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Roma alza la voce per Maja T., attivista tedesca condannata in Ungheria
Si rafforza a Roma il fronte civile che chiede la liberazione e la revisione del processo nei confronti di Maja T., la giovane attivista condannata dai tribunali ungheresi al termine di un procedimento giudiziario ritenuto da molti osservatori opaco, sbilanciato e privo di elementi probatori solidi. La capitale ospiterà un’iniziativa pubblica dal titolo “Il caso Maja T.: la persecuzione degli oppositori e l’autocrazia di Orbán in Ungheria”, in programma il 20 febbraio 2026 alle ore 14 presso la sede Arci di via dei Monti di Pietralata. L’appuntamento riunirà una rete ampia e trasversale composta da rappresentanti delle istituzioni, del mondo giuridico e del settore dei diritti umani. Tra i partecipanti figurano i genitori dell’attivista, i deputati Arturo Scotto (Partito Democratico) e Filiberto Zaratti (AVS), insieme a Luigi Manconi, fondatore di A Buon Diritto, Luca Blasi della rete A Pieno Regime e Paola Bevere dei Giuristi Democratici. La moderazione sarà affidata a Gianluca Peciola, responsabile nazionale per i diritti umani di Sinistra Italiana. Il caso giudiziario ha acceso un dibattito internazionale, poiché Maja T. è stata ritenuta colpevole di aver preso parte, tre anni fa, a presunte aggressioni ai danni di alcuni neonazisti presenti alla cosiddetta “Giornata dell’onore”, raduno annuale di gruppi di estrema destra a Budapest. Tuttavia, secondo i familiari e i legali, le accuse non sono supportate da alcuna evidenza concreta: non risultano filmati, testimonianze dirette né elementi oggettivi che colleghino l’attivista agli scontri. “Non esiste una sola prova della sua presenza sul luogo”, ha ribadito il padre, richiamando anche le conclusioni degli investigatori tedeschi, che non avevano individuato indizi a suo carico. A rendere il quadro ancora più controverso c’è la gestione dell’estradizione. Alla fine del 2024, un tribunale della Turingia consegnò frettolosamente Maja T. alle autorità ungheresi, ma poche ore più tardi la Corte Costituzionale tedesca di Karlsruhe dichiarò quella decisione incostituzionale. La Corte rimproverò la magistratura locale per non aver considerato le condizioni detentive estremamente dure che attendono in Ungheria una persona non binaria, come si è poi puntualmente verificato nei mesi successivi. Il processo ungherese è stato seguito con attenzione anche dal mondo della cultura e dell’editoria italiana. Il fumettista Zerocalcare ha dedicato a Maja una parte significativa del suo più recente libro, “Nel nido dei serpenti”, mentre l’editore Mattia Tombolini ha denunciato pubblicamente un iter giudiziario “già orientato nel suo esito”, evidenziando come al dibattimento non sia mai stato portato un elemento concreto che giustificasse accuse tanto gravi, nonostante la pesantezza delle pene inflitte: 8 anni a Maja, 7 a Gabriele e 2 ad Anna. L’iniziativa romana vuole essere dunque non solo un momento di solidarietà, ma anche un’azione politica e civile volta a denunciare il deterioramento dello stato di diritto in Ungheria, Paese guidato dal premier Viktor Orbán, più volte accusato a livello europeo di compressione delle libertà civili, ingerenze sul potere giudiziario e repressione sistematica del dissenso.   Rete #NOBAVAGLIO
February 19, 2026
Pressenza
«Waking Hours»: il confine europeo nel buio della notte
C’è un’Europa che prende forma solo di notte, lontano dai riflettori e dalle narrazioni ufficiali. Un’Europa di foreste attraversate al buio, di fuochi accesi tra gli alberi, di spari che rimbombano in lontananza e di un confine – quello tra Serbia e Ungheria – che smette di essere una linea sulle mappe per diventare spazio vissuto, attraversato, temuto. Waking Hours, film documentario di Federico Cammarata e Filippo Foscarini 1, nasce proprio da lì, da quello che gli autori definiscono «un teatro oscuro e una dimora provvisoria», dove «la materia del visibile si sfalda» e il confine europeo si manifesta