Tag - vicenza

PALESTINA: REPRESSIONE CONTRO CHI SI ESPONE NEI LICEI DI BOLOGNA E VICENZA. LA RISPOSTA DELLE COMUNITA’ STUDENTESCHE
A San Lazzaro di Savena (Bologna), lunedì 22 dicembre, presidio di insegnanti, studenti e genitori fuori dal liceo Enrico Mattei, finito al centro delle (non volute) attenzioni del ministro Valditara dopo che un genitore ha denunciato la decisione di un insegnante di far partecipare una classe a un webinar sui diritti umani e il diritto internazionale tenuto dalla relatrice speciale per i Territori Palestinesi Occupati, Francesca Albanese. Il sit-in ha rivendicato la libertà di insegnamento e di pensiero critico a scuola. La raccolta firme “contro la censura e per una scuola libera” ha raggiunto oltre mille firme a sostegno della docente che con i suoi studenti ha partecipato a un webinar con la relatrice Onu. Dal presidio di Bologna sentiamo Sandro, insegnante del Mattei di Bologna. Ascolta o scarica Da Bologna a Vicenza: al liceo Fogazzaro annullati tre laboratori con testimonianze di attivisti, volontari e giovani palestinesi, previsti all’interno di un’assemblea d’istituto regolarmente organizzata per martedì 23 dicembre. La cancellazione è avvenuta a seguito del richiamo a presunte “direttive ministeriali”, motivate con la necessità di garantire un non meglio specificato “contraddittorio”. Secondo quanto denunciato dagli studenti, la decisione è arrivata dopo dichiarazioni pubbliche di Giulia Gennaro, dirigente provinciale di Fratelli d’Italia, che ha definito gli incontri “di parte” e “inaccettabili”. L’amministrazione scolastica ha quindi richiamato le direttive emanate dal ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara il 7 novembre e il 12 dicembre, utilizzandole per giustificare l’annullamento delle testimonianze sulla Palestina. L’episodio, sottolineano gli studenti, non rappresenta un caso isolato ma si inserisce in un contesto nazionale sempre più segnato da interventi repressivi nelle scuole. Un precedente recente è quello della Toscana e Emilia-Romagna, dove il ministro Valditara ha inviato ispettori ministeriali dopo l’organizzazione di incontri online con Francesca Albanese, relatrice speciale ONU sui territori palestinesi occupati. “Quello che stiamo vivendo è il modello di una scuola che rinuncia al proprio ruolo educativo, che censura il confronto e che di fatto legittima il silenzio di fronte a un genocidio”, dichiarano gli studenti assieme alla Rete Studenti Medi del Veneto. “La pretesa neutralità invocata dalle istituzioni scolastiche si traduce in una negazione del diritto all’informazione e al pensiero critico: ascoltare testimonianze dirette non è propaganda, ma formazione”. In risposta alla cancellazione dei laboratori, gli studenti del Liceo Fogazzaro, insieme alla Rete degli Studenti Medi di Vicenza e a Intifada Studentesca Vicenza, hanno deciso di organizzare una contro-assemblea, come forma di protesta e di autodeterminazione studentesca. La contro-assemblea si terrà martedì 23 dicembre alle ore 8.00 e sarà uno spazio autogestito di informazione, confronto e condivisione sulla Palestina. Un’iniziativa che nasce dalla convinzione che la scuola non possa e non debba essere neutrale di fronte a crimini di massa, e che il silenzio imposto equivalga a una presa di posizione politica. “Le assemblee d’istituto sono spazi degli studenti e per gli studenti. Se vengono svuotate di contenuto e sottoposte a controllo politico, allora è nostro dovere ricostruirle dal basso” dichiarano gli studenti del Fogazzaro di Vicenza. Su Radio Onda d’Urto Micol Papi, Rete Studenti Medi di