Capracotta accoglie
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Ad inizio di aprile i grandi media hanno raccontato l’intensa nevicata di
Capracotta, anche se in questo splendido paese dell’Appennino molisano (il più
alto comune dell’Appennino del Sud) non è certo una novità. Qualcosa di nuovo e
importante è avvenuto invece qualche giorno dopo, quando per la prima volta
questa località, ha accolto una famiglia nell’ambito di un progetto di
accoglienza diffusa. Si tratta di un nucleo familiare di origine turca, arrivato
con il programma nazionale SAI (Sistema di Accoglienza e Integrazione) promosso
dal ministero dell’Interno, coordinato in questo caso dal Comune di Agnone, ente
capofila del progetto sul territorio.
Il SAI, come noto ai lettori di Benvenuti Ovunque, rappresenta una rete pubblica
che, malgrado i tagli e i tentativi di smantellarla, va oltre la semplice
ospitalità, offrendo percorsi strutturati per l’autonomia di richiedenti asilo e
rifugiati. Dall’assistenza sanitaria e psicologica all’apprendimento della
lingua italiana, fino all’inserimento lavorativo e sociale, ogni fase è
orientata a favorire una relazione vera e complessa tra rifugiati e società.
La famiglia, racconta l’associazione locale Amici di Capracotta, è stata accolta
in una struttura del comune situata nei pressi del Santuario della Madonna di
Loreto, recentemente riqualificata grazie al progetto “Montagna accogliente”,
iniziativa pensata per rendere il territorio sempre più inclusivo e aperto.
«Crediamo profondamente che l’accoglienza sia un valore fondamentale, oltre che
un’opportunità di crescita per tutta la comunità – ha detto il sindaco Candido
Paglione- L’arrivo di questa famiglia rappresenta per noi un momento importante:
un’occasione di grande umanità e di arricchimento reciproco, nel segno della
solidarietà e della condivisione. A loro rivolgiamo il più sincero benvenuto:
Capracotta è anche casa vostra».
Del resto qui l’accoglienza ha una lunga storia: c’è prima di tutto
l’accoglienza vissuta dai capracottesi da emigranti in tanti paesi del mondo (in
primis Argentina e Usa, ma anche Germania e Francia) e in molte città italiane
(da Roma a Milano passando per Torino); c’è l’accoglienza dei tanti originali
che tornano l’estate triplicando, insieme ai turisti in cerca di fresco, il
numero dei residenti; c’è ora, finalmente, anche l’accoglienza di migranti.
In realtà, basta percorrere un chilometro della strada che porta da Capracotta a
San Pietro Avellana per conoscere un’altra storia importante di accoglienza.
Subito dopo l’Armistizio dell’8 settembre, numerosi prigionieri di guerra
alleati fuggirono dal campo di concentramento di Sulmona nascondendosi tra i
boschi abruzzesi e molisani. Nel loro vagabondare furono spesso aiutati e
sfamati da tanti contadini italiani che divisero con loro il poco che avevano
nonostante fossero minacciati di morte dalle ordinanze tedesche. A Capracotta,
comune situato all’interno della linea Gustav e per questo completamente
distrutto dai tedeschi (citato anche da Ernest Hemingway in Addio alle armi) il
4 novembre 1943 i fratelli Rodolfo e Gasperino Fiadino furono portati sulla
strada verso San Pietro Avellana e fucilati per aver accolto, nascosto e sfamato
alcuni prigionieri. Accogliere, spezzare il pane con chi non ne ha, resistere
alla violenza della guerra restano parte della memoria di questa gente di
montagna.
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