come esperienza concreta di attesa, sopravvivenza e invisibilità. Selezionato all’ultima Mostra del Cinema di Venezia e da oggi nelle sale italiane 2, è girato interamente di notte lungo una delle tratte più battute della rotta balcanica. Gli autori seguono la vita quotidiana di alcuni passeurs afgani che vivono nascosti nelle foreste, in attesa di accompagnare le persone migranti oltre la soglia dell’area Schengen. Non un’inchiesta tradizionale né un racconto esplicativo: «Alla logica dell’investigazione istituzionale – spiegano – opponiamo una contro-investigazione poetica e civile, che non cerca colpevoli ma crea ascolto». Il film affida così al suono, alle luci intermittenti e all’oscurità il compito di raccontare ciò che resta ai margini dello sguardo e della rappresentazione. Coprodotto da Volos Films Italia con Cosma Film e Rai Cinema, e distribuito da Luminalia, Waking Hours ha ricevuto due premi alla Mostra di Venezia e un’attenzione critica significativa. La sua forza sta in una scelta radicale di messa in scena: «La foresta non è sfondo né cornice, ma il corpo vivo e il cuore pulsante del film». Il buio non è assenza, ma «condizione esistenziale: buio di foresta, buio di paura, buio di desiderio, buio dell’invisibilità politica». In questo spazio sospeso, cinema del reale e teatro si fondono, mentre la rotta balcanica resta «una presenza persistente che lavora ai margini dell’inquadratura», senza mai essere mostrata frontalmente. Waking Hours arriva ora nelle sale italiane con una distribuzione diffusa che attraversa il paese, invitando il pubblico a un’esperienza cinematografica rara e immersiva. Un attraversamento, come lo definiscono gli stessi Cammarata e Foscarini: «La foresta è la nostra barca. Il cinema, il nostro attraversamento». INTERVISTA A FEDERICO CAMMARATA E FILIPPO FOSCARINI a cura di Dario Zonta IN CHE MODO SIETE ARRIVATI A FILMARE AL CONFINE TRA SERBIA E UNGHERIA? COME SIETE INCAPPATI NEI CLAN DI PASSEUR? Questo film è nato completamente per errore. Ci trovavamo a viaggiare nella regione a nord della Serbia perché volevamo filmare la “fioritura del Tibisco”, un fenomeno naturale unico nel suo genere che avviene una volta l’anno appunto sulle rive del fiume Tibisco. Centinaia di migliaia di insetti, chiamati “effimere”, dopo una gestazione di tre anni passati sul letto limaccioso del fiume, escono in massa dall’acqua durante il tramonto e cominciano a volare. La loro vita è effimera, dura solo poche ore e in questo tempo volano freneticamente sopra l’acqua nel tentativo di riprodursi. Il fiume Tibisco è circondato da fitti boschi che in estate ricordano quasi una giungla. Il caso ha voluto che mentre ci addentravamo attraverso la vegetazione, in cerca del punto più adatto da cui filmare la “fioritura”, ci imbattessimo in uno dei tanti gruppi che presidiava la foresta. Eravamo partiti solo per 3 o 4 giorni, giusto il tempo di filmare gli insetti. Siamo finiti per restare lì quasi un mese. NELLA SCENA INIZIALE DEL FILM SI VEDE UN VIA VAI DI MACCHINE E TAXI CHE PORTANO GRUPPI DI PERSONE. IL NUMERO COSPICUO DI PERSONE CHE GESTISCONO QUESTE ATTIVITÀ LASCIA IMMAGINARE CHE TUTTO QUESTO SIA CONOSCIUTO, SE NON ADDIRITTURA TOLLERATO, E CHE GENERI ADDIRITTURA UN INDOTTO. CI DITE QUALCOSA SU QUESTO ASPETTO? È un fenomeno complesso, raccontato poco, che tra l’altro cambia in base al tipo di confine. Le informazioni relative a queste organizzazioni non sono tante. Noi abbiamo visto un tassello di qualcosa di enorme, sfiorando appena la punta di un iceberg. Sulle prime non è stato immediato distinguere un passeur da chi non lo era. È un fenomeno stratificato: tendenzialmente quelli che vivono dentro le foreste sono coloro che lavorano e che organizzano i passaggi. I migranti arrivano nei modi più disparati: alcuni arrivano nei centri di accoglienza vicino alle città, ma noi abbiamo visto anche intere famiglie arrivare nella cittadina più vicina al border e sistemarsi in una struttura ricettiva, tipo un b&b, in attesa della chiamata. SI TRATTA QUINDI DI UN