Legge anti kebab nelle Marche
“E’ una proposta in linea con la strategia di valorizzazione dei borghi e dei
nostri centri storici e vogliamo dare non solo il recupero urbanistico, ma il
recupero identitario. Noi pensiamo che la nostra cultura gastronomica, la nostra
grande cultura dell’artigianato artistico, possa e debba trovare all’interno dei
borghi dei luoghi che hanno fatto la storia della nostra civiltà, e che oggi
devono riaffermarsi. Vogliamo aiutare i borghi a mantenere la propria identità e
a diventare bandiera della nostra civiltà, della nostra storia e del nostro
grande patrimonio. Pensiamo alla cucina italiana che diventa patrimonio
immateriale dell’Unesco, pensiamo alle Marche che hanno tanti piatti che
rappresentano un punto di riferimento per la cucina italiana, pensiamo al grande
marketing, ma soprattutto al grande export che caratterizza la nostra
manifattura, e ci piace continuare a pensare che questo grande patrimonio resti
centrale all’interno dei nostri borghi e dei nostri centri storici, e
all’interno delle aree urbanistiche delle nostre città. Quindi non solo il
recupero del monumento, non solo la riapertura della pinacoteca, il recupero del
sisma, ma anche guardare con attenzione a quella che è la, tradizione,
l’identità e il valore patrimoniale, manifatturiero, artistico e
enogastronomico”.
Spiega così il presidente della Regione Francesco Acquaroli, la proposta di
legge a sua firma che, se approvata dall’assemblea legislativa, passerà alla
storia delle Marche come la ‘legge anti kebab”.
Con la delibera n. 793 del 22 giugno 2026, la Giunta Regionale ha inviato
infatti all’aula consiliare la Proposta di legge a iniziativa della Giunta
regionale concernente: “Disposizioni per la valorizzazione e la riqualificazione
dei centri storici, dei luoghi del commercio di particolare interesse e delle
attività economiche che concorrono alla salvaguardia delle caratteristiche
storico-culturali dei luoghi“.
L’obiettivo è quello di contrastare i fenomeni di desertificazione commerciale e
di omologazione dell’offerta, promuovendo uno sviluppo equilibrato tra
dimensioni economiche, sociali e culturali. Si vuole anche valorizzare e
tutelare le identità territoriali e le produzioni locali, e sostenere la qualità
urbana e la coesione sociale. Particolare attenzione è dedicata alle aree a
rischio di degrado o desertificazione commerciale, attraverso strumenti di
promozione di servizi di prossimità e la valorizzazione delle produzioni
agroalimentari e artigianali del territorio.
L’art. 4 chiama in causa il ruolo dei Comuni, che devono favorire
“l’insediamento di esercizi di vicinato e di botteghe artigiane tipizzati sotto
il profilo storico-culturale o commerciale che contribuiscono alla
valorizzazione delle caratteristiche identitarie dei luoghi”.
Non solo niente kebab take away nei centri urbani, ma anche ristoranti etnici,
compresi anche sushi bar e tex mex. Ma anche i vincisgrassi, il coniglio in
potacchio alla marchigiana e olive all’ascolana sono piatti etnici.
Esultano le categorie economiche regionali, sempre con le vele spiegate verso il
vento politico che tira al momento. “Una legge attesa da anni per tutelare i
territori. Rischiavamo di perdere – dice il direttore di Confcommercio
Massimiliano Polacco – la stessa anima dei nostri centri urbani, e per questo
serviva una legge quadro per invertire la rotta e restituire identità ai
luoghi”.
Ad andar per centri storici marchigiani, dalle città più grandi ai paesi più
piccoli, la passeggiata si rivela spesso desolante; sono spesso più le vetrine
con i cartelli ‘affittasi’ o ‘vendesi’ che quelle aperte e in attività.
“Apprezzamento per la strategia avviata dalla Regione. I centri storici
rappresentano luoghi ideali per custodire, tramandare e condividere saperi,
tradizioni e cultura dei nostri territori. Una comunità vive attraverso le
persone, le imprese e le relazioni, non attraverso spazi senza identità”, è il
parere di Confartigianato.
Come se i piccoli imprenditori che aprono esercizi, pur provenendo da altre
culture, anche se magari spesso sono nati in Italia, non fossero persone,
imprese, che stimolano relazioni nelle comunità.
E’ sempre Confcommercio a spiegare che in dieci anni le Marche hanno perso oltre
il 25% delle attività commerciali e per il prossimo decennio si teme un
ulteriore 30% di chiusure. Ancona e Pesaro sono addirittura tra i comuni
italiani con i cali più pesanti.
A pagare il prezzo più alto di questa situazione sono soprattutto le edicole con
un calo del -47,1% nei centri storici, l’abbigliamento (-37,9%), i carburanti
(-38,5), gli ambulanti (-29,2%). In controtendenza i ristoranti, che invece
crescono del +46,1%, così come aumentano anche gli alloggi (+290,6%) e gli
e-commerce, porta a porta, distributori automatici (+123,1%). In crescita anche
le attività straniere (+67,1%).
Le Marche sono una Regione in cui dal 2020 la destra governa sotto la
supervisione costante della famiglia Meloni. Al di là del martellante
mainstream, la terra di Raffaello e Sanzio e Giacomo Leopardi, si è omologata
rapidamente agli standard delle regioni del Mezzogiorno, tanto da aver ottenuto
l’anno scorso il riconoscimento di Zona Economica Speciale, provvedimento
legislativo che viene rivolto da sempre al sud della Penisola.
Crisi demografica, spopolamento, giovani in fuga, sanità a pezzi, migliaia di
terremotati del 2016 ancora alloggiati nelle strutture abitative di emergenza,
crisi occupazionali che si avvicendano costantemente sul tavolo ministeriale,
economia e produttività in stallo dopo anni di flessione.
Di fronte a questo, la ‘legge Acquaroli’, è l’ennesimo provvedimento mainstream,
che calcia la palla fuoricampo, andando a solleticare quella malcelata cultura
discriminatoria e razzista che sedimenta da tempo anche nelle Marche. Entrando
palesemente in conflitto con l’art. 41 della Costituzione che recita all’inizio
“l’iniziativa economica privata è libera“.
“Chi non passa alla storia, passa alla geografia”, era lo slogan impresso anni
fa sulle t-shirt prodotte, a seguito di un progetto di reinserimento sociale,
dai detenuti del carcere di Rebibbia.
Con questa iniziativa legislativa, il presidente delle Marche ha magari
l’ambizione di cimentarsi con la storia, ma nei fatti, rivela di avere molte
lacune anche con la geografia.
Leonardo Animali