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Bernie Sanders / “Restiamo uniti e andiamo avanti”
Si legge tutto d’un fiato, il pamphlet di Bernie Sanders, ma quello che dice rimane. Perché è uno dei racconti della nostra realtà più semplici ma anche più veritieri. Nel mondo in cui viviamo le disuguaglianze, le differenze di reddito, patrimonio, possibilità e modi di vita tra ricchi e poveri sono troppe. Sono aumentate a dismisura e stanno aumentando ancora. Sono misurabili, e quindi Sanders ci riporta i dati più evidenti e clamorosi per gli Stati Uniti, che non è solo uno dei Paesi più ricchi del mondo ma anche il modello e il riferimento di quel che comunemente riteniamo il progresso e l’evoluzione delle società. Tuttavia, anche senza dati e anche guardando solo il nostro paese, anche solo vivendo, andando in giro, leggendo, guardando la televisione e scrollando le piattaforme social, anche solo osservando il mondo che ci circonda, è palese che la ricchezza sia sempre più concentrata nelle mani di pochissimi. Ed è palese anche che quei pochissimi quella ricchezza la usano per esercitare un’influenza politica che gli permetta di conservarla e aumentarla, rendendo così progressivamente più profondo il divario tra ricchi e poveri: già nel 2011 il movimento Occupy Wall Street aveva sottolineato come l’1% della popolazione possiede da solo più di quello che possiede il restante 99% tutto insieme. All’inizio del 2025, l’immagine della cerimonia di insediamento di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti, con alle spalle Jeff Bezos, Elon Musk e Mark Zuckerberg, è la sintesi più eloquente che si possa immaginare di quanto la situazione sia peggiorata nei quattordici anni intercorsi. È la testimonianza più evidente e incontestabile di come la politica americana sia in mano a un piccolo gruppo di persone. Gli oligarchi. Già per i greci l’oligarchia era una forma di governo “degenerata”, quello che diventava la democrazia quando i pochi che la governavano lo facevano perché erano ricchi. E la definizione di oligarchi ha cominciato a diventare nota e diffusa dopo il crollo dell’Unione Sovietica, quando nel caos che ne era derivato alcune figure, per lo più losche e senza scrupoli, si sono arricchite in tempi super rapidi e sono diventate potenti e determinanti per l’agenda politica dei capi di stato. Che gli oligarchi siano una minaccia per la società è stato raccontato molto bene, recentemente, anche da Giuliano da Empoli nel suo libro L’ora dei predatori, una definizione più che evocativa. Quello che è bello, e ci conforta, è che Sanders cerca di trovare una strada per cambiare le cose. Quella che propone è una strada che si appoggia alle grandi lotte del passato, dalla guerra d’indipendenza americana (rievocata nelle manifestazioni No King contro Trump) alle lotte per il diritto di voto alle donne e ai neri, alle battaglie sindacali, o per l’istruzione pubblica o, più recentemente, per i diritti LGBTQ+, e ai risultati positivi che sono stati ottenuti. È anche una strada che chiama tutti i cittadini a diventare soggetti attivi della democrazia, che come ogni cosa ha bisogno di essere curata, amata, sostenuta, nutrita e difesa. Sanders racconta il suo viaggio attraverso l’America, negli stati più ricchi e in quelli più sfortunati, nelle cittadine minuscole e nei grandi centri, e come il suo messaggio semplice e chiaro ha chiamato a raccolta molte più persone di quante lui e il suo staff potessero immaginare. Cittadini normali, americani preoccupati per il loro presente e il loro futuro: la crisi delle abitazioni che ha raggiunto livelli impensabili, con un costo degli affitti così esorbitante che pure le persone con un buon lavoro non se lo possono permettere; la sanità così inefficiente e così costosa che la gente non riesce a curarsi neppure se ha l’assicurazione di base Medicare; le scuole pubbliche malfunzionanti, le pensioni insufficienti, le infrastrutture che cadono a pezzi e nessuno ripara. Tutti temi di cui i democratici negli ultimi tempi non si sono occupati, e che quindi hanno lasciato libero campo alle false promesse di Trump. Trump ha promesso il cambiamento, e molti cittadini stanchi della pessima gestione della cosa pubblica e del disinteresse dei democratici nei confronti dei problemi della gente comune, lo hanno votato. Ora certo è evidente che il cambiamento di Trump è solo meno tasse per i più ricchi, taglio della spesa pubblica, aumento del costo dei beni essenziali. Un peggioramento netto delle condizioni già precarie della maggior parte della popolazione americana. Ed è da qui che bisogna partire, o meglio ripartire. Sanders riconosce che nel Partito Democratico sono stati fatti troppi errori, e che rimediare è impegnativo e faticoso, ma è anche sicuro che ce la si può fare, e che ci se la deve fare. Così, quando si chiude Contro l’oligarchia, ci si sente confortati e speranzosi. Quel “Restiamo uniti e andiamo avanti” è un richiamo potente. È vero che il caos sembra dominare il nostro mondo, che le notizie da cui siamo bombardati sono per lo più nefaste, e che disuguaglianza, disinformazione, corruzione e abusi di potere la fanno da padroni anche nel nostro paese. È vero che il nostro governo sembra più che mai interessato solo alla propria sopravvivenza e ignaro delle necessità dei cittadini, ossessionato dalla sicurezza e obnubilato dalla visione di una realtà che non esiste più (se mai è esistita). Ma è anche vero che, così come negli Stati Uniti, anche in Italia la maggior parte delle persone è animata da buone intenzioni e desidera solo una vita serena e tranquilla. Ed è sempre vero che le cose si possono cambiare. Dovremo a questo punto armarci di parecchio ingegno e perseveranza, convinzione e resistenza – ma anche qui da noi possiamo cercare di costruire una vera democrazia. L'articolo Bernie Sanders / “Restiamo uniti e andiamo avanti” proviene da Pulp Magazine.
July 11, 2026
Pulp Magazine
I giovani conquistati sul campo
di Danilo Tosarelli Bisogna poter sperare, che le cose possano andare meglio in questo nostro Paese. Ma nulla accade per caso. Sono le giovani generazioni la nostra speranza. Bisogna guardare ad esse interrogandole ed interrogandosi. La politica non ha bisogno di tifosi. La politica deve tornare ad essere una palestra dove si confrontano le idee. IL LAVORO E I GIOVANI In