Caso Epstein: morto suicida l’uomo che svelò i legami con un ministro di Trump
Simon Andriesz, l’ex banchiere britannico che aveva contribuito a svelare i
rapporti d’affari tra Jeffrey Epstein e il segretario al Commercio statunitense
Howard Lutnick, è morto il 23 settembre a 57 anni: secondo quanto riferito da
The Banker, si è tolto la vita. Ora la Financial Conduct Authority, l’autorità
di vigilanza finanziaria britannica, deve rispondere del trattamento riservato
alle sue denunce. Il regolatore ha annunciato un esame dei contatti avuti con
l’ex dirigente, impegnandosi a rendere pubblici all’inizio del 2027 gli aspetti
da migliorare e gli interventi che intende adottare. Una procedura interna
contestata dai parlamentari, che chiedono un’indagine indipendente sull’operato
della stessa istituzione.
Con oltre 35 anni di esperienza nei mercati finanziari, Andriesz era stato
managing director di BGC, società allora guidata da Lutnick, imprenditore e oggi
Segretario al Commercio di Trump. Nel 2016 aveva segnalato irregolarità
contabili; l’anno successivo era stato licenziato, ma alcune delle sue
segnalazioni contribuirono in seguito a una sanzione di 3 milioni di dollari
inflitta a BGC dall’autorità statunitense di vigilanza sui derivati per
«numerose violazioni in materia di supervisione, rendicontazione e tenuta dei
registri». La società nega ritorsioni e contesta la ricostruzione dell’ex
dipendente. Tra il 2020 e il 2021, Andriesz si era rivolto anche all’FBI,
denunciando presunti legami non dichiarati tra Lutnick ed Epstein. Negli Epstein
Files trovò poi tracce della loro corrispondenza d’affari. Mentre altri
cercavano il cognome del ministro, lui digitò “HWL”, Howard William Lutnick:
sapeva che i dirigenti usavano le iniziali nelle email. Emerse uno scambio del
2018 su Adfin, impresa di pubblicità digitale nella quale avevano investito
Epstein e Cantor Fitzgerald, il gruppo finanziario statunitense allora guidato
da Lutnick. Epstein chiedeva quali fossero le prospettive della società; Lutnick
rispondeva che finalmente stava producendo ricavi e che nei dodici mesi
successivi avrebbe dovuto raggiungere l’autosufficienza economica.
Andriesz trasmise quanto scoperto alla House Oversight Committee. La BBC
ricostruì la vicenda a luglio. Dalla vigilanza britannica, invece, aveva
ricevuto una risposta che metteva in discussione il suo diritto alla protezione:
essendo ormai nota la sua identità, non avrebbe avuto diritto alle tutele
previste per i whistleblower. Era un’indicazione errata, arrivata proprio
dall’autorità alla quale chiedeva ascolto mentre denunciava presunte ritorsioni
e raccontava il prezzo pagato sul lavoro e in famiglia. La FCA aveva poi
riconosciuto l’errore e presentato le proprie scuse, promettendo nuove
istruzioni e formazione per il personale incaricato di ricevere le segnalazioni.
Per chi cercava aiuto, quella risposta poteva aggravare la sensazione di essere
lasciato solo. Resta da chiarire quali conseguenze abbia avuto e che cosa sia
stato fatto, dopo averla corretta, per garantire ad Andriesz un sostegno
concreto.
I documenti emersi smentivano il racconto di una frequentazione occasionale tra
Epstein e Lutnick, archiviata molti anni prima. Le email contenute negli Epstein
Files ricostruiscono i preparativi del pranzo sull’isola Little St. James nel
dicembre 2012, con la moglie e i figli di Lutnick. Nell’audizione al Senato del
10 febbraio 2026, il Segretario al commercio ammise la visita, aggiungendo che
erano presenti anche le tate e sostenendo che fosse durata soltanto un’ora. Un
contratto datato 28 dicembre 2012 attesta inoltre l’ingresso in Adfin di società
riconducibili ai due; il legale di Lutnick colloca però la firma di Cantor nella
primavera 2013. Interrogato il 6 maggio dalla commissione della Camera, il
segretario affermò di aver appreso solo quell’anno della partecipazione di
Epstein all’investimento, negando di aver ingannato il pubblico. Il 14 maggio i
21 democratici della commissione ne chiesero le dimissioni, accusandolo di aver
nascosto la relazione. Lutnick non è accusato dei crimini di Epstein e il
Dipartimento del Commercio respinge le contestazioni, sostenendo che non vi
siano prove di illeciti a suo carico.
A esaminare la gestione del caso sarà Lea Paterson, componente del consiglio
della FCA. È proprio questa scelta a concentrare le critiche del gruppo
parlamentare guidato da John McDonnell: il controllo resta nelle mani
dell’autorità che deve rendere conto del proprio comportamento. Intanto,
Andriesz si aggiunge a un elenco di morti che attraversa più ambienti della
vicenda Epstein: il detective Joseph Recarey, che condusse la prima inchiesta a
Palm Beach, morto nel 2018 dopo una breve malattia; lo stesso Epstein nel 2019;
il finanziere ed ex socio Steven Hoffenberg e l’agente di modelle Jean-Luc
Brunel nel 2022; Virginia Giuffre nel 2025; il talent scout Daniel Siad, trovato
morto vicino a Parigi nel luglio 2026. Vicende diverse, che non provano una
regia comune, ma hanno un effetto concreto: vengono meno persone che, da
posizioni opposte, avrebbero potuto contribuire a chiarire quanto accaduto e
avselrae l’intelaiatura del sistema Epstein. E mentre si perdono testimonianze e
possibilità di confronto, resta ancora da accertare fino in fondo chi abbia
favorito e protetto il sistema di abusi del finanziere di Brooklyn.
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