Vicenza. Ascolta o scarica PALESTINA – Intanto in Palestina, in Cisgiordania Occupata, prosegue l’azione dei coloni israeliani, accompagnata non solo dall’esercito di occupazione ma anche dalle leggi dello Stato sionista. Il governo Netanyahu ha approvato altri 19 insediamenti coloniali in West Bank, in particolare nelle aree settentrionali che erano state evacuate nel 2005. Nel frattempo proseguono i raid delle forze di occupazione, nell’area a nord-est di Ramallah e di al-Bireh, a nord-est di Gerusalemme, dove nelle ultime ore gli israeliani hanno demolito altre case palestinesi nel villaggio di Anata. Nella Striscia di Gaza, invece, continua a crescere l numero delle vittime palestinesi dei raid israeliani, in costante violazione del teorico cessate il fuoco in vigore dall’11 ottobre 2025. Da allora i bombardamenti israeliani hanno ucciso 405 palestinesi, portando il totale delle vittime degli ultimi due anni di genocidio a 70.937 uomini, donne e bambini ammazzati. Alle decine di migliaia di uccisioni si aggiungono la distruzione e le condizioni di vita infernali provocate da oltre due anni di bombardamenti incessanti e chiusura dei valichi agli aiuti umanitari, dal cibo alle medicine, dal materiale sanitario alle case prefabbricate per sostituire quelle distrutte dai missili israeliani. Con l’arrivo dell’inverno e della tempesta Byron, poi, i due milioni di sfollati di Gaza – in particolare i neonati – muoiono anche di freddo, costretti ad alloggiare in tende fatiscenti e allagate. In tutto questo Tel Aviv ha introdotto nuove norme per la registrazione delle ong internazionali per rendere ancora più difficile fornire assistenza medica all’interno della Striscia, dove gli ospedali locali sono stati bombardati per due anni dall’Idf. La denuncia arriva da Medici Senza Frontiere – tra le organizzazioni mediche operative nella Striscia – secondo cui le nuove disposizioni potrebbero comportare la revoca della registrazione delle ong a partire dal 1 gennaio. Infatti, la mancata registrazione impedirebbe alle organizzazioni internazionali (cioè non israeliane) di fornire servizi essenziali alla popolazione di Gaza e della Cisgiordania Occupata. Sull’ennesima stretta agli aiuti su Radio Onda d’Urto Meri Calvelli, direttrice del Centro Vik – Vittorio Arrigoni – di Gaza (distrutto dagli occupanti israeliani) e di ACS ong – Associazione di Cooperazione e Solidarietà. 
VICENZA: SGOMBERO DEL “BOSCODROMO”, PRESIDIO PERMANENTE CONTRO L’ABBATTIMENTO DEI BOSCHI PER FARE SPAZIO AL TAV
Immagine di GlobalProject Vicenza. Sgombero in corso del “Boscodromo”, da mesi presidio di resistenza popolare contro la realizzazione della tratta Tav Verona-Padova nel quartiere Ferrovieri e per fermare la distruzione dei boschi Ca’ Alte e Lanerossi. Il “Boscodromo” si trova nell’ex sede dello centro sociale Bocciodromo di Vicenza, già bocciofila e sede del dopolavoro di quartiere, che dopo 14 anni di lotte si è spostato a settembre 2025 in una nuova sede, in viale Trento 141. Da questo lunedì mattina la polizia ha iniziato ad abbattere con le ruspe il presidio No Tav e sgomberare attivisti e attiviste, in presidio permanente da venerdì scorso per difendere il territorio, i boschi ed il quartiere dall’arrivo di cantieri e cemento. Decine di persone hanno resistito passivamente – seduti davanti all’edificio – alla devastazione della zona, portati via dalla polizia. Il collegamento con Elena Guerra, dell’Assemblea dei boschi che resistono. Ascolta o scarica.
VICENZA: DOPO 14 ANNI IL CSO BOCCIODROMO SI SPOSTA IN VIALE TRENTO 141. IN VIA ROSSI, 198 NASCE UN PRESIDIO NO TAV.
