Censura antipalestinese sui libri scolastici in Libano: atto di rimozione culturale
Per i palestinesi, in particolare per i rifugiati che vivono da decenni in
Libano in campi come Ain al-Hilweh nel distretto di Sidone, il termine Palestina
e l’identità palestinese sono più di semplici indicazioni geografiche o etniche:
sono il fondamento di un’identità nazionale costruita in opposizione alla
dispersione (Nakba) e alla lotta per l’autodeterminazione.
La rimozione di questi termini dai libri di testo scolastici, accettata
paradossalmente dall’UNWRA, così come si evince dalle informazioni raccolte sul
posto da fonti dell’Associazione per non dimenticare Sabra e Shatila e da
Alkemianews.it, non è quindi una semplice revisione curriculare, ma
un’inaccettabile tentativo di cancellare la loro esistenza come popolo distinto,
negando la base stessa della loro causa.
Le scuole, in questo contesto, sono viste, infatti, come ultimi baluardi per
preservare l’identità nazionale per le nuove generazioni. I libri di testo
utilizzati nelle scuole dell’UNRWA, soprattutto quelli prodotti dall’Autorità
Palestinese per le scuole in Cisgiordania e Gaza, ma anche, appunto, nei campi
profughi, sono sempre più spesso al centro di aspre polemiche per reiterati
tentativi di epurare i libri di testo, da qualsiasi riferimento alla connessione
tra popolo palestinese e territorio o anche semplicemente il termine Palestina e
palestinese/i.
Che proprio l’UNRWA abbia accettato di sottostare ai diktat dell’apparato
imperial-sionista, accettando di cancellare la parola PALESTINA dal materiale
didattico, rientra in una strategia di normalizzazione del concetto riduttivo e
stereotipato di arabo-islamico contrapposto a quello di ebreo. D’altra parte,
questo attacco culturale, coerente con la pulizia etnica in corso in
Cisgiordania è in continuità con la legge fondamentale di Israele,
autoproclamatosi “Stato Nazione del Popolo Ebraico”, approvata dalla Knesset il
19 luglio 2018.
Per protestare contro la rimozione del nome “Palestina” dai libri di testo di
geografia, sabato 10 gennaio, si è tenuto uno sciopero nelle scuole di Ain
al-Hilweh. A Sidone, seconda città libanese per importanza e dimensioni il
movimento studentesco ha condannato questa odiosa forma di censura che ipoteca
il futuro dell’autodeterminazione del Popolo palestinese sul piano culturale.
Il movimento ha sottolineato che «l’istruzione non è uno spazio per manipolare
la terminologia o falsificare i fatti; i tentativi dell’amministrazione
dell’UNRWA di manipolare la coscienza degli studenti non sono più accettabili.
Pertanto, il movimento studentesco di Sidone e Ain al-Hilweh ha organizzato uno
sciopero generale sabato 10 gennaio 2026, in tutte le scuole di Sidone e Ain
al-Hilweh, per protestare contro la scandalosa rimozione del nome Palestina da
diversi materiali didattici stampati che costituisce un attacco diretto alla
coscienza nazionale e al diritto degli studenti a un’istruzione che rispetti la
verità e l’identità».
Stefano Bertoldi, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle
università
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