Orti Botanici di Ome, arriva il direttore scientifico: il professor Andrea Mastinu dell’UNIBS guiderà la ricerca
Ci sono luoghi che nascono dalla passione e, con il tempo, diventano patrimonio
della conoscenza. Gli Orti Botanici delle Querce e delle Conifere di Ome, in
provincia di Brescia appartengono a questa categoria. Da quasi trent’anni un
esercito silenzioso di volontari, guidati dal professor Antonio De Matola,
custodisce oltre quattro ettari di biodiversità, dove convivono più di trecento
specie vegetali provenienti da ogni parte del mondo. Un patrimonio botanico che
oggi compie un ulteriore salto di qualità.
In autunno sarà ufficializzata la nomina del professor Andrea Mastinu, botanico,
docente dell’Università degli Studi di Brescia e da anni collaboratore degli
Orti Botanici, quale direttore scientifico della struttura. Un incarico che
affiancherà, senza sostituirla, la figura storica del curatore Antonio De
Matola, dando vita a un binomio destinato a consolidare il ruolo degli Orti come
laboratorio di ricerca, formazione universitaria e divulgazione scientifica.
Una scelta che nasce naturalmente da una collaborazione già consolidata.
«Mi sono avvicinato agli Orti Botanici di Ome – racconta Mastinu – inizialmente
per la straordinaria collezione di querce e conifere presenti. Ho capito subito
che non si trattava semplicemente di un giardino botanico, ma di un luogo con un
valore scientifico eccezionale. L’Università di Brescia dispone di aree dedicate
alla didattica, ma non possiede un vero orto botanico. Qui, invece, troviamo una
ricchezza di specie, cultivar e varietà difficilmente riscontrabile altrove,
inserite peraltro in ecosistemi naturali che permettono di studiare le piante
nel loro contesto ecologico.»
Un patrimonio che, secondo il docente, rappresenta un unicum anche nel panorama
nazionale.
«La varietà delle querce, delle conifere e di molte altre specie presenti a Ome
è sorprendente. Non è un patrimonio facilmente confrontabile nemmeno con orti
botanici storici come quelli di Pavia o Padova. È proprio questa straordinaria
biodiversità ad averci spinto ad avviare i primi progetti di ricerca.»
Da quella scoperta sono nate già due tesi di laurea sviluppate insieme ad
Antonio De Matola e dedicate allo studio di alcune specie di conifere. Ma quello
rappresenta soltanto l’inizio di un percorso destinato ad ampliarsi.
Tra le ricerche più promettenti vi è quella nata dopo la recente spedizione
scientifica condotta in Scozia, dedicata allo studio del tasso millenario.
«Stiamo cercando di capire – spiega Mastinu – se questi antichissimi esemplari
possiedano caratteristiche biologicamente attive di particolare interesse,
soprattutto in ambito oncologico. È uno studio ancora nelle sue fasi iniziali,
ma potrebbe aprire prospettive molto interessanti.»
Parallelamente prenderà avvio un nuovo progetto dedicato alla Camptotheca
acuminata, nota come “Albero della vita”, specie originaria della Cina celebre
per la produzione della camptotecina, molecola da cui derivano importanti
farmaci antitumorali.
«Proprio nei prossimi giorni alcuni ricercatori dell’Università di Brescia
effettueranno i primi campionamenti sugli esemplari presenti agli Orti Botanici
di Ome. Il nostro obiettivo è continuare a sviluppare gli studi fitoterapici e
farmacobotanici, senza mai perdere di vista l’aspetto ecologico. Le piante non
vivono isolate: costruiscono comunità, instaurano relazioni, dialogano
continuamente con l’ambiente. Comprendere queste interazioni è oggi una delle
sfide più affascinanti della botanica moderna.»
Campionature svolte all’interno degli Orti Botanici di Ome
La nomina del direttore scientifico rappresenta quindi molto più di un
riconoscimento personale. È il tassello di un progetto condiviso che vede
coinvolti l’Associazione Orti Botanici di Ome, il Comune di Ome guidato dal
sindaco Alberto Vanoglio e l’Università degli Studi di Brescia.
Il nuovo incarico affiderà a Mastinu il coordinamento scientifico delle attività
di ricerca: dalla catalogazione sistematica delle specie presenti
all’introduzione di nuove entità botaniche, fino alla costruzione di
collaborazioni con università ed enti di ricerca italiani e internazionali.
«Il nostro compito sarà studiare in maniera sempre più approfondita le
collezioni esistenti, individuare nuove specie da inserire e valorizzare e
continuare ad arricchire la biodiversità dell’orto. Ogni nuova pianta
rappresenta un’opportunità di ricerca, ma anche un contributo concreto alla
conservazione della diversità biologica.»
Accanto alla ricerca crescerà anche la dimensione formativa.
Per l’Università di Brescia gli Orti Botanici diventeranno infatti un’aula a
cielo aperto. Mastinu insegna Biologia Vegetale e Biodiversità Vegetale nel
corso di laurea in Agraria, Botanica Farmaceutica nel corso di Farmacia e, dal
prossimo anno accademico, sarà docente anche nel corso di laurea in
Biotecnologie.
«Per gli studenti poter osservare direttamente le piante, studiarne le
strutture, comprenderne gli adattamenti e imparare a caratterizzare le molecole
bioattive direttamente sul campo ha un valore enorme. La botanica non può
rimanere soltanto sui libri. Toccare una pianta, riconoscerla, comprenderne
l’ecologia significa costruire una conoscenza molto più profonda.»
Una parte importante dell’attività riguarderà anche la divulgazione scientifica.
Grazie all’affiliazione di Mastinu alla Società Botanica Italiana, gli eventi
organizzati dagli Orti Botanici di Ome potranno entrare in reti scientifiche
sempre più ampie, richiamando studiosi, ricercatori e appassionati provenienti
da tutta Italia.
«Vogliamo rafforzare il dialogo tra ricerca e società. Gli Orti Botanici devono
continuare a essere un luogo aperto, dove la scienza incontra le persone. La
divulgazione non è un’attività accessoria: è parte integrante della ricerca.»
Ed è proprio qui che emerge forse l’aspetto più umano di questa nuova avventura.
«Dal punto di vista personale – conclude Mastinu – ciò che mi emoziona di più è
poter conoscere ancora meglio questa realtà costruita giorno dopo giorno dal
volontariato. Sono abituato a lavorare con ricercatori, studenti e
professionisti, ma confrontarsi con chi dedica gratuitamente tempo, competenze e
passione per custodire un patrimonio collettivo rappresenta un’esperienza
straordinaria. È la vera open science: una scienza aperta, condivisa, che nasce
anche dall’impegno delle persone. Senza quei volontari, oggi gli Orti Botanici
di Ome semplicemente non esisterebbero.»
In fondo è forse questa la lezione più importante. La ricerca ha bisogno di
laboratori, strumenti e università. Ma ha bisogno anche di luoghi dove la
conoscenza cresce lentamente, come un albero. E agli Orti Botanici di Ome, da
quasi trent’anni, qualcuno continua a prendersene cura.
Simona Duci