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Peppino Impastato, una memoria difficile
Pubblichiamo l’intervento dell’autore a Castellammare del Golfo (TP), Sabato 16 Maggio 2026, presso l’Associazione ASADIN  “che, coordinata dall’attivissima Caterina Bludo, ha voluto avviare un percorso culturale e politico anche in questa comunità così come ha fatto e continua a fare in vari comuni d’Italia. Un fare che denota un impegno serio e continuato nel divulgare le idee di Peppino, dei compagni e delle compagne tramite la pubblicazione di Peppino Impastato. La memoria difficile, curata da Pino Manzella.” La memoria di una rivoluzione, quella del Sessantotto che mise in crisi la divisione tra lavoro intellettuale e lavoro manuale, tra politica e cultura, tra le città e i comuni, tra la base e il centro dove i cosiddetti leader si autoeleggono sacerdoti di tutto e di tutti. Nel comune di Cinisi ci fu un risveglio di genere maschile e femminile, ravvivato da Peppino che, a partire dalla sua adolescenza, diede l’avvio ad un percorso socio-culturale, socio-politico e socio-ambientale da non dimenticare. Ebbene Pino Manzella, in questi quadri, costringe gli osservatori a distaccare la mente dal fortunatissimo film  I Cento Passi e a prestare maggiore attenzione alla militanza di Peppino e alle sue dolorose emozioni vissute tra le violenze di quel contesto dove il degrado ambientale, le violenze e le stragi venivano oscurate e depistate sistematicamente. Da quel 9 Maggio 1978 in poi la memoria su Peppino Impastato è stata difesa e caratterizzata da una lotta continua per legittimare una “verità annunciata”. Son dovuti passare 24 lunghi anni per dare credito all’impegno e alle lotte continue dei familiari e dei compagni e delle compagne di Peppino. 24 lunghi anni dei quali Pino Manzella, pittore militante, in questa mostra, dedicata a Peppino Impastato e intitolata Peppino Impastato. Dalle lotte al depistaggio, dà contezza, realizzando il seguito di un’altra mostra fotografica che, nel corso degli anni, anche il sottoscritto ha fatto girare nelle scuole e nel territorio: Ricordare per continuare. Purtroppo, senza tema di essere smentiti, dobbiamo riconoscere che questa locuzione è stata canalizzata nelle commemorazioni e nella ritualità del “ricordare per continuare a ricordare”. Pino Manzella, a mio avviso, con questi quadri rompe questo luogo comune negativo dell’informazione e della formazione e lo fa spingendo gli osservatori ad interagire col vissuto di Peppino Impastato e, nello stesso tempo, a riflettere non solo su questa Italia ri-occupata da un governo neo-fascista ma anche su questo mondo dove le guerre e i conflitti continuano ad essere alimentati e consumati da veri e propri criminali di guerra, condannati dalla Corte Penale Internazionale per i loro genocidi. Ed ancora oggi si continua a credere nella produzione sconsiderata di armi nucleari che, se scagliate contro nemici reali o presunti, in ogni caso tendono alla distruzione di massa. Non va dimenticato che, nel corso della storia, i poteri costituiti si sono fondati e si fondano sulla forza calata dall’alto e sulle forme più becere della propaganda populista. Propaganda che ha stravolto e stravolge le intelligenze dal basso, quelle intelligenze che fanno di tutto per dare credito ai valori della Carta Costituzionale fondata sull’antifascismo, sullo Stato di diritto nazionale ed internazionale. Pino fa emergere il pathos di una incessante militanza sociale e politica che ha accompagnato Peppino dall’adolescenza all’ultima sua prova di coraggio rivolta a scardinare gli assetti politico-mafiosi radicati in quel comune di Cinisi, definito il “maficifio di mafiopoli”. E, in tal senso, nella successione dei quadri esposti c’è sempre la sofferenza profonda e sincera di Peppino che emerge dalla mente e si raffigura negli occhi, nella bocca e nel viso contratto e nel pugno ferito, dove sono concentrate le lotte in difesa dei diritti umani e civili. Sono passati 80 anni dalla liberazione e Pino Manzella rilancia una contro-voce che raccoglie i valori di una forza rivoluzionaria e li scaglia non solo contro il vile ritorno di un governo neo-fascista ma anche contro tutti  quei sovranisti che continuano a sostenere il neo-colonialismo con l’infausto credo: “si vis pacem, para bellum”.   Pino Dicevi
May 17, 2026
Pressenza
