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Ecorà al Festival dello Sviluppo Sostenibile con Santa Marta, Climate Justice Flotilla e Global Sumud Flotilla
Il 16 e 17 maggio Milano ospiterà l’agorà ambientalista Ecorà: “due giornate di confronto, partecipazione e costruzione collettiva dedicate alle grandi sfide ecologiche, sociali e democratiche del nostro tempo”. «Ecorà nasce per creare connessioni tra società civile, movimenti climatici, scienza, sindacato, arte e istituzioni, trasformando il dialogo in attivazione concreta – spiegano gli organizzatori – In un tempo segnato da crisi e frammentazioni, vogliamo costruire uno spazio capace di generare convergenze, ecosperanza e nuove possibilità di azione condivisa. Quest’anno Ecorà assume un significato ancora più importante  siamo felici di annunciare che Ecorà Atto IV è ufficialmente parte del Festival dello Sviluppo Sostenibile 2026, il principale appuntamento nazionale dedicato alla sostenibilità e alla transizione ecologica, sociale ed economica». Durante l’evento saranno affrontati gli argomenti: • scienza e comunicazione • transizione ecologica e comunità energetiche • consumo di suolo e territorio • salute e giustizia climatica • arte e immaginari del cambiamento • climate litigation e diritti ambientali Ci sarà inoltre uno sguardo internazionale con restituzioni dalla conferenza di Santa Marta sulla Transitioning Away from Fossil Fuels, dalla Climate Justice Flotilla e dalla Global Sumud Flotilla. PROGRAMMA: Programma Ecorà Atto IV ISCRIZIONI: Registrati a Ecorà Atto IV Pagina ufficiale nel Festival dello Sviluppo Sostenibile: Ecorà IV nel Festival dello Sviluppo Sostenibile   Redazione Italia
May 12, 2026
Pressenza
Conferenza di Santa Marta, verso una transizione giusta; intervista a Renato Di Nicola
La  Prima conferenza internazionale interamente dedicata all’abbandono dei combustibili fossili, si è conclusa da pochi giorni a Santa Marta. Convocata da Colombia e Paesi Bassi ha coinvolto altre 57 nazioni, quelle più “volenterose” verso una transizione giusta.  La ministra colombiana dell’Ambiente Irene Vélez Torres nel discorso di apertura ha spiegato che questo vuole essere uno spazio diverso rispetto alle Cop, dove i Paesi disposti ad accelerare possano farlo senza aspettare altri poco propensi. Ne parliamo con Renato Di Nicola, noto attivista abruzzese che ha partecipato con una delegazione della Campagna per il Clima Fuori dal Fossile.   Tu sei stato anche a Belem, alla COP30 nel novembre 2025, che differenze hai trovato anche a livello organizzativo?  Alla conferenza di Santa Marta non hanno partecipato solo governi, ma anche movimenti, associazioni, scienziati e accademici, sindacati, comunità indigene, tutti insieme a discutere. Ho visto quella parte del mondo che si è trovata a discutere seriamente l’abbandono delle fonti fossili. A Belem, al contrario, c’erano tanti spazi chiusi, blindati, inaccessibili, tutto il movimento civile era lasciato fuori dalle contrattazioni tra governi, qui invece la conferenza era fluida, le discussioni venivano fatte in luoghi pubblici accessibili. A Santa Marta gli incontri si son tenuti in strutture già esistenti, non in cattedrali nel deserto costruite appositamente, con impatto ambientale ed economico.  Cos’altro ti ha colpito positivamente? Molto importante è stata la presenza dei sindacati internazionali che hanno preso posizione sulla necessità di decisioni vincolanti, ma hanno anche posto attenzione sulla transizione giusta e socialmente sostenibile, sulla necessità di fare piani di reinserimento insieme e non contro i lavoratori. Inoltre è stato puntualizzato il fatto che l’energia è un bene comune e un diritto umano, e come tale va trattato. Interessante anche che in tutte le aree sociali o istituzionali sia emerso il problema del debito dei Paesi del Sud, collegato alla dipendenza dal fossile: il fossile non è solo un problema climatico e che alimenta la guerra, ma è un problema anche perché alimenta il debito. Crea una dipendenza insormontabile, una vera e propria monocoltura, che non pone alternative all’economia locale. Così ci troviamo con Paesi poveri che si sostengono solo grazie al petrolio abbandonando ogni altra economia locale. È stata molto importante anche la presenza degli accademici, scienziati di rilevanza internazionale i quali hanno costituito un comitato operativo di sostegno ai Paesi che vogliono iniziare seriamente la transizione. Permane una visione globale del tema ma si sottolinea che i problemi vanno agiti concretamente nei territori e Paesi affinché la transizione  giusta inizi a camminare per davvero.  