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VICENZA:IL BOCCIODROMO DIVENTA JUNA. AZIONARIATO POPOLARE PER L’ACQUISTO DEL NUOVO SPAZIO
Terminata l’occupazione dell’ex Baronio in viale Trento a Vicenza inizia ora una nuova fase. Tramite azionariato popolare è stato infatti acquistato un capannone dove ospitare concerti, una palestra popolare, laboratori, assemblee e attività culturali. Cambia anche la denominazione, con il nome ispirato alla partigiana vicentina, Luisa Urbani. Come annunciato dagli attivisti, il capannone è stato acquistato tramite azionariato popolare. Un acquisto collettivo che, come spiega il Bocciodromo in una nota, «non rappresenta una rottura, ma uno strumento diverso per rafforzare autonomia, radicamento e capacità di organizzazione». «Abbiamo acquistato collettivamente con un azionariato popolare e ribelle un capannone nella zona del “Mercato Nuovo” – si legge -. La scelta di un acquisto collettivo nasce dalla volontà di dare da un lato stabilità e continuità al percorso costruito in questi 15 anni di lotte e relazioni nel territorio e dall’altro rafforzare la capacità di incidere maggiormente in città». L’acquisto e la ristrutturazione del capannone saranno sostenuti da una grande campagna di azionariato “popolare e ribelle”. «Sarà una sfida collettiva che coinvolgerà tutta la città. Non chiediamo semplicemente un contributo economico: proponiamo di costruire insieme un bene comune, indipendente dalle logiche della rendita e del profitto, capace di durare nel tempo e di restare patrimonio collettivo di chi lo attraverserà ogni giorno». Il nome è ispirato dal nome di battaglia di una partigiana vicentina, Luisa Urbani, che a seguito della sua incarcerazione e successiva fuga si unì prima alla Brigata “Sette Comuni” e poi alla brigata Mameli della divisione “Garemi”, dove ebbe il ruolo di vice commissario e capo servizio stampa della brigata e guidò una squadra che la notte del 25 aprile 1945 liberò Caltrano. L’intervista con Eleonora dello spazio sociale Juna di Vicenza Ascolta o scarica 
July 29, 2026
Radio Onda d`Urto
“Diffondiamo l’Alpinità”: la provincia di Vicenza destina 20.000 euro alla militarizzazione dei bambini del territorio
Nel mese di giugno la provincia di Vicenza, nelle persone del presidente Andrea Nardin e del consigliere con delega al bilancio Marco Zocca, ha consegnato ai presidenti delle cinque sezioni vicentine dell’Associazione Nazionale Alpini (ANA) un contributo di 20.000 euro istituendo il bando Diffondiamo l’Alpinità. Con quell’importo si dovranno sostenere le attività educative e sociali organizzate dalle sezioni ANA e rivolte ai bambini e alle bambine, ai ragazzi e alle ragazze, del territorio: campi scuola, notti in tenda, caccia al tesoro sull’Ortigara, escursioni nei luoghi della Grande Guerra, attività di protezione civile, addestramenti con nozioni pratiche per affrontare le emergenze.  Dalla pagina istituzionale che ne dà notizia leggiamo che anche il presidente Andrea Nardin e il consigliere Marco Zocca sono alpini. Non è certo una stranezza, considerata la diffusione del culto delle penne nere in quel territorio ma questo dettaglio apre domande sulla evidente e discutibile circolarità, in questo caso, della distribuzione delle risorse pubbliche, dato che l’emittente dei fondi ha stretta relazione con i riceventi. Il supposto conflitto di interessi svanisce però, grazie all’esplicito riferimento fatto, in sede ufficiale, al protocollo di Intesa tra il Ministero dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara e l’Associazione Nazionale Alpini, rinnovato nel mese di dicembre 2025 e che apre alla presenza dei militari nelle scuole accreditandogli un valore di esempio di senso civico, cultura della solidarietà, tutela ambientale. In un nostro passato articolo ci siamo soffermati su come lo stesso protocollo preveda il rilascio di attestati di frequenza per tutte le attività extracurricolari svolte con l’ANA, attestati utili in sede di esame di maturità o da allegare al curriculum a fine percorso scolastico perché riconosciuti da altre associazioni che