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“Parole e Musica per fermare la colonizzazione delle coste e gli investimenti di Israele”
Il Comitato “Brindisi per la Palestina – contro il genocidio del popolo palestinese, contro il riarmo, per la pace” organizza l’iniziativa che si svolgerà sabato 18 luglio con inizio alle ore 20 e a cui parteciperanno numerose associazioni ambientaliste e solidali con il popolo palestinese. Sono previsti interventi di Tony La Piccirella referente della Global Sumud Flotilla, arrestato più volte da Israele, e di Domenico Centrone, arrestato in Libia dal governo illegale di Haftar mentre partecipava alla missione del Global Sumud Land Convoy, inoltre concerti di diversi gruppi di musica popolare e dj-set. L’evento si svolgerà vicino alla Masseria Mogale di Ostuni, con ritrovo al parcheggio di Creta Rossa Mogale, nei pressi di Lido Plaia. “Il posto è lo stesso di dove  il 28 giugno scorso abbiamo partecipato alla camminata per conoscere organizzata dalla associazioni ambientaliste che hanno fatto ricorso al TAR per la illegittimità della costruzione del resort – spiega il comunicato – Il Comitato sostiene la propria ferma opposizione al progetto di costruzione di un resort di lusso a marchio Four Seasons in località Costa Merlata (Ostuni), sostenuto da investitori israeliani riconducibili al gruppo Omnam. Questo progetto rappresenta un grave attacco al nostro territorio, configurandosi come un vero e proprio ‘ecomostro’ che solleva criticità insostenibili”. In specifico, precisa il Comitato, per le seguenti ragioni: * Devastazione Ambientale – “La cementificazione di una vasta area verde, in un contesto paesaggisticamente integro e di alto valore ambientale, minaccia l’ecosistema costiero già fragile e soggetto a fenomeni di erosione. Ricordiamo la drammatico morte di Oronzo Epifani avvenuta il 2 Ottobre 2025 per una bomba d’acqua, dovuta al dissesto idrogeologico e ai cambiamenti climatici a cui ancora non si pone rimedio” * Privatizzazione del Bene Comune: “Il resort sottrae alla collettività spazi naturali storicamente destinati alla fruizione pubblica, al trekking e alla libera balneazione, sacrificando gli interessi della comunità locale a favore di speculazioni di grandi gruppi privati” * Complicità Internazionale: “La partecipazione di investitori israeliani al finanziamento di quest’opera solleva una grave questione etica, legata al coinvolgimento indiretto nel contesto del conflitto in Palestina, che il nostro comitato denuncia fermamente” * Illusione Occupazionale: “La narrazione della “creazione di posti di lavoro” viene smentita dalla realtà dei fatti: il modello basato su resort stagionali di lusso produce contratti a tempo determinato, precarietà diffusa e un generale abbassamento delle tutele salariali per i lavoratori del territorio”. “Per questi motivi – conclude il Comitato – invitiamo cittadine e cittadini, organizzazioni politiche e ambientaliste a mobilitarsi contro questo nuovo scempio annunciato“.     Redazione Italia
July 14, 2026
Pressenza
Global Sumud Flotilla, la storia siete voi: la flotilla vista dalla sua portavoce Maria Elena Delia
Ci sono storie che devono essere raccontate, per ricordare, e per non dimenticare la Palestina. Global Sumud Flotilla, la storia siete voi di Maria Elena Delia (Casa editrice Ponte alle Grazie) è un bellissimo libro, ma io sono terribilmente fazioso. Ho vissuto alcune pagine narrate con amore da Maria Elena Delia, portavoce della Global Sumud Flotilla, quindi non posso fare una recensione. Non ho letto il libro, l’ho divorato, perché la Flotilla è stata una missione nonviolenta ad alto rischio, che ha prodotto alcuni risultati. > Ma cos’è la GSF per Maria Elena? Lo scrive con chiarezza: La Global Sumud > Flotilla è una missione civile, nonviolenta, ma profondamente politica. Non > stiamo organizzando solo una raccolta di aiuti per riaprire un > corridoio umanitario permanente, ma una sfida pubblica all’assedio illegale, e > una presa di posizione contro l’impunità e il silenzio (istituzionale e > mediatico ndr) internazionale. > Chiamarla Global Sumud Flotilla non è stata una scelta estetica, ma > politica. Sumud, in arabo, viene spesso tradotto con «resilienza», ma > significa qualcosa di più preciso: la decisione di restare. Restare sulla > propria terra, restare presenti, restare umani anche quando tutto è costruito > per spezzarti o costringerti ad andartene.  > E per noi significa anche riconoscere che non stiamo inventando nulla e che > stiamo provando a inserirci in una storia già scritta da chi è sotto assedio > da decenni e continua comunque a vivere, organizzarsi, resistere. La Flotilla ha rallentato il genocidio: dal 10 ottobre 2025 giorno della farsa della pace trumpiana, muoiono comunque bambini, donne e persone in Palestina, muoiono di bombe e di fame, solo più lentamente, e la congiura del silenzio è ricominciata. La Flotilla raccontata nel libro è quella delle due ondate, ma soprattutto la prima ondata del 2025. Ci sono persone che ho conosciuto in Sicilia e quindi ho piacere di vederle dal punto di vista della portavoce. Lo sguardo di Maria Elena Delia è sempre stato dolce e gentile con tutte le persone magnifiche della Flotilla, anche con quelle più spigolose, come me. Il libro si deve leggere e ne vale la pena. Non mi paga nessuno per affermarlo. Sono 300 pagine, ma sono poche per contenere tutto l’entusiasmo e le difficoltà affrontate dagli equipaggi. Intanto potete ascoltare l’intervista a Maria Elena Delia, realizzata da Lucio Maniscalco per Pressenza Italia sul nostro canale YouTube: intervista a Maria Elena Delia sulla Flotilla di Terra E poi ordinate il libro. Ray Man
June 27, 2026
Pressenza
Amnesty International: il 18 giugno in piazza per gli attivisti GSLC detenuti in Libia
Amnesty International continua a chiedere alle Forze armate arabe libiche, le autorità de facto della Libia orientale e meridionale, di scarcerare le dieci persone appartenenti al Convoglio di terra Global Sumud dal 24 maggio detenute arbitrariamente in Libia esclusivamente per aver tentato di portare aiuti nella Striscia di Gaza durante il perdurante genocidio portato avanti da Israele. Dopo un periodo di sparizione forzata compreso tra due e nove giorni, le persone arrestate, tra le quali Leonarda Alberizia e Domenico Centrone sono state interrogate dalla procura e indagate per “assembramento non autorizzato”. Un’udienza che avrebbe dovuto svolgersi il 9 giugno è stata rinviata. Le preoccupazioni per il prolungamento delle indagini e per le condizioni di salute delle persone detenute in Libia hanno spinto Amnesty International Italia a proseguire la mobilitazione in loro favore. Giovedì 18 giugno i gruppi locali dell’organizzazione insieme alla Global Sumud Flottilla e ad altre organizzazioni (tra cui AOI, ARCS, CGIL, CISS, COSPE, Emergency, Rete Italiana Pace e Disarmo e Greenpeace), saranno in piazza per chiedere alle autorità libiche e ai governi di cui hanno la nazionalità la loro immediata scarcerazione. A Roma l’azione si svolgerà in piazza dei Cinquecento alle ore 18.30. Contemporaneamente, si svolgeranno iniziative a: * Bari, piazza Libertà alle 18:30 * Bisceglie, via Nazario Sauro alle 19  * Bologna, piazza Nettuno alle 18:30 * Forlì, piazza Ordelaffi alle 18:15 * Lecce, piazza S. Oronzo alle 18:30 * Milano, piazza Duomo alle 18:30 * Molfetta, corso Umberto I (altezza Sacro Cuore) alle 18:30 Inoltre nei giorni seguenti a Caserta – 19 giugno, ore 18:15 Lucca – 19 giugno, ore 17:30 in p.le Verdi (corteo 100 porti 100 città) Palermo – 22 giugno, ore 21 in p.za Giuseppe Verdi (davanti al cinema) Amnesty International
June 16, 2026
Pressenza
Per il rilascio immediato e incondizionato degli attivisti GSLC detenuti in Libia orientale
