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Sport e ideologia militarista: il lato nascosto dell’addestramento infantile
Virtù indica il bene in senso morale e spirituale, ma è significativo che questa parola derivi etimologicamente dal latino vir, “maschio”. Nelle comunità tradizionali la virtù che davvero contava doveva essere essenzialmente la forza fisica del maschio, il suo carattere indomito e virile, che evidentemente veniva percepito come la migliore garanzia di poter avere la meglio sul nemico. Anche la parola eroe ha a che fare con la medesima famiglia semantica (attraverso il greco héros, “prode, forte in guerra, combattente”) Davide Borrelli. La segnalazione che commento, giunta all’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università con un video pubblicato su Facebook, riguarda un campo di allenamento sportivo, paramilitare – legendary strenght revealed  – organizzato a Rettorgole, frazione di Caldogno, in provincia di Vicenza. Siamo nel Nord, lavoratore e produttivo, terreno di coltura della vecchia Lega, del suo pervicace separatismo, a cui la legge n.86/2024, a firma del ministro Roberto Calderoli, ha dato corpo, mentre si diffonde – in forma pressoché clandestina – l’ennesimo testo di preintesa Stato-Regioni. Ricordo spesso questo aspetto perché la mentalità autonomista si coltiva anche con quella ristrettezza di pensiero a cui abitua la competizione sportiva, unita a stretto vincolo con il culturismo, con il vigore fisico indispensabile al guerriero. Addestramento che è anche consuetudine alla obbedienza al comando, la performance come risposta efficace a quel che – nella rigida scala gerarchica – viene chiesto al sottoposto, senza che l’ordine si possa giudicare e mettere in dubbio. La postura tipica del coach (come è obbligo oggi chiamare la tizia o il tizio che in palestra ti fanno sudare), non solo del superiore graduato, è la messa in mostra, come modello, del proprio fisico e l’urlo come interlocuzione. Nel video un gruppo di bambini, forse appena preadolescenti, è schierato in riga davanti a un addestratore che urla l’ordine, un monito di buona retorica militare, “Compagnia?”, a cui i ragazzini rispondono – chiaro e forte come nei film sui marines – “Commando!!” (due emme!), controrisposta “Grandiosi“, e avvio dell’attività a colpi di fischietto. Tutto questo agitarsi di corpi fra ostacoli, salti, corse, è accompagnato da una musica epica, ad alta energia, come si è detto più su. La fonte è un sito dedicato, “Cinematic Sourse“, brutte copie, algoritmico-intelligenti, di Vangelis, nel canone delle colonne sonore, fin da Momenti di Gloria del 1981, o delle tracce che accompagnano le gesta di Arnold Schwarzenegger in Comando (1985), guarda il caso.   Musica e lotta audace sono ormai cultura popolare. Lo mostrano due serie di cartoni animati molto viste da grandi e piccini, i Simpson e quella coreana Saya Boys. Gruppi musicali in stile militare per i quali la musica è solo un’occasione di scontro con altre formazioni. Boy-Baby Band, nel primo caso protagonista Bart, nel secondo Jinu, demone che eccitando il suo pubblico ne cattura l’energia. Insomma, si tratta sempre di conflitti all’ultima nota, per i Leoni (Saya), anche di incantesimi e rituali di morte. Ma vengo a chi governa tutto questo dispiegamento di energia combattente, in mimetica, rivolta a giovani futuri eroi. A Roma ha la sua sede l’ENDAS (Ente Nazionale Democratico di Azione Sociale e Sportiva), scudo con un’onda gialla che porta la testa di un’aquila, guarda il caso (https://www.endas.it/area-istituzionale/la-nostra-storia/). Associazione sportiva riconosciuta dal CONI, nasce nel 1949 a scopi sociali e democratici (sic) visto che, finito il fascismo delle adunate domenicali e delle esercitazioni ginniche, occorre occupare il campo. Ma prima, nel 1946, venne fondato il suo antesignano, il M.A.S (Movimento di Azione Sociale) che, leggiamo sul sito dell’ENDAS, intendeva l’attività sportivo-sociale o social-sportiva come via della redenzione (sic) dopo l’oscurantismo del Ventennio. Oggi, bambini, adolescenti, adulti, più che redenti dalle colpe dei padri, e forse da quelle dei partigiani, devono crescere nella convinzione che è meglio rispondere affermativamente al comando, preparare fisico e mente