EVENTO, QUELLO DEL PASSAGGIO, CHE COINVOLGE DIVERSI LIVELLI E SFERE, COMPRESI GLI AFFITTACAMERE E I TASSISTI, E TUTTO QUELLO CHE C’È INTORNO. Si, è cosi. Ma non bisogna immaginare un taxi che passa ogni tanto, ma una vera e propria orda, sempre notturna; taxi che si muovono avanti e indietro in mezzo al nulla, in prossimità del bosco lasciano i gruppi di persone che vengono prese in consegna dai clan che li nascondono tutta la notte dentro la foresta e con le prime luci dell’alba vengono portate dall’altro lato. Naturalmente c’era molta polizia, noi abbiamo incontrato nel secondo viaggio anche Frontex, la polizia europea di frontiera, dispiegata sempre dal lato serbo. Il fenomeno dei taxi veniva più o meno ostacolato, nel senso che c’erano dei posti di blocco che periodicamente li fermavano… senza però arrestare il flusso. È logico immaginare che ci fosse un indotto, un sistema economico che permettesse tutto questo. Poi c’è stata una operazione massiccia di Frontex e della polizia serba che ha fatto piazza pulita. Si parla di una situazione che si era stratificata negli anni, quindi era sicuramente a beneficio di tanti, questo lo si percepiva, era tangibile. QUANTO COSTA ATTRAVERSARE IL CONFINE? Per attraversare un confine le cifre sono simili, sia per quanto riguarda l’attraversamento dalla Libia, che per quanto riguarda gli attraversamenti nei vari confini nell’area balcanica, che sia la Bulgaria, la Grecia, la Serbia o la Bosnia… In media un migrante, un rifugiato, spende all’incirca 10.000 euro in tutto, distribuendo il denaro nei vari passaggi e confini. Non è però un percorso lineare, nel senso che ci sono poi i respingimenti, per cui ci sono persone che vengono ricondotte nel posto da cui hanno provato ad entrare, ci riprovano anche tre, quattro, cinque, sei, sette, otto volte. Ci sono persone che provano e riprovano e poi finiscono per non entrare mai. ALCUNI DEI MIGRANTI POI SONO DIVENTATI PASSEUR: DA CHI SONO COMPOSTI QUESTI CLAN, NON SOLTANTO DAL PUNTO DI VISTA DELLE ETNIE? Non è sempre chiaro quale sia la soglia tra il contrabbandiere e il migrante; uno dei protagonisti del film lo racconta esplicitamente, dicendo di aver provato più volte l’attraversamento, di essere stato all’interno dell’area Schengen, di essere stato in Bosnia piuttosto che in Austria o in Italia, e poi a causa dei respingimenti si è trovato costretto a tornare indietro. Nelle foreste abbiamo incontrato molti afghani, persone che fuggivano dal regime talebano, la maggior parte di lingua Farsi, persone che per lunghi anni sono stati migranti e poi a un certo punto, non potendo più rientrare nei loro luoghi d’origine e non potendo più stare in Europa, per i respingimenti o per le condizioni lavorative inadatte per poter sopravvivere, hanno deciso di fare proprio questa scelta forzata di vivere ai margini, lungo i confini tra i vari stati per aiutare altri ad entrare in Europa. Ci sono però anche gruppi di persone che vanno lì per fare questa specifica attività di organizzazione del passaggio, quindi non occasionalmente… Alcuni vanno lì apposta per fare quello, per collocarsi proprio sulla soglia e guadagnare, altri ci finiscono. Ci sono vari motivi per cui un singolo fa una scelta così pericolosa, vivendo in condizioni simili a quelli che fanno la rotta, sebbene in un altro ruolo. È un sistema stratificato, vanno immaginate veramente come delle agenzie di viaggio, divise per clan di appartenenza. Ci saranno anche dei gruppi sporadici che nascono autonomamente, ma la maggior parte sono tutti molto organizzati. Ci sono afghani, siriani, pakistani, marocchini o tunisini: a volte si identificano proprio con dei nomi, spesso tratti da veri battaglioni militari considerati d’elite. LO SCONTRO TRA BANDE DENTRO ALLE FORESTE È STATO UNO DEI MOTIVI PER CUI IN QUELLA ZONA IL FENOMENO È STATO INTERROTTO. I clan, confrontandosi tra di loro, hanno per un lungo periodo generato una guerra a bassa tensione costante, per cui tutte le notti in quel confine si sparava. Di conseguenza la gendarmeria