Dopo 14 anni di presenza nel cuore di Vicenza, il Centro Sociale Bocciodromo si sposta in una nuova sede, in viale Trento 141. La scelta di occupare questo spazio arriva in un momento simbolico: durante la settimana in cui le flotte dell’Euromediterraneo hanno fatto rotta verso Gaza, portando avanti anche una riflessione sulle dinamiche di guerra, diserzione e servitù militari. Il Bocciodromo non abbandona tuttavia le proprie radici: l’ex sede di via Rossi 198 non è solo un vecchio edificio, ma il simbolo di una lunga lotta. Quella stessa via Rossi 198 rimarrà infatti un Presidio No Tav, un luogo di resistenza al progetto TAV che minaccia di alterare il quartiere dei Ferrovieri e la città; con il nuovo nome di “Boscodromo”. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, Eleonora, compagna del CSO Bocciodromo di Vicenza. Ascolta o scarica. Di seguito il comunicato: L’esperienza di questi 14 anni tra le mura di via Rossi 198 ci ha insegnato che Vicenza non può rimanere senza un centro sociale: non solo per le iniziative solidali, la musica live e lo sport. Le migliaia di persone che hanno vissuto con noi quest’esperienza ci hanno dimostrato che la presenza di uno spazio dove ci si possa organizzare in modo autonomo, senza prendere ordini da nessuno, finanziandosi con i propri sforzi e confrontandosi in più persone possibili è linfa vitale in una società sempre più individualista. Uno spazio come questo è un bene comune che va tutelato e difeso con determinazione, resistendo a qualsiasi tipo di attacco, che venga dai partiti di governo o dai fascisti di strada. Un luogo dove costruire una società altra fatta di legami antirazzisti, antifascisti e antissessiti. Difendere uno spazio sociale è fare politica, è resistere ai tentativi di cancellare ogni dissenso, è opporsi concretamente al dominio del profitto e alla distruzione dei territori. Da oggi il Centro Sociale Bocciodromo si sposta in viale Trento 141. Abbiamo scelto di occupare questo spazio nella settimana in cui compagne di tutto l’Euromediterraneo hanno fatto rotta verso Gaza. Abbiamo occupato parlando di guerra, servitù militari e diserzione nella città che ha vissuto il movimento contro la base militare statunitense Dal Molin e che ora qualcuno vorrebbe vedere amichevole con i soldati statunitensi. Il centro sociale occupato Bocciodromo ha delle nuove mura, ma non abbiamo intenzione di abbandonare quelle vecchie. Quello di via Rossi 198 rimane l’ultimo Presidio di resistenza all’ingresso devastante del progetto TAV che entra all’interno della città e del quartiere ai Ferrovieri. Se il Centro Sociale Bocciodromo e le sue lotte si spostano in viale Trento 141, in Via Rossi 198 nasce qualcosa di nuovo: un Presidio No Tav, difeso da una comunità che ha deciso di opporsi all’ennesima grande opera inutile ed inquinante. Via Rossi 198 diventa Boscodromo.
GLOBAL SUMUD FLOTILLA: PARTITA DA CATANIA LA PRIMA NAVE ITALIANA DELLA FLOTTA
Da Catania, in Sicilia, dopo la grande manifestazione di mercoledì 3 settembre, è partita una delle navi italiane della Global Sumud Flotilla che si unirà, nei prossimi giorni con altre barche partite da Barcellona e da Tunisi per cercare di rompere l’assedio navale a Gaza e consegnare tonnellate di aiuti umanitari. Da Catania, Dafne Anastasi dell’Unione Sindacale di Base e dell’equipaggio di terra della Global Sumud Flotilla. Ascolta o scarica. Stefano Bertoldi, attivista e collaboratore di Radio Onda d’Urto con la trasmissione Scuola Resistente, sarà a bordo della Global Sumud Flotilla. Ecco un suo contributo, di domenica 7 settembre, dal porto siciliano, in attesa di partire. Ascolta o scarica. Solidarietà internazionale verso il popolo Palestinese anche a Vicenza, dove è in corso dal 5 al 9 settembre Vicenza Oro, la fiera del settore orafo, gioielliero e orologiero. Un banchetto di solidali riuniti nell’organizzazione Vicenza per la Palestina, sono stati presenti con un gazebo durante tutte le giornate della fiera per protestare contro gli espositori israeliani. Ci racconta come è andata Angela, di Vicenza per la Palestina. Ascolta o scarica
TREVISO: MUORE IN CARCERE TRE GIORNI DOPO IL FERMO, PRESIDIO PER CHIEDERE VERITÀ E GIUSTIZIA PER DANILO RIAHI