Mercoledì 3 giugno la protesta al presidio davanti alla Farnesina dalle 10 di mattina. A una settimana dal fermo, arriva oggi l’informazione della continuazione della custodia cautelare fino alla prossima udienza dei dieci attivisti del Global Sumud Land Convoy, tra cui i cittadini italiani Domenico Centrone e Leonarda “Dina” Alberizia. Non basta la richiesta formale presentata dal Console Generale italiano a Bengasi per una visita consolare ai due cittadini italiani: non sono ancora arrivate informazioni ufficiali sulle loro condizioni, sulla garanzia di una tutela legale, sulle motivazioni del prolungamento della custodia cautelare e sui tempi di rilascio. Il Console Generale riferisce che la detenzione è prolungata fino alla prossima udienza, senza alcuna specifica su tempi e motivazioni. Ribadiamo il nostro categorico rifiuto di questa detenzione, priva di fondamento giuridico, e chiediamo il loro rilascio immediato e incondizionato. Sottolineiamo inoltre la necessità di garantire il pieno rispetto dei loro diritti umani e legali, in conformità con gli standard e le convenzioni internazionali. Mercoledì 3 giugno dalle ore 10.00 si terrà un presidio con punto stampa davanti alla Farnesina per chiedere un intervento diplomatico urgente e concreto per il rilascio immediato degli attivisti. Parteciperanno: * Tony La Piccirella, portavoce Global Sumud Italia e Steering Committee GSF * Sara Suriano, attivista Global Sumud Land Convoy * Luca Poggi, attivista Global Sumud Flotilla * Adriano Veneziani, attivista Global Sumud Flotilla e, in collegamento, * Maria Elena Delia, portavoce Global Sumud Italia e Steering Committee GSF * Legal Team Global Sumud Italia   In parallelo continua la pressione su Israele in merito alle torture e agli abusi denunciati dagli attivisti sequestrati in mare. La Global Sumud Flotilla ha chiesto la pubblicazione integrale dei filmati relativi alla detenzione dei partecipanti alla missione, contestando le versioni ufficiali diffuse dalle autorità israeliane. I nostri partecipanti civili sono stati presi di mira in acque internazionali, privati arbitrariamente della loro libertà e sottoposti a trattamenti che comprendono tortura e violenza sessuale ai sensi del diritto internazionale. Chiediamo alle autorità che possa essere fatta la dovuta interlocuzione diplomatica, affinché Israele renda pubbliche immediatamente le registrazioni di ogni singolo minuto delle telecamere di sorveglianza. Global Sumud Flotilla
June 2, 2026
Pressenza
Flotilla. Il  Re è nudo?
Fin dalla sua prima missione, la Flotilla ha suscitato reazioni contrastanti: ammirazione e sostegno da un lato, diffidenza, disprezzo e derisione, dall’altro. In quell’occasione, la nostra Presidente del Consiglio ha rilasciato dichiarazioni volte a delegittimarne lo scopo, dimostrando di non voler riconoscere la finalità che gli attivisti hanno sempre espresso con chiarezza: tenere gli occhi su Gaza, fermare il genocidio. A dispetto, infatti, delle polemiche sul termine, esso emerge dalle molteplici azioni compiute da Israele: dal contingentamento delle derrate alimentari ai veri e propri blocchi degli aiuti umanitari; dagli attacchi militari contro i civili fino alle dichiarazioni di esponenti governativi israeliani, come il ministro di ultradestra Amihai Eliyahu, che ha esplicitamente parlato di “cancellazione” di Gaza.  I detrattori della Flotilla hanno deriso la missione derubricandola a “crociera” o, come dichiarato dal Presidente del Senato, inutile, “propagandistica a scarso rischio e a molto ritorno mediatico”… Parole di un cinismo sconcertante.  Eppure, nonostante non sia riuscita a far arrivare gli aiuti alla popolazione della Striscia, la Flotilla ha centrato il proprio intento: spingere l’opinione pubblica a “tenere gli occhi su Gaza”. Anche chi fino a quel momento aveva scelto di distogliere lo sguardo si è ritrovato davanti alle immagini di Thiago e Saif in catene al tribunale israeliano; alle immagini di centinaia di attivisti umiliati e costretti dai soldati israeliani a mantenere la “stress position” – ripiegati su se stessi, con i polsi legati, strattonati e malmenati. Ha già dovuto ascoltare i primi racconti, tutti accomunati dalla stessa conclusione: ciò che hanno subito è nulla rispetto a quanto subiscono i Palestinesi, a cui il democratico Stato di Israele ha recentemente riservato un ulteriore “trattamento d’onore”: la pena di morte ad populum, corollario di conclamata apartheid.  