serba, coordinata da Frontex, ha deciso di intervenire, di rompere questa economia, che comunque era un’economia che non riguardava soltanto i clan, ma anche i locali, gli stessi serbi. Anche l’impennata numerica degli arrivi in Serbia nel biennio 2022/23 è stata la causa dell’interruzione. E c’era poi anche un motivo di geopolitica locale, perché la Serbia concedeva un visto temporaneo che permetteva alle persone provenienti dagli stati che non riconoscevano l’autonomia del Kosovo di entrare nel paese. Quello era il motivo per cui tante persone dal Marocco, dall’Afghanistan o dalla Siria entravano in Serbia senza troppe difficoltà per poi provare ad attraversare. Una parte della violenza invisibile del posto era legata all’economia, come in qualsiasi altro posto sulla terra; lì le persone venivano considerate come merce da contrabbandare, da portare da un posto ad un altro, ma c’erano anche altre merci che giravano, come le armi. I clan non si portavano le armi da casa: ogni qual volta spuntava un kalashnikov nascosto tra gli alberi, quasi sempre proveniva dalla guerra in ex-Jugoslavia. Da dove arrivavano queste armi? Un giornalista di Balkan Insight ha parlato di una forte presenza della mafia albanese, per quanto riguardava il discorso del controllo delle rotte, così per il traffico di armi. Ciò fa capire che la dinamica è molto più articolata di quanto si potrebbe immaginare. IN CHE MODO I VARI GRUPPI DI MIGRANTI ATTRAVERSANO QUELLA PARTE DI CONFINE? Dipende dal budget di cui si dispone, avere più soldi significa attraversare nascosti dentro ai veicoli, e costa qualche migliaio di euro. Nel caso, invece, dell’attraversamento “povero”, quello da poche centinaia di euro, si tratta di attraversare con delle lunghe scale che loro fabbricano e buttano sulle reti della recinzione ungherese. La prima recinzione, quella principale, è alta tre metri e mezzo, piena di filo spinato, dietro ce n’è un’altra, per cui è un doppio attraversamento che deve essere fatto. In alcuni punti i passeur riescono a rompere la recinzione, in altri invece si scavalca proprio con le scale, come se fosse una cinta medievale. QUANTO SONO DURATE LE RIPRESE? In altri progetti abbiamo avuto il tempo di fare delle ricerche, dei test per capire come muoverci. In questo caso non c’è stato il tempo, abbiamo iniziato subito a filmare. In totale siamo stati sul posto per cinque settimane. Le prime a cavallo tra giugno e luglio del 2023, poi siamo tornati in Italia, abbiamo guardato il materiale e abbiamo deciso di tornare in un’altra stagione, a ottobre. In Vojvodina c’è un’escursione termica piuttosto importante, siamo passati da una estate caldissima a una situazione in cui faceva già molto freddo, cinque gradi di media. In autunno siamo stati tre settimane e siamo riusciti a porre le basi di una relazione con il gruppo di persone che stavamo filmando, cosa fondamentale, con l’idea di tornare nuovamente. Eravamo in una fase crescente della relazione con loro, avevamo pianificato di rientrare a dicembre per continuare la nostra ricerca, per continuare a girare, ma già in ottobre avevamo visto che l’area si stava a poco a poco militarizzando, avevamo notato una presenza più cospicua di Frontex, avevamo un po’ letto il fatto che lì le cose stavano per cambiare, ma non immaginavamo così rapidamente. Invece, una settimana dopo il nostro rientro in Italia, ai primi di novembre, ci arriva una telefonata da uno dei ragazzi del gruppo chiedendoci aiuto; un messaggio molto allarmante in cui si diceva che erano nascosti da tre giorni lungo il confine ungherese, in mezzo ai boschi, senza poter mangiare né bere. Anche l’organizzazione che all’inizio ci aveva aiutato, No Name Kitchen, ci disse che per loro era diventato impossibile raggiungere le aree delle foreste perché la zona era stata completamente militarizzata; in un weekend, si immagina di violenza, la polizia ha sostanzialmente ripulito tutto, tutti i boschi dell’area, portando poi le persone in centri di detenzione a sud della Serbia. Durante l’operazione