Al molo Dalmazia di Marina di Ravenna, mentre la Flotilla parte dalla Sicilia
I tempi dimostrano che la mobilitazione contro la guerra e l’economia di guerra,
l’embargo popolare dal basso, sono sempre più utili e necessari.
Il diritto internazionale viene calpestato e i civili continuano a pagare il
prezzo più alto, ma le mobilitazioni dello scorso autunno ci dimostrano che i
lavoratori e i popoli dal basso possono fare quello che i governi complici non
intendono fare. In questi giorni, le barche della Global Sumud Flotilla hanno
simbolicamente “accerchiato” e ostacolato le navi MSC dirette ad Ashdod, che
portano acciaio balistico e rifornimento alla macchina militare israeliana.
Intanto a Cagliari e Gioia Tauro ci sono container pieni di acciaio
balistico bloccati e ispezionati da Guardia di Finanza e Dogane grazie alle
pressioni popolari e al grande lavoro di monitoraggio e denuncia di BDS.
Uomini e donne, da tutto il mondo, prendono parte a una nuova missione,
imbarcandosi per portare aiuto a Gaza. Nell’equipaggio in partenza dalla Sicilia
ci sono anche uomini e donne delle Marche e della Romagna.
Da Ravenna a San Benedetto del Tronto, e in tanti altri porti d’Italia, domenica
26 aprile, alle ore 11 ci ritroveremo sui moli per sostenere e salutare la
Flotilla.
A Ravenna ci troviamo al molo Dalmazia a Marina di Ravenna, ore 11, con bandiere
e striscioni.
Il Coordinamento contro il traffico di armi nel porto di Ravenna vuole dare il
suo contributo nella costruzione dell’Equipaggio di terra e chiama tutti gli
interessarsi a mobilitarsi e coordinarsi per questo obiettivo.
Molo Dalmazia: il luogo è altamente significativo. Da questo lembo di mare
entrano ed escono settimanalmente navi portacontainer Zim e MSC, dirette ai
porti di Ashdod e Haifa. Nelle migliaia di container che portano, ci sono anche
armi, dual use e beni che alimentano occupazione e genocidio in Palestina. Il
porto di Ravenna continua ad essere snodo di traffici di armi e hub del fossile,
con il petrolchimico e il rigassificatore, segnando il sempre più inestricabile
legame tra fossile e guerre. Il tutto mentre le istituzioni (comunali, doganali,
portuali) si trincerano dietro una cappa di silenzio invalicabile.
Il sindaco non risponde alle nostre domande e non sta facendo nulla per cambiare
il codice etico della Sapir, come promesso pomposamente a settembre. Il fatto
che non risponda nemmeno alle interrogazioni dei consiglieri della sua stessa
maggioranza, dimostra che pressioni ci sono per non modificare lo status quo.
Anche le dogane hanno alzato una pesante cortina: non vogliono rendere noti i
dati aggregati dei traffici di armi nel 2025, perché la loro pubblicazione
comporterebbe un “pregiudizio concreto alla sicurezza nazionale, alla sicurezza
pubblica e alle relazioni internazionali dello Stato” e hanno rigettato
l’accesso generalizzato agli atti. Ma noi non ci arrendiamo e abbiamo fatto
ricorso al Tar. La legge 185/90 impone trasparenza sul traffico di armi. Il 15
maggio ci sarà la prima udienza a Bologna e noi siamo pronti, sostenuti come
sempre dal grande avvocato Andrea Maestri.
E mentre l’esposto contro il traffico di armi dal porto di Ravenna verso Israele
(fatto a settembre 2025) langue nelle aule della procura, di contro, però,
procede spedita la denuncia contro i manifestanti che l 28 novembre 2025 hanno
provato a fermare i container diretti a Israele per poche ore: 34 pacifici
attivisti tra cui ostetriche, studenti e pensionati sono stati denunciati per
blocco stradale e rischiano anni di carcere. Criminale è il transito di armi e
la complicità con Israele non chi pacificamente manifesta!
Noi ribadiamo che a ripudiare la guerra al porto di Ravenna, c’eravamo tutti e
tutte.
Anche per questo scenderemo al modo Dalmazia, domenica 26 aprile: perché
nonostante denunce e silenzi pesanti, nonostante pressioni e poteri forti, noi
continuiamo nella nostra attività. Siamo solidali con la Flotilla e chiamiamo
tutti a sostenerci nella battaglia per l’archiviazione delle denunce.
Sosteniamo e rilanciamo lo sciopero nazionale dei porti del 7 maggio per il
lavoro usurante lanciato a US, lo sciopero SGB-CUB il 29 maggio e le altre
mobilitazioni nazionali che si preannunciano nel mese di maggio perché la mano
che sfrutta è la stessa che sgancia le bombe.
Per restare umani e non rassegnarci al silenzio.
Domenica unisciti a noi. Ore 11 molo Dalmazia..
Chi può esca in mare.
Chi resta a terra faccia sentire la propria presenza con sirene, suoni,
campanacci.
Coordinamento contro il traffico di armi nel porto di Ravenna
Redazione Italia