RE-COMMON:”VENTURE GLOBAL, IL GIGANTE USA DEL GAS PARTNER DI ENI E’ MOLTO CONTROVERSO”
ReCommon ha lanciato oggi il rapporto “Venture Global, le ombre del partner di
ENI nel business del gas americano”. Nella pubblicazione si esaminano le diverse
criticità legate alla società del settore del gas naturale liquefatto (GNL)
statunitense Venture Global, con la quale ENI nel luglio del 2025 ha firmato un
contratto ventennale per una fornitura di 2 milioni di tonnellate l’anno di GNL.
Fondata nel 2013 da Mike Sabel, un consulente finanziario, e Robert Pender, un
avvocato di Washington, la società punta a raggiungere entro il 2030 una
capacità produttiva di 100 milioni di tonnellate all’anno in operazione o in
costruzione. Venture Global è spesso annoverata tra le compagnie che più hanno
beneficiato di iter autorizzativi accelerati. Non a caso, è stata tra i
principali sostenitori dell’insediamento del presidente Donald Trump, con una
donazione di 1 milione di dollari, secondo quanto riportato dal Wall Street
Journal.
Questa dimensione politica è diventata rilevante in una recente inchiesta del
Guardian. Secondo quanto scoperto dal quotidiano inglese, i co-fondatori di
Venture Global avrebbero acquistato milioni di azioni della propria società
pochi giorni dopo incontri con alti funzionari dell’amministrazione Trump e
immediatamente prima del rilascio di autorizzazioni chiave per l’espansione del
GNL.
Dopo aver avviato le prime esportazioni nel marzo 2022, Venture Global ha
ritardato per quasi tre anni la dichiarazione di avvio delle operazioni
commerciali, adducendo guasti tecnici e la necessità di prolungare i test.
Questo escamotage le ha consentito di vendere centinaia di carichi GNL sul
mercato spot durante la crisi energetica seguita all’invasione russa
dell’Ucraina, quando i prezzi spot erano enormemente superiori a quelli
contrattuali, accumulando ricavi stimati in oltre 20 miliardi di dollari. Nel
frattempo, i clienti europei e asiatici che avevano contrattualizzato quei
volumi non ricevevano le forniture pattuite.
Gli arbitrati mossi dalle aziende danneggiate non hanno avuto esiti uniformi: BP
ha ottenuto un riconoscimento della violazione contrattuale da parte di Venture
Global, Shell ha visto respinte le proprie richieste principali, Repsol ha perso
l’intera istanza.
«Quello che emerge da questo rapporto dovrebbe preoccupare anche gli attori
italiani coinvolti nella filiera. ENI si è legata per vent’anni a una società al
centro di contenziosi miliardari e con una gestione opaca dei propri obblighi
contrattuali” sostiene Daniela Finamore di ReCommon che abbiamo intervistato.
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