LIBANO: REGGE PER ORA IL CESSATE IL FUOCO, DOPO 2.200 PERSONE UCCISE E UN MILIONE E DUECENTOMILA SFOLLATI
Da ieri, in tarda serata, è in vigore il cessate il fuoco di 10 giorni
annunciato da Trump in Libano. Si tratta del primo stop in un mese e mezzo di
raid incessanti, via aria e via terra, di Israele in Libano. Un periodo durante
il quale sono state ammazzate 2.200 persone (13 solo poche ore prima della
tregua), con quasi 8mila feriti, a cui aggiungere le persone sfollate, costrette
a lasciare le proprie case a causa degli attacchi, soprattutto a sud; sono circa
1 milione e duecentomila, cioè più di un quarto della popolazione libanese.
Le truppe israeliane hanno fatto sapere che continuerà l’occupazione e
l’annessione di quella porzione di sud conquistata durante 45 giorni di duri
scontri con Hezbollah. Il movimento sciita– escluso dai negoziati – in un
comunicato ha preso atto della tregua ma ricorda che Israele ha una lunga storia
di violazioni di cessate il fuoco (basti pensare a quello che, in teoria, era in
vigore dal novembre 2024). Così Hezbollah ha affermato di tenere “il dito sul
grilletto” nel caso Tel Aviv dovesse violare la tregua, mentre migliaia di
persone stanno provando a tornare a casa, verso sud.
David Ruggini, capomissione di Un ponte per in Libano, spiega ai microfoni di
Radio Onda d’Urto l’accordo raggiunto ieri Ascolta o scarica
Mauro Pompili, giornalista freelance appena rientrato dal Libano, sottolinea ai
microfoni di Radio Onda d’Urto come la tregua nei combattimenti stia tenendo.
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