Frontex e la stessa Gendarmerie serba non ha fatto praticamente distinzione tra gruppi di trafficanti e migranti nel momento che sono intervenuti per ripulire queste zone. Quasi tutte le persone che hanno catturato sono state criminalizzate automaticamente e messe nei centri di detenzione. Nel caos di quel fine settimana qualcuno è riuscito a fuggire ma dei ragazzi non ne abbiamo saputo più nulla. Per noi il montaggio è stato anche una specie di elaborazione del lutto, l’elaborazione di una relazione che ci è stata completamente tolta: la nostra idea era quella di continuare il nostro sviluppo, continuare a riprendere, ma la realtà ci ha risposto diversamente. Ci siamo allora detti di provare a tradurre il materiale, cercando di capire che cosa avevamo raccolto nelle ore di girato, e da lì abbiamo deciso di restituire quella che è stata la nostra esperienza. DA QUELLO CHE SAPETE, ADESSO IL PASSAGGIO, CIOÈ LA ROTTA, DOVE SI È DIREZIONATA? I punti di passaggio sono sempre in movimento perché le cose mutano velocemente, come i confini stessi perché il punto è entrare dentro Schengen; quindi, il confine è tra un paese che è dentro Schengen e uno che non lo è; e come sappiamo c’è una evoluzione perché i paesi, quelli che sono stati tradizionalmente di confine, iniziano a entrare in Schengen anche loro… Varie cose cambiano, soprattutto negli ultimi anni, ma sicuramente il fenomeno non si arresta. Quello che noi sappiamo è che in Serbia, che nel 2023 era veramente una sorta di autostrada, ora non lo è più, si è molto ridotto il fenomeno; quello che è successo in un primo momento è che c’è stata una spaccatura, come nei tubi il liquido è andato a ingrossare le fila di altre rotte già esistenti, dalla Bosnia e dalla Croazia. Ciò che sappiamo è che la situazione a seguito di questo rubinetto chiuso in Serbia, si è spostata in Bosnia e in Bulgaria. PERCHÉ AVETE FILMATO SEMPRE DI NOTTE? Il bosco fa più paura di notte che di giorno, però di fatto era un contesto più sicuro. Poi loro la sera si radunavano intorno al fuoco negli accampamenti ed era per noi importante stare con loro e la sera era il miglior momento, era il momento di lavoro perché stavano costantemente in comunicazione con altri, ma era anche un momento di raccoglimento, non ci si poteva spostare, quindi un mix di questi fattori è il motivo per cui abbiamo girato di notte. VI SIETE TROVATI IN SITUAZIONI PERICOLOSE? Qualsiasi operazione artistica è tale se ti sottopone a dei rischi, è sempre un viaggio verso l’ignoto. Rispetto alla nostra esperienza, eravamo in uno stato di allerta continua, chiaramente, ma nell’accampamento, intorno al fuoco, si era riusciti a creare una specie di bolla che ci distanziava dal resto del contesto, che era molto violento, non soltanto per gli scontri tra i clan, ma perché i confini, per loro stessa natura, sono contesti di pericolo e di violenza. Con i passeur non abbiamo mai percepito direttamente un senso di pericolo o di paura, ed è stato un elemento fondamentale anche per le riprese, perché in situazioni di paura eccessiva modifichi il linguaggio del film: diventa più un mestiere da reporter d’assalto. Il film, nella sua forma, restituisce un contesto che ci permettesse di restare, di posizionarci con un treppiede, di dare spazio non soltanto alla questione migratoria, ma anche a un loro spazio di intimità. Posizionare un treppiede in un contesto simile, racconta già qualcosa. All’inizio del film ci sono i taxi, luci nella notte che illuminano questa massa oscura… non lo so se si percepisce, forse esiste solo nell’universo dell’invisibile, però quello era uno spazio in cui avevamo costantemente paura: paura, prima di tutto, di essere visti. I taxi non erano consapevoli che stavamo filmando: quelle immagini sono state girate con un teleobiettivo molto spinto. Era quella un’area in cui c’erano i clan più violenti, clan che abbiamo avuto modo di incontrare, perché avevamo tentato un accesso anche con altri gruppi. Avevamo paura della polizia, perché non eravamo autorizzati. È importante sottolineare che non eravamo autorizzati a stare lì, tanto quanto i migranti e i passeur. C’è stata una testata giornalistica locale, nel periodo in cui stavamo facendo le riprese, che voleva realizzare un servizio per il telegiornale: sono stati presi a sassate dai clan del bosco. Questo è interessante, perché racconta il nostro posizionamento. Al di là di come noi percepiamo loro, è anche molto interessante capire come noi siamo stati percepiti da loro: noi stessi potevamo risultare un pericolo. 