Tra il pubblico scherno e l’ammirazione, questi uomini e queste donne, con mezzi pacifici e nonviolenti,  hanno messo i loro corpi al servizio di altri corpi: corpi offesi, stremati dalla fame, feriti, mutilati, maltrattati o ormai privi di vita. Hanno donato il proprio tempo per sensibilizzare il mondo su come scorra il tempo di un popolo sotto assedio: un tempo ritmato dal fragore delle esplosioni e degli spari, dalle corse affannose per sfuggire a droni e bombe o sottrarsi allo sguardo dei soldati; un tempo sospeso nell’attesa di qualcosa da mettere sotto i denti. Hanno prestato la propria voce a chi non ha più un luogo da cui far risuonare la propria: né una casa, né una scuola, né un’università, né un luogo di lavoro o di ritrovo. Tutto è stato raso al suolo: ciò che, un tempo, pur stretto tra muri invalicabili e un mare proibito, custodiva ancora la vita. E quella voce non può più neanche essere affidata ai giornalisti che, con coraggio e caparbietà, hanno raccontato al mondo la testimonianza di quell’orrore, prima di esserne travolti e uccisi. Questa “gratuita e irresponsabile iniziativa”, ha invece messo a nudo la “non responsabilità” (in termini etimologici) di chi poteva e non ha fatto nulla, rilevando, al contrario, la “responsabilità”, cioè la capacità di  “risposta”, da parte di civili di ogni parte del mondo: gente comune, giovani e meno giovani, determinati nell’esprimere la propria indignazione di fronte a un genocidio, nel portare la propria solidarietà, nel risvegliare le coscienze e nel fare pressione sui governi.  Di fronte a quelle immagini, qualche espressione di disappunto giunge ora da alcuni esponenti del nostro governo: vera conversione? Difficile a credersi, visto che la situazione a Gaza è vecchia di decenni ed è già esplosa da quasi tre anni. Sicuramente imbarazzo di fronte a un’opinione pubblica molto sensibile alla questione palestinese, in particolare i giovani. Sia ciò per motivi elettorali o altro, a distanza di 75.000 morti e migliaia di arrestati, si comincia, finalmente – e ancora con estrema timidezza – a parlare di interventi nei confronti di Israele.   Alcuni esponenti dell’area progressista invocano soltanto adesso l’interruzione degli accordi e degli scambi militari e commerciali; la destra compattamente non ne fa menzione. Il tutto in un contesto europeo che, salvo rarissime eccezioni, tra cui la Spagna, continua a rimanere silente o a limitarsi a discutere di sanzioni contro singole persone: Ben Gvir o i coloni, come se non fossero essi stessi il braccio operativo dell’ideologia di Stato. Gaza comincia ora ad essere ‘vista’ e, assieme ad essa, quel fazzoletto di terra scientemente separato nella geografia fisica dell’area, la Cisgiordania, dove orde di coloni continuano le loro violente spedizioni sulle terre e le case palestinesi, in barba ad ogni accordo internazionale.  È un vero punto di svolta? Forse no. È però un inizio — tardivo e insufficiente — da cui ripartire per costruire un reale cambio di rotta. Questo sarà possibile se la comunità internazionale troverà il coraggio di agire, ristabilendo il diritto e la pace e affrancandosi dal ricatto con cui Israele tiene in scacco il mondo (con gli USA). Lo si deve prima di tutto ai Palestinesi: quelli ancora in vita e quelli che non ci sono più. Lo si deve ai giovani, da entrambe le parti. Interrompere questo genocidio significa, infatti, spezzare il vortice di violenza e odio di cui anche gli stessi israeliani sono ostaggio. Giovani prestati alle azioni più ignobili, mimetizzati in quelle divise militari appesantite da armi che ne imprigionano i corpi. Senza volto, celati dietro le maschere; senza sguardo, se non quello ridotto a strumento per prendere la mira. Giovani sacrificati alla ragion di Stato, plasmati dall’ideologia e risucchiati in una spirale di crudeltà di cui non sappiamo quanto siano davvero consapevoli, fuorché apprendere di alcuni che, non sopportando il peso di tutto questo orrore, si suicidano.  