operano nell’ambito della formazione giovanile e della tutela del territorio. Andrea Nardin è anche sindaco di Montegalda, un comune di circa 3400 abitanti che da qualche anno vanta un frequentato centro di Ginnastica Dinamica Militare probabilmente nato sotto il suo doppio mandato di sindaco (qui il tag per gli altri nostri articoli sulla ginnastica dinamica militare) L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università vede nel bando Diffondiamo l’Alpinità un esempio delle numerose iniziative portate sul territorio, negli ultimi anni, dal sistema della “difesa” per avvicinare tutta la popolazione, in modo particolare quella adolescente e giovane, e “acculturarla” e, perché no, anche arruolarla. Ci opponiamo all’impiego delle risorse pubbliche per la diffusione dei corollari della propaganda di guerra nella mentalità comune. Il purismo identitario nazionalista, la narrazione parziale e nostalgica della Storia, il sacrificio della propria vita per il bene della patria, l’interiorizzazione e la subordinazione a una gerarchia di comando rigidamente strutturata, sono principi nei quali noi non ci riconosciamo. E riteniamo pericolose e criminali le politiche che lavorano per il loro ritorno. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
#Vicenza città militarizzata. Il ruolo della Caserma #Chinotto in un mondo di #guerra Antonio Mazzeo - 2026 Quello che preoccupa è la rete tessuta dalle istituzioni militari (Arma dei #Carabinieri, #USArmy, #NATO, UE, ecc.) che operano alla “Chinotto” con innumerevoli soggetti internazionali e le relazioni costruite con la società civile vicentina.https://www.academia.edu/170396052/Vicenza_citt%C3%A0_militarizzata_Il_ruolo_della_Caserma_Chinotto_in_un_mondo_di_guerra?auto=download&email_work_card=download-paper
July 19, 2026
Antonio Mazzeo
Sport e ideologia militarista: il lato nascosto dell’addestramento infantile
Virtù indica il bene in senso morale e spirituale, ma è significativo che questa parola derivi etimologicamente dal latino vir, “maschio”. Nelle comunità tradizionali la virtù che davvero contava doveva essere essenzialmente la forza fisica del maschio, il suo carattere indomito e virile, che evidentemente veniva percepito come la migliore garanzia di poter avere la meglio sul nemico. Anche la parola eroe ha a che fare con la medesima famiglia semantica (attraverso il greco héros, “prode, forte in guerra, combattente”) Davide Borrelli. La segnalazione che commento, giunta all’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università con un video pubblicato su Facebook, riguarda un campo di allenamento sportivo, paramilitare – legendary strenght revealed  – organizzato a Rettorgole, frazione di Caldogno, in provincia di Vicenza. Siamo nel Nord, lavoratore e produttivo, terreno di coltura della vecchia Lega, del suo pervicace separatismo, a cui la legge n.86/2024, a firma del ministro Roberto Calderoli, ha dato corpo, mentre si diffonde – in forma pressoché clandestina – l’ennesimo testo di preintesa Stato-Regioni. Ricordo spesso questo aspetto perché la mentalità autonomista si coltiva anche con quella ristrettezza di pensiero a cui abitua la competizione sportiva, unita a stretto vincolo con il culturismo, con il vigore fisico indispensabile al guerriero. Addestramento che è anche consuetudine alla obbedienza al comando, la performance come risposta efficace a quel che – nella rigida scala gerarchica – viene chiesto al sottoposto, senza che l’ordine si possa giudicare e mettere in dubbio. La postura tipica del coach (come è obbligo oggi chiamare la tizia o il tizio che in palestra ti fanno sudare), non solo del superiore graduato, è la messa in mostra, come modello, del proprio fisico e l’urlo come interlocuzione. Nel video un gruppo di bambini, forse appena preadolescenti, è schierato in riga davanti a un addestratore che urla l’ordine, un monito di buona retorica militare, “Compagnia?”, a cui i ragazzini rispondono – chiaro e forte come nei film sui marines – “Commando!!” (due emme!), controrisposta “Grandiosi“, e avvio dell’attività a colpi di fischietto. Tutto questo agitarsi di corpi fra ostacoli, salti, corse, è accompagnato da una musica epica, ad alta energia, come si è detto più su. La fonte è un sito dedicato, “Cinematic Sourse“, brutte copie, algoritmico-intelligenti, di Vangelis, nel canone delle colonne sonore, fin da Momenti di Gloria del 1981, o delle tracce che accompagnano le gesta di Arnold Schwarzenegger in Comando (1985), guarda il caso.   