Danilo Riahi era arrivato in Italia attraverso il mar Mediterraneo da circa un anno. Il 9 agosto è stato arrestato dopo essere fuggito dalla polizia, in seguito a vari tentativi di furto a Vicenza. Immobilizzato col taser, viene portato nel carcere per i minorenni di Treviso. Il giovane tunisino è morto all’ospedale Ca’ Foncello di Treviso il 13 agosto. Secondo le autorità avrebbe tentato il suicidio. L’ultimo suicidio in un carcere minorile risale al 2003. Mentre era ancora in fin di vita, il Questore di Vicenza, in conferenza stampa, aveva elogiato il “lavoro encomiabile” degli agenti. Alla versione ufficiale non credono però attiviste e attivisti del Collettivo Rotte Balcaniche, del centro sociale Django e del centro sociale Arcadia: “come mai è stato portato in un carcere minorile invece che in un ospedale? È stato visitato dopo essere stato colpito con il taser? Cosa (non) è stato fatto per accertarne le condizioni di salute psico-fisica prima di rinchiuderlo in un carcere? Per quanto tempo è stato privo di sorveglianza mentre tentava il suicidio?”. Per chiedere risposte, è stato indetto un presidio per la serata di giovedì 28 agosto, alle ore 19, fuori dal carcere di Treviso in via Santa Bona Nuova. La storia di Danilo è simile a quella di altre persone con un background migratorio che vivono nelle città italiane, dicono dal Collettivo Rotte Balcaniche. Ragazzi che vengono continuamente “stigmatizzati ed etichettati come pericolosi, delinquenti, maranza”, giustificando così la “militarizzazione della vita sociale” e delle città. Danilo come Ramy, Moussa, Wissem, “vittime del razzismo di stato, della violenza della polizia, delle carceri, dei CPR”. Ci raccontano la vicenda e invitano al presidio di domani, Giovanni e Aladin del Collettivo Rotte Balcaniche. Ascolta o scarica
Vicenza: «Difendiamo i boschi contro una idea falsa di sviluppo»
L’8 luglio una grande mobilitazione ecologista ha impedito l’accesso a un’area boschiva che si vuole abbattere per fare spazio alla TAV tra Padova e Verona. Abbiamo intervistato attivist3 della rete “Boschi che resistono” per comprendere le origini e le prospettive della loro lotta. Potete raccontare cosa è il bosco di Ca’ Alte e come è nata l’azione della rete “Boschi che resistono” a Vicenza? È una area boschiva di 14mila metri quadrati nel cuore della città di Vicenza. Vogliono abbatterla per fare spazio a un’area di cantiere del progetto TAV. Inoltre è prevista la costruzione di una strada, un viadotto che scavalcherà la ferrovia. Siamo entrat3 in questo bosco e in un’altra area boschiva a 200 metri di distanza un anno fa, nel maggio 2024 per scongiurare l’abbattimento, che abbiamo fatto ritardare fino a oggi. In un anno si sono avvicinati molti gruppi a questa realtà, anche gruppi che hanno compreso la lezione di Luzerath in Germania e praticano forme di resistenza e disobbedienza civile che consistono nel presidiare l’area attrezzata con casette sugli alberi che ci aiuteranno a difendere questa meraviglia che una città inquinata come Vicenza non si può permettere di perdere. Il bosco di Ca’ Alte grazie allo studio svolto da agronomi forestali di fama nazionale è stato dichiarato un valore ecosistemico da preservare. I boschi sono riserve di carbonio che catturano la CO2 in atmosfera, ci aiutano a respirare perché producono ossigeno, abbattono le polveri sottili perché le assorbono, oltre a trattenere la pioggia nel caso di eventi piovosi, e in una città a rischio idrogeologico elevato ha notevole importanza. Inoltre hanno un ruolo nella diminuzione delle temperature vista la tendenza mondiale all’innalzamento. I boschi maturi come quello di Ca’ Alte, sviluppati nel corso di decenni, vanno assolutamente tutelati. Ci dicono che una volta finite le opere – si stima una decina di anni – ripristineranno l’area e pianteranno “piantine” di 1 o 2 anni di vita cresciute in serre in nord Europa, ma che sono molto fragili e muoiono facilmente. Inoltre la loro capacità di influire negli effetti di mitigazione sopra descritti non è comparabile a boschi che hanno decine di anni. Questo bosco è un avamposto di resistenza a questa assurda opera che è il TAV dentro la città. Cerchiamo di difendere questi meravigliosi esseri viventi, cioè questi boschi che resistono a una idea di sviluppo tanto falsa quanto folle. Mobilitazione a difesa del bosco dell’8 luglio 2025 L’8 luglio avete subito un forte tentativo di sgombero da parte delle forze