipazione richiede di compiere una buona azione nei confronti di qualcun altro o di inviare una donazione e ha già coinvolto 11.000 persone di oltre 3.500 città degli Stati Uniti e di altri Paesi (dalla Nuova Zelanda all’Etiopia), andando ben oltre l’iniziale coinvolgimento dei newyorkesi. Nel sito https://happybirthdaymistermayor.com/ donazioni a un rifugio per donne maltrattate, a una fondazione per popoli indigeni, a un banco alimentare e all’UNWRA si alternano ad atti di solidarietà e compassione verso vicini, familiari, colleghi e sconosciuti e a messaggi di ringraziamento per la speranza suscitata dall’impegno di Mamdani nel migliorare la vita quotidiana dei newyorkesi e per l’esempio di un politico che ascolta la gente e mantiene le promesse fatte. Viene da chiedersi quanti altri politici al mondo saprebbero suscitare una simile ondata di affetto, ispirazione, gratitudine e speranza.   Anna Polo
October 18, 2026
Pressenza
Nithya Raman candidata sindaco a Los Angeles sull’esempio di Mamdani
Da New York a Los Angeles i socialisti lanciano una nuova sfida: Nithya Raman si presenta alle elezioni del 3 novembre con uno stile e un programma simili a quelli che hanno portato l’anno scorso alla vittoria di Zohran Mamdani a New York. Nata nel 1981 nello Stato indiano del Kerala, è emigrata negli Stati Uniti con la famiglia a sei anni ed è diventata cittadina americana a 22. Ha conseguito una laurea triennale in teoria politica all’Università di Harvard e un master in pianificazione urbana al Massachusetts Institute of Technology. Attiva in diverse organizzazioni di base, nel 2020 è stata eletta nel 4° distretto di Los Angeles, diventando la prima donna asiatica-americana a entrare nel Consiglio Comunale di Los Angeles. È stata riconfermata per un secondo mandato nel marzo 2024 e nel 2026 si è candidata a sindaco per le elezioni del 3 novembre, sfidando la sindaca uscente Karen Bass. Lo stile della campagna elettorale è quello ormai abituale dei tanti candidati che seguono l’esempio di Mamdani a diversi livelli – Consiglio Comunale, Senato e Camera dei Rappresentanti -, come Brad Lander, Claire Valdez e Darializa Avila Chevalier a New York, Abdul El-Sayed e William Lawrence in Michigan e Angie Nixon in Florida: porta a porta con migliaia di volontari, presenza capillare nel territorio e uso sapiente e dinamico dei social. Anche le prime dichiarazioni di Nithya Raman richiamano quelle ripetute molte volte dagli altri candidati: “Mi candido a sindaco per fare in modo che il nostro governo lavori per le persone, non per le corporation e gli interessi dei potenti.” Le proposte sono concrete e radicali, con un grande spazio alla crisi abitativa – con il rafforzamento delle tutele per gli inquilini e l’opposizione agli sfratti forzati – e al problema dei senzatetto – con la promessa di dimezzare il loro numero entro le Olimpiadi del 2028 e di eliminare gli accampamenti a lungo termine. Molto ferma anche la posizione sull’immigrazione, con la denuncia delle spietate retate dell’ICE, che tra il gennaio 2025 e l’agosto 2026 hanno portato all’arresto e alla deportazione di quasi 15.000 persone e sul genocidio commesso da Israele a Gaza (termine definito “inappropriato” dalla sindaca uscente Karen Bass). La candidatura di Nithya Raman è sostenuta da organizzazioni sindacali con migliaia di iscritti come EAA Union, Unite Here Local 11, Western States Carpenters e Writers Guild of America West PAC, organizzazioni politiche come i Democratic Socialists of America, Our Revolution e il California Working Families Party, gruppi ambientalisti e organizzazioni di base come Sunrise Movement, Sierra Club, Food & Water Action e Streets for All e molte altre. Il 12 ottobre, festeggiato a Los Angeles come Indigenous Peoples’ Day, in opposizione al Columbus Day contestato come colonialista, Nithya Raman ha reso pubblicamente omaggio alle tribù native locali e di tutta Turtle Island (il nome con cui i nativi americani chiamano gli Stati Uniti) e ha preso impegni precisi nei loro confronti: “Come sindaco, farò in modo che le famiglie indigene possano permettersi di vivere qui, sosterrò le imprese di proprietà dei nativi, consulterò le tribù locali in merito all’uso del territorio e garantirò che il Comune metta a disposizione le risorse necessarie per preservare le tradizioni culturali per le generazioni future.”     Anna Polo
October 16, 2026
Pressenza
Zohran Mamdani pianta un ulivo insieme a famiglie palestinesi nella residenza ufficiale del sindaco di New York
