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Caso Epstein: svelati i quattordici presunti complici
Il 31 agosto, il deputato repubblicano Thomas Massie ha pronunciato nell’aula della Camera degli Stati Uniti quattordici nomi legati, a diverso titolo, a Jeffrey Epstein. L’elenco comprende uomini d’affari, banchieri, intermediari della moda, personalità dello spettacolo, un ex membro della famiglia reale britannica e due italiani. Massie li ha indicati come presunti «co-cospiratori», «associati» o «autori» dei crimini del finanziere pedofilo, chiedendo al Dipartimento di Giustizia di indagarli e, qualora emergano elementi sufficienti, di perseguirli. I nomi consegnati al Congressional Record ... Questo è un articolo di approfondimento riservato ai nostri abbonati. Scegli l'abbonamento che preferisci (al costo di un caffè la settimana) e prosegui con la lettura dell'articolo. Se sei già abbonato effettua l'accesso qui sotto o utilizza il pulsante "accedi" in alto a destra. ABBONATI / SOSTIENI L'Indipendente non ha alcuna pubblicità né riceve alcun contributo pubblico. E nemmeno alcun contatto con partiti politici. Esiste solo grazie ai suoi abbonati. Solo così possiamo garantire ai nostri lettori un'informazione veramente libera, imparziale ma soprattutto senza padroni. Grazie se vorrai aiutarci in questo progetto ambizioso. The post Caso Epstein: svelati i quattordici presunti complici appeared first on L'INDIPENDENTE.
September 9, 2026
L'INDIPENDENTE
Epstein, la Procura di Roma indaga sulla rete italiana e chiede gli atti segreti agli USA
L’onda lunga del caso Epstein raggiunge finalmente anche l’Italia. La Procura di Roma ha aperto un fascicolo per l’ipotesi di violenza sessuale e inviato negli Stati Uniti una rogatoria per ottenere gli archivi pubblicati e gli atti ancora riservati. L’indagine, coordinata dal procuratore aggiunto Maurizio Arcuri, è per ora contro ignoti: nessun italiano risulta formalmente indagato. L’obiettivo è, però, potenzialmente dirompente: verificare se dietro la rete di contatti, viaggi e soggiorni italiani del finanziere statunitense si nascondano abusi e sfruttamento sessuale perseguibili dalla nostra magistratura. I nomi lasciati finora galleggiare nei file potrebbero diventare finalmente materia giudiziaria. Il procedimento non nasce dalle recenti dichiarazioni di Thomas Massie, che ha indicato quattordici persone come presunti «co-cospiratori» di Epstein – tra loro Eduardo Teodorani-Fabbri e Lapo Elkann – ma da un esposto depositato il 26 marzo dall’associazione Differenza Donna, presentato dalle avvocate Teresa Manente e Ilaria Boiano. L’atto chiedeva di verificare possibili reati transnazionali di tratta, violenza e sfruttamento sessuale di donne e minori, commessi da italiani o collegati al nostro territorio. La rogatoria è stata trasmessa agli Stati Uniti già diversi mesi fa. L’associazione ha allegato le ricorrenze estratte dal database del Dipartimento di Giustizia: Roma compare 3.593 volte, Capri 253, Amalfi 44, Ischia 12 e la Costa Smeralda tre. Una mail intitolata «Sardinia Trip!» documenta prenotazioni e spostamenti dell’entourage, mentre altri riferimenti riguardano Milano e possibili flussi finanziari. Presenze che, al momento, non dimostrano reati, ma tracciano una geografia che i magistrati dovranno tradurre in fatti: chi si trovava dove, con chi e, soprattutto, se vi fossero vittime. Gli italiani presenti negli Epstein Files pubblicati il 30 gennaio scorso compaiono a titolo e con gradi di prossimità molto diversi. Giuseppe Conte, Silvio Berlusconi, Mario Draghi, Beppe Grillo e Matteo Salvini sono menzionati in comunicazioni politiche nella fitta corrispondenza con Steve Bannon, senza collegamenti con gli abusi; Rula Jebreal figura soprattutto in liste di invitati a eventi culturali; Flavio Briatore appare nel «Little Black Book» ed è definito da Epstein «amico italiano», ma sostiene di averlo incontrato una sola volta. Ben più assiduo appare il rapporto con Eduardo Teodorani-Fabbri: le carte documentano una corrispondenza protratta, incontri, viaggi, messaggi nei quali chiama Epstein «master», riferimenti sessuali volgari e comunicazioni sull’AC Milan come possibile investimento. Lapo Elkann afferma, invece, di aver incrociato il finanziere soltanto due volte, in occasioni pubbliche, e nega scambi diretti. Nel 2014, Ugo Brachetti Peretti chiese a Epstein di cercare investitori per una quota di Api; nelle