per la difesa totale del suolo patrio. Allo scopo servono buone dosi di competizione, di crediti meritevoli in qualunque modo conseguiti, di resilienza, di reattività al rischio, competenze a cui educa la scuola di Valditara. Ma serve anche lo sport, attività di vario tipo che ormai, fosse anche nel campetto parrocchiale, svolgono tutte le creature piccole e giovani. Intrattenimento e divertimento – ci dicono- attivo e passivo (il tifoso) diventato industria dei corpi, corpi a cui la televisione, i media, le aziende che producono divise e oggetti sportivi, chiedono di andare sempre oltre il limite fisico, grazie a dosi di  sostanze chimiche (i controlli anti-doping spesso non conseguono risultati) e di allenamenti intensivi. E succede che un tennista super titolato svenga per il caldo o che giovani calciatori muoiano sul campo per infarto. Come scrive il sociologo in esergo, la virtù richiede sacrificio, i soldati in guerra se lo sentono ripetere fin dall’assedio di Troia.    Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Vicenza e la Festa della Repubblica: tra militarizzazione e mobilitazioni dal basso
Il 2 giugno 2026 si è celebrato l’ottantesimo anniversario della Repubblica italiana. La data ha prodotto due narrazioni incompatibili: quella ufficiale, scandita da parate militari e uniformi, e quella dei movimenti antimilitaristi, che in quella stessa data hanno scelto di occupare piazze, basi e presidi in tutta Italia. In piazza dei Signori a Vicenza, la celebrazione per l’anniversario della Repubblica ha incluso una sfilata di bambini e bambine delle scuole primarie. Moretto piumato in testa, i piccoli hanno corso in piazza affiancati dal corpo d’arma, riprendendo la tradizionale «corsa dei bersaglieri». Secondo «Il Giornale di Vicenza», si tratta di una scelta alla quale il prefetto «tiene in modo speciale». La cerimonia ha compreso anche l’alzabandiera e l’esecuzione dell’Inno d’Italia da parte della banda di Gambellara insieme al coro del liceo musicale Pigafetta (clicca qui per la notizia). Le celebrazioni erano promosse, come ogni anno, dalla Prefettura e dal Comune di Vicenza. Il sindaco Giacomo Possamai e il prefetto Filippo Romano sono stati indicati dalla stampa e dalle reazioni politiche come i responsabili diretti della scelta di coinvolgere i bambini in questo ruolo. La presenza dei «bersaglierini» alle celebrazioni vicentine non è una novità di quest’anno: si tratta di un’iniziativa, promossa dai primi anni duemila, dall’Associazione Nazionale Bersaglieri e presentata come veicolo di «trasmissione generazionale dei valori repubblicani». Il 2 giugno commemora la nascita della Repubblica italiana, nata dal ripudio del fascismo e dalla scelta popolare. La Costituzione che quella data inaugura contiene un principio esplicito: l’Italia «ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali» (art. 11). La pagina web del Ministero della difesa ci ricorda: «Sin dalla sua prima edizione nel 1948, la Rassegna del 2 giugno ha accompagnato e interpretato quei valori di libertà, democrazia e convivenza pacifica, così faticosamente conquistati. Un segnale di fiducia nel futuro e nella volontà di rinascita che tornava a permeare tutta la Nazione». La parata fu voluta dall’allora Ministro della Difesa Randolfo Pacciardi come atto formale di lealtà delle Forze Armate al nuovo Stato repubblicano. Il significato della parata del 1948 era ben diverso da quello che molti oggi vogliono dare a questa giornata. Un esercito a protezione di una pace conquistata con fatica e sofferenza e non l’esercito come dimostrazione di forza e prontezza alla guerra. La scelta di Vicenza non è passata inosservata. Rifondazione Comunista Vicenza ha parlato di «profonda amarezza» per la decisione del sindaco e del prefetto di trasformare la Festa della Repubblica in una celebrazione «dal carattere marcatamente militaresco». Nella nota del partito si legge che «l’utilizzo dei bambini per mimare simboli, gesti e ritualità militari è una scelta assolutamente inappropriata, tanto più nel contesto internazionale attuale, segnato da guerre, distruzioni e sofferenze che colpiscono milioni di persone». Sindaco e prefetto sono stati accusati di «miopia culturale e istituzionale» (clicca qui per il comunicato). La critica