Epstein, la Procura di Roma indaga sulla rete italiana e chiede gli atti segreti agli USAL’onda lunga del caso Epstein raggiunge finalmente anche l’Italia. La Procura di
Roma ha aperto un fascicolo per l’ipotesi di violenza sessuale e inviato negli
Stati Uniti una rogatoria per ottenere gli archivi pubblicati e gli atti ancora
riservati. L’indagine, coordinata dal procuratore aggiunto Maurizio Arcuri, è
per ora contro ignoti: nessun italiano risulta formalmente indagato. L’obiettivo
è, però, potenzialmente dirompente: verificare se dietro la rete di contatti,
viaggi e soggiorni italiani del finanziere statunitense si nascondano abusi e
sfruttamento sessuale perseguibili dalla nostra magistratura. I nomi lasciati
finora galleggiare nei file potrebbero diventare finalmente materia giudiziaria.
Il procedimento non nasce dalle recenti dichiarazioni di Thomas Massie, che ha
indicato quattordici persone come presunti «co-cospiratori» di Epstein – tra
loro Eduardo Teodorani-Fabbri e Lapo Elkann – ma da un esposto depositato il 26
marzo dall’associazione Differenza Donna, presentato dalle avvocate Teresa
Manente e Ilaria Boiano. L’atto chiedeva di verificare possibili reati
transnazionali di tratta, violenza e sfruttamento sessuale di donne e minori,
commessi da italiani o collegati al nostro territorio. La rogatoria è stata
trasmessa agli Stati Uniti già diversi mesi fa. L’associazione ha allegato le
ricorrenze estratte dal database del Dipartimento di Giustizia: Roma compare
3.593 volte, Capri 253, Amalfi 44, Ischia 12 e la Costa Smeralda tre. Una mail
intitolata «Sardinia Trip!» documenta prenotazioni e spostamenti dell’entourage,
mentre altri riferimenti riguardano Milano e possibili flussi finanziari.
Presenze che, al momento, non dimostrano reati, ma tracciano una geografia che i
magistrati dovranno tradurre in fatti: chi si trovava dove, con chi e,
soprattutto, se vi fossero vittime.
Gli italiani presenti negli Epstein Files pubblicati il 30 gennaio scorso
compaiono a titolo e con gradi di prossimità molto diversi. Giuseppe Conte,
Silvio Berlusconi, Mario Draghi, Beppe Grillo e Matteo Salvini sono menzionati
in comunicazioni politiche nella fitta corrispondenza con Steve Bannon, senza
collegamenti con gli abusi; Rula Jebreal figura soprattutto in liste di invitati
a eventi culturali; Flavio Briatore appare nel «Little Black Book» ed è definito
da Epstein «amico italiano», ma sostiene di averlo incontrato una sola volta.
Ben più assiduo appare il rapporto con Eduardo Teodorani-Fabbri: le carte
documentano una corrispondenza protratta, incontri, viaggi, messaggi nei quali
chiama Epstein «master», riferimenti sessuali volgari e comunicazioni sull’AC
Milan come possibile investimento. Lapo Elkann afferma, invece, di aver
incrociato il finanziere soltanto due volte, in occasioni pubbliche, e nega
scambi diretti. Nel 2014, Ugo Brachetti Peretti chiese a Epstein di cercare
investitori per una quota di Api; nelle stesse conversazioni il finanziere
domandò informazioni sulla modella Chiara Baschetti che aveva già chiesto a
Teodorani Fabbri. Paolo Zampolli, fondatore della Id Models e oggi
rappresentante speciale statunitense per le partnership globali, compare
diciotto volte. L’esperto di cybersecurity Vincenzo Iozzo ricorre, invece,
centinaia di volte ed è stato accostato, senza conferme, all’«hacker personale»
italiano menzionato dall’FBI: Iozzo ha negato di aver svolto quel ruolo o
assistito ad attività illegali. Il Nicola Caputo citato nei documenti sarebbe un
omonimo dell’ex europarlamentare, mentre resta sconosciuta la donna che nel 2015
si firmava «la tua pazza ragazza italiana». Le carte mescolano semplici
citazioni, rapporti professionali, frequentazioni mondane e relazioni più
strette: non una lista di colpevoli, ma una mappa ancora da decifrare.
Diversi Paesi europei – tra cui Francia, Polonia, Spagna, Germania e Norvegia –
hanno già aperto indagini sui collegamenti con il finanziere statunitense. Ora,
anche Roma segue la pista europea. Secondo Differenza Donna, l’Italia «non può
restare inerte di fronte a elementi documentali pubblici che la riguardano
direttamente»: la natura transnazionale del caso impone di verificare se il
sistema di sfruttamento sessuale abbia attraversato più Paesi e quale ruolo
abbia eventualmente avuto il nostro. Sul tema è intervenuto anche l’eurodeputato
di Fratelli d’Italia Paolo Inselvini, del gruppo dei Conservatori e Riformisti
europei, chiedendo alla Commissione UE se conosca possibili legami con persone o
società operanti nell’Unione e quali strumenti possa mettere a disposizione
delle autorità nazionali.
L’Italia si aggiunge così ai Paesi che hanno deciso di approfondire una vicenda
capace di coinvolgere personalità di primo piano e travolgere persino l’ex
principe Andrea, fratello di re Carlo III. Differenza Donna definisce l’apertura
del filone romano «un passaggio importante»: eventuali fatti avvenuti nel nostro
Paese dovranno essere ricostruiti tutelando le donne e le ragazze coinvolte e
facendo luce sul sistema di influenze che circondava Epstein. L’associazione
introduce, però, una distinzione essenziale: comparire nei documenti o avere
frequentato il finanziere non costituisce, di per sé, una prova di
responsabilità penale. La rogatoria dovrà fornire ciò che manca: atti dell’FBI,
testimonianze e documenti oscurati in grado di collegare persone, luoghi e
condotte. Sarà poi necessario individuare eventuali vittime e verificare
competenza, prescrizione, età all’epoca dei fatti e luogo dei presunti reati.
Non è scontato che emergano contestazioni penali, ma è la prima volta che la
pista italiana viene affrontata con strumenti giudiziari. L’inchiesta sarà utile
soltanto se riuscirà a dissipare la nebbia senza trasformarsi né in una gogna
dei nomi né nell’ennesimo fascicolo destinato a spegnersi.
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