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Innocenti sovversioni
di Mauro Armanino Da piazza De Ferrari a Genova prendete il bus numero 17 dall’adiacente via Ceccardi. Andando verso Nervi, a levante, scendete alla fermata Europa-Schiaffino poi attraversate il corso. Prendete la destra e, non lontano dalle Poste vedrete un condominio accanto al marciapiede. Giusto all’angolo, scritto con una bomboletta di colore nero, si legge la scritta ‘Sovvertiamo tutto’. Non
In Cisgiordania ormai è pulizia etnica. 36mila palestinesi sfollati. Aggressioni di coloni e militari israeliani
La famiglia palestinese Bani Awda si stava avvicinando alla cittadina di Tammun proprio mentre una unità speciale di polizia sotto copertura stava entrando in città per effettuare un’irruzione di arresto. I militari hanno aperto il fuoco. Nel giro di pochi istanti, Bani Awda, 37 anni, sua moglie Wa’ad, 35 anni, […] L'articolo In Cisgiordania ormai è pulizia etnica. 36mila palestinesi sfollati. Aggressioni di coloni e militari israeliani su Contropiano.
March 18, 2026
Contropiano
Libano: 1 milione di persone, di cui quasi 350˙000 minorenni, in fuga
Mentre gli attacchi continuano, migliaia di famiglie e bambini stanno abbandonando le loro case in preda alla paura e cercano rifugio in centri sovraffollati. Più di 1 milione di persone, fra cui quasi 350.000 bambini, sono sfollate in Libano.  L’UNICEF è sul campo per fornire assistenza sanitaria, sostegno psicosociale, acqua potabile e aiuti di emergenza ai bambini e alle famiglie in difficoltà. I bambini in Libano non possono permettersi ulteriori ritardi. Sono necessari interventi immediati per allentare la tensione e impedire che i bambini subiscano ulteriori danni. I bambini devono essere protetti. Adesso. UNICEF
March 17, 2026
Pressenza
LIBANO: “SITUAZIONE DEGLI SFOLLATI SEMPRE PIÙ DRAMMATICA, IL GOVERNO USA LE SCUOLE COME RIFUGI”
“Entro la fine di questa settimana gli sfollati potrebbero diventare un milione“, il che rappresenta un quarto della popolazione totale del paese. Il governo ha quindi deciso di usare le scuole come rifugi per gli sfollati, misura che tuttavia risulta insufficiente. Così il nostro corrispondente da Beirut David Ruggini, in linea con quanto denunciato oggi da Oxfam, che parla di “situazione umanitaria prossima al collasso”. A soli dieci giorni dall’inizio dell’ennesima offensiva su larga scala dell’esercito israliano, le vittime sono oltre 634, i feriti circa 1400. Per di più le tensioni con Israele potrebbero contribuire ad esacerbare gli animi e far riemergere le tensioni interne. Non si segnalano per ora aumenti importanti dei prezzi o penuria di beni di largo consumo. Per quanto riguarda la cronaca, la notte scorsa un drone israeliano ha bombardato il lungo mare Ramlet al-Baida della capitale Beirut uccidendo otto sfollati che dormivano nelle tende allestite lungo la banchina. Un altro raid, sul villaggio di Aramoun, ha ucciso tre persone e ferito un bambino. Le forze di occupazione israeliane tentano di avanzare anche via terra nel sud e a est, nella valle della Bekaa, dove sono in corso da giorni pesanti scontri con il movimento sciita Hezbollah. Gli aggiornamenti da Beirut con David Ruggini dell’ong Un Ponte Per, presente in Libano dal 1997 con interventi nei campi profughi palestinesi, per garantire diritto allo studio e alla salute. Ascolta o scarica
March 12, 2026
Radio Onda d`Urto
LIBANO: MEZZO MILIONE DI SFOLLATI IN FUGA DAI BOMBARDAMENTI ISRAELIANI SU BEIRUT, “UNA GUERRA, ANCHE PSICOLOGICA, MOLTO DURA”