stesse conversazioni il finanziere domandò informazioni sulla modella Chiara Baschetti che aveva già chiesto a Teodorani Fabbri. Paolo Zampolli, fondatore della Id Models e oggi rappresentante speciale statunitense per le partnership globali, compare diciotto volte. L’esperto di cybersecurity Vincenzo Iozzo ricorre, invece, centinaia di volte ed è stato accostato, senza conferme, all’«hacker personale» italiano menzionato dall’FBI: Iozzo ha negato di aver svolto quel ruolo o assistito ad attività illegali. Il Nicola Caputo citato nei documenti sarebbe un omonimo dell’ex europarlamentare, mentre resta sconosciuta la donna che nel 2015 si firmava «la tua pazza ragazza italiana». Le carte mescolano semplici citazioni, rapporti professionali, frequentazioni mondane e relazioni più strette: non una lista di colpevoli, ma una mappa ancora da decifrare. Diversi Paesi europei – tra cui Francia, Polonia, Spagna, Germania e Norvegia – hanno già aperto indagini sui collegamenti con il finanziere statunitense. Ora, anche Roma segue la pista europea. Secondo Differenza Donna, l’Italia «non può restare inerte di fronte a elementi documentali pubblici che la riguardano direttamente»: la natura transnazionale del caso impone di verificare se il sistema di sfruttamento sessuale abbia attraversato più Paesi e quale ruolo abbia eventualmente avuto il nostro. Sul tema è intervenuto anche l’eurodeputato di Fratelli d’Italia Paolo Inselvini, del gruppo dei Conservatori e Riformisti europei, chiedendo alla Commissione UE se conosca possibili legami con persone o società operanti nell’Unione e quali strumenti possa mettere a disposizione delle autorità nazionali. L’Italia si aggiunge così ai Paesi che hanno deciso di approfondire una vicenda capace di coinvolgere personalità di primo piano e travolgere persino l’ex principe Andrea, fratello di re Carlo III. Differenza Donna definisce l’apertura del filone romano «un passaggio importante»: eventuali fatti avvenuti nel nostro Paese dovranno essere ricostruiti tutelando le donne e le ragazze coinvolte e facendo luce sul sistema di influenze che circondava Epstein. L’associazione introduce, però, una distinzione essenziale: comparire nei documenti o avere frequentato il finanziere non costituisce, di per sé, una prova di responsabilità penale. La rogatoria dovrà fornire ciò che manca: atti dell’FBI, testimonianze e documenti oscurati in grado di collegare persone, luoghi e condotte. Sarà poi necessario individuare eventuali vittime e verificare competenza, prescrizione, età all’epoca dei fatti e luogo dei presunti reati. Non è scontato che emergano contestazioni penali, ma è la prima volta che la pista italiana viene affrontata con strumenti giudiziari. L’inchiesta sarà utile soltanto se riuscirà a dissipare la nebbia senza trasformarsi né in una gogna dei nomi né nell’ennesimo fascicolo destinato a spegnersi. The post Epstein, la Procura di Roma indaga sulla rete italiana e chiede gli atti segreti agli USA appeared first on L'INDIPENDENTE.
September 6, 2026
L'INDIPENDENTE
Caso Epstein, l’ex banchiere di JPMorgan ammette: «Gli passavo informazioni riservate»
Jeffrey Epstein non era soltanto il cliente facoltoso che le banche continuarono a servire nonostante una condanna per reati sessuali su minori. Era anche il confidente al quale uno dei più potenti banchieri di Wall Street affidava informazioni riservate e sensibili per i mercati. Jes Staley, ex dirigente di JPMorgan Chase e successivamente amministratore delegato di Barclays, ha ammesso davanti al Congresso americano di avere condiviso ripetutamente con Epstein comunicazioni interne di JPMorgan, dettagli su operazioni ancora in corso e, persino, conversazioni con la Federal Reserve durante la crisi finanziaria del 2008. La rivelazione emerge dalla trascrizione dell’audizione a porte chiuse svolta il 24 luglio e pubblicata dalla Commissione di Vigilanza della Camera. Staley scrisse a Epstein che in appena due settimane la banca privata di JPMorgan aveva raccolto 44 miliardi di dollari, lo informò sui contatti in corso con il Tesoro americano e gli anticipò dettagli su possibili acquisizioni. In un’e-mail dell’8 ottobre 2008, Staley scriveva a Epstein di stare lavorando con la Fed a «un’idea per risolvere la situazione» e di avere bisogno di «un amico intelligente» con cui ragionare. Epstein, in quel momento, si trovava già in carcere dopo essersi dichiarato colpevole di adescamento