dell’ordine, cosa è successo e quale è ora la situazione nel Bosco di Ca’ Alte? È stata una giornata molto intensa per l’assemblea dei Boschi e per la città di Vicenza, abbiamo coinvolto circa 250 persone per impedire lo sgombero. Dalle 5 del mattino eravamo pront3, le forze dell’ordine sono arrivate molto presto per convincerci ad abbandonare l’area e permettere ai lavori di Iricav – il general contractor per la TAV – di proseguire. Molte di noi erano sedute fuori dal cancello, persone di età differenti. Erano incatenati tra di loro e sono stati portati via a forza. Poi hanno iniziato a tirare giù il cancello e le barricate costruite. Alcune signore dell’assemblea dei boschi erano sopra alla barricata e sono state portate giù con il macchinario dei pompieri. In seguito alla seconda barricata si è resistito agli idranti con gli scudi. Nessun albero è stato abbattuto e questo era il nostro obiettivo. In questi giorni hanno iniziato a mettere colate di cemento all’ingresso. Stiamo dormendo nei boschi da un po’ per controllare cosa fanno ogni giorno operai e forze dell’ordine. Continueremo a vivere i boschi e a lottare contro il progetto TAV. Pensiamo che sia un progetto obsoleto che distrugge l’ambiente, la città e la salute. Siamo persone lavoratrici, pensionate, che studiano, alcune hanno preso le ferie per difendere il bosco. Tutto questo è un simbolo della nostra determinazione e crea molta gioia nello stare assieme, perché si sta creando una forte collettività. Immagine di “Boschi che resistono” Nell’opposizione alla distruzione di questo bosco contestate l’inutilità dell’opera TAV ma proponete anche alternative. Ci puoi spiegare perché ritenete quel tracciato ferroviario inutile e quali potrebbero essere altre opzioni? Chiediamo l’opzione zero, che significa l’ammodernamento della linea con le tecnologie più recenti ed efficienti, che permettono di aumentare la capacità della linea senza dover devastare la città. La valutazione della opzione zero è prevista dalla norma, e Rfi non l’ha fatto. L’Europa, quando parla di TAV, precisa di costruire linee nuove dove questo è possibile, ma dove ci sono dei vincoli territoriali/tipografici anche dovuti ai nuclei urbani prescrive l’ammodernamento e non linee nuove. Infatti nella vicina regione Friuli Venezia Giulia, per tutta la tratta di 140 km, da Venezia a Trieste, è stata adottata l’opzione zero. Questo dimostra che dove c’è la volontà politica, l’opzione zero è possibile. Noi lo chiediamo per i 10 km del tratto di Vicenza. La soluzione eviterebbe anche la costruzione dell’impattante salto de montone, un cavalcaferrovia alto 7 metri, in una zona rurale la cui vocazione è rimanere verde. L’opzione zero eviterebbe le opere complementari e compensative che di fatto sono tutte opere di cemento e asfalto, si eviterebbero 30 km di nuove strade a fronte di 10 km di ferrovie. Possiamo parlare di un progetto ferroviario con questi numeri? Le Conseguenze dei cambiamenti climatici che stiamo vivendo ci dovrebbero indurre a ragionare su altri tipi di infrastrutture, opere verdi che mettano in sicurezza il territorio, che riducano le emissioni di CO2, che rendano le città più vivibili aumentando il verde non il cemento. Come continuerà durante l’estate la vostra lotta a Vicenza? Per il momento l’idea è continuare a proporre eventi culturali, sociali per far vivere i boschi a quante più persone possibili, di Vicenza ma non solo. È importante che la città sia consapevole di quello che vogliono dire questi boschi per chi vive in questi luoghi. Il presidio permanente continuerà al bosco di Ca’ Alte, quello più a rischio dove stanno facendo i lavori all’entrata. Continueremo a presidiare e continueremo a vivere i boschi e a resistere assieme a loro. Vedremo se le istituzioni nel frattempo si renderanno conto di quanto grave sia quello che sta accadendo. Immagini di copertina e nell’articolo di “Boschi che resistono” SOSTIENI, DIFENDI, DIFFONDI DINAMOPRESS Per sostenere Dinamopress si può donare sul nostro conto bancario, Dinamo Aps Banca Etica IT60Y0501803200000016790388 tutti i fondi verranno utilizzati per sostenere direttamente il progetto: pagare il sito, supportare i e le redattrici, comprare il materiale di cui abbiamo bisogno L'articolo Vicenza: «Difendiamo i boschi contro una idea falsa di sviluppo» proviene da DINAMOpress.