converge con quella dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università: oggi la Repubblica «merita di essere celebrata attraverso i valori della pace, della democrazia e della partecipazione, ma non attraverso la militarizzazione dello spazio pubblico e, ancor meno, attraverso il coinvolgimento dei bambini in rappresentazioni che richiamano il mondo della guerra». Nel dibattito pubblico attorno al 2 giugno, Antonio Polito ha pubblicato su 7 – Corriere della Sera del 12 giugno 2026 un articolo dal titolo Leggiamo bene la Costituzione: scopriremo che la polemica contro i militari non è prevista da nessuno degli articoli, in cui ricordava che assistere inerti di fronte alla forza prepotente «non era esattamente l’idea dei costituenti, donne e uomini appena ribellati al nazifascismo». Il richiamo è storicamente fondato: i costituenti non erano pacifisti passivi. Occorre però fare attenzione a come questo argomento viene utilizzato nel discorso pubblico contemporaneo. Il richiamo alla combattività dei costituenti rischia di diventare una legittimazione retorica dell’escalation militare, della spesa in armamenti, della normalizzazione del simbolo bellico nello spazio civico — e nelle scuole. I costituenti ripudiarono la guerra come strumento di potere statale: quella distinzione è il cuore dell’art. 11, e non va offuscata da analogie troppo rapide tra resistenza partigiana e riarmo. Mentre a Roma i carri armati sfilavano sui Fori Imperiali e a Vicenza i bambini correvano in divisa da bersagliere, il Coordinamento SUBIF promuoveva una giornata di azione antimilitarista diffusa in tutta Italia. Le iniziative hanno toccato realtà molto diverse tra loro: un presidio davanti all’ISAB Nord tra Augusta e Priolo, il No Muos a Niscemi, un presidio a Trapani, una manifestazione a Pontedera, un’iniziativa in sardo — «A Foras is bases, Po is gherras allenas» — a Cagliari, e a Vicenza stessa, in via Ferrarin 71 (la base militare USA, Caserma Ederle / Dal Molin), un presidio intitolato «Dal Del Din a Gaza: disarmiamo la guerra». A Rovezzano, presso la caserma Predieri, la «Festa della Repubblica delle forze disarmate». La geografia di queste iniziative non è casuale: basi militari, industrie belliche, installazioni NATO. La coesistenza di queste due narrazioni il 2 giugno 2026 rivela una contesa in atto attorno al significato simbolico della Repubblica: chi la abita, con quali corpi, con quali valori, con quali immagini. Da un lato la Repubblica celebrata attraverso i suoi apparati armati, proiettata verso il riarmo atlantico; dall’altro la Repubblica richiamata nei suoi principi fondativi: pace e ripudio della guerra. L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università segue questa contesa con attenzione, perché la scuola — e i bambini che la abitano — ne sono spesso il terreno. Quando i simboli militari entrano nelle aule e nelle piazze scolastiche, non si tratta di folklore o tradizione: si tratta di scelte educative e politiche, che meritano dibattito pubblico e non silenzio istituzionale. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! 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CURAMI – PRIMA DI TUTTO LA SALUTE: “INQUINAMENTO DA PFAS. UNA FERITA APERTA PER AMBIENTE E SALUTE”
Maria Chiara Rodeghiero di Medicina Democratica Vicenza e Celestino Panizza di ISDE Lombardia sono i due ospiti della puntata odierna di Curami. Il titolo della puntata è “Inquinamento da PFAS: una ferita aperta per ambiente e salute”. Conduce Antonino Cimino. “Curami. Prima di tutto la salute” è una trasmissione in onda il sabato mattina dalle 12.00 alle 12.30, di Donatella Albini, medica del centro studi e informazione sulla medicina di genere, già delegata alla sanità del Comune di Brescia, e di Antonino Cimino, medico e referente di Medicina Democratica – Movimento di lotta per la salute – di Brescia. La trasmissione viene replicata il mercoledì alle ore 12.30. La puntata di sabato 20 giugno. Ascolta o scarica
June 20, 2026
Radio Onda d`Urto