Lo si deve a coloro che sperano oltre ogni speranza, a quegli israeliani e palestinesi che scommettono su una vita basata sulla conoscenza e il rispetto reciproco: gli uomini e le donne del villaggio di Wahat al Salam/Nevè Shalom; gli ex combattenti da entrambe le parti di Combatants for Peace; le donne israeliane di Women Wage Peace e le donne palestinesi di Women of the Sun che cercano di tessere la rete della solidarietà; i Rabbis for Human rights che aiutano i palestinesi dando loro protezione nelle terre oggetto delle incursioni dei coloni; tutti i disertori  di Mesarvot che, a costo della galera, si rifiutano di continuare ad uccidere; medici, infermieri, membri di ONG che a rischio della vita, sono sul territorio per cercare di dare aiuto e sollievo. Lo si deve a tutti noi.   Qualunque sarà l’esito di questa guerra a senso unico, il progetto scellerato di Netanyahu sta portando a ciò che Anna Foa chiama il “suicidio” morale, politico e strategico di Israele. Forse il punto di rottura è iniziato e una crepa sta iniziando a scalfire la granitica impunità di Israele, ma sicuramente la strada è lunga: anche a occupazione conclusa, intere generazioni, da una parte e dall’altra, dovranno infatti fare i conti con il dolore e l’odio e una grossa ferita dovrà essere rimarginata nel rapporto tra Israele e i popoli del mondo.  Occorre una rinascita della politica, ormai morta perché in mano a tecnocrati e ai diktat della grande finanza. Occorre la partecipazione attiva di cittadini e cittadine. Gli eventi hanno reso chiaro che nessuno può dire di non interessarsi alla politica, o che non è affar suo: il baratro in cui siamo piombati ha creato un movimento di massa che non va disperso: variegato, arcipelago dalle isole a volte non comunicanti, ha comunque indicato la volontà di pace e giustizia tra i popoli. La Flotilla è stata il NO al sopruso del potere e il SI’ alle popolazioni che, dovunque nel mondo, hanno diritto di vivere in pace e giustizia. Le mani alzate sono il NO alle armi. Tutto ciò non va disperso ma trasformato in azione politica.  Mentre si va verso un mondo multipolare, a ciascuno di noi è richiesto di non distogliere lo sguardo e di contribuire con ciò che può e sa fare. Non tutti abbiamo il coraggio dell’impresa, ma tutti possiamo spingere i governi e le istituzioni verso un cambio di paradigma che metta al centro una politica di pace e nonviolenza cui formarsi e formare. Il tempo ci potrà dire cosa siamo stati in grado di fare per noi e le future generazioni. Redazione Palermo
May 23, 2026
Pressenza
Esposto-denuncia per gli abbordaggi in acque internazionali
Oggi i legali della Global Sumud Flotilla Italia hanno formalmente depositato un esposto-denuncia per il reato di sequestro di persona (art. 605 c.p.) in relazione ai fatti avvenuti il 29 aprile, il 18 e il 19 maggio 2026. Al momento, 29 cittadini italiani e 3 residenti in Italia risultano sequestrati e trattenuti a bordo di una nave militare israeliana. Di loro – tra cui ci sono il deputato Dario Darotenuto, la ex consigliera del comune di Firenze Antonella Bundu e Dario Salvetti del collettivo di fabbrica della GKN – non si hanno ancora notizie né comunicazioni uffciali sulle condizioni di detenzione o sui tempi di rilascio. La missione umanitaria “Global SumudFlotilla”, composta da decine di imbarcazioni civili e disarmate, era salpata dai porti di Barcellona e Augusta con l’obiettivo di raggiungere la Striscia di Gaza per consegnare beni di prima necessità e prestare assistenza medica alla popolazione civile, stremata da una grave crisi umanitaria. A bordo viaggiavano attivisti, osservatori per i diritti umani, giornalisti e personale medico provenienti da oltre quaranta Paesi. Tra il 29 aprile e il 19 maggio, unità della Marina militare israeliana hanno intercettato e abbordato ripetutamente la ottiglia in acque