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VIOLENZE DI STATO: 21 ANNI FA, IL PESTAGGIO POLIZIESCO IN STAZIONE FS A VERONA AI DANNI DI PAOLO SCARONI, ULTRAS DEL GRUPPO BRESCIA 1911.
Violenze poliziesche. Oggi, giovedì 24 settembre 2026, il gruppo ultras Brescia 1911 ricorda la mattanza di 21 anni fa, il 24 settembre 2005, con i pestaggi della Celere contro ultras e semplici tifosi dell’allora Brescia Calcio, avvenuti nella stazione ferroviaria di Verona Porta Nuova, dopo la partita di calcio di serie B tra Hellas Verona – Brescia. Tra decine di feriti e contusi, un ultras biancoblu  – Paolo Scaroni – vide in quelle ore la sua vita stravolta. Paolo fu mandato in coma dalle manganellate della Celere, sferrate ripetutamente alla testa, con il manganello impugnato al contrario, per fare più male possibile. “Quel giorno Paolo nelle prime cariche in stazione viene colpito alla testa ripetutamente. L’ambulanza però arrivò dopo mezz’ora”, scrive il Brescia 1911 in un comunicato diffuso sui social a 21 anni dai fatti, dove si ricostruisce tutta la vicenda, a partire da depistaggi e omissioni: “Ci piacerebbe raccontare che abbiamo reagito, che ci siamo difesi, che abbiamo risposto agli attacchi con decisione, ma non c’è stata partita, non c’è stata possibilità di reazione a causa della violenza improvvisa (e probabilmente premeditata) di questa azione condotta su più fronti da due, forse tre, reparti organizzati e coordinati, ci è parso di capire, da una sola persona…” scrivono i Brescia 1911: clicca qui per la ricostruzione del 24 settembre 2005 e dei mesi successivi. Uscito dal coma dopo oltre un mese, nell’ottobre 2005, Paolo Scaroni sconta ancora oggi quel giorno, con un’invalidità al 100% e danni celebrali permanenti, senza che nessuno abbia mai pagato a livello giudiziario per quanto fatto. In primo grado, nel 2013, il Tribunale di Verona accerta che il pestaggio sia stato compiuto in modo immotivato e contrario all’uso legittimo della forza da parte della polizia e conferma la manomissione delle riprese video, fondamentali per accertare le responsabile. Così gli otto agenti, provenienti dal VII Reparto della Celere di Bologna, però, vengono tutti assolti in primo grado perché non ci sono abbastanza prove contro di loro dato che non era stato possibile riconoscerli, essendo completamente bardati e senza numero di riconoscimento. Dopo la sentenza, Paolo fa ricorso ma, nel 2019, la Corte d’appello di Venezia conferma la sentenza di primo grado. Quella di Paolo è una storia, come quella di tante e tanti altri, che sarebbe potuta andare diversamente”, scrive Amnesty International,  “se in Italia fossero state in vigore misure, come i codici alfanumerici sui caschi, che consentano l’identificazione degli agenti impegnati in operazioni di ordine pubblico. Per questo, noi non abbiamo mai smesso di lottare e il 27 gennaio 2022, insieme a Paolo, abbiamo incontrato il Direttore generale della Pubblica sicurezza, il prefetto Lamberto Giannini per consegnare le oltre 155.000 firme raccolte nel tempo. Oggi, la richiesta dei codici identificativi è inclusa nel nostro appello: Proteggo la protesta in Italia”. Su Radio Onda d’Urto riproponiamo l’intervista realizzata a Paolo Scaroni, ospite dei nostri studi in occasione del ventennale del pestaggio di Verona, nel settembre 2005. Ascolta o scarica
September 24, 2026
Radio Onda d`Urto