#usarmy #Vicenza città militarizzata. Il ruolo delle basi Usa in un mondo di #guerra La documentazione raccolta evidenzia un’ulteriore accelerazione, un ulteriore potenziamento e rafforzamento del dispositivo militare esistente in questa città. Inoltre il futuro si prospetta ancora più drammatico soprattutto alla luce degli scenari di guerra che riguardano innanzitutto l’Europa orientale, a seguito del conflitto russo-ucraino. https://www.academia.edu/165717653/Vicenza_citt%C3%A0_militarizzata_Il_ruolo_di_Ederle_Del_Din_Miotto_basi_Usa_in_un_mondo_di_guerra
June 17, 2026
Antonio Mazzeo
I «segreti» della 207esima brigata intelligence svelati al Burci
Funzioni e scopi nello scacchiere geostrategico della unità statunitense dislocata a #Vicenza sono stati al centro di un dibattito pubblico in zona Piarda: protagonista della serata è stato il saggista Antonio Mazzeo #nowar #usarmy #longare https://www.vicenzatoday.it/attualita/intelligence-militare-presenza-occulta-vicentino-27-maggio-2026.html
May 28, 2026
Antonio Mazzeo
Incontro pubblico a #Vicenza sul tema della #militarizzazione del territorio e ruolo delle basi USA #longare #usarmy L’Osservatorio Vicenza Città Unesco da smilitarizzare ha organizzato per martedì 26 maggio, alle 20 e 30 L’appuntamento si focalizzerà in particolare sulle Caserme USA Miotto (ex Pluto) e Tormeno-Fontega, approfondendo il ruolo strategico svolto dalla 207th Military Intelligence Brigade. https://www.vipiu.it/leggi/vicenza-citta-militarizzata-incontro-basi-usa/
May 26, 2026
Antonio Mazzeo
#Vicenza città militarizzata. Il ruolo di #Ederle, Del Din, Miotto, basi Usa in un mondo di #guerra #usarmy By Antonio Mazzeo Il tema della presenza delle basi militari statunitensi a Vicenza è estremamente complesso. La documentazione raccolta evidenzia un’ulteriore accelerazione, un ulteriore potenziamento e rafforzamento del dispositivo militare esistente in questa città. https://www.academia.edu/165717653/Vicenza_citt%C3%A0_militarizzata_Il_ruolo_di_Ederle_Del_Din_Miotto_basi_Usa_in_un_mondo_di_guerra
May 11, 2026
Antonio Mazzeo
#Vicenza città militarizzata. Il ruolo di #Ederle, Del Din, #Miotto, basi Usa in un mondo di #guerra #war #military By Antonio Mazzeo 2026, Quaderni Vicentini Il tema della presenza delle basi militari statunitensi a Vicenza è estremamente complesso. La documentazione raccolta evidenzia un’ulteriore accelerazione, un ulteriore potenziamento e rafforzamento del dispositivo militare esistente in questa città. https://www.academia.edu/165717653/Vicenza_citt%C3%A0_militarizzata_Il_ruolo_di_Ederle_Del_Din_Miotto_basi_Usa_in_un_mondo_di_guerra
April 27, 2026
Antonio Mazzeo
Sondaggio: “Giovani e Guerre”. Un’indagine per conoscere il punto di vista dei vicentini
Pubblichiamo un interessante Report sulla restituzione dei risultati del questionario “Giovani e Guerre”, realizzato nell’ambito del progetto scolastico “L’Obbedienza non è più una virtù”, promosso dal Gruppo Scuole Disarmate Vicenza con il supporto dell’Associazione Oikos e presentato il 20 marzo presso l’ITIS “Rossi” di Vicenza. L’iniziativa ha riportato al centro dell’attenzione pubblica il punto di vista dei giovani vicentini di fronte ai conflitti armati, alla pace e al ruolo della scuola nell’educazione critica alle dinamiche della guerra. Il progetto nasce con un obiettivo preciso, in linea con quello dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, cioè contrastare la crescente narrazione che tende a presentare la guerra come inevitabile, o addirittura come soluzione legittima dei conflitti internazionali, e rafforzare invece nei giovani strumenti di riflessione, responsabilità personale e cittadinanza attiva. Nella dispensa del progetto si sottolinea infatti che la scuola deve restare uno spazio di libertà, pensiero critico e costruzione di un futuro di pace. Al questionario hanno risposto 1561 studenti e studentesse di 15 scuole superiori di Vicenza e provincia, offrendo un quadro ampio e significativo del sentire delle nuove generazioni su guerra, pace, servizio militare, informazione e ruolo delle istituzioni scolastiche. L’indagine è stata elaborata dal professor Giuseppe Pellegrini dell’Università di Trento, dalla professoressa Silvia Cataldi dell’Università La Sapienza di Roma e dalla dottoressa Irene Moresco. La rilevazione si è svolta tra il 18 novembre e il 24 dicembre 2025. Dal report emerge un forte stato di attenzione e preoccupazione: quasi il 70% degli intervistati si dichiara abbastanza o molto preoccupato per un possibile coinvolgimento