internazionali (nelle zone SAR greca, cipriota ed egiziana), a centinaia di miglia nautiche dalla costa palestinese. Durante le operazioni, documentate anche da materiale audiovisivo in fase di deposito, gli equipaggi sono stati privati della libertà personale con l’uso della forza, trasferiti coattivamente sulla nave d’assalto INS Nahshon e detenuti per ore in condizioni precarie. Dopo il rilascio dei primi attivisti sequestrati e il loro trasferimento in Grecia il 1° maggio, la missione ha ripreso il mare dalla Turchia il 14 maggio, per essere nuovamente intercettata il 18 e il 19 maggio. L’iniziativa legale si pone in continuità rispetto ai precedenti esposti già depositati in relazione ai fatti avvenuti nel medesimo contesto spazio-temporale della missione. Le legali chiedono l’immediata attivazione delle autorità giudiziarie competenti per accertare le responsabilità penali, configurando il delitto di sequestro di persona aggravato dall’uso delle armi e dal concorso di più soggetti. L’azione è volta a tutelare i diritti fondamentali dei partecipanti alla missione e a garantire il rispetto del diritto internazionale del mare. Non possiamo accettare la privazione della libertà di cittadini italiani impegnati in una missione esclusivamente pacifica. Chiediamo alle istituzioni nazionali ed europee di attivarsi con urgenza per garantire l’incolumità dei nostri connazionali, la trasparenza sulle loro condizioni e il rispetto dello stato di diritto e l’immediato rilascio di tutti gli attivisti. Global Sumud Flotilla
May 19, 2026
Pressenza
“DisArmibus”: il contro-festival che debella le ipocrisie dei traffici ‘sporchi’
“Nei giorni del festival internazionale Deportibus abbiamo organizzato il controfestival DisArmibus“, spiegano i coordinatori dell’iniziativa. Il loro obiettivo è mostrare le realtà che adombrano la kermesse di eventi – incontri, talk, dimostrazioni e performance – dedicata ai porti e alle loro trasformazioni economiche, sociali e culturali e ribadire che “Ravenna non deve più essere snodo militare e commerciale verso Israele“: > Di fronte alle sistematiche e gravissime violazioni del diritto internazionale > e umanitario e di fronte all’ennesimo attacco in acque internazionali della > Flotilla ci mobilitiamo per costruire dal basso quello che le istituzioni non > intendono fare: un embargo popolare a Israele e alla partecipazione del nostro > paese in guerra. > > Al nostro territorio non serve una passerella fatta per nascondere l’impatto > del rigassificatore, la violazione sistematica della legge 185/1990, le reali > condizioni di lavoro nel porto e la repressione del dissenso. Invitiamo tutte > le realtà associative e sindacali del territorio che sono solidali col popolo > palestinese, che hanno a cuore l’Articolo 11 della Costituzione a partecipare > e contribuire ai lavori del controfestival DisArmibus e a boicottare il > Deportibus. > > Nella mattinata di venerdì 22 maggio alle 9 in via dell’Almagià 2 faremo un > presidio e conferenza stampa in cui presenteremo il Manifesto > dell’Osservatorio popolare sui traffici di armi, che nasce dall’esigenza di > costruire un controllo popolare reale sui traffici di armamenti movimentati al > porto, sulle funzioni strategiche del porto, sulle ricadute sociali e > ambientali. Solo se sanno cosa passa, i lavoratori possono fare una > responsabile obiezione di coscienza. Chiediamo chiarezza e trasparenza su > tutto quello che passa dal porto, visto che anche recentemente abbiamo > segnalato un carico di materiale dual use diretto ad acciaieria militare > israeliana. > > Nella serata di venerdì alle ore 20:30 in sala Ragazzini si svolgerà la > presentazione del dossier Made in Italy l’industria del Genocidio elaborato > dai Giovani Palestinesi d’Italia insieme a People’s Embargo for > Palestine, Palestine Youth Movement e Weapon Watch e con il contributo > dell’European Legal Support Center. Interverranno Raffaele Spiga di BDS > Embargo, l’avvocato Andrea Maestri, referenti dei Giovani