Giovedì 24 settembre, il giorno in cui il in cui Benjamin Netanyahu ha tenuto il suo discorso all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, esaltando la guerra e la pulizia etnica condotte da Israele, Zohran Mamdani ha pubblicato nella sua pagina Facebook il video di un’azione significativa compiuta la sera prima: ha invitato a cena a Gracie Mansion, la residenza ufficiale del sindaco di New York, alcune famiglie palestinesi e con loro ha piantato un ulivo, albero sacro e simbolo della resistenza alla violenza dei coloni in Cisgiordania. L’ufficio del sindaco ha riferito che tra gli invitati c’erano newyorkesi di origine palestinese che hanno perso dei familiari a Gaza e rifugiati che hanno dovuto abbandonare le loro case. L’incontro aveva lo scopo di onorare il loro contributo alla città e di riconoscere le perdite subite. “Ieri sera ho piantato un ulivo a Gracie Mansion insieme ad alcune famiglie palestinesi provenienti da Gaza. Che la pace sia il nostro futuro”, ha scritto Mamdani condividendo un video della serata. https://www.facebook.com/watch/?v=28945362035061670 Quale migliore risposta agli insulti di Netanyahu, che l’ha ripetutamente accusato di antisemitismo e di essere un sostenitore di Hamas? Anna Polo
September 26, 2026
Pressenza
New York si mobilita contro la presenza di Netanyahu all’Assemblea Generale dell’ONU
Il Palestiniana Youth Movement annuncia così su Instagram la mobilitazione prevista per domani, in occasione del discorso del premier israeliano Benjamin Netanyahu all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York: “Alla vigilia della presenza di Netanyahu all’Onu prevista per domani sera a New York, la città si prepara ad un corteo indetto per domani pomeriggio alle 16, che  partirà da Bryant Park e tenterà di arrivare al Palazzo di Vetro. Le strade e i ponti intanto esprimono il loro totale rifiuto all’idea di avere un criminale di guerra in città.” Democracy Now! riporta un acceso scambio tra Netanyahu e Zohran Mamdani. Il primo ministro israeliano ha pubblicato un video in cui attacca aspramente il sindaco di New York, che aveva chiesto il suo arresto per i crimini di guerra commessi a Gaza, per poi ammettere a malincuore di non avere l’autorità per farlo. “Vergognati, signor Mamdani. Vergognati per aver sostenuto i mostri terroristi di Hamas che hanno massacrato il nostro popolo. Vergognati per aver incitato a disordini contro gli ebrei di New York. Sto per recarmi alle Nazioni Unite. Dirò la verità sui nostri eroici soldati e dirò la verità su di te” ha inveito Netanyahu. Ecco la risposta di Zohran Mamdani al video di Netanyahu. “Quello che sappiamo essere effettivamente vero riguardo al primo ministro è che è oggetto di un mandato di arresto della Corte Penale Internazionale per presunti crimini di guerra e crimini contro l’umanità, che, in qualità di primo ministro, è l’artefice di un orribile genocidio contro i palestinesi e che solo pochi giorni fa le sue forze armate hanno ucciso un ragazzino di 11 anni in quella che è considerata una zona sicura.”   Anna Polo
September 23, 2026
Pressenza
Musulmana di origine turca, Elif Eralp vince le elezioni a Berlino ispirandosi a Zohran Mamdani
La lezione di Zohran Mamdani arriva anche in Germania: la vittoria della candidata della Linke Elif Eralp, che nelle elezioni di ieri a Berlino ha ottenuto il 25,7%, diventando per la prima volta nella storia della Repubblica Federale Tedesca il primo partito della capitale, si ispira in gran parte alle proposte e allo stile della campagna elettorale che l’anno scorso hanno portato all’elezione del primo sindaco socialista e musulmano di New York. Figlia di attivisti fuggiti dalla Turchia dopo il colpo di Stato militare del 1980, avvocatessa, 45 anni, Elif Eralp ha messo al centro della sua campagna temi sociali legati alla vita quotidiana dei cittadini, come gli asili gratuiti, una rete di mense nei quartieri berlinesi con pasti caldi a tre euro e soprattutto la questione della casa: a Berlino l’85% delle famiglie vive in appartamenti in affitto, lei compresa, ma i prezzi sono quasi raddoppiati dal 2014. Eralp ha promesso di porre un tetto agli affitti, congelando per un anno quelli delle società immobiliari pubbliche e di dare attuazione al referendum del 2021, quando il 57,6% dei votanti approvò l’esproprio degli immobili dei grandi gruppi privati che possiedono oltre 3mila unità abitative