Israele conduce le sua guerre criminali di occupazione e colonizzazione nell’intera regione mediorientale, non soltanto in Palestina e Iran. Da lunedì 2 marzo l’esercito israeliano è tornato ad aggredire militarmente il Libano, con l’invasione via terra nel sud del Paese e i bombardamenti sulla capitale Beirut. I raid israeliani sulla capitale libanese prendono di mira in particolare i sobborghi meridionali, considerati la roccaforte del movimento sciita Hezbollah nella città. Da Dahiyeh, cioè la vasta periferia meridionale di Beirut, sono dunque in fuga disperata almeno mezzo milione di persone. “Diventerà come Khan Younis”, ha minacciato nelle scorse ore il ministro delle finanze israeliano, il fascista e colono Smotrich, mentre l’Onu chiede “indagini immediate” sui raid indiscriminati di Tel Aviv in mezzo ad aree densamente popolate da civili. “I quartieri di Dahiyeh vengono considerati, nella narrativa generale, i bastioni di Hezbollah”, spiega David Ruggini, capomissione in Libano di Un Ponte per in collegamento telefonico con Radio Onda d’Urto. “Oltre a essere bastioni del movimenti sciita, però, sono anche dei quartieri estremamente popolari. Ieri l’ordine di evacuazione ha riguardato tra le 200 e le 500mila persone da evacuare in mezzo pomeriggio… Una follia!”, commenta Ruggini. “Dentro questi quartieri ci sono ospedali, tre dei quali evacuati dalla Croce rossa libanese, ci sono scuole, gli accessi all’aeroporto… Si tratta di una mossa di guerra psicologica molto dura“, conclude. Nel sud del Paese dei cedri, intanto, si registrano raid aerei israeliani (5 vittime a Sidone) e scontri sul terreno tra le truppe di occupazione israeliane e l’ala militare di Hezbollah, messa al bando dal governo libanese su pressione israelo-statunitense. Razzi e colpi d’artiglieria sparati dal movimenti sciita libanese sono caduti anche nel nord dei territori controllati dallo stato di Israele. La corrispondenza da Beirut, su Radio Onda d’Urto, di David Ruggini, capomissione in Libano di Un Ponte per. Nelle scorse ore l’ong italiana ha lanciato la campagna di raccolta fondi “Emergenza Libano” per far fronte alla grave situazione umanitaria. Ascolta o scarica.
March 6, 2026
Radio Onda d`Urto
AGGIORNAMENTI DA GAZA@0
IL QUADRO DELLA SITUAZIONE CON ELIANA RIVA Insieme a Eliana Riva, giornalista e caporedattrice di Pagine Esteri, facciamo il punto su quanto accade in queste ore nella striscia di Gaza. Un aggiornamento in primis sul piano umanitario: con l’acuirsi dell’invasione della Striscia, mancano sempre più  beni essenziali quali cibo e acqua, si intensificano raid e […]
September 18, 2025
Radio Blackout - Info
AGGIORNAMENTI DA GAZA@1
IL QUADRO DELLA SITUAZIONE CON ELIANA RIVA Insieme a Eliana Riva, giornalista e caporedattrice di Pagine Esteri, facciamo il punto su quanto accade in queste ore nella striscia di Gaza. Un aggiornamento in primis sul piano umanitario: con l’acuirsi dell’invasione della Striscia, mancano sempre più  beni essenziali quali cibo e acqua, si intensificano raid e […]
September 18, 2025
Radio Blackout - Info
Un mondo in fuga: il grido ignorato della Giornata Mondiale del Rifugiato
Nel 2024 si è toccato un nuovo record: più di 123 milioni di persone costrette ad abbandonare la propria casa. Conflitti vecchi e nuovi, dal Sudan a Gaza, alimentano una crisi umanitaria che i Paesi poveri sopportano quasi da soli. Oggi si celebra la Giornata Mondiale del Rifugiato, ma come ogni anno non c’è nulla da festeggiare. Al contrario: mai come in questi mesi i numeri parlano una lingua drammatica e inascoltata. Secondo l’ultimo rapporto dell’UNHCR, sono oltre 123 milioni le persone costrette a fuggire dalle proprie case nel mondo, spinte da guerre, persecuzioni, crisi climatiche e instabilità economica. Di queste, almeno 42,7 milioni sono rifugiati nel senso più stretto del termine: persone che hanno attraversato un confine nazionale per cercare protezione