Palestinesi, > dell’Osservatorio sui traffici di armi nel porto di Ravenna e del > Coordinamento popolare e lavoratori dei porti di Ravenna, Livorno, e Ancona. > > Sabato 23 maggio all’Arci Casa Volante alle 16 all’esposizione della rassegna > GAZA REMAINS THE STORY del Palestinian Museum partecipano Carlo Biasioli e > Ivan Modestino, rispettivamente skipper della Global Sumud Flotilla e > referente dei Sanitari per Gaza. A seguire cena solidale per le compagne > denunciate e infine… JAM SESSION! Al (contro)festival DISARMIBUS organizzato dal Coordinamento popolare contro i traffici di armi nel porto di Ravenna partecipano: * Global Sumud Italia * Giovani Palestinesi d’Italia * Sanitari per Gaza * Campagna Basta Complicità * BDS gruppo embargo * … (altri in arrivo)   Dall’inizio del genocidio in corso a Gaza nell’ottobre 2023, l’Italia ha mantenuto un flusso strategico e continuativo di equipaggiamenti militari e risorse energetiche verso Israele, favorendo direttamente l’infrastruttura tecnica dell’aggressione. Nonostante le ripetute rassicurazioni pubbliche del Ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani e della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, secondo cui l’Italia avrebbe limitato le esportazioni di armamenti verso Israele, questa ricerca rivela una realtà sostanzialmente diversa. Una fitta rete di aziende italiane, enti collegati allo Stato e infrastrutture logistiche ha consegnato a Israele almeno 416 spedizioni di carattere militare e oltre 224 chilotonnellate di carburante provenienti dall’Italia – quantitativi confermati attraverso registri di spedizione che rappresentano probabilmente solo una frazione della reale portata dei trasferimenti… – Made in Italy l’industria del Genocidio Una collezione di documenti, disegni e materiali audiovisivi su aspetti storici, economici, geografici, demografici e culturali della sua realtà, la rassegna esplora la vita a Gaza mostrandone i luoghi, la gente e le opere artistiche. Come è ‘inciso’ nel suo titolo, la raccolta, Gaza Remains the Story illustra e narra la storia di Gaza attraverso ciò che la città e il territorio sono stati in passato e rappresentano oggi e a futura memoria. Redazione Italia
May 19, 2026
Pressenza
La diffida esorta le autorità italiane a tutelare i propri cittadini sequestrati dall’esercito israeliano
I legali dei partecipanti italiani alla missione umanitaria della Global Sumud Flotilla hanno formalmente diffidato le Autorità italiane competenti affinché adottino con urgenza tutte le iniziative diplomatiche, consolari e istituzionali necessarie a tutela dei cittadini italiani coinvolti nei recenti eventi verificatisi nel Mediterraneo orientale. La diffida è stata trasmessa, tra gli altri, al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, alle competenti Ambasciate e Rappresentanze diplomatiche, nonché alle ulteriori Autorità nazionali ed internazionali interessate. L’iniziativa si è resa necessaria alla luce della perdurante privazione della libertà personale di alcuni attivisti coinvolti nella missione civile e umanitaria diretta verso Gaza, nonché delle gravi criticità emerse in relazione all’abbordaggio delle imbarcazioni avvenuto in acque internazionali. Nella diffida si evidenzia come la situazione presenti profili di estrema urgenza sotto il profilo della tutela dei diritti fondamentali della persona, con particolare riferimento agli artt. 2, 3 e 5 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, nonché ai principi di diritto internazionale relativi alla libertà di navigazione e alla protezione dei civili impegnati in missioni umanitarie. I legali hanno richiesto alle Autorità italiane di: * attivarsi immediatamente per ottenere informazioni ufficiali sulle condizioni e sul luogo di trattenimento degli attivisti; * garantire pieno accesso all’assistenza consolare e legale; * adottare ogni iniziativa diplomatica utile a ottenere la cessazione della detenzione e il rientro in sicurezza dei cittadini coinvolti; * verificare