DIBATTITO: FREDDE FUSIONI VS CALDE PASSIONI. PASSATO, PRESENTE E FUTURO DEL CALCIO BRESCIANO
Si è tenuto lunedì 17 agosto allo spazio dibattiti della XXXIV Festa di Radio Onda d’Urto il dibattito “Fredde fusioni Vs calde passioni. Passato, presente e futuro del calcio bresciano“. Nel dibattito i conduttori della trasmissione Onda Ultras Maurizio “Muro” Murari e Manuel Colosio, Diego Piccinelli del gruppo ultras “Brescia 1911” e gli ultras del gruppo “Fossa Salò”. Ascolta l’audio del dibattito Ascolta o scarica
August 19, 2026
Radio Onda d`Urto
(MALA)POLIZIA: LA CORTE EUROPEA DEI DIRITTI UMANI CONDANNA L’ITALIA PER L’INDAGINE “INEFFICACE” SUL PESTAGGIO NEL 2017 DI LUCA FANESI, ULTRAS DELLA SAMBENEDETTESE
La Corte europea dei diritti umani (Cedu) ha condannato l’Italia per non aver condotto un’inchiesta efficace su un “possibile uso eccessivo della forza da parte della polizia nei confronti di un tifoso della Sambenedettese”, Luca Fanesi, ultras rossoblu, gravemente ferito il 5 novembre del 2017, durante una trasferta a Vicenza. L’uomo aveva subito (almeno) un violento colpo di manganello alla nuca durante una carica di polizia; causati danni permanenti che continuano a persistere ancora oggi. Nella sentenza la Cedu sostiene che ” l’indagine condotta dalle autorità giudiziarie non è stata sufficientemente approfondita” e che “il governo non ha dimostrato in modo soddisfacente che le lesioni riportate dall’uomo siano state dovute esclusivamente a fattori diversi dai maltrattamenti inflitti dagli agenti di polizia con i manganelli“. Lo Stato dovrà risarcire Fanesi con 100 mila euro per danni materiali, 30 mila per danni morali e 20 mila per le spese legali. Secondo la Cedu, Fanesi oggi “alterna fasi di calma a episodi di agitazione psicomotoria, con difficoltà di controllo emotivo-comportamentale, disturbi di memoria e attenzione, e un’alterazione severa del linguaggio come parafrasie, neologismi, difficoltà di comprensione dei messaggi complessi”. Il ricorso a livello europeo era stato presentato dai famigliari di Fanesi, con gli avvocati Fabio Anselmo e Antonella Mascia, dopo che in Italia il processo fu archiviato con un nulla di fatto. “La sentenza europea – spiega Max Fanesi, fratello di Luca, a Radio Onda d’Urto – potrebbe aiutarci a chiedere la riapertura delle indagini. Quello che ci dispiace è che non sia stato identificato l’autore di quel gesto criminale”. L’intervista su Radio Onda d’Urto a Max Fanesi, fratello di Luca, tifoso marchigiano della Sambenedettese, gravemente ferito dalla Celere nell’autunno 2017 a Vicenza. Ascolta o scarica
July 3, 2026
Radio Onda d`Urto
Derby della Mole e gestione delle piazze: uso e abuso di polizia
“non si sa mai chi è stato, quando ad uccidere è lo Stato” Sono tanti e variegati gli striscioni delle tifoserie che da Nord a Sud e in solidarietà a Marco, hanno messo in evidenza gli abusi di polizia nella gestione delle piazze. Secondo le prime dichiarazioni degli uffici stampa questurini, a colpire il giovane ultras sarebbe stato il “fuoco amico”: un bottiglietta scagliata da altri tifosi. Se si trattasse di una bottiglietta o di uno dei tanti lacrimogeni sparati ad altezza uomo, sarà l’indagine affidata al PM Paolo Scafi, noto non di certo per le posizioni “garantiste”, ma più per le tendenze forcaiole contro imputatx per reati di piazza. Insieme alla giornalista freelance Rita Rapisardi parliamo delle piazze e della loro gestione durante il derby della Mole e non solo.