1. Federico Cammarata (1993) e Filippo Foscarini (1990) iniziano la loro collaborazione al Centro Sperimentale di Cinematografia di Palermo, dove si diplomano nel corso di Documentario. Sin dal primo lavoro insieme, Tardo agosto (2021), adottando un approccio personale che vale loro l’attenzione dei festival internazionali, da DocLisboa ai Popoli, da Beldocs allo Yamagata International Documentary Film Festival. Waking Hours è il loro primo lungometraggio documentario. ↩︎ 2. Le date previste (in aggiornamento): 2 febbraio – Bologna, Cinema Modernissimo 3 febbraio – Modena, Sala Truffaut 9 febbraio – Roma, Cinema Troisi 10 febbraio – Torino, Cinema Massimo 13 febbraio – Genova, Cinema Nickelodeon 16 febbraio – Roma, Cinema Tibur 17 febbraio – Vicenza, Cinema Odeon (da confermare) 18 febbraio – Venezia, Cinema Giorgione 18 febbraio – Livorno, Cinema 4 Mori 19 febbraio – Padova, Cinema Fronte del Porto 20 febbraio – Verona, Circolo del Cinema 21 febbraio – Roma, Azzurro Scipioni 24 febbraio – Torino, Piccolo Cinema 25 febbraio – Milano, Cinema Anteo 4 marzo – Pesaro, Cinema Solaris (da confermare) 4 marzo – Fano, Cinema Masetti 4 marzo – Senigallia, Cinema Gabbiano 9 marzo – Bergamo, Cinema del Borgo 10 marzo – Brescia, Nuovo Eden 11 marzo – Mantova, Cinema Mignon (da confermare) 12 marzo – Pordenone, Cinema Zero 13 marzo – Trieste, Cinema Ariston (da confermare) 18 marzo – Rovigo, Cinema Duomo 23 marzo – Pisa, Cinema Arsenale ↩︎
Con la Palestina nel cuore e nelle lotte
articoli di  Indice. da Anbamed del 23 e 24 gennaio – ultime notizie dalla newsletter di Radio Onda d’Urto – ultime notizie sul Board of Peace dal Centro di Ateneo per i Diritti Umani Antonio Papisca una analisi sul “Board of Peace” da Diario Prevenzione sulla maternità a Gaza da Altreconomia su Cnr di Faenza ed Israele da Pressenza assemblea
January 24, 2026
La Bottega del Barbieri
La Germania è in crisi, vaga nella nebbia e …
… e nella repressione. di Vincenzo Comito (*) e di Osservatorio Repressione. Premessa Le ultime notizie dal paese teutonico indicano che la sua crisi economica non si arresta ed entra ormai nel suo quarto anno. Appare per altro verso ormai chiaro che essa è più grave di quanto possa sembrare a prima vista e che non si tratta tanto di
January 24, 2026
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«Board»: il mondo che Trump creò
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January 23, 2026
La Bottega del Barbieri
FREE ALL ANTIFAS! CORTEO A MILANO IL 24
Prosegue il processo aperto per i fatti di Budapest contro compagnx antifa provenienti da tutta Europa. Lx imputatx rischiano, nei peggiori dei casi, fino a 24 anni di carcere, con l’accusa di aver partecipato in forma considerata violenta alle contromanifestazioni della “Giornata dell’onore”, raduno annuale dell’estrema destra e dei movimenti neofascisti europei. A quasi 3 anni di distanza, nel mese di gennaio le vicende giudiziarie avranno una brusca accelerazione, con i processi che inizieranno in Germania e Ungheria e la pronuncia sulle richieste di estradizione in Francia. Dal 15 gennaio sono previste manifestazioni di solidarietà in tutta Europa. A Milano il 24 gennaio è previsto un corteo che partirà alle 18 da Porta Genova per arrivare al carcere di San Vittore. Con un compagno del Comitato antirepressione di Milano abbiamo fatto il punto sul processo e abbiamo parlato della chiusura dei conti bancari di varie organizzazioni politiche, riconducibili all’area antifascista, da parte di GLS e Sparkasse in Germania.