Musica e lotta audace sono ormai cultura popolare. Lo mostrano due serie di cartoni animati molto viste da grandi e piccini, i Simpson e quella coreana Saya Boys. Gruppi musicali in stile militare per i quali la musica è solo un’occasione di scontro con altre formazioni. Boy-Baby Band, nel primo caso protagonista Bart, nel secondo Jinu, demone che eccitando il suo pubblico ne cattura l’energia. Insomma, si tratta sempre di conflitti all’ultima nota, per i Leoni (Saya), anche di incantesimi e rituali di morte. Ma vengo a chi governa tutto questo dispiegamento di energia combattente, in mimetica, rivolta a giovani futuri eroi. A Roma ha la sua sede l’ENDAS (Ente Nazionale Democratico di Azione Sociale e Sportiva), scudo con un’onda gialla che porta la testa di un’aquila, guarda il caso (https://www.endas.it/area-istituzionale/la-nostra-storia/). Associazione sportiva riconosciuta dal CONI, nasce nel 1949 a scopi sociali e democratici (sic) visto che, finito il fascismo delle adunate domenicali e delle esercitazioni ginniche, occorre occupare il campo. Ma prima, nel 1946, venne fondato il suo antesignano, il M.A.S (Movimento di Azione Sociale) che, leggiamo sul sito dell’ENDAS, intendeva l’attività sportivo-sociale o social-sportiva come via della redenzione (sic) dopo l’oscurantismo del Ventennio. Oggi, bambini, adolescenti, adulti, più che redenti dalle colpe dei padri, e forse da quelle dei partigiani, devono crescere nella convinzione che è meglio rispondere affermativamente al comando, preparare fisico e mente per la difesa totale del suolo patrio. Allo scopo servono buone dosi di competizione, di crediti meritevoli in qualunque modo conseguiti, di resilienza, di reattività al rischio, competenze a cui educa la scuola di Valditara. Ma serve anche lo sport, attività di vario tipo che ormai, fosse anche nel campetto parrocchiale, svolgono tutte le creature piccole e giovani. Intrattenimento e divertimento – ci dicono- attivo e passivo (il tifoso) diventato industria dei corpi, corpi a cui la televisione, i media, le aziende che producono divise e oggetti sportivi, chiedono di andare sempre oltre il limite fisico, grazie a dosi di  sostanze chimiche (i controlli anti-doping spesso non conseguono risultati) e di allenamenti intensivi. E succede che un tennista super titolato svenga per il caldo o che giovani calciatori muoiano sul campo per infarto. Come scrive il sociologo in esergo, la virtù richiede sacrificio, i soldati in guerra se lo sentono ripetere fin dall’assedio di Troia.    Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Vicenza e la Festa della Repubblica: tra militarizzazione e mobilitazioni dal basso
Il 2 giugno 2026 si è celebrato l’ottantesimo anniversario della Repubblica italiana. La data ha prodotto due narrazioni incompatibili: quella ufficiale, scandita da parate militari e uniformi, e quella dei movimenti antimilitaristi, che in quella stessa data hanno scelto di occupare piazze, basi e presidi in tutta Italia. In piazza dei Signori a Vicenza, la celebrazione per l’anniversario della Repubblica ha incluso una sfilata di bambini e bambine delle scuole primarie. Moretto piumato in testa, i piccoli hanno corso in piazza affiancati dal corpo d’arma, riprendendo la tradizionale «corsa dei bersaglieri». Secondo «Il Giornale di Vicenza», si tratta di una scelta alla quale il prefetto «tiene in modo speciale». La cerimonia ha compreso anche l’alzabandiera e l’esecuzione dell’Inno d’Italia da parte della banda di Gambellara insieme al coro del liceo musicale Pigafetta (clicca qui per la notizia). Le celebrazioni erano promosse, come ogni anno, dalla Prefettura e dal Comune di Vicenza. Il sindaco Giacomo Possamai e il