altrove. La cifra è in aumento costante: rispetto al 2023, si contano circa 7 milioni di nuovi sfollati forzati. Un incremento che non accenna a rallentare, anzi. Le guerre si moltiplicano, si intensificano, si cronicizzano. Secondo il Peace Research Institute di Oslo, nel 2024 si sono registrati 61 conflitti attivi nel mondo, un record assoluto. Undici di questi hanno superato la soglia delle mille vittime annue, il limite che ne sancisce formalmente lo status di “guerra”. Dall’Ucraina a Gaza, la geografia del dolore Tre sono le aree che più hanno contribuito all’impennata di rifugiati nel corso dell’ultimo anno: Ucraina, Striscia di Gaza e l’intera fascia che va dall’Iran al Libano, oggi al centro di una tensione crescente tra Israele, Hezbollah e altri attori regionali. In Ucraina, dopo oltre tre anni di guerra, si contano più di 8 milioni di sfollati interni e almeno 5 milioni di rifugiati in Europa, ospitati soprattutto da Polonia, Germania e Repubblica Ceca. La guerra in corso, lungi dal concludersi, continua a generare nuovi esodi. In Palestina, e in particolare nella Striscia di Gaza, i numeri sono ancora più drammatici. Le operazioni militari israeliane hanno provocato decine di migliaia di morti e un vero e proprio esodo interno, mentre le popolazioni rifugiate nei campi del Libano vivono in condizioni al limite della sopravvivenza. Il 94% delle vittime in questi teatri è rappresentato da civili. E poi c’è l’Iran, dove il conflitto con Israele sta generando un clima di instabilità e nuove fughe, anche se per il momento i dati restano parziali e difficili da verificare. Foto Unsplash di Julie Ricard Il Sudan, tragedia silenziosa dell’Africa Ma la crisi più grave si consuma nel silenzio quasi totale dei riflettori internazionali. In Sudan, una guerra civile devastante tra l’esercito regolare e le Rapid Support Forces, scoppiata nell’aprile 2023, ha già costretto 12,3 milioni di persone ad abbandonare le proprie case. Di queste, quasi 9 milioni sono sfollati interni, mentre oltre 3,5 milioni sono fuggiti nei Paesi vicini: Ciad, Egitto, Etiopia, Sud Sudan, Repubblica Centrafricana. Si tratta del più grande esodo africano degli ultimi vent’anni. Molti di questi rifugiati trovano accoglienza in Uganda, un Paese che da anni si distingue per la generosità del suo sistema di asilo, pur tra enormi difficoltà economiche. Oggi, più di 1,8 milioni di persone trovano riparo nel Paese, ma i fondi scarseggiano: le razioni alimentari sono state ridotte per almeno un milione di loro. Il Programma Alimentare Mondiale, colpito da tagli di bilancio e scarsa cooperazione internazionale, fatica a garantire anche i servizi essenziali. Chi accoglie davvero Uno degli aspetti più inquietanti di questa crisi globale è la distribuzione profondamente diseguale dell’accoglienza. Oltre il 73% dei rifugiati si trova in Paesi a basso o medio reddito, per lo più confinanti con le aree di conflitto. Le nazioni che ospitano il maggior numero di rifugiati sono la Turchia (circa 3,6 milioni), l’Iran (3,4 milioni), la Colombia (2,5 milioni), la Germania (2,1 milioni) e il Pakistan (1,7 milioni). Nonostante le dichiarazioni di solidarietà, l’Occidente continua ad accogliere una percentuale minima del totale. I meccanismi di reinsediamento internazionale sono deboli e lenti: nel 2024, solo 188.800 rifugiati sono stati effettivamente reinsediati in un nuovo Paese terzo. Numeri irrisori se confrontati con l’ampiezza del fenomeno. Un appello all’umanità La Giornata Mondiale del Rifugiato dovrebbe essere, prima di tutto, un giorno di responsabilità. Il diritto d’asilo non è un favore né un’opzione politica: è un diritto umano fondamentale. Ma in un’epoca in cui la parola “rifugiato” viene spesso strumentalizzata, deformata, politicizzata, è necessario tornare al significato più semplice e universale: quello di una persona che fugge per salvare la propria vita. Dietro ogni numero, ogni statistica, c’è un volto, una storia, un’infanzia spezzata. Un mondo che fugge non è un mondo sicuro per nessuno. Serve una risposta globale, condivisa e solidale. Non basta più celebrare una giornata: bisogna ascoltarla. Foto da Unsplash di Salah Darwish Heraldo