Extinction Rebellion reintitola le vie di Biella alle vittime della mafia
Biella, 1 aprile 2026 – Le vie del centro di Biella nei pressi delle sedi di Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia, sono state rinominate con i nomi di vittime della mafia da Extinction Rebellion, per denunciare gli affari tra politica e criminalità organizzata che hanno coinvolto negli scorsi giorni diversi esponenti del governo nazionale e regionale, come Delmastro e Chiorino. “Biella e il Piemonte meritano un’altra storia, radicata nella giustizia sociale, climatica e nella lotta alla mafia”   Questa mattina Biella si è svegliata con alcune vie della città intitolate a vittime della mafia. Peppino Impastato, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Rita Atria, don Pino Puglisi, Renata Fonte: sono solo alcuni dei nomi con cui Extinction Rebellion – movimento nonviolento internazionale che si batte per la giustizia climatica e sociale – ha rinominato simbolicamente alcune delle principali vie del centro città, come via Italia e via Cristoforo Colombo. Molte delle strade interessate ospitano sedi locali di Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia.   Un gesto simbolico – che Extinction Rebellion aveva già realizzato nei giorni precedenti l’8 marzo reintitolando alcune vie di Torino alle partigiane della resistenza – realizzato adesso in una città che si trova al centro di uno degli ultimi scandali politici emersi nelle scorse settimane, che ha coinvolto diversi esponenti del governo italiano e della Regione Piemonte, tra cui l’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e l’ex vicepresidente della Regione Elena Chiorino. Secondo quanto riportato dall’inchiesta del Fatto Quotidiano a pochi giorni dalla marcia del 21 marzo per le vittime innocenti della mafia, proprio a Biella avrebbero fondato una società insieme alla figlia diciottenne di un prestanome della camorra per aprire una bisteccheria a Roma. «Cambiamo i nomi di queste vie perché vengono attraversate ogni giorno da chi, mentre porta avanti politiche nazionali e regionali che negano diritti e distruggono la terra, fa anche affari con la mafia», afferma Extinction Rebellion. «Biella e il Piemonte non saranno l’ennesimo simbolo di un sistema politico colluso e protagonista di affari tra Stato e mafia. Meritano un’altra storia, radicata nella giustizia sociale, climatica e nella lotta alla mafia». Il movimento fa riferimento a precedenti casi di collusione tra politica e criminalità organizzata, come quello dell’ex assessore Roberto Rosso di Forza Italia, coinvolto in una vicenda giudiziaria per voto di scambio politico-mafioso legato alle elezioni del 2019. Il “caso Delmastro”, invece, è stato uno dei principali fattori che in questi giorni hanno portato alle dimissioni di diversi esponenti del governo, tra cui lo stesso Delmastro da sottosegretario alla Giustizia e Chiorino da vicepresidente della Regione Piemonte e lunedì scorso anche da assessora a Lavoro, Istruzione e Merito. «Le stesse persone che in questi anni hanno attaccato e diffamato movimenti, studenti e società civile che chiedevano diritti e politiche climatiche urgenti, oggi sono al centro di uno scandalo politico di collusione con la mafia», prosegue Extinction Rebellion, riferendosi alle dichiarazioni rilasciate in passato dai due esponenti politici nei confronti del movimento e di altre organizzazioni. Lo scorso novembre, ad esempio, quando lo stesso movimento aveva esposto uno striscione durante una celebrazione delle vittime delle Forze Armate per criticare i finanziamenti alle guerre, Chiorino aveva parlato di “un oltraggio alla memoria di coloro che hanno sacrificato la loro vita per la nostra Patria”. Anche Delmastro, durante una visita al cantiere della Tav in Valsusa lo scorso gennaio, aveva definito “i No Tav come la mafia”.   «È ormai evidente che i valori su cui si basa il nostro Stato democratico non sono gli stessi di chi oggi lo governa», conclude il movimento. «Nella speranza che, dopo queste dimissioni, vengano nominate persone capaci di onorare pienamente questi valori, ricordiamo oggi chi ha sacrificato la propria vita per la giustizia e il contrasto alla mafia, spesso proprio per la difesa della terra e dell’interesse collettivo. In un mondo sull’orlo del collasso ecologico, è necessario riscrivere un’altra storia». Extinction Rebellion
April 1, 2026
Pressenza