Si è parlato anche di guerre? Il fossile alimenta le guerre e le guerre vengono fatte per il fossile, la relazione è stretta e indissolubile. La guerra contro l’Iran ha svegliato molti Paesi, facendo capire che non c’è più tempo.  E l’Italia era presente a livello istituzionale? L’Italia è stata invitata a partecipare, non si è  mossa di propria iniziativa. La presenza italiana (e questo secondo me era un grande limite) non era politica, ma tecnica. La delegazione italiana era composta da una sola persona: Francesco Corvaro, l’inviato speciale per il clima.  Ha detto cose sensate giuste, ma  non c’è stata nessuna presa di posizione politica dal nostro governo che invece continua a investire nelle infrastrutture fossili (rigassificatori, metanodotti, etc) e addirittura ritarda la chiusura delle centrali a carbone.  In definitiva cosa si è deciso? Una riduzione globale dell’utilizzo e produzione del petrolio e fonti fossili, ma con politiche studiate in base al contesto, affinché si possa incidere concretamente senza danneggiare l’economia locale ed i lavoratori. Il compito che si sono dati gli stati è quello di mappare i sussidi al fossile, per poi iniziare ad attuare una loro progressiva eliminazione. Io penso che ciò che è accaduto a santa Marta sia positivo ed aiuterà le lotte anche dei movimenti per il clima per un cambiamento dei rapporti di forza. Molte discussioni giravano attorno alla frase “vincolante” che però non è stata inserita, in quanto la si vuole rapportata al contesto. Anche l’energia rinnovabile va contestualizzata perché in certi territori, come nei crinali, nelle zone naturali integrali, nelle zone sacre agli indigeni gli impianti industriali di energia rinnovabile potrebbero essere impattanti e creare più problemi di quelli che risolvono.  Prossimi appuntamenti? La prossima conferenza sarà nel 2027 in Polinesia (Tuvalu), coorganizzata dall’Irlanda, ma intanto c’è da continuare la lotta nei nostri territori anche in vista della prossima COP che si terrà in Turchia, Paese sicuramente poco interessato alla transizione.  Linda Maggiori
May 5, 2026
Pressenza
Conferenza di Santa Marta, la marcia dei popoli chiude tre giorni di lotta: “Impegni per la vita, non per la morte”
Le strade di Santa Marta oggi si sono riempite di voci, colori e rivendicazioni. La marcia dei popoli per un futuro libero dai combustibili fossili ha attraversato la città colombiana, chiudendo tre giorni intensi di incontri, assemblee e confronti sulla riconversione ecologica e su come garantire giustizia ambientale, sociale ed economica. Non una semplice manifestazione, ma il punto di arrivo – e allo stesso tempo di ripartenza – di un processo costruito dal basso, “dai popoli e per i popoli”. A guidare il corteo lo striscione che ha fatto da sfondo all’assemblea plenaria del 26 aprile: “Uscita dai fossili rapida, giusta ed equa”. La musica scandisce il passo, non solo come accompagnamento ma come pratica politica. Al centro delle richieste c’è la dichiarazione dei popoli per un futuro libero dai fossili, approvata al termine dell’assemblea. Tante le voci che si alternano, intrecciando esperienze locali provenienti da tutto il mondo. “Non saremmo potuti arrivare qui senza un lavoro territoriale”, raccontano Gamozo e Chucurí del movimento Ríos Vivos Colombia, che riunisce persone colpite dalle dighe e dalle crisi ambientali in America Latina. “Abbiamo costruito dialoghi, raccolto voci di bambini, giovani, donne, comunità. Questa marcia rappresenta tutto questo.” Il messaggio è netto: stop alla proliferazione dei combustibili fossili, “né qui, né altrove, né ora, né mai”. Al centro c’è anche la richiesta di autonomia dei territori, vista come condizione necessaria per superare la dipendenza da petrolio, gas e carbone. Un’autonomia che passa dall’educazione ambientale popolare e da una profonda trasformazione della matrice minerario-energetica, capace di ripensare non solo la produzione, ma l’intero modello di vita e consumo. Sharif Jamil, di Buriganga Riverkeeper e responsabile di Waterkeepers Bangladesh, racconta di villaggi che ogni giorno rischiano di scomparire, comunità che si addormentano senza sapere se avranno ancora una terra al risveglio. “Non riguarda solo il Bangladesh: succede anche in Pakistan, in Nepal, nelle Filippine. È la stessa lotta”. Conclude denunciando il fallimento delle promesse internazionali: “Ci incontriamo da anni alle COP, ma gli impegni non vengono rispettati e l’industria fossile continua ad espandersi e incassare sempre di più. Qui a Santa Marta stiamo costruendo una frontiera politica nuova!” Dalla prospettiva sindacale, Iván González, della Confederazione dei lavoratori delle Americhe, mette in fila tre punti: la crisi globale alimentata da guerre e sfruttamento, l’“architettura dell’impunità” che protegge multinazionali e potenze e l’impossibilità di una transizione che sacrifichi lavoratori, lavoratrici e comunità. “Senza diritti non c’è transizione giusta. La riconversione sarà femminista e popolare, oppure non sarà”. “Il percorso che ci ha portato fin qui nasce da anni di lotte contro un sistema basato su espropriazione, violenza e saccheggio”, spiega Juliana di Barranquilla +20. “Serve un cambio di paradigma che metta al centro la cura, a partire dalle economie femministe e dalle comunità e che costruisca una giustizia davvero riparativa. Non basta una transizione tecnologica: serve una trasformazione profonda, capace di superare le false soluzioni e rafforzare le alternative già esistenti”. “Abbasso la rimilitarizzazione dei Caraibi”, rilancia Federico Moscoso, dell’organizzazione El Puente di Porto Rico. “Abbasso gli interventi militari ed economici che promuovono la morte; abbasso l’estrattivismo; abbasso i sistemi di oppressione. Viva l’unità dei popoli che difendono la vita e la Madre Terra.” José Daniel, conosciuto come Caporalito, ha 9 anni ed è un bambino di Mocoa, Putumayo, nell’Amazzonia colombiana, leader, musicista e parte del vivaio “Radici Ancestrali” dell’Associazione di Donne Indigene Custodi della Medicina Tradizionale. “Porto un piccolo messaggio di cura,” dice. “Prima di arrivare qui, abbiamo parlato della cura del nostro territorio, definendo bisogni, impegni ed esigenze che qui oggi rappresentiamo tutti insieme. Abbiamo bisogno di acqua pulita per vivere, di un territorio sano, di un vento purificato affinché possiamo respirare e dobbiamo difenderli.” Dalle strade di Santa Marta, i movimenti rilanciano una richiesta chiara: un trattato globale per la non proliferazione dei combustibili fossili, regole vincolanti per le imprese e una riconversione costruita dal basso. Basta fossili, basta sfruttamento, basta rinvii. La realtà che vogliamo si costruisce dal basso, hanno cantato in corteo a gran voce. E oggi, in questa città affacciata sul Mar dei Caraibi, quella realtà ha preso voce e spazio. I popoli hanno già scelto da che parte stare. Ora tocca alla politica decidere. Francesca Palmi, GEA – Giustizia Ecologica e Ambientale Link agli articoli precedenti: https://www.pressenza.com/it/2026/04/dal-24-al-29-aprile-si-terra-in-colombia-la-prima-conferenza-internazionale-per-labbandono-dei-combustibili-fossili/ https://www.pressenza.com/it/2026/04/carovana-ecologista-emilia-romagna/ https://www.pressenza.com/it/2026/04/la-conferenza-di-santa-marta-e-il-legame-tra-combustibili-fossili-armi-e-guerre/ https://www.pressenza.com/it/2026/04/e-iniziata-a-santa-marta-in-colombia-la-conferenza-internazionale-per-leliminazione-dei-combustibili-fossili/ https://www.pressenza.com/it/2026/04/conferenza-di-santa-marta-il-trattato-sui-combustibili-fossili-come-nuova-frontiera-politica-globale/ https://www.pressenza.com/it/2026/04/a-santa-marta-le-donne-indicano-la-trasformazione-oltre-il-fossile/       Redazione Italia
April 28, 2026
Pressenza
Conferenza di Santa Marta, il trattato sui combustibili fossili come nuova frontiera politica globale
Kumi Naidoo, attivista sudafricano per i diritti umani e la giustizia climatica, è presidente della campagna globale del Trattato di non proliferazione dei combustibili fossili. La sua visione nasce da un percorso che parte da lontano, inizia durante la lotta contro l’apartheid e prosegue nei movimenti globali per i diritti civili e la difesa del pianeta. Per lui, la battaglia climatica non è separata dalle altre lotte per la giustizia: tutte fanno parte di un unico percorso che riguarda dignità, equità e sopravvivenza collettiva. Le sue parole risuonano forti durante l’assemblea delle realtà afrodiscendenti che si è svolta nella seconda giornata della Conferenza internazionale per l’eliminazione dei combustibili fossili presso il campus di Santa Marta