in città. Un esempio è il gruppo Vonovia, che possiede 130.000 abitazioni e vale più di un miliardo di euro. Il principio è semplice: la casa è un diritto, non un investimento e il modello è una città che gli abitanti possono permettersi. Come è successo a Mamdani, la proposta ha suscitato le ire dei conservatori, ma anche della sinistra moderata, con il consueto spauracchio della fuga degli investitori (cosa che peraltro non si è verificata a New York, dove il sindaco ha inoltre mantenuto una delle sue promesse elettorali, bloccando gli affitti per quasi un milione di appartamenti a canone calmierato). E comunque quest’allarmistica levata di scudi non ha impedito la vittoria di Eralp. Anche lo stile della sua campagna elettorale ha ripreso quello di Mamdani e dei tanti candidati socialisti che negli Stati Uniti hanno vinto le primarie democratiche in vista delle elezioni di metà mandato: uso dinamico dei social, porta a porta e presenza quotidiana nei quartieri popolari. Insieme ai volontari e ai compagni della Linke Elif Eralp ha mostrato da subito il senso della proposta delle mense, allestendo bancarelle dove lei stessa distribuiva cibo caldo a tre euro a chiunque si avvicinasse. Un altro tratto in comune con i socialisti statunitensi riguarda la ferma condanna di Israele e del genocidio in atto a Gaza, ma anche dell’antisemitismo e di slogan e posizioni violente nei confronti degli ebrei. In base alle regole elettorali, il sindaco di Berlino viene eletto dal Parlamento locale e non dai cittadini. Pur avendo conquistato 47 seggi su 158, la Linke non ha però la maggioranza e dovrà dunque fare delle alleanze – probabilmente con i Verdi, che hanno ottenuto il 14,3% e 26 seggi e con i Socialdemocratici (12,1% e 22 seggi). I conservatori della CDU hanno perso 9,4 punti rispetto alle elezioni del 2023, fermandosi al 18,8% e saranno all’opposizione insieme all’estrema destra dell’AFD, che ha ottenuto 29 seggi e il 16,3%. “Care berlinesi e cari berlinesi, oggi cambiamo la nostra città. Insieme, trasformeremo questo successo in un nuovo percorso per Berlino. Oggi abbiamo scritto la storia: il segnale dell’amore e della giustizia ha vinto contro l’odio” ha dichiarato Eralp festeggiando la vittoria in una sala da ballo del quartiere di Kreuzberg. Insomma, la sinistra vince quando fa proposte concrete e legate ai problemi sociali più sentiti dalla gente. Solo così si possono battere i moderati e arginare l’onda nera di fascisti e neonazisti. Una lezione che i politici italiani dovrebbero imparare al più presto.   Anna Polo
September 21, 2026
Pressenza
I fascisti della «fine dei tempi» stanno…
… stanno progettando la fuga dal nostro mondo. La nostra missione è chiara. di Naomi Klein e Astra Taylor; pubblicato sul «Guardian». Abbiamo ripreso la traduzione di Lavinia Marchetti (dal suo sito). Un’alleanza empia sta lavorando per un futuro apocalittico dal quale soltanto pochi eletti usciranno indenni. Sta diventando chiaro come possiamo fermarli. Quando Jeff Bezos annunciò il progetto di
September 15, 2026
La Bottega del Barbieri
Istituito a New York un servizio di assistenza legale ai minori immigrati non accompagnati
Riprendiamo dal profilo X del sindaco di New York Zohran Mamdani la seguente dichiarazione. Un’iniziativa concreta che si aggiunge alla coraggiosa denuncia della disumana politica di Trump nei confronti dei migranti. Le retate dell’ICE e le crudeltà a cui assistiamo nei confronti dei minori sono inaccettabili. Il governo federale ha privato centinaia di migliaia di minori non accompagnati dell’assistenza legale. Molti si troveranno presto di fronte a una scelta impossibile: districarsi da soli nel nostro sistema di immigrazione o rischiare la detenzione e l’espulsione. La nostra città sta intervenendo. Abbiamo investito 16,9 milioni di dollari in servizi legali in materia di immigrazione per i minori non accompagnati, con altri 32 milioni di dollari stanziati nel bilancio di quest’anno per i servizi legali in materia di immigrazione, compresa la consulenza legale di pronto intervento e la rappresentanza legale per le persone in stato di detenzione. Se avete bisogno di assistenza legale in materia di immigrazione, siamo qui per aiutarvi. La nostra linea telefonica gratuita e riservata per l’assistenza legale in materia di immigrazione 1-800-354-0365 è disponibile nella lingua che preferite, indipendentemente dal vostro status di immigrazione. Anna Polo
August 13, 2026
Pressenza