January 13, 2026
Radio Blackout - Info
Ultima Generazione: l’Italia declassata a livello dell’Ungheria
Venerdì 19 alle 11.30 assieme a decine di associazioni e movimenti, interverremo alla conferenza stampa alla Camera dei Deputati, indetta per la presentazione dei risultati del monitoraggio Civicus Monitor. L’Italia è stata ufficialmente declassata a Paese con “spazio civico ostruito” nel nuovo rapporto annuale del Civicus Monitor. Una valutazione che conferma il deterioramento strutturale delle libertà democratiche e colloca il nostro Paese tra quelli in cui lo spazio civico è sottoposto a restrizioni significative, allo stesso livello dell’Ungheria di Orban. Il Civicus Monitor utilizza una metodologia basata sulla raccolta e l’analisi di dati provenienti da fonti multiple, incluse organizzazioni della società civile, osservatori sui diritti umani, piattaforme di monitoraggio indipendenti e analisi giuridiche, valutando il rispetto delle libertà di espressione, manifestazione e associazione. Il rating “ostruito” indica che tali libertà sono soggette a violazioni ricorrenti, intimidazioni, limitazioni arbitrarie e uso distorto degli strumenti normativi. Simone, gruppo di supporto legale di Ultima Generazione ha dichiarato: “Questo rapporto internazionale ci dà la conferma di quello che avevamo già capito benissimo in Italia: la repressione del dissenso ha raggiunto un nuovo livello. Di certo questo non fermerà la necessità di ribellarsi con la resistenza civile nonviolenta, unico mezzo che rimane a cittadini e cittadine per riprendere in mano il proprio potere. Non vediamo l’ora di ricevere nuove denunce e sanzioni ai sensi della nuova Legge “Sicurezza” e contestarne – una per una – le legittimità costituzionale”. Ci saranno: IN DIFESA DI, RETE NO DL Sicurezza, Amnesty International Italia, ARCI, A Sud, Cnca – Coordinamento Nazionale Comunità Accoglienti, COSPE, Un Ponte Per, Global Movement to Gaza, Greenpeace Italia, Osservatorio Balcani Caucaso Transeuropa (OBCT), Terra Nuova Centro per la Solidarietà e la Cooperazione tra i Popoli, Associazione Nazionale Giuristi Democratici, Yaku Odv, Polo Civico Esquilino, Articolo 21, Legal Team Italia, Libera contro tutte le mafie, AOI – Associazione delle organizzazioni italiane di cooperazione e solidarietà internazionale, ASGI, Per il Clima Fuori dal Fossile, Human Rights International Corner. Cartella stampa su tutte le azioni organizzate da dicembre 2021 qui I NOSTRI CANALI Aggiornamenti in tempo reale saranno disponibili sui nostri social e nel sito web: * Sito web:https://ultima-generazione.com * Facebook@ultimagenerazione.A22 * Instagram@ultima.generazione * Twitter@UltimaGenerazi1 * Telegram@ultimagenerazione Ultima Generazione è una coalizione di cittadini ed è membro del network A22. Ultima Generazione
December 17, 2025
Pressenza
Una rapina di guerra. La UE all’assalto dei “fondi russi”
L’Unione Europea – o meglio la sua attuale “direzione politica” – ha piazzato almeno tre bombe sotto il proprio stesso edificio. Ed il bello è che l’ha fatto con una mossa sola. Ieri sera 25 paesi su 27 hanno dato il loro “ok” al blocco senza scadenza degli asset russi […] L'articolo Una rapina di guerra. La UE all’assalto dei “fondi russi” su Contropiano.
December 13, 2025
Contropiano
‘Esplode’ il petrolio russo: fiamme in Romania, Ungheria e ora Slovacchia
Che straordinaria combinazione! «Tutto questo è avvenuto proprio mentre Donald Trump annunciava sanzioni contro le compagnie petrolifere russe Rosneft e Lukoil», avverte InsideOver. L’intento ufficiale di Trump è di premere sulla Russia per convincerla ad accettare un cessate il fuoco in Ucraina prima dell’inizio di un negoziato. Se ciò avvenisse, […] L'articolo ‘Esplode’ il petrolio russo: fiamme in Romania, Ungheria e ora Slovacchia su Contropiano.
October 24, 2025
Contropiano