dell’Università Cooperativa della Colombia. Nel contesto attuale, Naidoo osserva come il sistema globale sia ancora fortemente legato ai combustibili fossili, nonostante la consapevolezza diffusa dei loro effetti devastanti. Governi e grandi interessi economici continuano ad appoggiare un modello energetico insostenibile socialmente e ambientalmente e incompatibile con gli obiettivi climatici, pianificando una produzione futura ben oltre i limiti necessari per contenere il riscaldamento globale. Tuttavia, segnali di cambiamento stanno emergendo, anche grazie a nuove dinamiche politiche ed economiche. In questo scenario, Naidoo propone una lettura controintuitiva del ruolo di Donald Trump: pur avendo promosso politiche fortemente basate sui combustibili fossili, la sua azione potrebbe accelerarne indirettamente il declino. Il rafforzamento di posizioni estreme e negazioniste, infatti, ha contribuito a polarizzare il dibattito e a mobilitare una reazione più ampia a favore della riconversione ecologica. In questo senso, Trump diventa un “promotore accidentale” del superamento del modello fossile, perché le sue politiche evidenziano con maggiore chiarezza l’insostenibilità dell’attuale sistema. Parallelamente, cresce il peso delle iniziative internazionali che cercano di costruire alternative concrete. Tra queste, la campagna per un Trattato di non proliferazione dei combustibili fossili punta a fermare l’espansione di carbone, petrolio e gas e a gestire una riconversione equa verso le energie rinnovabili. L’idea si ispira ad accordi globali già esistenti e mira a creare un quadro vincolante che unisca giustizia climatica e cooperazione internazionale. Un elemento centrale nella riflessione di Naidoo riguarda i limiti dell’attivismo in questi anni. Per essere realmente efficaci – sostiene – le campagne devono saper parlare non solo alla mente, ma anche al cuore, al corpo e all’esperienza quotidiana delle persone. L’obiettivo non è soltanto informare, ma coinvolgere le comunità e i territori, trasformando il modo in cui le persone percepiscono la crisi climatica, rendendola concreta e vicina alle loro vite. Solo così si può costruire una reale desiderabilità sociale attorno a questo progetto, condizione indispensabile perché possa funzionare. In questo quadro, emerge con chiarezza anche la dimensione politica e strategica della riconversione. Circa l’86% dei fattori che causano il collasso climatico è direttamente legato alla dipendenza dai combustibili fossili: un dato – dice Naidoo – su cui la comunità scientifica è inequivocabile, ma che fatica ancora a tradursi in un dibattito pubblico proporzionato, a causa del ricatto esercitato dalle multinazionali. Nonostante le difficoltà, Naidoo rifiuta il pessimismo. Ritiene che, nella fase storica attuale, arrendersi sarebbe un lusso che non possiamo permetterci. L’urgenza della crisi, unita alla crescente mobilitazione globale e alla pressione delle nuove generazioni, può diventare una forza capace di produrre cambiamenti reali. Proprio per questo, iniziative come la Conferenza di Santa Marta rappresentano un passaggio cruciale non solo per discutere un possibile trattato di eliminazione dei combustibili fossili, ma per ampliare la coalizione di Paesi disposti a impegnarsi concretamente in una loro graduale uscita. L’obiettivo, dice, è costruire le condizioni politiche affinché entro il 2027 i Paesi più ambiziosi possano avviare negoziati per un accordo vincolante, basato su tempistiche differenziate a seconda del livello di dipendenza energetica di ciascuna nazione. Anche sul piano finanziario, le risorse necessarie sono già state individuate da tempo: l’impegno, preso nel 2009 a Copenaghen, di mobilitare 100 miliardi di euro all’anno per sostenere la riconversione nei “Paesi in via di sviluppo”, resta in gran parte disatteso. Alla fine, sottolinea Naidoo, non è la scienza a dover cambiare, ma la volontà politica, ed è proprio questa, pur con tutte le sue contraddizioni, a rappresentare una risorsa rinnovabile. In questo senso, il processo avviato con la Conferenza Internazionale per l’eliminazione dei combustibili fossili contribuisce a spostare una nuova frontiera politica, aprendo uno spazio concreto di speranza e azione per il presente e per il futuro. Francesca Palmi, Gea – Scuola di Giustizia Ecologica e Ambientale Redazione Italia
April 26, 2026
Pressenza
La conferenza di Santa Marta e il legame tra combustibili fossili, armi e guerre
