Tag - viktor orban

Furundulla 316 – AD-After Donald…
…metteteci una croce sopra (o sotto) di Benigno Moi Assodato che le vignette non vanno spiegate… ma sono un sasso buttato come spunto di riflessione, per ogni vignetta almeno un link (forse) ADda veni’…   *vedi nota finale Orbèn?   Circoli: viziosi, esclusivi o aperti a tutti? *NOTA MOIOSA Capita, soprattutto su fatti particolari e clamorosi, che vignettisti (e non solo)
«Aspiranti fascisti»
Recensione di Gianmarco Martignoni al vademecum scritto dallo storico argentino Federico Finchelstein per contrastare la più grave minaccia alla democrazia   Oltre che eversivo rispetto ad un diritto internazionale già precario e diseguale nella sua    applicazione, il trumpismo al secondo mandato presidenziale sta sferrando un attacco furibondo ai principi fondamentali della democrazia americana, sulla base delle indicazioni provenienti dal
UNGHERIA: MAGYAR NUOVO PRESIDENTE, FINISCE L’ERA ORBÀN
Il partito di Péter Magyar, Tisza, si aggiudica 138 seggi con il 53,2% dei voti, ottenendo così i due terzi del Parlamento (“kétharmados”), necessari per imporre cambiamenti alla Costituzione del paese. Il grande sconfitto Viktor Orbán con la lista Fidesz-KDNP riceve 55 seggi, avendo ottenuto il 38,2% dei voti. Terzo e ultimo partito ad entrare in parlamento è Mi Hazánk di László Toroczkai con 6 seggi, 5,8%. Esclusi, perché non hanno superato la soglia del 5%, la Coalizione Democratica (DK) e il Partito del Cane a Due Code (MKKP). Il primo a parlare è stato Viktor Orbán. In serata davanti al suo pubblico, riunitosi nel centro congressi Bálna a Budapest, ha riconosciuto la sconfitta: «Il risultato elettorale è comprensibile e chiaro, e per noi doloroso». Ha inoltre annunciato che Fidesz continuerà il suo lavoro dai seggi dell’opposizione. Vengono così smentiti definitivamente i sospetti di un mancato riconoscimento dei risultati elettorali. Un ora dopo Péter Magyar dal palco di piazza Batthyány ha esordito con un: «ce l’abbiamo fatta!». Ringraziando i suoi sostenitori, Magyar ha anche aggiunto che «da oggi questo paese torna a vivere» e «tornerà ad essere un alleato forte, che difende gli interessi ungheresi, perché il posto del nostro Paese era, è e sarà sempre in Europa». Lavorerà per essere il presidente di tutti gli ungheresi, ma chiede senza mezzi termini le dimissioni delle più alte cariche dello Stato, compresa quella del presidente dell’Ungheria, e l’assunzione di responsabilità di quanti hanno derubato il paese e fomentato l’odio. Da Budapest Massa Marta redattrice del giornale online della sinistra ungherese Merce Ascolta o scarica 
April 13, 2026
Radio Onda d`Urto
Bastioni di Orione 09/04/2026
IL VOTO IN UNGHERIA E LA TREGUA NEL GOLFO La “democrazia illiberale” di Orban che governa l’Ungheria da 16 anni rischia di essere messa in discussione dall’esito delle elezioni di domenica 12 aprile. Nonostante l’inedito e fragoroso endorsement di Vance ,volato a Budapest per sostenere il campione dell’onda nera sovranista ,i sondaggi sono sfavorevoli al leader del partito Fidesz .L’architettiura di controllo sociale e la gabbia legislativa costruita negli anni da Orban sembrano non reggere più di fronte al malcontento delle classi borghesi ed urbane che soffrono l’isolamento del paese e la crisi economica. L’alternativa è il pallido conservatore Magyar che è stato nel partito di governo per una ventina d’anni per poi fuoriuscirne e presentarsi alle elezioni con un programma fortemente reazionario rispetto all’emigrazione quasi sovrapponibile con quello di Fidesz ,ma che si distingue sulla questione del sostegno all’Ucraina e l’acquiescenza ai diktat di Bruxelles. Gli Stati Uniti sostengono un governo Orban che costituisce un cuneo nell’Europa ,un punto di rottura in grado di disarticolare le politiche di Bruxelles a sostegno dell’Ucraina ma al contempo non rinunciano a mantenere aperto il fronte ucraino nell’ottica di logorare la Russia. L’esito elettorale ungherese potrebbe incrinare il fronte sovranista che si è schierato compatto con Orban,ma l’alternativa costituita da Magyar appare molto simile alla parabola di Tusk in Polonia. Ne parliamo con Francesco Dall’Aglio esperto di Europa orientale con il quale ci confrontiamo anche sugli scenari aperti dalla tregua apparente nella guerra israelo americana contro l’Iran .
April 10, 2026
Radio Blackout - Info