dell’Italia in una guerra, mentre sulla possibilità di un conflitto globale prevalgono sentimenti di inquietudine e allarme. Uno degli elementi più rilevanti emersi dall’indagine riguarda il netto rifiuto dell’approccio militare come risposta ai conflitti. I dati mostrano infatti che, in caso di chiamata obbligatoria alle armi, soltanto il 35,1% dei rispondenti dichiara che si arruolerebbe, mentre la quota più alta, il 37,5%, afferma che sceglierebbe di fuggire all’estero. ANCHE RISPETTO AL SERVIZIO MILITARE VOLONTARIO, LE PERCENTUALI RESTANO CONTENUTE, MENTRE MOLTI RAGAZZI DICHIARANO DI NON RICONOSCERSI NÉ NELLA SCELTA MILITARE NÉ IN QUELLA DEL SERVIZIO CIVILE. UN ORIENTAMENTO CHE CONFERMA UNA DIFFUSA DISTANZA CULTURALE DEI GIOVANI DALLA GUERRA COME STRUMENTO DI SOLUZIONE DELLE CONTROVERSIE INTERNAZIONALI. Per gentile concessione del Gruppo Scuole Disarmate Vicenza, che ringraziamo, mettiamo a disposizione il Report in PDF per una lettura ed uno studio approfondito sul sentimento dei/delle giovani rispetto alla guerra e all’arruolamento. REPORT_PELLEGRINI_EVENTO_20260320Download Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Asilo impossibile: il TAR Veneto condanna la strutturale inaccessibilità al diritto di asilo nelle Questure di Vicenza e Venezia
I tempi di formalizzazione delle domande di protezione internazionale presso le Questure di Venezia e Vicenza hanno superato in modo significativo e reiterato il termine di legge, ragion per cui si configura una disfunzione organizzativa non occasionale, bensì strutturale. E sono le scelte organizzative interne all’Amministrazione ad aver determinato tale qualificata inefficienza. È questo che afferma il TAR Veneto, Venezia, in due importanti sentenze del 18 marzo 2026, n. 616 e n. 617, con le quali il Collegio giudicante rompe il muro dietro cui le Questure e il Ministero dell’Interno si trincerano da anni per non risolvere l’inefficiente e dannosa gestione delle procedure relative alle domande di protezione internazionale. Il TAR, con due pronunce senza precedenti, ribalta il rapporto di forza tra le Questure, il Ministero e le persone straniere richiedenti asilo, condannando le amministrazioni al ripristino di una funzione amministrativa così delicata come quella relativa all’accesso e allo svolgimento della procedura di riconoscimento della protezione internazionale, ma anche stigmatizzando l’inerzia dell’Amministrazione centrale e l’insufficienza di riscontro probatorio delle Amministrazioni periferiche.  I ricorsi collettivi contro le Questure di Venezia e Vicenza, accusate di ritardi sistematici nell’accesso alla procedura di protezione internazionale, presentati il 7 marzo 2025 da ASGI, Emergency, Lungo la Rotta Balcanica e CADUS contro la Questura di Venezia e da ASGI e CADUS contro la Questura di Vicenza, con il sostegno di Casa di Amadou, Oxfam Italia e Spazi Circolari, sono stati accolti.  Le sentenze, dopo aver affermato la piena legittimazione delle Associazioni ricorrenti (per la prima volta la class action pubblica è stata presentata solo da associazioni e non anche da singole persone straniere), sulla base delle condizioni rappresentate negli atti di causa e in sede di discussione, hanno accertato che: i termini di legge sono sistematicamente violati e lo sforzo organizzativo ragionevolmente esigibile dall’Amministrazione è inidoneo e insufficiente anche avendo riguardo alle risorse di cui la stessa p.a. dispone. E da tale disorganizzazione strutturale derivano danni e conseguenze inaccettabili per le persone richiedenti asilo, messe sotto scacco da un sistema che non funziona e, rispetto al quale, anche a valle di un’articolata ordinanza istruttoria adottata dal TAR, le risposte fornite dalle Questure sono state insufficienti, prive di prove documentali, e comunque sconfessate dalle prove fornite dalle ricorrenti. Il TAR non manca di condannare senza mezzi termini il Ministero dell’Interno che, invece, non ha fornito in giudizio alcun riscontro alle ordinanze istruttorie, volte in particolare ad ottenere dati comparativi delle condizioni in cui versano le altre Questure sul territorio italiano nella gestione dei medesimi procedimenti. “Si tratta di una disfunzione che, incidendo su diritti fondamentali della persona, sarebbe