Oggi la spesa militare globale supera i 2.630 miliardi di dollari l’anno. Una cifra senza precedenti che sottrae risorse a politiche sociali, servizi, salute, istruzione, ricerca e alla riconversione ecologica delle attività produttive e della filiera energetica. I sussidi dell’UE continuano a sostenere i combustibili fossili e a marzo 2025 la Commissione Europea ha dirottato i fondi del New Green Deal verso il piano di riarmo europeo. Oltre il 60% delle guerre è legato al controllo delle riserve di petrolio, gas e carbone. Le filiere dei combustibili fossili si intrecciano strettamente con quelle dei conflitti armati: commercianti di materie prime, raffinerie, assicuratori e compagnie di navigazione traggono profitto dalle guerre e contribuiscono ad alimentarle, operando in un contesto caratterizzato da gravi lacune nella governance globale e dall’assenza di efficaci meccanismi multilaterali di controllo. Le guerre e il comparto delle armi sono tra le attività più inquinanti. Ogni 100 miliardi di dollari nella spesa militare generano circa 32 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente. L’obiettivo dei Paesi NATO di portare le spese militari almeno al 3,5% del PIL comporterà un +132 milioni tCO₂e, più delle emissioni annuali del Cile. Siamo di fronte a un’oligarchia profondamente legata agli interessi dei combustibili fossili e dell’industria bellica, che agisce fuori delle regole condivise del diritto internazionale, disprezza i diritti umani, viola la sovranità di popoli e nazioni e gioca con le sorti del mondo, riducendolo a oggetto di conquista per i propri interessi. Le guerre in Ucraina, in Asia Occidentale, il genocidio in Palestina e il blocco imposto a Cuba mostrano quanto la dipendenza dai combustibili fossili sia intrecciata con instabilità, conflitti, colonialismo e competizione per le risorse. La geopolitica aggressiva di USA e Israele ha innescato e intensificato una crisi energetica globale, generando aumenti dei prezzi di petrolio e gas che si ripercuotono su tutte le economie, facendo lievitare i costi di cibo, trasporti e servizi essenziali. Questi impatti ricadono in modo più pesante su lavoratrici e lavoratori, comunità più povere ed escluse e sui Paesi del Sud del mondo. Chi ha contribuito meno alle emissioni globali si trova ad affrontare l’aumento del costo della vita, i disastri climatici, l’insicurezza sociale ed energetica. Allo stesso tempo, la crisi viene utilizzata per giustificare passi indietro nelle politiche di contrasto e mitigazione del collasso climatico, tra cui l’espansione del carbone e del gas e i ritardi negli impegni di eliminazione graduale, aggravando così la crisi e i danni che questa genera a cascata. In questo contesto si svolgerà la Prima Conferenza per l’uscita dall’economia fossile che si terrà a Santa Marta, in Colombia, dal 24 al 29 aprile 2026, convocata dal governo colombiano e da quello dei Paesi Bassi. Non un semplice vertice, ma un percorso che mira a cambiare paradigma, spostando il focus dall’efficienza energetica all’eco-sufficienza, rafforzando la cooperazione internazionale e affrontando le crisi interconnesse alla loro origine comune: l’attuale modello economico, insostenibile socialmente e ambientalmente. Un passaggio cruciale per la stabilità globale, perché la riconversione non è una questione ambientale o di politica climatica, ma l’unica strada per garantire pace, casa, lavoro, salute, partecipazione e una vita degna per tutte e tutti. Pensare globalmente e agire localmente non basta più! Dobbiamo agire globalmente per cambiare davvero i rapporti di forza, per uscire dall’economia dei combustibili fossili, per bloccare la deriva militarista, autoritaria, imperialista, colonialista e patriarcale e rimettere al centro il diritto a una vita dignitosa per tutte le entità viventi che abitano il pianeta. Unisciti anche tu e agiamo insieme! Per sottoscrivere la campagna www.fossilfueltreaty.org/endorsements Per sapere di più della Conferenza di Santa Marta transitionawayconference.com Per unirti alla campagna italiana www.geascuola.org/la-campagna-in-Italia Per approfondire le argomentazioni del percorso www.geascuola.org/GENERALBRIEFING-ITA Per scaricare i materiali di comunicazione www.geascuola.org/Perche-e-utile-firmare.zip Elisa Sermarini, Presidente di Gea – Scuola di Giustizia Ecologica e Ambientale   Redazione Italia
April 10, 2026
Pressenza