prefetto Filippo Romano sono stati indicati dalla stampa e dalle reazioni politiche come i responsabili diretti della scelta di coinvolgere i bambini in questo ruolo. La presenza dei «bersaglierini» alle celebrazioni vicentine non è una novità di quest’anno: si tratta di un’iniziativa, promossa dai primi anni duemila, dall’Associazione Nazionale Bersaglieri e presentata come veicolo di «trasmissione generazionale dei valori repubblicani». Il 2 giugno commemora la nascita della Repubblica italiana, nata dal ripudio del fascismo e dalla scelta popolare. La Costituzione che quella data inaugura contiene un principio esplicito: l’Italia «ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali» (art. 11). La pagina web del Ministero della difesa ci ricorda: «Sin dalla sua prima edizione nel 1948, la Rassegna del 2 giugno ha accompagnato e interpretato quei valori di libertà, democrazia e convivenza pacifica, così faticosamente conquistati. Un segnale di fiducia nel futuro e nella volontà di rinascita che tornava a permeare tutta la Nazione». La parata fu voluta dall’allora Ministro della Difesa Randolfo Pacciardi come atto formale di lealtà delle Forze Armate al nuovo Stato repubblicano. Il significato della parata del 1948 era ben diverso da quello che molti oggi vogliono dare a questa giornata. Un esercito a protezione di una pace conquistata con fatica e sofferenza e non l’esercito come dimostrazione di forza e prontezza alla guerra. La scelta di Vicenza non è passata inosservata. Rifondazione Comunista Vicenza ha parlato di «profonda amarezza» per la decisione del sindaco e del prefetto di trasformare la Festa della Repubblica in una celebrazione «dal carattere marcatamente militaresco». Nella nota del partito si legge che «l’utilizzo dei bambini per mimare simboli, gesti e ritualità militari è una scelta assolutamente inappropriata, tanto più nel contesto internazionale attuale, segnato da guerre, distruzioni e sofferenze che colpiscono milioni di persone». Sindaco e prefetto sono stati accusati di «miopia culturale e istituzionale» (clicca qui per il comunicato). La critica converge con quella dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università: oggi la Repubblica «merita di essere celebrata attraverso i valori della pace, della democrazia e della partecipazione, ma non attraverso la militarizzazione dello spazio pubblico e, ancor meno, attraverso il coinvolgimento dei bambini in rappresentazioni che richiamano il mondo della guerra». Nel dibattito pubblico attorno al 2 giugno, Antonio Polito ha pubblicato su 7 – Corriere della Sera del 12 giugno 2026 un articolo dal titolo Leggiamo bene la Costituzione: scopriremo che la polemica contro i militari non è prevista da nessuno degli articoli, in cui ricordava che assistere inerti di fronte alla forza prepotente «non era esattamente l’idea dei costituenti, donne e uomini appena ribellati al nazifascismo». Il richiamo è storicamente fondato: i costituenti non erano pacifisti passivi. Occorre però fare attenzione a come questo argomento viene utilizzato nel discorso pubblico contemporaneo. Il richiamo alla combattività dei costituenti rischia di diventare una legittimazione retorica dell’escalation militare, della spesa in armamenti, della normalizzazione del simbolo bellico nello spazio civico — e nelle scuole. I costituenti ripudiarono la guerra come strumento di potere statale: quella distinzione è il cuore dell’art. 11, e non va offuscata da analogie troppo rapide tra resistenza partigiana e riarmo. Mentre a Roma i carri armati sfilavano sui Fori Imperiali e a Vicenza i bambini correvano in divisa da bersagliere, il Coordinamento SUBIF promuoveva una giornata di azione antimilitarista diffusa in tutta Italia. Le iniziative hanno toccato realtà molto diverse tra loro: un presidio davanti all’ISAB Nord tra Augusta e Priolo, il No Muos a Niscemi, un presidio a Trapani, una manifestazione a Pontedera, un’iniziativa in sardo — «A Foras is bases, Po is gherras allenas» — a Cagliari, e a Vicenza stessa, in via Ferrarin 71 (la base militare USA, Caserma Ederle / Dal Molin), un