stata tollerabile se l’Amministrazione avesse provato, in modo circostanziato e documentale, che il mancato rispetto del termine dipende da fattori non fronteggiabili mediante misure organizzative ragionevolmente esigibili”. Tale prova, come evidenziato dalle avvocate e dagli avvocati del collegio difensivo, è assolutamente mancata. Tuttavia, il TAR ha anche chiarito che a fare da contro altare alla mancata o insufficiente prova fornita dalle amministrazioni, sono occorsi i numerosi riscontri resi dalle Associazioni, che, forti del sostegno reciproco, hanno documentato, con chiarezza e meticolosità, l’insostenibile condizione in cui versano i richiedenti asilo, costretti ad attendere tempi lunghissimi per accedere a quello che è un diritto fondamentale e a subire le dannose conseguenze di tale inefficienza. Ma al TAR Veneto non è bastato accertare l’inefficienza strutturale delle Questure di Venezia e Vicenza. Quello che affermano queste due pronunce (al di là delle differenze legate alle condizioni proprie di ciascuna amministrazione) è che sono proprie le scelte fatte (e soprattutto non fatte) dalla p.a. a dimostrare che: “l’assetto organizzativo prescelto non è calibrato per assicurare, con continuità, il rispetto degli stringenti termini di legge”. E non ci si può nascondere dietro mere affermazioni di carenza di risorse ed in particolare di carenza di personale per giustificare una condizione che pregiudica quotidianamente i diritti delle persone straniere richiedenti asilo, perché, si afferma: “Diversamente opinando, l’effettività del termine previsto all’art. 26, comma 2-bis, del d.lgs. n. 25/2008, finirebbe per essere subordinata a scelte organizzative discrezionali dell’Amministrazione, con conseguente svuotamento della portata precettiva della norma e compromissione della tutela dei diritti fondamentali dei richiedenti protezione internazionale”. NIENTE SCUSE (perché senza prove non può che parlarsi di scuse rispetto a quanto riferito dalle Questure): i miglioramenti, gli efficientamenti, le soluzioni sono possibili (dell’impossibilità dovrebbe essere fornita prova concreta afferma il TAR) e lo dimostrano le stesse Questure che, dopo la diffida presentata prima dei ricorsi, hanno comunque dato luogo a miglioramenti, giudicati comunque insufficienti, non strutturali e tardivi.  Completa il quadro definito dal TAR, il riferimento, segnalato dalle ricorrenti, ad un’importante circolare del Ministero dell’Interno prot. n. 77903 del 12 settembre 2024 dalla quale “emerge come la stessa Amministrazione centrale abbia espressamente riconosciuto, su scala nazionale, la presenza di ritardi e criticità nella gestione delle procedure relative alla protezione internazionale, evidenziando la necessità di adottare modelli organizzativi più efficienti, mediante una più razionale distribuzione delle risorse, una semplificazione delle procedure e un miglioramento dell’accessibilità dei servizi”. La condanna è netta e declinata in un’ottica di: riduzione progressiva dei tempi; smaltimento dell’arretrato, e ripristino di “una gestione efficiente del procedimento di presentazione delle domande, facilitando l’accesso degli interessati agli uffici della Questura e garantendo la tempestiva raccolta delle manifestazioni di volontà di richiedere la protezione internazionale”, nel termine assegnato di novanta giorni dalla pubblicazione della sentenza. Con l’avvertenza del TAR che: “Eventuali interventi più specifici potranno essere adottati soltanto nel successivo giudizio di ottemperanza (art. 5 del d.lgs. n. 198/2009), qualora l’Amministrazione non dia spontanea attuazione al dictum contenuto nell’eventuale sentenza di accoglimento”. Queste pronunce aprono un varco, anche e soprattutto in termini di replicabilità, nell’oblio che negli anni ha generato la mala gestio dei procedimenti di asilo in tutto il territorio italiano, cui, purtroppo, sembrava quasi essersi abituati, al punto che le richieste di efficientamento parevano esorbitanti pretese senza possibilità di riscontro. Alla negazione dei diritti non ci si può abituare: Nei tempi bui si canterà? Sì, ancora si canterà.  Sentenza n. 616 del 18 marzo 2026 (relativa alla Questura di Vicenza) Sentenza n. 617 del 18 marzo 2026 (relativa alla Questura di Venezia)