la legittimità delle operazioni compiute nei confronti delle imbarcazioni battenti bandiera italiana o comunque riconducibili a cittadini italiani. L’urgenza dell’intervento è ulteriormente confermata dalle recenti modifiche legislative adottate in Israele in materia di trattenimento dei soggetti accusati di aver tentato di violare il blocco navale imposto su Gaza, circostanza che impone un’immediata verifica della legittimità della detenzione tuttora in corso. “La tutela dei diritti fondamentali delle persone coinvolte non può subire ritardi né zone d’ombra. Le Autorità italiane hanno il dovere di attivarsi con la massima tempestività per assicurare protezione ai propri cittadini e verificare il rispetto del diritto internazionale”, dichiarano i legali della missione. Global Sumud Flotilla
May 19, 2026
Pressenza
Gli equipaggi sequestrati dall’esercito israeliano, centinaia di persone, detenuti illegalmente
La Global Sumud Flotilla ha ricevuto conferma che le centinaia di persone facenti parte agli equipaggi civili rapiti illegalmente durante l’aggressione navale israeliana avvenuta in alto mare ieri (lunedì 18 maggio) stanno venendo trasferite con la forza dalle forze di occupazione israeliane verso un porto della Palestina occupata. L’imbarcazione militare che trasporta gli equipaggi sequestrati – tra cui medici, giornalisti e difensori dei diritti umani provenienti da oltre 40 Paesi – dovrebbe attraccare approssimativamente alle 16:30 ora locale. La Global Sumud Flotilla chiede l’immediato e incondizionato rilascio di tutti i propri equipaggi, insieme agli oltre 9.000 prigionieri politici palestinesi arbitrariamente detenuti e sottoposti a un regime istituzionalizzato di terrore di Stato. La GSF invita inoltre i leader mondiali a chiedere la liberazione degli equipaggi della Flotilla, dei prigionieri politici palestinesi e degli ostaggi, nonché la fine del genocidio e del blocco di Gaza. Alla luce delle testimonianze relative al rapimento illegale del 29 aprile di equipaggi della GSF in acque internazionali – che descrivono pratiche di tortura, gravi abusi fisici e violenze sessuali invasive perpetrate dalle forze di occupazione israeliane – la GSF nutre gravi e assillanti preoccupazioni per la sicurezza fisica e il benessere di tutte le persone detenute illegalmente. Global Sumud Flotilla
May 19, 2026
Pressenza
Ecorà al Festival dello Sviluppo Sostenibile con Santa Marta, Climate Justice Flotilla e Global Sumud Flotilla
Il 16 e 17 maggio Milano ospiterà l’agorà ambientalista Ecorà: “due giornate di confronto, partecipazione e costruzione collettiva dedicate alle grandi sfide ecologiche, sociali e democratiche del nostro tempo”. «Ecorà nasce per creare connessioni tra società civile, movimenti climatici, scienza, sindacato, arte e istituzioni, trasformando il dialogo in attivazione concreta – spiegano gli organizzatori – In un tempo segnato da crisi e frammentazioni, vogliamo costruire uno spazio capace di generare convergenze, ecosperanza e nuove possibilità di azione condivisa. Quest’anno Ecorà assume un significato ancora più importante  siamo felici di annunciare che Ecorà Atto IV è ufficialmente parte del Festival dello Sviluppo Sostenibile 2026, il principale appuntamento nazionale dedicato alla sostenibilità e alla transizione ecologica, sociale ed economica». Durante l’evento saranno affrontati gli argomenti: • scienza e comunicazione • transizione ecologica e comunità energetiche • consumo di suolo e territorio • salute e giustizia climatica • arte e immaginari del cambiamento • climate litigation e diritti ambientali Ci sarà inoltre uno sguardo internazionale con restituzioni dalla conferenza di Santa Marta sulla Transitioning Away from Fossil Fuels, dalla Climate Justice Flotilla e dalla Global Sumud Flotilla. PROGRAMMA: Programma Ecorà Atto IV ISCRIZIONI: Registrati a Ecorà Atto IV Pagina ufficiale nel Festival dello Sviluppo Sostenibile: Ecorà IV nel Festival dello Sviluppo Sostenibile   Redazione Italia
May 12, 2026
Pressenza