a fini di prostituzione e di avere procurato una minorenne per la prostituzione. Staley gli domandava se fosse possibile farlo uscire per un fine settimana e aggiungeva tra parentesi: «Ci stanno ascoltando?», una domanda che lascia trasparire la consapevolezza della delicatezza dello scambio. Interrogato sulla divulgazione di notizie confidenziali, l’ex banchiere ha sostenuto di ritenersi autorizzato a condividerle quando lo giudicava opportuno. Una giustificazione che non chiarisce per quale ragione un detenuto condannato per reati sessuali fosse considerato un interlocutore sufficientemente autorevole da essere coinvolto, sia pure informalmente, in questioni capaci di influenzare i mercati. Staley ha continuato a descrivere il legame come una stretta relazione professionale, ribadendo di non essere stato a conoscenza della prosecuzione degli abusi e della reale estensione della rete criminale di Epstein. La sua deposizione, però, mostra che i segnali d’allarme erano tutt’altro che invisibili. Staley ha riconosciuto di avere avvertito Epstein che JPMorgan lo considerava un cliente ad alto rischio e che la banca guardava con crescente preoccupazione ai suoi ingenti prelievi in contanti. Nel solo 2004 erano stati registrati 840 mila dollari di operazioni cash, saliti a oltre 900 mila l’anno successivo; un rapporto interno del 2006 segnalava prelievi ricorrenti compresi tra 40 e 80 mila dollari e richiamava espressamente le accuse per avere adescato minorenni a fini di prostituzione. Eppure, dopo la condanna del 2008, Staley intervenne perché Epstein conservasse almeno i conti correnti e chiese al responsabile legale della banca di riesaminarne la posizione, ricordando al Congresso che il finanziere aveva procurato all’istituto clienti importanti. Anni dopo, nel 2014, il banchiere firmò inoltre i documenti che lo indicavano come trustee di un fondo fiduciario istituito da Epstein e, nel 2015, ne sottoscrisse una modifica. Staley ha dichiarato di avere poi rinunciato all’incarico, senza ricevere compensi, perché non voleva essere associato al patrimonio del finanziere. Nel frattempo, tuttavia, Epstein era rimasto cliente di JPMorgan fino al 2013. Secondo un memorandum dello staff democratico della Commissione Finanze del Senato, mentre Epstein era ancora vivo JPMorgan segnalò alle autorità poco più di 4,3 milioni di dollari di operazioni sospette; soltanto dopo la sua morte presentò segnalazioni retroattive relative a quasi 1,3 miliardi, distribuiti in migliaia di transazioni risalenti fino al 2003. JPMorgan non rappresenta un’eccezione isolata, ma il nodo principale di un sistema finanziario che per anni continuò a trasferire denaro e ad amministrare patrimoni mentre attorno a Epstein si accumulavano procedimenti e indicatori di rischio. Nel 2023, la banca ha accettato di versare 290 milioni di dollari alle vittime e altri 75 milioni alle Isole Vergini americane per chiudere le cause, senza ammettere responsabilità. Deutsche Bank, che accolse il finanziere nel 2013 dopo l’uscita da JPMorgan, ha pagato 75 milioni alle sopravvissute e nel 2020 è stata multata per 150 milioni di dollari dal regolatore dello Stato di New York: l’istituto aveva eseguito pagamenti a presunte complici, modelle russe e numerose donne dell’Europa orientale, oltre a prelievi sospetti superiori a 800 mila dollari. Nel marzo scorso, anche Bank of America ha raggiunto un accordo da 72,5 milioni, continuando a respingere le accuse di avere agevolato la rete. Altri documenti hanno fatto emergere rapporti con Morgan Stanley, Goldman Sachs e HSBC, mentre accertamenti hanno lambito Edmond de Rothschild e l’ex filiale americana di Banco Sabadell. Ridurre tutto all’imprudenza di un singolo dirigente significa ignorare il ruolo dell’infrastruttura bancaria che ha sostenuto per decenni la rete di Epstein: gli istituti hanno pagato multe e accordi civili, ma nessuno dei loro vertici ne ha risposto penalmente. 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August 28, 2026
L'INDIPENDENTE
Polonia 2020: Ewa uccisa perchè sapeva troppo?
La giornalista era a caccia di pedofili, ben protetti, ma all’improvviso “si uccise”. di Saverio Pipitone. Il 16 aprile 2020 alle ore 22, nella sua abitazione a Łódź in Polonia, la giornalista Ewa Żarska fu trovata morta impiccata. Aveva 45 anni. Gli inquirenti, senza prove di reato, archiviarono il caso come suicidio. Ewa indagava sulla pedofilia. Dopo alcuni mesi di