VICENZA: SGOMBERO A CA’ ALTE, NON SI FERMA LA LOTTA PER LA DIFESA DEL VERDE E CONTRO IL TAV
L’Italia continua a essere martoriata dalle grandi opere inutili, che devastano il nostro territorio, cementificando senza sosta, nonostante l’evidenza della crisi climatica. A Vicenza, le forze dell’ordine hanno iniziato lo sgombero del bosco di Ca’ Alte, rimuovendo attivisti e attiviste che si erano incatenati davanti ai cancelli d’accesso in difesa di quel prezioso spazio verde. Il bosco, infatti, rischia di essere distrutto per fare posto ai lavori per il Tav. In via Maganza, cresce il numero di persone che partecipano al presidio di solidarietà, una mobilitazione spontanea animata dai residenti e che accoglie anche chi è stato allontanato dal cancello. Nonostante le difficoltà, all’interno del bosco continua la loro lotta per difendere e preservare i boschi liberati come racconta, ai microfoni di Radio Onda d’Urto, Marco del centro sociale Bocciodromo di Vicenza. Ascolta o scarica
“POLIZIA E MIGRANTI IN CITTÀ. NEGOZIARE IL CONFINE NEI CONTESTI LOCALI”: INTERVISTA CON GIULIA FABINI, AUTRICE DEL LIBRO
  Domenica 25 maggio, alle 18.00, appuntamento con il Collettivo Rotte Balcaniche a Schio, provincia di Vicenza, nel nuovo spazio di via Manin 26 per un incontro con il Comitato “Verità e Giustizia per Moussa Diarra” e con Giulia Fabini, ricercatrice in sociologia del diritto e della devianza presso l’Università di Bologna ed autrice del libro “Polizia e migranti in città. Negoziare il confine nei contesti locali”. Il binomio immigrazione-sicurezza è la chiave di lettura attraverso cui viene raccontata e governata la migrazione in Italia. Il controllo dell’immigrazione è, infatti, sistematicamente demandato alla polizia: dalle frontiere esterne fino alle stazioni ferroviarie, la polizia sorveglia, filtra, punisce, deporta. Proprio in una stazione ferroviaria, a Verona, il 20 ottobre 2024 Moussa Diarra veniva ucciso dalla polfer con tre colpi di pistola. Ma questa vicenda non inizia né finisce con quei tre colpi: è la storia di un ragazzo che ha trascorso gli ultimi otto anni di vita tra burocrazie impietose, documenti che scadono prima ancora di essere rilasciati, precarietà abitativa, mancanza di accesso alle cure. È una storia che ora continua nella lotta per la verità e la giustizia, ma è anche una storia come tante, che ci parla di una società razzista e securitaria dove ormai manca l’aria. L’intervista a Giulia Fabini, ricercatrice in sociologia del diritto e della devianza presso l’Università di Bologna ed autrice del libro “Polizia e migranti in città. Negoziare il confine nei contesti locali”. Ascolta o scarica