TORINO: SOLIDARIETÀ ULTRAS IN TUTTA ITALIA PER MARCO BASOCCU. IL PADRE RIFIUTA LA VERSIONE DELLA QUESTURA
Fuori dagli stadi di mezza Italia sono apparsi striscioni dei gruppi ultras in solidarietà a Marco Basoccu, tifoso juventino dei Viking ancora in coma farmacologico all’ospedale delle Molinette di Torino. Il tifoso è stato operato d’urgenza per un trauma cranico molto grave riportato domenica 24 maggio in seguito agli scontri che hanno preceduto il derby della Mole. Sulla vicenda sono state aperte due inchieste: la prima relativa agli scontri pre-derby Torino – Juventus, la seconda sulle lesioni gravi subite dal 36enne, colpito alla testa. Secondo le prime ricostruzioni, quelle della Questura, sarebbe stato colpito “da una bottiglia, o forse da un sasso”. Una versione rispedita al mittente da famigliari, amici e testimoni oculari, che sostengono sia stato uno delle decine di lacrimogeni sparati dalla Celere ad altezza d’uomo. Sul portale Infoaut è stato pubblicato un commento dal titolo “Sparo alla cieca”. Si tratta di considerazioni sulla gestione dell’ordine pubblico da parte della Questura e delle forze di polizia in generale… Ma soprattutto in particolare, nella città di Torino e dintorni. “La polizia non si fa scrupoli a puntare i lacrimogeni ad altezza d’uomo durante i cortei, lo abbiamo visto tante volte in Val di Susa e lo abbiamo visto anche a Torino nelle mobilitazioni più recenti”, commenta Stefano, della redazione di Infoaut, ai microfoni di Radio Onda d’Urto. “I racconti di domenica – aggiunge Stefano – parlano di famiglie con bambini che si sono trovate a schivare i lacrimogeni”. Nell’intervista, Stefano, della redazione di Infoaut, ricorda quanto accaduto nel 2021 a Giovanna, compagna del movimento No Tav della Val di Susa “che fu colpita allo stesso modo da un lacrimogeno sparato ad altezza d’uomo”. “Queste cose – spiega Stefano – a Torino e dintorni sono ormai la norma, e fa effetto vedere come il Questore si sia subito premurato di costruire una versione opposta a quella che è la più ovvia e che è stata confermata da chi era lì”. A proposito della narrazione da parte delle forze di polizia e dei media, secondo Stefano di Infoaut “in questa vicenda sta giocando un ruolo importante e fuori dal coro la reazione del padre del ragazzo, che ha avuto il coraggio di far presente che non vuole credere alle fandonie per cui il figlio sarebbe stato colpito da una bottiglia lanciata dai torinisti o addirittura da uno juventino”. “Questa presa di posizione del padre – conclude Stefano – ha messo un po’ in difficoltà il solito copione della stampa che vuol passare quanto accaduto come un qualcosa che non è responsabilità della polizia, e devo dire che sui giornali si sta aprendo un dibattito diverso da solito”. L’intervista di Radio Onda d’Urto a Stefano della redazione di Infoaut. Ascolta o scarica.
May 27, 2026
Radio Onda d`Urto
Spot 05.11.25 Aurora Vanchiglia – I primi movimenti Ultras Femminili – Partite fuori porta – Il soft power dell’arabia raggiunge qualsiasi sport – Ancora Barbra Banda
L`Aurora Vanchiglia Transfemminista torna alla guida di questa puntata di SPOT con una domanda importante: Chi controlla lo sport? I primi movimenti Ultras Femminili Dalle prime tifose invisibili degli anni ’30 alle “Fossa Girls” e alle “Donne Rossonere” degli anni ’70-’80: le donne conquistano le curve, trasformandole in spazi di libertà e resistenza, dove il tifo diventa azione politica e collettiva. È Milano, ma a Perth Nel 2026 Milan-Como si giocherà in Australia. La Serie A si sposta a 14.000 km da casa per motivi economici, mentre tifosi e giocatori protestano. Il calcio italiano è un prodotto da esportare, lontano da chi lo vive ogni settimana. Il soft power saudita Supercoppe europee, tornei internazionali, WrestleMania e persino Electronic Arts: l’Arabia Saudita usa lo sport e i videogiochi per riscrivere la propria immagine e aumentare la propria influenza culturale nel mondo. Ancora Barbra Banda Elizabeth Eddy (Angel City FC) firma sul New York Post un editoriale in cui chiede che nella NWSL giochino solo chi superi test genetici. La lega e l’Orlando Pride difendono Barbra Banda: “Top player, ogni attacco d’odio è inaccettabile.” mentre le compagne di Eddy si dissociano: “Parole transfobiche e razziste.” La polemica esplode per la foto di Banda accanto all’articolo: “Usarla in quel contesto è offensivo e razzista.” La domanda che ci facciamo, alla fine di tutto, è: Quanto potere stiamo cedendo per lo spettacolo? E cosa resta del gioco, quando non siamo più noi a giocare? Fonti e altre cose utili: https://www.ansa.it/sito/notizie/magazine/numeri/2025/03/07/donne-ultra-in-curva-a-tifare-e-sfatare-il-tabu_1db910b1-815c-4c1c-8880-f27a053af61e.html?utm https://lavialibera.it/it-schede-1968-donne_ultras_volevo_essere_il_guerriero?utm https://journals.openedition.org/diacronie/13538?lang=fr&utm_source=chatgpt.com#tocto1n2 https://www.rivistacontrasti.it/ragazze-ultras-donne-curva-slastorino-anni-70/?utm_source=chatgpt.com https://www.ultimouomo.com/milan-como-perth-quanto-guadagna-serie-a https://sport.sky.it/calcio/serie-a/2025/10/13/milan-como-australia-maignan > Milan-Como in Australia fa discutere, ma è un’opportunità enorme per la Serie > A e il calcio italiano
November 5, 2025
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