presidio intitolato «Dal Del Din a Gaza: disarmiamo la guerra». A Rovezzano, presso la caserma Predieri, la «Festa della Repubblica delle forze disarmate». La geografia di queste iniziative non è casuale: basi militari, industrie belliche, installazioni NATO. La coesistenza di queste due narrazioni il 2 giugno 2026 rivela una contesa in atto attorno al significato simbolico della Repubblica: chi la abita, con quali corpi, con quali valori, con quali immagini. Da un lato la Repubblica celebrata attraverso i suoi apparati armati, proiettata verso il riarmo atlantico; dall’altro la Repubblica richiamata nei suoi principi fondativi: pace e ripudio della guerra. L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università segue questa contesa con attenzione, perché la scuola — e i bambini che la abitano — ne sono spesso il terreno. Quando i simboli militari entrano nelle aule e nelle piazze scolastiche, non si tratta di folklore o tradizione: si tratta di scelte educative e politiche, che meritano dibattito pubblico e non silenzio istituzionale. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! 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CURAMI – PRIMA DI TUTTO LA SALUTE: “INQUINAMENTO DA PFAS. UNA FERITA APERTA PER AMBIENTE E SALUTE”
Maria Chiara Rodeghiero di Medicina Democratica Vicenza e Celestino Panizza di ISDE Lombardia sono i due ospiti della puntata odierna di Curami. Il titolo della puntata è “Inquinamento da PFAS: una ferita aperta per ambiente e salute”. Conduce Antonino Cimino. “Curami. Prima di tutto la salute” è una trasmissione in onda il sabato mattina dalle 12.00 alle 12.30, di Donatella Albini, medica del centro studi e informazione sulla medicina di genere, già delegata alla sanità del Comune di Brescia, e di Antonino Cimino, medico e referente di Medicina Democratica – Movimento di lotta per la salute – di Brescia. La trasmissione viene replicata il mercoledì alle ore 12.30. La puntata di sabato 20 giugno. Ascolta o scarica
June 20, 2026
Radio Onda d`Urto
#usarmy #Vicenza città militarizzata. Il ruolo delle basi Usa in un mondo di #guerra La documentazione raccolta evidenzia un’ulteriore accelerazione, un ulteriore potenziamento e rafforzamento del dispositivo militare esistente in questa città. Inoltre il futuro si prospetta ancora più drammatico soprattutto alla luce degli scenari di guerra che riguardano innanzitutto l’Europa orientale, a seguito del conflitto russo-ucraino. https://www.academia.edu/165717653/Vicenza_citt%C3%A0_militarizzata_Il_ruolo_di_Ederle_Del_Din_Miotto_basi_Usa_in_un_mondo_di_guerra
June 17, 2026
Antonio Mazzeo
I «segreti» della 207esima brigata intelligence svelati al Burci
Funzioni e scopi nello scacchiere geostrategico della unità statunitense dislocata a #Vicenza sono stati al centro di un dibattito pubblico in zona Piarda: protagonista della serata è stato il saggista Antonio Mazzeo #nowar #usarmy #longare https://www.vicenzatoday.it/attualita/intelligence-militare-presenza-occulta-vicentino-27-maggio-2026.html
May 28, 2026
Antonio Mazzeo
Incontro pubblico a #Vicenza sul tema della #militarizzazione del territorio e ruolo delle basi USA #longare #usarmy L’Osservatorio Vicenza Città Unesco da smilitarizzare ha organizzato per martedì 26 maggio, alle 20 e 30 L’appuntamento si focalizzerà in particolare sulle Caserme USA Miotto (ex Pluto) e Tormeno-Fontega, approfondendo il ruolo strategico svolto dalla 207th Military Intelligence Brigade. https://www.vipiu.it/leggi/vicenza-citta-militarizzata-incontro-basi-usa/
May 26, 2026
Antonio Mazzeo
#Vicenza città militarizzata. Il ruolo di #Ederle, Del Din, Miotto, basi Usa in un mondo di #guerra #usarmy By Antonio Mazzeo Il tema della presenza delle basi militari statunitensi a Vicenza è estremamente complesso. La documentazione raccolta evidenzia un’ulteriore accelerazione, un ulteriore potenziamento e rafforzamento del dispositivo militare esistente in questa città. https://www.academia.edu/165717653/Vicenza_citt%C3%A0_militarizzata_Il_ruolo_di_Ederle_Del_Din_Miotto_basi_Usa_in_un_mondo_di_guerra
May 11, 2026
Antonio Mazzeo