La Maturità di estrema destra: chi é Frank Furedi?
Come ogni anno, tanto è stato scritto a proposito (e a sproposito) dei temi di
maturità, sui giornali e sui social, ma questa riflessione di Potere al
Popolo ci sembra piuttosto interessante e condivisibile, perciò la riproponiamo
Fra le tracce proposte c’è un testo argomentativo a partire da una riflessione
di Frank Furedi, tratta da “ I confini contano. Perché l’umanità deve riscoprire
l’arte di tracciare frontiere”, edito in Italia da Meltemi. Il brano si sofferma
sui cosiddetti “adultescenti”, coloro che, pur essendo anagraficamente adulti,
rifiuterebbero di valicare il “confine” con l’adolescenza, per non prendersi le
responsabilità e gli impegni che l’età adulta comporta. Un testo sulla maturità
all’esame di maturità, quindi. Che cosa c’é che non torna?
Il discorso di Furedi è sottile e pericoloso, perché ammanta di buon senso
un’ideologia ferocemente reazionaria. Chi, a caldo, contesterebbe l’idea che è
proprio dell’adulto “prendersi responsabilità”? Il sottotesto – nemmeno tanto
implicito – è un altro: la rottura del confine tra adolescenti e adulti sarebbe,
per l’autore, il prodotto dell’ideologia dominante – globalista, contro le
frontiere, woke – che cancellando ogni frontiera – tra uomo e donna, cittadino e
non cittadino, pubblico e privato – ci starebbe privando della capacità di
costruire senso ed esprimere giudizi.
Qui appare il vecchio cliché dell’estrema destra: prima ci si colloca in una
posizione fintamente oppressa e si denuncia come dominante qualcosa che, al
contrario, viene sistematicamente attaccato, particolarmente in questa fase
storica. Poi si fanno discendere i problemi che chiunque percepisce dal presunto
dominio di ideologie radicali. Se l’adulto è “immaturo” non è perché vive in una
società che impedisce strutturalmente di “emanciparsi”, ma perché vuole
continuare a divertirsi. Se i giovani sono “bamboccioni” e restano a tempo
indeterminato a casa con mamma e papà non è perché davanti hanno un presente di
paghe da fame, sfruttamento e assenza di welfare, ma perché sono choosy e pigri.
Questo è esattamente quanto affermato dall’autore solo 18 giorni fa. Se in UK
c’è più di un milione di giovani NEET è perché sono infantilizzati e disabituati
a prendersi impegni. Certo, riconosce, Dio solo sa che l’immigrazione di massa,
la deindustrializzazione e il “welfarismo” non hanno aiutato i britannici più
giovani. Non il tatcherismo, la scomparsa dello stato sociale, la crisi
economica profondissima in cui versano le classi popolari del Regno Unito, no,
attenzione: immigrazione di massa e “welfarismo” hanno reso la vita difficile ai
“britannici” (non a tutti i giovani, gli stranieri sono esclusi), ma comunque è
ora di darsi una mossa e lavorare.
L’analisi di Furedi, se così possiamo definire la sua propaganda libertarista di
destra, rimuove completamente il dato materiale dello sfruttamento, della
guerra, della precarizzazione e desolidarizzazione strutturale nelle nostre
società per ricondurre tutto ad una presunta egemonia culturale woke contro il
buon vecchio mondo antico, fatto di divisioni, frontiere, confini. Non è un caso
che nel suo articolo, appena citato, sui NEET, una delle cause della loro
incapacità a prendersi impegni viene individuata nell’immigrazione di massa.
Dietro la favoletta sulla necessità di ristabilire confini si nasconde, nemmeno
bene, la solita vecchia merda razzista, suprematista e omofoba. In una fase
storica in cui, lungi dall’aver rimosso confini e frontiere, si alzano muri, si
dà la caccia agli stranieri, si riempiono le piazze al grido “Remigrazione”, un
autore come Furedi dovrebbe esultare, perché i suoi sogni si realizzano; la
narrazione di destra riesce invece a propagandare la sua spazzatura ideologica
come minoritaria e oppressa, e in questo modo lavora ad un continuo slittamento
verso il peggio della finestra del pensabile e del dicibile.
Nei suoi interventi pubblici, molti dei quali ospitati sulla rivista online
Spiked, questo slittamento, Furedi, l’ha abbondantemente compiuto. Sfogliare le
pagine degli articoli a suo nome è una discreta galleria dell’orribile banalità
di destra: si va dal piagnisteo perché troppa gente si laurea (invece di
lavorare), al multiculturalismo che alimenta l’odio, ad attacchi contro il
linguaggio inclusivo e le carriere alias, passando (stupiti?) per la difesa a
spada tratta di Israele nella sua guerra per la sopravvivenza. Questo è l’autore
scelto da Valditara per una delle tracce del testo argomentativo (insieme, si
licet parva cum magnis componere, al nostrano Mario Calabresi e al suo elogio
della fatica della nonna che sempre ci sta bene).
Non ricordiamo, nemmeno in anni recenti, una scelta così marcatamente di estrema
destra per la prova d’Italiano dell’Esame di Stato. Siamo sorpresi, ma non
stupiti: abbiamo detto e ripetuto che Valditara è stato uno dei più attivi, se
non il primo, nella guerra ideologica, nell’imposizione di una visione e un
immaginario di destra sulla scuola, i giovani, il loro ruolo nella società.
Prima di questo tema lo dicevano chiaramente le indicazioni nazionali per il
primo e il secondo ciclo, le linee guida sull’educazione civica, l’elogio del
valore educativo della “umiliazione”, il rafforzamento delle sanzioni sul
comportamento, il divieto di fare scena muta agli orali, il sostegno crescente
alla militarizzazione della scuola… con questa traccia, semplicemente, escono
allo scoperto le letture di cui si nutrono i nostri avversari. Ed emerge ancora
più chiara la loro pericolosità, ragion per cui è necessario contendere loro il
terreno centimetro per centimetro, non arrendersi, non banalizzare.
Redazione Italia