June 20, 2025
Pressenza
IRC: Mentre gli sfollati globali raggiungono numeri da record, le politiche statunitensi peggiorano la situazione
I nuovi dati diffusi oggi dalle Nazioni Unite confermano un altro tragico record: oltre 122 milioni di persone sono attualmente sfollate con la forza nel mondo, più della popolazione di Spagna e Regno Unito messe insieme, e in aumento rispetto ai 120 milioni dell’anno scorso. Le cifre includono rifugiati e sfollati interni, costretti ad abbandonare le proprie case a causa di conflitti, disastri e persecuzioni. Nell’ultimo decennio, il numero è più che raddoppiato. Il 40% degli sfollati nel mondo sono minori sotto i 18 anni. Contrariamente alla percezione diffusa nei Paesi più ricchi, la grande maggioranza degli sfollati (73%) vive in Paesi a basso e medio reddito, e il 60% non oltrepassa mai un confine internazionale. Sono stati registrati 45,8 milioni di sfollamenti legati al clima, un drammatico aumento rispetto ai 26,3 milioni dello scorso anno, che riflette l’impatto crescente del cambiamento climatico incontrollato. Un terzo di tutte le persone sfollate nel mondo proviene da solo quattro Paesi devastati dalla guerra: Sudan, Siria, Afghanistan e Ucraina. Allo stesso tempo, contesti caratterizzati da alti livelli di fame e malnutrizione, come i Territori Palestinesi Occupati e la Repubblica Democratica del Congo rappresentano alcune delle principali crisi di sfollamento. I Paesi inseriti nella Watchlist dell’International Rescue Committe (IRC), tra cui Sudan, Afghanistan e Yemen, affrontano crisi sovrapposte di conflitto, cambiamento climatico e povertà, contribuendo in modo sproporzionato al numero globale di sfollati e risultando particolarmente vulnerabili ai continui tagli ai finanziamenti umanitari. David Miliband, Presidente e CEO dell’International Rescue Committee (IRC), ha dichiarato: “Le cifre relative agli sfollati ‘forzati’ battono record da oltre un decennio, sintomo del fallimento nel prevenire e risolvere i conflitti, proteggere i civili e offrire rifugio. I dati di oggi rappresentano il peggio di questa ‘nuova normalità’, con livelli altissimi di sofferenza e un preoccupante aumento delle persone sfollate a causa della crisi climatica. Queste cifre dimostrano chiaramente che non è il momento di tagliare i finanziamenti agli aiuti. Con la maggior parte dei rifugiati e degli sfollati nei Paesi più poveri, la riduzione del sostegno ai servizi essenziali porterà a nuovi sfollamenti da questi Paesi. I numeri dimostrano anche che il ricollocamento nei Paesi più ricchi può offrire una via di salvezza fondamentale per chi è più a rischio. E ci ricordano che, quando torna la pace, rifugiati e sfollati vogliono tornare a casa. Dopo un decennio di guerra, è fondamentale che paesi come la Siria ricevano il sostegno necessario. Una crisi senza precedenti richiede un impegno altrettanto straordinario. I rifugiati in fuga dalla guerra non sono il problema, né la causa del problema. Rappresentano una prova da superare. Non è il momento di eludere la responsabilità, ma di affrontarla con decisione, con il sostegno a chi è in difficoltà e la diplomazia per risolvere le cause dell’instabilità.” International Rescue Committee (IRC) Redazione Italia
June 12, 2025
Pressenza